La NATO adotta la strategia della s-ragione. E forse è vincente

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di Maurizio Blondet

Fonte: Maurizio Blondet

La NATO sospende le operazioni in Siria”, titola Thierry Meyssan nel suo blog. Più precisamente, l’Alleanza ha sospeso i voli degli aerei radar AWACS che hanno sorvegliato i campi di battaglia siriani fin  dal 2011 (quando l’invasione NATO contro Assad  sembrava imminente,caldeggiata fortemente da Hollande, sauditi  e Erdogan; Obama  vi rinunciò in extremis),  e che da allora hanno continuato ad operare: a favore “dei gruppi jihadisti”, fornendo loro informazioni “che hanno permesso loro di fuggire all’armata araba siriana”; dice Meyssan, che sicuramente è credibile perché ha buoni contatti con l’intelligence di Damasco.  Aggiunge: “Ritirando gli AWACS, la NATO intenderebbe  non prendere posizione  nel conflitto che attualmente oppone i curdi fra loro”.

Non mi attento a interpretare questa laconica frase (i curdi si combattono fra loro?), se non per rilevare quanto gli americani coi  loro doppi giochi pro-ISis  ed Erdogan coi suoi, abbiano ormai attorcigliato l’orrendo gomitolo che hanno provocato in Siria. (1)

Solo poche ore prima, mentre era in corso il vertice NATO con il nuovo  capo del Pentagono “mad dog” Mattis, lo stesso Pentagono faceva filtrare la notizia che “stava valutando di inviare truppe da combattimento regolari in Siria per accelerare la lotta contro l’Isis”, dunque  a  dare una mano allo SDF (forze democratiche siriane), ossia diecimila curdi male armati (fra cui  il primeggiano  quelli del  PKK, che Erdogan vede  come suo nemico mortale)  a  cui  la “coalizione” Usa aveva dato il compito di liberare Raqqa, la “capitale dell’IS”, e che non stanno cavando un ragno dal buco.  Del resto gli americani hanno impiantato una vera e propria base di aerei ed eelicotteri della 101 Divisione aerotrasportata a Rmelan, territorio controllato dallo SDF. Lo scopo ultimo di un intervento  Usa è sempre quello dir ritagliare dalla Siria la sospirata no-fly zone  per farne un santuario per  i suoi islamisti preferiti,  fino allo smembramento della Siria (secondo l’antico Piano Kivunim sionista)  in staterelli.

Ora,  questa intenzione, di mettere “scarponi   sul terreno”, pare in contrasto con la decisione NATO di sospendere i voli AWACS sulla Siria.

Naturalmente tutto ciò  va  valutato insieme all’improvvisa  uscita di Trump secondo cui Mosca deve “restituire” la Crimea all’Ucraina, alla quale l’ha “presa”,  e le assicurazioni di Mad Dog Mattis  a Stoltenberg ( e agli ansiosi europei) che la NATO, è  sì  obsoleta, ma in quanto   deve essere rapidamente trasformata, da alleanza difensiva,  in forza di aggressione, pardon di «proiezione di stabilità oltre i nostri confini». Il nuovo «Hub per il Sud», che verrà realizzato a Napoli, costituirà la base operativa per la proiezione di forze terrestri, aeree e navali in una «regione» dai contorni indefiniti, comprendente Nordafrica e Medioriente ma anche aree al di là di queste. È disponibile per tali operazioni la «Forza di risposta» della Nato, aumentata a 40mila uomini, in particolare la sua «Forza di punta ad altissima prontezza operativa», che può essere proiettata in 48 ore «ovunque in qualsiasi momento» (Manlio Dinucci).

Il tutto poi andrebbe in qualche modo conciliato con il primo incontro, a Bonn, di Lavrov con il nuovo segretario di stato, Tillerson,  il quale ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a collaborare  con  la Russia se ci sono aree di cooperazione  (se?!); non dimenticando  di aggiungere che la Russia deve contribuire  ad  una de-escalation nel Donbass:  dove – come ha riconosciuto l’OCSE, ed è tutto dire – è Kiev che ha riscatenato il conflitto con armi pesanti  e  financo missili per fare strage di civili.

Nave dell’Iran.

E poi, proviamo anche a mettere nel quadro il piccolo particolare rivelato dal New York Times il 12 febbraio: che il nuovo capo del Pentagono Mattis aveva chiesto alla Marina di vedere se, nel Golfo, poteva abbordare  una nave iraniana, salire a bordo e controllare che non portasse armi  per gli  Houti in  Yemen. Gli aspetti di diritto internazionale – abbordare una nave in acque internazionali – non hanno avuto peso nella finale rinuncia all’atto. Ci si è invece domandati che effetto politico e mediatico avrebbe avuto sulla troppo fresca amministrazione Trump, che   già aveva ordinato quell’assalto di commandos   in Yemen d  fine gennaio,  conclusosi  malissimo  con una strage di donne e la figlia di 8 anni di  Al Awlaki  ma anche con la morte di un americano e    la perdita di un velivolo,  un’altra impresa che sarebbe finita quasi certamente in una  battaglia navale con la Marina da guerra dell’Iran e i suoi barchini d’assalto superveloci….

http://russia-insider.com/en/revealed-trump-aborted-operation-would-have-provoked-war-iran/ri18909

Qualche giorno dopo, il segretario di stao Rex Tillerson ha smentito, di fronte ai giornalisti, che l’America di Trump voglia rinegoziare (o stracciare) l’accordo nucleare con Teheran, firmatoda Obama, e che Trump ha proclamato di voler azzerare.

N, Germany: U.S. Secretary of State Rex Tillerson said on Thursday he did not suggest to French Foreign Minister Jean-Marc Ayrault that Washington planned to scrap the Iranian nuclear agreement.

Putin: “Ci provocano continuamente”.

Aggiungiamo che sotto la nuova amministrazione “amica di Putin” la NATO non solo ha rafforzato l’accumulo (cominciato da Obama) di truppe e carri armati in Romana  e Bulgaria,  che non  confinano con la Russia e non chiedono (al contrario del baltici) di essere protette all’aggressivo mostro Putin, un  rafforzamento che sembra piuttosto un’occupazione  militare dei due paesi neo-“alleati”.

Qualche carro armato in Romania

Non solo:  la NATO ha voluto, parola di Stoltenberg,  costituire e insediare una flotta da guerra permanente  nel Mar Nero, onde  configgere con la base navale di Mosca in Crimea, magari superando due insignificanti dettagli:   la Convenzione di Montreux, il trattato internazionale del ’36 (firmato anche da Washington) che limita  a  21 giorni la presenza nel Mar Nero di navi da guerra appartenenti a paesi che non si affaccino su  quel mare (Bulgaria, Romania e Turchia),  e  la recisa resistenza della Bulgaria, che ha detto esplicitamente che le sue navi non sono disponibili per questa impresa,   con le spese connesse.

E  tutto ciò (anzi anche più) ad opera di un’amministrazione che i media americani ed europei continuano a bollare come “amica di Putin”; anzi sua cliente; da un Trump  è in piena lotta interna con lo Stato profondo, una lotta che sta perdendo – perdendo anche i pezzi, come il generale Flynn, e dove la Cia lo minaccia apertamente di ucciderlo oppure di “farlo morire in galera” dopo imppeachment.   Putin  ha dichiarato la settimana scorsa, in un discorso all’FSB (ex Kgb) che la NATO “ci provoca costantemente per coinvolgerci  in un confronto”, denunciano anche “i tentativi in corso di interferire nei nostri affari interni e  destabilizzare la situazione politica e sociale in Russia” (si badi: tentativi “in corso”).

http://russia-insider.com/en/putin-natos-primary-objective-provoke-confrontation-russia/ri18950

Il capo di Hezbollah, Nasrallah, il 14 febbraio ha ringraziato Trump con queste parole: “Non siamo preoccupati, ma anzi molto ottimisti, perché quando un idiota risiede alla  Casa Bianca è l’inizio del sollievo per gli oppressi del mondo”.

Un sollievo e serenità  che il Cremlino  non sembra condividere. Anzi  (secondo Foreign Policy)  arriva a domandarsi se l’irrazionalità e la follia o scemenza non siano parte dela nuova strategia americana: le cui decisioni, incoerenti,  diventano più indecifrabili.

Di certo “quel che i russi temono di più oggi, è che Trump sia cacciato o ucciso. La sua partenza, dicono fonti interne al Cremlino, allineerebbe a Washington repubblicani ai democratici in una campagna virulenta anti-russa. Di conseguenza e  stranamente, Putin è divenuto ostaggio della sopravvivenza e  del  successo di Trump.  Questo restringe gravemente le opzioni politiche della Russia.  I russi sanno bene che i democratici vogliono strumentalizzare il babau russo per  screditare e destituire Trump mentre i repubblicani vogliono utilizzare il babau russo  per disciplinare e mettere in linea Trump. Beninteso, il governo russo non teme solo la caduta di Trump, ma anche la possibilità che, per opportunismo politico, assuma una linea antirussa “dura” per fare la  pace con i  dirigenti repubblicani del Congresso, superfalchi”.

http://foreignpolicy.com/2017/02/13/the-kremlin-is-starting-to-worry-about-trump/

In questo senso, anche Wayne Madsen nota che i movimenti di destra trumpiani (al-Right, gruppi neonazi)   si sono uniti a Georges Soros e  ai suoi gruppi di  manifestanti anti-Trump nella campagna  anti-Russia, che assume sempre più (dice Stephen Cohen, il russologo) i toni paranoici di un nuovo maccartismo.

Tutto è nuovo infatti a Washington. E  tutto peggio.

http://russia-insider.com/en/top-russia-scholar-stephen-cohen-us-rapidly-descending-mccarthy-era-paranoia-podcast/ri18956

http://www.strategic-culture.org/news/2017/02/05/trump-alt-right-movement-joins-soros-russia-bashing.html

Conclusione provvisoria. Sembra che  siamo entrati in una fase generale   di rinuncia  alla razionalità o anche alla  ragionevolezza del potere, in qualunque sede ed alta poltrona. Questa mi sembra la ulteriore (ed ultima) “emancipazione” dei poteri globali: che, dopo  aver scosso da sé da gran tempo le norme morali, e poi anche i trattati internazionali sottoscritti, si liberano l’ultimo ostacolo alla piena liberazione: la ragione, l’intelletto, l’intelligenza, il principio di non-contraddizione, le norme della logica, sostituite dagli impulsi neurologici.   Si può fare molto più  e meglio senza testa,  quando si ha il potere:  evitare la coerenza, che è un limite. Evitar di motivare.  Infischiarsene del senso di responsabilità.  Come ha avuto modo di illustrare  El Papa ad un capo dipartimento che gli chiedeva perché gli avesse ingiunto  di licenziare in tronco  due suoi buoni dipendenti,  gli ha risposto: “…e io sono il Papa, non ho bisogno di dare ragioni di ciò che decido”. Inutile dire quanto questo sia un sintomo  caotico terminale,  apocalittico.  E anticristico, visto che Cristo è il Logos.

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Nota  1

Per dare solo un esempio, sembra  ti poter dire che   l’offensiva   per catturare Al Bab in cui Erdogan ha impegnato 1300 soldati, ed una sessantina di carri armati e  porta truppe in appoggio a duemila islamisti della cosiddetta ”Armata Libera Siriana”  –  naturalmente  gettandoli in Siria senza il permesso di Damasco, e con la dichiarata  intenzione di annettere la zona alla Turchia  –  abbia conosciuto  un sostanziale fallimento. I cinquemila  guerriglieri dell’IS hanno responto gli attacchi e inflitto gravi perdite.   Erdogan è stato salvato dall’umiliante disastro  – tenetevi forte –   da Damasco. Conclusa la liberazione di Aleppo,  Assad, con la mediazione di Putin, ha concluso un accordo   verso fine dicembre con Erdogan: e la sua armata è venuta in soccorso alle truppe turche,  penetrando per 25 chilometri di profondità e stringendo Al Bab che ora è (o pare) del tutto accerchiata e non può essere più rifornita.  L’aviazione russa ed anche siriana hanno fornito appoggio aereo ai turchi, che son riusciti a strappare all’IS (o chi sia)  l’ultimo suo  territorio nel  governatorato di Aleppo.

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Genova, 2/03 ore 17: “Zingari antichi e moderni” di e con Raimondo Gatto

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copertina-gattoGiovedì 2 Marzo ore 17 presso la Biblioteca Civica “FRANCESCO GALLINO” Via Nicola Daste 8/A (accesso anche da Via Buranello)

http://www.bibliotechedigenova.it/

Presentazione del libro di Raimondo Gatto, collaboratore del nostro sito:
“Zingari Antichi e moderni:
lo scandalo della verità”.


con l’intervento dell’Avv. Guido Ferro Canale.

Come raggiungerci: Linea AMT:1-3-7-18-18/-20

Staz.FS “Genova Via di Francia”

Per informazioni: Cell.3381566093 -3662949035 Tel. 010/2770060

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Ungheria: sindaco bandisce moschee e gay

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 © ANSAIl profilo del sindaco che molti vorrebbero:

Primo cittadino paesino: ‘Siamo bianchi, europei e cristiani’

BUDAPEST – Il sindaco di un piccolo comune ungherese al confine con la Serbia, Asotthalom, con un’ordinanza ha bandito il velo islamico, la costruzione di moschee e i gay. Laszlo Toroczkai, il primo cittadino del centro di 1.800 anime, è un noto estremista e fa parte della direzione nazionale del partito ultranazionalista Jobbik. “Qui siamo tutti bianchi, europei e cristiani, non vogliamo immigrati e omosessuali” …CONTINUA SU

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/02/17/ungheria-sindaco-bandisce-moschee-e-gay_3db0f93d-3650-4df0-94f8-e6293cc583a0.html Continua a leggere

Inchiesta choc de Le Iene: “Palazzo Chigi finanzia prostituzione gay”

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epoca terribilePetizione: “Dimissioni immediate del direttore UNAR Francesco Spano” indirizzata a  Paolo Gentiloni – Presidente del Consiglio dei Ministri

Ecco il link per firmare: http://citizengo.org/it/pc/41294-dimissioni-immediate-del-direttore-unar-francesco-spano?tc=ty&tcid=32715988

Vuoi condividerla coi tuoi contatti?

Clicca subito qui: http://citizengo.org/it/pc/41294-dimissioni-immediate-del-direttore-unar-francesco-spano?m=5

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Le Iene svelano il finanziamento di Palazzo Chigi soldi ad una associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessali a pagamento. Il direttore dell’Unar: “Verificheremo”

di Claudio Cartaldo

Associazioni gay, Unar, Palazzo Chigi, finanziamenti e migliaia di euro. Sono questi i protagonisti dell’inchiesta che andrà in onda stasera su Italia 1 a “Le Iene”.

 Nel servizio realizzato da Filippo Roma, a finire sotto accusa è una associazione cui fanno capo alcuni circoli, saune e centri massaggi dedicati al mondo omosessuale e che alcune settimane fa si è aggiudicata un bando da 55mila euro dell’Unar, l’Ufficio Nazionale anti-discriminazioni razziali del Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio. Con questi soldi pubblici, secondo quanto emerge dal servizio de Le Iene, all’interno dei circoli ci sarebbero episodi di sesso e prostituzione.

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Crimini di mafia: il prof. Guidotto nell’Osservatorio Veneto

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9-Aprile-01-845x522Il Prof. Enzo Guidotto, già nostro ospite l’anno scorso in una conferenza presso “Traditio” ed autore del libro “Scandalo petroli”, attualmente disponibile presso la nostra libreria, è entrato a far parte dell’Osservatorio Veneto Antimafia. Lo conosciamo come uomo di profonda rettitudine e professionalità, già amico del giudice Paolo Borsellino e membro della Commissione Antimafia, saprà mettere a disposizione della legalità tutta la sua esperienza, in particolare sulle infiltrazioni e collusioni nel tessuto politico, imprenditoriale ed economico, ma anche sulle ecomafie legate al trasporto e smaltimento rifiuti. Congratulazioni Enzo! (Matteo Castagna, Resp. Naz. Circolo Christus Rex)

http://m.tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2017/02/15/news/crimini-di-mafia-il-prof-guidotto-nell-osservatorio-1.14885694

CASTELFRANCO. Il docente castellano Vincenzo Guidotto nella cinquina di esperti dell’Osservatorio veneto sui crimini di mafia, nominati ieri dal consiglio regionale. Tra i maggiori esperti delle infiltrazioni mafiose, Guidotto farà parte dell’Osservatorio insieme a Giovanni Fabris, Pierluigi Granata, Silvio Montonati e Francesco Giovannucci. Per arrivare alla nomina di Guidotto e Giovannuci è stata necessaria una seconda tornata elettorale essendo tutti a pari merito con 12 voti insieme al giudice Guido Papalia. L’osservatorio avrà in compito di monitorare il rischio di penetrazione della malavita organizzata nei gangli del potere regionale e del sistema imprenditoriale. «Meglio tardi che mai», è il commento del consigliere regionale Pd Andrea Zanoni, «ci sono voluti quasi cinque anni e questo per la Regione è un ritardo colpevole». (d.n.) Continua a leggere

Il diktat dell’Ocse al governo: “Aumentare le tasse sulla casa”

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h0zQj1485805208-678x381-520x245Segnalazione di Raimondo Gatto

Conti dell’Italia in rosso. Pesano l’immigrazione e la crisi delle banche. Ma a pagare dovrebbero essere i contribuenti. L’Ocse: “Il governo tassi subito gli immobili residenziali”
Ancora tasse. La ricetta per il governo italiano è sempre la stessa, sia che venga dall’Unione europea sia che a proporla sia l’Ocse.

A preoccupare sono il rapporto tra deficit e pil che, secondo l’Economic survey dell’Ocse sull’Italia, si attesterà al 2,3% quest’anno per poi scendere al 2,2% il prossimo, e il rapporto tra debito e pil che, invece, stato stimato al 132,7% nel 2017 e in calo al 132,1% nel 2018. A minacciare maggiormente i conti, però, sono le criticità del sistema bancario e i continui sbarchi di immigrati. Una cattiva gestione che ora l’istituto di Parigi
vorrebbe coprire facendoci aumentare le imposte sulla casa.

L’economia italiana “è in via di ripresa dopo una lunga e profonda recessione” ma la ripresa “è debole e la produttività continua a diminuire”. L’Ocse ha rivisto leggermente al rialzo la stima di crescita del pil allo 0,9% nel 2016 e all’1% nel 2017 rispetto alle previsioni contenute nel Global economic outlook di novembre che stimava una crescita dello 0,8% per lo scorso anno e dello 0,9% per quello in corso. Continua a leggere

Ennesima chiesa profanata in India, i colpevoli han 17 anni

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Sono stati due 17enni a profanare per l’ennesima volta una chiesa, in India: questa volta è toccato a quella di San Basilio, a Rohini, diocesi di Delhi e sottoborgo nord-ovest della capitale. I due, penetrati all’interno, hanno frantumato un crocifisso ed altri oggetti all’interno, ridotto in briciole i vetri delle finestre e svaligiato le cassette delle offerte.

Le telecamere di videosorveglianza della adiacente scuola parrocchiale li hanno però immortalati ed hanno permesso alle forze dell’ordine di individuarli e di arrestarli lo scorso 11 febbraio. Pare che i due abbiano spiegato di voler commettere “soltanto” un furto: una spiegazione che non convince, visto l’accanimento dimostrato contro immagini sacre.

Intensificata in zona la sorveglianza sulle chiese, predisposti diversi servizi di pattugliamento. Continua a leggere

Fa’afafine, dallo spettacolo si ritirano le classi prenotate. E un insegnate del Rosmini scrive ai genitori: “A scuola rischio omosessualismo”

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Per Ugo Rossi tutto sotto controllo. “Ma sono temi delicati, sullo spettacolo sarebbe stato giusto dare informazioni aggiuntive”. E sull’insegnante: “Un po’ sopra le righe”

Di Donatello Baldo 

TRENTO. Lo spettacolo Fa’afafine che parla di un bambino che non si sente né maschietto né femminuccia dev’essere boicottato, le classi di studenti invitate al Santa Chiara per la messa in scena devono disertare. E a scuola l’educazione sessuale non si faccia, “perché è un pericolo, può portare frutti amari: la pornografia, la pedofilia, l’ideologia omosessualista, l’ipersessualizzazione dell’infanzia e dell’intera società”.

Queste non sono anatemi inascoltati lanciati da un prete tradizionalista, non sono sermoni incandescenti di qualche mullah che predica in moschea. Questa è la realtà. Siamo a Trento, anno 2017. E succede veramente, ma per Ugo Rossi, governatore e assessore all’Istruzione, va tutto bene: “Tutto sotto controllo”.

Ricapitolando: un consigliere provinciale – Rodolfo Borga, quello che ha impedito l’approvazione del ddl contro l’omofobia, e ora affosserà il ddl sulla doppia preferenza di genere – è riuscito nel suo intento: su quattro classi prenotate per lo spettacolo accusato di voler propagandare il “gender”, tre si sono ritirate. Ne rimane una. Ha vinto la paura.

Il direttore del Santa Chiara non vuole commentare, “non vuole accendere i riflettori”, sembra sia convinto nel voler mantenere in cartellone lo spettacolo, sembra intenzionato a non mollare. Ma le scuole fanno uin passo indietro, se non ci sarà nessuno sarà una sconfitta: una sala deserta è per forza un fallimento.

Borga manda gongolante un comunicato stampa dal titolo: “Fa’afafine: esito positivo dell’impegno di Civica trentina”, il suo partito. “Ora pare che le adesioni allo spettacolo teatrale abbiano subito una battuta d’arresto. Per parte nostra, non possiamo che prendere atto con soddisfazione dell’esito del nostro impegno”.

Ma, come dicevamo, succede anche dell’altro. Succede che al liceo Rosminiun’insegnante scriva una lettera ai genitori delle sue classi per metterli in allarme, per dire loro che nei prossimi giorni partiranno i corsi sulla sessualità e l’affettività, corsi nefasti, pericolosi, che possono far male ai loro figli. Motivo? Questi corsi insegnano “la disgiunzione tra la componente unitiva e la componente procreativa dell’atto sessuale”.

La dirigente, la professoressa Matilde Carollo, minimizza: “Quella della docente è una posizione personale. Non ortodossa, non in linea con l’idea di scuoladel liceo Rosmini”. Ma nessuna contromisura, nemmeno una lettera ai genitori che smentisca quella inviata dall’insegnante che di sesso e affettività non vuol parlare. Una tiratina d’orecchi? Non si sa. Sembra che la strategia sia quella “di non accendere i riflettori”, di non ingigantire un caso isolato.

Questi corsi ci sono da anni – spiega la dirigente – sono tenuti da professionisti, da uno psicologo e una ginecologa, insegniamo il rispetto per sé e per gli altri”. Ma questa docente parla di rischio omosessualismo addirittura, questa insegna ai ragazzini. Tutto a posto? “E’ un caso isolato – ribadisce – è una precaria”. Alza gli occhi al cielo, allarga le braccia.

E Rossi cosa dice? “Sullo spettacolo nessun commento. In autonomia le classi si sono prenotate e in autonomia hanno disdettato. Ha forse vinto la paura?“Hanno cambiato idea, è una libera scelta”. Ha vinto Borga? “Ma no, però su questo spettacolo era giusto dare delle informazioni aggiuntive, proprio per dimostrare che non ci sono secondi fini”. Secondi fini? “Sono temi delicati, è importante inserirli dentro un solco che dia sicurezza dal punto di vista pedagogico”. Ma lo spettacolo… “Sullo spettacolo no, nessun commento”.

E sull’insegnante, presidente? “Ho sentito la dirigente, i corsi avvengono nei criteri di educazione consolidati”. Non le volevo chiedere della validità dei corsi: “Sull’insegnante? Diciamo che ha agito un po’ sopra le righe”.

Tutto qua. Tutto sotto controllo.

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10 Febbraio: Giorno del Ricordo dei martiri delle Foibe

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IMG-20170210-WA0040Oggi, 10 Febbraio, GIORNO DEL RICORDO dei caduti nelle Foibe, a causa dell’odio comunista di Tito nei confronti degli italiani. In tutto il Paese, da qualche anno (troppo pochi!) si ricordano i 10.000 connazionali trucidati nelle montagne carsiche per la sola “colpa” di essere italiani. Sia le istituzioni che gruppi spontanei, movimenti, partiti ricordano quella dolorosissima pagina di storia, occultata dai rossi per decenni. A Verona, stasera noi di “Christus Rex” parteciperemo alla commemorazione con un minuto di silenzio, organizzata dal Vfs, come da locandina a lato. e reciteremo la sottostante preghiera:

“Preghiera per i martiri delle foibe” composta nel 1959 da Mons. Antonio Santin, Arcivescovo di Trieste e Capodistria.
 
O Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre, dalle profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te. Ascolta, o Signore, la nostra voce. De profundis clamo ad Te, Domine. Domine, audi vocem meam. 
Oggi tutti i Morti attendono una preghiera, un gesto di pietà, un ricordo di affetto. E anche noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori, ma anche per apprendere l’insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti. 
E ci rivolgiamo a Te, perché tu hai raccolto l’ultimo loro grido, l’ultimo loro respiro. 
Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace. 
In trent’anni due guerre, come due bufere di fuoco, sono passate attraverso queste colline carsiche; hanno seminato la morte tra queste rocce e questi cespugli; hanno riempito cimiteri e ospedali; hanno anche scatenato qualche volta l’incontrollata violenza, seminatrice di delitti e di odio. 
Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua Pace, una pace che sia riposo tranquillo per i Morti e sia serenità di lavoro e di fede per i vivi. 
Fa che gli uomini, spaventati dalle conseguenze terribili del loro odio e attratti dalla soavità del Tuo Vangelo, ritornino, come il figlio prodigo, nella Tua casa per sentirsi e amarsi tutti come figli dello stesso Padre. 
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà. 
Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi nostri Morti, profonda come le voragini che li accolgono. 
Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono. Che se ancora la loro purificazione non è perfetta, noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera, la nostra angoscia, i nostri sacrifici, perché giungano presto a gioire dello splendore dei Tuo Volto. 
E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà. 
Tu ci hai detto: Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia, beati i pacificatori perché saranno chiamati figli di Dio, beati coloro che piangono perché saranno consolati, ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te, o Signore, perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità. 
O signore, a questi nostri Morti senza nome ma da Te conosciuti e amati, dona la Tua pace. Risplenda a loro la Luce perpetua e brilli la Tua Luce anche sulla nostra terra e nei nostri cuori, E per il loro sacrificio fa che le speranze dei buoni fioriscano. 
Domine, coram te est omne desiderium meum et gemitus meus te non latet. Così sia”.
 

 

Quei politici Usa pagati da Soros ​per fare la guerra a Trump

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Segnalazione di F.F.

Il Centre for Responsive Politics, ente no-profit che analizza l’intreccio tra lobby e politica, ha pubblicato la lista dei politici americani finanziati dal magnate ungherese

di Roberto Vivadelli

L’influenza di George Soros sulla politica statunitense è bipartisan e riguarda in modo trasversale sia democratici che repubblicani.

Come evidenzia lo studio realizzato dal Center for Responsive Politics, ente apartitico con sede a Washington che analizza i rapporti tra le lobby e la politica, nonché le ripercussioni delle donazioni sulle elezioni, sono numerosi gli esponenti, anche nelle fila repubblicane, ad aver ricevuto importanti finanziamenti dal Soros Fund Management. Si tratta proprio dell’azienda fondata nel 1969 dallo speculatore finanziario di origine ungherese, una delle più importanti e redditizie società del settore degli investimenti “hedge fund”, attualmente presieduta dal figlio Robert Daniel Soros.

Complessivamente, il Soros Fund Management ha versato 36 milioni di dollari nelle casse dei candidati repubblicani in vista delle ultime elezioni presidenziali. Anche se questi numeri impallidiscono in confronto alle cifre donate ai gruppi democratici, è interessante l’influenza di Soros all’interno del partito repubblicano. Ancora più curioso il profilo dei candidati supportati dal fondo: pro-amnistia, contro ogni protezionismo e “ultra-liberisti” ma, soprattutto, anti-Trump. Continua a leggere

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