ProVita: Céline Dion salvata da un sacerdote; il post-gender; Omofobia, dati OSCE smentiscono …

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Segnalazione di Antonio Brandi

 

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Aborto – Céline Dion deve la vita a un sacerdote

La celebre cantante è l’ultima di quattordici figli ed è viva grazie ad un sacerdote. Quando infatti, nel 1967, sua madre Teresa si accorse di essere nuovamente incinta dopo ben 13 gravidanze, pensò di abortire …

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stop vera omobia

Omofobia: dati OSCE smentiscono chi parla di “emergenza”

I dati recentemente pubblicati dall’OSCE sugli Hate Crimes in 46 Stati, contribuiscono a smentire ciò che molte associazioni LGBT e organi di stampa continuano a ripetere rispetto a una presunta “emergenza omofobia” nel nostro paese …

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4 SALTI

ProVita e Generazione Famiglia contro il gender : unisciti a noi!

Per affermare il diritto prioritario della Famiglia nell’educazione dei figli contro l’ideologia gender nelle scuole, Generazione Famiglia, con ProVita onlus, i Giuristi per la Vita e Voglio la Mamma, presentano due importanti iniziative … Leggi tutto

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Merkel ha fatto entrare Erdogan nella UE. E tutti zitti

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La Turchia ha fatto domanda di entrata nella UE del 1962. Sempre tenuta fuori, in anticamera; l’Europa faceva la difficile, la sua “democrazia laica” era un po’ troppo sorvegliata dai militari, e non aveva ancora la sufficienza quanto alla “tutela dei diritti umani e civili e il rispetto delle minoranze”. Adesso, di colpo, tutto accelera. “Ci hanno detto che il capitolo 17 del negoziato sarà aperto a metà dicembre; il 15 dicembre, se Dio vuole, a Bruxelles”, ha annunciato trionfante Erdogan. Il capitolo 17 è quello delle politiche economico-monetarie da affrontare per l’integrazione; ma importa poco. Quel che importa è che d’improvviso le pratiche si sono disincagliate.

“Verso la fine del 2016 si parla della liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi”, che potranno entrare liberamente in Europa; “..e ci daranno 3 miliardi di euro”, ha aggiunto il presidente.

Per mezzo secolo non l’abbiamo fatta entrare. Adesso che la governa Erdogan, a capo di un partito islamico confessionale, il quale 1) incarcera giornalisti, 2) fa’ probabilmente uccidere avversari politici con bombe e pistolettate nei comizi, 3) finanzia e aiuta i terroristi in Siria e Irak, facendo affari col petrolio che rubano; 4) massacra la minoranza curda e 5) abbatte aerei russi – adesso la Turchia è finalmente degna di entrare alla pari nella culla della Civiltà occidentale – e alla pari.

Evidentemente c’è una profonda comunanza coi “Nostri Valori”. L’oligarchia di Bruxelles da anni non ha fatto che integrare nell’Unione che staterelli nemici di Mosca, per ordine di Washington; adesso si può avere l’impressione che l’eurocrazia non aspettasse che l’abbattimento del Sukho in in Siria per aprire le porte ad un paese musulmano di 80 milioni di abitanti, che ha tenuto in attesa per 53 anni.

E’ stata AngelaMerkel ad ordinare l’accelerazione. Il motivo è, come si capisce, che la Turchia accetti di tenersi i rifugiati siriani – che la Merkel aveva chiamato. Per questo riceverà 3 miliardi annui, insomma saremo noi contribuenti europei a mantenere i profughi, che la Turchia si degna di tenere sul suo territorio.

http://www.20minutes.fr/monde/1738909-20151126-turquie-chapitre-17-processus-adhesion-a-ue-ouvert-mi-decembre

Erdogan ha usato molto accortamente le fiumane di rifugiati come mezzo di pressione, ma è la Merkel che li ha chiamati. Infatti, si legeg sul giornale svizzero Le Temps,

“La Turchia ha promesso la sua piena cooperazione all’Unione Europea nella gestione della crisi dei rifugiati. In contropartita, ha ottenuto lo sveltimento dei negoziati per la sua adesione alla UE. Ma già in un primo tempo i viaggiatori turchi saranno esenti da visti per soggiorni brevi nei paesi europei”: già in un primo tempo, ossia : subito, prima che sia conclusa la pratica di adesione. Inoltre “l’aiuto finanziario europeo destinato all’accoglienza dei rifugiati nel suo territorio sarà aumentato”.

I capi di stato e di governo riuniti a metà ottobre hanno convalidato i negoziati condotti “in fretta” dal primo vicepresidente della Kommissione Franz Timmermans, il quale “era stato spedito d’urgenza ad Ankara per ottenere l’aiuto della Turchia nella gestione dei rifugiati. Era accompagnato dal Kommmissario Johannes Hahn, incaricato dell’Allargamento”.

“Abbiamo bisogno della Turchia”

La dichiarazione di Timmermans è stata: “Noi abbiamo bisogno della Turchia e la Turchia ha bisogno di noi”.

La prima parte della frase andava completata: “Noi” ,gli oligarchi, abbiamo bisogno della Turchia per risolvere un problema che “Noi” e la nostra Padrona ci siamo causati. Prima di Timmermans, ad Ankara aveva fatto visita il presidente del consiglio europeo, il notorio Donald Tusk (quello che vuole i missili americani in Polonia contro la Russia) e aveva visto che il traffico di profughi, relativamente rallentato dalla cattiva stagione, sarebbe ripreso a primavera: “centinaia di migliaia”, sguinzagliati dall’accorto Erdogan. Che ne tiene 2,2 milioni di siriani e 300 mila iracheni in 25 campi. Dice di aver speso 6 miliardi in quattro anni per mantenerli, e ne vuole 3 da noi. Noi contribuenti. I “Noi” con la maiuscola hanno accollato la spesa a noi (con la minuscola).

Il 18 ottobre aveva visitato Erdogan anche la Merkel – ci sono le foto dei due sui troni gemelli – evidentemente per i ritocchi finali, da Califfa a Califfo. La Cancelliera voleva portare a casa l’accordo a qualunque costo (tanto i costi li accolla a noi), per cui non ha parlato ad Erdogan del fatto che aveva appena arrestato i giornalisti di Cumuryiet perché avevano rivelato- in modo veritiero – che la Turchia di Erdogan fornisce armamento pesante ai tagliagole di Daesh. Con molto tatto – che di solito non ha né con greci né con ungheresi – la Merkel ha evitato di chiedere chiarimenti sugli affari miliardari che il figlio Bilal Erdogan fa’ coi terroristi dell’ISIS, spacciando il greggio che rubano. Ancor meno la complicità dei servizi turchi (MIT) nella faccenda del gas nervino, lanciato su un villaggio siriano nell’agosto 2012, di cui fu accusato Assad e fece 1400 morti, un false flag con l’intento di dare alla NATO un pretesto per l’invasione. Sulle uccisioni di curdi, civili compresi, che Erdogan sta compiendo in questi mesi, un delicato silenzio. Di fatto la Germania è diventata complice del dittatore islamista, e ha reso complici tutti noi europei.

Però, attenzione, Timmermans ed Hahn mica hanno scherzato. Sono stati duri nei negoziati: “Ankara dovrà dar prova della sua piena cooperazione, specie accettare di ricevere i candidati all’asilo che saranno respinti dalla UE. Perché al vertice, i dirigenti europei hanno affermato la loro volontà di accogliere i rifugiati siriani che fuggono la guerra, ma anche di accelerare il processo di ritorno dei migranti economici, specie quelli provenienti da Africa ed Asia”.

Gli euro-oligarchi avevano fatto l’offerta anche ai paesi balcanici: soldi contro profughi. Quelli non ci sono stati, o che il prezzo fosse basso o che sono troppo piccoli per ingolfarsi di stranieri.

I paddroni a tavola. Paghiamo noi il conto.

Il presidente della Kommissione Juncker è stato subito d’accordo con la Merkel e vassalli centro-europei: “Con il vertice Ue-Turchia approfondiamo la partnership con uno dei nostri vicini più importanti – e non solo perché abbiamo bisogno l’uno dell’altro, ma perché la Turchia merita non solo il nostro rispetto, ma anche il nostro sostegno”. Probabile allusione al sostegno contro la R ussia. Stoltenberg, il capo civile della NATO, è stato più esplicito: “La NATO è pronta a difendere tutti i suoi alleati, compresa la Turchia, contro ogni forma di minaccia”.

La Merkel poi ha minacciato i paesi dell’Est – restii ad accogliere i rifugiati che lei non vuole – di far togliere loro i finanziamenti europei, se continuano a rifiutarsi di riempirsi di pretesi siriani. Evidentemente, lei ha questo potere,da sola, senza consultarsi con gli altri membri della Unione Europea. Men che meno i popoli sono stati chiamati a pronunciarsi sull’entrata di una nazione islamica così popolosa, potente ed armata ed aggressiva – mentre manteniamo le sanzioni contro la Russia.

Sempre di più questa Europa si manifesta come una forma di arbitrio autoritario di un’oligarchia senza legittimità, di dispotismo. Orientale, adesso.

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“Via Crucis”: l’ennesimo film che attacca la Chiesa

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KREUZWEG

Storia (finta) di una ragazzina di 14 anni che si lascia morire a causa della sua famiglia e della Chiesa, ossia da quelli che il Mondo considera i due mali assoluti

di Omar Ebrahime

Sinceramente, guardando alla società mitteleuropea attuale, qual è secondo voi il problema più urgente da affrontare? L’immigrazione? La denatalità? Le conseguenze della crisi finanziaria globale? Se avete pensato una di queste risposte, beh… siete sulla strada sbagliata. La risposta giusta infatti è un’altra: il fondamentalismo cattolico. Come avete fatto a non considerarlo? E non stiamo scherzando. E’ questo infatti il messaggio che arriva dal nuovo film Kreuzweg (“Via Crucis”) del giovane regista tedesco Dietrich Brüggemann, già premiato al recente 64^ festival internazionale di Berlino e ora in arrivo nelle sale anche in Italia. LA TRAMA La trama, ambientata ai giorni nostri in un paesino della Germania meridionale (l’area in cui ancora oggi è maggiore la presenza cattolica a livello nazionale), é presto detta: Maria è una ragazza di 14 anni, apparentemente di una famiglia normale, che conduce la normale vita di un adolescente se non fosse per la frequentazione di una comunità cattolica, che porta il nome di Papa Pio XII e interpreta la vita cristiana come un’obbedienza cieca alle direttive di un prete fanatico, severo nei modi come nel linguaggio e un po’ maniaco. E poi c’è la madre, che pure lei in quanto a ottusità e rigidità varie non scherza. Grazie a queste due figure – una che rappresenta, dunque, istituzionalmente la Chiesa, e l’altra la famiglia – la ragazza percorrerà una vera e propria via crucis personale (da cui il titolo) con grandissime sofferenze fino a offrire infine la propria vita per la guarigione del fratello più piccolo, affetto da autismo. Anche la sua via crucis, quindi, si concluderà con la morte, lenta ma inesorabile, provocata in ultima analisi dunque proprio dalla professione di fede, oltre che dal legame con la madre. Una ragazza che muore, anzi, si lascia morire a 14 anni, per piacere a Dio, e al Dio di Gesù Cristo. Questo il film. LA CRITICA Va detto subito che il regista – naturalmente – ha dichiarato di non voler attaccare con quest’opera la religione ma solo le deviazioni improprie che di questa ancora esisterebbero nel suo Paese, come quelle portate avanti nel film della comunità tradizionalista legata ai riti in latino che somiglia tanto – a suo dire – alla stessa che lui frequentò in gioventù proprio per volere della famiglia e in cui rischiava di rimanere ‘incastrato’. Ci sarebbe quindi anche un risvolto velatamente autobiografico a giustificare l’operazione di dubbio gusto. Però, fatte sempre salve le cattive testimonianze date eventualmente nel passato da uomini e donne credenti (ognuno risponderà del suo operato), se è lecito dare un parere anche da chi è chiamato semplicemente a giudicare i prodotti culturali – o che vogliono proporsi tali – in quanto prodotti culturali non possiamo non esprimere parecchie riserve. Anzitutto nel messaggio principale che passa agli spettatori: chi è esterno al Cristianesimo, o chi nutre già dei pregiudizi verso di esso, uscirà dal cinema ancora più rafforzato – e convinto – delle sue caricature surreali, se non fantascientifiche. Cioè che la fede è contro la coscienza e la libertà della persona, ad esempio, impedisce nei più piccoli un sano sviluppo morale e umano, ostacola la realizzazione della felicità personale, in ogni caso per la società moderna è più una minaccia che una risorsa: se non ci fosse, in definitiva, sarebbe molto meglio per tutti. Ma c’è di peggio: perché le scene più devastanti per la ragazzina protagonista del film accadono proprio in luoghi e momenti significativi del cammino di formazione cristiana, così ad esempio nelle terrificanti lezioni di catechismo o nella preparazione settimanale al sacramento della Cresima cosicché sono il catechismo e un sacramento a essere strumento di violenza psicologica e morale (!), in ultima analisi. Poi, incredibilmente, qua e là ogni tanto si sentono anche degli insegnamenti pienamente evangelici e addirittura cattolicissimi cosicché la confusione alla fine appare ancora più grande. E che dire della scelta del titolo o della trovata (sai che novità) di associare il nome di un Papa come Pio XII a questa combriccola di matti in talare e streghette con la croce? Non è la prima volta che una cosa del genere accade, naturalmente. Senza citare il solito Dan Brown, il cinema europeo di questi ultimi anni, dall’Irlanda alla stessa Germania, spesso e volentieri si è dilettato – per così dire – sulle malefatte, vere o presunte, poco importa, della Chiesa e della comunità cattolica nel suo insieme, laici e religiosi. Pellicole molte volte premiate al botteghino, se non dalle giurie internazionali. Dovrebbe essere quindi un film già visto, se ci passate il gioco di parole. Ma siamo sicuri che invece se ne parlerà ancora a lungo e magari riceverà anche altri premi: tanto si sa che i cristiani su certe cose non si difendono mai e poi associare la fede al bigottismo, all’ipocrisia e all’ignoranza va sempre di moda. L’avessero fatto con i mussulmani o l’ebraismo sarebbe stata tutt’altra musica, altroché. Ma problemini con certe persone non li vuole avere nessuno, ci mancherebbe. E poi dicono che le religioni sono tutte uguali. Nota di BastaBugie: per un elenco di film da evitare puoi cliccare sul seguente link http://www.filmgarantiti.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=film_sconsigliati

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Siria, Vladimir Putin schiera un incrociatore vicino la costa della Siria

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L’incontro tra il Presidente turco Erdogan e il ministro degli esteri russo in programma oggi non ci sarà. Da un punto di vista diplomatico è la prima reazione concreta del governo di Vladimir Putin all’abbattimento del bombardiere russo da parte della contraerea turca. Da settimane Ankara accusa l’aviazione di Mosca di sfiorare, probabilmente anche sconfinare, in territorio turco, finché ieri dopo “dieci avvertimenti in cinque minuti” il jet è stato abbattuto e con lui anche l’elicottero arrivato poco dopo per soccorrere i piloti.

La reazione – Putin ha fatto capire chiaro e tondo che la pazienza è ormai agli sgoccioli: “Una pugnalata alle spalle – ha detto da Sochi, in compagnia del re di Giordania – inferta da complici dei terroristi”. Nonostante i decenni tesi della Guerra fredda, dal 1950 a oggi i Paesi della Nato e la Russia erano riusciti a evitare qualunque tipo di scontro militare, almeno così diretto e frontale. Alla sorpresa, quindi, Putin ha fatto seguire la furia delle minacce, facendo tuonare i suoi militari che d’ora in avanti: “tutti i bersagli che rappresentano un pericolo potenziale saranno distrutti”.

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Gender e kabala

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La minaccia del Gender si pone come sulfurea tentazione esoterica, che non solo va a forzare la scienza, l’antropologia e la morale naturale, ma la stessa fede cattolica circa la natura divina e circa la natura umana. Ormai molto oltre il marxismo e il femminismo, oggi l’egualitarismo sfiora il mito dell’androgino per distruggere la disuguaglianza tra uomo e donna alla radice, cancellando sia l’uomo che la donna. Per i cabalisti Dio è bisessuato e androgino, riunisce in sé il principio maschile e quello femminile e procede alle sue emanazioni contraendosi in se stesso. Adamo nella Cabala era autosufficiente e solo successivamente Eva fu tratta da lui, creata da una sua costola. Eva quindi era in lui, il ‘principio femminile’ era in lui: nella sua originaria perfezione Adamo sarebbe stato ermafrodito, androgino.Un ‘Dio androgino’ creatore di una ‘umanità androgina’.

Sappiamo dalla teologia cattolica, invece, che Dio è puro spirito, asessuato, né maschio né femmina. Ma, non a caso, Dio si è rivelato a noi come PADRE e non come MADRE, e la seconda persona, quella del FIGLIO (e non ‘della FIGLIA’), si è incarnata in un uomo di sesso maschile, GESU’ CRISTO, che è il ‘Nuovo Adamo’ (e non la ‘Nuova Eva’). Tutto ciò doveva in qualche modo essere messo in discussione, soprattutto contro San Paolo (1 Cor. 11, 9): “…l’uomo è immagine e gloria di Dio, la donna è invece gloria dell’uomo” – è per questo che l’uomo prega a capo scoperto e la donna col capo velato – perché “non viene l’uomo dalla donna, ma la donna dall’uomo; né fu fatto l’uomo per la donna, ma la donna per l’uomo”.

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L’immigrazione di massa è pianificata a tavolino. Ecco (altre) prove

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Segnalazione di Federico Prati

L’immigrazione di massa in atto verso l’Europa è un progetto pianificato a tavolino dalle élites mondialiste al fine di sconvolgere economicamente, socialmente, culturalmente ed etnicamente il Vecchio Continente, per quel che ne è rimasto. Tra le altre cose, avevamo anche citato un rapporto interno dei servizi d’intelligence militari austriaci, secondo cui le notissime ONG americane a tinte “umanitarie” giocherebbero un ruolo fondamentale in materia .

I due documenti che seguono confermano il tutto – e ora diteci che siamo complottisti!- e ci forniscono ulteriori elementi di prova, nonché dati di cronaca ovviamente oscurati dai media di regime. Aprite bene gli occhi: abbiamo estratti di un documento del 2000 del “National Intelligence Council” (NIC), organismo che elabora le politiche di sicurezza nazionale statunitensi, in cui si profilano gli attuali scenari migratori dai paesi musulmani a causa di guerre, rivalità etniche, discriminazioni, ecc. in un’Europa in preda a bassa crescita economica e bassa natalità, che in conseguenza dei flussi migratori deve affrontare problemi economico-sociali, mutamenti della composizione etnica, difficoltà di integrazione. Ricorda qualcosa?

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L’Italia in guerra? Ma non ha niente da mettersi.

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de gaulle

Viene da applicare a noi questo detto di De Gaulle:

“Non c’è che una fatalità, quella di popoli che non hanno abbastanza forza per tenersi in piedi e si coricano per morire. Il destino di una nazione si guadagna ogni giorno contro le cause interne ed esterne di distruzione”

Andiamo in guerra e non abbiamo nessun “destino” da mettere

Quando a Radio 24 ho sentito un tal Nicoletti cercar di convincere i suoi ascoltatori che le donne turche sono sessualmente più eccitanti di quelle russe, mi sono detto: è fatta. Ci mandano in guerra, e contro Putin. E per Daesh.

Non crediate che scherzi, non più di tanto. Studiate la storia, e vedrete che appena l’intero branco dei giornalisti sente avvicinarsi le guerre, come le jene (quali sono) il sangue, ulula le cose più dementi pur di gettarci nel tritacarne. Non hanno nemmeno bisogno di ordini; lo fanno da soli, con la bava alla bocca, senza vergogna – larve di non-morti obbedienti al Padrone, l’Omicida fin da principio.

Che la guerra ci sia stata ordinata, lo dicono altri segnali, che spero non vi saranno sfuggiti. Quella certa Valeria, una privata cittadina morta ammazzata durante il concerto al Bataclan, viene seppellita con funerale di Stato, alla presenza sinistra del capo del medesimo Stato, il lugubre Mattarella, la ministra della Guerra; bandiere ammainate, le bande che intonano inno di Mameli e la Marsigliese, “le tre religioni monoteiste” coi rispettivi rabbini, imam e quell’altro a benedire la bara. E’ l’anticipazione grottesca della liturgia del Milite Ignoto, quella che i marpioni ufficiali contano di ripetere fra qualche milione di morti più tardi. E il “padre di Valeria”?, che cosa ne dite? Questo padre agghiacciante che cavalca la cerimonia pubblica con parole e volontà stentorea; il suo dolore non è privato, ma lo offre alla – devo dirlo – Patria. Ha voluto un funerale laico, i giornalisti insistono a ripeterlo in solluchero, lacrimano su questa “famiglia splendida” (Aldo Cazzullo del Corriere della Sera). Certo una famiglia importante. Attorno alla quale spira un tipo di rispetto, piuttosto un’aura, che non si può definire che in un modo: massonica. E anche questo è un segnale mortuario. In Italia, nelle svolte storiche cruciali – quando gli italiani devono versare sangue – la Vedova deve mostrare che è Lei che agisce e che vuole.

Il Cazzullo, molto sensibile a questi echi (è in carriera da direttore) vi allude con discreta adulazione, evocando il laicissimo funerale del “patriota Daniele Manin” nel 1868. Non riesce a toglierselo dalla testa, il Cazzullo, il Manin. Lo cita una volta all’inizio del suo alto reportage, poi anche alla fine – ché chi deve capire non creda che la prima volta l’abbia citato a caso : “Daniele Manin era un personaggio straordinario…Rifondo la Repubblica (Serenissima ndr.) ma come emblema scelse il tricolore con un piccolo Leone di San Marco; segno che le due bandiere potevano stare assieme. Oggi si aggiunge quella europea”.

Eh già, come può mancare nella sinistra svolta della Storia? “Ce lo chiede l’Europa”. Sempre sul Corriere Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere, membro in passato della banca centrale europea – ricorda “Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Unione”, che diceva sempre: “L’Europa si farà attraverso le crisi o non si farà. Nelle nostre democrazie ci vuole spesso una crisi per far capire ai cittadini che il sistema di governo nazionale non è più in grado di affrontare i problemi, e deve cedere sovranità – o piuttosto condividerla – a livello europeo”. Non è solo il mantra ripetuto sempre dai privilegiati globalisti, da Monti e Padoa Schioppa; è anche questo un segnale. Il segnale che, abbia o no conosciuto in anticipo e magari favorito l’attentato a Parigi, quella che lorsignori chiamano “Europa” è ben contenta di cavalcarla fino alle ultime conseguenze pur di far avanzare il Progetto. Già Jean Monnet stava tramando negli anni ’50 un “esercito europeo”: De Gaulle lo sventò, dicendo che solo un capo di stato nazionale, poteva ordinare ai suoi cittadini di versare il sangue; non dei burocrati senza-patria o dei banchieri che volevano fondere armate come fanno “fusioni-acquisizioni aziendali”.

Fino a pochi giorni fa, l’la UE si stava sgretolando, la Commissione ha dimostrato la più ridicola incapacità a gestire i migranti (chiamati dalla Merkel), gli acquisti di titoli della Bce non hanno bloccato la deflazione, nessuno sa più cosa fare per frenare il gelo depressivo, una spaccatura anti-Putin contro pro-Putin si profilava tra Nord-Est e Sud-Est, la Finlandia in rovina economica causata dall’euro stava pensando di uscirne dalla moneta comune, gli inglesi, sondati, vogliono uscirne a maggioranza; l’euro ha sprofondato nella miseria e disoccupazione tutta l’Europa del Sud.

Berlino (o Frankfurt) non sapeva più quale scusa trovare per consentire a Hollande di sforare il ‘patto di stabilità’ e permettergli il ridicolmente alto deficit dei conti, senza concedere però altrettanto ad altri paesi non meno meritevoli di manica larga.

Adesso gli eurocrati cavalcano, con le più rosee speranze, l’allarme: quasi una settimana di “allarme livello 4” a Bruxelles, con blocco dei servizi pubblici con la scusa risibile di una caccia ad inafferrabili “terroristi islamici” che lasciano “cinture esplosive”nelle pattumiere, serve a testare la dimensione del nuovo

autoritarismo burocratico che le pecore sono disposte ad accettare. Perché hanno letto la storia ed appreso che le guerre “rafforzano il potere esecutivo”. Loro contano di impadronirsi della sua imitazione. Allo stesso modo ha alzato la cresta Hollande La Pera davanti al parlamento, dandosi l’aria di statista dei grandi momenti storici: “Il patto di sicurezza è più importante del patto di stabilità”. Questo è un atto di sovranità nazionale, dice Jacques Sapir , e spera che “nei fatti”, La Pera sia costretto a riconquistare la sovranità nazionale di fronte all’Europa; di fatto si è coordinato con le forze armate russe…

Temo che si illuda; quella che vediamo è al massimo una contraffazione della sovranità e del potere esecutivo.

La Francia ha approfittato degli attentati di Parigi per presentare all’Onu un proprio progetto di risoluzione, in concorrenza con quello di Mosca che avrebbe obbligato a dichiarare guerra al terrorismo islamico senza condizioni; Mosca ha accettato per non creare divisioni all’interno del Consiglio di Sicurezza. “Se ne pentirà – dice un alto ufficiale francese – come ha dovuto pentirsi di lasciar passare la risoluzione 11973m del 17marzo 2011, immediatamente brandita dalla Francia e dall’alleanza islamo-atlantica per attaccare la Libia”. Questa seconda risoluzione, la 2249 “sospende la sovranità di Siria e Irak, perché non menziona i loro governi né la necessità di associarli a quello che altri faranno sul loro territorio nazionale. I paesi che ne avranno i mezzi sono incoraggiati a sferrare campagne militari ‘nelle zone controllate dall’ISIL in Irak e Siria’ ignorando totalmente i due paesi, i loro governi e le loro frontiere. A metter le cose in chiaro, l’ambasciatrice degli Usa all’Onu Michele Sison, nel suo discorso dove ha spiegato perché votava questa risoluzione , ha menzionati ripetutamente l’urgenza di procedere a un cambiamento di regime in Siria”

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Vogliono il crocifisso in aula, lo disegnano sul muro. Punita l’intera classe

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crocefisso

Gli studenti di un Istituto Tecnico in Umbria hanno ricevuto un richiamo disciplinare: “Serve per non dimenticarci chi siamo”

Avevano tolto loro il crocifisso dal muro, nonostante il Consiglio di Stato nel 2006 e la Corte di Strasburgo ne abbiano riconosciuto il valore identitario e culturale. Ma l’intera classe di un Istituto Tecnico a Castiglion del Lago in Umbria ha risposto con una protesta silenziosa ma efficace.

Hanno preso un pennarello nero ed hanno disegnato un crocifisso semplice, con la scritta INRI e il richiamo a “Jesus” nella parte centrale della croce. Un gesto naturale il loro, come racconta perugiatoday.it. “Volevamo solo il crocifisso in classe“, spiegano gli studenti. E visto che a disposizione non c’era e nessuno della scuola lo avrebbe comprato, si sono messi in proprio. Non senza conseguenze.

I ragazzi infatti si sono beccati un richiamo disciplinare per aver sporcato il muro dell’aula, riuscendo – per il momento – ad evitare che la croce venga cancellata. Non è stato un gesto di ribellione, né il semplice gusto di sporcare un’aula scolastica come spesso avviene con scritte molto meno nobili. “Volevamo solo il crocifisso” è la risposta più semplice del mondo, il desiderio di avere in classe un simbolo in cui riconoscersi tutti. Un crocifisso – come hanno detto – “per non dimenticarci chi siamo”.

Nella classe c’è anche uno studente mussulmano. Ma questo non li ha fermati: “Noi andiamo tutti d’accordo. Il crocefisso non è stato disegnato per ostacolare il suo credo“.

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