Norvegia: i luterani cambiano il rito nuziale, prime ‘nozze’ gay

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

In Norvegia svolta “gay-friendly” delle comunità luterane: per questo è stata addirittura approvata una riforma del rito nuziale, ciò che ha “permesso” lo scorso primo febbraio alla prima coppia omosessuale di “sposarsi” nel tempio di Eidskog, a sud di Oslo. Coppia, peraltro, già rodata – dal 1981! – ed attempata: si è trattato di Kjell Frølich Benjaminsen di 63 anni e di Erik Skjelnæs di 70.

Tanto per non farsi mancare niente, la celebrazione è stata presieduta da una “pastora” donna, Bettina Eckbo, dettasi convinta che i due incarnino «tutti i valori del matrimonio: fedeltà e supporto reciproco nei giorni belli ed in quelli difficili», riducendo le nozze ad una forma di sentimentalismo fuori luogo, trattandosi di una relazione omosessuale, dunque condannata dalla Sacra Scrittura.

Presenti alla “cerimonia” amici e familiari, ma soprattutto i riflettori della grande stampa mediatica, che han provveduto a far da grancassa all’evento. Non a caso. I due non han nascosto il fatto di essere militanti Lgbt: una sorta di “bandiera” insomma delle rivendicazioni gay, pronti, subito al termine della “celebrazione”, a battersi per “l’eguaglianza”. Dal che si capisce donde e perché tanto risalto ad una coppia anagraficamente già così stagionata… (da Osservatorio Gender) Continua a leggere

Ennesima chiesa profanata in India, i colpevoli han 17 anni

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Sono stati due 17enni a profanare per l’ennesima volta una chiesa, in India: questa volta è toccato a quella di San Basilio, a Rohini, diocesi di Delhi e sottoborgo nord-ovest della capitale. I due, penetrati all’interno, hanno frantumato un crocifisso ed altri oggetti all’interno, ridotto in briciole i vetri delle finestre e svaligiato le cassette delle offerte.

Le telecamere di videosorveglianza della adiacente scuola parrocchiale li hanno però immortalati ed hanno permesso alle forze dell’ordine di individuarli e di arrestarli lo scorso 11 febbraio. Pare che i due abbiano spiegato di voler commettere “soltanto” un furto: una spiegazione che non convince, visto l’accanimento dimostrato contro immagini sacre.

Intensificata in zona la sorveglianza sulle chiese, predisposti diversi servizi di pattugliamento. Continua a leggere

Gli sforzi superflui di Donald Trump

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trumpdi Israel Shamir

Fonte: Comedonchisciotte

Il Presidente Trump aveva pagato  già un bell’anticipo agli ebrei. Aveva fatto (quasi) tutto quello che volevano per lo stato ebraico: aveva promesso di spostare l’ambasciata USA  a Gerusalemme occupata, legalizzando così la loro annessione della città santa; aveva condonato gli insediamenti illegali, aveva concesso loro posizioni  chiave nella sua amministrazione; aveva detto ai palestinesi di non rivolgersi alla  ICC  e di lasciar perdere, aveva anche minacciato di andare in guerra contro l’Iran. Tutto invano. Le organizzazioni ebraiche e tutti i  media ebrei attaccano Trump senza esitazione e senza nessuna considerazione. Il suo primo passo per  frenare la piccola ondata di invasione è stata accolta con veemenza uniforme da tutti gli ebrei.

L’hanno chiamato  nuovo Hitler e l’hanno accusato di odiare i musulmani: cos’altro potrebbe portare il presidente a fermare, anche solo per pochi mesi, la coraggiosa nuova ondata di migrazione in arrivo da sette stati del Medio Oriente?

Oggi ha preso di mira i musulmani, domani prenderà di mira gli ebrei, hanno detto i giornali ebraici. La migrazione è la linfa vitale dell’ America e i  rifugiati musulmani  devono essere i benvenuti per portare più diversità negli Stati Uniti. Continua a leggere

Il dissenso dei grillini è funzionale al sistema di cui ormai fanno parte

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beppe-grillo-casaleggio-sicilia-m5s-morte-595x240di Paolo Becchi

Fonte: Paolo Becchi

È solo “questione di feeling”? Quello che sta accadendo in questi giorni nel nostro Paese intorno alla giunta capitolina merita due brevi considerazioni. Non si fa che parlare di quello che sta accadendo a Roma in tutti i giornali e in tutti i programmi televisivi e a tutte le ore. Da vomito cerebrale. Sembra che in Italia non esista che Roma, non è più la “Roma ladrona” del Bossi doc, ma la Roma a 5 stelle… cadenti, e per la verità molto scadenti. Quello che è scappato dalla bocca dell’assessore all’Urbanistica lo pensano molti romani e molti italiani. Feltri è andato sopra le righe? Forse, ma con un linguaggio colorito ha detto in fondo le stesse cose dell’assessore. Anzi, l’assessore ha fatto addirittura capire di più. Vale a dire che il M5S, attraverso la costruzione del nuovo stadio, sta legittimando la più grande speculazione fondiaria del Secolo. Lo scandalo vero è questo!Passiamo alle due considerazioni.

La prima considerazione che intendo fare è: non si può criticare il M5S senza finire nelle liste di proscrizione? L’Ordine dei giornalisti, che secondo me andrebbe sciolto, riceve un messaggio intimidatorio da parte del vice presidente della Camera, onorevole Di Maio, e possibile futuro presidente del Consiglio, e il ’residente dell’Ordine esegue – perdonate il gioco di parole – gli ordini, senza batter ciglio? Ma ce ne rendiamo conto? Se lo avesse fatto Berlusconi ci sarebbe stata l’insurrezione. Questo riguarda i giornali. Passiamo alle televisioni. Chi, come me, ogni tanto ci va, accetta le regole del gioco e non lo trucca. Il M5S, invece, pone lui le condizioni del gioco, impedendo qualsiasi dibattito. Quando i pentastellati vanno in televisione tutto è artificialmente costruito, e se per caso qualche ospite non è gradito perché potrebbe metterli in difficoltà, si pone come condizione l’allontanamento della persona che potrebbe disturbare, come è successo a me in questi giorni. È questa la democrazia pentastellata? Se questo funziona già oggi che il M5S sta all’opposizione, che cosa succederà domani se dovesse andare al governo? Si dirà che questo è un caso personale: e no, questo è il sintomo di un partito che vuole impedire il dibattito pubblico, e questo non è caso personale.

Ma vorrei anche avanzare una seconda considerazione. Giornali e televisioni criticano il M5S, presentandosi come campioni di libertà; non si lasciano apparentemente intimidire, ma in realtà per molti versi non stanno facendo altro che pubblicità al M5S, che può con i suoi proclami di nuovo presentarsi come forza antisistema, che odia televisioni e giornali, quando ormai rilasciano interviste a tutti i giornaloni su cui sputano sentenze e vivono da mattina a sera in televisione, dettando persino le regole per la loro partecipazione. Altro che antisistema: è a tutti ormai evidente che il M5S è diventato la valvola di sfogo del sistema, che impedisce nel nostro Paese lo sviluppo di una forza sovranista e identitaria contro l’euro e l’Unione Europea. I tradizionali mezzi di comunicazione non riescono più a costruire un consenso e allora costruiscono un dissenso apparente, un dissenso del tutto funzionale al sistema. Azzuffatevi pure sulla Raggi, così Grillo alla fine potrà presentare quella che lui stesso in una telefonata con Sgarbi avrebbe definito «depensante» come la vittima di una campagna giornalistica scandalistica. Dimenticando che il sindaco, intanto, è iscritto nel registro degli indagati per falso in atto pubblico e abuso d’ufficio. Insomma, dimenticando che in questo caso non è «una questione di feeling, solo di feeling».

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“Le foibe non esistono”. Nell’Emilia che da 70 anni odia gli esuli istriani

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http://m.ilgiornale.it/news/2017/02/15/le-foibe-non-esistono-nellemilia-che-da-70-anni-odia-gli-esuli-istrian/1364298/

Volantini negazionisti dove nel ’47 i partigiani buttarono il latte pur di non darlo ai profughi

di Stefano Zurlo

Sembrano pezzi da museo. Fossili di un’ altra epoca. Zavorra delle ideologie. E invece no: quei fogli in vista sulla bacheca del Comune sono cronaca.

 Non un frammento di storia, ma materia incandescente di polemiche ancora attualissime. Sarà che a San Cesario sul Panaro, nella pianura piatta che corre da Modena a Bologna, la macchina del tempo è andata in tilt. Chissà. Certo, fa impressione leggere quel che i compagni di Rifondazione comunista hanno attaccato al muro. «Le foibe – è l’ incipit – sono una menzogna fascista».

Cosi, bastano poche parole per oltraggiare dopo settanta anni i profughi sopravvissuti alle carneficine lungo il confine orientale e costretti poi a lasciare le loro terre. Altro che giornata del ricordo: il 10 febbraio diventa l’occasione per ribaltare la storia, anzi per seppellirla di nuovo sotto i dogmi del negazionismo più sfrenato. «Nella foiba di Basovizza – si legge in questo stupefacente documento – quando si è scavato alla ricerca di corpi sono stati trovati i resti di alcuni soldati tedeschi e alcune carcasse di animali». Continua a leggere

I Neocon e lo ‘Stato Profondo’ castrano la presidenza Trump

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http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=127339&typeb=0&i-neocon-e-lo-stato-profondo-castrano-la-presidenza-trump-e-finita-gente-

Flynn cercava di strappare il potere assoluto alla CIA e al Pentagono, per riportarlo sotto il controllo della Casa Bianca. The Donald ora si inchina al Vero Potere

di The Saker

Meno di un mese fa avevo messo in guardia sul fatto che negli Stati Uniti era in corso una rivoluzione colorata [in italiano]. Il mio primo elemento probatorio era stata la cosiddetta “indagine” che CIA, FBI, NSA ed altri stavano conducendo sul candidato che avrebbe dovuto diventare il Consigliere alla Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, il generale Flynn. Questa notte, il complotto per liberarsi di Flynn ha finalmente avuto successo e il generale Flynn ha offerto le sue dimissioni [in inglese]. Trump le ha accettate.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: Flynn non era certo un santo o un uomo di tale saggezza da salvare il mondo con una mano sola. Non lo era. Però la figura di Flynn era la pietra angolare della politica di Trump sulla sicurezza nazionale. Per prima cosa, Flynn aveva osato l’impensabile: aveva osato dichiarare che l’ipertrofica comunità dell’intelligence americana doveva essere riformata. Aveva tentato anche di subordinare la CIA e gli Stati Maggiori Riuniti al Presidente attraverso il Consiglio per la Sicurezza Nazionale. In altre parole, Flynn aveva cercato di strappare l’autorità e il potere assoluto alla CIA e al Pentagono, per riportarlo sotto il controllo della Casa Bianca. Flynn voleva anche collaborare con la Russia. Non perché fosse un amante della Russia, il solo pensiero che il direttore della DIA sia un fan di Putin è ridicolo, ma Flynn era razionale e aveva capito che la Russia non costituisce nessuna minaccia per gli Stati Uniti o per l’Europa e che la Russia e l’Occidente hanno interessi in comune. Questo è un altro psicoreato assolutamente imperdonabile a Washington DC.

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Alinsky: l’ideologo della Clinton e di Obama che adorava Satana e Marx

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Alinsky ideologo di ObamaRoma, 8 feb – “I miei critici hanno ragione quando mi chiamano un “Outside Agitator”. Quando una comunità è disperata c’è bisogno di qualcuno che venga ad agitare le acque. Questo è il mio compito” (S.Alinsky). Saul Alinsky fu uno dei più influenti capiscuola dell’estrema sinistra americana, ideologo di Barack Obama e di Hillary Clinton, attivista e scrittore statunitense, teorico della rivoluzione radicale di massa finalizzata alla distruzione dei valori della società occidentale. “Per operare un concreto cambiamento, demoliremo la comune visione morale umana degli ultimi millenni”. Egli concepì un modello organizzativo modulato sul concetto Gramsciano della “lunga marcia attraverso le istituzioni, per cambiare la cultura Occidentale”. Sostenne come orizzonte valoriale un assoluto relativismo etico, sconvolgendo le masse affinché rinuncino all’autodeterminazione e all’indipendenza per subire il controllo in una società plasmata secondo la visione delle elite. Teorico delle “nobili bugie”, atto a ottenere il successo tramite disinformazione e depistaggio, segretezza e inganno al fine di garantire l’egemonia culturale di un “Globalismo Elitarista”. “Stiamo lavorando con discrezione, E per tutto il tempo neghiamo con la voce ciò che facciamo con le mani.”  A suo avviso i cittadini non avrebbero capacità di comprensione, ignorando il quadro globale politico e sociale, così da ritenere necessario “non dare alla gente ciò che vuole, ma ciò che noi decidiamo che debba volere”, attraverso “l’uso della bugia per raggiungere un fine elevato.”Alinsky fu uno dei guru più influenti del Sessantotto, un profeta di quella “controcultura” che influenzò tutti i dirigenti del Partito Democratico e i leader dei movimenti di sinistra. Il suo obiettivo fu di addestrare “agitprop” o “agitatori-propagandisti”, sobillatori sociali che incitassero a compiere azioni di rivolta e di ribellione “In particolare – sottolinea – in quartieri poveri, nei quartieri urbani più degradati e nelle comunità più difficili” Tra loro molti nomi noti oltre, come vedremo, Barack Obama e Hillary Clinton.

BIOGRAFIA
Saul Alinsky, figlio di immigrati ebrei russi, sostenne l’unione sovietica collaborando col Partito Comunista e raccolse fondi per le Brigate Internazionali durante la Guerra Civile Spagnola. Dopo il patto russo-tedesco del 1939, si disse disponibile ad entrare nei servizi segreti americani. Laureato in criminologia, psicologo del Joliet State Prison dell’Illinois, studiò la vita carceraria avvicinandosi alla banda di Al Capone, in modo particolare al luogotenente Frank Nitti. Le sue idee vennero adottate negli anni ’60 da alcuni universitari americani e da altri giovani appartenenti alla Controcultura di quegli anni, che le usarono come fondamento delle loro strategie di organizzazione dei campus Universitari. Gli attivisti qui addestrati vennero in seguito inviati nei luoghi caldi delle lotte sociali americane. Sono stati all’origine del sindacato dei braccianti agricoli in California, quello di Cesar Chavez, hanno collaborato con il Civil rights movement e con il Black Power, nei ghetti neri di New York e nei barrios messicano-americani Californiani.

Alinsky, accusato di essere rivoluzionario e “marxista”, venne comunque invitato a Milano dall’arcivescovo Montini, futuro Papa Paolo VI, per tenere dei seminari sulle sue “tecniche organizzative”. Le idee di Alinsky sono contenute fondamentalmente in due libri: “Reveille for Radicals” (1946) e “Rules for Radicals” (1971), quest’ultimo dedicato nientepopodimeno che a: “Satana – primo rivoluzionario della storia”: «the first radical known to man who rebelled against the establishment and did it so effectively that he at least won his own kingdom —Lucifer».
Il Time scrisse nel 1970: “Non è esagerato sostenere che la democrazia americana è stata cambiata dalle idee di Alinsky”

HILLARY CLINTON
La Tesi di laurea di Hillary Rodham Clinton al Wellesley College fu proprio su Alinsky, nel 1968, dal titolo “C’è solo la lotta: un’analisi del modello di Alinsky “. Hillary Clinton si considera una vera discepola di Alinsky, con cui lei stessa ha intrattenuto rapporti epistolari per molti anni. Hillary collaborò diverse volte con la IAF Industrial Areas Foundation (IAF), fondata da Alinksy nel 1940 per addestrare quelli che chiamava “Outside Agitators”, gli agitatori, definiti anche “Community Organizers“. In due occasioni Hillary fece da testimonial per la Washington Interfaith Network, affiliata alla IAF. In una lettera, datata 8 luglio 1971, Berkeley, Hillary chiedeva ad Alinsky: “Quando esce il suo nuovo libro [«Rules for Radicals»]? O forse è già uscito e io ho mancato il compimento della Rivelazione? Ho bisogno di nuovo materiale per spronare le persone. Lei adesso è rivalutato dai politici della Nuova Sinistra. Sono sopravvissuta alla scuola di Giurisprudenza, mantenendo intatto il mio zelo come “organizer”.

Una volta arrivata alla Casa Bianca, però, durante la presidenza del marito, le esigenze della sua immagine la costrinsero a nascondere i suoi legami con Alinsky. I Clinton addirittura imposero al Wellesley College di sigillare la tesi di laurea della First Lady. Un veto durato fino al 2001. Attualmente ne esiste un solo esemplare, consultabile presso la biblioteca di Wellesley in condizioni molto restrittive: non si può portare una penna, non si possono fare più di due fotocopie e via di seguito. Zelante adepta di Alinsky, nel voler “demolire la comune visione morale degli ultimi millenni”, Hillary Clinton parla di svellere “I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose, e i condizionamenti strutturali sociali”. “Deep-seated cultural codes, religious beliefs, and structural biases have to be changed” (Hillary Clinton – “2015 Women in the world summit”). Ed ancora: “Le leggi non contano molto se non sono imposte con la forza non solo sulla carta ma in pratica, e le decisioni devono essere messe in atto con risorse e volontà politica”. Il termine usato è “enforced”: imposto con la forza.

BARACK OBAMA
Anche Obama è stata influenzato dal sistema di Alinsky. Negli anni ottanta il giovane Barack seguì un corso nazionale di training sui suoi metodi organizzativi “per la conquista del potere” alla Industrial Areas Foundation (IAF), e trascorse con Alinsky i suoi anni “più formativi”. “Gli anni con Alinsky come community organizer mi diedero la miglior educazione della mia vita”(B. Obama). Nel 1985, la Industrial Areas Foundation fece un’offerta di lavoro a Barack Hussein Obama. Si trattava di arruolarlo per organizzare le rivolte afroamericane del South Side (una carica simile fu offerta anche alla giovane Clinton, che però rifiutò). Obama accettò e seguì il corso di addestramento come “Community Organizer”, passando poi a lavorare per il Developing Communities Project, della IAF. Il suo istruttore, Mike Kruglik, lo riteneva “un maestro dell’agitazione”. Il biografo di Alinsky, Sanford Horwitt sostiene che non solo Obama ha seguito scrupolosamente gli insegnamenti di Alinsky come organizzatore di comunità, ma che tutta la sua campagna presidenziale del 2008 fosse stata influenzata dal sistema di Alinsky. Lo slogan della campagna politica di Obama, “Change!” (Cambiamento), è lo slogan del libro di Alinsky, “Rules for Radicals”.

SAUL ALINSKY, “UN MODELLO PER I SATANISTI AMERICANI DI SINISTRA
Alinsky vedeva in Lucifero “il primo vero radical–comunista della storia”, dedicò quindi il suo famoso libro “Regole per i radicali” a Lucifero:
“Lest we forget at least an over-the-shoulder acknowledgment to the very

first radical: from all our legends, mythology, and history (and who is to

know where mythology leaves off and history begins—or which is which),

the first radical known to man who rebelled against the establishment and did it so effectively that he at least won his own kingdom—Lucifer.”

SAUL ALINSKY

I satanisti americani lo considerano “Un modello per i satanisti”, legati alla sinistra politica.

Federico De Feral

Bibliografia e citazioni:

“Saul D.Alinsky, un modello per i Satanisti di sinistra” (A role model for left-wing Satanists: http://theisticsatanism.com/politics/Alinsky.html

“CONSIDERIAMO SAUL D. ALINSKY UN MODELLO PER I SATANISTI DI SINISTRA”: lo ha scritto nel 2005 Diane Vera (leader “satanista teista” di New York) : “Alinsky è un modello eccellente per i satanisti politici di sinistra, sia teisti sia razionalisti. Ha sposato un sacco di valori che sono familiari ai satanisti di oggi, come la sua enfasi sul potere e l’interesse personale”.

“Se esiste una vita dopo la morte, io sceglierei risolutamente di andare all’inferno. L’inferno sarebbe il paradiso per me. I dannati sono la mia gente” (S.Alinsky)

“Le qualità che stavamo cercando di sviluppare negli organizzatori non possono essere insegnate. Loro possono ottenerle solo tramite un miracolo dall’alto…o dal basso” (S.Alinsky)

Rules for Radicals: https://archive.org/stream/RulesForRadicals/RulesForRadicals_djvu.txt

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Aboliamo la Massoneria

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Risultati immagini per MassoneriaUn’inchiesta politica e giudiziaria senza precedenti dai tempi della P2 mette sotto scacco il mondo degli incappucciati. E la commissione Antimafia vuole  i nomi degli affiliati. Era ora. Ma non basta

DI GIANFRANCESCO TURANO 

Abolire la massoneria? Nessun esponente delle istituzioni può rispondere sì in modo formale. Non le procure, né la commissione parlamentare antimafia. Ma le loro indagini hanno stretto i liberi muratori in una morsa politico-giudiziaria senza precedenti dai tempi della P2 (marzo 1981) quando Licio Gelli, il Venerabile per eccellenza, gestiva un potere occulto, alternativo allo Stato democratico, raccogliendo un’oligarchia di deputati, ministri, generali, imprenditori e criminali che si erano sottratti alle leggi della Repubblica.

Oggi i parlamentari sono spariti, almeno così dicono i Maestri. Ma i guai giudiziari rimangono. Forse perché in 35 anni la legge 17 del 1982 sulle associazioni segrete, firmata da Tina Anselmi e da Giovanni Spadolini, non certo un massonofobo, è rimasta inapplicata. I due tentativi fatti nel 1992 dal procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e negli anni Duemila dall’allora pm di Catanzaro Luigi De Magistris (inchieste Why not e Poseidone), non hanno raggiunto risultati significativi.

Tre decenni e mezzo dopo Tina Anselmi, la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi ha chiesto, come fece Cordova nel 1992, l’esibizione degli elenchi ai Gran Maestri con scadenza 8 febbraio.

Le resistenze opposte dalle due obbedienze più frequentate, il Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia degli Alam (antichi liberi accettati muratori), hanno seri appigli giuridici nella libertà di associazione prevista dalla Costituzione, più che dalla legge sulla privacy ed è prevedibile che lo scontro durerà a lungo.

Di certo Gelli, a poco più di un anno dalla sua morte, sembra avere seminato anche troppo bene. Come alla fine dell’Ottocento, è tornato di moda il motto del garibaldino e deputato Felice Cavallotti: «Non tutti i massoni sono delinquenti, ma tutti i delinquenti sono massoni».

La cronaca sembra confermare il teorema. In Calabria le inchieste Meta, Lybra, Decollo Money, Purgatorio, Fata Morgana, solo per citarne alcune, rivelano una compenetrazione fra ’ndrangheta e massoneria dove la seconda avrebbe inglobato la prima, come ha sintetizzato in una celebre intercettazione il boss di Limbadi Pantaleone Mancuso “Vetrinetta”. In Sicilia, nel trapanese in particolare, il binomio fra grembiuli e Cosa nostra sembra solido quanto lo è in Calabria.

A Roma Giulio Occhionero, ingegnere informatico e hacker con server negli Stati Uniti, arrestato a gennaio, spiava politici, manager ed esponenti dell’intelligence, senza dimenticare circa 300 suoi fratelli del Grande Oriente d’Italia (Goi).

Siena, la città del Gran Maestro del Goi Stefano Bisi, è stata scossa da uno scandalo ad alta densità massonica come quello del Monte dei Paschi, che ha coinvolto lo stesso Bisi (intervista a pagina 12). E l’aeroporto della città del Palio, un’avventura chiusa con un buco da 9 milioni di euro, ha travolto la società di gestione presieduta da Enzo Viani, l’uomo che amministra l’immobiliare del Goi (Urbs).

Anche il crac della Bf dei costruttori Roberto Bartolomei e Riccardo Fusi, molto vicino a Denis Verdini, ha coinvolto alcuni iniziati fra le colonne di Jachin e Boaz.

Perfino il tormentato caso Cucchi ha visto la fallita ricusazione da parte della famiglia del perito e medico legale Francesco Introna, massone in sonno.
Vietato generalizzare, certo. I massoni si sono difesi attaccando le magagne dei partiti o dei preti pedofili. Ma i partiti non si sono mai più ripresi sul serio dallo choc di Tangentopoli e la Chiesa, quanto meno, si è dissanguata in cause di risarcimento.

La massoneria, invece, prospera a dispetto degli scandali. In alcune zone, forse proprio grazie alla sua aura di impunità e riservatezza, oltre alla capacità di fornire una rete relazionale a livello nazionale e internazionale.
Anche ai vertici della libera muratoria qualcuno teme che le logge abbiano accolto un tasso di criminali superiore alla media e che le tegolature, come i massoni chiamano i controlli di ingresso sui candidati o “bussanti”, siano state poco conformi alle norme edilizie del Gadu, il grande architetto dell’universo sul quale l’iniziato deve giurare.

Statistiche e interpretazioni

Tutti i Gran Maestri negano in modo risoluto che esistano logge segrete e che sia ancora in voga l’iniziazione all’orecchio (o “sulla spada”) nota soltanto al Venerabile che guida la loggia. Sono anche concordi nel riferire la grande crescita di iscrizioni all’aumento delle vocazioni esoteriche, in una fase di crisi dei valori.

Qualunque sia il motivo, i dati raccontano una storia di successo. Nel 1992, in piena tempesta Cordova, quando il gran maestro cosentino Ettore Loizzo denunciava all’allora numero uno del Goi Giuliano Di Bernardo che 28 logge calabresi su 32 erano in mano alla ’ndrangheta, i fratelli in Calabria erano circa 800 su circa 9 mila affiliati in Italia.
Dopo il boom di iscrizioni a livello nazionale durante i 15 anni di granmaestranza di Gustavo Raffi (21 mila in 802 logge), l’attuale Gran Maestro Stefano Bisi ha dichiarato che su 23 mila iscritti al Goi in 805 logge (dati al 31 dicembre 2015) ce ne sono 2634 in Calabria e 2208 in Sicilia. Il 21 per cento degli affiliati è nelle due regioni più a sud dell’Italia. Le logge calabresi sono passate dalle 32 dei tempi di Loizzo alle attuali 80. La stessa proporzione (21 per cento) vale per la Gran loggia regolare d’Italia, obbedienza fondata da Di Bernardo e retta da Fabio Venzi con 2400 iscritti in Italia.

La Gran Loggia degli Alam di Antonio Binni, seconda obbedienza in Italia con 8114 iscritti, ha la proporzione più bassa con complessivi 1357 fratelli calabro-siculi (16,7 per cento). In compenso 104 logge degli Alam su 510 totali sono in Calabria o in Sicilia (20,3 per cento).

La piccola Serenissima Gran Loggia di Massimo Criscuoli Tortora (197 membri) ha la percentuale più alta con circa 60 fratelli affiliati alle tre logge calabresi (30 per cento) oltre agli iscritti alla loggia di Messina-Catania.
Per ovvi motivi non si hanno cifre sulle obbedienze irregolari o spurie che sovrastano in numero le circa dieci obbedienze regolari. Le massonerie fai da te sono 124 secondo Criscuoli Tortora e 192 secondo Binni, di cui 97 nella sola Arezzo, patria di Gelli.

La sproporzione è evidente, considerato che i residenti di Calabria e Sicilia sono 7 milioni, cioè l’11 per cento della popolazione nazionale. Inoltre, non è dato sapere quanti calabresi e siciliani siano affiliati a logge che non sono in Calabria o in Sicilia, per non parlare delle logge estere facenti capo a obbedienze italiane in vari paesi: Malta, Libano, Romania, Ucraina e in Canada a Toronto, città strategica nello scacchiere internazionale del crimine italo-americano.

Trapani esoterica

Nelle varie obbedienze si nota una prevalenza di iscritti a livello provinciale di Reggio, per la Calabria, e di Trapani, per la Sicilia, con una particolare vivacità esoterica a Campobello di Mazara e a Castelvetrano. È il regno di Matteo Messina Denaro, il capo latitante di Cosa nostra. Già nel 1986 a Trapani è emerso il radicamento della massoneria più oscura quando la polizia scoprì che il centro studi Scontrino era la copertura di sette logge inaugurate da Gelli sei anni prima e frequentate da politici, imprenditori e mafiosi.

Le spiegazioni date dai responsabili a questo surplus di spirito iniziatico in Calabria e a Trapani sono le più varie.
Sostiene Bisi che la prima Loggia italiana sarebbe stata fondata a Girifalco (Catanzaro) nel Settecento e si sa che i calabresi amano le loro tradizioni.

Binni invece ha preso le distanze e dice: «Io non sono amato dai fratelli di Calabria e Sicilia. Hanno moltiplicato il numero di logge per contrastare la mia elezione».

Più articolato il discorso di Venzi. In commissione antimafia il Gran Maestro con maggiore anzianità in circolazione (è stato eletto nel 2001 a 39 anni) ha dichiarato: «Bisogna verificare gli ambienti di Rotary, Lions e Kiwanis, dove massoni regolari e irregolari si incontrano. La ’ndrangheta sceglie le obbedienze spurie piuttosto che sopportare le nostre riunioni a carattere filosofico-culturale».

Il presidente Bindi ha colto l’assist e ha replicato: «Questa è gente che si fa anni di galera. Si figuri se si spaventano per una conferenza».

Ma il tema della cinghia di trasmissione fra massoneria ufficiale, non ufficiale e associazioni paramassoniche non è da trascurare. Nel tempio, come sostiene Venzi, «un fratello non mi deve sbagliare una deambulazione». Vietatissimo parlare d’affari. In una cena al Rotary è diverso. Non si portano guanti e grembiule. L’ambiente è più informale. E il Venerabile o gli Ispettori Magistrali non sorvegliano.

Più problematico è il ragionamento sulle massonerie irregolari. Che ci sia una proliferazione è indiscutibile. Basta navigare mezz’ora sul web per essere sommersi da sigle mistiche rette da Gran Commendatori e Supremi Sovrani, in un’orgia di abbreviazioni che ricorda le targhe sulla porta dei direttori galattici nei film di Fantozzi.

È vero che per creare un’associazione massonica bastano cinque minuti, sette persone un notaio. Ma poi?
Aldo Alessandro Mola, storico di riferimento della massoneria in Italia, risponde: «Non vedo quale interesse potrebbe avere la ’ndrangheta a inserirsi in logge massoniche spurie che non hanno contatti su base nazionale o internazionale con le obbedienze regolari. Anche quando si parla di P2, se ne parla in modo inesatto. La P2 non era affatto una loggia coperta. Era una loggia speciale affiliata al Goi con tre caratteristiche. Primo: l’iniziazione non avveniva in loggia. Secondo: non c’era diritto di visita ossia altri fratelli non potevano visitare la loggia. Terzo: non c’era obbligo di riunioni. Infatti la P2 non si è mai riunita. La loggia di Gelli era una replica della Propaganda massonica, costituita nel 1877 come vetrina e fiore all’occhiello del Goi tanto che i fratelli erano dispensati dal pagare le quote. Anche la P2 aveva capitazioni ridicole. Il cantante Claudio Villa versava 2 mila lire all’anno e lo scrittore Roberto Gervaso 60 mila. Erano somme piccole anche negli anni Settanta».

Ingiustizia massonica

La giustizia interna alla massoneria, esercitata in parallelo con quella dello Stato o “profana”, è un tema chiave dello scontro. Per quanto i giuramenti sulle costituzioni dei liberi muratori siano abbinati alla dichiarazione di fedeltà alla Costituzione della Repubblica e alla presentazione di certificati giudiziari e di carichi pendenti, l’indulgenza della giustizia massonica è un dato di fatto. Il timore è che questa inclinazione al perdonismo si estenda alle aule dei tribunali ordinari quando un fratello giudica un fratello o alle commissioni parlamentari quando un fratello scrive una legge che può favorire altri fratelli.

Anche su questo i Gran Maestri, alle domande di Rosy Bindi, hanno dato una risposta compatta: nelle logge non ci sono magistrati, che non possono starci pena censura del Csm, e non ci sono parlamentari.
Dipendenti pubblici sì, militari sì, professionisti in abbondanza e persino qualche sacerdote, ma nessuna traccia degli oltre 100 deputati e senatori che furono trovati negli elenchi della P2.

E i santisti? Mai sentiti nominare, hanno risposto compatti i Gran maestri a proposito degli esponenti riservati del crimine organizzato. Nemmeno del progetto separatista al Sud, durante la transizione fra Prima e Seconda Repubblica, si è parlato direttamente nell’aula della Commissione a palazzo San Macuto. Se ne stanno occupando i magistrati fra Sicilia e Calabria tirando le fila di una tradizione che inizia con il massone Andrea Finocchiaro Aprile, antifascista e leader indipendentista, figlio di Camillo, carbonaro, massone e ministro del Regno.

Anche sui picciotti ordinari di Cosa nostra e ’ndrangheta la giustizia massonica è stata piuttosto pigra. A fronte dell’emergenza mafiosa, Raffi e Binni hanno demolito in 17 anni tre logge nel reggino (Caulonia, Brancaleone, Gerace) e una nel Lazio, per insufficienza di iscritti. Un altro caso è significativo. Nel 1992, mentre reggeva il Goi, Di Bernardo ha abbattuto la Rispettabile Loggia Colosseum di Roma, creata nell’immediato dopoguerra per accogliere gli agenti della Cia operativi in Italia. Il più noto era Frank Gigliotti, calabrese emigrato negli States.
Anche Binni ha chiuso alcune logge degli Alam in Sicilia, per questioni amministrative: non pagavano le quote in polemica con il Gran Maestro.

È un bilancio striminzito e, in materia di giustizia massonica, Di Bernardo ha confermato all’Antimafia che la condanna è un caso straordinario. In genere, si censura, magari si sospende. «Alla fine, tutti assolti». Le due eccezioni note sono quelle di Gelli, cacciato dopo lo scandalo P2 con un processo giudicato sommario e scorretto dallo stesso Di Bernardo, e Amerigo Minnicelli da Rossano (Cosenza), promotore di una lettera a Raffi nell’ottobre 2011 dopo l’inchiesta penale Decollo Money (riciclaggio e narcotraffico fra Italia e San Marino), che coinvolgeva l’imprenditore massone calabrese residente in Umbria Domenico Macrì.

A fine gennaio Minnicelli ha consegnato all’Antimafia la lettera, firmata da altri trenta fratelli dissidenti rispetto alla gestione del numero uno regionale Marcello Colloca. L’Espresso ha potuto leggerla. Nella lista delle richieste a Raffi, che includono la consegna delle liste alla Direzione distrettuale antimafia, risalta il punto 3: «Non accada che i fratelli vengano “risvegliati” in Orienti diversi da quelli di loro provenienza».

Tradotto in linguaggio profano, si sottolinea la fluidità eccessiva nei passaggi da una loggia all’altra di iniziati che hanno avuto problemi con la giustizia ordinaria o massonica. Né è pensabile che gli agenti segreti della Colosseum si siano iscritti alla bocciofila di quartiere dopo l’abbattimento della loggia da parte di Di Bernardo.
L’ex Gran maestro del Goi e della Gran loggia regolare d’Italia, unica riconosciuta dalla Gran Loggia Madre di Inghilterra fondata tre secoli fa (1717), è uno dei quattro testimoni-chiave della Procura di Reggio Calabria, guidata da Federico Cafiero de Raho, nella sua inchiesta per associazione segreta ribattezzata Gotha dopo l’unificazione di cinque procedimenti (Fata Morgana, Araba Fenice, Sistema Reggio, Rhegion e Mammasantissima). Gli altri quattro sono tre collaboratori di giustizia siciliani: Tullio Cannella, Gioacchino Pennino e Antonio Calvaruso, che ha indicato il boss Leoluca Bagarella come uno dei pochissimi in Cosa nostra a conoscere la componente apicale segreta, e unificata, del crimine calabro-siculo infiltrato nei templi dei liberi muratori.

Di Bernardo, 76 anni, è stato pubblicamente criticato dal successore Venzi per non avere tentato di ripulire il Goi dall’interno. Di sicuro ha molto da rievocare dei suoi 55 anni di militanza frammassonica. Ne ha dato prova all’antimafia parlando di un fallito traffico d’armi con il presidente del Togo, che al tempo era Gnassingbé Eyadéma, massone come molti leader della cosiddetta Françafrique. Il business sarebbe stato gestito dal suo predecessore alla guida del Goi. In audizione Di Bernardo non lo ha mai nominato ma è Armando Corona, il professionista cagliaritano chiamato a guidare il Grande Oriente dopo lo scandalo P2.

Corona è scomparso nel 2009, quattro anni dopo Eyadéma. Ma i Fratelli d’Italia sono spesso coltelli, da vivi e da morti.

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