I VERI PADRONI DEL MONDO- Le 4 banche e le 8 famiglie

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I VERI PADRONI DEL MONDO- Le 4 banche e le 8 famiglie

LE QUATTRO GRANDI BANCHE DI WALL STREET E LE OTTO FAMIGLIE COLLEGATE CHE DOMINANO LA FINANZA MONDIALE. I media russi che trasmettono informazioni in forma alternativa (rispetto ai media occidentali) si sono presi la briga di sviscerare e segnalare in modo specifico quali siano gli oligopoli finanziari anglosassoni- le quattro mega banche- che hanno il controllo della finanza mondiale, come è venuto alla luce dai risultati inquietanti di una ricerca fatta da “Russia Today”: queste sono BlackRock, State Street Corp,– FMR/Fidelity,- Vanguard Group. E’ risultato fra l’altro che, anche che la “privatizzazione globale dell’acqua” viene attuata dalle stesse megabanche di Wall Street, in concomitanza con la Banca Mondiale, fatto questo che arreca benefici nel suo insieme al nepotismo dinastico della famiglia Bush (grande famiglia di petrolieri), i cui componenti stanno cercando anche di prendere il controllo delle fonti d’acqua dell’Acuífero Guaraní in Sud America, una delle maggiori riserve d’acqua dolce del pianeta. Già nel 2012 il precedente legislatore texano Ron Paul –padre del candidato presidenziale Rand, uno dei creatori del poi rinnegato “Partito del Te”, venuto poi meno, ma che è stato anche uno dei migliori esperti fiscali degli Stati Uniti- aveva segnalato che i Rothschild possiedono le azioni delle 500 principali multinazionali riportate nella rivista Fortune che sono controllate a loro volta dalle quattro grandi banche di Wall street (“the Big Four”): la BlackRock, la State Street, FMR/Fidelity e Vanguard Group (che strana coincidenza). Adesso Lisa Karpova (LK), della Pravda.ru, è riuscita a penetrare,con la sua indagine, nei dedali della finanza globale ed ha commentato che si tratta di ” sei, otto o forse 12 famiglie , che sono quelle che veramente dominano il mondo, pur sapendo che è un mistero difficile da decifrare”.

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Le euro-oligarchie provocheranno la guerra civile?

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Saranno 45 mila, ha subito detto la polizia. Forse 100 mila, hanno valutato gli organizzatori. A Berlino, sabato scorso, a scendere in strada per manifestare contro il TTIP, il trattato euro-americano cosiddetto di libero commercio concepito in segreto fra eurocrati globalisti e multinazionali Usa, sono stati 250 mila. “Una delle più grandi manifestazioni nella storia recente di Berlino”, secondo Christoph Bautz di Campact, una delle organizzazioni di base che hanno promosso la manifestazione. Gli altri gruppi promotori erano Verdi, Attac, Greenpeace, partiti di sinistra, i primi a non aspettarsi tanta partecipazione. Il fatto è che ad essere scesa in piazza con loro è stata la classe media, quella che vota – o votava – CDU.

Una manifestazione simile è avvenuta ad Amsterdam. Impressionante per violenza la reazione dei media mainstream: non potendo sminuire la manifestazione, la Faz ha deriso i manifestanti e i loro sloga; Der Spiegel ha collegato la crescita del movimento contro il trattato di libero commercio o TTIP alla “crescita del bruno-merda di Pegida (il partito tedesco anti-islamico), Marine Le Pen e Donald Trump”. Un amalgama – chi è contro il TTIP è un nazista di m. – dettato da rabbia e panico. Ed ostinazione a negare legittimità alla protesta.

berlino contro ttip

“Mai visto diffamare, e trattare come il male assoluto, una manifestazione che ha raccolto così tante sigle”, ha notato Ulric Schneider di Paritaetische (un’associazione di movimenti sociali “Impegnati a promuovere la giustizia sociale”).

Solo pochi giorni prima la Commissione Europea aveva ricevuto 3,2 milioni di firme di cittadini che esigono il blocco immediato del Trattato. Per “normativa”, ogni cittadino può partecipare all’elaborazione delle politiche della Commissione presentando un progetto di legge agli oligarchi: deve raccogliere però un milione di firme, dice la “normativa”. Nel 2014, una formale iniziativa in questo senso era già stata rifiutata dalla Commissione. Questa raccolta di firme non avrà forse destino migliore, perché “fuori dal quadro legale europeo”.

Le oligarchie che hanno occupato il potere hanno deliberatamente dichiarato guerra alla volontà popolare. “ È possibile che le pecore pretendano di guidare il pastore nella buona direzione, assumendo anche il controllo del cane da pastore?”, ha dichiarato Mario Monti ex commissario, Trilateral, Bilderberg: “Ci si può addirittura chiedere se la democrazia come noi la conosciamo e l’integrazione internazionale siano ancora compatibili”.

E’ impossibile essere più chiari – e più insultanti. La democrazia è incompatibile col mondialismo, dice il parassita.

In Francia le pecore però stan cominciando a mordere? I capintesta di Air France costretti a fuggire con le camice strappate da lavoratori minacciati di licenziamento hanno suscitato in Hollande una tipica reazione da oligarca: cose del genere, ha detto, “intaccano l’immagine della Francia all’estero”, intendendo che allontanano i famosi investimenti esteri che la globalizzazione porterà ai paesi europei, se si rendono competitivi. “Venendo da uno che ha compromesso l’affidabilità della Francia come partner industriale annullando il contratto di vendita dei due Mistral alla Russia, è senza dubbio un caso di amnesia”, ha ironizzato l’economista e storico Jacques Sapir.

http://russeurope.hypotheses.org/4352

Jacques Sapir
Jacques Sapir

Sapir è il primo ad evocare la parola proibita: “guerra civile”. Questo ottuso senso di onnipotenza delle elites, questa volontaria sordità delle oligarchie verso le basi sociali, la convinzione che non devono più rispondere ai cittadini, è indurre la guerra civile europea.

Non è una soluzione che Sapir auspica, anzi lo giudica uno sviluppo patologico della crisi che infuria, e che le oligarchie non vogliono vedere. Le violenze all’Air France? Ma è violenza peggiore annunciare il licenziamento di 2900 dipendenti in una società che soffre disoccupazione di massa da otto anni, senza alcuno scrupolo da parte dei dirigenti e nessuna vibrazione da parte del governo.

Vuol dire non vedere “il senso di spossessione di ogni potere che soffrono ormai milioni, anzi la maggioranza dei francesi”, che si vedono “sequestrati gli strumenti di controllo sulle proprie esistenze” da mondializzazione e “costruzione europea” – dove sempre più chiaramente, quello che eufemisticamente chiamano ‘deficit di democrazia ‘ si manifesta per quello che è: negazione di democrazia”. Rifiuto deliberato di dare ascolto al “popolo”. Lo smantellamento delle istituzioni in nome del “ci pensa l’Europa”. Lo svuotamento della politica, lo scivolamento dello Stato verso uno Stato collusivo”. L’anomia generale, dimostrata da ricchezze così eccessive da essere odiose e dalla pretesa di “diritti” dei gay. Tutti i disordini, il senso di essere spossessati del controllo sulle proprie vite, le crisi austeritarie e perdita di orientamento pubblico e privato hanno tutti una causa, in fondo: la perdita della sovranità.

Piaccia o no, solo all’interno di stati sovrani si applica il diritto, e le istituzioni sono legittime. Oggi siamo sotto leggi (meglio: direttive e normative) imposte e escogitate da poteri che non hanno, né cercano di avere, alcuna legittimità. Essi puntano ad un vero totalitarismo arbitrario.

Quale è l’ideologia di questo totalitarismo oligarchico? Attenzione, denuncia Sapir: “è quella tragicamente semplificata dei liberisti e libertari di tutte le risme”. E’ l’ideologia della Tatcher: non esistono le società (come non esistono “idee platoniche”) , la sola realtà sono gli individui che la compongono.. . Ciò equivale a dire che la sola realtà morale collettiva è “il mercato”, perché che la società non ha diritti; titolari di diritti sono solo gli individui, oggi lanciati nella conquista di “diritti narcisistici”.

Questa ideologia è fallace, ha buon gioco a dimostrare Sapir:

“In realtà gli individui sono il prodotto della società, e la costruzione della società è simultanea alla costruzione degli individui”.

Cari lettori, se questa asserzione vi sembra scandalosa, statalista-comunista (o bruno-merda, se siete “di sinistra”) è perché vi hanno imbevuto della ideologia “tragicamente semplificata”, liberista e libertaria, oggi imposta come pensiero unico.

In realtà, basta riflettere quanto sia infantile l’illusione che gli individui pre-esistano alla società e la creino loro, con loro decisioni coscienti individuali. In realtà, basta pensare alla lingua nazionale materna che gli individui parlano: è qualcosa che hanno ricevuto dalla società e dalla sua storia, altrimenti non potrebbero nemmeno parlarsi. E ciò vale per tutto: religione, quadro economico, cultura condivisa, la massima parte delle “idee” e della visione del mondo che gli individui hanno, non è stata pensata da loro originalmente, ma l’hanno ricevuta dalla società. Dalla società ricevono anche il “mercato” in cui speculano, anzi – attraverso le istituzioni – il diritto di essere “individui”.

Naturalmente non si nega con ciò che gli individui influiscano sulla società. “Tra l’individuo e il collettivo si stabiliscono legami complessi – dice Sapir -che sono irriducibili” alla visione tragicamente semplificata dei liberisti. I liberisti-libertari quando vedono un muro, ci vedono i mattoni. Ma non riescono a riconoscere che tra un mucchio di mattoni e un muro di mattoni c’è un salto qualitativo essenziale.

“Volerlo negare, pretendere che ci siano dei fogli bianchi su cui gli spiriti forti scrivono la storia senza tener conto della storia passata, è la ricetta che conduce a drammi orribili, di cui il peggiore è la guerra civile. Tuttavia è a quello che tendono le istituzioni europee e l’ideologia europeista”, in ciò alleato all’individualismo ideologico liberista: unito all’eurocrazia nello smantellare lo Stato, dichiararlo corrotto e quindi da esautorare, e deridere o demonizzare la Nazione e la sua storia, insultare ogni credenza collettiva come “tabù da superare”. Le due forze congiurano nell’abolire “la politica” – ossia il luogo dove gli individui e la società interagiscono, lo Stato. L’abolizione della sovranità, voluta fortemente dalle multinazionali come dai libertari vogliosi di esporre tutti i loro narcisismi (vedi gay pride), è l’abolizione della democrazia. “Perché ci possono essere degli stati sovrani che non sono democratici; ma non s’è mai visto uno stato democratico che non sia sovrano”.

Liberté

Perché questo non sbocchi nella guerra civile europea (la lotta di tutti contro tutti, che darebbe agli euro-oligarchi il pretesto per perfezionare la loro dittatura illegittima), si impone un compito: “la ricostruzione dell’ordine democratico”, attraverso la riconquista della sovranità, l’uscita dall’euro , la deflagrazione e ricomposizione dei partiti attuali, che sono comitati d’affari…e come?

Interessante constatare che Sapir (benché di sinistra) non condivida affatto la demonizzazione del populismo del mainstream progressista: “La rifondazione della democrazia può imporre o implicare elementi di populismo”.

E perché? Risposta: “Per combattere la tendenza delle burocrazie a produrre delle leggi senza curarsi della loro legittimità, il ricorso ad elementi di legittimità carismatica si impone”, è un antidoto. Come lo è il ricorso al referendum, che partecipa a questa legittimità carismatica.

La dittatura è democratica

E non si contenta di rivalutare il “populismo”, Sapir: “Soprattutto, bisogna ricordare che i poteri dittatoriali fanno parte dell’ordine democratico”. Naturalmente non pensa al senso volgare che oggi ha assunto il termine; pensa alla dittatura romana, che fu istituzione repubblicana, e probabilmente alle sue incarnazioni francesi: Robespierre, Napoleone, la Commune, il fronte popolare…dittature rivoluzionarie. “Bisognerà che la nostra mano non tremi, – scrive – che l’azione non sia interrotta, quando si porrà la questione dell’abrogazione di leggi varate in condizioni certo legali, ma interamente illegittime”. Quando la “legalità” è occupata da un potere illegittimo, la dittatura è la cura: dittatura rivoluzionaria.

Vis embra un isolato un po’ delirante? Guardate meglio, sapendo quanto in Francia sono importanti gli intellettuali politici. Attualmente, un numero sempre più inquietante di intellettuali e maitres à penser che la sinistra credeva guadagnati per sempre alle sue schiere, stanno rivoltandosi. Un po’ sulla linea dell’ex comunista Alain Soral (“Sinistra del lavoro, destra dei valori”) contestano il politicamente corretto e la censura del pensiero che impone, l’immigrazione senza limiti, contro l’euro, contro l’europeismo, difendono l’identità nazionale contro l’inondazione musulmana. Sono personalità diverse, molti ebrei, molti atei , e adesso “fanno il gioco del Front National”. Le cose sono arrivate al punto che Libération, il giornale storico della gauche, se n’è uscito con un attacco a in piena regola contro questi “polemisti reazionari” (réacs) che “si dicono ostracizzati mentre sono onnipresenti” (nel talk shows), che impongono “Nei media” i loro temi “demagogici” (essenzialmente: contro l’immigrazione e contro la UE) e lo fanno “facendo a pezzi il politicamente corretto”.

E lo ha fatto, Libération, con una copertina così:

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“Sì, siamo benpensanti; e allora?”.

Inaudito. Il giornale di tutte le sinistre radical chic, fra trotzkismo e anarchismo, fra sessantottismo e trasgressione (ma di proprietà Rotschild) , si dichiara “benpensante”. Pensate solo se apparisse un titolo del genere, poniamo, sul nostro Manifesto. Siamo qui ad un rovesciamento comico di posizioni: la gauche frou frou si schiera dalla parte di ciò che è sensato, moderato ed assennato contro quei sovversivi anticonformisti di reazionari senza rispetto per i tabù della sinistra. Il punto è che questi spaccatutto, quando vanno in tv a fare a pezzi il pensiero unico, piacciono al pubblico – il pubblico che al 25 per cento voterà Marine Le Pen. Da qui l’accusa da parte di Libération agli intellettuali non-conformisti di “fare il gioco del Front National”, credendo con ciò di squalificarli. Il che ha indotto Régis Debray, un grande vecchio della cultura, non certo di destra, a dichiararsi disgustato dal fatto di “screditare moralmente un avversario intellettuale col piccolo gioco stalinista o maccarthista di ‘fare il gioco di’”.

Questo rovesciamento di posizioni per cui è la sinistra a difendere il perbenismo contro “i reazionari” che sono però trasgressivi e popolari, non è, in Francia, un gioco senza effetto di letterati. E’ il covare di una Révolution.

Siccome in Italia uno scontro e un rovesciamento simili non sono neppure immaginabili, riprendo qui di seguito – a futura memoria – le motivazioni che il movimento “Stop TTIP” dà della sua iniziativa:

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Perché Stop TTIP

TTIP, l’accordo di libero scambio prevista tra l’UE e gli Stati Uniti (conosciuto anche con la sigla TAFTA) non servirà gli interessi dei cittadini ma a quelli delle imprese multinazionali:

TTIP mina la democrazia e lo Stato di diritto: le multinazionali straniere possono chiedere cifre esorbitanti, presentando una denuncia contro gli Stati, se gli Stati adottano leggi che riducono i profitti attesi. La causa sarà discussa non da magistrati pubblici, ma da tribunali arbitrali privati

TTIP apre la porta alla privatizzazione dei servizi pubblici: l’accordo privilegia i profitti delle multinazionali, a danno della comunità, sui servizi di distribuzione dell’acqua, della salute e dell’istruzione. TTIP minaccia la nostra salute e il nostro ambiente: ciò che è consentito negli Stati Uniti, sarebbe anche diventata legale in Europa – la via sarebbe aperta per il fracking (shale gas), gli OGM e le carni gonfiate agli ormoni. L’agricoltura contadina sarebbe ulteriormente marginalizzata, mentre crescerebbe ancora il potere dell’agro-industria.

TTIP riduce la libertà: gli utenti di Internet possono essere soggetti a vigilanza e di controllo ancora più gravosi di oggi. Eccessiva protezione del diritto d’autore ostacoleranno l’accesso alla cultura, all’educazione e alla scienza.

TTIP è praticamente irreversibile: una volta votato, il trattato non sarà più modificabile dai politici eletti, in quanto è necessario il consenso di tutti i contraenti per qualsiasi cambiamento. Nessuno Stato membro potrà più recedere dal contratto in quanto è l’Unione europea che lo avrà concluso.

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CHI COMBATTE DAVVERO CONTRO LO STATO ISLAMICO

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Gli aerei russi mettono in fuga le milizie del califfato che hanno occupato la Siria. In pochi giorni le uscite dei Sukhoi di Mosca hanno colpito più bersagli di quanti non ne fossero stati precedentemente individuati, ma solo sulla carta, dalle forze della coalizione occidentale, le cui sortite dall’aria restano sparute ed inefficaci. Sono stati gli stessi piloti Usa a denunciare la lentezza del loro comando nel favorire l’individuazione degli obiettivi e lo stanamento degli islamisti dai loro santuari in Iraq e Siria.

L’Occidente a guida americana vuole colpire l’IS, ma non troppo, nella speranza che i tagliagole, prima di farsi l’ugola a vicenda, si decidano a coalizzarsi per abbattere il “tiranno” Assad, alleato di Putin e cliente scomodo per la Casa Bianca nell’area. Ma i combattenti di Daesh non sono così motivati e preparati come poteva apparire dalla loro propaganda. Il rumore dei jet di Putin e quello degli scarponi di Hezbollah sul terreno li ha storditi a sufficienza. Vengono smontati i set cinematografici allestiti dai terroristi per spaventare le casalinghe del mondo libero. Nella ritirata gli islamisti in fuga abbattono altri monumenti millenari e così esauriscono la loro fantasia che ha una regia (esterna) catastrofica.

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Ai “profughi” corsi gratuiti sulla Resistenza

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Materia indispensabile per chi fugge dalla guerra…o inculturazione di stampo sovietico?

CRONACA, NEWS

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I profughi? Devono conoscere la storia della Resistenza. Al movimento Shalom devono aver preso molto sul serio le parole della presidente della Camera. «Molti dei giovani immigrati che arrivano in Italia nei loro Paesi sono partigiani», aveva detto Laura Boldrini il 25 aprile, festeggiando la Liberazione.

Loro, i volontari della onlus fondata a Santa Croce sull’Arno dal sacerdote Andrea Cristiani «per diffondere una cultura di pace, tolleranza e solidarietà verso gli ultimi della Terra», nel giro di pochi mesi sono passati dalle parole ai fatti. E nei progetti formativi predisposti nel settore dell’accoglienza hanno inserito come materia di studio la «storia della resistenza italiana ed il ruolo dei giovani per conquistare la libertà e la democrazia». Leggi il seguito >>>>

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Folla alle manifestazioni pro e contro i profughi, gavettone da un uomo di colore

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Come prevedibile, l’immigrazione di massa produce disordine sociale:

SCHIO – È finita in un pareggio ieri sera 9 ottobre con 250 partecipanti da una parte e dall’altra la sfida a distanza tra la fiaccolata di Prima Noi contro il business dei profughi e l’immigrazione incontrollata e la contromanifestazione “Spegniamo il razzismo” di Arcadia e Altovicentino Accoglie in difesa dei profughi. Le parti non sono mai venute a contatto in un centro storico controllato da almeno un centinaio di uomini delle forze delle ordine, con una quindicina di mezzi blindati a chiudere possibili varchi d’attacco. Tra gli slogan “Casa, lavoro, prima gli italiani”, “Il centro di accoglienza non lo vogliamo” e “Difendiamo la Nazione, non vogliamo l’immigrazione”, scorata da polizia e carabinieri, la fiaccolata di Prima Noi è partita da piazzale Divisione Acqui alle 21,30 per transitare lentamente, in una trentina di minuti, per le vie Leonardo da Vinci, XXIX Aprile e Fusinato per arrivare all’incrocio con via Carducci e fermasi davanti alla biblioteca dove il leader Alex Cioni ha ringraziato i presenti per la folta partecipazione, ribadendo i motivi della nascita di Prima Noi. “Per difendere gli italiani deboli, senza lavoro e casa, contro un immigrazione sempre più imponente. Non odiamo gli stranieri come asseriscono quelli che ora stanno manifestando contro di noi e ci vomitano addosso il loro odio, amiamo gli italiani e vorremmo risvegliare la maggioranza silenziosa che è dalla nostra parte. Siamo in un momento storico senza è precedenti ed è necessario reagire. Se il prefetto dovesse sequestrare l’ex ospedale De Lellis, e ne ho sentore, dovremmo impedirlo anche a costo di scatenare l’inferno”. Alla fiaccolata ha partecipato il comitato Vicenza ai Vicentini, emulo di Prima Noi, con il responsabile Nicola Carlesso che ha ringraziato Alex Cioni e i convenuti. La sfilata è trascorsa tranquilla, a parte un piccolo episodio dell’allontanamento poco dopo la partenza di tre no-global infiltrati sorpresi a fotografare i presenti. La contromanifestazione di Arcadia e Altovicentino Accoglie, partecipata da Pd, TesSiamo Schio, Sel, Legambiente, Acli, sindacati e Anpi è durata un paio di ore con il presidio in piazza dello Statuto e una sfilata tra le vie Btg. Valleogra, Baccarini e Pasini con rientro in piazza per il Portego dei Garbin, senza interventi ufficiali. Unico incidente un gavettone lanciato in strada da un condominio di via Baccarini che ha colpito di striscio un partecipante, con una certa rabbia di quanti lo hanno schivato, smorzata in sorpresa quanto si è affacciato l’autore: un uomo di colore.

Vittorino Bernardi.

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Report ancora a Verona: antenne abusive, creste, rimborsi milionari. Tutti sapevano, tutti muti

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Telescrocco

Verona è considerata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, anche perché, si legge tra le motivazioni, “rappresenta in modo eccezionale” il concetto della città fortificata. Tra le fortificazioni tutelate c’è anche una torretta massimiliana, voluta da Radetzky, occupata da 40 anni da antenne e ripetitori radiotelevisivi, installati violando il vincolo di tutela della sovrintendenza per i beni storici e culturali senza l’autorizzazione del demanio, proprietario dell’importante monumento storico. Oggi il demanio che aveva dato in gestione il monumento al comune di Verona nel lontano 1968, con l’impegno di non apportare alcuna modifica interna e esterna al bene, ha chiesto al sindaco Tosi, amministratore della città nell’ultimo decennio, di restituire la torretta libera dalle antenne. Ha chiesto agli abusivi di risarcire lo Stato per gli ingenti danni subiti dall’importante monumento, e soprattutto chiesto i canoni arretrati. Ma fino a ora nessuno ha mai pagato, né ha intenzione di farlo. Perché? E chi sono gli abusivi? Report racconterà questa incredibile vicenda di abusivismo attraverso testimonianze e documenti inediti, e ha scoperto che c’è pure qualcuno che in questi anni ha fatto anche la cresta alle spalle dello Stato.

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Ecco come Putin affronta i proprietari di una fabbrica

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Risultati immagini per PutinSegnalazione di Federico Prati

Di Pietrangelo Buttafuoco

www.ilfoglio.it

Il fallimento della Lehman Brothers si raccontò con l’immagine dei dipendenti alle prese con gli scatoloni per andarsene via. L’Air France, pochi giorni fa, con un’altra scena: la caccia al manager, fino a strappargli i vestiti. Due tasselli dell’immaginario il cui puzzle, a sentire Maurizio Landini in Italia si completerà con l’occupazione delle fabbriche per scongiurarne la chiusura.

Ecco, il prezzo è alto ma ai corporativisti impazienti suggerisco di fare una ricerca su YouTube. Esattamente “Putin che affronta i proprietari di una fabbrica  quando viene a sapere del licenziamento degli operai…

https://www.youtube.com/watch?v=e1Fv4GzIeuw#t=27

Fonte: www.ilfoglio.it/il-riempitivo

Link: http://www.ilfoglio.it/il-riempitivo/2015/10/07/index___1-vr-133551-rubriche_c164.htm 7.10.2015

Se sono stati bombardati, sono dell’Isis…

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Risultati immagini per Bombardamenti ISISSegnalazione di Federico Prati

Di ISRAEL SHAMIR
The Unz Review

Il presidente Putin è un pirata, nient’altro. Nella sua dichiarazione all’ONU ha letteralmente rubato le parole della chiamata alle armi contro il terrorismo del 2001, con sopra il copyright del presidente Bush Jr. È per questo che gli americani sono stati presi in contropiede: il presidente russo ha usato contro di loro le migliori figure retoriche dei loro stessi presidenti. Si tratta chiaramente di un trabocchetto: invece di evidenziare i punti di rottura fra Russia e Stati Uniti, Putin si è preso l’intera discorso americano e se n’è appropriato. La gente suggestionata da questa retorica se l’è bevuta completamente, e gli è pure piaciuto: i lettori del popolare NY Daily News hanno preferito il discorso di Putin per il 95% a quello del loro presidente. E fra questi c’è anche Donald Trump. Putin probabilmente conquisterebbe la guida dei Repubblicani se potesse candidarsi, così Trump vuole prendersi i voti che spetterebbero a Putin.

E adesso, i russi cominciano la loro guerra al Terrore. La guerra al Terrore di George W Bush è stata una farsa: quella dei russi sarà migliore? Lo stato islamico (IS, ISIS, ISIL o Daesh con l’acronimo arabo), l’obiettivo dichiarato dell’operazione, è un’entità elusiva, come al Qaeda o come lo Snark del poema di Lewis Carroll. È un franchise, un network, piuttosto che uno stato. Non può essere fermato dai raid aerei tanto quanto non poteva esserlo al Qaeda. Continua a leggere

Strage di Mina: Mossad e Arabia Saudita dietro i rapimenti di personalità iraniane

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Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

Teheran - Il rientro delle bare dei martiri della strage di Mina

di Giovanni Sorbello

L’agenzia al-Nahrain ha pubblicato giorni fa un rapporto in cui afferma che il Mossad, l’agenzia di intelligence degli Esteri di Israele, ha rapito un certo numero di funzionari, diplomatici e membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (Irgc), durante la calca scatenata a Mina, nei pressi della città santa della Mecca, in cui morirono 4.700 persone.

Nella strage sono rimasti uccisi circa 470 iraniani, ma diverse decine risultano ancora dispersi. Sulle cause della ressa sono stati già pubblicati diversi report in cui si conferma che a scatenare la calca sono state appositamente le autorità saudite.

Al-Nahrain ha ottenuto informazioni anche da fonti diplomatiche europee a Bruxelles, che confermano che in realtà la strage avvenuta alla Mecca è stato un sabotaggio pre-pianificato al fine di rapire un certo numero di militari e diplomatici iraniani.

Secondo il rapporto di Al-Nahrain, tra le autorità rapite durante la ressa al pellegrinaggio del Hajj ci sarebbe l’ex ambasciatore iraniano in Libano, Ghazanfar Roknabadi. Roknabadi è considerato un importante membro dell’ufficio del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, oltre che una persona ben informata sui segreti dell’arsenale missilistico iraniano fornito ad Hezbollah.

Anche Ali Asghar Fouladgar, il capo dell’istituto per gli studi strategici dell’Irgc risulta attualmente disperso, così come Hussein Danesh, Fo’ad Mashghali, Ammar Miransari e Seyyed Hasan Hasani tutti membri dell’ufficio della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei.  Continua a leggere

Siria, l’intervento russo segna una svolta epocale in Medio Oriente

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Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Giovanni Sorbello

Mentre l’azione militare russa in Siria diventa sempre più efficace e determinante, i vari gruppi terroristici che da quasi cinque anni stanno insanguinando il Paese, stanno pensando bene di trovare una rapida via di fuga dalla Siria.

Lo Stato Maggiore della Difesa russo ha annunciato che i jet da combattimento della Russia hanno effettuato nelle ultime 72 ore più di 60 raid in Siria, distruggendo almeno 50 postazioni dei vari gruppi terroristici.

I raid hanno colpito obiettivi sensibili dei gruppi terroristici dell’Isis, di Al-Nusra e di Ahrar Sham, tra cui postazioni di comando, fabbriche di esplosivi, impianti di comunicazione, depositi di carburanti e munizioni, campi di addestramento.

Lo Stato Maggiore russo ha riferito che al momento sono stati uccisi almeno 1,700 terroristi e decine di mezzi a loro disposizione sono stati distrutti. Gli attacchi condotti dalle forze militari russe vengono coordinati con le forze armate siriane.

Secondo le ultime informazioni, sarebbero almeno 600 i mercenari in fuga dalle loro postazioni in Siria che hanno attraversato la frontiera turca cercando di raggiungere l’Europa. Altri 700 terroristi si sono consegnati al governo siriano nella provincia di Daraa, consegnando anche tutte le armi a loro disposizione. Continua a leggere

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