Le decine di diplomatici russi espulsi. Cosa c’è dietro?

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di Maurizio Blondet

Quando il governo USA espelle 60 diplomatici russi e 18 paesi europei, di cui 15 della UE, fanno altrettanto in una mossa clamorosa e concertata basata su  falsità –  la situazione è ovviamente gravissima.  Aspettarsi una minima spiegazione di “cosa c’è dietro” è prematuro. Certo è che chi “c’è dietro” è un potere enorme. Che ha uno scopo di rottura  totale fra Russia e Occidente.

Noi possiamo solo mostrare come il fraseggio usato da tutti i paesi UE per spiegare le espulsioni, anch’esso concordato, sia assurdo sul piano logico, diplomatico, e legale:

Donald Tusk: “E’ altamente probabile che la Federazione Russa sia responsabile di questo attacco [il supporto avvelenamento della spia Skripal] e non c’è altra spiegazione possibile”. Continua a leggere

F35 pronti a colpire nel Pacifico? Il messaggio degli Stati Uniti a Kim

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150115-F-JB386-037di Davide Bartoccini

A largo di Okinawa, gli F35 B dei marines inclinano i postbruciatori, fanno ruggire i motori e saltano dal piccolo ponte della nave d’assalto anfibia Uss Wasp. L’obiettivo è sempre lo stesso: mostrare ai potenziali antagonisti della regione del Pacifico la sconfinata potenza militare americana. E la Corea del Nord è sempre la prima della lista.

Nonostante la quiete apparente, una settimana prima dell’inizio delle consuete esercitazioni congiunte con l’alleato sudcoreano (Foal Eagle e Key Resolve), gli Stati Uniti hanno espresso la propria forza mettendo in mostra la loro arma più recente. Il cacciabombardiere di quinta generazione F35 Lightning II nella sua versione Stvol  –Short Take-Off and Vertical Landing – si è esibito in un’esercitazione di decollo e atterraggio che ha certificato l’operatività e la capacità offensiva anche se lanciato da un vettore navale che potrebbe incrociare a largo delle coste della penisola coreana.

Nonostante la delicata fase diplomatica attraversata dai due paesi – che sono in attesa di uno storico incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il dittatore nordcoreano Kim Jong Un – i caccia stealth della Usmc hanno dimostrato per la prima volta di poter decollare e atterrare nel bel mezzo del Pacifico dal minuscolo ponte dell’Lhd Wasp senza alcun problema. Gli F35, che hanno già partecipato ad esercitazioni intimidatoria in risposta ai test balistici voluti dal dittatore Kim decollando delle basi di terra giapponesi, sono menzionati come il principale “vantaggio” strategico detenuto dagli Usa nel teorico conflitto che potrebbe scoppiare con la Corea del Nord. Le loro capacità stealth gli permetterebbero di non essere rilevati dai radar di Pyongyang, che non sarebbe capace di intercettarli con le proprie difese antiaeree, quindi di frenare o fermare in alcun modo gli “strike” lanciati sulle piattaforme di lancio dei missili balistici o su ogni altra installazione militare (anche se non sarebbero loro, gli F35, i primi a colpire secondo i piani strategici).   Continua a leggere

Fico che va alla Camera in bus ci è costato 15mila euro di taxi

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A nostro avviso c’è differenza tra spreco e invidia sociale. Alle volte, quando si parla di politica, soprattutto a causa di chi ha alimentato l’anti-politica dimenticando di dire che meno dell’ 1% del debito è dovuto alle spese della politica, ci si dimentica del fatto che, come in ogni lavoro o professione, chi è bravo debba essere giustamente remunerato per quello che vale. Un ottimo politico potrebbe valere 20.000 euro al mese? A nostro avviso, sì. Un politico scadente? Certamente no. La meritocrazia prescinde dall’anti-politica. L’odio di classe o invidia sociale è robaccia di sinistra…(n.d.r.)

Roberto Fico, neo presidente della Camera, ha rendicontato spese per 15mila euro in taxi in cinque anni di legislatura

di Giuseppe De Lorenzo

Capitolo primo. Roberto Fico scende sorridente dall’autobus a Roma diretto alla Camera dei Deputati di cui è diventato la guida.

Immancabile la foto (prontamente pubblicata su Instagram) che fa il giro dei social network e aizza i sostenitori del sobrio presidente. Capitolo secondo. Sempre Roberto Fico su un mezzo, questa volta Trenitalia, direzione Napoli insieme alla compagna di vita: qualche passeggero lo ritrae col suo cellulare in seconda classe. “Non deve cambiare nulla da questo punto di vista – dice lui – per me molto è importante. Oggi in treno, seconda classe, taxi. Tutto deve rimanere semplice e umile”.

Lodevole, per carità. Sebbene qualcuno storca il naso per la terza carica dello Stato che viaggia assieme ai comuni mortali senza la sicurezza che si confà al ruolo istituzionale (non alla persona), la scelta di Fico è sostenuta da motivazioni politiche. “È la storia del Movimento”, ha detto di lui Luigi Di Maio. E la storia dei 5 Stelle è anche la lotta ai privilegi. È ovvio, tuttavia, che quella di Fico è soprattutto di una mossa di marketing. Il primo presidente dei Cinque stelle non può mica arrivare con la scorta e l’odiata auto blu. Almeno non subito. E così si è adeguato alla propaganda già usata da Renzi e Ignazio Marino con le loro biciclette. Il fatto è che i movimenti da deputato dell’onorevole Fico nell’ultima legislatura, quella passata, non sono stati del tutto gratuiti per i cittadini.

Ecco allora il capitolo terzo, di cui non si hanno fotografie pubblicate sui social. Mezzo protagonista: il taxi. Nei cinque anni di legislatura (2013 – dicembre 2017), il buon Fico ha speso oltre 15mila euro in auto bianca per spostamenti vari. Impossibile ricostruire in quali occasioni abbia chiesto il rimborso agli italiani (consultabili sul sito: tirendiconto.it), di certo lo ha fatto per una media di 281 euro a mese. Spicciolo più, spicciolo meno. Non una cifra sconsiderata, ma simbolicamente significativa. A questi vanno aggiunti anche altri curiosi pagamenti per i biglietti per il bus (e la metro) con cui oggi si fregia di essere arrivato alla Camera. A marzo 2017, per dire, si è preso la briga di rendicontare 1,50 euro di ticket dell’autobus. A maggio sono stati 4,50 euro e ad aprile 7,50. In totale fanno 677 euro e trenta centesimi. Un po’ pochi per chi – scrivevano oggi i cronisti – “non ha cambiato le abitudini” di viaggiare con Atac. Le ipotesi sono due: o si è fatto rimborsare solo alcuni dei biglietti acquistati (e il resto l’ha messo di tasca propria), oppure non è salito così spesso su un pullman.

A dire il vero su Fico già nel 2016 si abbattè una piccola polemica per il suo “telefono d’oro” e le bollette da 12mila euro. In fondo anche per l’alloggio le spese non sono state indifferenti nel suo mandato da “portavoce” grillino a Palazzo. A dicembre 2017 dei 7.582,50 euro dichiarati dal neo Presidente 1.400,00 euro se ne sono andati per il canone di affitto e altri 1.182,59 euro per “utenze, pulizie, manutenzione e altro”.

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Nolte: Stormy Daniels on ’60 Minutes’ Is the Al Capone’s Vault of Trump Scandals

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Segnalazione Breitbart

http://media.breitbart.com/media/2018/03/stormy-daniels-cbs-60-minutes.jpg

After weeks and weeks of relentless hype from the anti-Trump mainstream media, Sunday night’s 60 Minutes interview with ex-porn star Stormy Daniels ended up being the Al Capone’s vault of anti-Trump news.

TO BE CONTINUED:

http://www.breitbart.com/big-journalism/2018/03/26/fizzle-stormy-daniel-60-minutes-al-capones-vault-anti-trump-news/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=daily&utm_content=links&utm_campaign=20180326 Continua a leggere

“Facciamoli schiantare”: la folle strategia della sinistra che farà (ancora) la fortuna dei Cinque Stelle

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Segnalazione Linkiesta

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“Facciamoli schiantare”: la folle strategia della sinistra che farà (ancora) la fortuna dei Cinque Stelle

La sinistra ha perso a causa di un continuo atteggiamento snobistico verso il M5S. Cosa potrebbe accadere ora? Potrebbe succedere che qualcuno a sinistra coltivi l’dea di “lasciarli fare perché si vadano a schiantare”. Ecco, è quello che sta succedendo. (di Giulio CavalliLEGGI)

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Figlia in ospedale con islamica: il papà deve uscire dalla stanza

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In Austria sta facendo discutere il caso di un padre costretto a rinunciare a stare accanto alla figlia morente in ospedale perché la compagna di stanza è musulmana radicale e non accetta la presenza dell’uomo in stanza

di Luca Romano

L’integralismo religioso si trasforma in una punizione per il prossimo. In Austria sta facendo discutere il caso di un padre costretto a rinunciare a stare accanto alla figlia morente in ospedale perché la compagna di stanza è musulmana radicale e non accetta la presenza dell’uomo in stanza.

La figlia dell’uomo ha 20 anni ed è gravemente malata di sclerosi multipla e, nonostante ci fosse una tenda divisoria tra i due letti, il signor Robert Salfenauer è dovuto uscire. Già, perché quando la musulmana si è accorta della sua presenza ha cominciato a urlare. E non ha smesso nemmeno quando il padre della ragazza ha provato a parlare con la figlia dalla soglia, restando nel corridodio. Continua a leggere

Le ragioni politiche dietro i dazi di Trump

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di Alberto Cossu

Le ragioni politiche dietro i dazi di Trump

Fonte: Oltre Frontiera

La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di porre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio ha generato forti reazioni da parte di molti Paesi. In particolare gli Stati europei, con in testa la Germania, hanno invocato l’esenzione in nome dell’alleanza che lega gli USA all’Europa. La mossa di Trump, già anticipata dal tycoon newyorchese in campagna elettorale, arriva dopo un’indagine approfondita – richiesta nell’aprile del 2017 dallo stesso presidente – per accertare le cause dello squilibrio commerciale americano e predisporre opportune misure per ridurlo.

Siamo, infatti, di fronte a un atto di natura squisitamente “politica” che mira a proteggere gli Stati Uniti dal consistente squilibrio sovraproduttivo del comparto siderurgico generato prevalentemente dalla Cina. Pechino ha provocato la crescita delle importazioni e la conseguente distruzione delle imprese statunitensi del settore. Ciò, oltre a costituire un problema per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha compromesso la capacità produttiva indirizzata a servire le industrie strategiche del Paese, generando ricadute negative anche sui livelli occupazionali.

Secondo l’approccio neo-liberale, un Paese si specializza nelle produzioni in cui possiede un vantaggio comparato rispetto agli altri e, qualora non dovesse riuscirci, le produzioni declinano e scompaiono. Tale regola dovrebbe, dunque, valere anche per il settore siderurgico statunitense. Ma l’economia non è fatta solo di efficienza e produttività, in essa incidono anche ragioni politiche. Continua a leggere

Jobs Act: dal mito virtuale alla tragedia

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di Luigi Tedeschi

Jobs Act: dal mito virtuale alla tragedia

Fonte: Italicum

Del Jobs Act si parla assai poco: è un argomento obsoleto o occultato? Un mito virtuale renziano si è trasformato in una tragica realtà.

Dal 2015, anno in cui fu varata la riforma del lavoro denominata Jobs Act, sono stati assunti con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti un milione e mezzo di lavoratori. Tale normativa prevedeva, per i nuovi assunti nel 2015 l’esonero contributivo del 100% per le imprese. Imprese che hanno usufruito di un risparmio contributivo per 3 anni di 8.000 euro all’anno. Nel 2018 scade il periodo previsto per il totale sgravio contributivo e pertanto, a regime ordinario, il costo del lavoro per gli assunti con il Jobs Act si incrementerà del 25 – 30%.

E’ stato rilevato da un rapporto dell’Inps del luglio 2017, che in questo ultimo triennio circa 700.000 lavoratori sono fuoriusciti dalle imprese per dimissioni o licenziamento. Occorre infatti rilevare che contestualmente al varo del Jobs Act, è stato abrogato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. In caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore non ha più dunque diritto al reintegro nel posto di lavoro, ma solamente ad una indennità che può essere compresa tra i 4 e le 24 mensilità, a seconda dell’anzianità di servizio. E’ evidente che la abrogazione dell’art. 18 ha favorito la flessibilità in uscita e quindi ha incrementato la precarietà del lavoro. Aggiungasi poi che è stata rimodulata la normativa concernente la cassa integrazione: i licenziati delle nuove e ricorrenti crisi aziendali possono usufruire solo della NASPI, cioè del solo sussidio di disoccupazione.

Sono quindi venti meno con la recente riforma del lavoro, essenziali strumenti di protezione sociale per l’occupazione. Il progressivo smantellamento dello stato sociale è ormai un dato di fatto, verificatosi a seguito della liberalizzazione del mercato del lavoro. Continua a leggere

Gli hacker russi? In realtà sono occidentali

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di Fulvio Scaglione

Gli hacker russi? In realtà sono occidentali

Fonte: Fulvio Scaglione

Sbaglio io o sta saltando fuori che i famosi e onnipotenti hacker russi, quelli che avevano convinto gli americani a eleggere Donald Trump e gli inglesi a mandare a quel Paese l’Unione Europea, erano in realtà un tipo occhialuto nato a Londra nel 1975, laureato in Storia dell’Arte, cresciuto negli ambienti della pubblicità, approdato alla Strategic Communications Laboratories (azienda specializzata in analisi comportamentale e comunicazione) e da lì diventato direttore dell’affiliata Cambridge Analytica, che di nome fa Alexander (James Ashburner) Nix? Un tizio che di Russia non sa nulla e che, anzi, è diventato importante alla Strategic ecc. ecc. che lavora, tra l’altro per il Governo e per la Difesa del Regno Unito, che tanto amici della Russia non sono?

E sbaglio sempre io o forse l’altro hacker del Cremlino era il mitico Mark Zuckerberg, papà di Facebook, che sapeva o magari non sapeva a che cosa servivano quelle decine di milioni di profili che Cambridge ecc. ecc. scaricava dal più famoso e frequentato dei social network e impiegava per far vincere i suoi clienti? E adesso si sente fare la stessa domanda dal Congresso Usa, dal Parlamento inglese, dal Parlamento europeo e dal lavandaio cinese che mi stira le camicie: sapevi o non sapevi? Questo Putin… le studia tutte! Continua a leggere

“In Emilia spesi 12 milioni di euro per l’accoglienza dei profughi”

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Secondo la Corte dei Conti, nel 2016, gli immigrati alloggiati nelle strutture dell’Emilia-Romagna erano 12.259 e quindi, secondo il consigliere leghista Alan Fabbri ogni mese mediamente “sono stati spesi oltre 12 milioni di euro per sedicenti profughi”

di Francesco Curridori

“Più di 55 euro al giorno per ogni richiedente asilo, in pratica 1.600 euro in un mese, come uno stipendio di un lavoratore qualificato.

Tanto è arrivata a costare l’accoglienza dei sedicenti profughi nel nostro territorio, tra i più esosi d’Italia nel business immigrazione”. Sono queste le cifre snocciolate da Alan Fabbri, capogruppo della Lega Emilia-Romagna, e di cui si parla nella delibera della Corte dei conti dello scorso 7 marzo relativa alla gestione della ‘Prima accoglienza per gli immigrati’.

“Cifre sproporzionate a cui va aggiunta la gestione delle domande d’asilo costate in media 200 euro l’una. Tutto ovviamente pagato con i soldi dei contribuenti. La Corte dei conti, adesso, boccia la gestione Pd dell’invasione: peccato che questi dati non siano usciti prima delle elezioni”, sottolinea Fabbri. Negli ultimi tre anni l’Emilia ha speso più di 55 euro al giorno nel 2013, ben 40,71 euro nel 2014 e 33,38 euro nel 2015 per ciascun migrante ospitato. “Cifre esorbitanti – attacca il leghista – che certificano la folle gestione del governo Renzi e Gentiloni, appoggiato in toto dal governatore Stefano Bonaccini, dell’immigrazione forzata in Italia: dai 1000 ai 1500 euro al mese, presi dalle tasche dei cittadini e spesi per mantenere sul nostro territorio clandestini che sostengono, nella grande maggioranza dei casi falsamente, di fuggire dalla guerra, mentre i nostri cittadini sono lasciati soli anche davanti a situazioni difficili che, negli ultimi anni, non sono mancate, come il terremoto, le alluvioni e le crisi economiche”. Nel 2016, sempre secondo la Corte dei Conti, gli immigrati alloggiati nelle strutture regionali erano 12.259 e ciò “significa che mensilmente per difetto sono stati spesi oltre 12 milioni di euro per sedicenti profughi di cui solo il 13,5% ha poi ottenuto lo status di rifugiato”, spiega Fabbri. Davanti a questi numeri “è la stessa Corte dei Conti a bocciare la gestione Pd dell’invasione: un business poco trasparente, senza adeguati controlli che spesso non ha nemmeno garantito standard dignitosi di vita”, aggiunge l’esponente leghista. Continua a leggere

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