Gerusalemme capitale d’Israele, la mossa di Trump contro Iran e Russia

Condividi su:

Segnalazione Linkiesta

Image

Gerusalemme capitale d’Israele, la mossa di Trump contro Iran e Russia

L’ambasciata americana a Gerusalemme è parte di una strategia per avvicinare Israele all’Arabia Saudita in opposizione a Iran e Libano. I negoziati di pace con i palestinesi sarebbero il prossimo passo dell’amministrazione Trump. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

Continua a leggere

La promessa di Putin: ricostruirà i siti religiosi dei cristiani in Siria

Condividi su:

Vladimir_Putin_inauguration_7_May_2012-25Segnalazione di F.F.

Il 4 dicembre il presidente russo Vladimir Putin ha partecipato a una tavola rotonda alla quale si sono sedute le autorità più importanti della Chiesa ortodossa giunte da ogni angolo del paese. Insieme hanno còlto l’occasione per festeggiare l’annuncio di Putin: il territorio siriano è quasi completamente liberato dalle milizie dell’Isis, anche i più piccoli distretti storici e religiosi cari ai cristiani. Ma l’impegno di Mosca non finisce qui: di fronte alle congregazioni dei cristiani ortodossi il presidente russo ha affermato anche che la Russia penserà alla ricostruzione dei siti sacri per i cristiani e distrutti in Siria durante la feroce battaglia contro i tagliagole dell’autoproclamato Stato Islamico. Continua a leggere

Le bufale (o fake news) dell’irruzione squadrista in un’assemblea pro-migranti e del carabiniere con la bandiera nazista

Condividi su:

Segnalazione di Redazione BastaBugie

L’irruzione non è squadrista, semmai sessantottina e la bandiera del carabiniere è solo un pretesto per gridare al nazismo, che non c’entra nulla con quella bandiera
di Marcello Veneziani

Siamo alla paranoia ideologica virale. Una bandiera del Secondo Reich, che era una monarchia costituzionale ottocentesca, tenuta in caserma da un ragazzo carabiniere di vent’anni, diventa il pretesto del giorno per gridare al Nazismo risorgente, che non c’entra un tubo con la bandiera e con la storia del secondo Reich.
L’uso fake della storia sconfina nel delirio persecutorio.
Ma non basta. In pieno autunno del 2017, un benemerito compagno ha scoperto una cosa tremenda: il 20 maggio del 1924, la città di Crema conferì su proposta della giunta locale la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.
L’orrenda scoperta ha subito compattato il valoroso popolo de sinistra – enti, associazioni, partiti e sindaca, oltre l’ineffabile Anpi – che ha intimato di provvedere subito a ritirare l’atto osceno in luogo pubblico.
Togliendo la cittadinanza onoraria di Crema a Mussolini avremo finalmente un Duce scremato. Tempestivo, non c’è che dire, se ne sentiva l’urgenza, 93 anni dopo.
Ma come dice un proverbio politicamente corretto, Chi va piano va Fiano e va lontano. E’ tutta una gara in Italia per scoprire e revocare la cittadinanza onoraria al Duce in un sacco di comuni.

AZIONE SQUADRISTA GRAVISSIMA (?!)
Pensavo a questo eroico atto di ribellione al fascismo da parte della città cremosa mentre leggevo per il terzo giorno consecutivo commenti, anatemi e mobilitazioni contro il pericolo fascista dopo la sconcertante “azione squadrista” compiuta a pochi chilometri da Crema, a Como.
La Repubblica, per esempio, ha schierato il suo episcopato per condannare il fascismo risorgente e chiamare a raccolta l’antifascismo eterno. Sui tg c’è stato un tripudio di demenza militante a reti unificate. Non avevo intenzione di scriverne, mi pareva immeritevole d’attenzione, ma la paranoia mediatico-politica non accenna a scemare.
1) Ora, per cominciare, quell’irruzione in un’assemblea pro-migranti non è di stampo squadrista semmai di stampo sessantottino. Gli squadristi, come i loro dirimpettai rossi, non irrompevano per leggere comunicati e andarsene senza sfiorare nessuno.
L’abitudine di interrompere lezioni, assemblee, lavori è invece tipicamente sessantottina e poi entrò negli usi degli anarco-situazionisti, della sinistra rivoluzionaria, dei centri sociali, ecc. Gli “skin” in questione ne sono la copia tardiva, l’imitazione grottesca.
2) Secondo, i comunicati. Trovate pure demente e mal recitato, quel comunicato che gli impavidi neofascisti hanno letto interrompendo la riunione filo-migranti. A me fa sorridere, se penso ai comunicati degli anni di piombo.
Vi ricordate? Davano notizie o annunci di assassini, accompagnavano attentati ed erano a firma Br, Primalinea e gruppi affini. Quando penso a quei comunicati, deliranti ma corrispondenti ad azioni deliranti e sanguinose, trovo farsesco il remake a viso aperto di quattro fasci e l’allarme mediatico che ne è seguito.
3) Terzo, la violenza di irrompere e interrompere. Succede ancora, nelle università, in luoghi pubblici, verso chi non piace ai movimenti di sinistra radicale, lgbt, centri sociali o affini. È capitato anche a me, girando l’Italia, di trovare aule universitarie e luoghi pubblici in cui non riesci a parlare o parli sotto scorta, tra interruzioni, proclami e incursioni.
Di questo teppismo i giornali e i tg non ne parlano mai. E nessuna di queste anime belle che gridano indignate al pericolo fascista, ha mai espresso una parola di solidarietà e di condanna.

L’INDIGNAZIONE DI RENZI
Lo dico anche al pinocchietto fiorentino che esorta la comunità nazionale a indignarsi tutta e non solo la sua parte politica, per l’episodio di Como, anzi per la strage virtuale: lui non ha mai speso una parola per stigmatizzare episodi di segno opposto, assai più numerosi e più violenti e pretende che l’Italia insorga compatta per una robetta del genere?
Diamine, ci sono ogni giorno storie di violenza e di morti, aggressioni in casa, e la comunità nazionale intera deve mobilitarsi unita di fronte a un episodio verbale così irrilevante?
In realtà, voi informazione pubblica, voi governativi, voi giornaloni e associati, siete i primi spacciatori di bufale o fake news. Perché prendete una minchiata qualsiasi e la fate diventare La Notizia della Settimana, ci imbastite teoremi, prediche, rieducazioni ideologiche, campagne e mobilitazioni antifasciste.
Se il pericolo che corrono le nostre istituzioni ha tratti così farseschi, allora il primo pericolo è la ridicolizzazione della storia e della democrazia da voi operata quando sostenete che sono messe a repentaglio da episodi così fatui e marginali.
Non sapete distinguere tra una bomba e una pernacchia. E finirete spernacchiati. Continua a leggere

Russianews, stragi di Srebrenica: “civili uccisi dai mussulmani”

Condividi su:

Segnalazione di Gianni Toffali

http://press.russianews.it/press/wp-content/uploads/2014/02/Un-memoriale-nel-cimitero-di-Potcari-Sebrenica-photo-Nikola-Solic.jpg

CONTINUA SU:

http://press.russianews.it/press/finalmente-emerge-la-verita-su-srebrenica-i-civili-non-furono-uccisi-dai-serbi-ma-dagli-stessi-musulmani-bosniaci-per-ordine-di-bill-clinton/ Continua a leggere

Modena, al posto dell’ora di religione arriva un corso di zumba

Condividi su:

Segnalazione di T.M.

Scandalo a Modena dopo che ai bimbi di scuola elementare è stata cancellata un’ora di religione per fare spazio all’insegnamento della danza-fitness afro caraibica

di Luca Romano

Si aspettavano due ore di religione e invece se ne sono trovate due di zumba: questa la singolare sorpresa per alunni e genitori della scuola elementare “Manfredo Fanti” a Carpi, in provincia di Modena.

Come racconta la stampa locale, alcuni giovani alunni dell’istituto primario si sono visti proporre un corso della danza-fitness afrocaraibica durante le ore di religione e di scienza. Il caso è emerso quando sono tornati a casa chiedendo scarpette e vestiti da ginnastica per le ore che avrebbero dovuto essere consacrate all’insegnamento della religione. Continua a leggere

La fine della Merkel è vicina

Condividi su:
di Tom Luongo

La fine della Merkel è vicina

Fonte: Aurora sito

Questo è un titolo che aspettavo di scrivere da sei anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel non può mettere insieme una coalizione. È il risultato di un’elezione che ha visto l’ascesa della populista Alternative for Germany (AfD) e la caduta dei socialdemocratici, guidati dal guappo di Soros Martin Schultz. Ora i Liberaldemocratici (FDP) guidati da Christian Lidner, capiscono quanto sia forte la loro posizione. Non devono fare un cattivo affare con Merkel per avere il posto a tavola solo per doverla condividere con i Verdi ideologicamente opposti. Possono forzare un nuovo voto, vedere al rialzo e insieme ad AfD chiedere una fetta molto più grande della torta. Ma infine, se il partito di coalizione CDU/CSU della Merkel dovesse restare, e non c’è alcuna garanzia, dovrà rinunciare alla Merkel se vuole sopravvivere elettoralmente. Comunque, la CSU guidata dal governatore bavarese Horst Seehofer potrebbe staccarsi dalla CDU rendendo impossibile qualsiasi coalizione senza un nuovo voto.

L’ultima battaglia del Merkelismo
L’unica cosa in cui l’articolo del Washington Post ha ragione è che la decisione ora spetta al presidente Frank-Walter Steinmeyer. Descrive tre scenari, alcuno dei quali ovvio, un nuovo voto. Ma è un anatema per lo Stato profondo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi va ignorato dal Post. Un nuovo voto, tuttavia, è ciò che è probabilmente sul tavolo. Le potenze in Europa l’impediranno il più a lungo possibile e cercheranno di trascinarla al Bundestag nella speranza che Merkel possa formare un governo di minoranza. Ma, francamente, non vedo perché qualcuno lo vorrebbe, oltre a bloccare l’accesso al potere all’AfD. Con un governo di minoranza il blocco elettorale AfD di quasi 100 seggi è nella posizione assai forte per siglare accordi con gli altri partiti, che pubblicamente affermano che non vi collaboreranno mai. Quindi, la realtà di un nuovo voto è alta. E ciò significa vantaggi per i cosiddetti partiti conservatori CSU, FDP e AfD. Lo scenario da incubo per tutti è l’avanzata dell’AfD oltre il 15% in qualsiasi nuovo voto. Staccando il 6,8% della CSU, la CDU della Merkel ha ottenuto solo il 26,8% dei voti a settembre. Mettere insieme un governo non migliorerà la posizione della CDU. Mentre FDP, CSU e AfD ci guadagnano garantendo che il Merkelismo sia completamente respinto. I socialdemocratici si sono tagliati la gola, prima entrando nella grande coalizione con la Merkel dopo le ultime elezioni e dopo candidando Schultz come ovvia mossa del cavallo della Merkel. Non si può sottolineare abbastanza che Schultz viene ritenuto l’oppositore candidato contro la Merkel solo per perdere, come McCain e Romney negli Stati Uniti. Il suo compito era incanalare i voti per la Merkel dai socialdemocratici. Ma non ha funzionato. Ciò che è successo è il completo collasso del sostegno alla Merkel, un mutamento della mentalità tedesca. Questo è l’opposto di ciò che volevano Merkel e Schultz. Sono euristi innanzitutto. E mentre il sentimento per l’UE in Germania è ancora favorevole, non lo è a scapito dei valori tedeschi, e francamente, delle donne tedesche.

Le divisioni sull’immigrazione si approfondiscono
La radicale adesione della Merkel all’ideologia dei confini aperti di Soros le costerà la cancelleria. Getterà inoltre l’UE in un vero e proprio tumulto mentre il suo capo viene deposto da un elettorato tedesco che non è più totalmente dedito al suicidio culturale come penitenza per l’Olocausto. Questo lascia il toy-boy francese Emmanuel Macron alla guida dell’UE nel momento in cui è necessaria una forte leadership per gestire la nascente crisi del sistema bancario. Esitavo nel definire la fine dell’UE, in quanto è attualmente prevista tra un paio d’anni. L’ascesa dei movimenti populisti in Europa è stata lenta ma costante. Nonostante sia riuscito a vincere Macron in Francia, la populista del Front Nationale Marine Le Pen ha battuto i principali partiti francesi. Mentre possiamo ancora definire lo scenario “Incontra il nuovo boss, lo stesso vecchio boss” in Francia e Germania, l’ondata populista in Europa non ha ancora raggiunto il picco. La fine del Merkelismo ne è il risultato naturale. Era da sempre una posizione politica senza uscita. Un’Europa federata secondo i termini della Germania non sarebbe mai stata stabile oltre la generazione che l’ha venduta. E’ stata costruita sulla base della divisione, riversando le ricchezze del continente ai tedeschi a scapito di tutti gli altri. Come delineavo in questo articolo ad ottobre: “Finora la Germania ha utilizzato l’Europa meridionale come discarica, scambiando il debito sovrano italiano e portoghese con le BMW. Ma questo schema ha raggiunto il limite e fa a pezzi l’Unione europea. La Germania non vuole fermare l’accordo e non vuole pagare la sua “giusta parte” dell’onere per la risoluzione, cioè ridurre il debito di ciò che considera Paesi “Club Med”. I politici tedeschi come Merkel sfruttano cinicamente questo cinismo per vantaggi politici ma, ora che s’è raggiunto il limite del debito, si smaschera per nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo statunitense, non da leader della Germania”.

L’UE non sopravviverà alla Merkel
Ed è qui che andiamo sull’Europa. Una volta che la Merkel se ne sarà andata, inizierà lo smantellamento dell’attuale versione del progetto europeo. Macron è l’elite del Piano-B, un naif facilmente influenzato che promuoverà qualsiasi sciocchezza pazzoide vogliano. Questo significa:
– Un esercito dell’UE per soggiogare gli Stati separatisti.
– Nuove regole bancarie che assicurino che i depositanti vengano spazzati via dalla prossima crisi finanziaria .
– Più pressione legale e politica sugli Stati dell’Europa orientale come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca che respingono con tutto il cuore il Merkelismo.
– Turbolenze politiche in Italia e Spagna che vedranno l’apertura a una maggiore autonomia dato che il messaggio di Bruxelles sarà meno volto al salvataggio delle banche tedesche dal contagio.
La Merkel stava tenendo tutto questo insieme, ma i risultati delle elezioni rendono impossibile continuare. La sua eredità sarà un’Europa divisa lungo vecchie linee tribali, esattamente l’obiettivo opposto dell’UE. Soros e il resto delle élite del mondo unificato cercheranno di usare il caos per forgiare una nuova identità europea, un’Europa più forte. Ma non contateci. Theresa May regge meglio del previsto ai colloqui sulla Brexit. L’amministrazione Trump riesce a cavarsela internamente e ciò significa porre fine a John McCain come presidente via Senato. Una volta che Trump avrà una vera maggioranza e l’opposizione nel GOP debitamente neutralizzata, sosterrà la resistenza contro i resti del Merkelismo. Perciò va osservato attentamente l’assalto ai pilastri del Merkelismo. L’uscita della “Lista di Soros”, i parlamentari sotto suo controllo, è significativa. Lo è anche l’abbandono dei Clinton da parte dei democratici di ogni forma e dimensione. La perdita di fiducia diplomatica e, cosa più importante, del rispetto degli Stati Uniti da parte degli alleati su ciò che riguarda la Siria, come avevo già sottolineato, vi giocherà pure. E una volta che il nuovo voto confermerà la tendenza contro il Merkelismo in Germania, avremo chiarezza su come sarà la prossima fase di questa storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Continua a leggere

Sorpresa! La Germania è il nuovo (enorme) problema dell’Unione Europea

Condividi su:

Segnalazione Linkiesta

Image

Sorpresa! La Germania è il nuovo (enorme) problema dell’Unione Europea

I liberali di Lindner fanno fallire il negoziato con i verdi e i cristiano democratici, Merkel ora è davanti a un bivio: governo di minoranza o elezioni. Con Berlino in questo pantano politico l’Unione europea sarà bloccata almeno fino a metà 2018. Addio riforma dell’eurozona e trattato di Dublino. (di Andrea Fioravanti, LEGGI)

Continua a leggere

Novità dalla NATO, che non vi raccontano

Condividi su:
di Maurizio Blondet

Novità dalla NATO, che non vi raccontano

Fonte: Maurizio Blondet

Mentre Di Maio vola a Washington (“Siamo  fedeli agli USA, non a Mosca”) accadono novità nello schieramento armato occidentale.

La Gran Bretagna sta  formando un battaglione di commandos (600 uomini) “per  risposte operative nei Balcani occidentali”.

Nei Balcani occidentali.  “Dall’anno  prossimo il nostro reparto sarà all’erta e  pronto ad agire nella regione”, ha promesso il ministro difesa:

Balcani occidentali. La porta di casa nostra.

Forse  per equipaggiare una delle due basi che, secondo l’opposizione  locale, la NATO vuole costruire  in Montenegro. Stoltenberg è andato là a giurare che non ci saranno basi NATO senza il consenso dei montenegrini. Il fatto  è che a capo del paese,il premier DUskho Markovich, che è atlantico ed antirusso, e per il quale delle basi NATO garantirebbero la sua sopravvivenza politica personale. Già a febbraio, in una intervista al Time, aveva  offerto:  “il porto della città di Bar è strategico per i nemici della NATO, specialmente dopo l’inizio del conflitto in Siria, quando la Russia ha iniziato a cercare un porto militare in acque più calde”.

Altri oppositori indicano  come oggetto delle voglie americane la baia di Vladanos,  vicina al confine con l’Albania, il cui sviluppo  turistico è stato impedito in passato  da oscure manovre di una ONG   locale poi premiata dal governo Usa.

https://it.sputniknews.com/amp/mondo/201711135274069-NATO-Montenegro-base-militare/

Causa “crescente fiducia in sé della Russia”,  il Pentagono riceve più soldi

In Usa, le Commissioni Difesa di Senato e camera bassa hanno incluso nel bilancio del Pentagono (700 miliardi di dollari)   altri 4,6 miliardi per “confrontare la Russia in Europa”,  al fine di “aumentare  il potenziale militare statunitense in Europa”  e  “rafforzare il senso di sicurezza degli alleati”; specialmente i baltici: 100 milioni di dollari andrebbero ad aumentare le capacità di difesa di Estonia, Lettonia e Lituania.  Le camere hanno dato al Pentagono altri 350 milioni  di dollari da spendere in “aiuti militari all’Ucraina”, con la clausola che a Kiev siano consegnati armamenti “difensivi”.

Si noti che i  legislatori hanno dato al Pentagono 26 miliardi di dollari più di quanto il Pentagono stesso – la nota insaziabile voragine mangia-trilioni –   aveva chiesto. Ciò, non solo  per provare   il loro indefettibile servaggio agli interessi del sistema industrial-militare, ma per mostrare- in odio a Trump, che accusano di essere amico di Putin – che il loro anti-russismo totale è lì per rendere irreversibile l’ostilità del  blocco occidentale verso Mosca.

Contrariamente a quel che si poteva pensare,  dopo due decenni di dissanguamento nelle guerre dei Bush,   Londra segue. Può uscire dalla UE, ma non dal  delirio bellicista neocon. Il ministro della Difesa Gavin Williamson, oltre i 600 commandos  per i Balcani occidentali – ha annunciato che  stanzierà quattro caccia Typhoon  in Romania : essi “pattuglieranno  il Mar Nero” causa “la crescente fiducia in sé della Russia”; inoltre rimanderà la sua nave Ocean  ad aggiungersi alla flotta che tiene permanentemente nel Mediterraneo.  Si tratta della principale nave anfibia d’assalto porta-elicotteri della Royal Marine, concepita per  l’aggressione, non la difesa.

Inutile dire che anche il governo inglese sta scoprendo “le prove” che  la Russia ha influenzato anche la Brexit, attraverso suoi “troll di professione” che (secondo “le  indagini statunitensi avevano sostenuto la causa dell’indipendenza britannica, diffondendo i loro pensieri razzisti, nazionalisti e islamofobi strumentalizzando gli attacchi terroristici occorsi in Europa in quel periodo”.

Pensate l’efficacia dei trolls: hanno  postato “139 tweet da 29 account diversi, con cui hanno sedotto “poco meno di 270.000 follower”.  Bastanti  sicuramente per piegare il referendum britannico in favore della Brexit, ossia – come ora si capisce –  della Russia.  Ciò ci permette di prevedere che Londra possa tornare, pentita,  nell’ovile europeista.  Nell’ombra e con fondi neocon,  opera in questo senso  l’indimenticabile Toni Blair,   che  ha coinvolto il paese in tutte le guerre dei Bush.

L’Esercito europeo per via burocratica

Il che porta a parlare della  nuova forza armata  europea autonoma,  fortemente voluta d Angela Merkel e da Macron,  che nella neolingua eurocratica si chiama Permanent Structured Cooperation” (PESCO).  . “E’ ora che l’Europa prenda la  propria  difesa nelle proprie mani”;aveva proclamato la Cancelliera dopo il primo incontro-scontro con Trump:  e fu il PESCO. Il quale PESCO, nel quadro  del quale “i paesi membri possono formare tra loro coalizioni lasche  per darsi capacità militari speciali”, è apparentemente meno di un esercito europeo, a cui alcuni paesi resistono. Ma  appunto, secondo la ben nota tradizione burocratica, punta a farlo di nascosto. Si  ricordi che l’Europa  burocratica  nacque come  semplice “Comunità Europea del Carbone  e dell’Acciaio” , ed oggi abbiamo  Berlino che dà i voti ai bilanci dei  paesi mediterranei.  Ugualmente, il PESCO comincia a formare un “comando medico” comune,  poi centralizzerà la logistica (e chi ha il coraggio di opporsi?), ma gli stati membri dovranno conferire tutte le loro “capacities and capabilities” (?) militari alla  European Defense Agency (EDA),  la   quale diventa – senza dirlo e senza in  fondo essere che un organo burocratico – il comando centrale dell’armata europea “nuova”. Da quel che si intuisce, il principale vantaggio de PESCO per Berlino è  un  quasi-esercito europeo il cui costo – aumentato –resta  a carico dei paesi membri,  quindi senza far spendere i soldi  alla Germania. E’ in qualche modo come  l’euro,  la  semi-moneta che Berlino gestisce da padrona senza dover pagare il prezzo di una vera moneta, ossia i trasferimenti da Germania al Sud.

Naturalmente –  ça  va sans dire – il PESCO  “non è competitivo, ma  complementare” alla NATO, ai cui comandi si mette in tutto e per tutto. In più  è “simile al NATO’s Framework Nations Concept”,  oscuro  termine che  significa una cosa chiara: come il Pentagono integra  nella sua  azione offensiva paesi non NATO, così Berlino integra nella Bundeswehr, sotto il suo comando, reparti di paesi più piccoli. Lo sta già facendo con l’Ungheria,. Lo fa con la Romania…..

http://foreignpolicy.com/2017/05/22/germany-is-quietly-building-a-european-army

Ancora una volta: aumenta la  sua forza facendone pagare il  conto agli altri.

Germania sceglie l’F-35. Povero Macron.

Quanto all’illusione chela Germania possa davvero mettersi alla  guida di qualcosa di autonomo da Washington   insieme alla Francia (dopotutto è quella che ha la maggiore e più  comprovata forza armata)  essa è caduta il 10 novembre, data dell’uscita sulla rivista specializzata Defense Industry Daily (ovvio strumento del complesso militare-industriale USA)  che annuncia trionfante: “La scelta preferita per  Berlino è l’F-35”. Dovendo scegliere  con quale  “piattaforma” sostituire il centinaio di Tornado  tra il 20025 e il 2030, la Luftwaffe “preferirà”   il costosissimo invisibile della Lochkeed Martin  – un grossissimo affare – perché “esiste già” ed è   già adottata da molti paesi (fra cui l’Italia),  mentre è “altamente improbabile che l’industria aeronautica  europea possa sviluppare”  in così pochi anni  “un aereo interamente nuovo del tipo che adempie alle funzionalità che  noi richiediamo”.

Si noti  che non c’è nemmeno la più vaga allusione ad una “piattaforma già esistente”  in Europa, già operante anzi “combat proven”, che  è il francese Rafale. Indicato come uno dei migliori aerei  del mondo in un articolo importante di The Saker dedicato al declino della potenza militare USA, dove si legge: “Per esempio i sistemi francesi sono spesso migliori e meno cari dei loro equivalenti statunitensi, da cui la necessità – per Lockheed & Co. – di distribuire tangenti importanti e grandi compensazioni”. Per compensazioni (Offset agreements) si intende i favori che il sistema militare industriale deve fare al governo importatore per convincerlo a scegliere le sue macchine:   dal consentire a fabbricare nel paese importatore parti minori dell’aereo venduto (tipo le ali), fino all’importazione di wurstel tedeschi  o formaggi francesi in Usa per bilanciare il costo  spropositato  dell’aereo fantasma.

Ma volete che Berlino dipenda per i suoi aerei da Parigi? La storia non è acqua..Molto meglio dipendere dagli americani. Del resto c’è  l’abitudine.  Addio al sogno di Macron di una “difesa comune”  con l’industria spaziale francese in posizione di dominio.

Per Bundeswehr  possibile  il collasso  UE

Tutto ciò, si badi, nei giorni in cui i media germanici stanno battendo la grancassa attorno a uno studio “segreto” emanato dal Ministero Difesa  (Strategischen Vorausschau 2040 , ossia Prospettiva Strategica 2040),  dove le forze armate germaniche esaminano  sei “scenari” di conflitto che possono essere chiamate  ad affrontare  da qui al 20409)(. Ebbene, tre di questi scenari prevedono il collasso o sgretolamento dell’Unione Europea e persino guerre intra—europee.

Dello studio, i media sottolineano le seguenti frasi: «”L’allargamento dell’UE è stato largamente abbandonato e altri stati hanno lasciato la comunità. L’Europa ha perso la sua competitività mondiale, “scrivono strateghi di Bundeswehr. “Il mondo è sempre più disordinato, talvolta caotico e soggetto a conflitti che hanno cambiato drasticamente l’ambiente di sicurezza della Germania e dell’Europa”. Nel quinto scenario (“Ovest ad est”), alcuni paesi dell’Europa orientale stanno bloccando lo stato dell’integrazione europea mentre altri si sono “uniti al blocco orientale”. Nel quarto (“Concorrenza multipolare”), l’estremismo è in aumento e ci sono partner dell’UE che “anche a volte sembrano cercare un approccio specifico al modello capitalista statale della Russia”»

Sui  motivi di questo documento e soprattutto  perché sia stato divulgato, riporto le ipotesi degli amici Alessia e Paul:

Su blog tedeschi alcuni commentatori scrivono che è una forma di pressione forte da parte dell’esercito tedesco, già avvenuta 10 anni fa e repressa dalla politica tedesca. Il documento della Bundeswehr sottolinea che il lavoro non rappresenta una prognosi ma solo uno scenario che non va escluso. Quindi va configurato come un tentativo da parte della Germania di ricostituire un esercito “vero e proprio” ben strutturato.

Sostanzialmente  si tratta di un messaggio politico “filtrato ad arte” per introdurre un pubblico dibattito in riferimento a un concetto che i politici tedeschi NON possono affrontare: è un concetto tabù in Germania parlare di esercito e risoluzione UE. Portato alla luce e pompato da tutti i media, questo obbliga la popolazione a parlarne apertamente. Quindi a livello locale e nazionale i tedeschi devono decidere sul futuro. Non è lo studio in sé che conta, la cosa importante è che hanno reso noto un argomento imbarazzante. Devono convincere l’intera nazione a discuterne: Mission Accomplished!

 Eric Bonse (giornalista freelance a Bruxelles) commenta che lo scenario di crisi previsto per il 2040 è da tempo una realtà. Per lui  lo studio va letto come una critica nascosta in riferimento allo stato attuale dell’UE.  Della stessa idea  David Engels (storico belga della Libera Università di Bruxelles)   che spiega: “In 20-30 anni l’Europa sarà diventata uno stato autoritario o imperiale dopo un periodo di decadenza civile. In ogni caso si possono prevedere le analogie tra l’attuale crisi dell’Europa e la trasformazione della   tarda Repubblica tarda Romana   nello stato del princeps Augusto. Chiaramente spiega uno scenario che comprende: periferie fuori controllo, aree dominate da gruppi paramilitari, etnici o religiosi e immobilità politica completa”.

E’ in questo sfondo  che  va messo il viaggio  di Di Maio a Washington  con la rettifica di linea politica  estera grillina: «Basta con questa storia della Russia e che siamo alla mercé di Putin – ha detto Di Maio nelle riunioni preliminari al viaggio – È una storia che non sta in piedi e che ci fa solo del male».

«Siamo occidentali e il nostro più grande alleato in Occidente sono gli Stati Uniti», se c’è un interesse della Russia «è da parte loro verso di noi». «Il M5S vuole solo fare gli interessi commerciali dell’Italia. Ecco perché siamo per togliere le sanzioni a Mosca».  Sarà ricevuto al Dipartimento di Stato.  I candidati premier in Italia devono andare a baciare la solita pantofola. Lo fece anche Occhetto, facendosi presentare da Edgar Bronfman  (allora capo del World Jewish Congress)  e da Giorgio Napolitano ben conosciuto là)  per assicurare “Il grande alleato”  che il PCi non era più il partito comunista di ieri.  La differenza, forse, è che oggi Washington è in totale delirio anti-russo, aggravato dalla sensazione del proprio declino, e fremente in tutti i settori – democratici come repubblicani – dal desiderio di far pagare a Mosca i suoi successi, e i fallimenti  neocon in Medio Oriente.

“Putin must go”

Molte di queste iniziative provocatorie, infatti si spiegano con la volontà di un “cambio di regime” a Mosca. Dopo aver proclamato per la Siria “Assad NmustGo”, il National Endowment for Democracy ha lanciato”Putin must  go”. Il capo del NED, Carl Gershman,, ha posto l’obiettivo in un articolo del Washington Post: Rovesciare Putin. “Gli Stati Uniti hanno il potere di controllare e vincere questo pericolo”.

Non a caso, Putin sia aspetta   colpi ritorti americani  per sabotare con ogni mezzo la sua  rielezione nel 2018, attentati “islamici” e simili.  Ricordiamo le gravissime colpe di cui Putin e il suo ministro degli Esteri Lavrov si sono macchiati per i neocon.

Ha  scongiurato  l’invasione Usa  e NATO contro la Siria nel 2013, facendo cedere a Damasco il suo arsenale di armi chimiche (il casus belli inventato dagli occidentali); ha aiutato  il presidente Obama a concludere la moratoria nucleare con l’Iran nel 2014-15, cosa che la lobby non gli perdonerà mai;   rispetto al colpo di Stato organizzato dalla Nuland in Ucraina,ha mandato a monte il progetto americano di installarsi nella base russa in Crimea, annettendo la penisola con un fulmineo referendum; ha fornito la forza aerea che ha incenerito prima le autobotti con cui Daesh vendeva il petrolio a Erdogan, e infine a distrutto i jihadisti che gli Usa avevano travestito  da “opposizione democratica” , e adesso Israele – che contava di guadagnare da tutto il ventennio di destabilizzazioni, si trova con truppe iraniane in Siria – troppo vicine al suo confine per non delirare di lanciare gli Usa nella terza guerra mondiale. E noi dietro.

Continua a leggere

1 71 72 73 74 75 76 77 185