La Medaglia Miracolosa, 27 Novembre
Non è una medaglia come le altre, è la Medaglia per eccellenza fatta coniare per ordine espresso della Madonna, secondo il modello da Lei stessa ideato. È il dono che la buona Mamma del cielo ci ha portato, affinché fosse per noi un pegno del suo amore e della sua protezione, una fonte inesauribile di grazie.
Santa Caterina Labourè, Figlia della Carità di S. Vincenzo, fu la fortunata privilegiata che Maria prescelse per trasmetterci il suo dono. Nella notte dal 18 al 19 luglio 1830, S. Caterina vide per la prima volta la Madonna, che le profetizzò, con le lacrime agli occhi, le sciagure che stavano per colpire la Francia, il clero, e le comunità, promettendo però una speciale protezione della sua. Infine, le preannunziò che Dio le voleva affidare una grande missione.
Il 27 novembre 1830, vide due prodigiosi quadri, corrispondenti alle due facce della Medaglia, e udì una voce che le disse: “Fa coniare una medaglia secondo il modello che hai visto: coloro che la porteranno saranno sotto la specialissima protezione della Madre di Dio, e riceveranno grandi grazie; copiose saranno le grazie per chi avrà fiducia…I raggi sono simbolo delle grazie che io concederò a chi me le chiederà con fiducia.”
Maria ci ha pure insegnata la preghiera che esercita un potere irresistibile sul suo Cuore, volendo fosse scritta sulla Medaglia la giaculatoria: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi.” Portiamola dunque, la cara Medaglia, che per i prodigi operati ha meritato il nome di Miracolosa, con amore e gratitudine, quale prezioso dono di Maria; portiamola a tutti quelli a cui vogliamo assicurare la protezione di Maria Santissima.
PER IMPETRARE QUALCHE GRAZIA
- O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che, mossa a pietà delle nostre miserie, scendeste dal cielo per mostrarci quanta parte prendete alle nostre pene, e quanto vi adoperate per stornare da noi i castighi di Dio e impetrarci le sue grazie, movetevi a pietà della presente nostra necessità; consolate la nostra afflizione, e concedeteci la grazia che vi domandiamo.
Ave Maria…O Maria, concepita…
- O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, ci avete portato la vostra Medaglia affinché fosse difesa delle anime, medicina dei corpi, e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti al nostro petto, e vi domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.
Ave Maria…O Maria, concepita…
- O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, Voi avete promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della vostra Medaglia, che vi avessero invocata con la giaculatoria da Voi insegnata; ebbene, o Madre, ecco che noi, pieni di fiducia nella vostra parola, ricorriamo a Voi e vi domandiamo, per la vostra Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.
Salve Regina…
SUPPLICA DELLA MEDAGLIA
(da farsi verso le 5.30 di sera del 27 novembre, del 27 di ogni mese, e in ogni urgente necessità)
O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque siete disposta ad esaudire le preghiere dei vostri figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui vi compiacete di spargere più abbondantemente i tesori delle vostre grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a Voi, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da Voi prescelti per la manifestazione della vostra Medaglia.
Noi veniamo a Voi, ripieni di immensa gratitudine e di illimitata fiducia, in quest’ora a Voi così cara, per ringraziarvi del gran dono che ci avete fatto dandoci la vostra immagine, affinché fosse per noi attestato di affetto e pegno di protezione. Noi adunque vi promettiamo che, secondo il vostro desiderio, la santa Medaglia sarà la nostra compagna indivisibile; sarà il segno della vostra presenza presso di noi; sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere quanto ci avete amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici vostri e del vostro divin Figlio. Sì, il vostro Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unisono con il vostro; lo accenderà d’amore per Gesù, e lo fortificherà nel portare ogni giorno la propria croce dietro a Lui.
Questa è l’ora vostra, o Maria, l’ora della vostra bontà inesauribile, della vostra misericordia trionfante, l’ora in cui faceste sgorgare per mezzo della vostra Medaglia, quel torrente di grazia e di prodigi che inondò la terra. Fate, o Madre, che quest’ora, che vi ricorda la dolce commozione del vostro Cuore, la quale vi spinse a venirci a visitare ed a portarci il rimedio di tanti mali, fate che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti.
Voi che avete promesso proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia, volgete benigna i vostri sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le vostre grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a Voi che siete la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbiate dunque pietà di noi. Ve lo domandiamo per la vostra Immacolata Concezione, e per l’amore che vi spinse a darci la vostra preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già vi inteneriste sulle nostre miserie, guardate ai mali da cui siamo oppressi. Fate che la vostra Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i suoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la vostra Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permettete, o Maria, che in quest’ora solenne domandiamo al vostro Cuore Immacolato la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli che sono a noi più cari. Ricordatevi che anch’essi sono vostri figli, che per essi avete sofferto, pregato e pianto. Salvateli, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di avervi tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirvi a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Così sia.
Salve Regina…
O Maria, concepita…(3 volte).
fonte – “Il mio libro di preghiere”, CLS
Gli amici dei forni
4 NOVEMBRE SAN CARLO BORROMEO, CONFESSORE
4 novembre, San Carlo Borromeo, Vescovo e Confessore (Arona, 1538 – Milano, 3 novembre 1584). «San Carlo Borromeo Cardinale, Vescovo di Milano e Confessore, il quale volò in cielo nel giorno precedente»
Missione e grazia di san Carlo
Per comprendere bene un santo, è necessario rendersi conto della missione che Dio gli ha affidata nel mondo, dell’opera alla quale ha consacrato la sua vita e delle grazie dategli, per portarla a compimento. La missione provvidenziale di san Carlo Borromeo e l’opera a lui affidata da Dio nel mondo è la riforma della santa Chiesa cattolica con la stesura definitiva e l’applicazione dei decreti disciplinari del Concilio di Trento. Per compiere questa missione egli ricevette la grazia della pienezza del Sacerdozio e la pienezza dello spirito sacerdotale. È tutto qui il dono soprannaturale ricevuto da san Carlo, dono che è ragione di tutti gli altri e distingue lui da tutti gli altri santi e da tutti i vescovi che Dio diede alla Chiesa.
Il vescovo
“Altri vescovi santi lo hanno uguagliato e forse superato in qualche dono soprannaturale, ma forse nessuno riunì nella medesima perfezione i doni naturali e soprannaturali che fanno il santo vescovo. Tutta la sua vita si riassume in questa sola parola. Nel mondo egli non volle che fare il vescovo e la sua vita, perfettamente ordinata da questa unica volontà, nel vescovo ha cancellato completamente l’uomo, sicché lo splendore radioso della sua santità sembra venire non dalla persona, ma dal ministero. Pare, per dire tutto in breve, che Dio abbia voluto fare di lui il tipo, l’ideale del vescovo” (P. Gonthier, O. P., Opere oratorie, t. i, 15).
Il “Segretario di Stato”
Pio IV, eletto Papa il 26 dicembre 1559, subito chiamò a sé e associò al governo della Chiesa il nipote Carlo Borromeo. Carlo aveva allora 22 anni, ma la sua amministrazione rivelò tosto le sue doti: una resistenza straordinaria al lavoro, una volontà energica e perseverante, un saper ascoltare e chiedere consiglio prima di agire coraggiosamente. Viveva una vita austera, e, in mezzo a occupazioni opprimenti, cercava riposo nella preghiera, nello studio della teologia e nella predicazione. Per le sue insistenze, Pio IV riaprì, nel 1560, il Concilio di Trento ed egli divenne tosto l’intermediario tra il Papa e il Concilio e, terminato finalmente il Concilio stesso, si impegnò a farne conoscere la dottrina e le disposizioni, vigilò sulla redazione del “Catechismo del Concilio di Trento” e diede, per il primo, l’esempio di una totale sottomissione alle riforme imposte.
San Carlo a Milano
Succeduto allo zio Pio IV san Pio V, cercò di lasciare Roma, per andare ad amministrare la sua diocesi di Milano e il nuovo Papa cedette alle insistenze. Le prime sue cure furono per il clero e fondò seminari e collegi, chiedendo l’aiuto degli Ordini religiosi, particolarmente dei Gesuiti e riformò i monasteri. Poi organizzò l’immensa diocesi, nominando visitatori con l’incarico di tenerlo informato, riformò Arcivescovado e Capitolo, cercando di occuparsi direttamente del più gran numero possibile di questioni e tenendosi a contatto con il popolo, fermo contro tutti gli intrighi del potere civile. La sua attività superò i confini della diocesi, si estese a tutta la provincia di Milano, per mezzo di Concili da lui regolarmente presieduti, giunse anche alle province vicine, che visitò in qualità di Legato.
La peste di Milano
Nel 1576 scoppiò a Milano la peste e presto si diffuse. Per l’arcivescovo fu occasione di manifestare la sua energia e la sua inesauribile carità. In mancanza di autorità locali, organizzò il servizio sanitario, fondò o rinnovò ospedali, cercò denaro e vettovaglie, decretò misure preventive. Soprattutto provvide ad assicurare il soccorso spirituale, l’assistenza ai malati, il seppellimento dei morti, l’amministrazione dei Sacramenti agli abitanti confinati nelle loro case, per misure prudenziali. Senza temere il contagio, pagò di persona, visitando ospedali, guidando le processioni di penitenza, facendosi tutto a tutti come un padre e come un vero pastore. Tutta la sua vita è prova di attaccamento ai poveri e ai dimenticati e, morendo, lasciò a loro i suoi beni.
VITA. – Nacque il 2 ottobre 1538 nel castello di Arona sul Lago Maggiore, da famiglia di fede profonda e di grande bontà. Ricevuta la Tonsura a otto anni, seguì gli studi classici a Milano, studiò Diritto a Pavia, dove ottenne il grado di Dottore nel 1559. Nel 1560 il Papa lo chiamò a Roma e lo fece Cardinale. Nel 1562 fu ordinato Sacerdote e il 7 dicembre 1563 consacrato Vescovo. Nel 1566, con l’elezione di san Pio V, lasciò Roma e si stabilì nella sua diocesi di Milano, dove morì nella notte dal 3 al 4 novembre del 1584. Papa Paolo V lo canonizzò il primo novembre 1610.
Modello di virtù
Con tutta la Chiesa, cantiamo le tue lodi e godiamo della tua gloria. Prevenuto dalla grazia divina fin dall’infanzia, seguito da essa in tutta la tua vita, sempre le fosti fedele. Forte delle ricchezze deposte nell’anima dal Battesimo e dai Sacramenti, pervenisti al termine della tua vocazione, senza nulla mai rifiutare a Dio, meritando così di essere nostro modello. Aiutaci ad imitare le tue virtù, dà a noi la solida devozione e lo zelo della preghiera che erano per te sorgente di forza per condurre la buona battaglia. Fa’ che imitiamo la tua carità, la dolcezza e l’affabilità con tutti, dà a noi lo spirito di povertà che ti rese così caro l’Ordine di san Francesco, dacci la devozione e sottomissione alla Santa Sede, l’amore per la Chiesa alla quale consacrasti tante fatiche e te stesso.
Modello dei pastori
Tu eri destinato particolarmente ad essere modello dei pastori di anime. “Un vescovo, dicevi, è obbligato alla perfezione” e comprendevi che “maggiore santità è richiesta dove l’elemento soprannaturale e divino maggiormente si accumula” (Mons. Pie, Discorso per la consacrazione di Mons. Gay). Noi vediamo brillare in te tutte le virtù dei pontefici e tu degnati comunicarle in abbondanza ai vescovi del nostro tempo. Esortali come li esortavi nei tuoi Concili, risuscita oggi “la sollecitudine pastorale che ti rese glorioso” (Colletta della Messa). Prega il Padrone delle Messe di mandare operai numerosi (Lc 10,2) formati sul tuo esempio, divorati da uno zelo che lo studio approfondito della dottrina e la sottomissione alle leggi della Chiesa renderanno meravigliosamente fecondo.
Preghiera
Proteggi in modo particolare la Chiesa di Milano della quale sei, insieme con sant’Ambrogio, il migliore ornamento e conserva in essa la luce che vi predicasti e il gusto della santa Liturgia che da te fu restaurata. Si compia oggi per le tue preghiere, come un giorno si compì per le tue fatiche, la parola della Scrittura: “Inebrierò di grazia le anime sacerdotali e il mio popolo sarà riempito dei miei doni” (Ger 31,14).
+ O Glorioso San Carlo siate Padre tenerissimo di questo popolo; salvateci dall’errore e dalla corruzione, soccorreteci nelle prove, aiutateci nella malattia e in ogni sofferenza. Fate che il nostro impegno di vita cristiana aumenti di giorno in giorno e che noi ci adoperiamo alacremente per l’estendersi del regno di Dio su tutta la terra e in tutte le anime. Ottenete la benedizione di Dio sui vostri fedeli e fate che un giorno siano felici con voi nella beata eternità. Così sia. +
+ Gloriosissimo San Carlo, modello di virtù e costanza nella prova. Voi che avete impiegato i doni ricevuti per la Gloria di Dio e la salvezza delle anime, sino a restare vittima del vostro stesso zelo. Impetrateci dal Signore la grazia di essere vostro imitatore, come voi lo foste di Gesù Cristo. Otteneteci lo spirito di sacrificio, lo zelo per i nostri fratelli, la fedeltà a Dio, l’amore alla Chiesa, la rassegnazione nelle avversità e la perseveranza nel bene. Affinché anche noi, sperimentando di essere amati da Dio, possiamo godere della presenza divina. Così sia. +
fonte: dom Prosper Gueranger, Sursum Corda
Della commemorazione dei fedeli defunti
Perché dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti?
Dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti che sono in purgatorio, perché è conveniente che la Chiesa militante, dopo avere onorato e invocato con una festa generale e solenne, il patrocinio della Chiesa trionfante, venga in soccorso della Chiesa purgante con un generale e solenne suffragio.
Come possiamo noi suffragare le anime dei fedeli defunti?
Noi possiamo suffragare le anime dei fedeli defunti colle preghiere, colle limosine e con tutte le altre buone opere, ma sopratutto col santo sacrifizio della Messa.
Per quali anime dobbiamo noi nella commemorazione de’ fedeli defunti applicare i nostri suffragi, secondo la mente della Chiesa?
Nella commemorazione di tutti i fedeli defunti noi dobbiamo applicare i nostri suffragi, non solamente per le anime de’ nostri parenti, amici e benefattori, ma anche per tutte le altre che si trovano nel purgatorio.
Qual frutto dobbiamo noi ricavare dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti?
Dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti dobbiamo ricavare questo frutto:
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pensare che anche noi dovremo morir presto, e presentarci al tribunale di Dio per rendergli conto di tutta la nostra vita;
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concepire un grande orrore al peccato, considerando quanto rigorosamente Iddio lo punisca nell’altra vita, e soddisfare in questa alla sua giustizia colle opere di penitenza per i peccati commessi.
Fonte – Catechismo maggiore
Della festa di tutti i Santi
Qual festa si celebra nel primo giorno di novembre?
Nel primo giorno di novembre si celebra la festa di tutti i Santi.
Perché la Chiesa ha istituito la festa di tutti i Santi?
La Chiesa ha istituito la festa di tutti i Santi:
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per lodare e ringraziare il Signore d’aver santificati i suoi servi in terra e d’averli coronati di gloria in cielo;
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per onorare in questo giorno anche quei Santi de’ quali non si fa una festa particolare fra l’anno;
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per procurarci maggiori grazie col moltiplicare gli intercessori;
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per riparare in questo giorno i mancamenti che nel corso dell’anno abbiamo commesso nelle feste particolari dei Santi;
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per eccitarci maggiormente alla virtù cogli esempi di tanti Santi d’ogni età, d’ogni condizione e di ogni sesso, e colla memoria della ricompensa che godono in cielo.
Che cosa ci deve animare ad imitare i Santi?
Ad imitare i Santi ci deve animare il considerare che essi erano deboli e fragili come noi e soggetti alle stesse passioni, che confortati dalla divina grazia si sono fatti santi con quei mezzi che possiamo usare anche noi, e che per i meriti di Gesù Cristo è promessa a noi pure quella stessa gloria che ora essi godono in paradiso.
Perché si celebra la festa di lutti i Santi con solennità?
Si celebra la festa di tutti i Santi con grande solennità perché essa abbraccia tutte le altre feste che nell’anno si celebrano ad onore dei Santi, ed è figura della festa eterna del cielo.
Che cosa dobbiamo noi fare per celebrare degnamente la festa di tutti i Santi?
Per celebrare degnamente la festa di tutti i Santi dobbiamo:
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dar lode e gloria al Signore per le grazie fatte a’ suoi servi, e pregarlo a volerle concedere anche a noi;
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onorare tutti i Santi come amici di Dio, e invocare con più fiducia la loro protezione;
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proporre d’imitare il loro esempio per essere un giorno partecipi della medesima gloria.
Fonte – Catechismo maggiore
18 OTTOBRE, SAN LUCA EVANGELISTA
18 ottobre, San Luca Evangelista. In Bitinia il natale del beato Luca Evangelista, il quale, dopo aver molto sofferto per il nome di Cristo, morì pieno di Spirito Santo. Le sue ossa furono in seguito portate a Costantinopoli, e di là trasferite a Padova
La benignità del Salvatore
San Paolo, nell’epistola a Tito, ricorda per due volte che è “apparsa sulla terra la benignità e l’umanità di Dio Salvatore”. Si direbbe che abbia ripetute spesso quelle parole al discepolo prediletto, san Luca, nelle conversazioni, nei viaggi, nella loro lunga intimità. Se è cosa difficile stabilire differenze e anche soltanto fare confronti tra i Santi e più ancora fra gli Evangelisti, si può tuttavia notare che il Vangelo di san Luca ci presenta prima di tutto un Salvatore buono e misericordioso. San Luca era uomo di talento, conosceva in modo mirabile il greco, descriveva e dipingeva con garbo scene e paesaggi e aveva un’anima squisita per bontà e dolcezza che dava al talento un’attrattiva straordinaria.
Il medico
San Luca aveva fatto studi di medicina e san Paolo lo chiama “medico carissimo”. Nelle narrazioni di guarigioni operate da Gesù rivela la sua qualità di medico sa dissimulare a perfezione quando qualcosa non giova alla buona fama dei medici, come nel caso dell’emorroissa, mentre gli altri evangelisti indugiano sulla incapacità della scienza umana quasi con compiacenza.
Il ritrattista
L’abilità di narratore e di pittore gli ha fatto attribuire il ritratto della Vergine Maria, ma il ritratto più bello della Madre del Salvatore egli ce lo dà nel Vangelo e negli Atti e si pensa con ragione che egli abbia conosciuti i dettagli sull’infanzia del Signore da Maria stessa o dai suoi confidenti immediati. Si può dire ancora che egli fu un pittore eccellente del salvatore Gesù. Nel suo racconto, non solo evitò qualsiasi anche apparente severità per le persone, ma notò pure appena di passaggio le crudeltà delle quali il Salvatore fu vittima durante la Passione. Si fermò invece con compiacenza a descrivere a lungo i primi tempi della vita di Gesù, presentandolo sempre con la Madre e parlando spesso della sua preghiera, della sua misericordia per i peccatori, della sua pazienza verso i nemici. Egli ci ha dato i racconti della donna peccatrice, del buon Samaritano, del figlio prodigo, del buon ladrone, dei discepoli di Emmaus e in tutta la narrazione appare preoccupato ispirarci confidenza nella “benignità e umanità del nostra Salvatore” venuto per salvare “tutti gli uomini”. Egli vuole persuaderci che tutte le miserie umane, fisiche e morali, possono essere guarite dal Salvatore del quale l’Apostolo, i primi discepoli e la Vergine stessa gli hanno parlato; vuole che intendiamo come rivolte a noi le parole di tenerezza di Gesù: “Dico a voi, che siete miei amici… Non temete, piccolo gregge… ” e, leggendo si comprende che lo sguardo di Gesù durante la Passione non si ferma solo su Pietro, ma sopra ciascuno di noi.
La mortificazione della croce
Tuttavia san Luca non pecca di omissione. Ci attira al Maestro, ma non esita a dirci che per seguirlo ed essere degni di Lui, bisogna prendere la croce, rinunciare totalmente a se stessi, abbandonare le proprie cose. Siccome questo non si fa senza sacrificio, egli ce lo dice con dolcezza, imitando la melodia gregoriana del Communio del Comune dei martiri, che si fa carezzevole, seducente, per portarci a prendere con Gesù la croce ogni giorno. Egli pure prese la sua croce e la Chiesa nell’Orazione della Messa lo loda “per aver portato sempre nel suo corpo la mortificazione della croce, per la gloria di Dio”. Se la Chiesa usa il colore rosso dei martiri, per onorare colui che fra gli Apostoli e gli Evangelisti solo non versò il sangue per Cristo, bisogna che la sua mortificazione sia stata ben meritoria. Fu essa il suo martirio, martirio non di qualche giorno o di qualche ora, ma di tutta la vita, forse ignoto ai contemporanei, ma noto alla Chiesa che, guidata dallo Spirito Santo lo glorifica oggi nella Liturgia.
L’insegnamento
Per noi c’è qui un insegnamento. Come san Luca, possiamo e dobbiamo essere martiri. Col battesimo ci siamo impegnati a preferire la morte al peccato mortale e avviene che noi dobbiamo scegliere tra la morte e il peccato. Bisogna allora scegliere senza esitazione, certi della ricompensa che seguirà alla scelta. Ma d’ordinario non possiamo scegliere tra morte e peccato, e la coscienza ci impone soltanto di rinunciare al nostro egoismo e ce lo impone tutti i giorni e, siccome tutti i giorni lo sforzo si rinnova, noi qualche volta cediamo, rinunciando all’amicizia o per lo meno all’intimità divina, conservando nel cuore un poco di amor proprio. Se vi rinunciassimo, ci assicureremmo la gloria che riceve san Luca nella sua eternità beata. La sua intercessione e il suo esempio possano aiutarci a camminare sulle sue orme e su quelle del salvatore e della Madre sua dei quali il Vangelo ci presenta una così seducente figura.
Vita
Luca nacque ad Antiochia da famiglia pagana e si convertì senza dubbio verso l’anno 40. Incontrandolo a Troade, san Paolo lo prese per compagno nel secondo viaggio a Filippi, nel 49. Più tardi Luca si unisce definitivamente all’Apostolo. Dopo la morte di san Paolo, Luca lascia Roma e da allora noi perdiamo le sue tracce e più nulla sappiamo di lui. Luca è tutto bontà e dolcezza e sfrutta il suo talento letterario, scrivendo il suo Vangelo verso il 60 con lo scopo di attirare i gentili verso la bellezza e la misericordia del Signore. Più tardi scrive gli Atti degli Apostoli. Muore, senza versare il sangue per Cristo, ma la Chiesa l’onora come martire, per la mortificazione e le sofferenze sopportate in vita per la causa del Vangelo.
La mortificazione della croce
Sii benedetto, o Evangelista dei gentili, per aver posto fine alla lunga notte, che ci teneva prigionieri e soffocava i nostri cuori.. Confidente nella Madre di Dio, l’anima tua risente del profumo verginale di queste relazioni e lo riverbera negli scritti e in tutta la vita. Nell’opera grandiosa in cui l’Apostolo delle genti, troppo spesso abbandonato e tradito, ti trovò ugualmente fedele nel momento del naufragio (Atti 27) e della prigionia (II Tim. 4, 11) come nei giorni migliori furono tua parte la tenerezza discreta e la silenziosa devozione. Perciò a buon diritto la Chiesa applica a te le parole che Paolo diceva di se stesso: sempre siamo tribolati, esitanti, perseguitati, abbattuti, portando nel nostro corpo la morte di Gesù, questa morte che manifesta senza fine la vita del Signore nella nostra carne mortale (II Cor. 4, 8-11). Il figlio dell’uomo, che la tua penna ispirata ci fece amare nel suo Vangelo, tu lo riproduci nella sua santità in te stesso.
Il pittore
Custodisci in noi il frutto dei tuoi molteplici insegnamenti. Se i pittori cristiani ti onorano, se è bene che imparino da te che l’ideale di ogni bellezza risiede nel Figlio e nella Madre sua, vi è tuttavia un’arte, che sorpassa quella delle linee e dei colori: quella che produce in noi la rassomiglianza divina. In questa noi vogliamo eccellere alla tua scuola, perché sappiamo di san Paolo, il tuo maestro, che la conformità di immagine con il Figlio di Dio è l’unico titolo alla predestinazione degli eletti (Rom. 8, 29).
Il medico
Proteggi i medici fedeli, che si onorano di camminare suoi tuoi passi e si appoggiano, nel loro ministero di sacrificio e di carità, alla fiducia di cui tu godi presso l’autore della vita. Aiutali nelle cure rivolte a guarire e a sollevare le sofferenze e ispira il loro zelo quando il momento di una temibile morte si approssima. Purtroppo il mondo, nella sua senile debolezza, richiede la dedizione di chiunque sia in grado, con la preghiera e con l’azione di scongiurare la sua crisi. Quando il figlio dell’uomo ritornerà credete che troverà ancora la fede sulla terra? (Lc. 18, 8) così parla il Signore nel tuo Vangelo, ma aggiunge che bisogna pregare senza interruzione (ibidem), per la Chiesa dei tempi nostri e di tutti i tempi secondo la parabola della vedova importuna, che finisce per aver ragione del giudice iniquo, che ha in mano la sua causa. Dio non renderà giustizia ai suoi eletti, se continuamente lo supplicheranno? tollererà che siano oppressi senza fine? Io vi dico: li vendicherà con prontezza (ivi, 2-8).
Messa
Introito Ps 138:17 I tuoi amici, o Dio, sono sommamente onorati; veramente forte è diventato il loro principato. Ps 138:1-2 Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando siedo e quando sorgo. Gloria al Padre… I tuoi amici, o Dio…
Colletta Interceda per noi, o Signore, il tuo santo evangelista Luca, che per l’amore del tuo nome portò continuamente nel suo corpo la mortificazione della croce.
Epistola Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 8:16-24 Fratelli: Grazie a Dio, che mette la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito; egli infatti ha accolto la nostra preghiera, ed ardente di zelo, spontaneamente viene fra di voi. Mandiamo con lui anche il fratello elogiato in tutte le Chiese per il Vangelo, il quale, di più, è eletto dalle Chiese anche ad esser compagno del nostro viaggio in questa opera di carità, che noi compiamo a gloria del Signore e a prova del nostro buon volere. Così evitiamo che alcuno ci biasimi per motivo di questa grande colletta di cui siamo incaricati; perché noi ci preoccupiamo di fare il bene non soltanto davanti a Dio, ma anche davanti agli uomini. Con loro poi inviamo pure quel nostro fratello, del quale sovente e in molte cose abbiamo sperimentato lo zelo, e che ora è anche più sollecito per la grande fiducia che ha in voi. In quanto a Tito, egli è il mio compagno, il mio coadiutore in mezzo a voi; in quanto ai nostri fratelli, essi sono gli apostoli delle Chiese e la gloria di Cristo. Date dunque ad essi al cospetto delle Chiese la prova del vostro amore, del giusto vanto che ci diamo per voi.
Vangelo Dal Vangelo secondo San Luca 10:1-9 In quel tempo: Il Signore scelse anche altri settantadue discepoli e li mandò a due a due innanzi a sé in, ogni città e luogo dove egli era per andare. E diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai per la sua mietitura. Andate! Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo a lupi. Non portate né borsa, né sacca, né sandali; e per la strada non salutate nessuno. In qualunque casa entrerete, dite prima di tutto: “Pace a questa casa”. E se ci sarà un figlio di pace riposerà su di lui la pace vostra, altrimenti ritornerà a voi. E nella stessa casa restate, mangiando e bevendo di quel che vi dànno; perché l’operaio è degno della sua mercede. Non girate di casa in casa. E in qualunque città entrerete, se vi accolgono, mangiate di quel che vi sarà messo davanti e guarite gli infermi che ci sono, e dite loro: “Sta per venire a voi il Regno di Dio”».
Offertorio Ps 138:17 I tuoi amici, o Dio, sono sommamente onorati; veramente forte è diventato il loro principato.
Secreta Per i doni celesti, concedi a noi, Signore, di servirti con libertà di spirito; per l’intercessione del tuo santo evangelista Luca, il sacrificio che ti offriamo operi in noi salvezza e gloria.
Comunione Matteo 19:28 Voi che mi avete seguito, sederete su troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.
Post-Comunione Per l’intercessione del tuo santo evangelista Luca concedi a noi, o Dio onnipotente: ciò che abbiamo ricevuto dal tuo santo altare ci santifichi e infonda sicurezza alle nostre anime.
Glorioso San Luca che, per estendere a tutto il mondo sino alla fine dei secoli, la scienza divina della salute, registraste in apposito libro non solo gli insegnamenti e le gesta del nostro Signore Gesù Cristo, ma ancora i fatti più meravigliosi dei suoi Apostoli per la fondazione della Chiesa; ottenete a noi tutti la grazia di conformare sempre la nostra vita a quei santissimi documenti che per impulso particolare dello Spirito Santo, e sotto la Sua assistenza, avete dato a tutti i popoli nei vostri libri divini. Così sia.
fonte: dom Prosper Gueranger, Divinum Officium, Sursum Corda
Dizionario di teologia dommatica. Il problema del Male
21 settembre, S. Matteo Apostolo
M. R. :“In Etiopia il natale di san Matteo, Apostolo ed Evangelista, il quale, predicando in quella regione, patì il martirio. Il suo Vangelo, scritto in lingua ebraica, per rivelazione dello stesso Matteo, fu ritrovato insieme col corpo del beato Barnaba Apostolo, al tempo dell’imperatore Zenone”.
Preghiera: “Per quell’ammirabile prontezza, con cui voi, o glorioso san Matteo, abbandonaste l’impiego, la casa e la famiglia, per conformarvi agli inviti di Gesù Cristo, ottenete a noi tutti la grazia di approfittare sempre con giubilo di tutte le divine ispirazioni. Per quell’ammirabile umiltà, con cui voi, o glorioso san Matteo, scrivendo prima d’ogni altro il Vangelo di Gesù Cristo, non vi qualificaste altrimenti che con il nome di pubblicano, impetrate a noi tutti la grazia divina e tutto quello che serve a conservarcela. Così sia.”
AUGURI A TUTTI QUELLI CHE PORTANO QUESTO NOME!
Dom Prosper: “La vocazione del pubblicano che Gesù invita a seguirlo è tutto un mistero” dice sant’Ambrogio (Commento su san Luca l. v, c. 5). Già parecchie feste di apostoli ci hanno descritta la loro chiamata. ma oggi vediamo chiamare un pubblicano, uno degli uomini che il popolo detestava, perché esigeva per conto di Erode Antipa le tasse di dogana, dazio e pedaggio. Sant’Ambrogio ce lo presenta “avaro e duro, intento a volgere a suo profitto il salario dei braccianti, le pene e i pericoli dei marinai”. Forse sant’Ambrogio è troppo severo e gli attribuisce i difetti dei suoi colleghi, ma, comunque sia, Gesù passò vicino al suo banco di doganiere, a Cafarnao, lo osservò attentamente e gli disse senz’altro: “Seguimi!”. Nella parola di Gesù vi sono autorità e tenerezza insieme e l’anima di Matteo, che era retta, fu illuminata da Dio e, lasciato tutto, abbandonato ad un altro l’ufficio, seguì il Signore. Egli meritò così il nome di Matteo, che vuoi dire il donato, ma il dono di Dio avrebbe poi superato di molto il dono che egli aveva fatto di se stesso. Dio era venuto a scegliere sulla terra quanto vi era di più umile e di più disprezzato, per la funzione sociale che compiva, per farne un principe del suo popolo (Sal 112) e dargli la dignità più alta che vi sia al mondo, dopo la Maternità divina, la dignità di Apostolo! Matteo volle festeggiare la sua chiamata con una grande cena alla quale invitò, non soltanto il Signore e i discepoli, ma anche tutti i suoi amici pubblicani, che furono numerosi al banchetto. Gesù si prestò ad un avvicinamento, che gli permetteva di proseguire la predicazione sul peccato e sul potere che aveva di perdonarlo, ma questo era un bello scandalo per la giustizia sdegnosa e rigida dei farisei, che trattavano come peccatori tutti quelli che non vivevano come loro, e non poterono tacere il loro stupore e la loro disapprovazione. Con la semplicità e bontà che consola chi è giudicato male e nello stesso tempo illumina chi è stato troppo severo, il Signore rispose: “Non coloro che stanno bene hanno bisogno del medico, ma i malati: io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Il Signore è medico, medico dei corpi e più ancora medico delle anime. Se chi è malato ricorre a lui, chi può rimproverarlo? Il medico presta la sua opera a chi lo avvicina: è cosa regolarissima. Gesù è venuto in questo mondo per guarire e restituire la salute, per guarire chi sente di aver bisogno di guarigione. Chi sta bene, o crede di star bene, non ha bisogno del medico e il Signore non è venuto per lui. Chi si crede giusto non ha bisogno delle sue misericordie ed egli si dedica ai peccatori: è venuto per invitarli a penitenza. Infelice chi crede di bastare a se stesso!” (Dom Delatte, L’Evangelo, I, 240, Mame, 1922). Matteo seguì il Maestro e restò per tre anni in intimità con lui, attento al suo insegnamento, testimone dei suoi miracoli e della sua Risurrezione. Dopo la Pentecoste partì, come gli altri Apostoli, per evangelizzare il mondo. Sant’Ambrogio e san Paolino da Nola parlano della sua predicazione in Persia. Pare sia morto in Etiopia donde il suo corpo sarebbe stato portato a Salerno e la chiesa cattedrale salernitana è a lui dedicata. Clemente di Alessandria lo dice di grande austerità di vita e la tradizione afferma che morì martire, per aver sostenuto i diritti della verginità consacrata a Dio. La Chiesa sarà sempre riconoscente a san Matteo perché scrisse per il primo, e cioè prima del 70, l’insegnamento che aveva ascoltato dalla bocca stessa del Signore e che, dopo l’Ascensione, era trasmesso oralmente. Lo scrisse in aramaico per i Giudei già convertiti, ma anche per tutti coloro che non avevano voluto riconoscere in Gesù il Messia promesso ai padri. Egli si propose di dimostrare che il Crocifisso del Calvario era l’erede delle promesse fatte a Davide, il Messia annunziato dai Profeti, colui che era venuto a fondare il vero regno di Dio. Si rivolse anche a tutti i cristiani e anche a noi, che consideriamo il Vangelo la “buona novella per eccellenza, la sola, parlando con esattezza, che esista al mondo: l’annunzio che l’uomo, chiamato prima all’amicizia e alla vita di Dio, poi decaduto da tanta grandezza, vi era riportato dal Figlio di Dio” (Dom Delatte, L’Evangelo, I, vii). Come piacque al Signore la tua umiltà! Ti meritò di essere oggi così grande nel regno dei cieli (Mt 18,1-4), fece di te il confidente dell’Eterna Sapienza incarnata. La Sapienza del Padre, che si allontana dai prudenti e si rivela ai piccoli (ivi 11,25), rinnovò l’anima tua con la sua divina intimità e la riempì del vino nuovo della sua celeste dottrina (ivi 1,21-23). Tu avevi compreso così bene il suo amore che ti scelse per farti il primo storico della sua vita terrestre e mortale che per mezzo tuo l’Uomo-Dio si rivelò al mondo. Insegnamento magnifico il tuo (ivi 5-8) dice la Chiesa nella Messa, raccogliendo l’eredità di colei, che non seppe comprendere né il Maestro né i Profeti che l’annunziarono! Evangelista e martire della verginità, veglia sopra la parte eletta del gregge del Signore. Non dimenticare però nessuno di quelli ai quali insegni che l’Emmanuele ebbe il nome di Salvatore (1,21-23). Tutti i redenti ti venerano e ti pregano. Per la via tracciata, per merito tuo, nell’ammirabile Discorso della Montagna, conduci noi tutti al regno dei cieli, che la tua penna ispirata così spesso ricorda.
Fonte – Sodalitium ; dom Prosper Guéranger.
San Pio X, l’antimodernista
3 settembre, San Pio X, Papa e Confessore (Riese, 2 giugno 1835 – Roma, 20 agosto 1914). Eletto papa il 4 agosto 1903, fu canonizzato da Pio XII nel 29 maggio 1954.
Preghiera a San Pio X composta da Pio XII
O San Pio X, gloria del sacerdozio, splendore e decoro del popolo cristiano. Tu, in cui l’umiltà parve affratellarsi con la grandezza, l’austerità con la mansuetudine, la semplice pietà con la profonda dottrina; Tu, pontefice della Eucarestia e del catechismo della fede integra e della fermezza impavida; volgi il tuo sguardo verso la Chiesa santa, che tu tanto amasti e alla quale dedicasti il meglio dei tesori che, con mano prodiga, la divina Bontà aveva deposto nell’animo tuo; ottienile la incolumità e la costanza, in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni dei nostri tempi; sorreggi questa povera umanità, i cui dolori così profondamente Ti afflissero, che arrestarono alla fine i palpiti del Tuo gran cuore; fa’ che in questo mondo agitato trionfi quella pace, che deve essere armonia fra le nazioni, accorda fraterna e sincera collaborazione tra le classi sociali, amore e carità tra gli uomini, affinché in tal guisa quelle ansie, che consumarono la Tua vita apostolica, divengano, grazie alla Tua intercessione, una felice realtà, a gloria del Signore nostro Gesù Cristo, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia.
Orazione della Messa: O Dio, che per difendere la fede cattolica e per restaurare ogni cosa in Cristo, hai riempito di celeste sapienza e di fortezza apostolica il Sommo Pontefice San Pio X, concedici propizio di seguire i suoi insegnamenti e i suoi esempi per meritare il premio eterno.





