Le scelte di Trump. I militari russi sono giunti alla conclusione che Washington stia preparando un attacco nucleare a sorpresa sulla Russia
di PAUL CRAIG ROBERTS
globalresearch.ca
Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, è la speranza dell’umanità, o, meglio, la speranza di quella parte dell’umanità consapevole dei rischi conseguenti la provocazione di un conflitto tra potenze nucleari. Per due decenni i regimi di Clinton, George W. Bush e Obama hanno lanciato bastoni, pietre e parole minacciose all’orso russo. Gli Stati Uniti hanno fatto fallire e si sono ritirati dagli accordi sulla sicurezza che avevano stipulato e hanno aggravato le minacce alla Russia effettuando manovre militari alle sue frontiere, dopo aver messo in atto un colpo di stato in Ucraina, da secoli una provincia russa, e lanciato un continuo flusso di false accuse contro Russia.
Il risultato di questa politica irresponsabile, sconsiderata e avventata verso la Russia è stato l’annuncio da parte dell’alto comando russo, qualche settimana fa (ignorato dai media statunitensi), che i loro pianificatori militari hanno concluso che Washington stia preparando un attacco nucleare a sorpresa sulla Russia
Questo è l’evento più allarmante della mia vita. Ora che quel manicomio criminale di Washington ha convinto la Russia che il paese è nei piani di guerra di Washington, essa non ha altra alternativa che prepararsi a colpire per prima. Continua a leggere






Roma, 30 lug – È bufera su David Parenzo, 
Il termine “leggenda nera” indica un filone letterario di propaganda storica contro la Spagna, in particolare verso il colonialismo e l’Inquisizione, nato in ambienti del protestantesimo e dell’illuminismo.
otenti. Settantadue anni Rodrigo Duterte detto il “Punitore” dal giugno scorso è presidente delle Filippine e non si può dire che in questi 14 mesi non abbia mantenuto le promesse. L’ultima è di qualche giorno fa, durante il secondo discorso sullo stato della Nazione: «Se dovesse servire farò bombardare dall’aviazione le scuole nelle aree tribali perché lì si insegna la ribellione». Nulla rispetto a quando ha insultato il presidente Obama («Non sono un pupazzo dell’America. Te lo assicuro, figlio di puttana») oppure tutta la conferenza episcopale filippina («Figli di puttana, le chiese dovrebbero chiudere»).