“Una pugnalata alle spalle, condotta dai complici dei terroristi, non posso definirlo in altro modo”. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin, parlando dell’abbattimento del caccia russo da parte delle forze turche prima di un incontro a Sochi con re Abdullah II di Giordania.
“Se l’Isis ha questi soldi, che ammontano a decine, centinaia di milioni, forse miliardi di dollari, grazie alla vendita del petrolio, e per di più ha la protezione armata di interi stati allora è chiaro perché si comportano in maniera così arrogante e prepotente”.
Il vice presidente della Duma, Nikolai Levicev: “Adesso è evidente il legame di Ankara con l’Isis”
Putin lo aveva affermato con chiarezza al G20 di Antalya: “L’Isis è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20“. Inevitabile pensare a Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Le prove che dimostrano la connivenza tra turchi e Stato islamico sono molte e, nel corso di questi due anni, sono state mostrate dai media internazionali.
Questo pomeriggio, secondo quanto hanno riferito a Efe fonti dell’Alleanza, il Consiglio del Nord Atlantico, il massimo organo decisionale della Nato composto dagli ambasciatori dei 28 Paesi alleati, si riunirà su richiesta di Ankara affinché “la Turchia possa informare gli alleati sull’abbattimento di un aereo russo“.
La guerra, iniziata lo scorso 30 settembre, della Russia contro i terroristi dello Stato islamico e delle forze qaediste presenti in Siria non è mai piaciuta ad Ankara. L’obiettivo di Erdogan e Davutoglu è quello di eliminare il regime di Assad o, per lo meno, di mantenere una Siria destabilizzata.
Il vice presidente della Duma, Nikolai Levicev, ha commentato così l’abbattimento del caccia russo: “È consigliabile sospendere i voli” in Turchia “ed evacuare i russi presenti lì” dato che che “adesso è evidente il legame di Ankara con l’Isis“. Secondo Levicev, inoltre, la Turchia “dimostra solidarietà ai terroristi” proprio mentre “la comunità internazionale comincia la lotta al terrorismo a pieno titolo“. Il ministero della difesa russa ha definito l’abbattimento del caccia russo “un atto ostile“. In Russia, inoltre, si sta lavorando a un pacchetto di misure con cui rispondere alla Turchia.
L’abbattimento del caccia russo da parte dei turchi rappresenta quindi una sorta di “trappolone” per Putin. Come reagirà ora il presidente russo?
L’ultima bufala è l’avere inventato di sana pianta la storia di una guardia di sicurezza musulmana che ha bloccato il kamikaze islamico prima che entrasse allo Stade de France, venerdì scorso, salvato così migliaia di vite.
La bufala è nata da un avvincente racconto degli eventi pubblicato dal Wall Street Journal. La storia citava uno steward che ha chiesto di essere identificato solo come ‘Zouheir’.
L’uomo ha raccontato come uno degli attentatori suicidi avesse un biglietto per la partita tra Francia e Germania, e che venne respinto dalle guardie di sicurezza che avevano scoperto il suo giubbotto esplosivo. L’immigrato islamico si era così fatto esplodere fuori lo stadio.
Ovviamente, i fanatici dell’immigrazione, che sono una specie patetica, hanno preso la notizie e l’hanno manipolata.
Così, lo steward che ha raccontato l’atto di eroismo di alcune guardie di sicurezza, è diventato egli stesso la ‘guardia di sicurezza eroe’. Islamica oltretutto, solo basandosi sul nomignolo.
Ma non solo, questo tal Zouheir non è nemmeno stato un testimone, era di stanza in altre zone dello stadio, e che cosa ha sentito riguardo il mancato ingresso del kamikaze è, in realtà, un racconto di seconda mano da parte di colleghi che erano più vicino alla zona.
Questi fatti non hanno però fermato la bizzarra propaganda su Zouheir, salutato come un eroe musulmano sui social network e su siti di notizie tra cui spicca il noto sito di bufale Huffington Post.
“Zouheir” è stato menzionato più di 8.000 volte su Twitter.
Sono così disperati dal trovare una figura positiva tra gli immigrati, da inventarsela.
“Questo è probabilmente l’inizio del conflitto tra la Turchia e l’Iran”. Non usa mezzi termini il politologo americano Edward Luttwak nel descrivere in una intervista concessa al sito affaritaliani.it la drammaticità della situazione innescata questa mattina dall’abbattimento del jet russo da parte di forze turche. “Teheran – prosegue Luttwak – è l’autore della strategia di Assad. Per l’Iran il presidente della Siria è essenziale, esattamente come lo sono gli Hezbollah. E’ l’asse sciita. I russi ora entrano in Siria per appoggiare Assad e i turchi abbattono un aeroplano russo. Tutto questo porterà alla guerra tra la Turchia e l’Iran, l’escalation militare è iniziata e il conflitto è ormai molto vicino”. Il politologo rit
iene che a questo punto l’Occidente abbia una sola possibilità di scelta: “Devono starne fuori e lasciarli ‘divertire’ fra loro. Ogni tentativo di cercare alleati in Medio Oriente sarebbe un errore. A questo punto in Medio Oriente non ci sono più alleati. La Turchia ha tradito la Nato negli ultimi tre anni quando si è rifiutata di cooperare e ha permesso allo Stato Islamico di diventare forte comprando il petrolio. Ankara ha reso lo Stato Islamico potente ora la Nato la deve mettere alla porta. Meglio averla come nemica che come alleata, a questo punto”.
Ci siamo imbattuti per caso nel mondo dorato della Gsg Evolution, acronimo della Gold Sweet Gold, una società che ha i manager che vivono a Verona e che si occupano di fare formazione su piani di investimento in oro. Gira da due anni gli alberghi di tutta Italia e, nel corso di presentazioni effettuate rigorosamente a numero chiuso, informa i risparmiatori italiani sulla convenienza a investire in oro e nei preziosi di una società tedesca di nome Auvesta, di cui la stessa Gsg è partner. Il sistema di investimento di cui parlano è questo: il risparmiatore investe i suoi risparmi versandoli su un conto della banca di Trento e Bolzano del gruppo Intesa. Auvesta poi prende i soldi e li porta in Germania e li trasforma in lingottini, che vengono stipati in un caveau e secondo i promotori non sarebbero aggredibili dal fisco italiano. Grazie ai promoter Auvesta ha già raccolto decine di milioni tra i risparmiatori. Ma è tutto oro quello che luccica?
Via libera del governo al salvataggio di quattro banche italiane: un Consiglio dei ministri domenicale durato circa un quarto d’ora, ha approvato infatti un decreto legge che risolve la crisi di Banca Marche, Cassa di Ferrara, Banca Etruria e CariChieti, tutti istituti gia’ commissariati da tempo.
L’operazione permettera’ la costituzione di quattro nuove banche (nuove anche nella denominazione) ripulite da tutti i crediti in sofferenza e in grado potenzialmente di operare da subito, senza soluzione di continuita’. I crediti in sofferenza delle quattro banche saranno trasferiti in un’unica ‘bad bank’, il che dovrebbero consentire di salvaguardare i depositi dei clienti e i posti di lavoro degli addetti. L’operazione, sottolinea il governo, sara’ realizzata senza “alcuna forma di finanziamento o supporto pubblico alle banche in risoluzione o al Fondo nazionale di risoluzione”.
La Francia e Israele lanciano una nuova guerra in Iraq e in Siria
Parigi non vuol più rovesciare il regime laico siriano, né distruggere il suo esercito, ma creare uno stato coloniale curdo filoisraeliano tra Iraq e Siria [Thierry Meyssan]
«Sotto i nostri occhi» – Cronaca di politica internazionale n°154
di Thierry Meyssan.
Da un lato, il governo francese sta mobilitando tutti i suoi mezzi di comunicazione per focalizzare la sua popolazione sugli attentati del 13 novembre. Dall’altro, lancia assieme a Israele una nuova guerra in Iraq e in Siria. Il suo obiettivo non è più quello di rovesciare il regime laico siriano, né di distruggere il suo esercito, ma ormai quello di creare uno stato coloniale a cavallo dell’Iraq e della Siria, gestito da curdi, per una manovra a tenaglia sugli Stati arabi. Il sogno di una potenza israeliana dal Nilo all’Eufrate sta tornando.
Su questa mappa, pubblicata da Robin Wright sul New York Times nel 2013, si distingue il Sunnistan che Daesh creerà nel giugno 2014, ove proclamerà il Califfato, e il Kurdistan che la Francia e Israele vogliono ormai creare. Si noti che questa carta non prevede nulla per i cristiani che dovrebbero essere o trasferiti in Europa o sterminati.
Joe Biden, il vicepresidente degli Stati Uniti affiancato ad Obama, non passerà alla storia come il più acuto degli statisti. Anzi non passerebbe alla storia per niente, se non fosse per una qualità: è un gaffeur naturale di impareggiabile scemenza. E in quella attività di gaffeur, dice senza volerlo cose vere che il suo governo – e il potere americano – cerca di nascondere. Come la clamorosa verità su chi arma l’ISIS (“i nostri alleati”) e perché gli Usa sono contenti che l’ISIS sia armato per rovesciare Assad. Biden parlava il 16 novembre scorso agli studenti di Harvard al John F. Kennedy Jr Forum Institute of Politics.
Joe Biden visto da Russia Insider
Gli domandano: “Col senno di poi, lei crede che gli Stati Uniti avrebbero dovuto agire prima in Siria? E se no, adesso è il momento giusto?”
Il gaffeur risponde: “La risposta è ‘no’ per due ragioni. Una, l’idea di identificare un centro moderato (in Siria, ndr.) è una ricerca in cui l’America s’è impegnata per molto tempo. Noi americani crediamo che in ogni paese in transizione ci sia un Thomas Jefferson dietro ogni roccia, o un James Madison dietro ogni duna, eh eh (ridacchia). Il fatto è che in Siria non c’era un centro moderato perché il centro moderato lo formano dei bottegai, non dei soldati – classe media (…)
Ciò di cui mi sono sempre lamentato è che il nostro maggior problema sono i nostri alleati – I nostri alleati nella regione sono il nostro problema in Siria. I Turchi sono grandi amici, ho la più cordiale relazione con Erdogan, ho passato molto tempo con lui – e i sauditi, gli emirati, eccetera. Cosa hanno fatto questi? Determinatissimi a buttar giù Assad e – essenzialmente – a farsi una guerra sunniti-sciiti, sicché che hanno fatto? Hanno versato centinaia di milioni di dollari, e decine, migliaia di tonnellate di armi a chiunque volesse combattere contro Assad; e la gente che fu rifornita erano Al Nusra, Al Qaeda, gli elementi estremisti provenienti da altre parti del mondo. Pensi che esageri? Guardate un po’…(…)
Di colpo ognuno si sveglia perché questo gruppo chiamato ISIL, che poi era Al Qaeda in Irak, che quando fu cacciata dall’Irak ha trovato spazio aperto e territorio in Siria, lavora con Al Nusra, che era già stato dichiarato un un gruppo terrorista – e noi non siamo riusciti a convincere i nostri partners a smettere di rifornirli. Ora tutti hanno visto la luce, di colpo – e criticano il Presidente. Ma il presidente è stato capace di mettere insieme una coalizione coi nostri partner sunniti, perché l’America non può andare di nuovo (ad invadere) una nazione musulmana ed essere vista come aggressore – deve essere di sunniti – sunniti che attaccano una organizzazione sunnita.
Insomma, in poche parole, Joe Biden ammette quel che ufficialmente gli Usa negano:
– Che “gli alleati” sono quelli che armano Daesh, e li nomina: Erdogan, Sauditi, Emirati.
– Che non c’è in Siria alcuna opposizione “moderata” – e lo dice due settimane dopo che il Congresso, su indicazione di Obama, ha stanziato mezzo miliardo di dollari per “armare ed addestrare” i ribelli moderati” in Siria.
Che gli Usa in Siria non possono intervenire perché non possono più essere visti come aggressori di un altro paese musulmano. Debbono dunque affidarsi ai partners, ai wahabiti e a Erdogan. Che è probabilmente il motivo per cui Obama non volle partecipare nel 2012 all’aggressione anti-Assad in cui francesi, turchi e sauditi erano già pronti.
Poche ore dopo queste incaute ammissioni, gli uffici del vicepresidente Biden hanno dovuto emanare un comunicato in cui il gaffeur “si scusa per ogni allusione che la Turchia ed altri alleati e partners nella regione abbiano rifornito intenzionalmente, o facilitato la crescita di ISIL, o IS, o altri estremisti violenti in Siria”.
Ovviamente Biden non s’è lasciato sfuggire “tutta” la verità – sarebbe troppo pretenderlo dal reime della menzogna. Non ha spiegato agli studenti quel che sappiamo del Telegraph britannico (non un sito complottista), ossia che la CIA è stato il maggior responsabile di un ragguardevole trasferimento clandestino delle armi saccheggiate dagli arsenali di Gheddafi in Libia ai terroristi anti-Assad, l’operazione in cui fu ucciso l’ambasciatore Usa Chris Stevens e in cui fu implicata la Clinton, allora segretaria di Stato, che si dimise proprio per quello. Nè che la CIA ha organizzato un trasporto di armi dalla Croazia ai tagliagole siriani nel 2012, armi pagate dall’Arabia Saudita, con un ponte aereo.
Nè ha detto che le 24 banche che sono attualmente nel territorio occupato da Daesh e attraverso le quali il Califfato ricicla i suoi profitti criminali, specie ma non solo da petrolio, continuano ad operare sui mercati internazionali perché non è stata esclusa dal sistema SWIFT, da cui invece fu esclusa la banca vaticana per far sloggiare lo sgradito papa Ratzinger. Forse Bruxelles, risparmiandoci le scenografiche “cacce all’uomo in città”, potrebbe più decisamente contribuire all’azzeramento del terrore ordinano a Swift di bloccare i conti delle 24 banche.
Sarebbe poco faticoso, perché la sede di SWIFT è a Bruxelles.
La via delle autobotti
“Una totale menzogna” è stata la supposta guerra della coalizione occidentale anti ISIS – così ha dichiarato Vladimir Putin dalla sala operativa del Ministero della Difesa russo, in un comunicato in cui ha anche dichiarato l’ISIS “sull’orlo della disfatta totale” dopo che le forze aeree russe hanno distrutto nelle ultime 48 ore 472 bersagli terroristi, obliterato mille autobotti negli ultimi 5 giorni, e ridotto le forze militari dei tagliagole a sole 34 basi operative. Se si pensa che l’operazione russa non ha nemmeno due mesi, e che l’Occidente ha “bombardato l’ISIS” da due anni, la menzogna è evidente.
Un’altra cruda verità, invece, è stata diramata dal comandante della portaerei USS Truman e della sua squadra d’appoggio, capitano Ryan Scholl, che si sta precipitando sulla scena, e conduce esercitazioni coi piloti di bordo:
“L’ISIS non è la sola sfida che attende la squadra. Russi, Cinesi (1), e marines iraniani hanno stabilito la loro presenza in Siria , e navi da guerra russe dal Mar Nero si sono riposizionate nel Mediterraneo orientale per proteggere i caccia che conducono attacchi aerei in supporto del regime di Assad. In preparazione, l’esercitazione Composite Training Unit si concentra su avversari che somigliano più da vicino a quelli della Guerra Fredda”. Sembra una minaccia non proprio diretta contro l’ISIS.
AL Nusra è stata fornita di anticarro TOW americani
Secondo il Jerusalem Post, truppe russe avrebbero cominciato ad operare sul terreno in Siria.
Note
1) Secondo notizie non confermate, ci sarebbero “boots on the ground” cinesi – tre mila Marines di Pechino – operanti in Siria.
Scrive il Corriere della Sera: “Si è conclusa poco dopo le 16 di sabato «Not in my name»: la manifestazione nazionale delle comunità islamiche per dire no al terrorismo. Sono arrivati da tutta Italia, e sfidando anche la pioggia, per radunarsi in piazza Santi Apostoli, a Roma, e hanno iniziato la manifestazione con un minuto di silenzio dedicato alle vittime delle stragi di Parigi. Sul palco troneggiava la scritta: «Musulmani d’Italia – Not in my Name – No al terrorismo».” – Titolo: Terrorismo, musulmani in piazza a Roma: «Isis, cancro per islamici». Sottotitolo: Da tutta Italia per la manifestazione promossa dall’Unione delle comunità islamiche italiane «Not in my Name». La foto è tratta dal Corriere della Sera.