L’ISTAT rivela che il femminicidio non esiste

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Parlare di femminicidio in tv e sui giornali serve solo a svilire la figura maschile, dipingendola come violenta e pericolosa, con l’intento di andare a intaccare il legame uomo/donna e distruggere dall’interno la famiglia
di Alba Mustela

(LETTURA AUTOMATICA)
Il problema del femminicidio, così come ce lo hanno dipinto, non esiste. Esiste l’omicidio, che è un’azione gravissima a prescindere dal fatto che porti alla morte di un uomo oppure di una donna.
Il cosiddetto “femminicidio”, che ha meritato pure l’introduzione di un neologismo coniato da Maria Marcela Lagarde, è un fenomeno massmediatico creato ad hoc: si parla con insistenza di un argomento, al fine di far credere alla gente che sia un’urgenza nazionale. E solitamente la gente ci crede. È lo stesso stratagemma utilizzato con le vaccinazioni: bisogna convincere li italiani dell’urgenza di introdurre i vaccini obbligatori? Parliamo a più riprese di persone che contraggono il morbillo o simili…

I REALI CONFINI DEL FENOMENO
Sulle colonne di ProVita abbiamo parlato molto del femminicidio, chiarendo i reali (… numerici!) confini del fenomeno e specificando come il numero degli omicidi riguardasse per circa i due terzi uomini – talvolta anche uccisi da donne, ma il “maschicidio” pare non abbia appeal mediatico… – e come, al tempo stesso, non tutti gli omicidi compiuti nei confronti di donne potessero rientrare nella fattispecie del “femminicidio” compiuto per mano violenta di un partner o ex partner che lo fa per motivi legati al sesso di appartenenza.
Forse per molti, nel fare questo, eravamo degli insensibili visionari, poco inclini alle quote rosa. Eppure in questi giorni sono stati pubblicati i numeri dell’Istat e, ohibò!, avevamo ragione. Continua a leggere

L’educazione sessuale approvata dall’UNESCO

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Obiettivi di sviluppo sostenibile? In realtà si spinge per la diffusione planetaria di contraccezione e aborto
di Costanza Miriano

(LETTURA AUTOMATICA – con voce umana)
Non sono riuscita a leggere per intero le nuove Linee Guida Tecniche internazionali all’educazione sessuale approvate dall’Unesco. Non perché siano in inglese – è quell’inglese piatto e con pretesa di scientificità che non è difficile da capire neppure per me – ma perché mi fanno venire il mal di pancia. A cominciare dal titolo: “un approccio basato sulle prove”.
Altro che prove. Difficilmente ho letto qualcosa di così ideologicamente orientato, travestito però da scienza: una serie di giudizi apodittici sulla materia più intima e delicata che si possa immaginare. La sessualità riguarda la persona e il suo sviluppo integrale, ed è quanto di meno tecnico si possa immaginare. E’ quanto di meno provabile scientificamente, è proprio una di quelle cose in cui non si può parlare di evidenza. Non si può insegnare una tecnica per vivere bene la sessualità. Si può cercare di contribuire a formare persone mature ed equilibrate, che sapranno donarsi a qualcun altro e riceverlo a loro volta in dono.
L’altra cosa che mi ha bloccato la lettura è quella scritta piccola, apparentemente asettica, un’intestazione lassù in alto a sinistra: “obiettivi di sviluppo sostenibile”. Sappiamo che nella neolingua “sviluppo sostenibile” rimanda alla diffusione planetaria di contraccezione e aborto, non sia mai che si insegnino i metodi naturali per una paternità e maternità responsabile: la massa è considerata al pari delle bestie. Continua a leggere

Il “Bus della Libertà” è sotto scorta!

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di Filippo Savarese

Caro Lettore,

Guarda coi tuoi occhi:

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Il Bus della Libertà di CitizenGO Italia contro il Gender nelle scuole, che dal 20 febbraio ha girato l’Italia sostando in 11 grandi città per regalare alle famiglie migliaia di Manuali per Genitori Protagonisti nelle Scuole, è dovuto entrare a Bologna scortato da PoliziaCarabinieriforze dell’ordine.

Di nuovo. Era già successo durante il primo tour nazionale, lo scorso settembre.

Hai capito in che tempi viviamo?

Per poter chiedere, semplicemente, di non confondere l’identità sessuale dei bambini, oggi, nel 2018, nel tempo della “democrazia“, dei “diritti civili” e della “tolleranza“, io e te dobbiamo essere difesi e protetti dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa.

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Abbiamo difeso la tua Libertà

Sì ma… difesi da chi? Dai collettivi di sinitra e LGBT che stavano occupando la piazza in cui avevamo il diritto di sostare.

Inizialmente siamo stati dirottati verso un altro luogo. Ma ci siamo opposti con tutte le forze: perché dei liberi cittadini non possono esercitare i loro diritti costituzionali (libertà di opinione ed espressione) per colpa di qualche scalmanato nullafacente?

Ci siamo opposti e, anche grazie all’intervento personale del Senatore Carlo Giovanardi, che ci ha raggiunti sul posto protestando accanto a noi, siamo stati finalmente scortati nella nostra piazza.

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Immagina la scena: il nostro pullman scortato in città in mezzo alle camionette della Polizia a sirene spiegate. E perché? Per chiedere il rispetto della Libertà educativa dei genitori… incredibile. Ma è così.

Il tour è poi proseguito per Cesena e Pescara, chiudendosi alla grande ieri a Roma.

Allora: abbiamo fatto un buon lavoro?

matteo, è il momento di fare un bilancio.

  • Il Bus della Libertà ha percorso quasi 4.000 Km in 8 giorni, sostando in 11 grandi città italiane (Reggio Calabria, Catania, Napoli, Livorno, Torino, Milano, Verona, Bologna, Cesena, Pescara, Roma);
  • Abbiamo incontrato centinaia di sostenitori, distribuendo migliaia di Manuali per Genitori Protagonisti nelle Scuole;
  • Le cronache del Bus sono state seguite da decine e decine di articoli sulla stampa locale e sul web;
  • Le nostre dirette Facebook hanno raggiunto, in totale, centinaia di migliaia di visualizzazioni.

RISULTATO?

Il secondo tour del Bus della Libertà è senz’altro la più vasta campagna anti-Gender mai condotta in Italia.

Un’avventura emozionante e straordinaria, affrontata principalmente per difendere i nostri valori comuni (miei e tuoi) e per dare voce al tuo pensiero, in un Paese in cui la nostra Libertà di pensiero ed espressione è sempre più minacciata e violata, come abbiamo dimostrato.

UN GRANDE APPELLO FINALE

Come hai visto con i tuoi stessi occhi, CitizenGO ha messo in questa campagna cuorementeenergie e passione. Con fatica e sacrificio. Sopportando le avversità delle amministrazioni e dei collettivi ostili (e quelle del clima!).

Abbiamo affrontato tutto ciò gettando il cuore oltre l’ostacolo. Siamo fieri di quel che abbiamo fatto, e di averlo fatto per dare voce a te, ai tuoi valori, a ciò che ti sta più a cuore. 

 

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Siamo rassegnati a non contare nulla: il vuoto elettorale e le guerre in Medio Oriente

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di Alberto Negri

Siamo rassegnati a non contare nulla: il vuoto elettorale e le guerre in Medio Oriente

Fonte: Alberto Negri

Comprendere il groviglio di interessi delle potenze in conflitto Medio Oriente e lungo l’arco della crisi che arriva fino all’Asia è un’impresa perché gli stati e gli attori coinvolti sono avviluppati in alleanze contradditorie: la stessa fondamentale relazione amico-nemico è diventata mutevole e in certi casi quasi indistinguibile. Sembrano cose lontane ma se seguiamo il filo rosso degli eventi vediamo come queste vicende ci coinvolgano direttamente, anche qui in Italia, dove ci si accoltella, in senso vero o figurato, per vicende elettorali prive di qualunque interesse tattico e strategico. Come se fossimo rassegnati a non contare nulla e invece portiamo anche noi pesanti responsabilità.

La lotta al terrorismo, sbandierata per anni, si rivela, ogni giorno di più, una tragica presa in giro. Arabia Saudita, Turchia e Cina, in questi giorni stanno tentando di fermare l’iniziativa americana di mettere il Pakistan sulla lista dei Paesi finanziatori del terrorismo dopo che Washington ha congelato gli aiuti Usa a Islamabad. I pakistani stanno inviando nel Golfo un migliaio di soldati per appoggiare i sauditi nell’interminabile guerra in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi, la Cina ha un contingente in Pakistan di 12mila uomini a protezione dei suoi porti mentre la Turchia è storicamente legata a Islamabad da rapporti economici e militari.

Ma oltre a questi evidenti interessi c’è ben altro. L’Arabia Saudita ha finanziato per anni i gruppi jihadisti in funzione anti-iraniana, è coinvolta più o meno direttamente nell’11 settembre, mentre la Turchia di Erdogan manovra migliaia di jihadisti nella guerra anti-Assad. Il Pakistan è stato per un decennio insieme ai sauditi l’alleato chiave degli Usa nella guerra contro l’Urss in Afghanistan ma è anche il Paese che ha ospitato la latitanza di Osama bin Laden e sostiene i gruppi talebani e jihadisti in Afghanistan contro la coalizione a guida americana. Continua a leggere

Erdogan re del Mediterraneo. Eni costretta a lasciare Cipro

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di Gian Micalessin

Erdogan re del Mediterraneo. Eni costretta a lasciare Cipro

Fonte: Il Giornale

Sconfitti e umiliati. A far girare il bollettino della disfatta italiana ci pensa il governo di Nicosia annunciando che Saipem 12000, la nave da ricerca dell’Eni bloccata dalla marina militare turca al largo di Cipro è «costretta a tornare indietro».
Un eufemismo dietro il quale si nasconde la triste realtà di un Mediterraneo assoggettato alla volontà del sultano Erdogan. Un sultano che ci ha imposto con prepotenza politica e tracotanza militare l’abbandono di quel blocco 3 della zona economica esclusiva di Cipro dove l’Eni era impegnata a cercare nuovi pozzi di gas su mandato di Nicosia. Un sultano contro il quale non hanno trovato il coraggio di alzare la voce né l’Italia, né l’Europa, né l’Onu. Ma partiamo dall’Eni. Prenderla a esempio della debolezza dell’Italia è fuori luogo.

L’Eni è sicuramente lo scrigno di molti e importanti interessi nazionali. E le sue prospezioni e le sue ricerche contribuiscono a garantire il fabbisogno energetico nazionale. Ma l’Eni è soprattutto un’azienda e deve render conto in primis ai suoi azionisti. Il piratesco arrembaggio di una Turchia pronta a muovere le sue fregate e a decretare un blocco navale mascherato da esercitazione militare costava all’Eni circa 600mila dollari al giorno. Proseguire in questa situazione in assenza di assicurazioni politico-diplomatiche da Roma – e soprattutto da Bruxelles e dall’Onu – veri garanti della legittimità della Zona Economica Esclusiva di Cipro – era impossibile. Più i giorni passavano e più i costi diventavano insostenibili. Continua a leggere

Fake News, intervista a Enrica Perucchietti: “Sempre più vicini allo psicoreato”

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di Enrica Perucchietti

Fake News, intervista a Enrica Perucchietti: "Sempre più vicini allo psicoreato"

Fonte: Redazione Web Macro

L’ultimo libro di Enrica Perucchietti può essere considerato un vero e proprio grido d’allarme. Parliamo di Fake News (Arianna Editrice), che si avvale della prefazione di Marcello Foa. La battaglia in corso contro le cosiddette fake news è, in realtà, per Perucchietti un ulteriore grande passo verso una forma moderna di psicoreato, voluta da forze governative che non accettano il pensiero controcorrente.

Un tema super-bollente soprattutto in questi tempi dove il termine fake news è diventato quasi di moda ma dietro ci sono realtà e nuovi rischi non sempre di facile interpretazione. Il libro intende essere una bussola proprio per capire meglio “chi e cosa c’è dietro”, come testimonia l’intervista che abbiamo fatto all’autrice.

Perché questo libro? Come autrice affermata, quali sono le esigenze che l’hanno portata a scrivere questo nuovo saggio critico?

Negli ultimi anni ho approfondito sempre di più il tema della manipolazione e del controllo sociale. L’attuale battaglia globale contro le fake news si inserisce in questo ambito: ritengo infatti che sia una forma di strumentalizzazione per convincere l’opinione pubblica a introdurre il reato d’opinione e soprattutto censurare l’informazione alternativa che si svolge soprattutto sul web. Il potere oggi, come il Grande Fratello orwelliano, sottomette le menti dei cittadini tramite il “controllo della realtà” e niente deve sfuggire alle maglie del suo dominio onnipervasivo. Il potere, cioè svuota le menti dei cittadini per riempirle con i propri contenuti: chi si oppone, chi dissente viene accusato di “psicoreato”. Nel libro, mostro come molte tematiche affrontate da Orwell in 1984 si sono o si stanno concretizzando.

Oggi chi non si allinea al pensiero unico e al politicamente corretto viene infatti perseguitato, rischia la censura e in futuro, grazie alle proposte politiche di cui parlo ampiamente nel libro, verrà punito con sanzioni se non addirittura con l’arresto. Continua a leggere

I violenti e le parole ambigue

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Segnalazione Arianna Editrice

di Ernesto Galli Della Loggia – 25/02/2018

I violenti e le parole ambigue

Fonte: Corriere della Sera

«Noi condanniamo qualsiasi violenza e da qualsiasi provenienza. Però non possiamo fare a meno di ricordare che l’Italia è una Repubblica fondata sull’antifascismo, che la nostra Costituzione è antifascista». Queste a un dipresso le parole di tanti esponenti dello schieramento di sinistra a commento dei gravissimi incidenti di Torino e in genere di quanto sta succedendo in molti luoghi d’Italia. Parole che per l’appunto ruotano intorno a una formula in questi giorni sentita e risentita: la nostra è una Costituzione antifascista.

Sta bene. Si dà il caso però che la storia — la storia ripeto e non già le nostre opinioni personali — dovrebbe farci chiedere: antifascista sì, ma di quale antifascismo? Come infatti sa chi ha letto qualche libro, la storia registra molti avvenimenti che non possono non porre qualche problema di contenuto quando si adopera il termine antifascismo. Erano certamente antifascisti, ad esempio, quelli che in Spagna incendiavano le chiese e passavano per le armi preti, anarchici e trotzkisti. Erano antifascisti quelli che nel 1939 pensavano che l’Unione sovietica avesse fatto benissimo ad annettersi i Paesi baltici e mezza Polonia dopo essersi messa d’accordo con Hitler, così come lo erano quelli che sul nostro confine orientale dal ’43 al ’45 gettarono qualche migliaia di italiani nelle foibe.

Antifascisti e per di più partigiani erano pure quelli dalla cui associazione (l’Anpi), non condividendone le idee di fondo, si staccarono i partigiani cattolici prima e poi quelli azionisti guidati da Parri nel 1948-49. Ancora: antifascisti a diciotto carati erano pure quelli che negli anni ‘50 non esitavano a definire «nazisti» gli Stati Uniti mentre non riservavano una sola parola di solidarietà, neppure una, agli antifascisti cecoslovacchi o ungheresi, solo pochi anni prima loro compagni nella Resistenza e ora mandati sulla forca con le accuse più inverosimili e infamanti dai regimi comunisti stabilitisi nei loro Paesi. E non si sono sempre proclamati antifascisti — a loro dire anzi del più «coerente» antifascismo — i terroristi delle Brigate rosse e di altre organizzazioni consimili? Continua a leggere

Spagna: l’ideologia gender divide la galassia protestante

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Segnalazione Corrispondenza Romana

Protestanti divisi in Spagna sull’ideologia Lgbt: da una parte i fautori della linea «inclusiva», dall’altra quelli della linea «biblica».

Tra i primi si collocano gli evangelici, che sono un po’ i “decani” del protestantesimo iberico, essendo stati fondati nella seconda metà del XIX secolo, e che rappresentano l’unione di gruppi storici come quelli di presbiteriani, metodisti, luterani e congregazionalisti. Hanno accolto con grande entusiasmo l’ideologia gender ed altri principi cardine del modernismo spinto.

Contro tale presa di posizione si pongono battisti, pentecostali, carismatici e avventisti, che insieme rappresentano poi il contesto più numeroso, in stretti legami con Stati Uniti e America Latina: loro sono decisamente contro l’ideologia gender in nome della dottrina biblica, che condanna con grande chiarezza gli atti omosessuali tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento. Per questo vengono bollati di «fondamentalismo» e di «conservatorismo retrogrado» dagli evangelici.

Lo scontro divenne evidente nel 2014, quando il Consiglio Evangelico di Madrid avviò le procedure per espellere quanti fossero pro-Lgbt, come gli evangelici, pur figurando loro tra i fondatori di tale organismo. In un’intervista concessa al blog Homoprotestantes (un nome che è tutto un programma, è il caso di dirlo), la “pastora” Esther Ruiz accusò il Consiglio Evangelico di «inquisizione» e di discriminazione verso una «chiesa plurale», quale quella da loro promossa col sostegno anche degli anglicani spagnoli, che si opposero all’espulsione degli evangelici, atto che, secondo loro, avrebbe scordato il «pluralismo proprio del protestantesimo e delle chiese della Riforma». Continua a leggere

LA RISPOSTA di Mosca ALLA STRAGE DEI RUSSI IN SIRIA

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di Maurizio Blondet

LA RISPOSTA di Mosca ALLA STRAGE DEI RUSSI IN SIRIA

Almeno due Su-57 (l’aereo di quinta generazione, l’F-35 russo, con una differenza: che funziona) sono apparsi sulla pista di Hmeinim da mercoledì.  Insieme a:  quattro Su-25 da appoggio tattico ravvicinato, quattro Su-35 d’interdizione aerea, e un a-50U di  sorveglianza e controllo dello spazio aereo.

Istruttive le reazioni Usa alla comparsa – dovremmo dire all’apparizione – del Su-57  nel teatro operativo. Il Pentagono: “La Russia non sta rispettando l’annunciato ritiro delle sue forze”  (sic), ma beninteso il Su-25  non…CONTINUA SU: https://www.maurizioblondet.it/la-risposta-mosca-alla-strage-dei-russi-siria/

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