Novità: CATECHISMO CATTOLICO SULLE RIVOLUZIONI

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Segnalazione Edizioni Amicizia Cristiana

Serafino Sordi

CATECHISMO CATTOLICO SULLE RIVOLUZIONI

Edizioni Amicizia Cristiana

«I tempi difficili, in cui viviamo, le calunnie, con cui i nemici della luce si adoperano per coprir la verità, persuadono la necessità di un catechismo, in cui si esponga la dottrina cattolica sulle rivoluzioni. La qual cosa certamente servirà di norma al cattolico, se mai tali tristi casi avvenissero, e servirà pure a far comprender a tutti gli uomini di senno, che il cattolicismo non deve, e non ha mai promosse, né promuoverà giammai le rivoluzioni.

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San Francesco d¹Assisi nella penna di Mons. Benigni (II parte)

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Dalla “Storia Sociale della Chiesa”, Vol. V, “La crisi medievale”, Vallardi 1933, pagg. 616-625.

I Francescani, di Mons. Umberto Benigni (seconda parte)

Sulla figura di Francesco e sull’inizio e sviluppo dell’opera sua i giudizi più diversi sono stati svolti, di secolo in secolo, attraverso documenti primitivi, non sempre chiari e non compresi nel loro spirito che ben tardi (come i celebri «Fioretti di San Francesco» tutt’altro che fonte pura da tendenziosità), seguiti da una farraginosa letteratura ove spesso lo scrittore fa opera settaria, nel senso generico della parola, sia il congregazionista che vuol fare di Francesco l’uomo accaparrato dalla sua congregazione di fronte alle consorelle, sia il tristo protestante razionalista Paolo Sabatier che del «Franciscus vir catholicus» volle fare un vago spiritualista, panteista, buddista occidentale. È vero che se allo Stimmatizzato han fatto questo, al suo crocifisso han fato ben peggio; ed anche in questo l’estatico della Verna segue la passione postuma del divino Maestro.

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San Francesco d’Assisi nella penna di Mons. Benigni (I parte)

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Il 4 Ottobre è la Festività di S. Francesco, Patrono d’Italia per volontà dell’ultimo Papa, Pio XII. Quest’anno cadeva di Domenica, nella Memoria della XIX dopo Pentecoste. Al termine della Santa Messa si è recitata la Supplica alla Madonna di Pompei, in quanto prima Domenica di Ottobre, particolarmente attuale in questi tempi tribolati per la Chiesa, per l’Italia e per l’Europa. Preghiamo il Santo Rosario ogni giorno, per ottenere le Grazie celesti necessarie. 

Segnalazione del Centro Studi Federici

Dalla “Storia Sociale della Chiesa”, Vol. V, “La crisi medievale”, Vallardi 1933, pagg. 616-625.

I Francescani, di Mons. Umberto Benigni (prima parte)

«Un uomo ed un ambiente»: questo tema è stato largamente trattato per molti  personaggi;  ma  per   nessuno esso s’impone come per  S. Francesco. La sua strapotente figura nell’umiltà del «Minore»,  è veramente la  fulgida condensazione di tutto un ambiente,  di un doppio ambiente: il locale propriamente detto cioè il  paesaggio,  e quello  del  tempo, l’ora volgente,  il  momento  storico.

Francesco è cosi intenso nella sua umanità prostrata e nella sua umanità assorgente, nel Poverello e nel Serafico, che egli é l’umanità del suo tempo in un  concentramento supremo cui si presta l’ Umbria mite nei suoi oliveti, austera nelle sue selve d’elce  e di cerro. Va subito notato come ambiente locale, che la cosiddetta Umbria consta di un agglomerato fra l’Umbria vera al sud­est del Tevere (dialetto del lu) e quella inserita all’altra sponda nord-ovest che è in realtà l’Etruria meridionale (dialetto d’il). Ebbene quest’ultima non ha dato mai fondatori di notevoli istituti religiosi che pur nacquero nell’Etruria autonoma, la Toscana, con i già menzionati ordini  religiosi fondati da senesi e da fiorentini.

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SETTIMANA DI SAN MICHELE ARCANGELO E DEGLI ANGELI CUSTODI

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Stasera alle 19.00 circa su RADIO FORZA NUOVA  www.radiofn.eu Matteo Castagna illustrerà questo articolo:

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Centenario delle prime apparizioni dell’Angelo ad Aljustrel (Fatima, 1915)

Lucia non aveva ancora nove anni, ma già aveva l’incarico di pascolare il gregge della famiglia. L’accompagnavano di solito tre amichette. È nei documenti che nel 1915 a Lucia e alle altre apparve una figura avvolta in una nuvola bianca brillante come la neve, che non si avvicinò né rivolse loro la parola. Le tre amiche lo raccontarono in giro; no Lucia che non ne parlò nemmeno in casa e soffrì perché in paese la gente rideva del racconto. Lucia ne trasse motivo per un futuro riserbo, fino al momento in cui dovete descrivere tutto delle manifestazioni angeliche di Fatima.

Raccontò allora: “Da quanto posso più o meno calcolare, mi pare che fu nel 1915 che avvenne la prima apparizione di quello che penso essere l’Angelo, il quale non osò allora, manifestarsi completamente. Per quanto concerne il tempo, credo che avvennero nei mesi da aprile a ottobre del 1915.

“Sulla costa del Cabeço, ch’è voltata verso Sud, mentre dicevo la corona in compagnia di tre compagne, di nome Teresa Matias e Maria Rosa Matias sua sorella e Maria Justino, della frazione di Casa Velha, vide che sopra l’albereto della valle che si stendeva ai nostri piedi, alleggiava come una nuvola, più bianca della neve, qualcosa trasparente, con forma umana. Le mie compagne chiesero cos’era. Risposi che non lo sapevo. In giorni diversi si ripetè altre due volte. Continua a leggere

Ottobre: il mese di Lepanto, il mese del Rosario

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Pio-V

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il Santo Rosario e la parola del Sommo Pontefice, dal Bollettino Salesiano, anno VIII, n.10, ottobre 1884.

É la terza volta in pochi mesi che il Sommo Pontefice Leone XIII leva la voce dal fondo del suo palazzo Vaticano , dal fianco della tomba di S. Pietro, invitando i fedeli ed imponendo loro di unirsi tutti insieme per invocare l’aiuto della Santissìma Madre di Dio e Madre nostra, nelle presenti e nelle future imminenti calamità. La prima volta comandava che sul finire di ogni Messa si recitassero tre Ave ed una Salve Regina con apposito Oremus ; la seconda che con triduo solenne si onorasse in modo speciale e in tutto il mondo la festa della Natività di Maria Vergine; ed ora per la terza volta vuole che si consacri a Maria tutto il mese di ottobre colla recita quotidiana del Santo Rosario in ogni chiesa e cappella dell’orbe cattolico.

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È falso dire che Nostro Signore Gesù Cristo non ha condannato l’omosessualità

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Segnalazione di www.unavox.it

I Vangeli dimostrano esattamente il contrario

di Paolo Pasqualucci

VANGELI

Articolo pubblicato sul sito Chiesa e postconcilio

Raffaello – Lot lascia Sodoma La moglie che vi volge a guardare indietro è mutata in una statua di sale

L’assordante propaganda omosessualista e omofila, sostenuta da tutti i grandi mezzi d’informazione, in cre­scendo nell’imminenza del Sinodo sulla Famiglia del 5 ottobre p.v., continua a ripetere a beneficio dei cattolici un vieto ritornello e cioè che Gesù Cristo non avrebbe mai parlato dell’omosessualità, ragion per cui la sua condanna non si potrebbe reperire nei Vangeli ma solo nelle Lettere apostoliche, segnatamente in quelle di San Paolo. Come se questo, annoto, facesse la differenza! Le Epistole paoline non vengono lette durante la Messa come “Parola di Dio”, allo stesso modo dei Vangeli?  Ma prescindiamo da questa scorretta separazione tra le varie parti del corpo neotestamentario, del tutto inaccettabile, spiegabile solo alla luce della miscredenza attuale, che vuole escludere di fatto l’insegnamento di san Paolo dalla Rivelazione con l’argomento singolare che egli dettava norme e concetti validi solo per il proprio tempo! Ciò che la propaganda omofila vuole insinuare a proposito dei Vangeli, è parimenti assurdo: non avendovi il Cristo mai nominato esplicitamente l’omosessualità, non la si dov­rebbe ritener da Lui condannata!  La fornicazione e l’adulterio li ha con­dannati apertamente mentre la sodomia e affini (che sono fornicazione contro natura) li avrebbe invece assolti con il suo (supposto) silenzio?  Ma ci rendiamo conto delle castronerie che vengono oggi propinate alle masse, peraltro ben felici di esser ingannate, a quanto pare? Dove si trova, nei Vangeli, la condanna dell’omosessualità da parte di Nostro Signore?  In maniera diretta tutte le volte che Egli porta ad esempio il destino toccato a Sodoma come condanna esemplare del peccato; in maniera indiretta in un passo nel quale elenca i vizi e peccati che ci mandano in perdizione. 1. La distruzione di Sodoma e Gomorra citata tre volte da Gesù come esempio di punizione esemplare di chi si ostina nel peccato: Mt 10, 15; 11, 24; Lc 10, 12; 17, 29.
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Il clero di Giuda

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PADRE PIO

 

 

Segnalazione di Federico Prati

 

di Stefano Arnoldi

 

Il clero mondano e traditore

 

“Concedi, o Signore, al tuo popolo di evitare ogni contatto diabolico e di seguire con cuore puro Te solo vero Dio” (Messale Romano – Orazione XVII domenica dopo pentecoste – II classe)

Nell’introduzione al libro di Michael Davies “La riforma liturgica anglicana” viene in sintesi riportata un’analisi storica su quanto accaduto nell’Inghilterra nel 1509, anno della salita al trono del re Enrico VIII: “L’Inghilterra conosce in quei tempi un’epoca di rinnovamento religioso, malgrado inevitabili abusi qua e là. Poi il demone si impadronisce del cuore del re che per soddisfare i propri istinti lussuriosi si allontana dalla madre Chiesa di Roma. Nel 1559, sotto il regno di sua figlia Elisabetta, quando fu votata la legge d’uniformità, il cattolicesimo è definitivamente distrutto. Una nuova forma di “cristianesimo”, l’anglicanesimo, lo ha rimpiazzato, prima di diffondersi in tutto il mondo anglosassone.

Questo cambiamento in massa di tutto un popolo non ha avuto come causa principale la predicazione di un riformatore, come fu il caso di Lutero in Germania o di Calvino in Svizzera. Esso fu l’abilissima opera dell’arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer. Quest’ultimo, già segretamente protestante, concepì un astuto disegno di modifica radicale della fede del popolo inglese unicamente trasformandone la liturgia.

Cranmer stimò che, attraverso la liturgia vissuta ogni giorno, avrebbe raggiunto con più certezza le mentalità che non attraverso qualsiasi discorso.

[…] Spesso, la vicenda dell’instaurazione del protestantesimo in Inghilterra viene indicata come paradigma tipico di ogni rivolta eretica, anche se essa ripeté, nelle strutture, i mezzi impiegati da sempre nello smantellamento della cattolicità.

Nel libro di Michael Davies si vedrà chiaramente come tali mezzi siano stati sostanzialmente tre: 1. l’abolizione del latino e l’uso della lingua volgare; 2. la sostituzione dell’altare con una tavola; 3. i cambiamenti nel Canone della Messa. Da questi tre principali sovvertimenti derivano altre non meno gravi distruzioni e scardinamenti (la comunione nella mano, l’episcopalità…).

[…] Il dato impressionante rimane la ripetizione esatta e puntuale nella storia dei fenomeni che spingono avanti l’eresia. Sono sempre identici. Il lettore di questo fondamentale libro potrà facilmente costatare come la rivoluzione liturgica di Cranmer sia stata oggi accettata e adottata dalle gerarchie moderniste attraverso il Novus Ordo Missae e le relative disposizioni. […] Esattamente ciò che avvenne in Inghilterra”. (1)

Ora, il Novus Ordo Missae, che ha soppiantato la Messa romana di Tradizione apostolica, è nato dalla teologia del Concilio Vaticano II che è sbandierato e promosso dalla maggior parte del clero di oggi come un nuovo inizio della Chiesa (2), adesso sì, aperta al mondo e misericordiosa (termine usato a sproposito, visto l’andazzo, per celare in realtà ben altra idea: quella di una chiesa finalmente lassista).

Del resto, citando Maurizio Blondet, la politica della manica larga è stata annunciata ufficialmente già da Papa Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II: da oggi, “la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore”. Ora vediamo che questa rinuncia all’autorità coercitiva e alla disciplina punitiva è servita soprattutto a liberare loro, gli ecclesiastici, dai rigori del dogma e dalle punizioni che spettano loro quando diventano eretici. Ora si possono sparare eresie spaventose senza temere il rogo, ma anzi riscuotere le lodi di gran teologi papali. La medicina della misericordia se la applicano a se stessi!”.

Non c’è che dire, quello che si è consumato è un vero e proprio colpo da maestro da parte del demonio: introdursi come cavallo di Troia nella tanto odiata Chiesa cattolica per mezzo di sacerdoti traditori infatuati di modernità e corromperla dall’interno, trasformandola, snaturandola, sfigurandola, strappando quante più anime al Creatore per destinarle alla perdizione eterna.

Ecco quello che si è compiuto per mezzo del Concilio “pastorale”!

Inequivocabili le parole di monsignor Antonio de Castro Mayer il quale etichettò come “follie del cosiddetto spirito del Concilio” le deviazioni del Concilio Vaticano II ; e che dire del Breve esame critico del Novus Ordo Missæ presentato a Paolo VI dai Cardinali Ottaviani e Bacci secondo cui “il Novu Ordo Missæ, considerati gli elementi nuovi, suscettibili di pur diversa valutazione, che vi appaiono sottesi ed implicati, rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa…”

Ma senza andare troppo lontano, ecco le riflessioni, pesanti come un macigno, di “un certo” card. Joseph Ratzinger secondo cui “si ha l’impressione che dopo il Vaticano II tutto sia cambiato e tutto quanto lo precede non sia più valido o lo sia solo alla luce del Vaticano II. … Ci domandiamo se la Chiesa di oggi sia davvero ancora la Chiesa di ieri, oppure se sotto di essa non sia stata fatta scivolare un’altra Chiesa, senza nemmeno chiederglielo”. (3)

Alla luce dei fatti, si è perseguito un preciso obiettivo: allontanare i fedeli dalla Tradizione, col risultato di impedire alle parole di Cristo di giungere alle loro orecchie, se non, al massimo, che tramite un flebile eco.

Ma come sosteneva mons. Lefebvre (sacerdote dalla Fede troppo ingombrante e pericoloso per i piani della nuova chiesa modernista) “allontanarsi dalla Tradizione vuol dire allontanarsi dalla Chiesa, perché è nella natura della Chiesa di essere una tradizione che ha avuto sempre istintivamente orrore delle novità, del cambiamento, del mutamento, sotto qualsiasi pretesto: Gregorio XVI, nella sua enciclica “Miravi vos”, afferma: “Poiché, per usare le parole dei Padri del Concilio di Trento, è certo che la Chiesa è stata istituita da Gesù Cristo e dai suoi apostoli e che lo Spirito Santo con un’assistenza di tutti i giorni non manca mai di insegnare ad essa ogni Verità, – “è il colmo dell’assurdità e dell’oltraggio” – verso la Chiesa sostenere che una restaurazione e una rigenerazione siano divenute necessarie per assicurare la sua esistenza e i suoi progressi”. (4)

Da qui la certezza. Che alla chiesa contemporanea, avendo abbracciato il modernismo, dia tremendamente fastidio l’espressione della memoria, specialmente quando cozza con le forme imposte dalla mondanità e dal politicamente corretto di questi tempi marci. Che ad essa stia in odio la Tradizione che non si lascia irretire nel gioco dell’ambiguità linguistica appartenente ad una società intrisa di falsità, superbia e depravazione.

La Tradizione diviene perciò l’ostacolo da abbattere, a costo di qualsiasi prezzo. E qual è questo prezzo? Come aveva colto Marcel De Corte: “il prezzo da pagare al mondo è l’identificazione del cristianesimo con la democrazia moderna, con il liberalismo, con il socialismo, con il culto dell’Uomo, con la Rivoluzione. Così il Vangelo secolarizzato si trasforma in teologia della liberazione o in strumento di Sovversione” (5).

Analisi drammatica, ma di un’evidenza ormai inconfutabile: vi è un grande terremoto nella Chiesa di oggi, coinvolti fedeli e (mai come ora) sacerdoti, religiosi e religiose, vescovi e cardinali… si tratta di un’apostasia di dimensioni spaventose.

Cosa dire del resto di un “Papa” che sta smantellando pezzo per pezzo la Liturgia e la dottrina cattolica con una dedizione e un’energia tali che hanno persino dell’incredibile per un uomo (e per di più malato) della sua età? Che dire dei suoi pronunciamenti (di cui ormai si è perso il conto) e dei suoi atti dal contenuto a dir poco sbalorditivo per un Pontefice di santa Romana Chiesa?

Per chi volesse farsi del male, vada a rileggere i dialoghi con Eugenio Scalfari che contengono una sorta di sintesi del pensiero bergogliano: c’è da rimanere allibiti! Verrebbe da dire: ma in che razza di incubo siamo piombati?

E invece è l’amara e dolorosa realtà della Chiesa di Cristo sbeffeggiata e oltraggiata oltre ogni misura dalla maggior parte di un clero divenuto un branco di lupi rapaci e da fedeli irretiti o, peggio ancora, complici più o meno consapevoli, tutti dediti alla demolizione quotidiana di quel poco che di cattolico ancora è rimasto in vita per creare una nuova religione su misura del proprio io e delle proprie voglie.

Per non dire di quei tali (tra cui alcuni pseudo/intellettuali pieni di sè) che credono di darsi un tono sottolineando lo scempio che si sta consumando in questa chiesa bergogliana, salvo poi tacciare di lefebvrismo quanti difendono la Tradizione e non intendono venire a compromessi: la demenza non ha confini!

Ma del resto questa è la confusione mentale di chi ha prima respirato e poi incamerato le esalazioni del Vaticano II: un’utopia pretendere di scremare dagli atti di quel concilio ciò che è cattolico da ciò che non lo è, perché è impossibile bere acqua avvelenata convincendosi di non assorbire il veleno che contiene. La verità o è integra o non è che falsità mascherata. Che offusca le menti.

E il clero mondano e traditore questo lo sa bene, come sa bene la potenza del linguaggio fumoso e mai chiaro nel far presa sulla semplicità delle menti di molti fedeli, come sa bene la devastazione dell’anima provocata da una Liturgia guasta perché sabotata da mani umane, come sa bene l’ambiguità che intercorre nel sostenere la differenza tra pastorale e dottrina, come sa bene, infine, la scelta che è stata compiuta: utilizzare la menzogna per coprire il loro vile tradimento a Cristo e portare quante più anime dal loro padrone reale che li tieni stretti a sé dando loro in cambio potere, agiatezza e persino in alcuni casi depravazione.

E ancora c’è chi crede che le parrocchie siano luoghi sani dove si è conservata la fede! Ma quale fede! Non c’è più niente, tutto è stato contaminato da pretacci (quelli avanti negli anni divenuti codardi, quelli giovani intrisi di veleno in quantità industriale) che eseguono alla lettera il compitino a loro assegnato nel loro arruolamento in seminari protestanti e rahneriani o nelle curie progressiste e staliniane che con furore lavorano per zittire e perseguitare i dissidenti del pensiero massonico dominante: a morte quanti vogliono essere cattolici nei fatti e soppressione senza pietà per sacerdoti e religiosi che intendono fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto (il caso dei Francescani dell’Immacolata docet)…

Non c’è niente di peggio al mondo che un sacerdote che lavora al contrario:

portare alla perdizione anime invece che Lassù, in Paradiso. E nulla è più sofferente che assistere al tradimento di chi è stato scelto dall’Alto per combattere il Male e costatare invece che proprio con il Nemico ha stretto un patto segreto.

Dinanzi a questo sconcertante tradimento, come non ricordare gli ammonimenti nelle apparizioni della Madonna a La Salette, già nel 1846: “Melania quello che sto per dirti ora, non sarà sempre un segreto: lo puoi pubblicare nel 1858. I sacerdoti, i ministri di mio Figlio con la loro vita cattiva, con le loro irriverenze e le loro empietà nel celebrare i santi Misteri, con l’amore per il denaro, l’amore per gli onori ed i piaceri, i sacerdoti sono diventati cloache di impurità. Si, i preti provocano la vendetta e vendetta pende sulle loro teste. Guai ai preti ed alle persone consacrate a Dio che, con la loro infedeltà e la loro vita cattiva crocifiggono di nuovo mio Figlio! […] Guai agli abitanti della terra! Dio vuoterà la sua ira e nessuno sarà in grado di sfuggire a così tanti mali tutti in una volta. I capi, i condottieri del popolo di Dio, hanno dimenticato la preghiera e la penitenza, e il demonio ha ottenebrato le loro menti; esse sono divenute quelle stelle erranti che l’antico diavolo con la sua coda trascinerà alla rovina.

[…] Nell’anno 1864, Lucifero, insieme ad un gran numero di demoni saranno sciolti dall’inferno; a poco a poco essi aboliranno la fede, e questo anche in persone consacrate a Dio; essi li accecheranno al punto tale che senza una grazia speciale, queste persone prenderanno lo spirito di questi angeli cattivi; un numero di case religiose perderanno completamente la fede e causeranno la dannazione di molte anime. Libri cattivi abbonderanno sulla terra e gli spiriti di oscurità spargeranno da ogni parte un universale rilassamento in tutto ciò che concerne il servizio di Dio. Essi avranno un grandissimo potere sulla natura; ci saranno chiese per servire questi spiriti. La gente sarà trasportata da un posto all’altro da questi spiriti cattivi, e persino i sacerdoti, perché essi non avranno vissuto secondo lo spirito buono del Vangelo, che è spirito di umiltà, carità e zelo per la gloria di Dio”.

E Ripercorrendo le visioni di alcune veggenti non troviamo che conferme:

– dalla beata Emmerich: “Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente”. “Poi vidi che tutto ciò che riguardava il protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre”. “Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la chiesa. Stavano costruendo una chiesa grande, strana, e stravagante … Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti e avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione, una vera comunione di profani, vi sarebbe stato un solo pastore e un solo gregge. Doveva anche esserci un Papa, ma che non possedesse nulla… Così doveva essere la nuova chiesa … Ma Dio aveva altri progetti”. (6)

– da Maria Valtorta: “Dice Gesù: Guai ai pastori i quali pascono se stessi.

Pastori d’anime e pastori di uomini. Miei sacerdoti e capi di nazioni. La responsabilità tremenda di essere amministratori di vite non può essere esplicata in santità e giustizia altro che se restate nella mia Santità e nella mia Giustizia. Non ve ne sono altre. Fuori di Dio e della sua Legge non vi è onestà continua di opere. Potrete reggere per qualche tempo, ma poi decadete e siete la rovina vostra e altrui. Svisate la vostra missione; vi pascete in luogo di pascere. Non vi esaurite nel compito santo e soave di irrobustire e guarire le anime […] Avete perseguitato o trascurato. Avete condannato o ucciso. O tremendo giudizio che vi aspetta!” (7)

– da santa Brigida di Svezia: “La vera Fede è credere che, malgrado i numerosi peccati che il Papa possa commettere, egli abbia comunque la piena facoltà e autorità di unire e assolvere le anime, poiché tale potere gli è stato dato da San Pietro e affidato da Dio… Similmente affermo che, malgrado i loro peccati li rendano indegni davanti al Dio di gloria, i sacerdoti sono veri sacerdoti – e quindi consacrano, somministrano l’Eucarestia e gli altri Sacramenti ai fedeli – purché non siano eretici”. (8)

Dunque è assai prudente stare in guardia, in questi tempi tanto bui per il cattolicesimo, perché “gli scismi più insidiosi e deleteri – troviamo negli scritti di Mons. Luigi Maria Carli (9) – rimangono quelli negati a parole ma esistenti nei fatti. La conclamata volontà di certi novatori di “andare avanti restando nella Chiesa” potrebbe anche significare il deliberato proposito di giuocare allo svuotamento del cristianesimo dal di dentro, di “portare l’

infedeltà nel cuore stesso della Chiesa”. L’obiettivo meschino: rimanere dentro le strutture, non solo per reinterpretare più facilmente la realtà della Chiesa, ma persino per cambiarla, dandole il colpo di grazia.

“Questo fenomeno — continuava il Monsignore — non avveniva dopo i Concili del passato, quando i contestatori del magistero ecclesiastico se ne separavano apertamente. Così, almeno, la nettezza delle posizioni assicurava la purezza della fede dei cattolici!”. Oggi non è così, per mezzo del Concilio Vaticano II il male è divenuto ben più insidioso e pericoloso e i suoi adepti eretici all’interno della Chiesa sono cresciuti di numero in maniera esponenziale.

Perciò, non c’è che un solo rimedio per non rischiare di cadere vittime di questi lupi travestiti da agnelli: stiamo alla larga da questi assassini della Sacra Liturgia, da questi macellai del Corpo Mistico di Cristo (10), da questi presuntuosi traditori che occupano il Tempio di Dio come se fosse casa loro, da questi arroganti faccendieri tutti operosi nella distruzione del loro Ministero e della vera dottrina, da questi artisti del camuffamento tutti proni al loro puzzolente padrone, da questi infidi serpenti che ci vogliono far intendere di essere persone buone, umili, generose… salvo poi condurci nel gelido vuoto di una vita eterna di rimpianti e sofferenze.

Stiamo alla larga da questi vili e falsi pastori privi di Fede: è il clero di Giuda e Satana è entrato in loro.

1 – Michael Davies – La riforma liturgica anglicana – editrice Ichthys.

2 – “Che il Vaticano II sia stato una rivoluzione nella Chiesa lo proclamano alcuni degli stessi suoi promotori. Così il cardinale Suenens fece un parallelo tra il Concilio e la Rivoluzione francese, dicendo che il Vaticano II era stato “il 1789 nella Chiesa”. Don Matthias Gaudron – Catechismo della crisi nella Chiesa – editrice Ichthys.

 3 – Cristina Siccardi – L’inverno della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, i mutamenti e le cause – Sugarco edizioni

4 – Marcel Lefebvre – Accuso il Concilio – editrice Ichthys

5 – Marcel de Corte – La grande eresia – Giovanni Volpe Editore

6 – Anna Katharina Emmerick(1774 –1824), monaca agostiniana tedesca, beata della Chiesa cattolica. Visioni dell’agosto 1820 e dell’aprile 1823.

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Comportamento da osservarsi in Chiesa consigliato da Padre Pio

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Entra in chiesa in silenzio e con gran rispetto, tenendoti e reputandoti indegno di comparire davanti alla Maestà del Signore. Appena sei in vista del Dio Sacramentato, fa’ devotamente la genuflessione.

Trovato il posto, inginocchiati e rendi a Gesù Sacramentato il tributo della tua preghiera e della tua adorazione.

Partecipando alla S. Messa e alle funzioni, usa molta gravità nell’alzarti, nell’inginocchiarti, nel metterti a sedere; e compi ogni atto religioso con la più grande devozione.

Si modesto negli sguardi, non voltare la testa di qua e di là per vedere chi entra e chi esce non ridere, per riverenza al luogo santo ed anche per riguardo a chi ti sta vicino.

Studiati di non profferire parola con chi che sia, a meno che la carità, ovvero una stretta necessità, non lo esiga.

Se preghi in comune, pronunzia distintamente le parole della preghiera, fa’ bene le pause e non affrettarti mai. Insomma comportati in modo che tutti gli astanti ne rimangano edificati e siano per mezzo tuo spinti a glorificare e ad amare il Padre Celeste.

MEDITAZIONE PRIMA DELLA MESSA DEL S. CURATO D’ARS
Cominciate a prepararvi alla S. Messa sin da quando vi svegliate, unendovi a tutte le Messe che si celebreranno in quel momento. Quando la campana suona per chiamarvi alla casa del Buon Dio, pensate che è Gesù Cristo stesso che vi chiama. Andate in chiesa con un po’ di anticipo, al fine di avere qualche momento per meditare sulla grande azione alla quale state per assistere. Non dite, come certa gente senza fede, che voi non avete il tempo, ricordate ciò che disse il Santo Profeta: “ Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore” . Dal momento che uscirete da voi stessi, occupatevi di quello che andate a fare e di ciò che domanderete al Buon Dio. Cominciate a lavare il vostro spirito dalle cose terrene, per non pensare che a Dio. Evitate ogni conversazione inutile, che non serve altro che a farvi mal ascoltare la S. Messa. Entrando in chiesa, ricordatevi ciò che dice il Santo Patriarca Giacobbe: E’ veramente la casa di Dio e la porta del cielo”. Quando siete al vostro posto, umiliatevi profondamente di fronte alla vostra indegnità ed alla grandezza del vostro Dio che vuole, malgrado i vostri peccati, ammettervi alla sua presenza. Fate un atto di Fede con tutto il vostro cuore. Domandate a Dio che vi faccia la grazia di non perdere nessuno dei favori che Egli accorda a coloro che vengono con le buone disposizioni. Aprite il vostro cuore, affinché la Parola di Dio possa entrarvi, mettervi le radici e portarvi i frutti per la vita eterna. Prima di uscire dalla chiesa, non mancate mai di ringraziare il Buon Dio delle grazie che vi ha concesso e andatevene in voi stessi, meditando su quello che avete visto e ascoltato. Allora la casa del Buon Dio sarà veramente per noi la porta del cielo: è questo che io vi auguro.

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