Lavoro sì, ma un giorno a settimana: il dramma nascosto degli occupati a bassa intensità

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Segnalazione Linkiesta

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Lavoro sì, ma un giorno a settimana: il dramma nascosto degli occupati a bassa intensità

Gli occupati a bassa intensità lavorativa crescono in Italia: è un forte indicatore del rischio di povertà. Il problema è decisamente meridionale, ma anche strutturale dell’habitat economico italiano. (di Gianni Balduzzi, LEGGI)

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Antenne abusive, il pm spegne il segnale delle tv private di Verona

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Segnalazione di Report

…Blackout. E all’improvviso nessun segnale. Il caso delle antenne abusive delle Torricelle, dopo anni, arriva a una svolta. Su disposizione della procura scaligera, con un provvedimento firmato dal pm Gennaro Ottaviano, mercoledì 13 dicembre la Guardia…

Erano state installate abusivamente negli anni Ottanta sulle Torricelle, le colline della città. La procura ne ha disposto lo spegnimento e il sequestro dopo l’ultima denuncia di Report…

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Dalle armi di distruzione di massa dell’Iraq a Biden. Ecco chi ha inventato la madre di tutte le bufale

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di Alberto Negri

Dalle armi di distruzione di massa dell'Iraq a Biden. Ecco chi ha inventato la madre di tutte le bufale

Fonte: Alberto Negri

Dagli Stati Uniti arrivano, con una certa regolarità, “bufale” con il marchio di fabbrica. Ma la madre di tutte le “fake news” fu certamente la storia delle presunte armi di distruzione di massa del dittatore iracheno Saddam Hussein. Quelle armi, che dovevano giustificare la guerra del 2003, non furono mai trovate e hanno continuato a fare vittime molti anni dopo.
Come nascono le “bufale” americane compresa probabilmente quella dell’ex vicepresidente Joe Biden sulle interferenze russe in Italia? È il novembre 2015 quando France 5, canale pubblico di informazione, invia una giornalista a intervistare Ahmad Chalabi, l’uomo politico scelto da Washington per guidare l’Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003: Time gli dedicò allora una cover story intitolata al “George Washington iracheno”. La parabola politica di Chalabi è nota, un po’ meno chiaro è come contribuì alla guerra e persino la sua fine lascia più di qualche dubbio.  Continua a leggere

L’”accordo segreto” della Coalizione USA per permettere ai terroristi dello SIIL di fuggire

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di Michel Chossudovsky

L'”accordo segreto” della Coalizione USA per permettere ai terroristi dello SIIL di fuggire

Fonte: Aurora sito

Il segretario alla Difesa James “Mad Dog” Mattis confermava a maggio la volontà di Washington di annientare i terroristi dello Stato Islamico (SIIL): “La nostra intenzione è che i combattenti stranieri non sopravvivano alla battaglia e tornino in Nord Africa, Europa, America, Asia e Africa. Li fermeremo…” (citazione da un articolo della BBC intitolato “Lo sporco segreto di Raqqa”). Ciò che precede è il “piano narrativo politico” del Pentagono. La verità nascosta è che lo zio Sam soccorse lo SIIL. Tale decisione fu ovviamente presa ed eseguita dal Pentagono piuttosto che dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Come confermato da un articolo della BBC intitolato “Lo sporco segreto di Raqqa“, la coalizione guidata dagli Stati Uniti permise l’esodo dei terroristi dello SIIL e dei loro familiari dalla fortezza di Raqqa, nel nord della Siria. Sebbene l’articolo della BBC si concentri sui dettagli dell’operazione, rivela l’esistenza di un “accordo segreto” tra Stati Uniti e l’incrollabile alleata inglese per consentire ai terroristi di fuggire da Raqqa. Continua a leggere

Sigonella base operativa per le strategie di supremazia nucleare Usa

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di Antonio Mazzeo

Sigonella base operativa per le strategie di supremazia nucleare Usa

Fonte: Antonio Mazzeo

Capitale mondiale dei droni da guerra, base avanzata per le forze speciali e di pronto intervento USA e NATO e, da oggi, anche centro strategico per i programmi di supremazia nucleare planetaria delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Segretamente, senza che mai il governo italiano abbia ritenuto doveroso informare il Parlamento e l’opinione pubblica, sta per entrare in funzione nella grande stazione siciliana di Sigonella la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” USA per l’identificazione dei lanci di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali.

Una specie di “scudo protettivo” tutt’altro che difensivo: i moderni dottor Stranamore del Pentagono puntano infatti al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica nemica per poter scatenare il “primo colpo” nucleare evitando qualsiasi ritorsione da parte dell’avversario e dunque i limiti-pericoli della cosiddetta “Mutua distruzione assicurata” che sino ad ora ha impedito l’olocausto nucleare. Continua a leggere

Donald Trump dice che riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele porterà la pace: porterà l’esatto contrario

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di Robert Fisk

Donald Trump dice che riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele porterà la pace: porterà l’esatto contrario

Fonte: Comedonchisciotte

Trump si è allontanato da ogni idea di equità nei negoziati di pace e si è messo dalla parte di Israele

Sono stato chiamato da una radio irlandese per parlare della decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele. Cosa passa nella mente del Presidente degli Stati Uniti, mi è stato chiesto. Io ho risposto immediatamente: “Non ho la chiave del manicomio”. Quello che una volta poteva sembrare un’osservazione esagerata è stata accettata come una normale reazione giornalistica al leader della più grande superpotenza del mondo. E riascoltando il discorso che Trump ha fatto alla Casa Bianca, avrei potuto essere anche molto meno controllato. Il testo stesso del documento è folle, assurdo, vergognoso.

Addio Palestina. Addio alla soluzione dei due stati. Addio palestinesi. Perché questa nuova “capitale” israeliana non è per loro. Trump non ha neanche usato la parola “Palestina”. Ha parlato di “Israele e palestinesi” – in altre parole, di uno stato e di altri che non meritano uno stato, a cui ora non possono neanche più aspirare. Non c’è da meravigliarsi se ieri sera ho ricevuto una telefonata a Beirut da una donna palestinese che aveva appena ascoltato la distruzione fatta da Trump del “processo di pace”. “Ricorda ‘Le crociate?’”, mi ha chiesto, riferendosi al grande film di Ridley Scott sulla caduta di Gerusalemme del 1187. “Bene, ora è il regno dell’inferno”. Continua a leggere

Non c’è nessun rischio della propaganda russa in Italia

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Segnalazione Arianna Editrice

di Tiberio Graziani

Non c’è nessun rischio della propaganda russa in Italia

Fonte: Sputnik

Uno studio pubblicato dal think-tank americano Atlantic Council parla del “soft power” (strumenti non-militari) intrapresa dal Cremlino per influenzare e condizionare la politica, il mondo economico e i mass media del Vecchio Continente, da Madrid ad Atene.

“Attenti ai Cavalli di Troia russi”. Mosca vuole “destabilizzare sempre di più l’Occidente” e a rischio è anche l’Italia, con le elezioni vicine, la propaganda del Cremlino può appoggiarsi a partiti come la Lega e il Movimento 5 Stelle”, sostengono i ricercatori.

Sputnik Italia si è rivolto a Tiberio Graziani, Presidente dell`IsAG, per analizzare questo report pubblicato in una fase di persistente tensione nei rapporti Russia-Occidente a causa della crisi in Ucraina ancora irrisolta.

— Parlando del “soft power” russo, lo studio dell’Atlantic Council sottolinea che Mosca sfrutta le debolezze e le fratture interne europee e americane infiltrandosi nelle istituzioni, nella politica, nei pilastri democratici dell’Occidente per promuovere la sua visione del mondo e perseguire i suoi obiettivi economici e strategici. C’è davvero una Quinta Colonna del Cremlino nell’Occidente?

Tiberio Graziani, Presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica (l’IsAG), Direttore della rivista “Geopolitica”.
© Foto: fornita da Tiberio Graziani
Tiberio Graziani, Presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica (l’IsAG), Direttore della rivista “Geopolitica”.

— Prima di rispondere alla sua domanda, mi permetta una premessa d’ordine generale. E’ noto che nell’ambito delle relazioni internazionali ogni Nazione tenda a promuovere la propria visione del mondo a sostegno del proprio interesse nazionale, e che tale promozione abbia maggiore efficacia in quelle aree che presentano criticità, vuoi economiche, vuoi politiche, vuoi istituzionali. Un esempio storico e recente di questo fenomeno è costituito dalla prassi attuata dagli Stati Uniti nel loro periodo di maggior espansione, passato alla cronaca, specialistica e non, come il “Momento unipolare”. In quel periodo, che grosso modo va dal collasso della superpotenza sovietica sino al crollo delle Torri Gemelle, gli USA, in assenza di concorrenti, hanno intensificato la promozione della propria visione del mondo su scala globale.

Per quanto concerne l’economia, la maggior parte delle Nazioni ha infatti adottato acriticamente il modello liberista nordamericano, senza tener conto delle specificità culturali, sociali e storiche locali, concorrendo in tal modo agli effetti della globalizzazione, poi rivelatisi devastanti per ampi strati delle proprie popolazioni. Riguardo al livello istituzionale, gli USA hanno promosso in varie parti del Pianeta le riformulazioni degli assetti statali secondo il protocollo dello state-building, anche in questo caso senza tener conto delle particolarità locali.

In merito al livello concernente la visione del mondo, hanno promosso non solo l’american way of life, ma varie ideologie, tra cui quella del politically correct e dei diritti umani. Quest’ultima, in particolare, ha in seguito costituito il sostrato filosofico e culturale di vere proprie azioni di guerra, condotte, secondo i principi dell'”ingerenza umanitaria” e dell’ “esportazione della democrazia”, in aree ritenute strategiche per l’Amministrazione statunitense e per le lobbies nordamericane del petrolio, degli armamenti e delle costruzioni.

Tornando alla sua domanda, non penso affatto che in Occidente ci sia una Quinta Colonna del Cremlino. Esiste sicuramente un interesse russo, caratterizzato principalmente dal principio della cooperazione e della condivisione delle responsabilità, che Mosca nutre verso l’Europa e gli Stati Uniti. E’ sulla base di tale criterio, quello della cooperazione cioè, che Mosca regola le azioni del proprio soft power. Il documento stilato dall’Atlantic Council, un think tank di Washington che ha lo scopo di “promuovere la leadership americana e promuovere accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica”, è uno dei tanti rapporti che ciclicamente vengono prodotti da altrettanti think tank d’ispirazione atlantica, anche in collaborazione con centri studi ed università nazionali ed internazionali. Questi documenti hanno l’obiettivo di monitorare le dinamiche del posizionamento politico, economico e strategico di alcuni Stati ritenuti potenzialmente ostili o e/o le criticità di alcune aree geopolitiche e geoeconomiche ritenute d’interesse “atlantico”.— E che cosa rappresenta invece per Lei il “soft power” russo? Come lo difenderebbe?

— Il “soft power” russo, il potere seduttivo della Russia è innanzitutto la sua cultura, la sua capacità di metabolizzare e riformulare in una sintesi originale le culture e le esperienze storiche delle varie popolazioni che hanno abitato ed abitano il suo territorio. Inoltre, la capacità di amministrare un ampio territorio facendo tesoro delle esperienze storiche del passato senza nessun rinnegamento.

— Il report sostiene che Mosca fornisce finanziamenti e sostegno politico a partiti “anti-sistema” di destra e di sinistra in Europa con l’obiettivo di influenzare le percezioni delle élite e dell’opinione pubblica nei paesi europei e di condizionare il dibattito politico nell’Unione Europea. In particolare, la Russia ha molti potenziali alleati politici in Italia, una vasta area che include la Lega, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, il partito di estrema destra Forza Nuova e alcune piccole formazioni di estrema sinistra. Pensa che l’Italia in vista delle elezioni è a “rischio”?

— Non credo che un attore mondiale come la Russia, come peraltro un altro Stato, possa legare la propria politica estera verso l’Italia al destino elettorale di alcuni partiti, tanto meno a quello di frazioni estremiste di destra o di sinistra. Mosca (come d’altronde Roma, Londra, Parigi o qualsiasi altro governo di un’altra nazione) tiene conto delle dinamiche interne ai vari Paesi, degli equilibri tra i vari partiti e movimenti politici e come questi possano influenzare i governi e quindi i rapporti diplomatici e più in generale la politica estera, ma soprattutto, secondo il mio punto di vista, tiene conto di elementi più strutturali, come quelli ad esempio connessi ad alcune politiche di sviluppo che fanno perno sull’approvvigionamento energetico, sulla cooperazione tecnologica e scientifica, sulla risoluzione della crisi mediterranea.

— Per i ricercatori le campagne propagandistiche promosse dal Cremlino sono realizzate tramite strumenti mediatici come l’agenzia Sputnik e il canale televisivo RT che hanno come finalità strategica “la disgregazione dell’Ue e la destabilizzazione di determinati governi europei”. Da un cittadino europeo Lei sente qualche pressing da queste testate giornalistiche russe? Come vede la vera missione di RT e Sputnik?  

— Realisticamente, il confine tra “propaganda” e informazione è molto impreciso. Anche alcuni rapporti scientifici sembrano essere pura propaganda. Per quanto riguarda i media russi in lingua straniera, non avverto la finalità specificamente propagandistica volta alla disgregazione dell’UE ed alla destabilizzazione di alcuni governi europei, come è stata riscontrata dai ricercatori cui Lei si riferisce. Sputnik e RT, come altre testate e siti telematici russi, sono fonte di preziose informazioni che spesso non vengono veicolate dai media “occidentali”. Ritengo che la diversità di interpretazione dei fatti arricchisca lo spirito critico e la consapevolezza del lettore.

— Pochi giorni fa è stato annunciato che l’aggregatore di notizie Google News nasconderà i materiali di RT e Sputnik col fine di combattere “la propaganda russa” e il “lavaggio del cervello”.  A Suo avviso, l’Ue dovrebbe sviluppare una propria strategia di soft power per rispondere alla sfida del soft power russo?

— Questa non è certamente una bella notizia. Nascondere l’informazione di chicchessia, peraltro a livello mondiale, non promette nulla di buono, prefigura scenari orwelliani. Inoltre non sembra tenere in gran conto l’intelligenza dei lettori, i quali, evidentemente, sono considerati da Google estremamente manipolabili. L’UE ha un suo potere seduttivo, che esercita con successo in gran parte del Pianeta, sia sul piano culturale che su quello economico. Tuttavia non ne fa un uso appropriato e finalizzato ai propri interessi continentali, in quanto  l’UE non è una vera e propria entità sovrana e politica. Per diventarla dovrebbe emanciparsi dalla tutela statunitense.

Sputnik

 

— Quale sarà il futuro dei rapporti tra la Russia e l’Ue?

— L’UE sta attraversando una profonda crisi. I vari nazionalismi e micronazionalismi, la ventata cosiddetta populista ed euroscettica sono i sintomi della crisi del sogno europeo. La perdita di credibilità di Bruxelles si rifletterà pertanto anche sulle relazioni con Mosca. Nel prossimo futuro le relazioni tra l’UE e la Federazione non saranno certamente facili.

A cura di Marina Tantushyan

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IL SUPERSTATO CANAGLIA. MA BERLINO (forse) SI SMARCA

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Segnalazione di Alberto Z.

https://www.maurizioblondet.it/wp-content/uploads/2017/12/ukraine_map_region_language.jpg

“Non accetteremo mai  l’occupazione e  la tentata annessione della Crimea”, ha scandito Rex Tillerson a Vienna: “Le sanzioni resteranno fino a quando la Russia restituirà il pieno controllo  della penisola …

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https://www.maurizioblondet.it/superstato-canaglia-berlino-forse-si-smarca/?t=1&cn=ZmxleGlibGVfcmVjc18y&refsrc=email&iid=4fe2818a4ec6427ea1b04e56a15d5c51&fl=4&uid=974325840&nid=244+272699400 Continua a leggere

Manson verso il declino finale: altro flop anche da Bonolis, con polemica addirittura per uno sputo

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Numerosi cattolici e persone di buon senso hanno accolto l’appello rivolto da più siti, tra cui questo, a non guardare la trasmissione di Bonolis con Marilyn Manson, che non risulta aver riscosso successi particolari in termini di share, confermando i recenti flop, tra cui quello di Villafranca (VR) e alimentando ancora polemiche:

di Luisa de Montis

Un gesto che ha fatto indignare non pochi telespettatori

La prima puntata del programma Music condotto da Paolo Bonolis ha sollevato critiche e polemiche per la scelta di invitare l’artista americano Marilyn Manson.

Durante l’esibizione di Sweet dreams degli Eurorytmics il cantante ha sputato in diretta tv a favore di telecamera. Un gesto che ha fatto indignare i telespettatori. Sui social si è scatenato il dibattito. Continua a leggere

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