Caso Maniero, intervista ad Alessandro Ambrosini

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Risultati immagini per felice manieroScritto e segnalato da Marco Milioni

Signori salve, forse vi potrà interessare questa video-intervista ad Alessandro Ambrosini, ideatore di Nottecriminale.news, realizzata dal sottoscritto durante la giornata di ieri. Nel link in alto trovate il collegamento alla pagina del mio blog in cui la riassumo. Nel link più in basso trovate il collegamento al mio canale YouTube in cui è presente il filmato vero e proprio. Continua a leggere

Londra è sempre meno british e si arrende all’islamizzazione

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di Lorenzo Formicola

«Trasformerò la capitale in un faro dell’islam», fu il motto elettorale del socialista Ken Livingstone nel 2012. Forse non è stato completamente merito suo, ma si può dire tranquillamente che a oggi l’obiettivo è stato raggiunto con successo. La Gran Bretagna ha la terza maggior popolazione musulmana nell’Unione europea, dopo Francia e Germania. I musulmani hanno ormai superato, infatti, anche la soglia dei 4,1 milioni. Il paradigma di una tale crescita ha tre uscite: immigrazione, alto tasso di natalità e disinvoltura nella conversione all’islam. I musulmani si sono integrati nella società inglese semplicemente occupandola. Importando e imponendo costumi, usi e leggi la diffusione della sharia sembra inarrestabile. E Londra è lo specchio di questo scenario a cominciare dal suo sindaco.

L’Inghilterra è un Paese che si è rifatto il trucco per non migliorare. In viso infatti non ha semplicemente i segni del tempo, ma gli sfregi di una identità mortificata. E lo sfruttamento sessuale dei bambini britannici da parte di gang islamiche è solo una parte del problema. A prendersi la briga di spulciare le pagine di cronaca degli ultimi dodici mesi, è una nazione svilita quella che si incontra, incamminata verso il nulla che avanza. Continua a leggere

I civili scappati dalla Goutha: “noi prigionieri di ribelli”

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ESCLUSIVA DE IL GIORNALE

(Hamoryah) È un fiume in piena.  Sgorga dalle rovine, si fa largo tra le macerie, sprofonda nei crateri di missili e granate. Risale spingendo bimbi in lacrime, piegati sotto il peso di zaini stracolmi. Trascina vecchi smunti ed emaciati aggrappati alla vita e alle grucce. Sospinge donne incinte coperte di nero e fatica, ripiegate su pancioni ormai troppo pesanti. Rimorchia feriti e malati appoggiati su carriole mosse a braccia in questa gruviera di distruzione. È l’esodo. È la fuga. È la fine della loro guerra. Quanti saranno? Cinquemila? Ottomila? Quindicimila? Chi lo sa è bravo.

Il numero vero forse non lo scopriremo mai. Di certo sono tanti. Tantissimi. Arrivano tutti da Hamoryah,  la cittadina della Ghouta orientale  controllata dai militanti della cosiddetta Legione Rahman. A parole era uno dei gruppi ideologicamente meno estremisti all’interno di quell’oceano islamista e jihadista che da sei anni controllava le campagne, i villaggi e le fattorie di questo immenso sobborgo orientale di Damasco abitato da 400mila civili.

Ma quell’immagine di forza laica strutturata principalmente su base militare ha poco a che fare con la realtà. Nei fatti  la Legione Rahman è  da sempre uno stretto alleato di Tahrir al Sham, l’alleanza guidata da Jabhat Al Nusra che rappresenta la coalizione delle forze legate ad Al Qaida. E con  Al Qaida  ha collaborato e combattuto per mantenere il controllo di Hamoryah e dei villaggi circostanti. Continua a leggere

Aiutaci a salvare Michelino!

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Segnalazione di Toni Brandi

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Circolo Cattolico Christus Rex,

ecco la breve ma straordinaria storia di Michelino…

La sua storia inizia con un lampo di luce. Davvero: nell’istante della fecondazione dell’ovulo nel grembo materno, viene sprigionata una luca stupenda, visibile con il microscopio.

Dopo solo tre o quattro settimane, il cuore di Michelino si forma e inizia a battere.

A dieci settimane Michelino è grande quasi cinque centimetri. Tutti i suoi organi sono formati. Qualche volta si succhia il pollice come i bambini amano fare (e siamo ben prima del limite di 13 settimane entro il quale – nella pratica – si può abortire il bambino per qualsiasi motivo!). Nel grembo Michelino si abitua alla voce della mamma.

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Michelino si sente al sicuro, ma…

Uno strumento freddo, estraneo, pungente può porre violentemente fine per sempre alla storia di Michelino.

Aiutaci a salvare Michelino, facendo in modo che nasca e trovi il caldo abbraccio di sua mamma!

Ovviamente “Michelino” rappresenta tutti i bambini nel grembo. Rappresenta in particolare i bambini, minacciati dall’aborto, che aiuteremo con la campagna nazionale di ProVita in difesa dei nascituri.

Rappresenta i bambini che tu potrai aiutare se decidi di unire il tuo contributo (anche piccolo, di 5 o 10 euro) a quello di tante persone attive, convinte e generose, le quali hanno deciso di aiutarci ora a combattere la cultura della morte.

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UE al contrattacco: “Risponderemo con fermezza a dazi Usa”

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UE al contrattacco:

Contro il protezionismo annunciato dal presidente americano Donald Trumpla Commissione europea sta preparando gli Stati membri a una guerra commerciale a tutto campo senza esclusione di colpi. Lo dice un rapporto della stessa autorità europea secondo cui gli stati membri sono “troppo ottimisti” sulle possibilità di ottenere un’esenzione dalle tariffe imposte Trump su acciaio e alluminio.

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Cinquestelle e Lega? Sono partiti “solidi” e vecchio stile (e vincono le elezioni per questo)

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Segnalazione Linkiesta

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Cinquestelle e Lega? Sono partiti “solidi” e vecchio stile (e vincono le elezioni per questo)

Il partito liquido è stata un’invenzione dei Veltroni nel 2008 e sembrava un’idea rivoluzionaria (ma anche il Cavaliere aveva questa idea di partito). Con le ultime elezioni, invece, si sono affermati i partiti “solidi”: Lega e M5S. (di Flavia Perina, LEGGI)

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“Ecco le persone da colpire”. La lista choc degli antifascisti

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Un blog antagonista emiliano indica politici e sedi di partiti del centrodestra. Esplose le prime bombe. Bignami (Fi): minacce serie

di Giuseppe De Lorenzo

«Si levino di torno, o li leveremo noi». La minaccia, neppure troppo velata, è contenuta nel blog antagonista «Emilia Antifascista», dal sottotitolo di trumpiana memoria ma in salsa partigiana: «Making Emilia Red Again».

Rendere l’Emilia di nuovo rossa. L’intimidazione potrebbe essere derubricata a vaneggiamento di qualche invasato, se non fosse che gli stessi centri sociali hanno diffuso un dettagliato dossier con nomi, cognomi, indirizzi e movimenti di tutte le realtà di destra tra Modena, Reggio Emilia, Carpi e Bologna. Una vera e propria caccia alle streghe contro chi non la pensa come loro. Compresi parlamentari, consiglieri comunali e normali cittadini.

Il dossier ricorda troppo da vicino i tetri schedari redatti da Avanguardia Operaia negli anni di piombo. Allora i «compagni» misero insieme 10mila cartelle con foto e dati di presunti militanti neofascisti. Oggi gli antagonisti fanno lo stesso, fornendo online puntuali descrizioni sulle attività non solo di gruppi di estrema destra come Forza Nuova e CasaPound. Ma anche di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e associazioni studentesche varie. L’obiettivo? Creare una «mobilitazione sempre più partecipata contro la presenza neofascista» in Emilia. Mobilitazione che, stando a quanto scritto nel blog, prevede la realizzazione di «azioni violente che si possono ritenere giuste a livello strategico». Tradotto: picchiare un «camerata» non è reato. Continua a leggere

Merkel, Macron a fianco della May: guerra alla Russia!

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di Maurizio Blondet

Il governo Merkel si è schierato a fianco di Londra nell’accusa alla Russia di aver avvelenato l’ex spia Skripal. Anzi è stato il primo del nuovo governo di grande coalizione. La ministra della difesa, Ursula von der Leyen: “Ora è fondamentale che si sia fermamente a fianco degli inglesi”. Secondo DWN, ciò serve a preparare il pubblico tedesco a nuove e più gravi sanzioni contro Mosca, non solo economiche ma politiche, in modo da fare della Russia uno stato-paria. Anche Macron si è schierato. Ovviamente, Nikki Haley. Ci sono i segni che l’Occidente si prepari ad espellere la Russia dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che l’Unione Sovietica guadagnò con la sanguinosa vittoria della seconda guerra mondiale.
Quanto all’agente nervino che la May accusa i russi di aver usato, il Novichok, esso è stato prodotto da un chimico russo fuggito in USA dal 1994, Vir Mirzanyanov. Che ha pubblicato la formula nel libro autobiografico, “State Secrets: An Insider’s Chronicle of the Russian Chemical Weapons Program” (2008) in cui racconta come eroicamente si è opposto al potere di Putin fuggendo all’estero..

L’inventore.

 

 

La formula pubblicata dall’inventore

 

 

Oggi, intervistato dagli Stati Uniti dove, in località imprecisata, abita in una villa da un milione di dollari, ha dichiarato: “L’hanno fatto i russi. Solo loro hanno sviluppato questa classe di nervini. O qualcuno che ha letto il mio libro.

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“Only Russia could be behind the “, says the Inventor and former Russian chemist Vil Mirzayanov in a TV interview from his $1 mln. home in the US.

Il punto è che la Organization for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW), ossia l’ente sovrannazionale che controlla gli armamenti chimico-biologici, nel 2013 espresse dubbi sull’esistenza stessa del Novichok e il suo Tavolo di Consulenza Scientifico sconsigliò di mettere le componenti indicate da Mirzayanov nel suo libro, nell’elenco dei precursori da assoggettare alla proibizione e controllo di produzione.
Ancora nel 2016 il dottor Robin Black, capo del Detection Laboratory di Porton Down, il centro britannico di produzione di agente per la guerra chimica, ha pubblicato in una rivista scientifica un articolo in cui sosteneva che la stessa esistenza del Novichock era ben poco certa, basandosi solo sulle asserzioni del suo inventore presunto, il sullodato Mirzayanov. Continua a leggere

Il grande sconfitto è il mito europeista

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di Gianpasquale Santomassimo

Il grande sconfitto è il mito europeista

A tutti quelli che fanno analisi molto complicate e politicistiche, che ritengono che un certo partito abbia perso barcate di voti per una parolina sbagliata in tv, per un obiettivo errato nel programma, per quel candidato indigesto ecc., va ricordata una semplice verità: che il grosso dell’elettorato si orienta e ragiona in maniera molto più semplice. Se la «sinistra» è divenuta indigesta e invotabile agli occhi degli elettori questo si ripercuoterà a raggi concentrici, da Renzi a Grasso e ancora più a sinistra.

Le distinzioni che gli appassionati di politica fanno, spaccando il capello in quattro, non hanno alcun valore e non sono intellegibili per l’elettore comune. Si tratta di capire perché vi sia stato un rigetto così ampio e probabilmente definitivo di ciò che è stato considerato «sinistra» negli ultimi decenni. Un fenomeno non sorprendente, e che viene da abbastanza lontano, da un’inversione di ruoli e di rappresentanza di ceti e di stili di vita, raffigurato plasticamente da tutte le analisi del voto degli ultimi anni, che hanno contrapposto benestanti soddisfatti dei centri cittadini a popolo delle periferie che esprimeva un bisogno al tempo stesso di ribellione e di protezione.

Non è che mancassero offerte di sinistre possibili, anche molto variegate, se pure di scarsa qualità: a questo punto è mancata la domanda di sinistra, diciamo. Tutta la sinistra (moderata, radicale, antagonista) è stata percepita e giudicata dall’elettorato come parte integrante di un sistema da cambiare.

Assistiamo anche in Italia all’inabissamento della sinistra liberal che era stata a lungo egemone con la sua visione del mondo. La stessa cosiddetta «sinistra radicale» era stata null’altro che l’ala estrema di questa ideologia diffusa, sensibilissima alle tematiche dei diritti civili e delle battaglie «umanitarie», di fatto inerte sul terreno dei diritti sociali.

E anche complice della costruzione del mito europeista, che è sullo sfondo il grande sconfitto di questa consultazione. Parte integrante dell’establishment europeista il Pd, molto spesso ascari della «più Europa» i suoi critici di sinistra.

Non solo euro e regole ci troviamo di fronte, ma anche una ideologia complessiva potentissima e pervasiva, un fronte politico e culturale vastissimo, convinto che «più Europa» sia la soluzione ai problemi che l’Europa stessa ha posto con la sua folle attuazione. Si tratterebbe di affrontare un lavoro di lunga lena per demistificare – come si diceva un tempo – le risultanze di una egemonia costruita con molti decenni di impiego massiccio di risorse culturali, mediatiche, economiche, ma che riposa su basi storiche e teoriche fragilissime, testimoniate da quell’imbarazzante documento che è passato alla storia come «manifesto di Ventotene».
Il problema dell’europeismo di sinistra è che ormai non è più soltanto ideologia sostitutiva di quelle novecentesche crollate nell’89 e non è più solo «religione civile» imposta ai sudditi dall’establishment. Ma ormai è religione vera e propria, con i suoi dogmi, i suoi atti di fede cieca e assoluta, il credo quia absurdum (credo perché è assurdo) e anche una dose massiccia di sacrifici umani. Cominciare almeno a porre il problema, discuterne apertamente e laicamente a sinistra, sarà sicuramente un fatto positivo (oltre che doveroso).

Senza ripensare tutto sarà impossibile ripartire. Non mi faccio grandi illusioni, la Repubblica continuerà a delirare su populismo e «sovranismo», la sinistra continuerà a trattare da fascisti e razzisti le masse popolari che esprimono disagio per le loro condizioni di vita, continuerà a discettare di «ossessioni securitarie» e a immaginare che il “multiculturalismo” sia un pranzo di gala privo di lacerazioni e drammi. Si lascerà alla destra la difesa dell’interesse nazionale, e perfino l’esercizio della sovranità costituzionale per la quale avevamo votato il 4 dicembre del 2016.

«Non ci interessa la sovranità nazionale, siamo internazionalisti» dichiara la dirigente di una lista elettorale che ha preso l’1,1%. Ci si chiede da quando questa posizione, che ignora perfino il significato delle parole, e che sarebbe impossibile spiegare ai cubani, ai vietnamiti, ma anche ai curdi e a qualunque altro popolo, sia diventata luogo comune nella sinistra italiana.

Anziché evocare il Popolo bisognerebbe cominciare almeno a parlarci. Quando ci si deciderà a farlo non sarà mai troppo tardi.

Fonte: Il Manifesto

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