Grandi opere, 31 arresti per Tav e Salerno-Reggio

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Corruzione e grandi opere, indagati il figlio di Lunardi e quello di Monorchio Corruzione e associazione a delinquere negli appalti di A3, Terzo valico e il Mover di Pisa. In manette Monorchio jr, indagato il figlio di Lunardi

La vecchia tangente questa volta non c’è: nell’inchiesta romana che ha portato a 21 arresti la corruzione si alimentava con le assegnazioni dei lavori.

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Sono ventuno gli arresti nell’inchiesta della procura di Roma sugli appalti dell’alta velocità. Quattordici, invece, quelli richiesti dai pm di Genova. Due inchieste collegate. E tra le persone coinvolte spuntano il figlio dell’ex ministro dei trasporti e quello dell’ex ragioniere generale dello Stato (di Monorchio, illustre membro della C3 International, parlò il nostro Matteo Castagna su www.vvox.it del 2/8/2016)

Ci sono anche due figli illustri nell’inchiesta della procura di Roma per gli appalti sulle grandi opere. Tra gli indagati per corruzione compaiono infatti Giuseppe Lunardi, figlio dell’ex ministro e attuale responsabile di Rocksoil, l’azienda di progettazione di cui è proprietaria la famiglia Lunardi, e Gian Domenico Monorchio, figlio dell’ex Ragionere generale dello stato, accusato di corruzione ma non del reato associativo.
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I sionisti amano l’ISIS (e non lo nascondono)

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isis-mossadSegnalazione di Federico Prati

di Ben Norton*

Secondo un think tank che lavora per la NATO e il governo israeliano, l’Occidente non dovrebbe distruggere ISIS/IS (Daesh), il gruppo islamista estremista salafita che sta commettendo un genocidio e una pulizia etnica delle minoranze in Siria e Iraq
Perché? Il sedicente Stato Islamico «può essere uno strumento utile per indebolire» Iran, Hezbollah, Siria e Russia, dice il direttore, Efraim Inbar. Preservare l’esistenza di ISIS è funzionale ad un obiettivo strategico», scrive in “The Destruction of Islamic State Is a Strategic Mistake” («La distruzione di IS è un errore strategico»), un articolo pubblicato il 2 agosto.

Collaborando con la Russia nella guerra contro il gruppo estremista genocida, gli Stati Uniti stanno commettendo una «follia strategica» che «rafforzerà la potenza dell’asse Mosca-Teheran-Damasco, argomenta Inba, lasciando intendere che la Russia, l’Iran e la Siria formano una alleanza strategica per dominare il Medio Oriente. «L’Occidente dovrebbe mirare all’indebolimento dello Stato Islamico, ma non alla sua distruzione. Un ISIS più debole è paradossalmente preferibile alla sua sparizione».

Efraim Inbar, influente professore israeliano, è il direttore del Centro Begin-Sadat di Studi strategici, un think tank che si propone di fare avanzare «un programma realista, conservatore e sionista, per la sicurezza e la pace di Israele». Continua a leggere

Libertà di stampa? Non per le agenzie russe…

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Segnalazione di Federico Prati

Il Regno Unito, senza preavviso e con provvedimento unilaterale, ha bloccato i conti bancari delle agenzie russe in Gran Bretagna : R.T. (Russia Today) e Sputnik news.

Il pretesto potrebbe essere quello delle sanzioni alla Russia ma in realta’ si sapeva che queste due agenzie trasmettevano informazioni difformi rispetto alle notizie ed alla propaganda massiccia trasmessa dai grandi  media dell’apparato atlantista  come la BBC, Sky News, CNN, Reuters, Associated Press, NBC, ecc.. tutti uniformi nel diffondere le tesi  di Washington e di Londra sulle questioni internazionali . In poche parole RT e Sputnik, che si erano conquistate una larga fetta di pubblico anche nel Regno Unito, “disturbavano” con la loro informazione non codificata e non conforme alla propaganda atlantista.

Il redattore capo dell’emittente, Margarita Simonjan, aveva comunicato poco prima:  “Le autorità britanniche ci hanno chiuso i conti nel Regno Unito. Tutti i conti. La decisione non è soggetta a revisione”, ha scritto Simonyan. La  Simonjan, responsabile  dell’emittente, intervistata dall’agenzia “Rbk”, si è detta sorpresa e non ha saputo individuare quali siano le cause delle misure restrittive. “Non abbiamo idea di quale sia la ragione, perché né ieri né l’altro ieri o settimane fa ci è stata riferita alcuna novità. E non ci sono state fatte minacce. Forse, ma questa è solo una nostra ipotesi, a causa del fatto che siamo in attesa dell’annuncio di nuove sanzioni britanniche e statunitensi contro la Russia.

Margarita Simonyan, editor in chief of the Russia Today TV
Margarita Simonyan, editor in chief of the Russia Today TV

Attualmente i legali  dell’emittente sono impegnati su questo caso”, ha detto il capo redattore di “Rt”. “Viva la libertà di parola”!, ha aggiunto.

In precedenza si era saputo che l’authority britannica per le comunicazioni, Ofcom, ha avanzato accuse contro “Rt”, aveva parlato genericamente di “violazioni in materia di informazione” sulla crisi ucraina e su altre vicende.

Come ha informato l’emittente russa, è stata la banca NatWest ad annunciare in una lettera che Rt Uk non sarebbe più stata un cliente dell’istituto senza però fornire alcuna spiegazione. Nel documento si specificava anche che nessuna banca del gruppo Rbs, di cui NatWest fa parte, avrebbe più fornito servizi all’emittente russa.

 

Censura su notizie scomode per l'Impero
Censura su notizie scomode per l’Impero

La responsabile dell’emittente russa ha interessato anche  l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)  e questo organismo, che dovrebbe assicurare che sia garantita la libertà di stampa nei paesi aderenti, ha immediatamente aperto una inchiesta.

Ne vedremo presto gli sviluppi se l’Impero permetterà ancora delle voci dissidenti rispetto al “Pensiero Unico” atlantista.

L.Lago

http://www.controinformazione.info/la-liberta-di-stampa-in-occidente-bloccati-i-conti-bancari-delle-agenzie-di-informazione-russe/#

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“RESTANO DIECI PAESI DA DESTABILIZZARE”, PAROLA DI NEOCON

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di Maurizio Blondet

“Dieci paesi la cui stabilità non può essere date per garantita ( Ten countries whose stability can’t be taken for granted ), è il titolo dello studio, che il famoso think tank dedica al prossimo presidente degli Stati Uniti, segnalandoli alla sua attenzione, perché saranno questi, nei prossimi quattro anni “una sfida per la Casa Bianca”.

A far correre un brivido lungo la schiena è il nome del  famoso think tank: American Enterprise Institute, AEI. Il vostro vecchio cronista si ricorda benissimo come, dall’11 Settembre 2001, da questa “fondazione culturale” uscissero tutte le politiche di aggressione che adottò il presidente W. Bush, il junior. Essi avevano decretato che a fare gli attentati era stata sì Al Qaeda, ma che bisognava attaccare l’Irak e rovesciare Saddam, perché  aveva armi di distruzione di massa. Saddam soprattutto, che preoccupava Israele per la sua forza militare.

Da lì veniva una buona metà del personale dell’amministrazione Bush jr.  E’ ancora dell’AEI, vedo, l’allora vicepresidente Dick Cheney,  presidente del Think Tank. Di lì veniva Paul Wolfowitz, il primo dei tre ebrei viceministri  della Difesa, allievo di Leo Strauss, che poi Bush mise a  capo della Banca Mondiale. Di ,lì John Bolton, ex ambasciatore all’Onu. Di lì veniva Jeane Kirpatrick, ministra degli esteri.  Membro influente dell’American Enterprise era  Richard Perle, che in quei giorni  aveva allestito un ufficio  al Pentagono dove, da privato, senza alcuna carica  ufficiale, stava preparando la guerra all’Irak, dando ordini ai  militari al posto del ministro, Rumsfeld. Erano giorni  di euforia, per costoro: mi ricordo Michael Ledeen che mi rilasciò interviste, mi ricordo di Irving Kristol, di Kagan,  stelle dei neocon, mebri della fondazione; di Joshua Muravchik, di James Woolsey, di  Michael Novak, cattolico, del tutto guadagnato alla impresa.  Mi ricordo che era ricevuto lì spesso e volentieri un giovane politico polacco di Donald Tusk.

american-enterprise

Di ciascuno di questi  nomi ci sarebbe da scrivere un libro. Basti dire che  quasi tutti   sono ebrei, e la loro American Enterprise mi è fitta nella memoria come la centrale  intellettuale del vero e proprio  colpo di Stato che fu l’11 Settembre.  Quello è il gruppo che prese il potere, o i suoi apparati di forza e di strategia,   e  diresse  la enorme potenza americana alle guerre per devastare i paesi musulmani,  chiamandola “lunga guerra al terrorismo globale”.

Vedo che   non ha placato la loro sete la devastazione dell’Irak, o dell’Afghanistan, che non gli  è bastata la Libia, la Somalia, la Siria che stanno  distruggendo da cinque anni. Adesso costoro additano al presidente Usa “dieci paesi la cui stabilità non può essere data per certa”,  in cui “prevedono” malcontento e  la nascita di “terrorismo islamico”.

Vediamo dunque il documento dell’American Enterprise. Metto i paesi secondo l’ordine di importanza e grandezza. Continua a leggere

La più grande Task Force Navale Russa

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map-syria-sea_0-500x330Segnalazione di Federico Prati

di TYLER DURDEN

Zerohedge.com

La Russia sta dispiegando la più grande Task Force Navale dalla fine della Guerra Fredda: secondo un Diplomatico NATO
Pochi istanti fa, abbiamo raccontato che dopo l’ ultima escalation che coinvolge la Siria, la portaerei russa Kuznetsov ha lasciato la Norvegia e sta navigando verso la Siria, dove si prevede che arrivi in poco meno di due settimane. Come parte della flotta navale, la Russia ha anche implementato una scorta di altre sette navi, che abbiamo definito la “più potente task force navale russa che abbia mai navigato in Nord Europa dal 2014“, secondo i rapporti quotidiani della Nezavisimaya Gazeta  russa.

Ma si scopre anche che la flotta doveva essere ancora più grande, perché secondo un diplomatico della  NATO citato dalla Reuters, la Russia “sta allertando tutta la flotta del Nord e gran parte della flotta del Baltico nel più grande dispiegamento di forze dopo la fine della guerra fredda“. Secondo le dichiarazioni di un anonimo diplomatico.

“Questa non è una veleggiata tra amici del porto. Tra un paio di settimane, vedremo un crescendo di attacchi aerei su Aleppo come parte di una strategia della Russia che vuol dichiarare vittoria”, ha detto ancora il diplomatico.

Intensificare  una campagna aerea  su Aleppo orientale, dove sono intrappolate 275 mila persone, potrebbe ulteriormente peggiorare i legami tra Mosca e l’Occidente, secondo il diplomatico che ha aggiunto che “Questo assalto, dovrebbe essere sufficiente per consentire una strategia di uscita della Russia, se Mosca dovesse ritenere che Assad è ormai abbastanza stabile per sopravvivere da solo. ” Continua a leggere

Falce, sesso libero e martello: così l’Urss distrusse la famiglia

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comunismodi Raimondo Gatto

Comuni, divorzio facile e mercificazione del corpo della donna. Così i rivoluzionari stravolsero la società russa

L’anno prossimo cadrà il centenario delle apparizioni di Fatima, nelle quali la Madonna aveva profetizzato l’avvento e le conseguenze – del comunismo in Russia (il golpe leninista avvenne di lì a poche settimane).

Per l’occasione si è svolto in settembre a Fatima un congresso mariologico internazionale in cui, tra l’altro, è stato presentato il libro Fatima misteries. Mary’s message to the modern age
(I misteri di Fatima. Il messaggio di Maria per l’epoca moderna), di due polacchi, Grzegorz Gorny e Janusz Rosikon, uscito negli Stati Uniti per Ignatius Press, la prestigiosa editrice dei gesuiti. Il primo è un produttore cinematografico e televisivo, il secondo è un famoso fotogiornalista.

Il libro è curioso perché è strutturato come una specie di anti-Decalogo, nel quale si dimostra, punto per punto, come il comunismo ha contraddetto, scientemente e in pieno, tutti i Dieci Comandamenti della religione ebraico-cristiana, costruendo una vera e propria religione atea, un dio artificiale anch’esso onnipotente e onniveggente, il cui unico attributo (volutamente) mancante è la misericordia. Continua a leggere

Barricate contro l’arrivo di 20 profughi. E alla fine i migranti vengono dirottati in altre città

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Clamorosa protesta a Gorino, nel Delta del Po, con blocchi stradali e barricate improvvisate per fermare l’arrivo di 20 tra donne e bambini. 

25 ottobre 2016 Alcune decine di abitanti dei comuni di Gorino e di Goro, sul Delta del Po ferrarese, si sono ribellati, erigendo anche delle barricate, per impedire il passaggio dei pullman che avrebbero dovuto portare alcuni profughi all’Ostello di Gorino, requisito dal Prefetto di Ferrara, Michele Tortora, per affrontare l’emergenza nel piano di accoglienza nazionale. Una protesta clamorosa contro la decisione, annunciata da tempo ma notificata ieri pomeriggio pomeriggio, di ospitare gente scappata dalle guerre e dalla carestia da parte di diversi cittadini di Gorino e della vicina Goro, che hanno eretto dei blocchi stradali per bloccare il convoglio, scortato dalle forze dell’ordine.   La protesta in qualche modo ha sortito il suo effetto, dopo la mediazione raggiunta con prefettura, carabinieri e polizia, e grazie alla mediazione del sindaco di Ferrara e di altri comuni della provincia i profughi sono stati dirottati, temporaneamente, ad altre strutture della provincia ferrarese, senza soluzioni di forza, come si era ventilato in un primo tempo. Continua a leggere

«Ma quali risparmi? Abolire il Cnel è un errore»

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Risultati immagini per CnelIl vicepresidente Gualaccini: «Altro che 20 milioni, costiamo meno della metà. I consiglieri lavorano gratis. 4,5 milioni sono per i dipendenti, che finiranno alla Corte dei Conti. È vero, il Cnel non ha funzionato, ma in Italia c’è bisogno di un luogo in rappresentanza delle parti sociali»

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Immigrati, la Grecia esplode (ancora): assalto al centro Ue di Lesbo

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1477310298-apeSegnalazione di Raimondo Gatto

Scoppia la rivolta sull’isola greca dove sono ospitati 6mila immigrati. La struttura Ue data alle fiamme. È il caos Lesbo torna a bruciare. Centinaia di immigrati, la maggior parte pachistani e bengalesi, hanno attaccato il centro di accoglienza dell’Unione europea a Moria dove sono stati accesi dei fuochi per protestare contro la lentezza delle procedure per esaminare le richieste di asilo.
Gli agenti della polizia ellenica sono intervenuti per riportare la situazione alla calma.

Nei giorni scorsi il governo greco ha adottato un documento nel quale si sottolinea la necessità di far calare il numero dei rifugiati presenti a Lesbo. Lo scorso 8 ottobre i funzionari ellenici,
riunitisi ad Atene per discutere della crisi migratoria e di come gestire le migliaia di immigrati giunti sull’isola di Lesbo, hanno concordato che le strutture in loco vanno ristrutturate, diminuendo il numero degli stranieri ospitati e velocizzando le procedure di asilo. Continua a leggere

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