La spietata misericordia di “El General”

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Risultati immagini per padre ManelliAl netto del sedeplenismo dell’articolo e della scelta mancata, almeno finora, di Padre Manelli, di constatare la vacanza della Sede Apostolica e  di trarne tutte le dolorose ma necessarie conseguenze, sul piano meramente umano e cristiano, ci chiediamo se chi ciancia di misericordia e carità sappia davvero di cosa parla. O si tratta solo degli slogan da imbonitore del terzo millennio, per rincitrullire le masse?  (N.d.R.)

di Maurizio Blondet

Da quel 13 marzo 2013 è cominciata un’era di spietata misericordia…

Forse è finito davvero l’Anno straordinario della Misericordia, o forse non è mai cominciato, certo è che per Padre Stefano Manelli è cominciato un incubo, il suo Purgatorio in terra. Quel fulmine dell’11 febbraio 2013, che simbolicamente spaccava la Cupola di San Pietro in due, da qualche parte doveva pur cadere perché, quel parafulmine stava comunicando al mondo la sua Rinuncia, e qualcuno doveva pagare.

Così il nuovo papa, Francesco — che sta governando la Chiesa non come un pastore, ma come un generale gesuita sudamericano –, solo dopo appena quattro mesi dal suo insediamento, fa scattare senza alcuna motivazione, un commissariamento che da allora rinchiude Padre Stefano Manelli – Fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI) – all’interno di inspiegabili “arresti domiciliari”. Continua a leggere

In ricordo di Pietro Golia

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Segnalato e scritto da Pietro Ferrari

Pietro Golia, editore e uomo libero

“Appartengo alla Francia e alla Spagna … i veri nemici del meridione non sono quelli della Lega… non dobbiamo credere a tutto quello che dicono contro i nostri nemici, io credo solo a Dio”, così mi disse un giorno mentre parlavamo di politica e di storia, mentre con il dottor Bruno Tarquini stava definendo i dettagli della stesura di un libro sulla moneta. Ho conosciuto Pietro Golia a L’Aquila grazie a Don Bruno Lima che mi aiutò a cercare un editore per il mio primo ed acerbo libro “Le schegge invisibili” che fu dopo una media gestazione pubblicato proprio da Controcorrente nel 2002.

Pietro Golia a Napoli davanti ad una pizza da Michele, eccezionale luogo gastronomico, mi diceva che un libro non basta che sia scritto ma va “vissuto”, va promosso, presentato, vanno tappezzate le città della sua copertina, vanno inviate copie urbi et orbi per cercare convergenti o divergenti considerazioni. Perché un libro o è come una pietra lanciata nello stagno dell’indifferenza o non è proprio nulla. Scrivere è militanza perché prendere una penna può essere come prendere una spada.

Di libri nella storica libreria napoletana Pietro Golia ne sfornava e ne diffondeva a iosa, portandoli nelle varie Gaeta e Civitella, quasi con una bulimica ed esplosiva testimonianza che dà voce agli sconfitti della pagina meridionalista, sconfitti ma non perdenti. Una produzione encomiabile che ha rimesso i puntini sulle ‘i’ soprattutto nella storiografìa che riguarda il Regno delle Due Sicile e il cosiddetto “risorgimento”. CONTINUA SU: http://www.barbadillo.it/62798-il-ricordo-quando-pietro-golia-ci-insegnava-che-i-libri-vanno-vissuti-come-milizia/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=email_this&utm_source=email  Continua a leggere

Una «talpa» in Vaticano che fa la fronda per Donald Trump?

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trumpC’è una «talpa» in Vaticano che fa la fronda per Donald

Per contrastare l’azione del Papa prelati ribelli cercano sponda nel magnate. Passando informazioni segrete

di Fabio Marchese Ragona

Una telefonata top secret, in piena notte. Da un lato del telefono un alto prelato, da quasi dieci anni residente in Vaticano, dall’altro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Uno scambio di opinioni, ma soprattutto di informazioni che il tycoon aveva chiesto per capire il pensiero di Francesco in modo da difendersi da chi lo accusa di essere un nemico del Papa. Ma allo stesso tempo il tentativo di far crescere e potenziare all’interno della Santa Sede la fronda anti Francesco.

Sembra quasi la trama di una spy story, che ci porta indietro di trent’anni, quando l’intelligence americana contava sull’aiuto di diversi ecclesiastici in Vaticano per avere informazioni e spiegazioni sulle attività di Giovanni Paolo II per contrastare il comunismo. I tempi sono cambiati e con un Papa che alza il telefono e chiama direttamente capi di Stato e di governo, anche il presidente Usa, alza la cornetta per sentire direttamente il parere e ottenere informazioni da autorevoli prelati che lavorano con Bergoglio. Al centro del lungo colloquio telefonico che sarebbe avvenuto alcuni giorni fa tra il presidente e l’ecclesiastico, infatti, ci sarebbe stata un’analisi critica del pensiero di Francesco, spesso in contrasto con le idee del tycoon americano, soprattutto sul tema dell’immigrazione. E non è un caso che proprio ieri sia intervenuto il numero tre del Vaticano, Monsignor Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato che parlando a Tg2000 del muro che intende innalzare Trump al confine con il Messico ha detto: «C’è preoccupazione perché noi siamo messaggeri di un’altra cultura, quella dell’apertura; Papa Francesco insiste anche sulla capacità di integrare coloro che arrivano nella nostra società». Continua a leggere

UN COMMISSARIO DELLA POLIZIA DI STATO E UN GENERALE DEI CARABINIERI “QUALCOSA NON TORNA”

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Untitled-1di Maurizio Blondet

Redazione SUPU | gennaio 31, 2017

Generale, qualcosa non  torna. Donald Trump giura il 20 gennaio 2017  fedeltà alla Costituzione e diventa il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. E il 30 gennaio, appena dieci giorni dopo avviene la strage in un moschea di Quebec City, in Canada, dove vengono uccisi sei islamici in preghiera.

“Commissario, ha ragione lei: qualcosa non torna per alcune stranezze, che la stampa e le TV italiane, vendute a questo regime politico di abusivi e alle Multinazionali dell’odio e dello scontro fra religioni e razze, non fanno emergere”.

“Generale, sono davvero stranezze: un tale Alexandre Bissonette, canadese dalla settima generazione, che nel suo profilo Facebook apprezza Trump, Marine Le Pen e le forze israeliane, specializzato in terrorismo jihadista, si unisce nella strage a Mohamed Khadir, di origini marocchine, che subito dopo l’orrendo crimine telefona alla polizia canadese, dichiarandosi pentito e si costituisce. Una bella sceneggiata!”.

“Commissario, una vera sceneggiata organizzata da taluni poteri forti, economico-finanziari, per distruggere in poco tempo il nascente astro nella politica mondiale Trump, che non si collega ad alcun partito tradizionale, nemmeno ai repubblicani. E per questo il potere mondiale trema”. Continua a leggere

“Verona ai veronesi”: ribalta nazionale per il movimento civico di protesta contro l’accoglienza-business più grande e organizzato d’Italia

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APRI E GUARDA IL VIDEO: http://www.serviziopubblico.it/2017/01/verona-migranti-insulti/

“Verona ai veronesi”: il corteo contro i migranti e gli insulti alla troupe di Santoro 

della giornalista del programma di Michele Santoro:

IMG-20170203-WA0019di | 26 Gen 2017

“Verona ai veronesi”, un corteo di 1500 persone contro la politica dell’accoglienza invade le strade del capoluogo scaligero. Volano insulti alla troupe di Michele Santoro: “Rossi di merda!; sono questi signori qua che fanno passare il concetto di invasione. Anche gli americani l’hanno capito e hanno dato il voto etnico a Trump”. Poi l’intervista ad Alessandro Rancani, portavoce del movimento: “Si cerca di sostituire i popoli e le nazioni con un’amalgama informe. È sbagliato distribuire a pioggia migranti nei piccoli centri, non si chiama accoglienza ma sfruttamento perché dietro ci sono le cooperative e i 35 euro al giorno che vanno a chi specula sull’accoglienza”.

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BLITZ IERI NOTTE DI VERONA AI VERONESI: STRISCIONE DI PROTESTA AI CANCELLI DEL FABBRICATO DELLA PREFETTURA DESTINATO AD OSPITARE 15 IMMIGRATI, IN VIA PONTIDA, QUARTIERE SAN ZENO (VR)

Il Comitato insorge coi cittadini del quartiere, già da anni alle prese con il problema legato allo spaccio sui vicini Bastioni Continua a leggere

GENOVA: TORNA L’ANTIFASCISMO A SCOPPIO RITARDATO

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Risultati immagini per antifascismo ridicoloSegnalazione di Raimondo Gatto

Convegno ultradestre a Genova,  Doria: «Pronti alla mobilitazione»

Giovanni Toti  presidente della Regione Liguria Toti: Genova è democratica, sì al convegno delle ultradestre in città Genova – «Non sono d’accordo con la posizione del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, in Europa ci sono idee razziste, fasciste e xenofobe, che vanno combattute con grande vigore». Lo ha detto il sindaco Marco Doria parlando del raduno internazionale dei leader dei movimenti di ultradestra europei in programma l’11 febbraio a Genova, che secondo il governatore Toti non va impedito perché la città «è democratica».

«Genova ha una tradizione per cui certe idee fasciste e razziste non sono accettabili – ha detto Doria -. Sono già in contatto con l’Anpi e con tutte le
organizzazioni democratiche per concordare le risposte adeguate, democratiche ma ferme, alla presenza di fascisti collegati all’estrema destra nazista
europea a Genova». Continua a leggere

L’Imperialismo ma$$onico ha voluto scatenare una guerra di religione in Siria

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CapitalismSegnalazione di Federico Prati

Davanti all’evidenza

La famiglia di Al-Assad al completo, il Presidente con sua moglie ed i suoi figli, aveva celebrato la festa cristiana del Natale nel Monastero di Nostra Signora di Saydnaya, una località (abitata dalla comunità cristiana) molto vicina a Damasco, dove la famiglia si è soffermata per varie ore in compagnia dei monaci.

Poi il Presidente ha pronunciato alcune parole che sono  state calorosamente applaudite dai vicini che si affollavano nella cappella del Monastero.

Nell’anno precedente Al-Assad aveva fatto lo stesso presso Maalula, un’altra località cristiana che era stata appena liberata dall’Esercito regolare, una espressione che per i cristiani di Siria era un sinonimo di risurrezione.

In uno Stato laico il Presidente della Repubblica può rimanere al margine di qualsiasi espressione religiosa o deve partecipare a quelle. Lo stesso non si può fare in paesi come la Spagna, una monarchia “delle banane”, partecipare soltanto ad alcune di quelle. Qui non vedreme mai il capo di Stato in una moschea durante il Ramadan, neppure il Presidente del Governo. Continua a leggere

Perché il fascismo non può risorgere oggi?

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di Alain de Benoist

Perché il fascismo non può risorgere oggi?

Fonte: oltre la linea

“Innumerevoli sono state le definizioni di Fascismo proposte nella storia. La più semplice, però, rimane la migliore: il Fascismo è una prassi politica rivoluzionaria, caratterizzata dalla fusione di tre elementi sostanziali: un nazionalismo di tipo giacobino, un socialismo non democratico ed il richiamo autoritario alla mobilitazione delle masse.

Nella misura in cui lo si legge come ideologia, il Fascismo sorge come tentativo di orientare il Socialismo in una direzione ostile all’internazionalismo quanto al materialismo. In tal senso, pur indirizzandosi verso un elettorato “di destra”, il Fascismo ha avuto per lo più promotori “di sinistra”. Né il razzismo né tantomeno l’antisemitismo sono consustanziali al concetto fascista (Zeev Sternhell).

Nelle sue incarnazioni concrete è stato modellato dagli eventi storici degli inizi del XX secolo (Grande Guerra, Rivoluzione Sovietica), dallo stato generale dell’epoca (la modernizzazione della società globale) e dalla natura del suo elettorato (essenzialmente le classi medie, con qualche componente proletaria). L’esperienza delle Trincee assieme al disincanto per la tecnologia (come ha rilevato molto bene Jünger) ha segnato una fondamentale rottura con il passato. Durante la Grande Guerra, la società appariva divisa in due macro-gruppi: i combattenti e gli altri. Continua a leggere

Sazietà

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di Lorenzo Parolin

Sazietà

Fonte: Lorenzo Parolin

Dio fa differenze?

Sì, ad alcuni egli dà di più e ad altri di meno.

È dunque ingiusto?

No; a ciascuno dà quanto gli serve per raggiungere lo scopo per cui è stato creato.

Chi è quercia lo equipaggia per essere la miglior quercia del bosco, chi è erba lo equipaggia per essere il miglior filo d’erba del prato. Qualunque cosa siamo, lo siamo in maniera eccelsa. La perfezione si raggiunge coltivando, sviluppando e perfezionando le positività di cui la natura ci ha dotati.

Se ognuno adegua la volontà sua a quella di Dio ed agisce con carità (amore), sazia la sua volontà: non brama niente di più e si sente pienamente realizzato.

Già Dante aveva descritto mirabilmente la carità in (Paradiso 3,70-90): Continua a leggere

Israele: primo grave errore geopolitico di Trump

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di Antonello Boassa

Israele: primo grave errore geopolitico di Trump

Fonte: L’interferenza

Nonostante la risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu decretata per la prima volta senza il veto degli States contro i piani di Israele di nuove colonizzazioni in Cisgiordania e nonostante l’impegno gravoso di Papa Francesco per aprire l’ambasciata della Palestina in Vaticano e di dichiarare che non si tratta di costruire uno stato perché “lo stato della Palestina esiste già”, Donald Trump, infischiandosene di tanta autorità e della volontà generale internazionale di porre fine alla criminale opera di spoliazione della Palestina, fa intendere che è d’accordo sul trasferimento dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, il che significherebbe di fatto l’espropriazione di Gerusalemme est dalla Palestina stessa.

A ciò si aggiunga il proposito di costruire nuove colonie tra Gerusalemme e il Mar Morto 1) che comporterebbero la divisione della Cisgiordania in due parti e con essa la fine di ogni speranza di uno stato palestinese.
Non solo propositi. L’avvio dei lavori per la costruzione di tre imponenti insediamenti, ovviamente illegali, in Gerusalemme est è stato già deciso dal Comune mentre il Governo ha dato il via alla costruzione sempre in Cisgiordania di 2.500 abitazioni 2)
Annessioni ufficiose? Poco importa. Con il silenzio pavido e complice delle grandi e medie Potenze, con l’appoggio dell’ attuale Presidenza degli States che ha osato compiere ciò che nessun Presidente Usa aveva mai osato realizzare, quelle annessioni potranno con il tempo essere “ammesse” dalla “Comunità internazionale” e diventare di fatto terra di Israele.

Trump si è presentato all’opinione pubblica come un buon affarista che ha come sua volontà precipua il benessere dell’America: protezionismo moderato; ritorno in patria delle imprese per assicurare occupazione, fine delle ostilità con Mosca, stabilizzazione del Medio Oriente…Credo che abbia iniziato piuttosto male. La sua decisione di nominare David Friedman ambasciatore in Israele a Gerusalemme non è bagnare le polveri ma accenderle. Non penserà lui e il repellente Netanyahu che i Palestinesi se ne stiano buoni e tranquilli davanti alle ruspe? E’ presumibile pensare che si crei un movimento di massa difficile da sostenere. Non solo. Che le fiamme della rivolta si propaghino in molte aree del pianeta. E la Russia, con la quale Donald vuole mettersi in affari, tollererà che si accenda nel già infuocato Medio Oriente un altro focolare di violenza? E la Cina che pretende l’esistenza di due stati perché si avvii – secondo i suoi desiderata – un processo di pace nella Regione affinché la Via della Seta possa svilupparsi anche nel fianco meridionale del Continente, non userebbe tutte le potenti armi di cui dispone, diplomatiche, economiche, per contrastare il progetto sionista? E, soprattutto, l’aggravarsi dei conflitti tra le grandi potenze per una tale insensata decisione non potrebbe portare altro alimento alla “rivoluzione colorata ” sorosiana contro Donald Trump negli States?
E taccio – per dovere di brevità- le bordate che verrebbero dall’Iran, dalla Siria, dagli Hezbollah…

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