ARCOLE (VR): PAGLIACCIATA BASFEMA DEL “PARROCO”, CHRISTUS REX IN PAESE PER PORTARE ORDINE DOTTRINALE

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Ad Arcole (VR)  un giovane “parroco conciliare” mio omonimo (ma non siamo neanche parenti) ha inscenato una pagliacciata blasfema, crocifiggendosi (senza chiodi e non risulta fosse stato presente Longino…) durante la Via Crucis e lasciando attonite le 300 persone che assistevano. Qualcuno di loro ci ha chiamato scandalizzato.

Questo provocatore ha detto che “Gesù sbarca ad Arcole assieme ai migranti?” E noi di “Christus Rex”, la prossima settimana, dopo aver assistito a tutti i tradizionali riti pasquali, sbarcheremo nello stesso paese, “come Gesù, che con la verga scaccia i mercanti dal Tempio”, per insegnargli il Catechismo e che la Pasqua è l’Olocausto perfetto del Dio fatto uomo per la redenzione dei nostri peccati e non altre sciocche amenità. Come cresimati, ovvero soldati di Cristo, dovremo insegnargli che l’Inferno esiste davvero ed è pieno di eretici, bestemmiatori e blasfemi, al contrario di quanto farnetica l’Antipapa che occupa la Sede Apostolica.

Il Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex

Matteo Castagna Continua a leggere

Planned Parenthood: ‘We Need a Disney Princess Who’s Had an Abortion’

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Segnalazione Breitbart

http://media.breitbart.com/media/2018/03/Disneyprincess2.jpg

The Pennsylvania affiliate of Planned Parenthood tweeted – and then deleted – its statement announcing its wishes for a Disney princess who has had an abortion and who satisfies the left’s fantasy of identity politics.

TO BE CONTINUED:

http://www.breitbart.com/big-hollywood/2018/03/27/planned-parenthood-need-disney-princess-whos-abortion/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=daily&utm_content=links&utm_campaign=20180327 Continua a leggere

F35 pronti a colpire nel Pacifico? Il messaggio degli Stati Uniti a Kim

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150115-F-JB386-037di Davide Bartoccini

A largo di Okinawa, gli F35 B dei marines inclinano i postbruciatori, fanno ruggire i motori e saltano dal piccolo ponte della nave d’assalto anfibia Uss Wasp. L’obiettivo è sempre lo stesso: mostrare ai potenziali antagonisti della regione del Pacifico la sconfinata potenza militare americana. E la Corea del Nord è sempre la prima della lista.

Nonostante la quiete apparente, una settimana prima dell’inizio delle consuete esercitazioni congiunte con l’alleato sudcoreano (Foal Eagle e Key Resolve), gli Stati Uniti hanno espresso la propria forza mettendo in mostra la loro arma più recente. Il cacciabombardiere di quinta generazione F35 Lightning II nella sua versione Stvol  –Short Take-Off and Vertical Landing – si è esibito in un’esercitazione di decollo e atterraggio che ha certificato l’operatività e la capacità offensiva anche se lanciato da un vettore navale che potrebbe incrociare a largo delle coste della penisola coreana.

Nonostante la delicata fase diplomatica attraversata dai due paesi – che sono in attesa di uno storico incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il dittatore nordcoreano Kim Jong Un – i caccia stealth della Usmc hanno dimostrato per la prima volta di poter decollare e atterrare nel bel mezzo del Pacifico dal minuscolo ponte dell’Lhd Wasp senza alcun problema. Gli F35, che hanno già partecipato ad esercitazioni intimidatoria in risposta ai test balistici voluti dal dittatore Kim decollando delle basi di terra giapponesi, sono menzionati come il principale “vantaggio” strategico detenuto dagli Usa nel teorico conflitto che potrebbe scoppiare con la Corea del Nord. Le loro capacità stealth gli permetterebbero di non essere rilevati dai radar di Pyongyang, che non sarebbe capace di intercettarli con le proprie difese antiaeree, quindi di frenare o fermare in alcun modo gli “strike” lanciati sulle piattaforme di lancio dei missili balistici o su ogni altra installazione militare (anche se non sarebbero loro, gli F35, i primi a colpire secondo i piani strategici).   Continua a leggere

Yitzhak Yosef, rabbino capo d’Israele, ha chiamato i neri “scimmie”

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La Lega Antidiffamazione: “Assolutamente inaccetabile”. Non è la prima volta che le sue parole finiscono al centro di polemiche

Il rabbino capo d’Israele ha chiamato i neri “scimmie” durante il suo sermone settimanale. I commenti di Yitzhak Yosef sono stati definiti “assolutamente inaccettabili” dalla Lega Antidiffamazione, un’organizzazione di New York dedicata alla lotta contro l’antisemitismo e il razzismo.

Il rabbino ha usato un termine ebraico spregiativo per definire le persone di colore, prima di utilizzare la parola “scimmia”, secondo le riprese pubblicate dal sito Ynet.

Yosef rappresenta gli ebrei sefarditi di Israele di origine mediorientale e nordafricana. Non è la prima volta che le sue parole finiscono al centro di polemiche. In passato, riporta l’Independent, aveva affermato che le donne si comportano come animali, quando vestono in maniera succinta.

Fonte: https://m.huffingtonpost.it/2018/03/22/yitzhak-yosef-rabbino-capo-disraele-ha-chiamato-i-neri-scimmie_a_23392358/?utm_hp_ref=it-homepage Continua a leggere

Afrin, il cortocircuito della “sinistra antagonista”: “Ribelli moderati” contro curdi ma “la colpa è di Putin”

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di Francesco Santoianni

Afrin, il cortocircuito della "sinistra antagonista": "Ribelli moderati" contro curdi ma "la colpa è di Putin"

Fonte: L’Antidiplomatico

Annegano nelle contraddizioni del loro “internazionalismo” i tanti che – nella “sinistra antagonista” – inneggiavano acriticamente sia alla “causa curda” (senza domandarsi perché questa infatuazione era sostenuta da tutti i media mainstream) sia a quella dei “ribelli siriani”, vedendo oggi la bandiera di questi tagliagole spiegata, a fianco di quella turca, sulle macerie di Afrin? Per loro fortuna c’è chi ha trovato il capro espiatorio sul quale scaricare tutte le colpe: Putin, come ci illumina questo davvero sbalorditivo tweet (incredibilmente fatto suo anche dal Segretario di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo) messo in rete dalla conventicola sushi&spumantino unita sotto la sigla Wu-Ming Foundation.

Si, ma allora, cosa e chi c’è dietro l’attuale tragedia di Afrin? Continua a leggere

Londra è sempre meno british e si arrende all’islamizzazione

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di Lorenzo Formicola

«Trasformerò la capitale in un faro dell’islam», fu il motto elettorale del socialista Ken Livingstone nel 2012. Forse non è stato completamente merito suo, ma si può dire tranquillamente che a oggi l’obiettivo è stato raggiunto con successo. La Gran Bretagna ha la terza maggior popolazione musulmana nell’Unione europea, dopo Francia e Germania. I musulmani hanno ormai superato, infatti, anche la soglia dei 4,1 milioni. Il paradigma di una tale crescita ha tre uscite: immigrazione, alto tasso di natalità e disinvoltura nella conversione all’islam. I musulmani si sono integrati nella società inglese semplicemente occupandola. Importando e imponendo costumi, usi e leggi la diffusione della sharia sembra inarrestabile. E Londra è lo specchio di questo scenario a cominciare dal suo sindaco.

L’Inghilterra è un Paese che si è rifatto il trucco per non migliorare. In viso infatti non ha semplicemente i segni del tempo, ma gli sfregi di una identità mortificata. E lo sfruttamento sessuale dei bambini britannici da parte di gang islamiche è solo una parte del problema. A prendersi la briga di spulciare le pagine di cronaca degli ultimi dodici mesi, è una nazione svilita quella che si incontra, incamminata verso il nulla che avanza. Continua a leggere

I civili scappati dalla Goutha: “noi prigionieri di ribelli”

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ESCLUSIVA DE IL GIORNALE

(Hamoryah) È un fiume in piena.  Sgorga dalle rovine, si fa largo tra le macerie, sprofonda nei crateri di missili e granate. Risale spingendo bimbi in lacrime, piegati sotto il peso di zaini stracolmi. Trascina vecchi smunti ed emaciati aggrappati alla vita e alle grucce. Sospinge donne incinte coperte di nero e fatica, ripiegate su pancioni ormai troppo pesanti. Rimorchia feriti e malati appoggiati su carriole mosse a braccia in questa gruviera di distruzione. È l’esodo. È la fuga. È la fine della loro guerra. Quanti saranno? Cinquemila? Ottomila? Quindicimila? Chi lo sa è bravo.

Il numero vero forse non lo scopriremo mai. Di certo sono tanti. Tantissimi. Arrivano tutti da Hamoryah,  la cittadina della Ghouta orientale  controllata dai militanti della cosiddetta Legione Rahman. A parole era uno dei gruppi ideologicamente meno estremisti all’interno di quell’oceano islamista e jihadista che da sei anni controllava le campagne, i villaggi e le fattorie di questo immenso sobborgo orientale di Damasco abitato da 400mila civili.

Ma quell’immagine di forza laica strutturata principalmente su base militare ha poco a che fare con la realtà. Nei fatti  la Legione Rahman è  da sempre uno stretto alleato di Tahrir al Sham, l’alleanza guidata da Jabhat Al Nusra che rappresenta la coalizione delle forze legate ad Al Qaida. E con  Al Qaida  ha collaborato e combattuto per mantenere il controllo di Hamoryah e dei villaggi circostanti. Continua a leggere

UE al contrattacco: “Risponderemo con fermezza a dazi Usa”

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UE al contrattacco:

Contro il protezionismo annunciato dal presidente americano Donald Trumpla Commissione europea sta preparando gli Stati membri a una guerra commerciale a tutto campo senza esclusione di colpi. Lo dice un rapporto della stessa autorità europea secondo cui gli stati membri sono “troppo ottimisti” sulle possibilità di ottenere un’esenzione dalle tariffe imposte Trump su acciaio e alluminio.

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La mattanza dei bambini down e non solo

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Alfredo De Matteo

Il caso di Treviso, in cui il direttore dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale cittadino, Enrico Busato, in un’intervista al quotidiano Avvenire denuncia il fatto che «sempre più spesso le giovani coppie rifiutano figli davanti a diagnosi di disabilità, persino eventuali», e che ciò vale per qualsiasi forma di disabilità ma soprattutto per la sindrome di Down, fa il paio con il video recentemente trasmesso dalla nota trasmissione Le Iene in cui Nicole, una ragazza affetta dalla trisomia 21, nei panni di un inviato delle Iene compie un viaggio in Islanda, il paese dove è in atto un progetto di eliminazione sistematica delle persone Down, tramite diagnosi prenatali sempre più sofisticate che nel 100% dei casi si risolvono in aborti. Continua a leggere

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