Approvata legge contro “l’omotransfobia” in Emilia Romagna. Anche il “Sistema Bibbiano” festeggia!

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Nonostante i 1.500 emendamenti del centro-destra…(n.d.r.)

di Ivan Piedepalumbo

Dopo una seduta ad oltranza presso il consiglio regionale emiliano è stata approvata la legge contro l’omotransfobia, volta a contrastare le discriminazioni sessuali e di genere. Nella rossa e progressista Bologna le associazioni  Lgbt applaudono per quella che considerano una ‘vittoria epocale’. Così Vincenzo Branà, Presidente Circolo Arcigay Il Cassero: “Abbiamo una legge regionale per le meravigliose creature – di ogni genere e orientamento – che abitano e attraversano l’Emilia-Romagna. Grazie a tutte le persone che ci hanno creduto e che si sono battute per ottenerla. E grazie a Roberta Mori che mi ha fatto vedere il lato più bello della politica“.

Eppure il soggetto in questione, la Mori, presidente della commissione regionale Pari Opportunità nonché  relatrice della proposta di legge appena approvata risulta (sebbene non risulti indagata) tra gli sponsor politici di primissimo piano del cosìdetto “Sistema Bibbiano”, Continua a leggere

Russiagate: il comune destino di Trump e Salvini

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Salvini deve gestire un partito sempre più complesso. Lo sostiene l’analista Stefano Graziosi, esperto di Stati Uniti, che ha risposto alle domande di Sputnik Italia sulle vicende “Russiagate” negli Stati Uniti e in Italia.

Stefano Graziosi si occupa di Stati Uniti, collaborando con varie testate, tra cui La Verità e Panorama. Un abile analista, nel 2018 ha pubblicato il libro “Apocalypse Trump. Un presidente americano tra Mao e Andreotti” (Edizioni Ares). Ha risposto alle domande di Sputnik Italia sulle vicende “Russiagate” negli Stati Uniti e in Italia.

– Ieri negli USA Mueller ha parlato di Russiagate e Giuseppe Conte ha riferito in Senato su presunti “soldi russi alla Lega”. Trova casuali queste due coincidenze? Ci sono affinità tra il caso americano e quello italiano?

– Credo che la tempistica degli avvenimenti sia casuale, sebbene si tratti di due fenomeni che – pur nel rispetto delle dovute proporzioni – presentino delle affinità nelle cause che li hanno prodotti. Al di là dell’eventuale risvolto penale di entrambe le faccende, alla base sono ravvisabili delle dinamiche di carattere politico abbastanza definite. Negli Stati Uniti, l’inchiesta del procuratore speciale, Robert Mueller, è stata assai spesso brandita da quei settori dell’establishment americano che non hanno mai digerito la linea di distensione, avanzata da Donald Trump, nei confronti della Russia. Il Russiagate, in altre parole, si è spesso rivelata un’autentica spada di Damocle sul capo del presidente, per coartarne la politica estera. Dai tempi della campagna elettorale del 2016, Trump propone un approccio improntato alla Realpolitik, che consenta agli Stati Uniti una parziale riduzione del suo impegno internazionale, appoggiandosi in tal senso ad alleati vecchi e nuovi.

Ora, agli occhi di Trump, la distensione verso il Cremlino rientra in questo tipo di logica: diminuire le tensioni geopolitiche, cercando al contempo di portare una maggiore stabilizzazione in alcune aree particolarmente problematiche (soprattutto in Medio Oriente). Senza poi dimenticare che, nell’ottica del presidente americano, una sponda russa offrirebbe anche un risvolto anti-cinese: soprattutto oggi, con Washington che si trova in piena guerra tariffaria con Pechino. Questo poi non significa una sorta di pacifismo scriteriato. Come insegna Richard Nixon, la distensione è un processo pragmatico, basato sul rispetto del reciproco interesse e su quello dell’altrui sovranità: un processo che, pur creando occasioni di collaborazione, non elimina ovviamente differenze di varia natura tra i “contraenti”. Si tratta del resto di un approccio che già aveva tentato parzialmente Obama con il cosiddetto reset russo, un approccio dettato – in buona sostanza – dalle richieste dello stesso elettorato americano che, nel 2016, ha appoggiato il messaggio di Trump di porre termine alle guerre senza fine che gli Stati Uniti conducono in giro per il mondo. Mueller e l’intelligence americana hanno riscontrato evidenze di interferenza russa nel processo elettorale americano del 2016: un’accusa che Vladimir Putin ha smentito.

 

Come che sia, derubricare la vittoria di Trump e la sua attuale politica estera a una mera faccenda di fake news significa non comprendere (o fingere di non comprendere) le cause strutturali (politiche, sociali ed economiche) che hanno condotto agli stravolgimenti del 2016. La cosa scioccante è che, come ha ravvisato l’ex analista della CIA George Beebe, oggi la nuova Guerra Fredda viaggi fondamentalmente sui social network.

– E l’Italia?

– Come dicevo, si riscontrano dinamiche simili. Al di là di eventuali questioni penali, i principali attacchi che la Lega sta subendo sulla faccenda risultano spesso di natura politica. Quello che le viene contestato è principalmente il tentativo di attuare una linea di maggiore vicinanza alla Russia. Cosa che porta spesso vari commentatori e analisti a parlare di una sorta di schizofrenia di Matteo Salvini, contraddittoriamente oscillante tra Trump e Putin. In realtà, questa interpretazione risulta fondamentalmente ancorata a una logica che rischia di rivelarsi superata. Quello a cui punta Salvini (e in definitiva il governo Conte) è infatti la possibilità della realizzazione di una distensione tra Stati Uniti e Russia. Il leader della Lega ha sempre mostrato palesemente ammirazione sia per Trump che per Putin. E, in un’ottica economica, ritiene che un eventuale disgelo possa rivelarsi vantaggioso per il sistema produttivo italiano. D’altronde, al di là di rapporti e ammirazioni personali, questa linea è in buona sostanza dettata anche da un fattore per così dire strutturale: sia la Lega che il Movimento 5 Stelle risultano storicamente caratterizzati da una profonda ostilità nei confronti dell’asse franco-tedesco. In questo senso, cercano entrambi di trovare sponde internazionali in grado opporsi a Emmanuel Macron e Angela Merkel. Si tratta di una linea che ha innegabilmente i suoi rischi, perché comporta la possibilità di un isolamento interno all’Unione Europea con eventuali conseguenze dannose sotto il profilo politico ed economico. Ciononostante il governo Conte è nato con l’obiettivo di mutare paradigma: tanto dal punto di vista economico che geopolitico. E su questa scommessa si gioca il suo futuro.

– Può questo caso far cadere il governo italiano? E quale probabilità c’è che il governo resti per un altro anno o fino a fine legislatura?

– Esattamente come il Russiagate americano, non credo che quello italiano sposti granché in termini di consenso elettorale. Inoltre non penso che il caso in sé si riveli rischioso per la tenuta del governo (a meno che non lo si voglia usare per giustificare strappi interni dettati da cause tuttavia differenti). Più in generale, almeno sino ad oggi, la sopravvivenza dell’attuale maggioranza appare sempre appesa a un filo ma – alla fine – il governo continua a restare in piedi.

Il punto è che, sinora, alternative a questa maggioranza all’orizzonte non se ne vedono. Visto che elezioni anticipate sarebbero poco probabili, l’unico altro sbocco si rivelerebbe un governissimo magari guidato da un tecnico: una soluzione che, con ogni probabilità, risulterebbe impopolare e trascinerebbe nel baratro politico i partiti che decidessero di appoggiarla. Al momento, le opposizioni sono debolissime e pressoché incapaci di prendere qualsiasi iniziativa. I 5 Stelle sono preda dei propri problemi interni (basti pensare alla questione TAV), mentre la Lega si espande, assumendo sempre più i connotati di una sorta di nuova Democrazia Cristiana: una forza di maggioranza, articolata al suo interno in varie sensibilità, che riesce al momento a raccogliere galassie elettorali molto diverse tra loro (dalle aree geografiche ai ceti sociali). Salvini dovrà quindi riuscire a gestire un partito che si avvia a diventare sempre più complesso.

fonte – https://it.sputniknews.com/opinioni/201907257918292-russiagate-il-comune-destino-di-trump-e-salvini/

“La liberazione di Carola un errore madornale”. La Gip smentita dai capi

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Il ricorso in Cassazione contro la scarcerazione. La Procura: senza fondamento, letture sbagliate

La scarcerazione di Carola Rackete? Un errore madornale. L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Alessandra Vella, che ha trasformato la capitana della Sea Watch 3 in eroina dei due mondi? Senza fondamento giuridico e basata su interpretazioni o letture sbagliate di sentenze oltre che sulle dichiarazioni della stessa capitana, indagata, prese per oro colato.

Il ricorso in Cassazione della procura di Agrigento demolisce l’ordinanza del 2 luglio, che ha rimesso in libertà la capitana permettendole di tornare in Germania. E chiede alla Suprema corte di annullarla perché risulta «viziata per violazione di legge». Oltre a non avere «provveduto correttamente a valutare gli elementi di fatto e di diritto». E ancora: «L’impostazione offerta dal Gip sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda e non appare condivisibile la valutazione semplicistica».

Una pietra tombale di 16 pagine, che non servirà a nulla. Il ricorso è apparso ieri su un sito giuridico, una settimana dopo l’invio in Cassazione. Scelta di basso profilo opposta all’exploit mediatico dell’ordinanza considerata totalmente infondata.

A pagina 3 il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio e il sostituto Gloria Andreoli, partono all’attacco: «Si ritiene che (…) il Gip nel pronunciarsi sulla legittimità dell’arresto di Carola abbia travalicato i limiti di approfondimento attenenti a tale fase procedendo a un’autonoma valutazione dei dati in suo possesso e pervenendo a un giudizio sostanziale della gravità indiziaria». Un giudizio che travalica le competenze del giudice ed è comunque sballato. A cominciare dal non avere considerato «nave da guerra», la motovedetta della Guardia di finanza schiacciata dalla capitana contro la banchina per sbarcare i migranti. «È di tutta evidenza – scrive la procura di Agrigento – che l’affermazione del Gip sia stato frutto di autonoma interpretazione che non trova alcun appiglio nella sentenza della Corte costituzionale» citata da Vella. «Al contrario si precisa che la giurisprudenza in più casi ha qualificato le motovedette della Guardia di finanza come navi da guerra» si legge nel ricorso.

Dalla pagina 8 in poi viene smontata, pezzo per pezzo, la tesi del Gip sul «dovere di soccorso e assistenza ai naufraghi», che permetteva a Carola di fare quello che voleva forzando il blocco del Viminale. Innanzitutto «il Gip ha affrontato tutta una serie di valutazioni in ordine alla condotta di Rackete fondando per buona parte le proprie argomentazioni sulle dichiarazioni dell’indagata». Il ricorso sottolinea che il governo stava per risolvere il caso a livello europeo, ma la capitana ha compiuto l’atto di forza senza tenerne conto. I procuratori si chiedono, inoltre, come sia possibile che la Gip si aggrappi alla giustificazione di un «soccorso in mare avvenuto 15 giorni prima dell’arresto». E ribadiscono che davanti a Lampedusa «i migranti non erano più esposti a un pericolo imminente per la loro vita e incolumità». Una serie di «mazzate», che spiegano come «non poteva ragionevolmente ritenersi giustificata l’azione di forza della Rackete, che per attuare nella maniera ottimale un dovere, esponeva con la propria manovra di schiacciamento della motovedetta V.808 verso la banchina, a concreto pericolo sia i migranti, che l’equipaggio della motovedetta».

In definitiva «la conclusione a cui è pervenuto il Gip si ritiene contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata», ma ha comunque trasformato Carola in eroina con un’aureola innocentista in nome di un superiore diritto umanitario deciso dai talebani dell’accoglienza. «Diritto» sancito di fatto dall’ordinanza, che ha avuto un enorme clamore mediatico. A differenza dal ricorso che la fa a pezzi passato sotto silenzio

FONTE – http://m.ilgiornale.it/news/2019/07/24/la-liberazione-di-carola-un-errore-madornale-la-gip-smentita-dai-capi/1731097/

L’Italia in mano alla mafia nigeriana

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Inchiesta sulla nuova criminalità, violenta e pericolosa, che sfrutta i migranti arrivati sui barconi

Il «culto», o, per capirci, la cosca emergente sono i Black Cats: i Gatti neri. Hanno tatuato il felino su una spalla e le profonde cicatrici sull’addome sono il risultato del rituale di affiliazione. Sono l’evoluzione della mafia nigeriana, una delle «più pericolose, aggressive e pervasive tra le mafie transnazionali» come l’ha definita l’ex procuratore antimafia Franco Roberti. I Gatti neri, che vestono di giallo e di verde, sulla dorsale adriatica hanno in mano lo spaccio di droga, la prostituzione soprattutto minorile e la tratta delle bianche: italiane tossicodipendenti adescate con le dosi e poi segregate negli appartamenti. Ne affittano a centinaia, ora li comprano anche, soprattutto nelle zone terremotate, investono in attività commerciali e prestano a usura.

I Black Cats sono una derivazione «colta» dei Black Axe, la più aggressiva tra le mafie nere e hanno la loro cattedrale in Campania sulla costa domiziana a Castelvolturno: 20 mila italiani e 25 mila clandestini africani in un labirinto dove c’è una sola legge, la violenza.

I Black Cats hanno la loro centrale operativa a Padova e lì, a Cadoneghe, il 22 novembre scorso la Squadra mobile ha arrestato il capo dei capi, Fred Iyamu. Lo chiamano «Gran Ibaka». Ci sono arrivati con un’inchiesta partita a Cagliari dove hanno arrestato altri 15 nigeriani. La sua storia è comune a molti mafiosi neri. È arrivato nel 2006 col barcone. Si è sposato a Cadoneghe con una ragazza pugliese, ha ottenuto il permesso e ha sostituito al vertice della mafia il capo dei capi in Italia Osahenagharu Uwagboe, detto Sixco, arrestato nel 2016 a Zivio vicino a Verona. E, ancora, nella città del Santo nel corso dell’operazione che ha acceso la polemica tra l’allora procuratore di Torino Antonio Spataro e Matteo Salvini, accusato dal magistrato di aver favorito i nigeriani annunciando prematuramente l’arresto di 15 pericolosissimi componenti dei Black Axe il 5 dicembre del 2018, sono state messe le manette a Edoseghe Terry, un don (cioè un capo), a Ezuma Christian Onya e a una maman, che gestisce le prostitute, Franca Udeh.

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Salvini a Bibbiano: “Giù le mani dai bambini, commissione inchiesta su case famiglia”

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di Eugenio Palazzini

Matteo Salvini è arrivato alle 15 in piazza del Municipio, a Bibbiano, per un comizio davanti ai cittadini. “Giù le mani dai bambini”, ha detto il vicepremier annunciando la visita di oggi. “Alcuni arrestati e indagati venivano pagati per difendere i bambini. Spero che vengano arrestati uno per uno tutti quegli assistenti sociali che sono dei delinquenti, per rispetto di chi invece fa bene il suo lavoro”, ha dichiarato in piazza il leader della Lega.

“Dietro a queste storie ci sono mamme, papà e bambini. Non avrò pace fino a che l’ultimo bambino sottratto ingiustamente a mamma e papà non tornerà a casa dai propri genitori. Con la commissione d’inchiesta sulle case famiglia, temo che schifezze, falsità e truffe emergeranno in tante case famiglia italiane. Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio”, ha specificato Salvini

Poi il leader della Lega ha tuonato: “Mi domando perché i tribunali dei minori non vanno nei campi rom ad esempio. Mi sono letto fascicoli di presunta difficoltà economica di genitori italiani che magari hanno perso il lavoro per qualche settimana. In questi casi – ha detto Salvini – sono implacabili i servizi sociali, mente nei campi rom nulla. Chi sbaglia sulla pelle dei bambini deve pagare doppio. Sono quasi 10mila i bambini portati via in Emilia Romagna ai propri genitori, sono numeri che non esistono”.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/politica/salvini-bibbiano-commissione-inchiesta-case-famiglia-tutta-italia-125420/  Continua a leggere

Il gip: il sindaco Pd di Bibbiano era “pienamente consapevole” del business sui bimbi

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La giunta di Bibbiano, dopo l’arresto del sindaco del Pd Andrea Carletti, difende il primo cittadino e gli esprime vicinanza e solidarietà: “Abbiamo assoluta certezza – affermano i componenti la giunta – che Andrea abbia sempre operato nel rispetto delle norme. La nostra fiducia incondizionata va al lavoro della Magistratura, che ci auguriamo faccia luce sui fatti al più presto. Prima che come sindaco, conosciamo Andrea come uomo e siamo assolutamente convinti della sua estraneità ai fatti”.

Secondo gli investigatori però il sindaco di Bibbiano e delegato dell’Unione dei Comuni di Val d’Enza alle politiche sociali Andrea Carletti sapeva tutto del business sui minori. Per il gip di Reggio Emilia in costante raccordo con un’altra indagata, Carletti era “pienamente consapevole della totale illiceità del sistema descritto e della assenza di qualunque forma di procedura ad evidenza pubblica volta all’affidamento del servizio pubblico di psicoterapia a soggetti privati”. Tanto che, si legge nell’ordinanza, lo stesso sindaco “disponeva lo stabile insediamento di tre terapeuti”, della Onlus coinvolta “al fine dello svolgimento, a titolo oneroso ed in assenza di qualunque titolo, della attività di piscoterapia con minori in carico ai Servizi Sociali”.

Il vicepremier Luigi Di Maio scrive al ministro della Famiglia Fontana invocando una verifica su tutto il sistema nazionale degli affidi e poi non fa sconti al Pd: “Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello ‘Emilia’ proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo”. Nicola Zingaretti non ci sta e replica: “Patetici i tentativi di strumentalizzare politicamente questo dramma…”.

Salvini inchioda Macron sui migranti: “L’Italia rialza la testa”

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È una lettera molto dura che il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha inviato al collega francese Christophe Castaner. Matteo Salvini, infatti, domani non sarà a Parigi per il vertice dei ministri dell’Interno Ue convocato dal governo francese.

“Al consiglio Giustizia e Affari interni di Helsinki – si legge nella missiva riportata dal Giornale.it – ho registrato posizioni molto vicine a quella espressa dall’Italia con particolare riferimenti al fermo impegno della politica migratoria condotta a difesa dei confini esterni dell’Unione Europea e dello spazio Schengen”. La posizione italiana è stata condivisa da molte capitali Ue, soprattutto sulla necessità di “rividere le regole del search and rescue per impedirne gli abusi volti a favorire una immigrazione illegale e incontrollata”.

La dura lettera di Salvini al governo francese

Per Salvini, l’obiettivo è che le ONG “agiscano nel pieno rispetto del quadro giuridico internazionale e delle legislazioni nazionali”. Per questo, nonostante sia “soddisfatto che il documento italo-maltese abbia fatto registrare un diffuso apprezzamento”, il leghista critica duramente la Francia per “il tenore della proposta di conclusioni del prossimo vertice di Parigi” che si terrà domani nella capitale transalpina. Salvini nella lettera a Castaner si dice “sorpreso” dal fatto che Macron (e Merkel) non vogliano “tenere conto dei progressi emersi nel fruttuoso dibattito di Hensinki”.

“L’Italia non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati in arrivo in Europa – attacca Salvini – Francia e Germania non possono decidere le politiche migratorie ignorando le richieste dei Paesi più esposti come noi e Malta. Intendiamo farci rispettare e ribadire che non siamo più il campo profughi di Bruxelles, Parigi e Berlino. L’ho spiegato a Helsinki e l’ho messo nero su bianco al mio omologo francese Castaner. L’Italia ha rialzato la testa”.

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