Consoli, Zonin e il gioco dello scaricabarile

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di Alessio Mannino

Quattro dubbi (con qualche certezza) sull’affaire BpVi-Vb dopo l’arresto dell’ex ad della banca trevigiana

zonin

L’ex dominus di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, arrestato ai domiciliari; il suo omologo in Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, no. Al primo son stati sequestrati beni milionari, al secondo neanche un soprammobile. Con l’azione della Procura romana di ieri, il numero degli indagati per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio sale in tutto a quindici, compresi gli ex presidenti Flavio Trinca e Francesco Favotto, ex sindaci e una serie di imprenditori che sarebbero stati favoriti col «piacerino» di finti acquisti di bond e “finanziamenti baciati” per permettere la ripatrimonializzazione imposta dal torchio Bce. Con l’avviso di garanzia a fine luglio, la Procura di Vicenza ha allargato a 8 gli indagati per le stesse ipotesi di reato, comprendendo, oltre a Zonin, all’ex dg e ad Samuele Sorato, a due ex consiglieri d’amministrazione e due ex dirigenti, un altro dirigente e due altri ex componenti del cda, fra cui il presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato. A Montebelluna, sede centrale dell’istituto trevigiano, i cittadini (soci e clienti) brindano al giro di vite giudiziario, dopo un anno e mezzo di indagine. A Vicenza, i cittadini soci e clienti masticano ancora una volta amaro perché identica sorte non é toccata a Zonin.

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Verona e Vicenza, soldi dal Qatar ai centri islamici

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Una Ong del paese del Golfo (accusato di legami con l’Isis) finanzia i luoghi di culto in Italia. Ma l’imam veneto respinge ogni sospetto. E rilancia: «moschee nel paesaggio italiano come le chiese»

Kamal Layachi

Nei giorni scorsi la stampa italiana si é occupata, a proposito dell’idea del governo francese di bloccare i finanziamenti di Stati arabi alle moschee, degli investimenti religiosi del Qatar in Italia. Su Libero del 30 luglio, ad esempio,  un articolo di Andrea Morigi (“Gli stessi che finanziano i terroristi pagano anche le moschee italiane”) dava voce anche a Giacomo Stucchi, presidente leghista del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sull’intelligence: «Siamo preoccupati della vicinanza della Qatar Charity a esponenti dell’Islam più radicale… la Fondazione Qatar Charity è stata riconosciuta dal governo degli Usa come uno dei soggetti finanziatori di Al-Qaeda e nel 1997. Lo stesso Osama Bin Laden ricevette del denaro da parte di questa Ong».

In generale, il Qatar é accusato di finanziare l’Isis in Siria e Iraq, in funzione anti-siriana e anti-iraniana. E il tassello qatariota é solo uno fra quelli che compongono il mosaico: c’é anche quello saudita e quello kuwaitiano. La Qatar Charity Foundation é una delle più potenti Ong del mondo arabo, che ha lanciato un programma di interventi a sfondo sociale (denominato “Gaith”, “pioggia”), che «mira a introdurre la cultura islamica e a rafforzarne la presenza nelle comunità occidentale e del mondo in generale», tramite scuole e centri islamici. Il suo presidente é l’emiro Hamad Bin Nasser Bin Jassim Al Thani, ex ministro dell’Interno qatariota e membro della famiglia reale. Alcuni think tank come il Clarion Project o il Washington Institute for Near East Policy sospettano legami con l’area terroristica. Altri analisti a stelle e strisce vedono invece positivamente l’organizzazione. L’argomento è dibattuto e in Italia e lo hanno affrontato con particolare efficacia, fra gli altri, lo storico Franco Cardini sul piano dell’analisi e un’inchiesta di Valentina Colombo su La Nuova Bussola.

Tra i centri finanziati da Qatar Charity, secondo Libero, ci sono anche due centri islamici  veneti, Verona (dove la comunità più numerosa si raduna in via Bencivenga Biondani, in zona Galtarossa) e Vicenza (dove il punto di riferimento é nel centro di via Vecchia Ferriera). Kamel Layachi, imam delle comunità islamiche del Veneto che da giorni si sgola ribadendo che l’Islam è incompatibile col terrorismo e nel farlo porta il cordoglio della sua comunità per il recente atto terroristico avvenuto in Normandia, spiega: «noi comunità islamiche organizzate siamo la parte più attenta a non avere a che fare con finanziamenti di natura illecita, anche perché saremmo i primi ad essere danneggiati. Se poi c’è qualcuno, dal giornalista al semplice cittadino che ritenga che vi siano delle irregolarità nelle attività finanziarie delle comunità islamiche in Italia, dovrebbe informare la magistratura. Se nessuno sino ad oggi si è preoccupato di muoversi in questa direzione nonostante Qatar Charity sia presente in Italia da tanti anni, finanziando diverse sedi delle associazioni islamiche in Italia, nonostante il governo sia puntualmente informato, allora qualcosa vorrà ben dire».

Non rinunciando ad un sottile velo d’ironia, Layachi puntualizza: «Proprio al centro islamico di Vicenza recentemente hanno fatto visita (per la ristrutturazione, a cui la Qatar Charity avrebbe contribuito con 900 mila euro, ndr) il prefetto berico Eugenio Soldà assieme ai rappresentanti della questura nonché delle altre forze dell’ordine. C’era il presidente del consiglio comunale Federico Formisano, l’assessore al sociale Isabella Sala, assieme con i rappresentanti della diocesi. Per non parlare della presenza dei vertici di Qatar charity come della rappresentanza diplomatica qatariota. Ma di che cosa stiamo parlando? Si tratta di informazioni trasparenti pubblicate sul sito del centro islamico berico che posta on-line anche i sermoni del venerdì, tutto alla luce del sole».

Potrebbe sorgere il dubbio che dietro tutto questo attivismo ci sia la volntà di non prestare il fianco a chi pensa le comunità islamiche siano chiuse in sé stesse, magari con qualche aspetto di opacità? «Certamente la trasparenza per noi è importante. Ma per noi lo è ancora di più che le persone sappiano che ci consideriamo italiani al 100%. Siamo ormai di seconda generazione, viviamo nel Veneto, qui lavoriamo, sentiamo la Costituzione come nostro valore. Inoltre consideriamo la origine abramitica del nostro credo come un altissimo ambito di valori comuni con i fratelli ebraici e cristiani. Con questi ultimi poi c’è il forte legame dato dalla importanza nelle scritture coraniche della figura Vergine Maria, una figura chiave per noi come per il mondo cristiano e cattolico in particolare».

In che modo allora il finanziamento di origine estera a favore delle comunità islamiche italiane, e venete in particolare, può giocare un ruolo di influenza rispetto alla normale dialettica interna ad ogni credo religioso? Non mancano i commentatori i quali ritengono, per esempio, che chi elargisca finanziamenti tanto cospicui, tenda a far pesare la sua interpretazione della dottrina in modo più o meno evidente: basti pensare al sunnismo e ai suoi vari orientamenti di origine saudita (wahabismo) rispetto al ramo sciita minoritario nel mondo islamico.

Layachi non si tira indietro ed ammette: «Questo è un tema di cui è importante parlare. Io ritengo che i finanziamenti che giungono dalle comunità locali siano di gran lunga preferibili rispetto a quelli che giungono dall’estero, perché solo con questi si rischia di rendere le comunità un po’ chiuse e assai autoreferenziali. Per tale ragione è necessario avviare con lo Stato un dialogo anche sull’8 per mille». L’imam conclude con un’idea molto forte: «la moschea di una città italiana deve diventare il profilo riconoscibile come quello della chiesa, del campanile, del municipio, del mercato rionale, della piazza, nell’ottica di una autentica comunità». Una sorta di genius loci. Islamico, e non più solo tradizionalmente cattolico.

 

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Si avvera il “monito all’Europa” dei cristiani perseguitati in Medio Oriente

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Chiesa-bruciata-in-Siria

di Luciano Lago

Nell’anno 2014, il 9 di Agosto, l’Arcivescovo cristiano iracheno di Mosul, Emil Nona, aveva ammonito l’Europa affermando: “Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio dei quelle che anche voi europei e cristiani occidentali dovrete soffrire  in un futuro prossimo”.
Quelle parole erano profetiche di quanto sarebbe presto accaduto: l’attacco jihadista contro la Chiesa di Saint Etienne du Rouvray in Francia, lo scorso martedì, che è culminato con il primo sacerdote cattolico assassinato dallo Stato Islamico sul suolo europeo, ci ha fatto  ricordare quel monito.

Arcivescovo Emil Nona
Arcivescovo Emil Nona

Non fu soltanto l’arcivescovo caldeo a lanciare quell’avvertimento, nell’anno precedente, nel 2013, vi era stata la denuncia del Vicario apostolico di Aleppo, in Siria, Monsignor Giuseppe Nazzaro, il quale aveva denunciato l’indifferenza dell’Europa mentre veniveno massacrate e perseguitate le comunità cristiane d’Oriente con l’aggressione dei gruppi terroristi jihadisti armati dall’Arabia Saudita e dall’Occidente: “Europa cieca e muta di fronte alle soffferenze delle comunità cristiane d’Oriente” , aveva gridato il religioso per svegliare le coscienze degli europei. L’appello fu totalmente ignorato ed oscurato dai media atlantisti che sostenevano la campagna voluta da Washington dell’Assad “tiranno” da abbattere. Vedi: Vicario apostolico d’Aleppo accusa l’Occidente

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Castagna replica a Cirinnà: “OBIEZIONE DI COSCIENZA SULLE UNIONI SODOMITE PRESTO IN CORTE COSTITUZIONALE”

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ARENAS

di Matteo Castagna Responsabile Nazionale del Circolo “Christus Rex”

“Verona replica a Cirinnà, Arcigay e Pd con una presenza a Porta Palio modello sagra dell’anguria in un paesino della bassa, come avevamo previsto già nei giorni scorsi. Un’ autentica spernacchiata del popolo scaligero al Governo ed alla sua iniqua legge sulle unioni (in)civili. Quattro gatti accaldati, che si sentono fare l’elogio di Tosi, perché ha fatto una “mutazione genetica”: Ieri coi cattolici tradizionalisti indossando la maglietta “Noi Romeo e Giulietta, voi Sodoma e Gomorra”, oggi pronto a celebrare l’unione tra “Romeo e Romeo”, alla casa di Giulietta.

Ma Monica Cirinnà simula felicità ed è in grado di dire che in città le richieste di “unioni civili” sono già molte. Nessuno ha riso, forse per ordine di partito. Quante sono? Ben 12 su 250.000 abitanti e vedremo quante ne andranno veramente in porto. Siamo alle comiche. 

Noi, intanto, ci rivedremo presso la Corte Costituzionale ove depositeremo istanza per l’obiezione di coscienza estesa a tutti, non solo ai sindaci, perché non si può delegare ad altri di peccare al osto proprio, addirittura per legge! Neppure Stalin…E alzeremo le barricate, assieme a tutte le forze politiche e non, che hanno ancora buon senso contro l’adozione di minori a coppie dello stesso sesso. Si tratterebbe di un’aberrazione ai danni dei bambini, che per natura hanno bisogno di mamma e papà”.

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La verità sull’arsenale nucleare segreto d’Israele

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ONUISRAELE

Segnalazione di Federico Prati

 

Julian Borger, The Guardian, 15 gennaio 2014

 

Israele ha rubato segreti nucleari e produce di nascosto bombe atomiche dagli anni ’50. E i governi occidentali, tra cui di Gran Bretagna e Stati Uniti, chiudono un occhio. Ma come possiamo aspettarci che l’Iran freni le ambizioni nucleari se gli israeliani non si chiariranno?4146483624cia-israel-dimona. Nelle profondità delle sabbie del deserto, uno Stato mediorientale assediato ha costruito bombe nucleari in segreto, utilizzando tecnologie e materiali forniti da potenze amiche o rubati da una rete di agenti clandestini. E’ roba da thriller e il tipo di narrazione spesso usata per caratterizzare i peggiori timori sul programma nucleare iraniano. In realtà, però, le intelligence di Stati Uniti e Regno Unito credono che Teheran non abbia deciso di costruire una bomba, e i programmi atomici dell’Iran sono continuamente monitorati internazionalmente. Il racconto esotico della bomba nascosta nel deserto è una storia vera però. Solo che riguarda un altro Paese. Con una straordinaria serie di sotterfugi, Israele è riuscito ad assemblare un arsenale nucleare clandestino stimato in 80 testate, pari a India e Pakistan, ed ha anche testato una bomba quasi mezzo secolo fa, con scarse proteste internazionali o alcuna consapevolezza pubblica di ciò che facesse. Nonostante il fatto che il programma nucleare d’Israele sia un segreto di Pulcinella grazie a un tecnico scontento, Mordechai Vanunu, che lo denunciò nel 1986, la posizione ufficiale d’Israele è come sempre mai confermarne o negarne l’esistenza. Quando l’ex- presidente della Knesset Avraham Burg ruppe il tabù nel dicembre 2013, dichiarando il possesso israeliano di armi nucleari e chimiche e descrivendo la politica ufficiale di non divulgazione come “obsoleta e infantile“, un gruppo di destra chiese formalmente che venisse indagato per tradimento. Nel frattempo, i governi occidentali hanno supportato la politica dell’”opacità”, evitando ogni menzione della questione. Nel 2009, quando una giornalista veterana di Washington, Helen Thomas, chiese a Barack Obama nel primo mese di presidenza se sapesse di un Paese del Medio Oriente con armi nucleari, schivò la trappola dicendo solo che non voleva “speculare”. I governi del Regno Unito hanno generalmente seguito l’esempio. Alla domanda alla Camera dei Lord nel novembre 2013 sulle armi nucleari israeliane, la baronessa Warsi rispose tangenzialmente, “Israele non ha dichiarato un programma di armi nucleari.

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Turchia deve spiegare abbattimento Su-24 in Siria anche se rovinerà rapporti con NATO-USA

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ERDOGAN

La Turchia dovrebbe spiegare l’abbattimento dell’aereo militare russo Su-24, anche se danneggerà le relazioni con la NATO e gli Stati Uniti, ritiene l’ex vicepresidente dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE ed ex segretario di Stato per la Difesa della Germania Willy Wimmer.

 

“Secondo le mie informazioni, sono stati complici dell’abbattimento un aereo americano e uno saudita dotato del sistema radar AWACS. L’aereo americano era decollato da Cipro. L’altro velivolo è partito da una base in Arabia Saudita.

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