Le prime vittorie della determinazione di “Verona ai Veronesi”

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img-20161111-wa0010di Redazione

L’impulso vivo e vitale della piazza, composta ma determinata, spinge le amministrazioni a clamorosi dietrofront sull’accoglienza dei supposti profughi.

Accade, ovviamente. in provincia di Verona, ove guidati dal movimento apartitico “Verona ai Veronesi”, migliaia di persone comuni sfilano nei paesi ove i prefetti dirottano i clandestini per dire che non li vogliono perché non c’è più posto per alcuna accoglienza. Non per razzismo ma perché NON c’è PIU’ POSTO. Non c’è più disponibilità. La gente vuole sentirsi sicura a casa propria ed avere le minime garanzie del vivere civile. Così, a Pescantina, anche grazie alla piazza, il sindaco è stato costretto al dietrofront. Ma anche Castel d’Azzano, dopo la mobilitazione popolare, non metterà più a disposizione l’Hotel Cristallo. Ieri sera è stata la volta di Pastrengo, col sindaco in testa al corteo. 300 persone hanno sfilato per le vie del paese gardesano per dire NO! all’accoglienza business di clandestini! E Martedì prossimo sarà la volta di Soave.

La determinazione, la costanza, la comunità sono davvero determinanti e ottengono risultati, insperati alla vigilia. Mentre buonisti, sinistri e affaristi schiumano di bile.  Continua a leggere

Due mondi distinti

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di Thierry Meyssan

Due mondi distinti

Fonte: Megachip

Giornale del cambiamento d’ordine mondiale 
Nel corso di un’importantissima riunione del Consiglio di Sicurezza – ignorata dalla stampa occidentale – tenutasi il 28 ottobre, gli Stati Uniti hanno rifiutato che l’ONU collabori con le organizzazioni regionali che ricomprendono la Russia, e di fatto la Cina. Rifiutando di lavorare con gli altri e, quindi, di ammettere che questi altri siano suoi pari, Washington ha preso la strada di una divisione del mondo in due sfere distinte e la fine della globalizzazione economica.
Nell’illustrazione in apertura
Gli Stati Uniti hanno rifiutato, il 28 Ottobre 2016, che le Nazioni Unite lavorino con la Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, rappresentata dal suo Segretario Generale, il tagico Rashid Alimov, sulla base del fatto che la Russia vi ha sede. L’OCS rappresenta oltre il 40% della popolazione mondiale.
© UN Photo / Evan Schneider
DAMASCO (Siria) – Mosca ha convocato una riunione speciale del Consiglio di Sicurezza il 28 ottobre 2016, per discutere della cooperazione tra l’ONU e le organizzazioni regionali. L’ambasciatore Vladimir Churkin, che presiedeva allora il Consiglio, aveva invitato i rappresentanti della Comunità degli Stati Indipendenti (il russo Sergey Ivanov, CSI), dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (il generale russo Nikolai Bordyuzha, CSTO) e l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (il tagico Rashid Alimov, OCS).

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ISRAELE SI PREOCCUPA PER LA VITTORIA SCIITA AD ALEPPO. E VA A MOSCA

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di Maurizio Blondet

Lunedì, una delegazione di personalità israeliane  s’è recata a Mosca per incontri con le  autorità russe. Secondo il Jerusalem Post,  sono deputati della commissione affari esteri e della commissione forze armate, guidati da Avi Ditcher,  appunto presidente della Commissione esteri,e  falco del Likud. Prima di partire, il falco ha diramato alle agenzie ebraiche: “Protesterò per il voto di Mosca all’UNESCO, scandaloso e inaccettabile”.  Un’idea fissa, evidentemente. La delegazione dovrà “persuadere la Russia ad adottare posizioni più positive verso Israele”.

Secondo le fonti di Teheran,  Israele “ha paura di una vittoria dell’Asse di Resistenza ad Aleppo”  (Asse di Resistenza chiamano le forze militari congiunte sciite- che combattono in Siria: Hezbollah, alawiti  e cristiani per Assad,  corpi dell’Iran) e  vuole garanzie da Mosca soprattutto riguardo all’Iran: stato che per Israele “sostiene il terrorismo” (tradotto dalla neolingua:   non ha voltato le spalle ai palestinesi).  Israele in Siria si trova a fianco dei  sauditi, del Katar, degli Usa e della Turchia a sostenere i jihadisti, i terroristi e  mercenari che ora  stanno cedendo; e nella prospettiva di una vittoria dell’Asse, lo stato ebraico si trova in posizione imbarazzante, di cui sta cominciando a valutare i  pericoli. La  vasta politica di destabilizzazione promossa dagli Usa sul progetto israeliano (Piano Kivunim) sta dando risultati forse opposti a quelli sperati.  Hanno adesso le forze armate russe molto vicine,    che li tengono  sotto la portata degli S-400, e alleate alle forze armate iraniane combattenti per mantenere Assad a Damasco.

Dall’inizio  della guerra in Siria, l’aviazione sionista ha bombardato più volte le posizioni dell’esercito regolare siriano e  convogli di Hezbollah (allo stesso modo gli americani hanno sistematicamente distrutto le infrastrutture civili della Siria: ponti, centrali elettriche, fabbriche), e sempre impunemente, perché Damasco non osava tirarsi addosso un altro nemico bellico nella guerra aperta.  A metà settembre  però qualcosa è cambiato: la contraerea siriana ha abbattuto un F-16 israeliano (e un suo drone); la cosa è stata smentita da Israele,  ma ha lasciato le più vive inquietudini nella leadership sionista. Fino a che punto Mosca è davvero alleata dell’Iran?  Tanto più che, come dicono le fonti iraniane,  certe fonti “riferiscono   di contatti sempre meno frequenti tra le forze russe in Siria e Israele, il che inquieta Tel Aviv” .  I taciti accordi e lo scambio di informazioni militari volti ad evitare scontri diretti  con l’aviazione israeliana  non sono più tanto importanti per gli stati maggiori russi.  Cosa è cambiato?

Saldatura Cairo-Teheran?

Ad Ovest di Sion, l’avvicinamento  dell’Egitto di Al Sissi a Mosca e alla Siria è evidente: ad ottobre russi ed egiziani hanno tenuto un’esercitazione congiunta, novità assoluta. Nello stesso ottobre, altissimi ufficiali dell’intelligence sono volati a Damasco per incontrare una delegazione di pari grado, capeggiati  dal generale Ali Mamlook, consigliere di sicurezza nazionale del Presidente Assad. A novembre, soldati e ufficiali egiziani sono arrivati a Damasco per esercitazioni e scambio di intelligence sulla guerriglia urbana e contro-terrorismo.

Voci non confermato parlano di tonnellate di armamento e munizioni che la Russia invia – tramite l’Egitto – all’armata “nazionale” della Libia, il governo di Tobruk non  riconosciuto dagli occidentali.

In più, l’Egitto ha rifiutato al richiesta saudita di impegnarsi nella guerra genocida agli Houti in Yemen, ed ha votato, al Consiglio di Sicurezza Onu, la risoluzione russa  sulla Siria. Immediatamente l’Arabia Saudita ha tagliato al Cairo le forniture di gas e petrolio – ma queste sono state subito sostituite dalle forniture dell’Irak: con un accordo firmato da Al Sisi e dal primo ministro iracheno Haidar Al-Abbadi  con la mediazione di Mosca e di Teheran.  Per il Cairo l’accelerazione dei nuovi legami di sicurezza ha una motivazione in più:  la vittoria di Hillary Clinton peggiorerà le relazioni di Al Sissi con  Washington, visto che la presidenza  americana è così profondamente infiltrata   dai Fratelli Musulmani, i cui interessi sono apertamente coltivati da Huma Abedin (e occultamente da Obama in tutti gli anni della sua presidenza)

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La prima Messa nella   devastata chiesa della Immacolata Concezione, della cittadina cristiano di Karakosh presso Mossul, liberato dalle milizie cristiane.

Ma per Israele ce n’è abbastanza per vedere  il solidificarsi di un’alleanza fra i due paesi più popolosi, Egitto e Iran, uniti dalla Siria e dall’Irak sciita, sotto gli auspici di Mosca. Quindi   l’urgenza con cui la delegazione del Likud vuol tastare il polso russo. Che Mosca non stia più al gioco della finzione americano è evidente. Da ultimo, la sua diplomazia ha bollato la “riconquista di Mossul” voluta dalla propaganda Usa e a cui partecipa l’intera corte dei miracoli   europea con la corte dei miracoli curdo-turca,  di “operazione degenerata in un carnaio medievale di cui la prima vittima è la popolazione civile”, e  dove gli occidentali “non hanno messo a punto alcun piano di salvataggio come  corridoi umanitari e sistemi di evacuazione della popolazione” (naturalmente l’ONU non protesta). Continua a leggere

Mosca mette sigilli all’ufficio di Amnesty International in Russia

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Segnalazione di Andrea Giovanazzi

Niente luce e serrature cambiate. L’accusa: “Stretta sulle libertà fondamentali”

di Lucio Di Marzo

Serrature cambiate, elettricità staccata e i sigilli sulla porta principale.

Queste sono le condizioni in cui i dipendenti di Amnesty International in Russia hanno trovato questa mattina il loro ufficio a Mosca, senza che fosse loro dato nessun avvertimento.

“Speriamo ci sia una semplice spiegazione amministrativa”, ha scritto in una nota il gruppo che si occupa di diritti umani, commentando quanto accaduto, ma già in passato Amnestyera stata accusata dalle autorità in Russia.

Da vent’anni, ha raccontato alla rete indipendente Dozhd un dipendente, Alexander Artemyev, Amnesty affitta i locali dove si trova il suo ufficio dal comune di Mosca. Sui sigilli un numero di telefono da contattare, che non darebbe però cenni di vita.

L’organizzazione sostiene che non esistono motivi per cui all’ufficio siano stati messi i sigilli, neppure un banale problema di soldi. “Siamo certi al 100% di avere adempiuto a tutti i nostri obblighi come inquilini”, ha detto Artemyev.

Se il Cremlino dichiara di non sapere nulla di quanto accaduto, tuttavia il direttore dell’ufficio moscovita di Amnesty commenta: “È un altro segno di come le autorità russe stiano rapidamente dando una stretta alle libertà fondamentali e al lavoro dei gruppi della società civile nel Paese”.

Leggi restrittive costringono oggi i gruppi che ricevono fondi dall’estero o si occupano di politica a registrarsi come “agenti stranieri” e a più riprese è stato denunciato come questo gli impedisca di lavorare come dovrebbero.

Secondo Human Rights Watch i criteri stabiliti dalla legge sono tanto vaghi che in sostanza finiscono per includere “ogni aspetto del lavoro sui diritti umani”. Nell’elenco degli “agenti stranieri” sono inclusi al momento oltre cento gruppi.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2016/11/02/mosca-mette-sigilli-allufficio-di-amnesty-international-in-russia/1326172/ Continua a leggere

SI’, IL TERREMOTO E’ PUNIZIONE DIVINA

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Il viceministro Karadi Maurizio Blondet

Ora possiamo dirlo, finalmente. Abbiamo il permesso.   Fino ad ieri, chiunque avesse osato pronunciare una simile idea, sarebbe stato linciato dai media, dai vescovi e cardinali, da “Francesco”;  questa ipotesi, che dietro un terremoto o altra sciagura collettiva, potesse esserci un significato, un messaggio di Dio per certi nostri comportamenti  collettivi, era confinato nel regno delle superstizioni più oscurantiste e ignoranti; era qualcosa, semplicemente, che l’uomo moderno, e il cristiano illuminato (dal Concilio) non può nemmeno permettersi di pensare.

Adesso si può. Dobbiamo ringraziare l’alta personalità che ha, diciamo così, sdoganato lo spinoso  nesso di causa e d’effetto, togliendolo dalla discarica delle superstizioni di cui vergognarsi per elevarlo alla luce del politicamente corretto: il signor Ayub  Kara.

Costui è l’esimio vice-ministro israeliano per la Cooperazione Regionale.  Incidentalmente è un druso, e ovviamente un fiero collaborazionista.  Come forse saprete (o forse no), egli, in visita in Italia, ha voluto comunicare alle agenzie quanto segue:”Sono sicuro che il terremoto è avvenuto a causa del   voto italiano all’UNESCO”.

Era ora che qualcuno lo dicesse: il 18 ottobre, l’Unesco ha adottato ufficialmente una risoluzione su Gerusalemme est voluta dai Paesi arabi a protezione del patrimonio culturale palestinese, in cui i luoghi santi della Città Vecchia sono indicati solo con il nome arabo, cosa che ha indignato gli israeliani. In 26 si sono astenuti, fra cui  l’Italia compresa. Astensione, si badi, non già voto a favore della posizione palestinese; ma tanto basta per scatenare la vendetta cosmico-geologica di  YHVH. Subito Matteo Renzi e Gentiloni si sono scusati, “alla prossima occasione cambieremo atteggiamento”, s’è profuso il nostro ministro: niente, è arrivata la seconda scossa. Giù le chiese di Norcia e crepate tutte le strade del centro Italia. Continua a leggere

Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

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di Thierry Meyssan

Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

Fonte: Megachip

L’indagine dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte su una negligenza in merito alle norme di sicurezza, ma su un complotto mirante a distrarre ogni traccia delle sue corrispondenze che avrebbero dovuto essere memorizzate sui server dello Stato federale. Potrebbe includere scambi su finanziamenti illeciti o su casi di corruzione, e altro sui collegamenti dei coniugi Clinton con i Fratelli Musulmani e i jihadisti.
Nell’illustrazione in apertura:
Hillary Clinton e il suo capo di gabinetto Huma Abedin.
DAMASCO (Siria) – Il rilancio dell’inchiesta dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte tanto su questioni di sicurezza, quanto su intrighi che potrebbero andare fino all’alto tradimento.
Tecnicamente, anziché utilizzare un server sicuro del governo federale, il Segretario di Stato aveva installato nel suo domicilio un server privato, in modo da poter utilizzare Internet senza lasciare tracce su una macchina dello Stato federale. Il tecnico privato della signora Clinton aveva ripulito il suo server prima dell’arrivo del FBI, così che non era possibile sapere il motivo per cui lei avesse messo in opera questo dispositivo.
Inizialmente, l’FBI ha osservato che il server privato non aveva subito la procedura di sicurezza del server del Dipartimento di Stato. La Clinton aveva quindi commesso solo un errore di sicurezza. In un secondo tempo, l’FBI ha sequestrato il computer dell’ex parlamentare Anthony Weiner. Costui è l’ex marito di Huma Abedin, capo dello staff di Hillary. Lì sono stati trovati messaggi di posta elettronica provenienti dalla Segretaria di Stato.

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Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, ecco perché i profughi vengono in Italia

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LE BALLE MONDIALISTE SOSTENUTE DA “COMPAGNI” E AFFINI

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Anna Bono, (nella foto) docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, conoscendo a fondo la materia, ribalta un bel gruzzolo di luoghi comuni.

Al giornalista Marco Dozio in un’intervistamolto interessante, spiega che chi sbarca o viene traghettato sulle nostre coste, arrivando prevalentemente dall’Africa subsahariana, per la stragrande maggioranza dei casi non è un profugo.

E nemmeno un povero in fuga dalla fame. Ma un giovane maschio, spesso appartenente al ceto medio, che non scappa da guerre o persecuzioni. “La maggior parte di chi lascia l’Africa subsahariana per l’Europa non scappa né dalla guerra né dalla povertà estrema”.

Professoressa, ci raccontano che gli immigrati che arrivano in Italia sono profughi.

«I dati dicono che dall’inizio dell’anno il numero di persone che hanno fatto domanda di asilo politico, e che hanno ottenuto risposta positiva, si assesta intorno al 4%. Significa che tutti gli altri non rientrano nei parametri previsti dalla convenzione di Ginevra, quindi non sono persone che hanno lasciato il loro Paese sotto la minaccia di perdere la libertà o la vita: non sono persone perseguitate».

E ci raccontano che chi non scappa dalla guerra però scappa dalla fame.
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La Generazione Erasmus e i suoi oppositori

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di Paolo Borgognone

La Generazione Erasmus e i suoi oppositori

Fonte: Italicum

L’Ue dev’essere davvero arrivata al capolinea se intende risollevare le sue sorti, pesantemente compromesse da Brexit, dal referendum ungherese sulle politiche migratorie e dall’ascesa politica di movimenti e partiti “euroscettici” in vari Paesi della sedicente unione, attraverso il varo di una proposta di legge tesa a resuscitare l’Interrail come «antidoto all’antieuropeismo». Il Parlamento di Strasburgo, infatti, si è addirittura preso la briga di discutere la proposta di Manfred Weber, deputato tedesco del PPE, in base a cui, si legge sul sito di Repubblica, «per la prima volta sarà valutata la fattibilità di regalare un pass interrail gratuito a tutti i nuovi diciottenni dell’Ue». L’idea di Weber, guarda caso, «piace molto anche ai Socialisti & Democratici, che rivendicano anche la paternità dell’iniziativa, avanzata per la prima volta dall’ungherese Istvan Ujhelyi nell’agosto 2015». Si tratta, in effetti, dell’ennesima tirata propagandistica di un’Unione europea che, con le sue politiche improntate a una sorta di pseudo-melting pot, rimuove le culture tradizionali dei popoli (considerate un ostacolo alla costruzione del mercato unico delle identità mercificate) e promuove l’omogeneizzazione di moltitudini astratte, volutamente deterritorializzate (guai a parlare di patria originaria e di legami comunitari nell’Europa di banchieri e affaristi transnazionali), senza confini e standardizzate all’insegna di stili di vita, gusti musicali, abbigliamento e modi di comunicazione ormai identici a prescindere dalla nazionalità e dalla cultura di appartenenza dei singoli. Un esempio su tutti può essere utile per comprendere il perché del ricorso smodato, da parte di tecnocrati e opinion makers pro-Ue, alla retorica del giovanilismo e dell’Europa da intendersi come mercato unificato del divertimento senza frontiere. Continua a leggere

Il Presidente del Perù ha consacrato ufficialmente il Paese al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria

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ajesuspo-7582721Tra tante notizie negative, eccone finalmente una buona, che ci riempie il cuore di gioia e di speranza

Segnalazione di A.A.

“Yo, Pedro Pablo Kuczynski, Presidente de la República del Perú, con la autoridad que se me ha otorgado, hago un acto de consagración de mi persona, mi familia, aquí presente mi esposa, y la República del Perú al amor y protección de Dios Todopoderoso a través de la intercesión del Sagrado Corazón de Jesús y del Inmaculado Corazón de María.

Pongo en sus manos amorosas mi gobierno con todos sus trabajadores y ciudadanos que están bajo mi responsabilidad. Ofrezco a Dios Todopoderoso mis pensamientos y decisiones como Presidente para que los utilice para el bien de nuestro país y siempre estar consciente de los Diez Mandamientos al gobernarlo. Le pido a Dios que, a través de la intercesión del Sagrado Corazón de Jesús y del Inmaculado Corazón de María, escuche y acepte mi acto de consagración y cubra a nuestro país con su especial protección.

Al hacer esta plegaria le pido a Dios perdón por todas las transgresiones que haya cometido en el pasado, todas las que se hayan hecho en el pasado de la República y por todas aquellas decisiones que se hayan tomado estando en contra de sus mandamientos y le pido su ayuda para cambiar todo lo que nos separa de Él.

Yo, Pedro Pablo Kuczynski, como Presidente de la República del Perú, declaro este juramento solemne ante Dios y los ciudadanos de nuestro país hoy 21 de octubre de 2016”.

Il Presidente del Perù, in carica dal 21 ottobre 2016, ha pubblicamente consacrato la sua Patria al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, proponendosi ufficialmente di fare ogni cosa possibile per avvicinare il popolo e la Repubblica del Perù a Dio e ai suoi Comandamenti, chiedendo perdono per tutte le volte che fosse accaduto diversamente. Qui le 12 Promesse del Sacro Cuore e la Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria. MAGARI AVESSIMO IN ITALIA UN PREMIER DEGNO DI COTANTO GESTO! Continua a leggere

Il terremoto del 1117, con epicentro Verona e, in particolare, Isola della Scala

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il-terremoto-del-3-gennaio-1117-640x440Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.meteoweb.eu/2016/01/3-gennaio-1117-899-anni-fa-si-verificava-il-grande-terremoto-del-nord-italia/607869/ – 3 gennaio 2016

3 Gennaio 1117: 899 anni fa si verificava

il grande terremoto del Nord Italia

A cura di Luigi Andrea Luppino

Il 3 Gennaio 1117, un grande terremoto colpì il Nord Italia, provocando immensi danni in un territorio vastissimo della Pianura Padana; i morti furono decine di migliaia

Precisamente 899 anni fa, il 3 Gennaio 1117, avvenne il più catastrofico terremoto, a memoria d’uomo, che abbia mai colpito il Nord Italia. La scossa, che potrebbe aver avuto una magnitudo dai 6.4 ai 6.7 gradi della scala Richter, ha colpito nei pressi di Isola della Scala, nella Pianura Padana del veronese, con una violenza inaudita.  La città più duramente colpita fu sicuramente Verona, dove andarono perdute completamente intere opere architettoniche di epoche passate, mai più ricostruite. Perfino l’anello esterno dell’Arena fu parzialmente distrutta, lasciando solo la caratteristica ala che oggi si può ancora ammirare. Migliaia i morti nella città.

Tuttavia Verona non fu l’unica a subire gravi danni. Gravi crolli e numerose vittime si riscontrarono anche nel basso trentino e nel bresciano, intorno al Lago di Garda; da Padova a Milano; perfino nell’Appennino Tosco-emiliano e intorno alla città di Pisa. Gli epicentri delle scosse dei giorni successivi si spostarono verso ovest, creando ulteriori danni soprattutto nella città di Cremona, dove crollò la Cattedrale. In totale si ipotizzano 30.000 vittime nel il territorio funestato dall’evento. Continua a leggere

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