Allarme Censis: in 10 anni persi in Italia 2,3 milioni di posti di lavoro

Condividi su:

 Segnalazione Quelsi

OBJ LAVORO2Nuovi numeri drammatici sul fronte “occupazionale”. I dati del Censis e del Forum Ania-Consumatori rivelano che in quasi dieci anni si sono persi 2,3 milioni di posti di lavoro tra i ragazzi di 18-34 anni e gli occupati under 35 sono diminuiti del 12,7%, dal 58,7% del 2004 al 46% del 2013. La scomparsa del lavoro per i giovani è costata all’Italia più di 152 miliardi di euro.

Dei 4,4 milioni di giovani nella fascia di età 18-34 anni che vivono per conto proprio, single o sposati/conviventi, 980 mila non riescono a coprire le spese mensili con il proprio reddito. Sono 2,3 milioni quelli che ricevono regolarmente o assiduamente un sostegno economico dai genitori. Secondo le stime, le famiglie d’origine trasferiscono ai giovani un totale di 4,8 miliardi di euro annui. Il reddito familiare medio dei “millennials”, i giovani nati tra la fine degli anni 80 e il 1996, è di 22.900 euro all’anno, inferiore di oltre 7.000 euro rispetto al reddito familiare medio annuo degli italiani. Continua a leggere

Muos: il vergognoso asservimento alla politica bellica americana

Condividi su:

Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Cristina Amoroso

MUOSNel silenzio assordante dei media di regime il 19 giugno scorso il Governo Renzi ha dato il sì definitivo al Muos, (Mobile User Objective System), avanzato sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza (banda Ka), in fase avanzata di realizzazione a Niscemi in Sicilia, con le sue tre gigantesche antenne che si interfacciano con quattro satelliti in orbita e con altre tre postazioni di terra.

Il programma, gestito dal Ministero della Difesa statunitense, integrerà forze navali, aeree e terrestri. Il Muos sfrutterebbe la tecnologia Rfmp che prevede la diffusione, su vari strati di atmosfera, di metalli pesanti quali bario, stronzio ed alluminio. Ciò al fine di creare strati di ionosfera artificiali utili ad interfacciare le postazioni di terra con i satelliti in orbita geostazionaria, evitando disturbi di sorta ed ottenendo così segnali puliti. Il Muos, come per stessa ammissione del Governo, è un sistema strategico. Sulla carta fungerebbe da innocuo apparato difensivo, ma nei fatti è un riscaldatore ionosferico di terza generazione, indispensabile, tra l’altro, per il controllo e la modifica del clima a livello globale, attraverso la manipolazione delle correnti a getto. Continua a leggere

Bombe nucleari nelle basi Usa in Italia (Ghedi e Aviano)

Condividi su:

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Ecco le 70 bombe nucleari in Italia

GHEDIVenti ordigni americani nella base bresciana di Ghedi. Che i caccia della nostra Aeronautica possono sganciare in ogni momento. Altri 50 nei bunker Usa di Aviano. Una presenza che costa cara. Con rischi, problemi di spesa e accordi tenuti segreti…

Bombe nucleari nelle basi Usa in Italia (Ghedi e Aviano)

di Stefania Maurizi

Continua a leggere

Renzi e l’angloitaliese, emblema dell’italo-cameriere

Condividi su:

 Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

RENZY

Il Premier si è spesso vantato di essere un politico di nuova generazione ma con l’inglese ha qualche “incertezza”. Guarda il video e scopri cos’ha detto.

Se anziché fare il “britishitalian”, per fare il colto e l’esterofilo, parlasse come magna? Così, invece, fa il provincialotto stupido, che pensa di conoscere le lingue…

Il piddino, oltre che un luogo comune vestito da uomo, è anche un emblema: il peggio dell’italiano-cameriere, quello che ha rinnegato la Tradizione, e ch’è il prodotto di 218 anni di sudditanza alla Rivoluzione giacobina e liberale…

Fonte: http://notizie.virgilio.it/videonews/renzi-quell-inglese-maccheronico-video.html

Continua a leggere

Di che sesso sei? Facebook ti dà 70 possibilità

Condividi su:

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Archiviate le vecchie categorie di maschio e femmina per fare spazio ai più svariati generi, tra i quali: transessuale, asessuato, intersessuale, cis-gender, neutro, in ricerca, ecc. ecc.

di Lupo Glori

UOMA DONNO

Dopo gli utenti “Facebook” degli Stati Uniti anche quelli del Regno Unito possono ora scegliere tra una delle 70 opzioni di genere possibili, al momento della registrazione del proprio profilo. Via quindi le inadatte e superate categorie di maschio e femmina per fare spazio alle più svariate e inimmaginabili declinazioni, tra le quali: asessuato, intersessuale, cis-gender, pan-gender e neutro. Gli utenti inglesi potranno decidere anche il pronome con il quale preferiscono farsi chiamare all’interno del social network aggiornando le loro impostazioni personali dove sarà possibile scegliere tra maschile, femminile e neutro. Tra le tante definizioni previste vi è quella di «cis-gender», neologismo ideologico utilizzato in contrapposizione a «trans-gender», ad indicare le persone a proprio agio con il genere assegnato alla nascita.

In altre parole le persone normali eterosessuali. Tale “innovazione” è stata fortemente voluta da Brielle Harrison, ingegnere del software presso “Facebook”, interessato in prima persona a tale novità, in quanto lui stesso un transgender.
All’indomani della messa on-line delle nuove “inclusive opzioni” ha dichiarato entusiasta: «Ci saranno un sacco di persone per le quali questa innovazione non significa nulla, ma per i pochi interessati, significa tutto. Troppo spesso alle persone transgender come me e ad altre persone non conformi al proprio genere viene data un’unica opzione binaria, vuoi essere maschio o femmina? Qual è il tuo genere? Tutto ciò è un po’ sconfortante in quanto nessuno di questi generi dice veramente chi siamo. Questa innovazione cambia davvero le cose perché per la prima volta posso andare su un sito e indicare a tutte le persone che conosco qual è il mio vero genere».
Di opinione opposta, Jeff Johnston, analista di “Focus on Family”, una influente organizzazione in difesa della famiglia americana, il quale ha ricordato l’importanza del dato biologico affermando: «naturalmente, Facebook ha il diritto di gestire il suo sito molto popolare come meglio crede, ma la questione di fondo è: È impossibile negare la realtà biologica che l’umanità è divisa in due metà: maschile e femminile. Coloro che chiedono il cambiamento insistono sul fatto che esistono sono un numero infinito di generi, ma non è dicendolo che cambia la realtà. Detto ciò, noi abbiamo una grande compassione per coloro che rifiutano il loro sesso biologico e credono di essere del sesso opposto». Continua a leggere

Dilagano film e telefilm in cui uomini e donne si riducono al livello di bestie

Condividi su:

di Carlo Climati

Ormai è diffuso lo stile di vita usa e getta: se un matrimonio fallisce c’è il divorzio breve, se si scopre una gravidanza indesiderata c’è l’aborto, se qualcuno sta male c’è l’eutanasia…

TV SPAZZATURACapita sempre più spesso di vedere film in cui gli esseri umani si riducono al livello delle bestie. Una classica scena è quella di due persone che si incontrano e vanno a cena insieme. Al termine della serata, lui accompagna lei a casa. Lei lo invita a salire, con la scusa di bere qualcosa. Da quel momento in poi, scatta la disumanizzazione. Pochi secondi dopo, i due personaggi hanno già perso il lume della ragione. Non parlano più. Si tolgono i vestiti in modo frenetico e “fanno sesso”, come sentiamo dire spesso in televisione.

L’espressione “fare sesso” è la più pura e spoetizzante manifestazione del vuoto di certe immagini, in cui gli esseri umani si comportano come animali. Si sono conosciuti poche ore prima, ma non possono fare a meno di bruciare la loro vita in pochi secondi.
Certi film rispecchiano la realtà di oggi. Uno dei segnali più preoccupanti della nostra epoca è la tendenza a consumare, bruciare, polverizzare ogni cosa troppo rapidamente. I risultati di questo stile di vita “usa e getta” sono sotto gli occhi di tutti. Se un matrimonio fallisce, c’è il divorzio breve. Se si scopre una gravidanza indesiderata, c’è l’aborto. Se qualcuno sta molto male, c’è l’eutanasia.
L’importante è liberarsi al più presto di tutto ciò che rischia di ostacolare la propria illusoria “felicità”. Ma si può essere davvero felici dopo aver distrutto un matrimonio o soppresso una vita umana?
Secondo certe persone, anche la Chiesa cattolica dovrebbe adeguarsi alla mentalità “usa e getta” dei nostri tempi e tollerare qualunque forma di arrogante materialismo. Si pretende di dare, ad ogni costo, una benedizione a stili di vita come le convivenze, i rapporti contro-natura, l’aborto, l’eutanasia, il divorzio, il commercio dei bambini con l’utero in affitto.
Tutti, ovviamente, possono sbagliare. Dio è sempre pronto a perdonarci. Ma solo quando siamo sinceramente pentiti dei nostri errori. Oggi, purtroppo, accade esattamente il contrario. Trionfa la superbia di chi vorrebbe cambiare la dottrina della Chiesa, per accontentare qualunque tipo di capriccio. Invece di dire “Signore, perdonami, ho sbagliato”, si preferisce dire: “E’ la Chiesa che sbaglia. La Chiesa deve cambiare e adeguarsi ai tempi”. Continua a leggere

I Cie visti da un poliziotto del reparto mobile

Condividi su:

Segnalazione Quelsi

by Riccardo Ghezzi

CIECie, Cara, rivolte, integrazione. Tematiche tutt’altro che ignorate dai media, che però preferiscono trattarle dal punto di vista degli ospiti. Eppure, nei Cie e nei Cara ci sono anche i tutori dell’ordine, coloro che devono garantire la sicurezza all’interno delle strutture e soprattutto gestire le rivolte. Un compito gravoso, liquidato dai media spesso con giudizi severi nei confronti dei poliziotti stessi, accusati di utilizzare metodi da torturatori o addirittura di contribuire a trasformare Cie e Cara in veri e propri Lager.

Ma saranno così mostruosi questi agenti?
Tempo fa abbiamo pubblicato una lettera di uno di loro, che ha parlato di emergenze scaricate sulle forze dell’ordine.
Oggi abbiamo voluto dare voce ad un poliziotto in servizio in un reparto mobile. Ovvero quelli che accorrono ovunque ci sia bisogno. Il poliziotto in questione, che ha preferito rimanere anonimo, conosce bene i Cie e i Cara, essendo stato in servizio all’interno di quasi tutti, soprattutto quelli siciliani.

Com’è stata l’esperienza ai Cie, globalmente? Continua a leggere

L’ONU promuove il matrimonio omosessuale tra i suoi dipendenti

Condividi su:

Segnalazione di Corrispondenza Romana

SEGRETARIO ONULe “Nazioni Unite” estendono il riconoscimento del matrimonio omosessuale per i propri dipendenti. Fino ad oggi lo status di “sposato” era legato alla legislazione del proprio paese d’origine, quindi, per il personale omosessuale facevano fede unicamente le unioni legalmente contratte all’interno del proprio paese nativo.

Ora lo status di coniugato, con tutti le particolari agevolazioni e benefici che ne derivano, si allarga di parecchio, andando a includere anche tutti coloro che, impossibilitati a sposarsi nel proprio paese di cittadinanza per mancanza di leggi, si sono recati appositamente in uno qualsiasi dei paesi esteri dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è già riconosciuto per legge.
Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha annunciato tale “innovazione” dichiarando soddisfatto: “i diritti umani sono al centro della missione delle Nazioni Unite, sono orgoglioso di affermare una maggiore uguaglianza per tutto il personale, e rivolgo un appello a tutti i membri della nostra famiglia delle Nazioni Unite di rifiutare l’omofobia come una discriminazione che non può mai essere tollerata nel nostro posto di lavoro”. Nonostante alcune agenzie ONU, come l’”UNESCO” e il “World Food Program”, abbiano già introdotto politiche analoghe, la nuova misura, per il momento, è riservata unicamente al personale del Segretariato delle Nazioni Unite e non si applica a tutte le, quasi 50, organizzazioni delle Nazioni Unite. Tuttavia, l’ideologica decisione di Ban Ki-moon indica, chiaramente, la strada da percorrere in tema di diritti omosessuali e c’è da scommettere che presto anche le altre agenzie ONU ne seguiranno l’esempio. (L.G.) Continua a leggere

Quel che non ci dicono della foto dei due “padri” sodomiti

Condividi su:

 L’immagine dovrebbe emozionare e dimostrare che una coppia omosessuale può avere un figlio… in realtà dimostra che non lo può avere e che due papà non fanno una mamma

di Eugenia Roccella

BIMBO IMPAURITOLa sequenza fotografica in cui due uomini – una coppia gay canadese – abbracciano, commossi, un neonato ancora sporco di liquido amniotico, ha fatto il giro del mondo, pubblicata sui giornali con titoli che si appellano esplicitamente all’emozione del lettore (la foto in pagina è tratta dalla pagina Fb del fotografo, ndr). L’emozione c’è, ma non è empatica. È piuttosto un indefinibile turbamento che coglie qualunque donna osservi le foto dei due, che, a torso nudo, tengono il piccolo pelle contro pelle. In una sola inquadratura, ai margini, si intravede il profilo di una donna dall’espressione smarrita e sofferente; è la donna che ha tenuto quel bimbo nel suo grembo per nove mesi, che lo ha appena partorito, e deve subito consegnarlo ad altri, come da contratto.

È stata pagata per questo, ha fatto il suo lavoro. Nelle foto successive scompare. Non è una madre, è solo una prestatrice d’opera, come l’altra, la sconosciuta che ha fornito a pagamento gli ovociti; perché chi ordina un bambino come un oggetto da confezionare, non vuole che sia legato biologicamente a una sola donna, e preferisce che ci siano due madri, una genetica (quella da cui sono prelevati gli ovociti) e una gestazionale (quella che presta l’utero). Poi naturalmente queste madri spariranno, e non ci sarà più nessuna madre. Le lacrime dell’uomo che ha finalmente il bimbo in braccio sono comprensibili, ma anche terribili. Non è l’emozione di un papà che ha assistito al parto, che ha tenuto la mano della compagna, che ha vissuto con lei la gravidanza. Qui non c’è un padre, perché non c’è più una madre. La donna è esclusa, negata, a malapena appare nell’angolo di un’unica immagine, ma deve essere cancellata perché si costruisca la Grande Finzione, quella di una genitorialità senza corpo, senza sesso e senza relazioni naturali. Quel bimbo non potrà riascoltare, nelle braccia della mamma, vicino al suo cuore, il battito cardiaco che l’ha accompagnato nell’utero, un suono per lui confortante e abituale. Continua a leggere

Scandalo e inutilità dei fondi europei di formazione lavoro, occasione parassitaria per molti, specie piddini. E, a dirlo, è Repubblica!

Condividi su:

 Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 Repubblica – 7 luglio 2014

OCCUPAZIONELo scandalo dei fondi europei 500 mila progetti di formazione non sono serviti a creare lavoro

L’Italia ha speso 7 miliardi e mezzo in corsi di cui non si conoscono né costi, né benefici Inclusione sociale, solo 233 nuovi impieghi contro i 30-50 mila di Germania e Francia.

ROMA – Una montagna di miliardi, sfuggita di mano. Ogni anno l’Italia spende cifre impressionanti in progetti finanziati con fondi strutturali europei, eppure nessuno è in grado di valutarne gli effetti. Se ad esempio favoriscono davvero l’inclusione sociale, se creano nuova occupazione e se questa è strutturale e come viene retribuita. Anzi, va persino peggio. Non solo non conosciamo l’efficacia della spesa, ma ogni euro di fondi ricevuti ce ne costa due in tasse: uno da versare all’Europa come membri dell’Unione e un altro come cofinanziamento, obbligatorio per utilizzare quei fondi. Eppure, nonostante il clamoroso black-out informativo, in cinque anni sono stati messi in campo ben 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo.

Con quali benefici? La risposta dello studio curato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi e pubblicato sul sito lavoce.info è una sola: i benefici sono ignoti.
«Nessuno riesce a districarsi tra piani europei, nazionali e regionali», osserva Perotti, docente alla Bocconi e in passato consigliere economico di Renzi. «Centinaia di documenti stilati per fissare obiettivi che nessuno rispetta. E i soldi diventano una mangiatoia pazzesca per sindacati, assessorati regionali e provinciali». La soluzione per Perotti è una sola: «Non diamo più soldi a Bruxelles, così non rischiamo di vederli finire nelle mani dei maestri dello spreco, in un sottobosco politico parassitario». La tesi è ardita, ma suffragata dai numeri dello studio dal titolo “Il disastro dei fondi strutturali europei”. Continua a leggere

1 105 106 107 108 109 110 111 120