Taci, il nemico ti ascolta
«Basta Anpi delle scuole»: lo striscione con la frase “incriminata» appare sulla cancellata di un liceo di Milano, lo scientifico Severi della città. Poche parole, scritte su un lenzuolo bianco affisso di notte sulla porta d’ingresso dell’istituto alla vigilia di un incontro a cui l’associazione di ex partigiani avrebbe partecipato a scuola, che denunciano con veemenza la contrarietà del Blocco Studentesco di Casapound alla continua interferenza dell’Anpi nelle aule scolastiche. Naturalmente l’Anpi, informata del fatto, ha immediatamente scatenato la polemica, divenuta subito invettiva, e al termine dalla quale, peraltro, non solo ha confermato, ma anche rilanciato la sua presenza a scuola per “l’imprescindibilità” di quell’appuntamento. Come sempre. E così, in un comunicato in replica allo striscione, l’associazione degli ex partigiani ha annunciato – neanche a dirlo – l’immancabile intervento “riparatore”. Tanto per non perdere l’occasione di “indottrinare”… «Oggi saremo lì a parlare di antifascismo, senza timore, come al solito», è quanto si legge non a caso nella nota dell’associazione diramata dal Municipio 8 di Milano…
Nel frattempo, mentre la paternità dello striscione affisso nella notte sulla cancellata del liceo scientifico Severi di Milano è stata rivendicata dai militanti del Blocco Studentesco, emanazione di CasaPound, come riferisce in queste ore anche il sito de Il Giornale, dall’istituto superiore di via Alcuino, in zona Sempione-CityLife, si fa sapere che per la mattinata di ieri (mercoledì 11 aprile, ndr) era «stato organizzato un incontro con lo scrittore e attore Moni Ovadia e lo scrittore Tiziano Tussi, dal titolo Fascismi vecchi e nuovi, con la partecipazione di esponenti dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia». Un’iniziativa bollata come inaccettabile dal Blocco Studentesco che, in una nota, ha spiegato i motivi della contrarietà all’incontro in calendario, sostenendo che «non è accettabile che ancora venga dato spazio nelle scuole a un’organizzazione che più volte ha dato prova di voler solo alimentare odio, raccontando una versione faziosa e incompleta delle vicende storiche del nostro paese». Continua a leggere

La Francia continua a muovere i suoi fili sulla Libia. E il fatto che in queste ore sia arrivato il blocco, da parte di Parigi, della condanna dell’Unione europea al generale Khalifa Haftar è un segnale molto importante: la prova che tutti stavamo aspettando. Ieri notte, l’Europa voleva diramare una condanna ufficiale di ogni azione militare intrapresa dall’uomo forte della Cirenaica. E, come spiega Repubblica, “una bozza del documento era stata preparata ieri dal Servizio Esterno dell’Unione ed è stata fatta circolare fra tutti gli stati membri”. L’obiettivo era l’approvazione del documento da parte di tutti i governi entro le 21. Ma la Francia ha bloccato perché nominava esplicitamente Haftar e le sue forze armate. Di fatto, è arrivata la conferma dei sospetti non solo di Tripoli ma anche di molti servizi d’intelligence europei e mondiali: Emmanuel Macron ha sostanzialmente avallato la campagna del generale.
La notizia è particolarmente importante. E getta un’ombra su tutta la strategia europea per la Libia. Perché è chiaro che a questo punto i giochi sono molto più complessi ma anche (finalmente) cristallini rispetto a prima. L’Unione europea non esiste, gli Stati giocano la loro partita singolarmente. E l’Italia, con l’avanzata di Haftar, rischia di essere messa con le spalle al muro da un asse composto da Francia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. E con il non troppo tacito placet della Russia che, da giocatore esterno ma presente, muove i fili libici sostenendo (pur non formalmente) l’avanzata dell’Esercito nazionale libico. Continua a leggere
Il nuovo mantra della sinistra in questi giorni è che l’Italia non ha veramente fatto i conti con il fascismo. L’hanno scritto giornali, Repubblica, l’hanno detto trasmissioni televisive come Otto e mezzo e politici. Ma io mi chiedo: come si fa a sostenere questa tesi? Se c’è un Paese in cui non si parla d’altro che di fascismo è proprio l’Italia. Sul tema, abbiamo avuto letture e riletture da parte degli storici di sinistra (che sul tema hanno avuto per anni una specie di esclusiva) e di quelli di destra.
Sul primo fascismo abbiamo degli studi fondamentali di Emilio Gentile, che ci spiegano come all’inizio fosse un movimento ancora senza un’ideologia ben definita; per gli anni successivi abbiamo gli studi altrettanto fondamentali di Renzo De Felice e quelli di Francesco Perfetti, Giuseppe Parlato e tantissimi altri storici che hanno sviscerato il tema sotto ogni punto di vista.
Dunque, sostenere che non abbiamo fatto i conti con il fascismo vuol dire essere in malafede o ignoranti: non c’è una terza soluzione. La destra, peraltro, ha fatto i conti anche con il peggio del fascismo: le leggi razziali e l’ideologia razzista. Al punto che la nuova destra ispirata da Alain Benoist e altri intellettuali non solo ha rinnegato il razzismo, ma ha assunto persino posizioni terzo mondiste e multiculturaliste.
Ma tutto questo è completamente sconosciuto agli intellettuali di sinistra, che vengono insigniti di questo titolo anche quando mostrano un’ignoranza clamorosa di quello che è stato detto, studiato e pubblicato negli ultimi settant’anni.
fonte – https://www.nicolaporro.it/sul-fascismo-o-sono-ignoranti-oppure-in-malafede/
Romano Prodi elogia la baby ambientalista Greta Thunberg e rimarca la necessità dell’esistenza dell’Unione Europea. Come riporta Libero, a margine di un convegno tenutosi al Cnel di Roma, Prodi ha dichiarato: «Ha tante battaglie da fare nella sua vita. C’è un po’ un senso di invida» ha spiegato a margine del convegno.
Thunberg «ha risvegliato improvvisamente un’attenzione che nessun altro strumento mediatico avrebbe mai svegliato», spiega Prodi. «Certamente non può essere lei a decidere ma, secondo me, ha dato un bel contributo. Adesso bisogna tradurlo in finanziamenti, tecnologie».
L’ex Presidente della Commissione Ue e fondatore dell’Ulivo attacca i sovranisti: «È chiaro che nessuno vuole abolire le nazioni, ma se uno dice l’Europa delle nazioni vuol dire che non c’è l’Europa. Invece, io credo che non dovremo mai essere come gli Stati Uniti d’America», perché quelli europei «sono Paesi con tradizioni diverse, lingue diverse, con una loro storia». L’unione, afferma il professore, è «sempre più necessaria perché due colossi», Usa e Cina, «continuano a crescere».
Di recente, in un’intervista a L’Espresso Mortadella aveva proposto Angela Merkel come prossima guida della Commissione europea. Secondo Prodi, «potrebbe essere lei la nostra Thomas Becket da uomo di potere alla corte del sovrano a vescovo convertito. Era considerata la custode degli interessi nazionali della Germania e la nemica dell’Europa, oggi ne può incarnare lo spirito».
(di Roberto Vivaldelli)
fonte -https://oltrelalinea.news/2019/04/10/prodi-invidio-la-piccola-greta-thunberg-ue-necessaria/
“Il cristianesimo è la più grande fede in un mondo di religioni fiorenti” scrive John O’Sullivan. “A volte è difficile sentirlo, dal momento che l’immagine mentale che attanaglia la maggior parte degli occidentali, inclusi molti cristiani, è una fede morente in un universo laico disincantato in cui Dio non è tanto morto quanto pensionato. La realtà è molto diversa. Nel 2015 le quattro più grandi religioni (convenzionali) del mondo erano in ordine decrescente il cristianesimo (31,2% della popolazione mondiale), l’Islam (24,1%), l’Induismo (16%) e il Buddismo (7%). Guardando al futuro alle proiezioni della popolazione per il 2060, questa immagine cambia solo leggermente ma in modo significativo. L’Islam sorpassa il cristianesimo come la religione più grande del mondo. Più preoccupante delle cifre complessive è la distribuzione del declino del cristianesimo. Quasi tutta la crescita dei numeri cristiani si verifica nell’Africa sub-sahariana. E il declino si verifica nelle tradizionali zone centrali del cristianesimo, vale a dire l’Europa, il Medio Oriente e il Nord Africa e le Americhe. In Europa il declino è assoluto e relativo. I cristiani europei stanno diminuendo come percentuale di tutti gli europei in parte perché hanno un tasso di natalità inferiore rispetto ad altri, in parte perché molti semplicemente abbandonano la loro religione. Tra il 2015 e il 2020 il numero di cristiani in Europa diminuirà di 8,2 milioni. Oltre alla demografia, i cristiani di tutto il mondo si trovano di fronte a due pericoli aggiuntivi e crescenti: la persecuzione religiosa e la mancanza di potenti amici. Non sono, ovviamente, gli unici credenti che affrontano la persecuzione. L’omicidio di ebrei in Francia; il tentato genocidio degli yazidi in Iraq e in Siria; la repressione degli zoroastriani (tra gli altri) in Iran; il recente omicidio di massa di musulmani in Nuova Zelanda; questi e altri esempi mostrano che la persecuzione religiosa è dilagante, diffusa e in gran parte senza vergogna in tutto il mondo. Tuttavia, i cristiani in particolare vengono attaccati da tre direzioni. Innanzitutto, nei paesi a maggioranza musulmana in Medio Oriente, Nord Africa, Iran, Pakistan e Turchia, i cristiani (insieme agli ebrei) sono vittime di un’ondata crescente di fervore islamista e jihadista. Continua a leggere
Il nuovo anno scolastico segnerà il progressivo svuotamento delle classi, con conseguenze negative sull’andamento del mondo lavorativo.
Allarme spopolamento nelle scuole. A settembre 2019 gli alunni che entreranno in classe potrebbero essere molti di meno rispetto all’anno scorso. Lo afferma “La Stampa” che quantifica il calo del numero degli studenti intorno a 70mila unità. Un record. Si tratta infatti di una vera e propria cifra storica, che certifica come il calo delle nascite stia avendo un effetto negativo sugli altri settori del nostro paese. Un graduale ma costante spopolamento delle aule porterà sicuramente al taglio di personale docente e non docente.
Nello specifico, gran parte di questo “spopolamento” andrà ad intaccare le regioni del sud: Basilicata, Calabria, Puglia, Campania.
Una situazione, quella prefigurata dal quotidiano, che trova conferma e spiegazione nelle parole del ministro all’Istruzione Marco Bussetti. Per l’esponente leghista del governo giallo-verde, il calo del numero degli studenti è legato a quello demografico. Il ministro invita quindi le istituzioni a “governare le dinamiche demografiche”, così da evitare ulteriori diminuzioni nei prossimi anni.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/calo-delle-nascite-da-settembre-70mila-studenti-in-meno/
Mario Draghi senatore a vita per dare una sferzata al governo più pazzo del mondo che, dalla Libia alle infrastrutture, non ne indovina una? Pare sia questa l’idea che sta maturando in gran segreto il Quirinale. Ad oggi il Presidente Mattarella ha nominato solo uno dei cinque senatori a vita cui ha diritto, la bravissima e tostissima Liliana Segre.
La scelta di Draghi – fatta in virtù dei suoi meriti come dg del Tesoro, governatore della Banca d’Italia e presidente della BCE, tralasciando il periodo “sabatico” in Goldman Sachs – sarebbe un riconoscimento al suo valore, anche perché con lui il Capo dello Stato in tutti questi anni ha avuto un costante e rassicurante ‘fil rouge’. Draghi, formazione dai gesuiti, è il perfetto “grand commis” per tutte le stagioni, una tempra di ferro, grazie al suo professore di matematica, Eraldo Tani, che ossessionò generazioni del Liceo Massimo di Roma con quel ritmare i cinque minuti residui per la consegna dei compiti con una canna di legno sulla cattedra, per allenarli a mantenere i nervi saldi.
FONTE – https://www.nicolaporro.it/draghi-senatore-a-vita-lultima-idea-di-mattarella/

Quando a scuola si studiavano le epoche antiche, si restava stupiti nel constatare quanti popoli furono spazzati via dalla storia: assimilazioni forzate, guerre, invasioni, stermini di massa, tracolli demografici, fini clamorose di civiltà antiche e un tempo potenti.
Nell’Europa contemporanea nessuno oserebbe immaginare che un destino simile possa toccare a nessun popolo, ma la realtà tristemente fa rivivere gli orrori del passato sotto nuovi vessilli: con la denatalità, ad esempio.
La Bulgaria, Paese membro dell’Unione Europea dal 1 gennaio 2007, se le cose procederanno così è destinata a morire.La sua popolazione raggiunse nel 1989, alla vigila della fine del socialismo reale, l’imponente cifra per la sua storia di oltre 9 milioni di cittadini; nel 2015 era già crollata a 7millioni e 168.000 ma fra 30 anni, secondo le previsioni delle Nazioni Unite riportate anche da The Economist, ci saranno solo 5 milioni di bulgari, portando la nazione indietro demograficamente a più di 90 anni fa, catapultandola ai dati censiti poco dopo la Prima Guerra Mondiale. Continua a leggere
Marco Tosatti
Cari amici di Stilum Curiae, Super Ex (Ex di Avvenire, Ex del Movimento per la Vita e ex di varie altre cosucce, ma ancora non ex cattolico, nonostante….) ha letto su Avvenire l’articolo che il collega Mia, il “Famolo Stranista” ufficiale del quotidiano bollettino religioso del PD ha dedicato al Convegno di Verona sulle famiglie, e alla Marcia che l’ha concluso. Pensiamo che non gli sia piaciuto; almeno a giudicare da quello che ci ha scritto…
Luciano Moia è il vice Bergoglio ad Avvenire. Da quando ha sposato Amoris laetitia le sue quotazioni, prima bassine, sono volate oltre le stelle. Così è chiamato lui, oggi, a commentare la marcia per la famiglia organizzata dal Congresso mondiale.
Moia è uno di quelli che dice finalmente quello che pensa, o uno che pensa quello che i superiori gli chiedono di pensare. Non saprei quale delle due è la versione giusta. All’epoca di Dino Boffo non avrebbe mai scritto quello che scrive oggi. Non è il solo, per la verità. Senza scomodare il big dei big dei contorsionisti, quello la cui bussola gira sempre verso il Potere, il pensiero corre a Paolo Rodari, ciellino che faceva il tradizionalista, almeno in fatto di etica, sul Riformista, e poi su Il Foglio di Giuliano Ferrara quando il quotidiano era super ratzingeriano. Oggi Rodari si iscrive tra i progressisti ad oltranza, e una qualche frecciata ai sostenitori della famiglia la ha tirata volentieri. Anche per lui vale la domanda: mentiva prima, o ha cambiato radicalmente idea poi? Ma se la risposta è la seconda, che sostanza hanno questi giornalistelli? Continua a leggere
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