In galera, in galera! L’ultima crociata del Pd di Matteo Renzi l’ha lanciata il possibile candidato sindaco di Milano, Emanuele Fiano. Che il 2 ottobre scorso ha presentato una proposta di legge firmata da altri 63 suoi compagni di partito per mandare in galera chi fa il saluto romano o commercia in immaginette, busti e ricordi vari di Benito Mussolini. I 64 deputati del Pd chiedono di introdurre nel codice penale un nuovo articolo, il 293 bis, che prevede la pena della reclusione da sei mesi a due anni per chiunque “propaganda le immagini e i contenuti propri dle partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli ad essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità”.
Una proposta che oltre a riempire non poco le patrie galere avrebbe l’effetto di azzerare il Pil a Predappio e dintorni, dove il merchandising del Duce ancora fa ottimi affari, vendendo ricordi, immaginette, cimeli (busti, quadri, monete) e perfino bottiglie di vino dedicate a Mussolini. Secondo Fiano & c dovrebbero finire in galera non solo i produttori, ma anche i vari commercianti al dettaglio o gli ambulanti che vivono di quello. “Sono ormai frequenti”, spiegano, “i fatti di cronaca che riportano la denuncia e lo sconcerto da parte dei turisti in viaggio nel nostro Paese che si trovano di fronte a vetrine che pubblicamente espongono oggetti o immagini che si richiamano a tali ideologie”.
Quanto al saluto romano, Fiano se la prende con il tribunale di Livorno che nel marzo scorso “ha assoplto quattro tifosi scaligeri ripresi dalle telecamere nell’atto di compiere il saluto romano durante la partita di calcio Livorno-Hellas Verona del 3 dicembre 2011”. Siccome oggi “il saluto romano non costituisce reato perchè non è punibile il gesto in sè”, è necessario per il Pd “un intervento normativo che colpisca in maniera inequivoca l’espressione di un gesto così inequivocabilmente legato alla retorica del passato regime fascista”. Non sarà per altro semplicissimo per i magistrati decidere: circolano molte foto di personaggi (da Renzi a Ignazio Marino) colti nell’atto di salutare con la mano destra e il braccio teso davanti a sè. Rischieranno la galera pure loro se un pm applicherà alla lettera la legge?
Già in questo post con le immagini che pubblichiamo per fare capire, rischiamo una decina di anni di carcere. Perchè la proposta prevede pure una aggravante (un terzo di pena in più, quindi da un minimo di 8 a 32 mesi di carcere) per chi diffonde gadget e immagini fasciste “attraverso strumenti telematici o informatici”. Pronti dunque ad arrestare chiunque le diffonda su facebook o i social network, “terreno privilegiato attraverso le nuove tecnologie che consentono con pochi click di veicolare messaggi, immagini o simboli a una platea di destinatari certamente sconosciuta ai tempi in cui fu approvata la legge Scelba”, che vietava la riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Secondo una informativa trasmessa dal noto analista militare romeno Valentin Vasilescu, apparso nella pubblicazione romena “Ziaruldegarda.ro”, una fonte libanese avrebbe indicato l’esitenza di un accordo tra Mosca e Damasco rispetto ai terroristi stranieri fatti prigionieri dall’Esercito siriano nel corso delle operazioni di rastrelllamento in Siria ed in particolre riferito ai miliziani dello Stato Islamico.
Coloro che non siano cittadini siriani, come i numerosi militanti stranieri che si sono recati a combattere in Siria ed i loro istruttori sauditi, turchi, quatariani, libici e di altre nazionalità, una volta catturati e disarmati dall’Esercito siriano, saranno consegnati ai russi. In base a detto accordo, la Russia li trasferirà in Siberia a bordo di aerei da trasporto AN-124, che trasportano abitualmente armi e munizioni verso la Siria, quando questi sono di ritorno in Russia.
Larve di bambù, scorpioni ricoperti di cioccolata, larve della farina, vodka allo scorpione, misto di pupe (la fase di crescita tra larva e insetto), larve di cereali, termiti disidratate, cavallette, coleotteri, larve giganti al cioccolato e tarantole arrostite. Sono solo alcune delle anteprime culinarieche saranno presentate ad Expo all’interno di Future Food District di Coop Italia nell’ambito di un progetto curato da Società Umanitaria, presente all’Esposizione Internazionale.
Come dice Jacques Sapir, il Portogallo ha subito un colpo di Stato. I partiti di destra al governo hanno perso: meno 28 seggi in Parlamento, il 38,5% dei voti. Esausti dei programmi d’austerità, i portoghesi hanno dato la maggioranza (50,7%) a partiti della sinistra, uniti da una volontà di rinegoziare in Europa i programmi di tiro della cinghia imposti dalla UE. Ebbene: il presidente della repubblica, Cavaco Silva, ha deciso di non consentire alle sinistre di andare al governo. Con la seguente esplicita motivazione: “Dopo tutti i notevoli sacrifici consentiti nel quadro d’un importante accordo finanziario, è mio dovere, e nelle mie prerogative costituzionali, fare tutto ciò che posso per impedire che siano mandati falsi segnali verso le istituzioni finanziarie e gli investitori internazionali”.
Il golpe in Portogallo: e sono tre
Dunque in Europa sono le “istituzioni finanziarie” (Bce, Eurogruppo…) e i “mercati internazionali” ad aver rimpiazzato la volontà popolare. Lo abbiamo già visto in Grecia, ma non dimentichiamo l’Italia dove, da quando Berlusconi è stato fato cadere col golpe della manipolazione dello spread (Draghi) e la consegna del governo al kommissario Mario Monti da parte di Napolitano, il golpe è diventato “Il nuovo normale”: siamo al terzo governante scelto dai poteri estranazionali, non dal popolo italiano (o di quel che ne resta). Si realizza quel che ebbe a dire Monti: la “democrazia come noi la conosciamo” non è “compatibile con l’integrazione internazionale”. Almeno in Portogallo e in Grecia, hanno votato. Ma votate per chi volete, tanto comanderanno su di voi le istituzioni eurocratiche, i creditori e il potere indebito del creditore “forte” in Europa, la Germania.
Nella neolingua della dittatura anonima e burocratica, le ricette di austerità sono state, in Portogallo, un successo. E’ il contrario della verità: il deficit di bilancio che era del ‘7% nel 2014 è ancora ben lontano dall’obbligatorio 3%; il debito pubblico è a causa dell’austerità – salito al 127% del Pil (e per idiota legge europoide, dovrà scendere al 60% in 20 anni); la disoccupazione viene data in calo (dal 13 all,11,9 per cento) solo grazie al fatto che il tasso di partecipazione alla forza-lavoro è uno dei più bassi in Europa (58,6%; era a 62,50 prima dell’entrata nell’euro) e il baratro delle disoccupazione giovanile che nessuno in Europa conta più, 32% fissi.
il “successo” portoghese
Come ampiamente dimostrato, le “riforme” consistenti in austerità e calo dei salari sono contro-producenti, “non risolvono il problema del paese, che è la bassa produttività del lavoro” (Sapir ). A questa bassa produttività il Portogallo ha tradizionalmente risposto lasciando periodicamente deprezzare la moneta nazionale; adesso nell’euro non può più farlo. Sarebbe la sola via per reinnescare la crescita, ridurre il deficit estero, e, alla lunga, anche migliorare la situazione debitoria (come vide l’Italia nel 1998-99, uscendo dal serpente monetario). Ma i creditori, e i poteri oligarchici, inchiodano il paese al debito impagabile, contro la volontà popolare.
Assordante il silenzio con cui le cosiddette “sinistre” hanno assistito a questo secondo golpe contro una sinistra.
Se studiamo l’azione della giudeo-massoneria dall’epoca in cui fu lanciata dall’Inghilterra sul “mercato” cristiano, dopo che Oliver Cromwell permise l’invasione ebraica delle isole britanniche, in seguito alla convenzione da lui firmata con l’ebreo Manasseh ben Israel di Amsterdam (L’Olanda era l’unico paese che aveva accordato libertà gli ebrei, i quali in seguito la tradirono a favore degli inglesi), vediamo come senza eccezione la massoneria ha tradito tutti i paesi che le hanno permesso di agire.Il tradimento è una tradizione della sètta. La massoneria ha tradito sempre un paese a favore di un altro, ha lavorato per affondare dall’interno i popoli scatenando rivoluzioni, provocando molestie politiche, sociali ed economiche, paralizzando il funzionamento dell’apparato statale nei momenti cruciali.Questa azione traditrice cerca sempre di recare beneficio agli interessi locali o internazionali dell’ebraismo, arma segreta e motrice della sètta massonica.Quando i piani dell’ebraismo esigevano che all’interno di un paese cristiano un gruppo di forze locali si scontrasse con un altro, oppure col Governo, allora la massoneria operava per conto dei giudei creando e provocando disordini. In tali casi, l’ebreo ha operato sempre dietro le quinte, fingendo amicizia con entrambe le parti in lotta fino a ottenere, per mezzo della massoneria, il trionfo in forma visibile.Quando l’ebraismo era bisognoso del conflitto di due o più gruppi dei paesi cristiani, allora la sètta massonica riceveva l’incarico di preparare e scatenare i conflitti, lavorando nello stesso tempo a tale scopo nei due campi. Tali macchinazioni sotterranee dell’ebraismo, tramite la massoneria, sono state la vera causa di quasi tutte le guerre che insanguinarono l’Europa cristiana negli ultimi due secoli.Per provocare le guerre, la massoneria si avvaleva delle gelosie tra le famiglie regnanti, dei sentimenti nazionali e razziali (germanesimo, slavismo, latinità); delle mire espansionistiche dell’una o dell’altra parte; e quando la guerra portava la morte e la distruzione dei popoli cristiani, la massoneria, eseguendo gli ordini dei suoi capi segreti, tradiva sempre il paese o il gruppo di paesi cristiani che nei piani ebrei dovevano essere vinti e umiliati.Queste guerre fratricide tra popoli europei cristiani, li ha debilitati tutti, a poco a poco, fomentando al tempo stesso abissi di odio reciproco, come tra tedeschi e inglesi, senza che esista una causa valida per tale stato di cose, salvo il permanente intrigo e l’istigazione della giudeo-massoneria.Oggi, che l’ebraismo si è creato una nuova forza per mezzo della quale spera di ottenere il dominio del mondo intero, ossia la forza comunista, il ruolo principale che è stato affidato alla massoneria internazionale è di tradire l’intero mondo cristiano, tutto l’Occidente e tutto il mondo libero a favore dell’imperialismo comunista. Questa è una realtà incontestabile; realtà che dev’essere conosciuta, perché solo conoscendo i traditori e paralizzando la loro azione possiamo porre il mondo libero nella condizione di difendersi e di sconfiggere la nuova barbarie comunista.La massoneria tradisce l’Occidente, lo tradisce paralizzando la sua lotta contro il comunismo, paralizzando le forze nazionali dei paesi, creando conflitti artificiosi tra i paesi liberi, sollevando i popoli afro-asiatici contro gli europei, e tradisce pure gli stessi popoli di colore, spingendoli verso il comunismo.
L’indottrinamento ‘migrante’ arriva a scuola. Non bastavano le lezioni di gender, ora arriva anche l’ora di ‘accoglienza’. È il progetto, primo, ma temiamo non ultimo, in Italia, per far incontrare i sedicenti profughi e gli studenti genovesi.
E’ promosso dalla famigerata Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Direzione Scolastica Regionale (Toti, ma che fai?) la fondazione Cultura di Palazzo Ducale e il ridicolo Ufficio Migrantes. Saranno coinvolte 13 scuole e 3000 studenti.
Trionfa la destra alle elezioni in Svizzera dopo una campagna elettorale tutta incentrata sull’emergenza profughi e l’antieuropeismo. E viene eletta anche Magdalena Martullo-Blocher, figlia del leader storico dell’Udc/Svp Christoph Blocher, già definita la “Le Pen svizzera”.
Elezioni in Svizzera, c’è l’ondata anti-Ue e anti-profughi
Il Partito di destra dell’Unione democratica di centro è dunque il grande vincitore delle elezioni per il rinnovo del Parlamento con circa il 28% dei voti espressi dell’elettorato elvetico (+1,4 punti rispetto al 2011), ma soprattutto undici seggi supplementari per un totale di 65 mandati al Consiglio Nazionale (camera bassa, 200 seggi). «Nessun partito ha mai potuto contare su una squadra così ampia», ha analizzato l’agenzia di stampa svizzera Ats. In una sterzata a destra prevista dai sondaggi, anche il Partito Liberale Radicale (Plr) registra un bel successo, benché piu’ contenuto, e sale al 16,4% (+1,3 e 33 seggi). Secondo partito a livello nazionale, i socialisti (Ps) risultano in calo mentre il partito democristiano si attesta al 12,6% (+0,3), i verdi scendono al 7,8%, i verdi liberali al 4,7% e il partito borghese democratico al 4,6% (-0,8). Le cose devono cambiare, ha affermato il presidente dell’Udc/Svp Toni Brunner confermando che il partito mira a riconquistare il secondo seggio in Consiglio federale (governo) perso nel 2007. Brunner ha quindi spiegato la vittoria del suo partito evocando «l’ondata migratoria che preoccupa la gente. In Svizzera la problematica dell’asilo non è risolta. La questione dei veri rifugiati e dei rifugiati economici non è stata regolata», ha affermato.
Vittoria nettissima alle elezioni in Polonia per la destra ultraconservatrice, nazionalista, populista ed euroscettica. I risultati definitivi arriveranno solo oggi ma i primi exit poll diffusi la notte scorsa alla chiusura dei seggi non sembrano lasciare dubbi.
Diritto e Giustizia il partito di Jaroslaw Kaczynski ha trionfato conquistando circa il 38% dei voti e 232 seggi (su 460) e quasi certamente avrà la maggioranza assoluta in Parlamento. Sconfitti pesantemente i liberali euroconvinti di Piattaforma civica (23,6% e 137 seggi), nonostante la continua crescita economica ottenuta dal Paese negli ultimi otto anni con il loro governo.
Vittoria nettissima alle elezioni in Polonia per la destra ultraconservatrice, nazionalista, populista ed euroscettica. I risultati definitivi arriveranno solo oggi ma i primi exit poll diffusi la notte scorsa alla chiusura dei seggi non sembrano lasciare dubbi.
Diritto e Giustizia il partito di Jaroslaw Kaczynski ha trionfato conquistando circa il 38% dei voti e 232 seggi (su 460) e quasi certamente avrà la maggioranza assoluta in Parlamento. Sconfitti pesantemente i liberali euroconvinti di Piattaforma civica (23,6% e 137 seggi), nonostante la continua crescita economica ottenuta dal Paese negli ultimi otto anni con il loro governo.
A guidare il prossimo esecutivo sarà con tutta probabilità Beata Szydlo, 52 anni, volto nuovo di Diritto e Giustizia che somma alla retorica sull’identità nazionale e alla difesa della tradizione cattolica più conservatrice, la visione politica ed economica di una destra sociale, favorevole all’intervento dello Stato nell’economia oltre che al sostegno delle famiglie e delle piccole imprese. Una destra nazionalista che vuole stare nella Nato per contrastare la Russia e nell’Europa nonostante i contrasti con la vicina Germania e con Bruxelles.
È la Polonia di Kaczynski, il leader indiscusso di Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwosc, abbreviato in PiS), già premier indigesto all’Unione europea, oggi più che mai grande capo del fronte nazional-populista nonostante abbia fatto, formalmente, un passo indietro cedendo la scena e la campagna elettorale a facce più giovani e gradite agli elettori. Come quella di Andrzej Duda, eletto presidente della Repubblica lo scorso maggio, o come quello di Beata Szydlo, candidata a guidare il prossimo governo.
Pesantissima invece la sconfitta per i liberali di Piattaforma civica che pure hanno portato il Paese a crescere dl 4% in media all’anno negli anni del loro governo superando senza mai entrare in recessione anche la grande crisi finanziaria internazionale e la crisi del debito sovrano in Europa. Rimasta orfana di Donald Tusk, diventato presidente del Consiglio europeo, Piattaforma civica (in polacco Platforma Obywatelska, PO) non ha trovato in Ewa Kopacz la candidata premier capace di convincere gli elettori.
Del tutto ininfluenti risulterebbero gli altri tre partiti che hanno superato lo sbarramento per entrare in Parlamento: Kukiz’s 15, il movimento antisistema della rockstar Pawel Kukiz (con il 9% e 44 seggi); Nowoczesna, il partito liberale dell’economista Ryszard Petru (7,5% e 30 seggi) e il Partito popolare dei contadini (5,2% e 18 seggi) già pronto, come da tradizione, ad appoggiare il nuovo governo. Scompare dai banche dell’opposizione la sinistra che si era presentata come coalizione ma che non ha raggiunto la soglia richiesta per avere seggi in Parlamento.
Il 40% circa che gli exit poll assegnano a Diritto e Giustizia può garantire al nuovo governo monocolore una maggioranza assoluta senza precedenti da quando il Paese ha riconquistato la democrazia nel 1989 . «Il Paese ha bisogno di cambiare», ha detto anche nella notte del trionfo Kaczynski, ribadendo la determinazione a «cancellare il disastro combinato da Piattaforma civica negli anni di governo».
La destra nazionalista e populista di Kaczynski ha vinto cavalcando il sentimento anti-migranti di molta parte della cittadini polacchi ma ha anche attaccato le misure economiche del precedente governo liberale cercando i voti delle fasce di popolazione tagliate fuori dal progresso del Paese, soprattutto tra i giovani e nelle aree rurali.
Kaczynski e i suoi fedelissimi hanno annunciato nuove tasse per le catene della grande distribuzione e per le banche straniere, hanno proposto di abbassare l’età pensionabile, di modificare le imposte sul reddito per agevolare le famiglie più povere e di abbassare dal 19% al 15% la flat tax per le imprese più piccole. Per far fronte all’inevitabile aumento della spesa pubblica, Diritto e Giustizia ha in programma di utilizzare le risorse della Banca centrale per immettere nell’economia polacca 100 miliardi di dollari in sei anni. Se gli annunci della campagna elettorale troveranno conferma nei provvedimenti del prossimo governo, i timori e i contrasti con l’Unione europea non potranno che aumentare.
Tre giorni al convegno della Fraternità San Pio X a Rimini, ed ecco una quantità di eventi da analizzare, tutti insieme: 1) lo pseudo-sinodo dello pseudo-papa, subito esaltato dai media come “Comunione ai divorziati” ; 2) la vittoria del partito euro-scettico, populista e filo-Orban a Varsavia; 3) La cattura di un colonnello israeliano che stava comandando i takfiri dell’Isis in Irak. Di questo, e degli eventi significativi che hanno accompagnato la cattura, i nostri media ufficiosi hanno, ovviamente, taciuto. Per il carattere urgente degli sviluppi, scelgo questo tema.
Il colonnello israeliano
Il distintivo della Golani
Ormai è ampiamente confermato dall’agenzia Fars e riportato dai blog: l’ebreo che aiutava gli islamici a far la guerra si chiama Yusi Oulen Shahak, è colonnello della famigerata brigata Golani, e il suo numero di matricola militare Re34356578765az231434. Le forze irachene che l’hanno catturato hanno la prova di ciò che sostenevano da mesi, anche grazie alle confessioni che avevano strappato a jihadisti catturati: che nella fulminea e vittoriosa avanzata delle truppe del Califfato dell’estate 2014, quando presero Mussul quasi senza colpo ferire, erano comandati da agenti del Mossad o altri entità israeliane.
Si ignora se l’arresto del colonnello Shahak sia in relazione con l’altra notizia dell’agenzia iraniana Tasnin News, secondo cui le forze irachene hanno catturato non uno, ma quattro “consiglieri militari” a fianco dell’ISIS, tre “con doppia cittadinanza Usa e israeliana”, mentre il quarto è “di un paese del Golfo Persico”.
Adesso c’è la prova di ciò che i “complottisti” hanno detto da sempre dispregiati e scherniti dal “grande” giornalismo: che Daesh è una organizzazione e invenzione Usa-Israeliana e saudita per distruggere altri musulmani, sciiti.
Così gli Usa “aiutano” la lotta al Califfato
Per strana coincidenza con la cattura dell’ebreo, i corpi speciali Usa Delta Forces – dopo mesi e mesi di inazione – sono stati lanciati in una operazione sul terreno, in cui è morto uno di loro. Il primo soldato americano caduto in Irak dal 2011, ci hanno detto i media.
Qual era l’operazione? La “liberazione” di decine di ostaggi presi prigionieri dall’ISIS, a cui i tagliagole avevano già fatto scavare le fosse in cui li avrebbero gettati dopo averli trucidati, detenuti in un carcere takfiro nel nord-Irak, presso la cittadina di Hawaija.
Meritevole tentativo. Ma in realtà, a quel tentativo si stavano già preparando i
i Peshmerga, ritenendo che gran parte di quei detenuti fossero curdi, quando le forze speciali Usa (che erano presenti come consiglieri militari) si sono intromesse. Hanno salvato 69 prigionieri, assevera la Reuters, di cui alcuni “ex militanti dell’ISIS che Daesh pensava fossero spie”, venti membri delle forze di sicurezza irachene, e molti semplici cittadini locali…non si dice quanti degli ostaggi, invece, sono stati uccisi nella sparatoria. Era una operazione destinata a salvare, oppure – magari –a far tacere qualcuno che sapeva troppo sulla collaborazione tra Daesh e israeliani, o Cia?
Reuters dice testualmente che “la missione di salvataggio Usa ha avuto luogo data la preoccupazione di Washington per il crescente intervento russo in Medio Oriente”. Immediatamente, i comandi Usa hanno diramato un video, che sostengono preso da una telecamera presa sull’elmetto di uno dei loro uomini, dove è documentata l’eroica impresa. Un video che gli esperti giudicano un falso Made in Hollywood.
“Ormai tutto il mondo ha capito chi sono i padrini del terrorismo, e chi sono quelli che lo utilizzano per cambiare regimi” , ha scritto il direttore di Veterans Today,
Clamoroso rovesciamento di alleanze.
“Bagdad autorizza i russi a fare bombardamenti in Irak”, suona il titolo.
Il governo iracheno ha autorizzato i caccia russi a volare sul suo territorio “per inseguire i terroristi che scappano dalla Siria all’Irak”: il fraseggio iracheno è la foglia di fico per non dire che Bagdad ha chiesto l’assistenza delle forze di Mosca.Non è ancora abbastanza emancipata dagli Usa da poter fare una formale richiesta di aiuto, come ha fatto il siriano Assad.
Appena poche ore prima di questo annuncio, il generale Joseph Dunford, capo degli stati maggiori riuniti Usa, aveva detto al primo ministro iracheno Haider al-Abadi: “Non riceverete più da noi l’aiuto che vi diamo a combattere l’ISIS, se anche i russi conducono operazioni sul vostro territorio”. Patetico e ridicolo: il governo iracheno sa benissimo cosa pensare dell’”aiuto” americano, dopo un anno di bombardamenti Usa che hanno reso l’ISIS più forte e meglio armato.
Per intanto, i Sukhoi hanno abbattuto un ponte sull’Eufrate ( in territorio siriano, a Deir ez-Zor) troncando i rifornimenti che l’ISIS dell’Irak mandava all’ISIS di Siria.
D’altra parte, ormai Bagdad è una succursale politico-militare di Teheran: governo sciita legato a filo doppio agli ayatollah, notevoli forze iraniane operanti sul terreno supportate dai Sukhoi in cielo, e a Bagdad la centrale di intelligence comune con personale russo e iraniano, iracheno e siriano a condividersi i dati. Il progetto neocon – 15 anni di guerre per destabilizzare i nemici potenziali di Israele, fino a destabilizzare ed attaccare l’Iran – non poteva subire disfatta più plateale: la detronizzazione di Saddam per mano neocon s’è tradotta nella consegna all’Iran della parte sciita dell’Irak, , e dell’aumento d’influenza di Teheran nell’area.
Anche la Giordania và con Mosca
“Russia e Giordania si apprestano a creare un centro di coordinamento comune ad Amman, in cui i due paesi condivideranno informazioni sulle operazioni anti-terrorismo, ha annunciato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov”: è lo stesso tipo di centrale d’intelligence comune che i russi hanno a Bagdad insieme agli irakeni, iraniani e siriani ora viene installata nella capitale giordana.
Attenzione, non è un coordinamento come quello fra russi e americani per scongiurare scontri “involontari”, ma ben altro: “In base all’accordo stretto fra sua maestà re Abdullah II e il presidente russo Vladimir Putin, le forze armate dei due paesi coordinano le loro azioni, comprese le missioni degli aerei militari sul territorio siriano”.
In pratica, un rovesciamento di alleanze. O, se vogliamo, l’innesco di un processo di liberazione anche della monarchia giordana.
La Giordania aveva dovuto far parte della coalizione anti-Daesh voluta da americani, unirsi a turchi e sauditi nella finzione di colpire l’Isis mentre era stata scelta dalla Cia come base base d’addestramento per i terroristi dell’ISIS. Re Abdullah ci aveva anche perso uno dei suoi piloti da caccia, Muad Kasasbeah (di una famiglia vicina al re) che poi l’ISIS ha mostrato mentre lo bruciava vivo in un video sulla cui falsità resta più di un dubbio. Ha anche fornito ai jihadisti (quelli che la coalizione si supponeva combattesse) 3500 Toyota pickup (i sauditi ne hanno dato oltre 30 mila).
Ciò perché, vicina alla strapotente Israele, che gli ha gettato nel territorio i palestinesi espulsi (a milioni), e viola la sua sovranità quando vuole, la Giordania non può fare una politica nemmeno lontanamente indipendente da giudei, americani e sauditi (che pagano). Almeno fino a ieri. Appena è apparso un’altra forza protettrice, re Abdullah s’è messo dalla parte di Mosca: credo, con molto sollievo, anche perché il comportamento russo è molto diverso da quello padronale ed umiliante Us-raeliano. Nel dar notizia dell’accordo, infatti, Lavrov ha sottolineato: “La Giordania svolgerà una parte positiva per cercare una soluzione politica al conflitto in Siria attraverso negoziati fra Damaso e le forze d’opposizione, uno scopo che anche la Russia persegue”. Non più un cameriere, il re giordano viene rispettosamente invitato, come decente stato vicino, a far parte della soluzione politica. Quanta differenza con la soluzione neocon, turca e saudita – usare i terroristi wahabiti e mercenari non-siriani per detronizzare Assad e distruggere la Siria – ciascuno lo può vedere.
E’ un ritorno alla ragione nell’area che Mosca sta palesemente cercando di instaurare, legando amichevoli relazioni diplomatiche con tutti i vicini e cointeressandoli alla stabilità della Siria, e non alla sua destabilizzazione. Almeno con quelli che ci vogliono stare: Putin ha rivolto insistentemente l’offerta a Washington, che ha rifiutato. Anche Ryad ha ovviamente rifiutato. Anzi, ha intensificato l’avvio di armamenti pesanti ai “ribelli”, con il pieno appoggio della Casa Bianca.
La monarchia saudita, che di suo non dispone di un gran numero di sudditi vogliosi di immolarsi, sta ricorrendo (si dice) a mercenari della Blackwater (o come si chiami adesso) per la sua guerra dello Yemen. Ai ribelli dell’ISIS ha promesso missili anti-aerei a spalla, contro i caccia russi. Gli americani, missili anticarro TOW; e ai primi di ottobre hanno paracadutato – come dono d’addio – 50 tonnellate di armi e munizioni ai ribelli in Siria.
Riorganizzano il terrorismo globale
Le due suddette potenze, colte di sorpresa, cominciano a reagire. Accelerano la riorganizzazione del terrorismo islamico ridotto a mal partito dall’intervento russo. A questo sembrano alludere le notizie che un migliaio di talebani operanti fra Pakistan ed Afghanistan, di punto in bianco, “hanno dichiarato fedeltà al Califfato”, e così anche noti gruppi terroristi come Lashkar-e-Taiba » e « Jhangvi ; già nel marzo – ha segnalato Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli esteri russo – il capo del movimento terrorista islamista dell’Uzbekistan, Usman Ghazi, “ha presentato giuramento ad Abu Bakr” (il califfo) e così il gruppo estremista “ Hizb ut-Tahrir » ».
Insomma i veri mandanti del terrorismo islamico, siano a Ryad o a Doha, a Washington o a Tel Aviv, ritengono necessario mettere i loro islamici sotto comando unificato: Non più funzione di Al Qaeda moderato contro ISIS estremista, sono tutti “nostri”.
Fatto interessante, il governo d Kabul – un altro suddito degli Usa – ha chiesto a Mosca armamenti contro questi Talebani diventati Daesh.
Erdogan ha dichiarato che non permetterà ai curdi di “impadronirsi del Nord della Siria, dove stanno combattendo i suoi terroristi.
I Saud si sentono accerchiati
Un principe saudita, Abdel Mohsena bin Waleed bin Abdel Aziz, è stato arrestato all’aeroporto di Beirut perché trovato in possesso di droga: 2 tonnellate. Non per uso personale, si spera, ma per i ribelli. Sono infatti due tonnellate di captagon, la super-anfetamina che rende feroci e insensibili i jihadisti. In questi giorni ne hanno bisogno in alte dosi.
Insomma Saud e Washington fanno di tutto per impedire la soluzione negoziale che i russi promuovono, la transizione politica in Siria, e contano ancora di rovesciare Assad e precipitare il paese indefinitamente nel caos di tipo libico. Perché invece la situazione siriana si rasserena – secondo il gran muftì della Siria, Ahmad Badreddin Hassoun, centinaia di migliaia di profughi sarebbero già tornati perché i bombardamenti russi danno loro la speranza di una prossima pace – al punto che Assad ha annunciato che si presenterà alle prossime elezioni. Che le vinca ci sono pochi dubbi. Già nel 2012 il presidente siriano aveva proposto una riforma della costituzione che comprendeva il pluralismo politico; l’aveva proposta con referendum, e il referendum popolare l’aveva approvata; il 7 maggio, una consultazione elettorale aveva dato la maggioranza al fronte di unità nazionale raccolto attorno al suo partito, il Baath. Per mandare a monte la riforma e il consolidamento del regime, Usa ed alleati hanno dovuto inscenare la strategia della tensione, e la demonizzazione mediatica del presidente, cui Mosca dà, oggi, la battuta d’arresto.
Puniscono i siriani. Di nascosto.
“Aerei Usa hanno bombardato una centrale termoelettrica a Marea, Tal-Shaer, che dava elettricità ad Aleppo. L’attacco ha interrotto l’energia a molti quartieri di Aleppo”: così Veterans Today, il sito di Gordon Duff che dispone di font amiche in Siria e Iran (è stato il primo a dare la notizia dell’arresto dell’alto ufficiale israeliano in Irak)
E’ la seconda volta: otto giorni prima, due F-16 “appartenenti alla coalizione guidata dagli Usa” ha centrato due centrali energetiche di Al-Ramaniyeh, ad est di Aleppo, anche lì lasciando parte della città al buio. Siccome l’attacco è avvenuto in zone del tutto pacifiche, senza ribelli, anche la sorveglianza russa è stata sorpresa.
Sono F-16 americani? I russi – secondo Veterans Today che cita una sua “fonte affidabile” non la penserebbero così: “Mani nascoste dietro l’Amministrazione hanno conti in sospeso per distruggere le installazioni civili in Siria…Elementi sionisti stanno lavorando per rendere più tese le relazioni Usa-Russia; fanno di tutto per tagliare ogni possibile cooperazione tra le due potenze sulla Siria e nell’area”. Insomma Mosca sembra pensare che non sia Obama, ma altri annidati nel suo governo o sottogoverno a compiere questi atti di sabotaggio criminale.
Perché, dicono le ultime notizie, domenica John Kerry ha incontrato Lavrov ed avrebbe accettato di rendere parte al processo di transizione (e pacificazione) della Siria proposto dai russi; anche se la posizione americana resta quella: “Assad must go”.
Anche in Polonia vince la destra euroscettica. Un segnale che scuote i grigi burocrati di Bruxelles e che minaccia di far crollare l’impianto dell’Unione europea. Diritto e Giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski incassa una netta vittora conquistando quasi il 40% delle preferenze. Resta indietro, invece, la Piattaforma civica del centro del primo ministro uscente Ewa Kopacz che registra poco più del un 23% delle preferenze.
In Polonia le elezioni politiche sono state vinte nettamente dall’opposizione conservatrice ed euroscettica del partito Diritto e Giustizia (PiS). Conquistando il 39,1% dei consensi, incassa un risltato sufficiente a consentirgli di governare da solo. La premier uscente di Piattaforma Civica, Ewa Kopacz, il cui partito incassa appena il 23,4%, ha già ammesso la sconfitta. Il partito PiS di Jaroslaw Kaczysnski ha infatti ottenuto 242 seggi su 460 nella Camera bassa, contro i 133 andati a Piattaforma Civica. Dopo otto anni, quindi, perdono la guida del governo i liberali di Donald Tusk che, nel frattempo, si è trasferito a Bruxelles come presidente del Consiglio europeo.
A guidare il prossimo esecutivo così la 52enne antropologa Beata Szydlo. La candidata conservatrice di PiS difende l’importanza dei valori cattolici e patriottici, propone una redistribuzione della ricchezza a beneficio delle classi lavoratrici e potrebbe avviare una fase di confronto critico con l’Unione europea. Il partito di Kaczysnski è, infatti, contrario all’ingresso della Polonia nell’Eurozona. Ma fra le prime decisioni del nuovo governo c’è sicuramente da aspettarsi una marcia indietro rispetto agli immigrati. Kaczynski guarda, invece, di buon occhio la prospettiva di più basi della Nato in Polonia. “Ma il rinnovamento dell’esercito polacco – è uno dei suoi mantra – deve sostenere l’industria nazionale e non quella estera”. Fra le promesse economiche del PiS vi è il bonus di 500 zloty al mese (125 euro) per ogni secondo bambino fino ai 18 anni e la riforma delle pensioni introdotta dai centristi (65 anni per gli uomini e 60 per le donne invece dei 67 attuali). I pensionati riceveranno anche le medicine gratuite. Per coprire queste spese, il partito prevede fra l’altro di alzare le tasse per le banche e per le multinazionali che investono in Polonia.