Le stesse cause producono gli stessi effetti, ci stiamo muovendo verso una rivolta sociale generalizzata

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di Alain de Benoist

Fonte: Barbadillo

Vorrei farle una breve domanda su una serie di eventi recenti. E, la prima, è  sull’incendio di Notre-Dame de Paris.
“La Madonna in fiamme, colpita nel coro, è l’immagine stessa della cristianità di oggi. Cos’altro possiamo dire che non è già stato detto? Penso a Dominique Venner e rileggo Péguy”.

La fine del “grande dibattito” e la conferenza stampa di Emmanuel Macron, che non sembra convincere due su tre francesi?
“Il capo dello stato sbagliava a prendere i francesi per i mougeon (metà pecore e metà piccioni). Micron, dimissioni!”.

Il movimento di giubbotti gialli, viene regolarmente descritto come “a corto di vapore” e generatore di “violenze inaccettabili”. Che ne pensa?
Un movimento pacifico, “bonario” non avrebbe ottenuto un decimo di quello che i giubbotti gialli hanno ottenuto, anche se nessuna delle loro richieste essenziali è stata soddisfatta ancora. La violenza (non intendo quella dei “casseurs” di professione) a volte è l’unico modo per essere ascoltati. 14 luglio 1789, la presa della Bastiglia non è stata una passeggiata per la salute! Rivedete le riflessioni sulla violenza di Georges Sorel. In ogni caso, questa violenza popolare è poco paragonabile alla violenza sistemica dei predatori impiegatizi, degli assassini dell’identità, dei distruttori sociali e dei padroni del profitto. Per quanto riguarda gli affanni dei giubbotti gialli, si tratta, nel migliore dei casi, di una pausa prima delle prossime battaglie. In tutta Europa, le classi medie stanno scomparendo e le persone stanno sopportando le conseguenze delle politiche di austerità. Nella nostra società a forma di clessidra, la ricchezza si sta accumulando sempre più in alto, mentre la povertà e la precarietà sono in costante aumento verso il basso. Le stesse cause producono gli stessi effetti, ci stiamo muovendo verso una rivolta sociale generalizzata.
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Cartelloni pro cannabis vicino le scuole, insorgono gli insegnanti

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‘Pubblicità legali ma poco opportune’.

Bufera contro il sindaco di Bari Antonio Decaro. Il primo cittadino del capoluogo pugliese è finito nel mirino degli insegnanti che lavorano presso il liceo artistico De Nittis Pascali, sito sul lungomare della città. A far divampare la polemica, l’autorizzazione concessa dal Comune a una ditta che commercia cannabis light di farsi pubblicità nei pressi delle scuole tramite dei cartelloni.

Una scelta che non è piaciuta per niente ai prof dell’istituto superiore che sono letteralmente insorti contro l’amministrazione comunale:” È possibile che di fronte all’ingresso del nostro liceo compaia questo cartellone pubblicitario? – scrive sul profilo Facebook del sindaco una professoressa- Proprio di fronte a un liceo? Per quanto sia legale non credo sia opportuno ed educativo di fronte a una scuola di ragazzi adolescenti. Il relax si può raggiungere anche guardando il mare, visuale che questo cartellone nasconde. È assurdo”. Ma a lamentarsi sembra siano stati anche altri colleghi. A rendere ancor più grave la cosa è il fatto che a pochi metri dal De Nittis Pascali esista un altro liceo (il “classico” Orazio Flacco), che potrebbe essere coinvolto nella vicenda.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/cartelloni-pro-cannabis-vicino-le-scuole-insorgono-gli-insegnanti/

I generali sfiduciano la Trenta. La protesta corre sul web

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Il malcontento contro il ministro della Difesa è diffuso nelle Forze armate. Le critiche: “È nelle mani di Di Maio”

Il malcontento tra i militari cresce. Le esternazioni del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, in seguito all’apertura di un’istruttoria nei confronti del generale Paolo Riccò, che lo scorso 25 aprile aveva abbandonato la cerimonia della festa della Liberazione a Viterbo in seguito agli attacchi dell’Anpi, non sono piaciute né alla base né ai vertici delle Forze armate. Sui social la polemica si è scatenata, tanto che è stato creato un gruppo, che conta oltre 4.400 iscritti, dal nome «Io sto con il generale Paolo Riccò».

Il fatto è che il ministro, nel corso del suo anno di mandato, ha fatto un sacco di promesse, ma ne ha mantenute poche, a partire da quelle sul riordino delle carriere, tanto che un delegato Cocer ha dovuto fare, nel silenzio più assoluto della Difesa, 40 giorni di sciopero della fame per avere le rassicurazioni del caso dal premier Giuseppe Conte. Continua a leggere

Quelle bandiere titine in corteo con i sindacati

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A Trieste i vessilli dei partigiani jugoslavi che massacrarono migliaia di italiani

Il primo maggio 1945 i partigiani jugoslavi di Tito entravano a Trieste iniziando l’occupazione della città durata quaranta giorni, in quel periodo e nei mesi precedenti, furono uccisi nelle foibe circa 14.000 italiani.

I titini si macchiarono di crimini indicibili verso migliaia di persone colpevoli solo di essere nate in Italia, perciò colpisce che ancora oggi nel nostro paese vi sia chi celebri i partigiani jugoslavi. Sarebbe già molto grave quanto denunciato dall’associazione Dalmati italiani che ha espresso la propria indignazione per la presenza nel corteo dei sindacati del primo maggio a Trieste di bandiere jugoslave e italiane con la stella rossa e di «titovize», il copricapo partigiano jugoslavo, ma l’utilizzo delle bandiere dei partigiani comunisti diventa sconcertante se ad esporla è un comune italiano.

È quanto avvenuto nella sede del Municipio di San Dorligo della Valle, paese di quasi seimila abitanti al confine con la Slovenia, dove proprio il primo maggio, insieme al tricolore italiano, alla bandiera del comune e a quella europea, è stata esposta la bandiera dei partigiani sloveni di Jugoslavia in cui campeggia la stella rossa. A denunciare l’accaduto è Francesco Clun, responsabile provinciale di CasaPound e figlio di esuli istriani, ma l’indignazione tra i cittadini è diffusa nonostante il sindaco Sandy Klun, eletto con una coalizione di sinistra sostenuta dal Pd, cerchi di minimizzare l’accaduto. Raggiunto telefonicamente, ci tiene a sottolineare di essere di madrelingua slovena e afferma di aver esposto la bandiera perché rappresenta «la lotta per la liberazione da parte degli sloveni» e, quando gli domandiamo perché non esponga la bandiera dei partigiani italiani, la sua risposta da rappresentante delle istituzioni della Repubblica italiana lascia di stucco: «Non abbiamo nulla contro gli italiani, si convive da sempre».

La scelta di esporre la bandiera dei partigiani titini rappresenta già di per sé una decisione controversa e divisiva nonostante le giustificazioni del sindaco ma diventa una vera e propria provocazione e una presa di posizione di carattere politico e non istituzionale se avviene in una data simbolica come il primo maggio. Non a caso il Senatore Luca Ciriani, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, esprime la propria indignazione e chiede le dimissioni del primo cittadino auspicando l’intervento del prefetto e del ministro dell’Interno e sottolineando come un sindaco italiano dovrebbe onorare la memoria della propria nazione.

L’utilizzo delle bandiere titine non è una novità da queste parti, già da un po’ di anni durante la manifestazione dei sindacati del primo maggio, sventolano nelle strade di Trieste senza che gli organizzatori intervengano per isolare chi inneggia ai partigiani titini, sorge il dubbio che chi a parole dice di volere una pacificazione, nei fatti continui a fomentare l’odio ricordando uno dei periodi più bui per la storia triestina e italiana.

FONTE – http://www.ilgiornale.it/news/politica/quelle-bandiere-titine-corteo-i-sindacati-1688072.html?mobile_detect=false

Burkina Faso sotto i colpi del jihad: cristiani trucidati in chiesa in tutto il paese

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Cristiani protestanti e cattolici uccisi in chiesa, sacerdoti rapiti, villaggi saccheggiati. Nel paese si è passati dai 12 attentati islamisti del 2016 ai 158 del 2018

Un commando di jihadisti ha fatto irruzione in una chiesa protestante domenica, durante la funzione, uccidendo cinque cristiani, inclusi il pastore e due suoi figli. L’attentato, come riporta la Bbc, è avvenuto nella piccola città di Silgadji, vicino a Djibo, la capitale della provincia settentrionale di Soum.

Il numero di attacchi da parte di terroristi islamici nel paese dell’Africa occidentale è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni. Secondo l’Armed Conflict Location & Event Data Project (Acled), Al Qaeda, Stato islamico e il gruppo locale Ansarul Islam ne hanno effettuati almeno 12 nel 2016, 33 nel 2017 e 158 nel 2018. Dal 2015, almeno 350 persone sono morte nelle violenze.

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fonte – https://www.tempi.it/burkina-faso-jihad-cristiani-chiesa/

In tantissimi a Milano per onorare Sergio Ramelli

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Anche una delegazione del nostro Circolo CHRISTUS REX ha marciato, pregato e reso onore a Sergio Ramelli, sia a Milano che a Verona.

In tanti hanno risposto a Milano all’appello per onorare Sergio Ramelli, assassinato dall’odio comunista 44 anni orsono. A piazzale Susa si è radunata una folla davvero grande, anche se la prefettura ha fatto di tutto per dissuadere la partecipazione. Persino la provocazione dell’autorizzazione di un corteo antifascista che sembrava la rivendicazione di quel delitto compiuto con viltà e violenza inaudita.

Una carica irresponsabile

Ma la comunità che si è radunata per Ramelli è stata molto più composta di quel che speravano avversari e stampa. C’è stata anche una irresponsabile carica di polizia, con un ferito tra i manifestanti, per impedire la partenza del corte. Partecipazione di migliaia di militanti di destra, richiamati da Cpi, Fn, Lealtà e Azione, e dall’appello di 60 parlamentari a partire da Fdi. La manifestazione si svolge civilmente.

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Fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/04/la-polizia-carica-un-ferito-ma-sono-in-tantissimi-a-milano-per-onorare-sergio-ramelli/

Sparatoria davanti a una chiesa a Baltimora: sei feriti e un morto

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L’ennesima sparatoria davanti a una chiesa, ai danni di cristiani: è successo a Baltimora, nel Maryland.

Continuano quelle che possiamo ufficialmente chiamare persecuzioni cristiane, di cui abbiamo parlato più di una volta. Questa volta l’orrore si è svolto a Baltimora, nel Maryland.

Stando a quanto ha riferito la portavoce della polizia Chakia Fennoy, davanti a una chiesa, all’improvviso,  sono stati sparati diversi colpi di pistola.

I colpi hanno raggiunto sette persone: una di loro è morta poco dopo. Attualmente non è prevista alcuna informazione disponibile, le circostanze non sono ancora chiare.

L’attentatore sarebbe fuggito e attualmente si sta cercando il responsabile. Le immagini diffuse finora mostrano i veicoli delle forze dell’ordine e il nastro di emergenza utilizzati per bloccare la scena davanti alla chiesa di Perkins Square.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/sparatoria-davanti-a-una-chiesa-a-baltimora-sei-feriti-e-un-morto/

Rabbini: bruciare le chiese? Si, però

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Nel comunicato “Non solo Islam” del 19/4/2019 (cfr http://www.centrostudifederici.org/non-solo-islam/) relativo alle affermazioni del rabbino Shlomo Aviner sull’incendio di Notre Dame di Parigi, avevamo annunciato che ci saremmo ancora occupati di questo personaggio.

Lo facciamo ora con la traduzione di un articolo pubblicato negli Usa sulle disquisizioni rabbiniche relative alla liceità di bruciare le chiese cattoliche. A parti inverse (teologi cattolici/templi israeliti) si scatenerebbe il finimondo: invece i media italiani (e vaticani) hanno prudentemente ignorano le affermazioni dei padroni del vapore. Speriamo che non si realizzi l’ipotesi secondo cui “chi di fiamme ferisce, di fiamme (eterne) perisce”.
Dopo l’incendio di Notre Dame, uno dei rabbini capi israeliani dice che “Non ci sono comandamenti di bruciare chiese all’estero. Nella nostra terra santa, tuttavia, la questione è più complicata”
L’autorevole rabbino dei coloni, Shlomo Aviner, ha oggi (martedì 16/47/2019) dichiarato che bruciare le chiese fuori dalla Terra di Israele “non è compito nostro per ora”, ma per quanto riguarda la Terra Santa “la questione è più complicata”. Aviner sembra così aver rispedito al mittente la domanda sulla possibilità di bruciare chiese in Terra Santa.
Aviner, che prende uno stipendio pubblico come rabbino dell’importante colonia di Beit El ed è anche rabbino di una prestigiosa yeshivah (Ateret Yerushaliam, precedentemente Ateret Cohanim), è considerato essere uno dei più importanti rabbini della fazione religiosa nazionalista. È uno scrittore prolifico, avendo pubblicato oltre 200 libri in varie lingue. Aviner è anche considerato un pioniere del fenomeno SHUT-SMS, tramite il quale i suoi seguaci mandano al rabbino una domanda tramite messaggio SMS (e, più recentemente, tramite Facebook Messenger e Whatsapp) ed Aviner risponde brevemente. Aviner è uno dei rabbini più popolari di tutti quelli del fenomeno SHUT-SMS, perché risponde ad ogni domanda, persino a quelle che sono delle palesi prese in giro (e qui parlo per esperienza).
Oggi, dopo l’incendio nella Cattedrale di Notre Dame, ad Aviner è stata posta la seguente domanda:
 
“La più grande Chiesa Cristiana di Parigi è in fiamme. Dovremmo sentirci dispiaciuti per questo, oppure dovremmo rallegrarci, in quanto la cattedrale è un luogo di idolatria, per cui esiste un precetto che ci comanda di bruciarla?”
L’intervistatore qui si riferisce alla dichiarazione Halachic chetradizione normativa religiosa del Giudaismo, secondo la quale le chiese sono considerate luoghi di idolatria, e devono essere distrutte.

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Ente di beneficenza rivendeva il cibo destinato ai poveri

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La truffa ai danni dei donatori e dei bisognosi è stata scoperta dal programma tv ‘Striscia la notizia’

Raccoglievano generi alimentari destinati ai più poveri, ma rivendevano il cibo per trarne guadagno. Protagonista di questa triste vicenda è l’ente di beneficenza “Pane quotidiano”, tra le più famose associazione benefiche d’Italia. Si tratta infatti di una realtà storica, che da più di un secolo opera su tutto il territorio milanese, per garantire sostentamento alle fasce più bisognose della cittadinanza. Alcune segnalazioni degli ultimi mesi hanno iniziato a far muovere i sospetti su quale fosse il reale comportamento della realtà associativa.

La truffa è stata scoperta dal tg satirico di Canale 5 “Striscia la notizia“, che nei giorni scorsi ha mandato dei complici a realizzare dei filmati. I video, mostrati in tv durante il programma, hanno confermato quanto ipotizzato: i pacchi alimentari venivano rivenduti. A realizzare l’indagine è stato l’inviato Max Laudadio.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/ente-di-beneficenza-rivendeva-il-cibo-destinato-ai-poveri/

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