Giovani italiani scoraggiati: loro pensione sarà insufficiente

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PensioniSegnalazione di Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

La ricerca “La Ri-Evoluzione delle Pensioni: Rapporto sullo Stato dell’Arte delle Pensioni Italiane, condotta in collaborazione con Prometeia e per cui sono stati intervistati 1.367 individui (di età compresa tra 18 e 74 anni), ha l’obiettivo di comprendere le esigenze di investimento e protezione delle famiglie italiane, la domanda di prodotti di risparmio e il loro livello di comprensione del sistema previdenziale. Per la maggior parte degli intervistati, i costi rappresentano il principale ostacolo all’utilizzo di fondi pensione complementari, benchè le commissioni dei fondi pensione integrativi siano meno di un quarto di quelle dei fondi comuni e di altri prodotti pensionistici privati.

Come sottolinea Antonio Iaquinta, head of institutional business in Italia di State Street Global Advisors, la ricerca è un chiaro invito al prossimo governo a fare di più.

“Il messaggio è chiaro: in Italia è necessario un maggiore impegno, promosso dal Governo, per informare ed educare la popolazione in merito ai vantaggi dell’investimento nei fondi pensione integrativi. Le comunicazioni con i lavoratori devono essere semplici, coinvolgenti e pensate per aiutarli ad agire. Ciò è possibile tramite l’utilizzo di materiali informativi che aiutino i lavoratori a comprendere le pensioni e a facilitare il processo decisionale. Riteniamo  che una campagna promozionale organizzata dal Governo potrebbe essere un modo efficace di educare i lavoratori sui fondi pensione integrativi e sfatare i miti sul tema. Questo potrebbe inoltre essere utile per ripristinare la fiducia dei lavoratori nelle pensioni. Inoltre, i fondi pensione dovrebbero revisionare regolarmente l’asset allocation dei propri comparti di ingresso. Al momento, una fetta significativa di questi comparti è investita in modo preponderante in titoli di stato, che negli ultimi anni non hanno generato rendimenti alti e che difficilmente li genereranno nel breve termine. È quindi importante che i fondi pensione diversifichino le proprie allocazioni per migliorare i rendimenti corretti per il rischio a favore dei propri aderenti”.

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Siamo rassegnati a non contare nulla: il vuoto elettorale e le guerre in Medio Oriente

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di Alberto Negri

Siamo rassegnati a non contare nulla: il vuoto elettorale e le guerre in Medio Oriente

Fonte: Alberto Negri

Comprendere il groviglio di interessi delle potenze in conflitto Medio Oriente e lungo l’arco della crisi che arriva fino all’Asia è un’impresa perché gli stati e gli attori coinvolti sono avviluppati in alleanze contradditorie: la stessa fondamentale relazione amico-nemico è diventata mutevole e in certi casi quasi indistinguibile. Sembrano cose lontane ma se seguiamo il filo rosso degli eventi vediamo come queste vicende ci coinvolgano direttamente, anche qui in Italia, dove ci si accoltella, in senso vero o figurato, per vicende elettorali prive di qualunque interesse tattico e strategico. Come se fossimo rassegnati a non contare nulla e invece portiamo anche noi pesanti responsabilità.

La lotta al terrorismo, sbandierata per anni, si rivela, ogni giorno di più, una tragica presa in giro. Arabia Saudita, Turchia e Cina, in questi giorni stanno tentando di fermare l’iniziativa americana di mettere il Pakistan sulla lista dei Paesi finanziatori del terrorismo dopo che Washington ha congelato gli aiuti Usa a Islamabad. I pakistani stanno inviando nel Golfo un migliaio di soldati per appoggiare i sauditi nell’interminabile guerra in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi, la Cina ha un contingente in Pakistan di 12mila uomini a protezione dei suoi porti mentre la Turchia è storicamente legata a Islamabad da rapporti economici e militari.

Ma oltre a questi evidenti interessi c’è ben altro. L’Arabia Saudita ha finanziato per anni i gruppi jihadisti in funzione anti-iraniana, è coinvolta più o meno direttamente nell’11 settembre, mentre la Turchia di Erdogan manovra migliaia di jihadisti nella guerra anti-Assad. Il Pakistan è stato per un decennio insieme ai sauditi l’alleato chiave degli Usa nella guerra contro l’Urss in Afghanistan ma è anche il Paese che ha ospitato la latitanza di Osama bin Laden e sostiene i gruppi talebani e jihadisti in Afghanistan contro la coalizione a guida americana. Continua a leggere

Vecchi e nuovi opposti estremismi

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di Marcello Veneziani

Vecchi e nuovi opposti estremismi

Fonte: Marcello Veneziani

Piazzisti vs populisti
Vogliono farci credere che il tema del giorno sia fascisti contro antifascisti, o in subordine, il riaffiorare degli opposti estremismi. E invece il derby che si sta giocando in Italia è un altro: è piazzisti contro populisti.

Le quattro forze principali che si dividono il campo politico ed elettorale sono infatti due coppie asimmetriche.

Ci sono da un versante i populisti, i grillini e Salvini. E ci sono contro di loro due formidabili piazzisti, Berlusconi e Renzi. Poi ci sono le loro controfigure soft come Gentiloni, Di Maio, Tajani (Salvini non è dotato di protesi).

Se i populisti soffiano sul disagio della gente e sulla protesta antipolitica o antiimmigrati, i piazzisti fanno la loro propaganda porta a porta, puntano a prospettare mirabili vantaggi personali prima che sociali. Soldi qua, pensioni là, canoni tv graziati, sgravi prodigiosi, abbuoni miracolosi, dentiere, cibo per cani e gatti, trascurati i cavalli e i canarini.

Questo è l’avvilente spettacolo che abbiamo dinanzi. Continua a leggere

Giappone, 10mila richieste d’asilo nel 2016: accettate solo 28 (PRENDERE ESEMPIO!)

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Le nazionalità d’origine più ricorrenti: sette afghani, quattro etiopi, tre eritrei e due del Bangladesh

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Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

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Segnalazione Linkiesta

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Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

Netanyahu a Monaco dice che l’Iran è la maggiore minaccia al mondo (bum!). E gli Israeliani da sempre si dipingono come un piccolo paese indifeso. Falso. D’altra parte l’Iran ha le sue ipocrisie, la sua voglia di egemonia. E la sua visione (perdente) sulla questione palestinese. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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Rivista americana svela “l’arma più potente” della Corea del Nord

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Kim Jong-un (foto d'archivio)

I servizi segreti possono essere uno strumento efficace nelle mani di Pyongyang in caso di conflitto armato nella penisola coreana, scrive The National Interest.

Come osservato dalla rivista con riferimento ad un rapporto del Pentagono, la Corea del Nord ha due strutture di servizi segreti responsabili delle attività di intelligence. La prima è impegnata nelle operazioni di ricognizione e segrete all’estero. La seconda agenzia è responsabile del controspionaggio. Tuttavia ci sono altre due agenzie che operano in Corea del Sud.

Secondo gli analisti, la divisione dello Stato Maggiore dell’esercito nordcoreano, l’organo principale per lo spionaggio all’estero, è stata creata a immagine dei servizi segreti delle forze armate dell’Unione Sovietica. Questo dipartimento è composto da sei unità incaricate di condurre operazioni segrete, attività nel cyberspazio, raccolta di informazioni all’estero nel dialogo intercoreano.

La rivista sottolinea che i servizi segreti sono uno dei pilastri fondamentali delle forze della Corea del Nord. Gli esperti ritengono che gli agenti nordcoreani siano in grado di operare con successo all’estero. Ad esempio i servizi segreti di Pyongyang sono dietro l’omicidio di Kim Jong-nam, fratello maggiore di Kim Jong-un.

Riassumendo The National Interest definisce spietati i servizi segreti della Corea del Nord e osserva che possono essere utilizzati con successo in caso di conflitto nella penisola coreana.

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Nasce un nuovo gruppo jihadista formato da cinesi e palestinesi

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Quei cinesi che combattono con IsisC’è un filo rosso sangue che collega la Siria alla Cina passando per la Palestina. Un filo che si snoda tra i paesaggi montuosi della provincia di Idlib, continua tra i campi profughi palestinesi, per giungere fino alla regione settentrionale dello Xinjiang. Qui vivono gli uiguri, un’etnia turcofona di religione islamica, da sempre in aperto contrasto col regime di Pechino, accusato di persecuzioni a sfondo razziale e religioso.

Da quando è iniziato il conflitto siriano migliaia di musulmani cinesi hanno deciso di abbandonare le proprie terre (che loro definiscono Turkestan Orientale) per seguire il richiamo del jihadismo internazionale. In Siria hanno costituito un battaglione, Katibat al-Ghuraba al Turkistan (KGT), composto per la quasi totalità da cinesi. A differenza degli altri jihadisti stranieri, gli uiguri non si spostano da soli, ma portano con sé mogli e figli. Nel corso del conflitto hanno costituito un’unità a sé stante all’interno della galassia islamista. Spesso alleati con Al-qaeda e affini, altre volte hanno invece preferito agire di comune accordo con lo Stato Islamico. Chi ha avuto modo di incontrarli in questi anni li ha descritti come un gruppo estremamente chiuso in cui quasi nessuno parla la lingua araba. Abu Dardaa al-Shami, membro del gruppo estremista Jund al-Aqsa, ha dichiarato che gli uiguri «combattono come leoni nelle offensive terrestri. Lo posso dire con certezza dopo aver combattuto con loro in tante battaglie al Nord».

Molto attivi sui social media, gli uomini del KGT si dicono pronti a combattere fino alla morte e con ogni probabilità terranno fede a questa promessa visto non potranno tornare in patria da vivi. Negli ultimi mesi sono stati proprio gli uiguri a tenere alto il morale di tutte le forze ribelli trincerate a Idlib, i cinesi sono i primi a gettarsi nella mischia e gli ultimi a ritirarsi. Lentamente, ma in maniera inesorabile, il KGT è stato in grado di imporsi tra i ranghi dei gruppi jihadisti attivi in Siria come vero e proprio leader dell’ultima sacca di resistenza ribelle a Idlib. Continua a leggere

Il prossimo conflitto e i “camerieri” del potere atlantista

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Segnalazione di F.F.

di Luciano Lago

Gli orologi della Storia stanno segnando l’ora delle scoppio di un nuovo grande conflitto che coinvolgerà inevitabilmente la Russia e l’Iran da una parte, Gli Stati Uniti con la Nato, Israele l’Arabia Saudita dall’altra parte.

Il conflitto potrebbe scoppiare con molta probabilità in Siria con l’intervento di USA e NATO a favore di Israele che si sente minacciata dall’esito della guerra siriana, ma non è escluso che la scintilla di un nuovo conflitto possa accendersi in Europa, in Ucraina, dove gli USA ed il Canada stanno fornendo armi sofisticate al governo di Kiev che sta cercando lo sbocco di una guerra per la riconquista del Donbass in modo da eludere i gravissimi problemi in cui si trova il paese sull’orlo del collasso economico e sociale.

I neocons di Washington vogliono a tutti i costi provocare un conflitto con la Russia e con l’Iran e per questo premono sull’Amministrazione Trump perchè compia i passi necessari con il massiccio concentramento di armi attuato dalla NATO nel Baltico, in Polonia e Romania, sotto i confini russi in modo che gli USA siano pronti a sferrare il primo colpo (nucleare) sulle basi in territorio russo.
I segnali ci sono tutti, dal vertiginoso aumento delle spese militari, dalla corsa all’acquisto delle scorte di armi e munizioni, alla preparazione di rifugi antiatomici negli Stati Uniti, alla predisposizione di missili tattici nelle nuove basi dell’Est Europa. D’altra parte la politica estera USA è ormai nelle mani di un gruppo di guerrafondai che hanno come priorità quella di riaffermare l’egemonia unilaterale di Washington e fermare l’ascesa della Russia, della Cina e dell’Iran. Continua a leggere

Verona, Primo Festival per la Vita al Palazzo della Gran Guardia

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Risultati immagini per Festival per la VitaNoi del Circolo Christus Rex – Traditio, ringraziando dell’invito pervenuto anche dall’amico Andrea Giovanazzi, parteciperemo oggi, in quanto domani abbiamo da tempo fissato la presentazione libraria di “Eurislam” con l’autore Danilo Quinto, alle 17.30 in Via Albere 43 (come da locandina sul lato destro del sito)

di Toni Brandi

Il 16 e 17 febbraio avrà luogo il 1° Festival internazionale per la Vita presso il prestigioso Auditorium della Gran Guardia, P.zza Bra, di Verona. Un evento imperdibile nel panorama prolife italiano.

La partecipazione all’evento è completamente gratuita (incluso il buffet in omaggio).

Durante la prima “Giornata Culturale”, oggi venerdì 16 febbraio dalle ore 18.00 alle 22.30, interverranno medici, accademici e testimoni come: il dott. Antonio Oriente, il dott. Xavier Dor, il dott. Bernard Gappmaier, il prof. Giuseppe Noia e Gianna Jessen. Continua a leggere

Estradizione e mandato di arresto europeo

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di Sara Bianchi

Giovedì 31 Marzo la Corte di Appello di Bruxelles ha dato il via libera alla consegna di Salah Abdeslam (noto per gli attacchi terroristici di Parigi) alle autorità francesi. Il terrorista è stato infatti trattenuto, dopo la sua cattura, nella zona di massima sicurezza della prigione di Bruges e, a seguito degli attentati in Belgio, ha invocato il diritto al silenzio e tramite il suo avvocato ha chiesto di essere estradato in Francia.
Quando avverrà il trasporto ed il mezzo prescelto sono notizie che rimarranno segrete fino all’ultimo minuto per evitare tentativi di evasione o, peggio, un nuovo attacco terroristico.

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AFP/ANSA

La procedura riguardante la consegna di Salah alla Francia non può però essere inserita propriamente all’interno del processo di estradizione in quanto, dal 13 giugno 2002, con la decisione quadro 2002/584/GAI dell’Unione Europea, è stato creato, per rendere la cooperazione tra i paesi più agevole, lo strumento del mandato di arresto europeo cui l’Italia ha dato attuazione con l. n. 69/2005.
Il funzionamento del mandato può essere riassunto in questo modo: “Una persona che ha commesso un reato grave in un paese dell’Unione Europea (UE) ma che vive in un altro di essi può essere rinviata al primo paese per essere sottoposta a giudizio rapidamente e con pochi oneri amministrativi.” Continua a leggere

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