“Così, da Papa, accolgo omosessuali e trans” (meno male che non è Papa…)

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Sul volo di ritorno da Baku Francesco spiega perché condanna la teoria del gender nelle scuole ma anche perché gli omosessuali vadano accompagnati e «avvicinati al Signore»: «Oggi Gesù farebbe così». Racconta di aver ricevuto in Vaticano una ragazza che ha cambiato sesso. Tra i prossimi viaggi India e Bangladesh. Vicino un concistoro per 13 nuovi cardinali. «Mi piacerebbe andare in Cina, ma non bisogna fare le cose in fretta»

ANDREA TORNIELLI
INVIATO SUL VOLO BAKU-ROMA

«Anche da Papa continuo ad accompagnare persone con tendenza e pratica omosessuali». Lo ha detto Francesco rispondendo alle domande dei giornalisti che sul volo da Baku a Roma gli chiedevano conto della durezza delle sue parole sul gender pronunciate sabato 1° ottobre in Georgia. Il Papa ha raccontato dell’incontro con una persona che ha cambiato sesso, da lui ricevuta in Vaticano, e ha parlato dei prossimi viaggi, dell’imminente concistoro, della Cina, delle elezioni americane e del conflitto tra Armenia e Azerbaigian.

Papa: “Accogliere e accompagnare omossessuali e trans”

Lei ha parlato del gender che distrugge il matrimonio. Come pastore che cosa direbbe a una persona che soffre da anni con la sua sessualità e che sente che la sua identità sessuale non corrisponde a quella biologica?

«Io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa persone con tendenza e con pratica omosessuali. Li ho accompagnati e avvicinati al Signore, alcuni non possono… Ma le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: “Vattene via che sei omosessuale!”. Quello di cui ho parlato è la cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola stava parlando con i figli, e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “Tu che cosa voi fare da grande?”. “La ragazza!”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza o questa opzione, o anche chi cambia il sesso. Un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia di bambino e di ragazzo.

Prima era una bambina, una ragazza che ha sofferto tanto. Si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Lo aveva raccontato alla mamma dicendo di voler fare l’intervento chirurgico. La mamma le ha chiesto di non farlo mentre lei era viva. Era anziana, è morta presto. Ha fatto l’intervento, ora è un impiegato di un ministero in Spagna. È andato dal vescovo e il vescovo lo ha accompagnato tanto. Un bravo vescovo questo, “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato, ha cambiato questa identità civile e lui – che era lei ma è lui – mi ha scritto che sarebbe stato di consolazione venire da me. Li ho ricevuti. Mi ha raccontato che nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, il vecchio parroco, e c’era il nuovo. Quando il nuovo parroco lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Il vecchio, invece, gli diceva: “Da quanto tempo non ti confessi? Vieni, vieni..”. La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a dire che tutto è lo stesso: ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore ora non dite: il Papa santificherà i trans! Già mi vedo le prime pagine dei giornali… È un problema umano, di morale. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, ma sempre col cuore aperto».

Lei ieri ha parlato di una guerra mondiale contro il matrimonio e ha usato parole forti contro il divorzio dicendo che sporca l’immagine di Dio. Ma nei mesi scorsi si era parlato di un’accoglienza per i divorziati.

«Tutto quello che ho detto sabato, con altre parole, si trova in Amoris laetitia(l’esortazione postsinodale sulla famiglia, ndr): quando si parla di matrimonio come unione di uomo e della donna, come immagine di Dio… – uomo e donna, non solo uomo – che diventano una sola carne quando si uniscono in matrimonio. Questa è la verità. È vero che in questa cultura i conflitti, tanti problemi non ben gestiti e tante “filosofie”, portano a questa guerra mondiale contro il matrimonio: dobbiamo stare attenti a non lasciare entrare in noi queste idee. Quando si distrugge l’immagine di Dio, si sfigura l’immagine di Dio. Amoris laetitia parla di come trattare questi casi, le famiglie ferite e c’entra la misericordia. C’è una preghiera bellissima della Chiesa che abbiamo pregato la settimana scorsa: “Dio che tanto meravigliosamente hai creato il mondo e più meravigliosamente lo hai ricreato con la redenzione e la misericordia”. Il principio è quello, ma le debolezze umane esistono, i peccati esistono, ma sempre l’ultima parola non ce l’ha la debolezza, non ce l’ha il peccato, ma la misericordia! Nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Vézelay c’è un capitello bellissimo del 1200. Da una parte del capitello c’è Giuda impiccato, e dall’altra parte c’è Gesù Buon pastore che lo prende e lo porta con lui. E se guardiamo bene la faccia di Gesù, le labbra sono tristi da una parte e con un piccolo sorriso di complicità dall’altra. Questi avevano capito che cos’è la misericordia! Nel matrimonio ci sono i problemi, e come si risolvono? Con quattro criteri: accogliere le famiglie ferite, accompagnare, discernere ogni caso e integrare. Questo significa collaborare in questa ricreazione meravigliosa che ha fatto il Signore con la redenzione. Sull’Amoris laetitia, tutti vanno al capitolo ottavo, ma si deve leggere tutta, dall’inizio alla fine. Il centro è il capitolo quarto, serve per tutta la vita. Ma si deve leggere tutta e rileggere tutta e discuterla tutta, è un insieme. C’è il peccato, la rottura, ma anche la cura, la misericordia, la redenzione».

Quando creerà i nuovi cardinali e quali criteri segue per questo tipo di nomine?

«I criteri saranno gli stessi dei due concistori precedenti. Li farò un po’ dappertutto perché la Chiesa è in tutto il mondo. Sto ancora studiando i nomi. La lista è lunga ma ci sono soltanto tredici posti. Mi piace che si veda nel collegio cardinalizio l’universalità della Chiesa, non soltanto il centro europeo. Dappertutto, nei cinque continenti. Potrà essere alla fine dell’anno, ma c’è il problema dell’Anno santo, o all’inizio dell’anno prossimo».

Quando andrà a trovare i terremotati in centro Italia e quale caratteristica avrà questa visita?

«Mi sono state proposte tre date, due non le ricordo bene, la terza è la prima domenica di Avvento. Appena rientrato sceglierò la data. Farò una visita privata, da solo, come sacerdote, come vescovo e come Papa. Da solo. E vorrei essere vicino alla gente, ma non so ancora come».

Quali saranno i viaggi internazionali del 2017?

«Di sicuro andrò in Portogallo, e andrò soltanto a Fatima. Quest’anno santo sono state sospese le visite ad limina dei vescovi, il prossimo anno devo fare le visite ad limina di quest’anno e del prossimo. Andrò quasi di sicuro in India e Bangladesh. In Africa non è sicuro, dipende da situazione politica e guerre. In Colombia: ho detto che se il processo di pace riesce, quando tutto sarà blindato, se vince il plebiscito, quando tutto sia sicuro e non si può tornare indietro, potrei andare… Ma se è instabile no. Tutto dipende da quello che dice il popolo, che è sovrano. Le forme democratiche e la sovranità del popolo devono andare insieme. È diventata un’abitudine in certi paesi che dopo il secondo mandato colui che lo finisce cerchi di cambiare la costituzione per ottenere un terzo mandato. E questo significa sopravvalutare la democrazia, contro la sovranità del popolo».

Perché non ha parlato di un viaggio in Cina? Quali difficoltà politiche ed ecclesiali impediscono una visita del Papa?

«Voi conoscete bene la storia della Cina: c’è la Chiesa patriottica e quella nascosta. Si parla, ci sono delle commissioni, io sono ottimista. Adesso credo che i Musei Vaticani hanno fatto un’esposizione in Cina. Ci sono tanti professori che vanno a insegnare nelle università cinesi. Tante suore e molti preti che possono lavorare bene lì. Le relazioni tra Vaticano e Cina si devono fissare in un buon rapporto, ci vuole tempo. Le cose lente vanno bene, quelle fatte in fretta non vanno bene. Il popolo cinese ha la mia stima. L’altro giorno all’Accademia delle scienze c’è stato un convegno sulla Laudato si’ e c’era una delegazione cinese. Il presidente mi ha mandato un regalo. Mi piacerebbe andare, ma non penso ancora…».

Il vescovo Lebrun ha detto che lei ha autorizzato a derogare l’attesa di cinque anni per procedere con il processo di beatificazione del padre Jacques Hamel, il sacerdote della diocesi di Rouen ucciso in chiesa dai fondamentalisti…

«Ho parlato col cardinale Amato (Prefetto della Congregazione per le cause dei santi, ndr), faremo degli studi. L’intenzione è fare le ricerche necessarie per vedere se ci sono le ragioni per farlo beato. Si devono cercare testimonianze, non perdere le testimonianze fresche, quello che ha visto la gente».

Quella tra Armenia e Azerbaigian è una brutta storia: che cosa deve accadere per arrivare a una pace permanente che tuteli i diritti umani?

«L’unico cammino è il dialogo sincero, faccia a faccia, senza accordi sottobanco. Un negoziato sincero. E se non si può arrivare a questo, bisogna avere il coraggio di andare a un Tribunale internazionale, all’Aia per esempio, e sottomettersi al giudizio internazionale. L’altra via è la guerra. Ma con la guerra si perde tutto! I cristiani devono pregare, perché i cuori prendano il cammino di dialogo, del negoziato o andare a un tribunale internazionale. Ma non si possono avere problemi così: la Georgia con la Russia ha un problema, l’Armenia è un paese senza frontiere aperte, ha problemi con l’Azerbaigian. Si deve andare al tribunale internazionale se non c’è altra via».

Per il prossimo premio Nobel per la pace ci sono vari candidati, 300 nomination. Il popolo dell’isola di Lesbo. O i caschi bianchi della Siria, i volontari che tirano fuori la gente dalle macerie a prezzo della vita. O ancora il presidente della Colombia e il comandante delle Farc. Lei chi spera che vinca?

«C’è tanta gente che vive per fare la guerra, per la vendita delle armi, per uccidere. Ma anche c’è tanta gente, tanta, tanta che lavora per la pace. Non saprei dire quale persona scegliere fra tanta gente, è difficile. Lei ne ha menzionati alcuni, ce ne sono ancora di più. Mi auguro anche che a livello internazionale ci sia un ricordo, una riconoscenza, una dichiarazione sui bambini, sugli invalidi, sui minorenni, sui civili morti sotto le bombe delle guerre. Credo che quello sia un peccato! Un peccato contro Gesù Cristo, perché la carne di quei bambini, di quella gente ammalata, di quegli anziani indifesi, è quella di Gesù Cristo. Bisognerebbe che l’umanità dicesse qualcosa sulle vittime delle guerre. Gesù ha detto, su coloro che fanno la pace, che sono beati. Ma dobbiamo dire qualcosa sulle vittime delle guerre: buttano una bomba su un ospedale e su una scuola e fanno tante vittime!».

La campagna presidenziale negli Stati Uniti. Un cattolico chi dovrebbe scegliere fra due candidati: uno è lontano su molti punti dall’insegnamento della Chiesa, e un altro ha fatto certe dichiarazioni sugli immigrati e sulle minoranze…

«Lei mi fa una domanda descrivendo una scelta difficoltosa. Perché secondo lei ci sono difficoltà in uno e nell’altro. In campagna elettorale io mai dico una parola. Il popolo è sovrano e soltanto dirò: studia bene le proposte, prega e scegli in coscienza!. Poi esco dal caso specifico e faccio un’ipotesi di scuola, perché non voglio parlare del problema concreto: quando succede che in un Paese qualsiasi ci sono due, tre quattro candidati che non danno soddisfazione a tutti, significa che la vita politica di quel paese forse è troppo politicizzata ma non ha tanta cultura politica. Uno dei compiti della Chiesa e dell’insegnamento nelle facoltà è di insegnare ad avere cultura politica. Ci sono paesi – penso all’America latina – che sono troppo politicizzati ma non hanno cultura politica, senza un pensiero chiaro sulle basi, sulle proposte».

La testimonianza per la storia è più importante del testamento di un Papa? Glielo chiedo perché Giovanni Paolo II aveva lasciato detto che bruciassero le sue lettere e invece sono finite su un libro.

«Lei dice di un Papa che indica di bruciare le sue carte, le sue lettere. Ma questo è il diritto di ogni uomo e ogni donna. Ha il diritto di farlo prima di morire. Chi non ha rispettato quella volontà sarà colpevole, non lo so, non conosco bene il caso. Di tanta gente non è stato rispettato il testamento».

Dopo l’incontro con il patriarca, lei ha visto la possibilità di una futura cooperazione e dialogo tra le Chiese ortodossa e cattolica?

«Io ho avuto due sorprese in Georgia. Una è la Georgia. Mai ho immaginato tanta cultura, tanta fede, tanta cristianità. Un popolo credente e una cultura cristiana antichissima, un popolo di tanti martiri. Ho scoperto una cosa che non conoscevo: la larghezza di questa fede georgiana. La seconda sorpresa è stato il patriarca: è un uomo di Dio, quest’uomo mi ha commosso. Le volte che l’ho incontrato sono uscito con il cuore commosso, ho trovato un uomo di Dio. Sulle cose che ci uniscono e ci separano, io dirò: non mettiamoci a discutere le cose di dottrina, questo lasciamolo ai teologi, loro sanno farlo meglio di noi, discutono e sono bravi, sono buoni, quelli di una parte e dell’altra. Che cosa dobbiamo fare noi, popolo? Pregare gli uni per gli altri. E fare cose insieme: ci sono i poveri, lavoriamo per i poveri; c’è un problema, lavoriamo insieme; ci sono i migranti, lavoriamo insieme per gli altri. Possiamo farlo. Questo è il cammino dell’ecumenismo e con buona volontà si può, si deve fare. Oggi l’ecumenismo si deve fare camminando insieme e pregando insieme. Ma la Georgia è meravigliosa, non me lo aspettavo: cristiana fino nel midollo».

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Sgarbo degli ortodossi a Bergoglio. In Georgia non vanno alla sua “messa”

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Risultati immagini per No a BergoglioSegnalazione di Raimondo Gatto

Forti contrasti tra cattolici e chiesa locale. Il vescovo di Tbilisi:
“Difficile parlarsi”

Che quello di papa Francesco in Georgia non fosse un viaggio semplici era stato chiaro fin da subito.
Che gli attriti con la chiesa ortodossa locale si sarebbero però fatti sentire in modo così stridente non era forse altrettanto scontato.

Eppure le avvisaglie c’erano state, perché già l’incontro tra il papa cattolico ed Elia II, anziano patriarca della Chiesa autocefala georgiana, aveva fatto riemergere le diffidenze della Chiesa
storicamente più dura nei confronti del Vaticano.

Giunge dunque come un ennesimo sgarbo, ma non di certo come una novità, la scelta della delegazione ortodossa di non prendere parte alla messa celebrata da Francesco allo stadio
di Tbilisi. Un passo indietro che arriva all’ultimo minuto – scrive Il Messaggero – su una via già costellata di ostacoli per il dialogo. Continua a leggere

Bergoglio rende pubblico il suo consenso agli impianti RFID

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Segnalazione di Federico Prati

 

Con una mossa controversa da parte della chiesa cattolica, Bergoglio ha dichiarato il suo consenso alla tecnologia microchip RFID ed allo “straordinario aiuto” che può fornire all’umanità. Lo sdegno nasce dalla convinzione di molti evangelici, fondamentalisti e cattolici, che il microchip RFID sia il “marchio della bestia” di cui parla la Bibbia nei capitoli riguardanti la fine dei tempi. Durante l’omelia settimanale, il Pontefice ha esposto alla folla dei fedeli il suo punto di vista sulla tecnologia RFID, ed ha assicurato che ricevere un impianto di questo tipo non può causare nessun danno spirituale.

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Francesco perdona anche la Cina di Mao. A quando la santificazione di Pol Pot?

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Mao

di Sandro Magister

Nel citare Francesco a proposito dei negoziati in corso tra la Santa Sede e la Cina, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha dato evidenza ai due supremi criteri ai quali il papa ispirerebbe la sua azione: realismo e perdono:

> Primavera diplomatica tra Roma e Pechino. Ma per la Chiesa cinese è inverno

In effetti, entrambi questi criteri erano dominanti nella memorabile intervista rilasciata da papa Francesco lo scorso 2 febbraio al quotidiano on line di Hong Kong “Asia Times”:

> Incontro attraverso il dialogo

Quell’intervista era un superbo esempio di Realpolitik spinta all’estremo.

Lo era per il suo voluto silenzio – concordato con l’intervistatore – sulle questioni religiose e di libertà.

Lo era per le parole con cui il papa assolveva in blocco il passato e il presente della Cina, esortandola ad “accettare il proprio cammino per quel che è stato”, come “acqua che scorre” e tutto purifica, anche quei milioni di vittime che il papa s’è guardato dal nominare, neppure velatamente. Continua a leggere

E PRIORITA’ DI BERGOGLIO, CHE SI NOMINA “MINISTRO DELL’INTEGRAZIONE”…

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Lettera Apostolica in forma di ‘Motu Proprio’ con la quale si istituisce il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (17 agosto 2016)

 

LETTERA APOSTOLICA
IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»

DEL SOMMO PONTEFICE
FRANCESCO

con la quale si istituisce il

Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

 

In tutto il suo essere e il suo agire, la Chiesa è chiamata a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo alla luce del Vangelo. Tale sviluppo si attua mediante la cura per i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato. Il Successore dell’apostolo Pietro, nella Sua opera in favore dell’affermazione di tali valori, adatta continuamente gli organismi che collaborano con Lui, affinché possano meglio venire incontro alle esigenze degli uomini e delle donne che essi sono chiamati a servire.

Pertanto, allo scopo di attuare la sollecitudine della Santa Sede nei suddetti ambiti, come pure in quelli che riguardano la salute e le opere di carità, istituisco il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Tale Dicastero sarà particolarmente competente nelle questioni che riguardano le migrazioni, i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura.

Nel nuovo Dicastero, retto dallo Statuto che in data odierna approvo ad experimentum, confluiranno, dal 1° gennaio 2017, le competenze degli attuali seguenti Pontifici Consigli: il Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace, il Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ed il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari. In quella data questi quattro Dicasteri cesseranno dalle loro funzioni e verranno soppressi, rimanendo abrogati gli articoli 142-153 della Costituzione apostolica Pastor Bonus.

Quanto deliberato con questa Lettera apostolica in forma di “motu proprio”, ordino che abbia fermo e stabile vigore, nonostante qualsiasi cosa contraria anche se degna di speciale menzione, e che sia promulgato tramite pubblicazione su L’Osservatore Romano, quindi pubblicato sugli Acta Apostolicae Sedis, entrando in vigore il 1° gennaio 2017.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 17 agosto 2016, Giubileo della Misericordia, quarto del mio Pontificato.

Francesco

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Bergoglio “una cum” Caifa

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BERGO BERGO BERGOLIO

 

 

Segnalazione di Federico Prati

 

https://it.zenit.org/articles/istituto-elijah-di-gerusalemme-riflette-su-leadership-religiosa-papa-francesco-modello-da-seguire/ http://anousimitalia.shavei.org/2016/08/08/fondamentalmente-freund-incontrare-papa-francesco/ http://agensir.it/quotidiano/2016/8/3/ebraismo-il-18-settembre-la-giornata-della-cultura-ebraica-capofila-milano/ http://www.maurizioblondet.it/congresso-mondiale-ebraico-francesco-nostro-piu-stretto-alleato-2-mila-anni/

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Il 31 ottobre Bergoglio in Svezia per commemorare i 500 anni della Riforma

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…Nel solco di Ratzinger… (N.d.R.)

Papa Francesco incontra una delegazione luterana - RV

Papa Francesco incontra una delegazione luterana – RV

25/01/2016

Papa Francesco sarà in Svezia il prossimo 31 ottobre: prenderà parte ad una cerimonia congiunta in programma a Lund fra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, per commemorare il 500.mo anniversario della Riforma, che cade nel 2017. Lo comunica la Sala Stampa della Santa Sede. Il servizio di Giada Aquilino:

Un “particolare risalto ai solidi progressi ecumenici fra cattolici e luterani e ai doni reciproci derivanti dal dialogo”: questo il senso della commemorazione ecumenica congiunta che sarà presieduta a Lund dal Pontefice, dal vescovo Munib A. Younan, presidente della Federazione Luterana Mondiale, e dal rev. Martin Junge, segretario generale della medesima Federazione. A spiegarlo il comunicato della Federazione Luterana Mondiale e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, presieduto dal cardinale Kurt Koch. Per l’evento, organizzato in collaborazione con la Chiesa di Svezia e la diocesi di Stoccolma, è prevista una celebrazione comune fondata sulla “Common Prayer – Preghiera Comune”, la recente guida liturgica appositamente preparata da cattolici e luterani e inviata alle Chiese della Federazione e alle Conferenze episcopali cattoliche.

Da parte luterana, l’anniversario della Riforma verrà commemorato in “uno spirito di responsabilità ecumenica”, spiega il rev. Martin Junge, aggiungendo come lavorando “per la riconciliazione fra luterani e cattolici” si operi “per la giustizia, la pace e la riconciliazione in un mondo lacerato dai conflitti e dalla violenza”.

Concentrandosi insieme su “centralità della questione di Dio” e su un “approccio cristocentrico”, afferma il cardinale Koch, le due comunità avranno la possibilità di celebrare la commemorazione ecumenica della Riforma “non semplicemente in modo pragmatico, ma con un senso profondo della fede in Cristo crocifisso e risorto”.

La Chiesa di Svezia, con l’arcivescovo Antje Jackelén, auspica che tale appuntamento “contribuisca all’unità dei cristiani” in tutto il mondo.

La diocesi di Stoccolma, con il vescovo Anders Arborelius, pone l’accento sulla situazione ecumenica “unica e interessante” in Svezia, nella speranza che l’incontro del 31 ottobre “aiuti a guardare al futuro in modo tale da essere testimoni di Gesù Cristo e del Suo Vangelo” nel mondo secolarizzato di oggi.

La commemorazione ecumenica congiunta, spiega ancora il comunicato, si inquadra nel processo di ricezione del documento del 2013 “From Conflict to Communion – Dal conflitto alla comunione”, il “primo tentativo” delle comunità luterane e cattoliche di descrivere insieme, a livello internazionale, la storia della Riforma e delle sue intenzioni. La Preghiera Comune al centro della celebrazione si fonda in particolare sul documento “From Conflict to Communion: Lutheran-Catholic Common Commemoration of the Reformation in 2017 – Dal conflitto alla comunione: commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma nel 2017” e presenta i temi del rendimento di grazie, del pentimento e dell’impegno alla testimonianza comune, “al fine – aggiunge il comunicato – di esprimere i doni della Riforma e chiedere perdono per le divisioni seguite alle dispute teologiche”.

Il 2017, si precisa infine, coinciderà anche con il 50.mo anniversario del dialogo internazionale luterano-cattolico, dal quale sono scaturiti rilevanti risultati ecumenici, come la “Joint Declaration on the Doctrine of Justification – Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione”, firmata nel 1999, annullando “dispute antiche di secoli” sulle verità fondamentali della Dottrina della Giustificazione, che era al centro della Riforma del XVI secolo.

All’inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno Papa Francesco, ricevendo la delegazione ecumenica della Chiesa Luterana di Finlandia, ha ricordato i risultati conseguiti nel dialogo tra luterani e cattolici, evidenziando come le differenze che “tuttora permangono nella dottrina e nella prassi” non devono scoraggiarci ma “spronarci a proseguire insieme il cammino verso una sempre maggiore unità, anche superando vecchie concezioni e reticenze”. Soprattutto in un mondo, come quello di oggi, “spesso lacerato dai conflitti e segnato da secolarismo e indifferenza”: per questo, ha aggiunto, “tutti uniti siamo chiamati ad impegnarci nel confessare Gesù Cristo, diventando sempre più testimoni credibili di unità e artefici di pace e di riconciliazione”. Perché in fondo la divisione è uno “scandalo”, aveva detto ancora il Pontefice visitando nel novembre scorso la chiesa evangelica luterana di Roma.

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La strategia dei nemici di Cristo

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Si tratta di analisi e dati molto interessanti, soprattutto dal punto di vista delle informazioni. Anche i lettori più “pignoli” capiranno che non possiamo mettere le virgolette ogni volta che viene attribuito un titolo ad un “chierico” conciliare… (N.d.R.)

di Sergio Basile  

La duplice strategia dei nemici di Cristo per  la dissoluzione: ecumenismo e  scisma  nella Chiesa 

 Il mondialismo massonico vuol minare dottrina  e unità tra i fedeli, nello stesso tempo 

►Video correlato – Papa Francesco / Video ecumenico: 4 religioni, un dio

di  Sergio Basile

Il Cattolico istruito nella sua religione

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Bergoglio visiterà la moschea di Roma: è il primo “Papa” a farlo

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BERGOLLIO

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Paolo VI non ci voleva mettere piede e persino Giovanni Paolo II aveva riserve, visto il braccio di ferro tra il Vaticano e l’Arabia Saudita che premeva per fare costruire a Roma un minareto più alto del cupolone di San Pietro. Di fatto la Grande Moschea progettata da Portoghesi – la più grande di tutta Europa – non è mai stata oggetto di una visita papale nonostante i reiterati inviti che sono stati inoltrati in passato. I tempi però sono cambiati e mai come adesso la Chiesa e l’Islam si trovano a far fronte ad uno stesso problema, l’estremismo islamico che miete vittime tanto tra i musulmani quanto tra i cristiani.

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