Esclusivo. L’avv. Amato: “L’Unione Europea delle consorterie massoniche è nemica dei popoli”

Condividi su:

 

“L’Unione Europea si è ormai ridotta a finanza e burocrazia. I vescovi dovrebbero sapere bene che l’Europa dei poteri forti e delle consorterie massoniche, l’Europa della lobby multinazionali, l’Europa della perniciosa ideologia del politically correct, l’Europa delle lobby omosessualiste, l’Europa del laicismo anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del ‘neutralismo valoriale’, è un’Europa nemica dei popoli”.

Lo dice in questa intervista esclusiva Gianfranco Amato. Nativo di Varese, laureato in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Amato esercita la professione di avvocato dal 1988, ed opera attivamente nel campo della bioetica. Editorialista di Avvenire, collabora con Studia Moralia (rivista scientifica dell’Istituto Superiore di Teologia morale “Accademia Alfonsiana” incorporato nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense), e con la rivista “Orientamenti Pastorali” del COP Centro Orientamenti Pastorali. Collabora, altresì, con il quotidiano “La Croce”, con CulturaCattolica.it, con “La Nuova Bussola Quotidiana”, con la rivista “Il Timone”, ed altre testate giornalistiche cattoliche.

L’avvocato Gianfranco Amato è il presidente nazionale dell’organizzazione Giuristi per la Vita ed è stato uno degli organizzatori del Family Day. Componente del Comitato d’Indirizzo della Fondazione Novae Terrae, l’avvocato Amato è Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e Delegato della Delegazione di Grosseto dello stesso Ordine.

In ambito internazionale l’avv. Amato, rappresentante per l’Italia dell’organizzazione internazionale Advocates International, è membro e consulente legale dell’organizzazione britannica CORE Comment on Reproductive Ethics, con sede a Londra, per conto della quale coopera in diverse azioni legali intentante su tematiche bioetiche. Sempre a livello internazionale, collabora, come allied attorney, con l’organizzazione statunitense A.D.F. Alliance Defending Freedom, composta da avvocati che si occupano di temi inerenti alla libertà religiosa ed alla bioetica.

Avvocato Amato, parliamo di pandemia del coronavirus. Che idea si è fatto dal punto di vista sociale-sanitario?

“Non dovevamo certo aspettare il coronavirus e l’emergenza pandemica Covid-19 per capire quanto fosse precaria la vita su questa terra. Non occorreva, infatti, questo flagello planetario per farci comprendere che l’esistenza dell’uomo non è altro che un battito di ciglia rispetto all’eternità. Questo lo sapevamo già. Ciò che, semmai, il coronavirus ha messo in evidenza è la precarietà di tutta la struttura sociale, politica, economica che l’uomo moderno ha costruito. Pochi immaginavano che potesse davvero rivelarsi così caduca, fragile e transitoria la società liberale, la società cosiddetta del futuro, la società della tecnica e della scienza, la società dell’istinto dominatore dell’uomo. È stata sufficiente un’entità microscopica come questo virus per mostrare che la dimensione della precarietà non appartiene solo all’esistenza individuale di ciascun uomo ma che è una caratteristica ineludibile dell’intera umanità, con tutte le sue istituzioni politiche, economiche, sociali, militari. L’uomo moderno si è trovato all’improvviso difronte ad una verità che ha sempre voluto censurare a se stesso e agli altri. Il potere, la politica, l’economia, il business, la finanza, le facili distrazioni mediatiche, sono maschere che non riescono più a nascondere un’evidenza oggettiva: la condizione di tutta l’umanità è dettata da una precarietà assoluta. Troppi ancora oggi, difronte al senso collettivo di precarietà e di morte che il coronavirus sta disseminando a livello planetario, tentano di rifugiarsi nel proprio particolare, nei propri interessi, nei propri affari, nei propri affetti cercando in essi una stabilità che non gli potranno mai dare. Tutto è precario. Tutto passa. Mai come nelle circostanze imposte dall’attuale pandemia ci appare vero che l’unica e autentica stabilità è quella fondata su Gesù Cristo e la sua Croce. Mai come in questo tempo appare vero l’antico motto dei Certosini: «Stat Crux, dum voltitur orbis». Solo la croce resta stabile nel vorticoso turbinio della precarietà del mondo”.

Le ripercussioni del coronavirus dal punto di vista spirituale? È veramente una punizione di Dio come sostiene qualcuno?

“Io non so se il coronavirus sia o meno un castigo di Dio. Da cristiano so che potrebbe esserlo, ma so anche che questo rientrerebbe nei disegni imperscrutabili di Dio, in quella zona oscura del mistero dove la ragione può solo apporre l’antica dicitura geografica “hic sunt leones”. E difronte a quel mistero si gioca la libertà dell’uomo. Se non è un castigo – e questo solo Dio può saperlo –, è comunque un severo monito. È come se il Padreterno avesse voluto richiamare l’uomo dicendogli: «Fermati. Smetti di fare quello che stai facendo. Smetti di distrarti. Esci dal gorgo della frenesia. Chiuditi in casa. Guarda dalla finestra le strade deserte. Ascolta il silenzio surreale che avvolge la città. E rifletti, pensa, medita sul senso della vita e della morte». Di fronte a questo avvertimento divino c’è chi stramaledice tutto e tutti, e c’è, invece, chi comincia seriamente a farsi domande che non si è mai posto. È il mistero della libertà dell’uomo”.

Dal punto di vista legale come giudica l’azione di Conte in materia di Coronavirus?

“Come è stato denunciato da più giuristi, la nostra Carta costituzionale non prevede l’emergenza quale presupposto per derogare allo Stato di diritto e per restringere diritti soggettivi perfetti come quelli di circolazione, di riunione, di associazione, di culto. Nel nostro ordinamento giuridico la libertà individuale gode di una protezione totale stante la riserva assoluta di legge, ossia il fatto che solo una legge statale può limitare tale fondamentale libertà, e non certo una fonte secondaria governativa, e addirittura monocratica, quale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Gli italiani, infatti, hanno imparato a conoscere anche questo provvedimento, il D.P.C.M., non molto noto prima della pandemia. I due decreti legge adottati dal Governo, infatti, hanno solo genericamente descritto i casi di possibile restrizione delle libertà civili, delegando ad un componente del Potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, la titolarità di scelta sia del tipo di misura da adottare (i “casi”) sia del grado di intensità (i “modi”). E questo non mi pare possa considerarsi costituzionale. Tra l’altro, l’estrema genericità dei decreti legge contrasta poi con la Legge n. 400/1988, che richiede, per il rispetto dell’art. 77 Cost., l’emanazione di misure di immediata applicazione, con contenuto specifico ed omogeneo. Chiunque comprende che un decreto legge che ha bisogno di un ulteriore provvedimento (nel caso un D.P.C.M.) per la sua attuazione, difficilmente può dirsi fondato su presupposti di straordinaria necessità e urgenza. Lo stesso tempo necessario all’elaborazione della fonte secondaria smentisce all’origine l’indifferibilità della misura. Quello che non si può ritenere ammissibile è che il governo Conte abbia adottato pesantissime restrizioni a libertà costituzionali di fondamentale importanza come la libertà di circolazione, di riunione, di associazione, e di culto, attraverso atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative. Non dobbiamo neppure dimenticare, tra l’altro, che solo le leggi (ed atti equiparati ad esse) e non gli atti amministrativi (quali sono i decreti e le ordinanze) sono sottoponibili a giudizio di costituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale, unico organo competente a controllare la conformità alle norme e ai principi costituzionali degli atti legislativi, anche sotto il profilo della loro proporzionalità ed adeguatezza. Quindi non si ha neppure la possibilità di sottoporre a controllo e verifica di costituzionalità i provvedimenti amministrativi con cui sono state limitate alcune fondamentali libertà degli italiani. Tutte le restrizioni che ciascuno di noi sta pesantemente subendo sono state assunte sulla base di atti amministrativi, sottratti ad ogni forma di controllo preventivo e successivo, ed adottati dal Potere esecutivo (Presidente del Consiglio, Presidenti delle Regioni, Sindaci) in piena autonomia e senza una verifica da parte del Parlamento né un controllo del Presidente della Repubblica. Mi pare che tutto questo generi, dal punto di vista legale e non solo, più di una perplessità”.

Lei ha scritto che i vescovi idolatrano l’UE e dimenticato Cristo. Perché?

“Mi ha colpito la dichiarazione congiunta emanata dal cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (Comece), insieme al presidente della Conferenza delle Chiese europee (Cec), Christian Krieger, proprio a proposito della pandemia Covid-19. La dichiarazione ha un titolo singolare: Restiamo uniti – Questo è il momento per dimostrare il nostro impegno verso i valori Europei. Sarebbe interessante chiedere agli eminenti prelati firmatari del comunicato quali siano questi valori Europei con la “E” maiuscola. Certo non si tratta delle famose radici cristiane il cui riferimento nella bozza della costituzione europea fu sdegnosamente rifiutato dall’allora presidente della Convenzione incaricata di redigere quell’atto, il laicissimo francese Valerie Giscard d’Estaing. Nel citato documento, poi, si legge che i vescovi esortano i Paesi membri ad agire «in maniera determinata, trasparente, empatica e democratica». Davvero singolare è anche il fatto che in tutto il lungo testo della dichiarazione dei vescovi della Comece non si trovi citata neppure una volta la parola ‘Cristo’ o ‘Dio’. In compenso si parla di «determinazione», «trasparenza», «empatia», «democrazia», «solidarietà», «progetto Europeo» (sempre con la “E” maiuscola). Un simile documento l’avrebbe potuto tranquillamente redigere uno qualunque dei partiti politici appartenenti al gruppo del PPE. Pare che la Chiesa non abbia nulla di diverso da dire rispetto ad essi. Quello che dimenticano i vescovi della COMECE è che il «progetto Europeo» da loro tanto decantato è, in realtà, nato dall’idea di sostituire Dio con Mammona, con il Vitello d’Oro, con quell’idolo chiamato Euro. L’Unione Europea si è ormai ridotta a finanza e burocrazia. I vescovi dovrebbero sapere bene che l’Europa dei poteri forti e delle consorterie massoniche, l’Europa della lobby multinazionali, l’Europa della perniciosa ideologia del politically correct, l’Europa delle lobby omosessualiste, l’Europa del laicismo anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del “neutralismo valoriale”, è un’Europa nemica dei popoli. E i popoli quando ne hanno la possibilità escono da una simile istituzione artificiale dominata solo dall’avidità plutocratica. Brexit docet!”.

Giuseppe Conte ha rinnovato nella serata del 26 aprile il divieto del culto pubblico con il popolo (eccezion fatta per i funerali). Già ci sono state multe a valanga e interruzione di messe. Qual è il suo giudizio in materia?

“Resteranno nella memoria di tutti le immagini delle forze dell’ordine che fanno irruzione in chiese per interrompere le celebrazioni eucaristiche tenute da qualche coraggioso sacerdote alla presenza di uno sparuto numero di fedeli con tanto di mascherina e a debita distanza l’uno dall’altro. Quelle immagini resteranno come indelebile marchio d’infamia a perenne ricordo della pandemia Covid-19. Sono scene che oggi si possono vedere solo nei regimi comunisti come quello cinese o nordcoreano. Semplicemente una vergogna. Semmai è impressionante come le gerarchie ecclesiastiche non abbiano preteso che le messe potessero essere celebrate alle stesse condizioni di sicurezza adottate nei supermercati o nelle tabaccherie”.

Lei è stato uno dei principali protagonisti del Family Day. Come continua la sua battaglia pro Life in queste settimane?

“Io non ho mai smesso, ovviamente, di combattere. Ho semplicemente dovuto adattare l’azione alle contingenze cui ci ha costretto l’epidemia, ovvero quelle di combattere “intra moenia”, chiusi dentro le mura di casa. Mi spiace, peraltro, che il periodo di questa dannata epidemia ha coinciso con appuntamenti cui tenevo particolarmente. Mi riferisco, ad esempio, alla conferenza che avrei dovuto tenere a Malta il 15 marzo, o al Congresso Internazionale sul “Virus delle ideologie” organizzato dall’Università Cattolica Lumen Gentium di Città del Messico previsto dal 24 al 26 marzo, o al mio intervento al prestigioso 102° Congresso Nazionale dell’Unión de Padres de Familia, la più antica associazione pro-family messicana, fondata nel 1917. In realtà mi sarei dovuto trattenere in Messico dal 18 marzo al 1° aprile per una serie di attività che avrei dovuto svolgere sempre in ambito pro-life e pro-family. Spero solo che la pandemia non pregiudichi anche l’appuntamento del Global 2033: Asian Leaders Forum che si dovrebbe svolgere in Malesia dal 28 al 31 maggio prossimi, e in cui dovrei tenere tre conferenze. Comunque sia, ho trascorso le settimane di lockdown studiando, leggendo, scrivendo, partecipando a trasmissioni radiofoniche e televisive, e rilasciando interviste, come questa. Ma soprattutto ho pregato molto”.

MATTEO ORLANDO

DA

Esclusivo. L’avv. Amato: “L’Unione Europea delle consorterie massoniche è nemica dei popoli”

Chissà perché i cattolici esaltano Sepúlveda

Condividi su:

Tra le vittime della pandemia Covid-19 va annoverato pure il noto scrittore cileno Luis Sepúlveda.

Scontatissimo il cordoglio, l’omaggio e il rimpianto da parte della sinistra radical-chic. Un po’ meno quello di un certo mondo cattolico. Mi ha stupito, ad esempio, l’articolo apparso sul quotidiano della C.E.I. “Avvenire” a firma di Fulvio Panzeri, dai toni sostanzialmente elogiativi fin dal titolo:

È morto Luis Sepúlveda, cantore della comunità e dei diritti dell’uomo. Sottotitolo: «Lo scrittore cileno è scomparso a 70 anni a Oviedo. Da febbraio l’autore della “Gabbianella e il gatto” lottava contro il Covid-19. Guardia di Allende, fu perseguitato dal regime di Pinochet». Stesso elogio dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha ricordato di averlo pure ospitato con tutti gli onori per un incontro con gli studenti nel 2010. Anche “ChiesadiMilano.it”, il portale della Diocesi ambrosiana, si è sentito in dovere di scrivere un panegirico a favore di Sepúlveda, ricordando «il suo impegno in difesa dei diritti umani».

Ma chi era davvero Luis Sepúlveda Calfucura?

Suo nonno Gerardo Sepúlveda, noto anche con il nome di battaglia “Ricardo Blanco”, fu uno di quegli anarchici andalusi che sparsero odio anticristiano nella Spagna alla fine degli anni Trenta, e che solo l’intervento provvidenziale del generale Franco riuscì a debellare, salvando la Chiesa e la fede cattolica nella penisola iberica. Non dobbiamo mai dimenticare il bilancio della carneficina dei martiri cristiani perpetrata dalla Repubblica anarchico-marxista di quegli anni: Del 18 luglio 1936 al 1 aprile 1939, furono uccisi 12 vescovi, 1 amministratore apostolico, 4.184 sacerdoti diocesani, 283 religiose e 2.365 religiosi. Più le migliaia di laici uccisi in odium fidei.

La liberazione della Spagna da parte di Franco costrinse il nonno di Sepúlveda a fuggire in Cile, dove nacque il giovane Luis. Crebbe nella città di Valparaíso con il nonno paterno e con uno zio, anch’egli anarchico, i quali lo educarono all’odio e alla violenza dell’ideologia marxista fin dalla tenera età. La logica conseguenza di quell’esiziale insegnamento fu che Luis, all’età di quindici anni aderì alla Gioventù Comunista, finendo, poi, per abbracciare convintamente la lotta armata in Bolivia, dove militò tra le file dell’Esercito di Liberazione Nazionale, e in Nicaragua dove combatté al fianco del Frente Sandinista de Liberación Nacional con Daniel Ortega.

Sepúlveda, che ovviamente aderì con entusiasmo agli ideali della rivoluzione cubana, si sentiva emulo di Ernesto Che Guevara, altro losco figuro della storia dell’umanità. Credo di essere uno dei pochi contemporanei ad aver letto integralmente, e in lingua originale, il saggio del “Che” pubblicato il 16 aprile 1967 nel Supplemento Speciale della rivista “Tricontinental”, dal titolo L’ordine è creare uno, due, molti Vietnam. È lì Che Guevara parla dell’«odio come fattore di lotta» e dell’«odio intransigente, che permette all’uomo di superare le sue limitazioni naturali convertendolo in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere», perché «un popolo senza odio non può vincere». Raramente ho letto qualcosa di più anticristiano di questo spietato elogio dell’odio. In quel suo scritto Che Guevara proseguiva teorizzando la logica terroristica: «Bisogna attaccare il nemico nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento, fare una guerra totale; non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità (…) occorre attaccarlo dovunque si trovi; farlo sentire una belva braccata in ogni luogo in cui transiti». Logica degna degli jihadisti dell’ISIS.

Luis Sepúlveda è vissuto immerso in questa logica come un sottaceto, e ha voluto spacciare l’odio e la violenza terroristica come lotta per i “diritti degli ultimi”. Lo scrittore cileno, in realtà, con la propria esistenza, ha incarnato il percorso evolutivo o involutivo, a seconda dei punti di vista, dell’epopea della militanza marxista, finita per trasformarsi nell’individualismo liberal-radicale. Lo aveva lucidamente profetizzato il filosofo Augusto del Noce, quando a proposito del Partito Comunista Italiano predisse la sua fine in un partito radicale di massa. Una sorta di eterogenesi dei fini per cui dalla prospettiva marxista, che teorizzava la prevalenza del collettivo sull’individuo anche a costo di conculcare le sue libertà (Gulag), si è passati alla visione liberal-radicale per cui l’individuo – e molto spesso i suoi desideri o i suoi capricci – devono prevalere sulla dimensione comunitaria sociale.

Dicevamo che Sepúlveda ha incarnato questa parabola attraversando pure la fase gay-friendly e quella ecologista.

Luis Sepúlveda diventò, infatti, un sostenitore delle adozioni per le coppie LGBT. Lo disse prendendo ad esempio la sua celebre opera intitolata Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Fu intervistato nel novembre 2013 dalla giornalista di Repubblica, Leonetta Bentivoglio, che gli pose questa domanda: «Visto che La gabbianella e il gatto è la metafora di una famiglia “anomala”, Lei è favorevole all’adozione di bambini da parte di famiglie gay?» La sua risposta fu: «Sicuramente si. Se due persone sono capaci di amore e di responsabilità, non vedo perché negargli questa possibilità». Non è un caso che il sito omosessualista “Gay.it” abbia omaggiato proprio con questo ricordo della sua intervista a “Repubblica” la scomparsa di Sepúlveda, elogiando il suo dichiarato appoggio al mondo gay.

Dopo la fase gay-friendly, arrivò per il nostro scrittore cileno la fase ecologista. Nel 1982 venne in contatto con la nota organizzazione Greenpeace e lavorò fino al 1987 come membro di equipaggio su una delle loro navi. Nel 1982 partecipò anche al blocco del porto di Yokohama,per impedire l’uscita della flotta baleniera giapponese. Successivamente lavorò come coordinatore nei vari settori di Greenpeace.

Luis Sepúlveda è morto rivendicando ancora con orgoglio di essere stato concepito «rojo profundamente rojo» (rosso, profondamente rosso) e proclamandosi ostinatamente «marxista». In un’intervista rilasciata nel febbraio 2012, riflettendo sul senso della vita, aveva definito la morte come «la chiusura biologica e necessaria di un ciclo», ritenendo l’idea dell’immortalità come «insopportabile». Per lui, infatti, il senso della vita era semplicemente «vivere e lasciar vivere». Ossia non c’è nessun senso. Sempre in quell’intervista Sepúlveda rivendicava «la fortuna di essere marxista e quindi non avere bisogno né di inganni religiosi, né di ricerche della luce per sapere dove sta il cammino che si vuole percorrere». Dio, la fede, la religione? Per Sepúlveda erano, quindi, solo una «superchería», che in spagnolo significa imbroglio, truffa, impostura, inganno fraudolento e doloso.

Ora, è vero che dei morti bisogna solo parlar bene, ma è altrettanto vero che non è possibile ignorare che cosa abbia rappresentato e in quali principi, valori e ideali abbia creduto il morto. Ancora una volta assistiamo, in una parte del cosiddetto mondo cattolico, al triste spettacolo di quanto accaduto alla morte di Marco Pannella, il più devastante distruttore dei principi cristiani nel nostro Paese. Ed è triste quando anche una parte della gerarchia ecclesiastica gioca a compiacere il mondo, passando disinvoltamente dal “parce sepulto” (perdona chi è sepolto) al “lauda sepultum”. Anche quando il sepolto ha condotto un’esistenza tutt’altro che lodabile dal punto di vista cristiano.

Gianfranco Amato

DA

Chissà perché i cattolici esaltano Sepúlveda

Come smascherare i falsi mistici, apparizioni e prodigi indotti da Satana

Condividi su:

 

Il miracolo è sempre segno della presenza di Dio, il prodigio può venire da Dio ma anche dal mondo angelico, e quindi dagli angeli cattivi essendo, quelli buoni, completamente vincolati alla volontà di Dio stesso.

Spesso si crede che quando avvengono fenomeni straordinari l’unico problema da parte della Chiesa sia quello d’indagare se c’è l’imbroglio umano. In realtà questa indagine è relativamente semplice. Il difficile viene proprio quando si capisce che l’imbroglio umano non c’è. È allora che si deve stabilire se ciò che si è verificato è venuto dal “piano di sopra” o dal “piano di sotto”, da Dio o dal diavolo.
Qualcuno potrebbe obiettare: ma quando ci sono visioni buone che interesse può avere il diavolo a procurarle? La risposta non è difficile. Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. A lui interessa solo allontanare da Gesù e dalla sua Chiesa, il resto è relativo. Se qualcuno ha tendenza all’ateismo e al materialismo, è evidente che il diavolo cercherà in tutti i modi di radicarlo in questa tendenza; ma se altri hanno la tendenza al relativismo religioso (tutte le religioni sono buone), a vedere Dio in ogni spiritualità, il diavolo alimenterà ugualmente queste tendenze, l’importante, per lui, è solo che ci si allontani dalla Verità.
Oggi – diciamolo francamente – è difficile trovare qualcuno (sarebbe stato molto diverso negli anni ’70) che si professa ateo, è piuttosto molto più facile trovare persone che dicano: sì, io credo in Dio, ma credo che ogni religione sia vera… o sia falsa, il che è lo stesso!
Ebbene, a dimostrazione di quello che sto dicendo, ricordo che sono accaduti (e possono accadere ancora adesso) fatti emblematici che insegnano come il demonio possa agire nei modi più ambigui e imprevedibili. Per motivi di spazio ne citerò solo due: il caso di Nicole Tavernier e quello di suor Maddalena della Croce.

1) NICOLE TAVERNIER

Partiamo da Nicole Tavernier. Tutta Parigi (siamo nel XVI secolo) si entusiasmò ad una domestica, per l’appunto Nicole Tavernier, che faceva “miracoli” (attenzione alle virgolette!). Riusciva a spostarsi quasi istantaneamente da un posto all’altro della Francia: da Parigi a Tours e poi nuovamente a Parigi. Annunciava avvenimenti che accadevano molto lontano. Divenne tanto famosa ed importante che riuscì a convincere finanche l’Arcivescovo ad organizzare una processione pubblica, a cui partecipò finanche il Parlamento francese. Ma proprio in quegli anni, una vera santa, madame Accarie (che diventerà la beata Maria dell’Incarnazione, carmelitana) andava dicendo: “Attenzione! Dio non c’entra in queste cose…”. E infatti c’indovinò, e sapete come? Perché aveva colto la Tavernier in palese menzogna e in comportamento di autocompiacimento. E questo poteva bastare. La Tavernier finì con lasciare la Chiesa cattolica e divenne calvinista.

2) SUOR MADDALENA DELLA CROCE

Il secondo caso è molto più clamoroso. Accadde qualche anno prima (gli inizi del XVI secolo), in Spagna. Una suora, Maddalena della Croce, riuscì ad ingannare tutta la Spagna. Faceva cose portentose: si alzava da terra, l’ostia partiva dalle mani del sacerdote per posarsi sulle sue labbra, in alcuni giorni dell’anno le comparivano le stimmate… fece poi una cosa che la resa famosissima: annunciò che il re di Francia, Francesco I, era stato sconfitto a Pavia ed era stato fatto prigioniero dall’esercito spagnolo. Verissimo. D’altronde se il demonio non può conoscere il futuro, può certamente spostarsi con molta rapidità da un posto all’altro, potendo così dire cosa è accaduto molto lontano.
Dopo di questo fu un continuo trionfo per suor Maddalena: popolo, sacerdoti, vescovi, imperatore e imperatrice, tutti la veneravano e la consultavano. Ma (ecco la svolta!) un giorno arrivò da Roma un visitatore apostolico. Entrò nella clausura del convento dove dimorava suor Maddalena e fu colpito da molte ambiguità. Interrogò tutte le suore e anche la Madre badessa. Poi interrogò la stessa suor Maddalena che finì col cedere e confessare che da piccolina, nella sua ingenuità (faceva la pastorella), aveva dato la sua anima al demonio in cambio di poter compiere prodigi. Oggi le bambine chiederebbero di diventare veline o miss Italia, allora la santità costituiva un modello importante (anche questo è segno dei tempi!). La cosa durò per ben trent’anni.
Ma attenzione! Suor Maddalena non “compiva” miracoli ma solo prodigi.

DA

Come smascherare i falsi mistici, apparizioni e prodigi indotti da Satana

Triduo Sacro 2020

Condividi su:

Avviso

Le cerimonie del Triduo Sacro non saranno trasmesse in streming da Verrua Savoia.

A chi vuole seguire le cerimonie della Settimana Santa  consigliamo il canale dei confratelli americani del “Most Holy Trinity Seminary” di Mons. Donald Sanborn:
https://www.youtube.com/channel/UCuux5pdNEtdocBDT-EmsxXA

Con il fuso orario ci sono 6 ore di differenza, ma poiché le cerimonie negli Stati Uniti vengono celebrate al mattino, in Italia sono visibili ai seguenti orari nel pomeriggio:

9-04 Giovedi Santo ore 16 messa Pontificale

10-04 Venerdì Santo ore 15 messa dei presantificati

11-04 Sabato Santo ore 12 Vigilia pasquale

DA

Triduo Sacro

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

Condividi su:

 

Venerdì Santo, 10 Aprile 2020, come ogni anno, il nostro Circolo Christus Rex organizza la Via Crucis alle ore 15.00, ora della morte di Nostro Signore. A causa delle restrizioni legislative  quest’anno reciteremo la Via Crucis su Skype al Canale “Catechesi di Christus Rex-Traditio”. Chi vuole, può unirsi. 

 

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

§ 3. – Della settimana santa in generale

45 D. Perché l’ultima settimana di Quaresima si dice santa?

R. L’ultima settimana di Quaresima si dice santa, perché in essa si celebra la memoria dei più grandi misteri operati da Gesù Cristo per la nostra redenzione.

46 D. Di qual mistero si fa memoria nella domenica delle Palme?
R. Nella domenica delle Palme si fa memoria dell’entrata trionfante che Gesù Cristo fece in Gerusalemme sei giorni avanti la sua passione.

47 D. Per qual causa Gesù Cristo valle entrare trionfante in Gerusalemme avanti la sua passione?
R. Gesù Cristo avanti la sua passione volle entrare trionfante in Gerusalemme, come era stato predetto:
1.    per animare i suoi discepoli dando loro in tal maniera una chiara prova che andava a patire spontaneamente;
2.    per insegnarci che colla sua morte egli trionferebbe del demonio, del mondo e della carne, e che ci aprirebbe l’entrata in cielo.

48 D. Qual mistero si celebra nel giovedì santo?

R. Nel giovedì santo si celebra l’istituzione del santissimo Sacramento dell’Eucaristia.

49 D. Qual mistero si ricorda nel venerdì santo?
R. Nel venerdì santo si ricorda la passione e morte del Salvatore.

50 D. Quali misteri si onorano nel sabato santo?
R. Nel sabato santo si onorano la sepoltura di Gesù Cristo e la sua discesa al limbo e dopo il segno del Gloria si comincia ad onorare la sua gloriosa resurrezione.

51 D. Che cosa dobbiamo noi fare per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa?
R. Per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare tre cose:
1.    unire al digiuno un maggior raccoglimento interno, e un maggior fervore di orazione;
2.    meditare di continuo con ispirito di compunzione i patimenti di Gesù Cristo;
3.    assistere se si può, ai divini uffici con questo medesimo spirito.

§ 2. – Di alcuni riti della settimana santa.

52 D. Perché la domenica della settimana santa si dice delle Palme?

R. La domenica della settimana santa si dice delle Palme a cagione della processione che si fa in questo giorno, in cui si porta in mano da’ fedeli un ramo d’olivo o di palma.

53 D. Perché nella domenica delle Palme si fa la processione portando rami d’olivo o palme?
R. Nella domenica delle Palme si fa la processione portando rami di olivo o palme per ricordare l’entrata trionfante di Gesù Cristo in Gerusalemme, incontrato dalle turbe con rami di palma in mano.

54 D. Perché nel ritorno della processione delle Palme si batte tre volte alla porta della Chiesa prima che si apra?
R. Nel ritorno della processione delle Palme si batte tre volte alla porta della Chiesa, prima che si apra, per significare che il paradiso era chiuso pel peccato di Adamo, e che Gesù Cristo ce ne ha meritato l’ingresso colla sua morte.

55 D. Chi furono quelli che andarono incontro a Gesù Cristo allorché entrò trionfante in Gerusalemme?
R. Allorché Gesù Cristo entrò trionfante in Gerusalemme, gli andò incontro il popolo semplice ed i fanciulli, non già i grandi della città; così disponendo Iddio per farci conoscere che la superbia rese questi indegni di aver parte nel trionfo di nostro Signore, che ama la semplicità di cuore, l’umiltà e l’innocenza.

56 D. Perché non si suonano le campane dal giovedì santo al sabato santo?
R. Dal giovedì sino al sabato santo non si suonano le campane in segno di grande afflizione per la passione e morte del Salvatore.

57 D. Perché si conserva nel giovedì santo un’ostia grande consacrata?
R. Nel giovedì santo si conserva un’ ostia grande consacrata:
1.    affinché si tributino speciali adorazioni al sacramento dell’ Eucaristia nel giorno in cui venne istituito;
2.    perché si possa compiere la liturgia nel venerdì santo, in cui non si fa dal sacerdote la consacrazione.

58 D. Perché nel giovedì santo dopo la Messa si spogliano gli altari?
R. Nel giovedì santo dopo la Messa si spogliano gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce; e per insegnarci che per celebrare degnamente la sua passione dobbiamo spogliarci dell’uomo vecchio, cioè d’ogni affetto mondano.

59 D. Perché si fa la lavanda dei piedi nel giovedì santo?
R. Nel giovedì santo si fa la lavanda dei piedi:
1.    per rinnovare la memoria di quell’atto di umiliazione con cui Gesù Cristo si abbassò a lavarli ai suoi Apostoli;
2.    perché Egli medesimo esortò gli Apostoli e, in persona di essi, i fedeli ad imitare il suo esempio;
3.    per insegnarci, che dobbiamo purificare il nostro cuore da ogni macchia, ed esercitare gli uni verso degli altri i doveri della carità ed umiltà cristiana.

60 D. Perché nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese pubblicamente nelle processioni, o privatamente?
R. Nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese in memoria de’ dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell’orto, nelle case di Caifa, di Pilato e di Erode, e sul Calvario.

61 D. Con quale spirito si devono fare le visiti nel giovedì santo?
R. Nel giovedì santo si devono fare le visite non per curiosità, per abitudine o per divertimento, ma per sincera contrizione dei nostri peccati, che sono la vera cagione della passione

e morte del nostro Redentore, e con vero spirito di compassione delle sue pene, meditandone i vari patimenti; per esempio nella prima visita quel che soffri nell’orto; nella seconda, quel che soffrì nel pretorio di Pilato; e così dicasi delle altre.

62 D. Perché nel venerdì santo la Chiesa, in modo particolare, presa il Signore per ogni sorta di persone, anche per i pagani e per i giudei?
R. La Chiesa nel venerdì santo, in modo particolare, prega il Signore per ogni sorta di persone per dimostrare che Cristo è morto per tutti gli uomini e per implorare a beneficio di tutti il frutto di sua passione.

63 D. Perché nel venerdì santo si adora solennemente la croce?
R. Nel venerdì santo si adora solennemente la Croce, perché essendovi Gesù Cristo stato inchiodato ed essendovi morto in quel giorno, la santificò col suo sangue.

64 D. L’adorazione si deve al solo Dio, perché adunque si adora la Croce?
R. Si deve adorazione al solo Dio, e però quando si adora la Croce, la nostra adorazione si riferisce a Gesù Cristo morto su di essa.

65 D. Qual cosa è da considerarsi specialmente nei riti del sabato santo?
R. Nei riti del sabato santo è da considerarsi specialmente la benedizione del cero pasquale e del fonte battesimale.

66 D. Che cosa significa il cero pasquale?
R. Il cero pasquale significa lo splendore e la gloria, che Gesù Cristo risuscitato apportò al mondo.

67 D. Perché si benedice nel sabato santo il fonte battesimale?
R. Nel sabato santo si benedice il fonte battesimale, perché anticamente in questo giorno, come ancora nella vigilia della Pentecoste, si conferiva il Battesimo solennemente.

68 D. Che cosa dobbiamo fare mentre si benedice il fonte battesimale?
R. Mentre si benedice il fonte battesimale, dobbiamo ringraziare il Signore d’averci ammessi al Battesimo, e rinnovare le promesse che allora abbiamo fatto.

DA

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

Madonna dei sette dolori

Condividi su:

 

Madonna dei sette dolori

Il venerdì della settimana di passione è la festa della Madonna addolorata. Vi proponiamo questa meditazione di Mons. Guérard des Lauriers sull’incontro di Gesù con la sua santa Madre (4° stazione della via Crucis) tratto dall’opuscolo La via regale (edizioni CLS)

Quarta stazione
GESÙ INCONTRA MARIA SUA MADRE

Ecco il Re della Gloria, ornato della corona che Sua madre gli ha dato il giorno delle Sue nozze (1). Ecco, o Maria, Tuo Figlio; ecco che Egli sposa una seconda volta, nel Sangue, la natura che assunse in Te; ecco che Egli invita alle sue nozze tutte le vergini, e Te per prima, Vergine delle vergini che in quest’ora Egli fa sua Sposa.
Guardalo, Maria, il Re della Gloria, tu stessa, Regina nella Gloria! Mai fu più vera la profezia secondo cui tutta la gloria è dentro (2), nel regno che non è di questo mondo (3). Qual è dunque questa Gloria? È quella del Signore forte e potente (4), che vince ­l’odio con l’Amore, è quella della vergine forte e vigilante, che patisce in sè la Verità e l’Amore. Gesù, Tu incontri Maria, Tua Madre. Maria, tu incontri Gesù, Tuo Figlio. I vostri sguardi si incrociano sulla terra, è però in fondo all’anima che essi realizzano la più profonda comunione. Chi mai potrebbe essere il degno testimone di questo ineffabile incontro? Chi conosce questa Gloria? Gli uomini la disprezzano, gli Angeli l’adorano nel mistero, Tu solo, o mio Dio, la conosci, e in Te, o mio gran Dio, io voglio conoscerla, come una purissima immagine Tua.
Il Verbo incarnato e la Madre del Verbo si incontrano un istante sulla terra; il Padre, il Verbo e lo Spirito sussistono eternamente nella comune Essenza: questa è la chiave del mistero. Tu ritrovi, o Verbo incarnato, Tua madre nella gloria della Croce. Tu ritrovi, o Verbo eterno, Tuo Padre nella Gloria del­l’Essenza. Quale Gloria, quale Incontro, quale Amore! Amore crocifisso in nome del quale non ci si trova che per lasciarsi, Amo­re beatificante nel quale non ci si distingue che per ritrovarsi. Qui coscienza giusta uguale alla Beatudine infinita, là vita sufficientemente giusta per portare una pena infinita. O Gloria, o splendore di questo Amo­re, vero nel Seno della Beatissima Trinità, vero nell’intimo dell’incontro doloroso. Uguale modalità, uguale rigore. Essere due e non essere che uno. Distinguersi e unirsi; lasciarsi e ritrovarsi… Il peccato impone la propria distensione all’A­more che lo visita, ed è la forma del peccato che, per un istante, vince; nel delicato alternarsi del gioco dell’Amore, una delle fasi diventa dominante al punto da assorbire l’altra; e per Te, Gesù, e per Te, Maria, questo incontro sa solo di separazione. E tuttavia vi ritrovate in modo molto reale: le vergini, nel­l’Amore, si ritrovano continuamente, per quanto non si lascino mai. Come potrei comprendere la profondità di questo sguardo reciproco che tocca il fondo delle vostre anime, perchè procede dalla Luce di Dio?
Gesù, il Verbo Salvatore, Maria la prima e perfetta redenta: Maria in Gesù come nella sorgente della sua vita e Gesù in Maria come nell’espressione della Sua opera; così il Figlio è nel Padre e il Padre nel Figlio (5). Era la beatitudine essenziale che visitava le vostre anime attraverso questo sguardo, o Gesù, Figlio di Maria, o Maria, Madre di Gesù. Ma ciò non è affatto di questo mondo. Ed ecco che la penetrante dolcezza di questa luce diventa inesorabile penetrazione. Tu vedi, o Gesù, quanto costi a Tua Madre il seguirti, più che non misuri il prezzo della Sua redenzione; Tu vedi, o Maria, l’Agonia che si prolunga sotto il peso della Croce, distratta alla Tua stessa sofferenza. Non si percepisce il proprio dolore che nell’altro, proiettato nell’altro e ingigantito nell’altro indefinitamente, sulla misura stessa dell’Amore. Come due specchi perfettamente puri, voi riflettete ­l’uno per l’altra il rigore della legge del­l’Amore. O Maria, è ben Gesù che ritrovi, ma un Gesù che deve lasciare se stesso, che deve assolutamente offrire sé stesso; e Tu, o Gesù, è proprio Maria che ritrovi, ma una Maria che deve compiere nel dolore, la generazione che ­iniziò nella Gloria. E così, o Maria, tu lasci Gesù con un rigore a prima vista inconcepibile, giacché Tu sei tutt’uno con Gesù che deve lasciare se stesso. E Tu, Gesù, Tu comunichi con Maria nell’atto di suprema rinuncia che le chiedi e che le dai da compiere; Tu rinunci a lei, in lei e per lei che, a sua volta, rinunzia sé stessa. Amore che unisci Gesù a Maria; Amore che separi Gesù da sé stesso, e Maria da sé stessa; Gesù da Maria e Maria da Gesù. Amore, dammi un cuore amante che comprenda la legge dell’Amore.
O Maria, Tu non fai nulla per Gesù, neppure ciò che fece Veronica; e Tu, Gesù, non fai nulla per Maria, neppure ciò che facesti per le donne di Gerusalemme. Questo sguardo reciproco non ve lo date che per lasciarvi, e solo per questo. Nessuna azione; questo sguardo basta. O verginità ineffabile di questo sguardo che esclude tutto quello che non è Lui; Verginità uguale nell’Amore che possiede e che non distingue che per ­unire, nell’Amore crocifiggente che avvicina solo per separare.
O Gesù, o Maria, grazie per questo sguar­do! Che esso sia per me il sacramento del rigore dell’Amore. Io voglio adorarlo e conservarlo nella fede. Che esso mi faccia un cuore che accolga ugualmente l’Amore nella Gloria della sua Croce e nel riposo della sua Gloria.

1) Ct. III, 11.
2) Ps. XLIV, 14.
3) Gv. XVIII, 36.
4) Ps. XXIII, 8.
5) Gv. XVII, 21.

DA

http://www.oratoriosantambrogiombc.it/2020/04/02/madonna-dei-sette-dolori/

[Video] Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Condividi su:

Sul nostro canale Youtube sono disponibili nuovi video. Ultimo in ordine di data è il video di una breve ricerca su: Avarizia, Cupidigia, Spilorceria, Giuda Iscariota

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

Continua a leggere

Quel crocifisso portato per le vie di Roma verso la basilica di San Pietro dal 4 al 20 agosto del 1522…

Condividi su:
Nel 1519 un incendio, nella notte, distrugge completamente una Chiesa in Via del Corso, a Roma, intitolata a San Marcello. Il mattino seguente l’intero edificio è ridotto in macerie ma fra le rovine emerge integro il crocifisso dell’altare maggiore, ai piedi del quale arde ancora una piccola lampada ad olio. Tre anni dopo l’incendio, Roma viene colpita dalla “Grande Peste”. Il popolo porta il crocifisso in processione, riuscendo a vincere anche i divieti delle autorità, comprensibilmente preoccupate per il diffondersi del contagio. Il crocifisso viene prelevato e portato per le vie di Roma verso la basilica di San Pietro. La processione dura per 16 giorni: dal 4 al 20 agosto del 1522. Man mano che si procede, la peste dà segni di regressione, e dunque ogni quartiere cerca di trattenere il crocifisso il più a lungo possibile. Al termine, al momento del rientro in chiesa, la peste è del tutto cessata. Questa è la storia.
Veniamo ai giorni nostri….
Abbiamo chiuso i luoghi di culto, cantato a squarciagola dai balconi, abbiamo organizzato flash mob, sventolato tricolori, qualcuno (pochi) si è spinto ad ascoltare Prodi con la bandiera dell’Europa che se ne sta fregando di noi, abbiamo sbatacchiato i coperchi delle pentole, suonato chitarre, batterie, violini, pifferi e ci siamo distinti nelle sciocchezze più decadenti. Nessuno ha pensato alla cura dell’anima perché si parla solo di quella (pur doverosa) del corpo. Nel chiudere le chiese si è chiusa la devozione, si è spenta la pietà. Pochi hanno preso l’esempio di vera Fede dei nostri antenati del 1519, pochi hanno approfittato dell’isolamento per pregare e meditare nel silenzio indotto. Pochi hanno pensato di offrire a Dio i sacrifici di questo tempo quaresimale, in espiazione dei peccati. Pochi e isolati sacerdoti fedeli alla Tradizione ci hanno dato e ci danno l’esempio. Un esempio che è monito e speranza per tutti. La nostra anima è la chiesa che oggi non possiamo raggiungere. Curiamola con la medicina del Rosario, della penitenza, della meditazione sulla  nostra vita per migliorarci ad emergenza finita. Dimostriamoci ancora cattolici, senza vergogna. Perché non siamo noi quelli che debbono vergognarsi in questo periodo. Con loro faremo i conti alla fine. Ora pensiamo a noi. Viva Cristo Re!! Viva l’Italia!!
Matteo Castagna
Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico Christus Rex

Da

https://informazionecattolica.blogspot.com/2020/03/quel-crocifisso-portato-per-le-vie-di.html?m=1

Il senso del peccato

Condividi su:

 

Non sono pochi gli uomini di Chiesa che in questo momento stanno pregando perché gli scienziati trovino presto un vaccino contro il coronavirus responsabile della pandemia di Covid-19.

Ma se la preghiera si limitasse a questo sarebbe davvero un problema dal punto di vista della fede. Mi faceva notare un sacerdote che se anche la scienza trovasse il vaccino e continuassimo poi a commettere peccati, sorgerebbero altre pandemie peggiori, come ha dimostrato il segreto di Fatima sulla profezia della seconda guerra mondiale.

Il vero problema, forse, è la salvezza della nostra anima, cosa che molti cattolici oggi tendono a dimenticare. Rischiamo davvero di percorrere un binario morto se, come credenti, ci limitassimo a pregare Dio unicamente perché fermi il coronavirus.

Certo, la prima, immediata, istintiva invocazione d’aiuto che il cuore dell’uomo riesce a gridare in una situazione d’emergenza è quella di salvare la vita. È quella di chiedere a Dio che si trovi un modo per fermare la pandemia che sta flagellando il mondo interno. Ma non può essere solo quello. Come ha recentemente ricordato mons. Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, il termine latino “salus” significa salute, nel senso sanitario del termine, e significa anche salvezza, nel senso etico-spirituale e soprattutto religioso; l’attuale esperienza del coronavirus testimonia ancora una volta che i due significati sono interconnessi. Per questo non si deve dimenticare l’importanza di salvare l’anima oltre che il corpo.

E dire che i cristiani conoscono benissimo il monito del loro Maestro: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?» (Mt 16, 25-26).

Parafrasando le parole di Gesù Cristo potremmo chiederci cosa serve all’uomo trovare il vaccino contro il coronavirus per salvare il proprio corpo, se poi perde l’anima?

Il punto è che l’uomo moderno ha perso di vista questa prospettiva, perché ha smarrito il senso del peccato.

Lo aveva lucidamente preconizzato uno dei più grandi Papi del XX secolo, Pio XII, quando il 26 ottobre 1946 nel radiomessaggio trasmesso a conclusione del Congresso Catechetico degli Stati Uniti, tenutosi a Boston, annunciò che «forse il più grande peccato del mondo oggi è che gli uomini hanno cominciato a perdere il senso del peccato». (Discorsi e Radiomessaggi, VIII, p. 288). Nel XXI secolo, possiamo tranquillamente dire che quel senso è stato definitivamente perso. L’uomo del nostro tempo vive una sorta di “anestesia della coscienza”. Ha forse ancora un vago senso di colpa, un complesso di colpevolezza ma non è più il senso del peccato. Tutto ciò perché è sparito Dio dall’orizzonte della società

È il peccato, non il coronavirus, a produrre l’unica vera infezione che dobbiamo temere, ossia quella che uccide l’anima. E questa infezione, oggi, si propaga anche attraverso le leggi inique e contrarie ai comandamenti di Dio, che gli uomini ostentano come conquiste della modernità, o attraverso quelli che alcuni clerici amano definire «aggiornamenti pastorali-dottrinali esigiti da una fede al passo con i tempi».

Ecco perché il vero vaccino occorre trovarlo innanzitutto contro le leggi inique, che gridano vendetta al cospetto di Dio, come quelle sull’aborto, sull’eutanasia, sulla fecondazione artificiale, sulle norme per combattere la cosiddetta “omofobia”, sull’ideologia gender.

Se i cristiani non capiscono questo o, peggio, approvano le leggi inique, se non sono più capaci di reagire di fronte alle sempre più numerose manifestazioni blasfeme e sacrileghe, se peccano spensieratamente di idolatria, se affermano che non è più peccato mortale il sesto comandamento, come neanche tralasciare il precetto festivo, se ammettono la convivenza more uxorio, il divorzio, se sostengono che non si debba più parlare di peccato, ma solo di “complicazioni”, beh, allora non devono poi stupirsi se Dio risponde loro che non può aiutarli, e se intorno ad essi non resta altro se non quello che il Profeta Daniele definiva l’«abominio della desolazione».

Eppure, i cristiani conoscono il monito di Gesù: «Va e d’ora in poi non peccare più!» (Gv 8, 11).

Se si perde la consapevolezza del peccato, si riduce tutto ad una dimensione materiale, e la morte fisica terrorizza più della morte spirituale. È quello che si vede accadere in questi giorni di pandemia, anche, purtroppo, tra tanti cristiani. Ma se questi non sanno più testimoniare la differenza a cosa servono? Rischiano di diventare come l’evangelico «sale insipido», che non serve a nulla «nisi ut mittatur foras et conculcetur ab hominibus» (Mt 5, 13).

Quando il Figlio dell’Uomo tornerà sulla terra troverà ancora la fede? I cristiani devono avere sempre presente questa domanda, consapevoli dell’immensa responsabilità che essi hanno di tenere viva la fiamma della Verità fino al ritorno di Cristo.

Anni fa, mons. Luigi Giussani ha voluto recuperare gran parte della letteratura cattolica censurata dall’egemonia marxista che dal dopoguerra domina incontrastata il panorama culturale italiano. Giussani convinse la casa editrice BUR ad istituire una Collana denominata I libri dello spirito cristiano. Tra le varie perle ve n’è una che ho letto con piacere: il romanzo Morte, dov’è la tua vittoria? dello scrittore cattolico Henri Daniel-Rops (1901-1965), accademico di Francia. In quel romanzo Daniel-Rops faceva dire a uno dei suoi personaggi, l’abate Pérouze, queste parole: «La sola vita è quella che ci viene dalla lotta per la nostra anima (…). Gli uomini di oggi disprezzano questa verità (…), hanno bandito il peccato dalla loro vita e dai loro libri,

Gli uomini di oggi disprezzano questa verità (…), hanno bandito il peccato dalla loro vita e dai loro libri, e per questo sono finiti in un fiume fangoso in cui, senza saperlo, annaspano e affogano».

Speriamo che tutti, credenti e non, nelle drammatiche circostanze imposte dall’emergenza pandemica del Covid-19, possano recuperare la coscienza della necessità e riconoscersi umilmente peccatori, per poter salvare l’anima prima ancora del corpo.

 

Gianfranco Amato

 

Da

Il senso del peccato

1 20 21 22 23 24 25 26 106