Il mito del “libero” commercio globale

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Risultati immagini per contro il mercato globaleSegnalazione di Federico Prati

di Pepe Escobar

La chiave del TTIP è il cosiddetto meccanismo di risoluzione delle dispute tra investitori e stati, che essenzialmente dà alle grande compagnie il potere di fare causa ai governi per “mancata implementazione”, nel caso le politiche o le leggi statali interferiscano con i loro profitti. Ma si tratta solo di commercio o c’è dell’altro?
C’era una diretta e cruciale agenda “segreta” che collegava l’incontro del G7 in Germania con quello del Bilderberg, tenutosi in Austria la settimana scorsa: l’avanzamento dei negoziati virtualmente segreti per il Partenariato Transatlantico per il Commercio e l’Investimento, l’imponente accordo commerciale tra USA e UE. Sebbene i poteri aziendali dietro al TTIP scalpitino affinché venga raggiunto un accordo prima della fine del 2015, restano dei seri problemi.

E poi c’è stato il voto di venerdì scorso al Congresso USA. Di fatto due voti: uno per autorizzare il governo USA a seguire la “procedura accelerata” per concludere accordi commerciali, e l’altro per aiutare i lavoratori statunitensi che, in conseguenza degli accordi commerciali, lottano per competere con le importazioni . La procedura accelerata è passata, ma non l’assistenza di adeguamento. Quindi il Senato USA dovrà revisionare la procedura accelerata. Non un divertimento per i poteri aziendali dietro al TPP (e al TTIP).
Eppure l’intero affare va molto oltre la completa autorità presidenziale a negoziare accordi oscuri come il TTIP, il TPP e l’Accordo sul Commercio di Servizi (TISA). L’amministrazione Obama insiste che, una volta concluso l’accordo del Pacifico, per i lavoratori statunitensi ci sarà una cascata di benefici. Ma ciò è altamente discutibile. Continua a leggere

Profughi

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ainkawaSegnalazione del Centro Studi Federici

Mentre la repubblica italiana è invasa da migliaia di presunti profughi, in Siria e in Iraq i profughi cristiani affrontano situazioni sempre più drammatiche. Le popolazioni cristiane, un tempo protette da Saddam e da Assad, sono fuggite dai loro villaggi a causa dei terroristi foraggiati dalle potenze occidentali e mediorientali. Un inviato de Il Giornale ha visitato il campo profughi di Ainkawa, in Iraq.
 
I profughi
Solo pochi mesi fa eravamo stati nei quartieri di Erbil che ospitavano i profughi cristiani scappati dal terrore dell’ISIS. Solo pochi e già tutto è cambiato. In peggio purtroppo. Il vecchio stabile fatiscente che ospitava centinaia di famiglie davanti la chiesa di S.Giuseppe nel quartiere di Ainkawa, è stato sgombrato. Oggi tutte quelle famiglie vivono in un luogo se possibile più fatiscente e degradato. Da meno di un mese, infatti, i cristiani di Mosul sono stati trasferiti in un campo profughi a qualche chilometro fuori da Erbil. L’asfalto e i rumori della città sono stati sostituiti dal deserto e dal caldo insopportabile dei campi.
Qui le temperature estive raggiungono anche i cinquanta gradi e i container di alluminio diventano già dalle prime ore della mattina dei veri e propri forni. Al nostro ingresso nel campo veniamo accolti da un rumoroso gruppo di bambini.  
Ci chiedono insistentemente qualcosa, qualunque cosa; litigano, scalciano per avere la meglio l’uno sull’altro. Le urla attirano altri bambini e in pochi minuti ci ritroviamo letteralmente accerchiati. Alla fine un bracciale strappato via dal polso è tutto quello che riescono ad ottenere. Calci e botte al fortunato vincitore. “E’ mio, vai via!”, urla, strattoni e la corsa per evitare di perdere tutto…
Incontriamo padre Malawin, il responsabile del campo profughi: “qui vivono al momento più di 550 famiglie, ma se consideriamo quelli che ancora vivono nelle roulette ad Erbil allora il conto sale a 1200.” Chiediamo se qualcuno all’interno del campo ha visto personalmente i terroristi dell’ISIS e padre Malawin ci risponde: “Le persone che sono qui, sono quelle che sono riuscite a scappare. C’è però una famiglia a cui i terroristi hanno preso una bambina di due anni, ma purtroppo non è possibile incontrare queste persone.” Chiediamo e otteniamo il permesso di visitare il campo, così ci incamminiamo nella via principale: uno stradone sterrato con decine di container tutti uguali ai lati. 
E’ sera, unico momento della giornata in cui si riesce a respirare all’aria aperta. La gente è seduta fuori e sembrano tutti disposti a raccontarci le loro storie. Veniamo invitati da una famiglia a visitare uno dei container. Entriamo e veniamo subito travolti da un forte odore di plastica che associato alle più che modeste dimensioni del container, rende il luogo davvero invivibile. “A vivere qui siamo cinque adulti. E’ davvero dura.” ci racconta Jibrail, capo famiglia. “Con questo caldo non abbiamo neppure il frigorifero e tutto quello che vedi l’abbiamo dovuto comprare noi.” In effetti è davvero impressionante credere che cinque persone riescano a vivere in quindici o forse venti metri quadri. 
E fa davvero rabbia pensare che queste persone fino a pochi mesi fa vivevano nella quasi normalità a casa propria. “Abbiamo dovuto lasciare tutto lì. Non sappiamo cosa sia successo alla nostra casa” continua Jibrail mentre beviamo assieme un caffè. “I terroristi un giorno hanno trovato il mio numero di telefonino a casa e mi hanno chiamato. Mi dicevano di avere visto mia figlia in foto, mi dicevano che era bella. Ero devastato…” Il racconto di Jibrail viene interrotto dalla moglie che evidentemente non ha voglia di parlare o ascoltare più questi discorsi. Si chiama Maryam, ha un volto familiare, mediterraneo. Prende la parole e ci dice: “Vogliamo solo riniziare. Non sappiamo quando torneremo a casa, né mai se ci torneremo. Tanto vale riconquistarsi la dignità fin da subito…” 
 
 
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Vuole che la Chiesa (conciliare) riconosca le coppie gay, è Padre sinodale

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BonnyVuole dalla Chiesa un «riconoscimento formale» delle unioni omosessuali: ora il Vaticano ha approvato che sia proprio lui a rappresentare il Belgio al prossimo Sinodo sulla Famiglia, in programma ad ottobre a Roma. E’ la decisione assunta nei confronti di mons. Johan Bonny di Anversa, non a caso già collaboratore del Card. Kasper al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani. La notizia è stata immediatamente ripresa dall’agenzia LifeSiteNews.

L’anno scorso mons. Bonny non fu scelto quale delegato al Sinodo, quest’anno invece sì, “promosso sul campo”. Ha rimpiazzato l’Arcivescovo André-Joseph Léonard, che, guarda caso, è stato definito un «coraggioso difensore» della dottrina morale cattolica: rimosso. Non solo. Ai 75 anni, a norma di diritto canonico, ha presentato le sue dimissioni in Vaticano: sono state prontamente accettate, in nemmeno un mese.

Le premesse dello “strappo” furono poste da mons. Bonny nella lettera aperta di 22 pagine, scritta lo scorso settembre ai Padri Sinodali, lettera in cui li si invitava a rovesciare letteralmente il tradizionale approccio dottrinale, radicato sul diritto naturale, e ad imporre su temi quali matrimonio e sessualità la primazia della «coscienza» personale. Secondo lui, il fatto che oggi si legalizzino le «unioni di fatto ed anche le nozze tra persone dello stesso sesso» offrirebbe anzi alla Chiesa nuovi spunti su matrimonio e famiglia. Il concetto lo ha poi ripreso e formulato in modo ancor più esplicito a dicembre nel corso di un’intervista al quotidiano belga De Morgen: «All’interno della Chiesa – ha dichiarato – dobbiamo cercare un riconoscimento formale della dimensione relazionale presente in molte coppie omosessuali, lesbiche o bisex». Ed ha ribadito, tanto perché il messaggio pervenisse forte e chiaro: «Come nella società sussiste una pluralità di quadri giuridici» di riferimento in merito, così «anche nella Chiesa dev’esserci una pluralità di forme di riconoscimento». Un atteggiamento fortemente criticato dall’organizzazione internazionale Voice of the Family, dettasi peraltro preoccupata dal crescente numero di Padri sinodali, formalmente oppostisi alla Dottrina cattolica, in particolare proprio sul tema delle condotte omosessuali. Padri, cui provvidenzialmente si contrappongono i confratelli di Africa, Polonia ed America. Continua a leggere

Genocidio sudafricano: bambino ‘bollito’ . Famiglia sterminata

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Nel nuovo Sudafrica ‘multirazziale’, i Bianchi sono una razza in via d’estinzione. Una popolazione perseguitata, una minoranza oppressa.

Capita così che migliaia di donne bianche vengano stuprate da bande di predoni africani. Che bambini rimangano orfani, quando, come in questo caso, non tocca anche a loro di essere scannati.

Questa sorte e’ toccata alla famiglia Viana, Portoghesi trapiantati in Sudafrica. Tre giovani neri hanno fatto irruzione nella loro casa, hanno stuprato la moglie e madre, e l’hanno uccisa davanti alla sua famiglia. Poi e’ toccato Tony Viana, il capofamiglia.
Alla fine, i tre Africani hanno ucciso anche Il figlio dodicenne della coppia: affogandolo in una vasca d’acqua bollente.

 

I tre, nella foto durante il processo in tribunale, sono tornati ridendo nelle loro celle ad udienza terminata.

Il Sudafrica e’ il modello decantato da tutto gli antirazzisti, la società ideale a cui puntare. Ovviamente lo e’ per i bianchi ricchi che vivono in fortini circondati da alte mura e girano in elicottero in spiagge private e presidiate. E’ l’inferno, invece, per le persone normali.
Perchè la fine dell’Apartheid, altro non e’ stato che la fine di quella che era “solidarietà razziale al di la’ delle differenze di classe”, e il trionfo dell’interesse delle classi privilegiate che hanno abbandonati a se stessi i bianchi poveri e delle classi medie, barattando la fine dell’Apartheid, con il mantenimento dei loro patrimoni terrieri e finanziari.
E’ la medesima strategia odierna che le nostre élites privilegiate vogliono imporre ai loro popoli: abbandonarli al loro destino. In periferie desolate, tra le grinfie dei nuovi arrivati.

Fonte: http://xn--identit-fwa.com/blog/2012/07/30/olocausto-sudafricano-bambino-bollito-famiglia-sterminata/

Il piano Kalergi: il genocidio dei popoli europei

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Abbiamo già avuto modo di parlare del Piano Kalergi su questo sito. L’articolo che segue, sebbene datato 2012, è molto interessante e fornisce ulteriori particolari in merito alla pianificazione del progetto mondialista:

L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda  multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.

LA PANEUROPA

Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea fu anche colui che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora l’esistenza, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea.[1] Nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale.
Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, grazie ad una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti. Continua a leggere

Dubbio a Sion: e se la Cina scende a fianco di Assad?

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di Maurizio Blondet

Il dubbio, anzi, è ancora più inquietante per Israele: “Stiamo assistendo alla nascita di un blocco militare eurasiatico per battere l’Armata di Conquista in Siria?”.   Tale è il titolo che fregia un’analisi di Christina Lin, metà taiwanese metà neocon, ricercatrice alla John Hopkins per le relazioni transatlantiche,   apparso sul Times of Israel, versione online.   La Lin è una studiosa già nota, autrice di un saggio su La Nuova via della Seta: la strategia della Cina nel Medio Oriente. Che la indica come una osservatrice, per conto dei sionisti, della politica cinese nel Mediterraneo. L’apparizione di navi da guerra di Pechino insieme a quelle russe davanti alle coste della Siria – un evento senza precedenti nella storia – deve aver fatto suonare parecchi campanelli d’allarme.

http://blogs.timesofisrael.com/is-a-eurasian-military-bloc-arising-to-combat-the-army-of-conquest-in-syria/

Già in un precedente saggio, il 15 maggio, la Lin aveva illustrato l’interesse diretto che Pechino ha a difendere il regime di Assad contro i jihadisti e wahabiti pagati dai sauditi e addestrati da turchi e americani, che lei chiama con affetto “l’Armata di Conquista” della Siria.

Per i cinesi la Turchia è un vecchio nemico: ne ebbe contro le feroci truppe durante la guerra di Corea, che i turchi combatterono per conto degli americani (1950-53) .

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Oggi, in quanto istigatrice e massima complice dell’aggressione takfira contro il regime di Assad, e che non nasconde le sue ambizioni espansioniste neo-ottomane, è un nemico pericoloso per un motivo ben fondato: può istigare una simile rivolta, e peggio, fra gli Uiguri, che abitano lo Xinjang, parlano turco e sono una minoranza musulmana (per modo di dire: di 150 milioni) che Pechino tiene sotto il tallone. Attraverso il “partito islamico del Turkestan” che è clandestino, ma che Ankara controlla. “Nel 1995 Erdogan, allora sindaco di Istanbul, ha dedicato una parte del parco della Moschea Blu a Isa Yusuf Alptekin, storico capo del movimento indipendentista dei musulmani in Cina. Poi, dopo la morte di Alpetkin in esilio in Turchia, sempre Erdogan, ha eretto un memoriale ai Sehitlerinin del Turkestan orientale, ossia ai martiri caduti nella “lotta per l’indipendenza”. Nel 2009, Erdogan ha chiamato “genocidio” la repressione della rivolta in Xinjang.

Adesso Pechino ha ragione di temere che – caduto Assad – torme di combattenti wahabiti si liberino, pronte per la nuova missione: una primavera araba nel cortile di casa. Tanto èiù che combattenti uighuri sono già operativi in Siria a farsi le ossa come guerriglieri: il 25 aprile scorso, la forza che ha sconfitto il piccolo esercito di Assad a Jisr al-Shughur era composta da affiliati di Al Nusra, da gente del Partito Islamico del Turkestan,   oltre che del gruppo uzbeko Imam Bujhari Jamaat. Continua a leggere

Gioele Magaldi, il massone a pranzo con la senatrice M5S Laura Bottici: “Tra noi ci sono contatti politici”

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GIOELE MAGALDI MASSONE M5S

È un massone e lo rivendica con orgoglio. Ci ha persino scritto su un librone per Chiarelettere, “Massoni”, un testo che descrive un mondo dominato da super logge Ur-Lodges che “viene molto letto tra i grillini”. Rivendica come sua la vittoria al ballottaggio di Gioia Tauro, che ha visto prevalere Giuseppe Pedà, sostenuto da alcune liste di centrodestra ma “nostro socio fondatore”. Parliamo di Gioele Magaldi, romano, classe 1971, Gran maestro del Grande oriente democratico (nato in polemica con il più noto Grande oriente d’Italia), presidente del “Movimento Roosevelt”, una sorta di meta partito che si propone, dopo il successo calabrese, di partecipare alle prossime comunali a Napoli, Milano, Roma. Magari proprio in partnership con il M5s, “con cui ci sono contatti politici e alcune visioni comuni”.

Nei giorni scorsi è stato avvistato al Senato, a pranzo con la senatrice grillina Laura Bottici, uno dei pilastri del movimento. Una lunga conversazione su come riportare alle urne il 50% di astensionisti, bacino potenziale che fa gola a molti. Su come radicarsi sul territorio, e convincere “i tanti italiani che non guardano i talk politici, ma che hanno bisogno di un contatto diretto”, hanno convenuto i due commensali.

Un dialogo aperto, e del resto Magaldi ormai va per la maggiore tra i grillini. “Grillo ha citato più volte il mio libro nei suoi post e il blog mi ha intervistato. Mi hanno detto che lo stesso Casaleggio ha trovato il mio libro illuminante”. Nel volume, Magaldi si definisce “un addetto ai lavori massonico internazionale”, e racconta come l’opinione pubblica, non solo italiana, sia “manipolata” dai grandi media e di come varie personalità della politica e dell’economia siano legate alle super logge. La stessa Bottici, nello scorso gennaio, ha presentato un’interrogazione a palazzo Madama per chiedere all’allora presidente Napolitano di “riferire sulla sua affiliazione alla loggia massonica segreta sovranazionale aristocratica reazionaria Three Eyes”, denunciata “in un libro molto interessante del gran maestro Gioele Magaldi”. Continua a leggere

BERGOGLIADI: presentata l’ “enciclica WWF” con tanto di vademecum per il rispetto dell’ambiente

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…E BERGOGLIO, SULLA SCORTA DI RATZINGER, INVOCA UN’AUTORITA’ POLITICA MONDIALE IN LINEA COL PROGETTO MONDIALISTA DEL NWO… (n.d.r.)

Enciclica, i comandamenti verdi di Francesco: “Popolo ha pagato per salvataggio banche”

La guida alla lettura alla presenza, per la prima volta nella storia, del metropolita di Pergamo Joannis Zizioulas, considerato il più grande teologo vivente dell’ortodossia, in rappresentanza del patriarca Bartolomeo. Padre Lombardi: “Il testo completo è stato inviato con una mail a tutti i vescovi del mondo”  

CITTA’ DEL VATICANO – Era stata anticipata (QUI IL TESTO INTEGRALE), ed era attesissima. Ma la presentazione ufficiale dell’Enciclica ‘verde’ di Papa Bergoglio, Laudato Si’, si è tenuta solo oggi in Vaticano. Non c’era mai stata fino ad ora “un’intensa e prolungata attesa di un singolo documento. L’umanità ha dimostrato di aver desiderato questo documento. La sua pubblicazione rappresenta un momento di particolare rilevanza ecclesiale”, ha detto padre Lombardi, portavoce della sala stampa Vaticana.

Sono i ‘comandamenti’ verdi di Francesco. E nell’Enciclica, l’ultimo capitolo stila un vademecum per educare al rispetto dell’ambiente. “L’educazione alla responsabilità ambientale – scrive Bergoglio – può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente”. Tra gli esempi suggeriti dal Pontefice: “Evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quando ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico”. Il Papa benedice il ‘car sharing’ : “condividere un medesimo veicolo tra varie persone”. Tra i consigli ambientalisti anche quello di “piantare alberi e spegnere le luci inutili. Tutto ciò fa parte di una creatività generosa e dignitosa, che mostra il meglio dell’essere umano”. Per la stampa ambientalista “l’Enciclica di papa Francesco sull’ambiente è un fatto di portata storica” ha commentato il presidente della Federazione italiana media ambientali (Fima), Mario Salomone. Continua a leggere

Maturità, addio “Bella Ciao”: il 91% degli studenti snobba la Resistenza

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partigiani cani

Deve essere stato un colpo al cuore per i già fragili ottuagenari partigiani dell’Anpi. E anche per gli immarcescibili teodofori della lotta clandestina. Il 91 per cento degli studenti maturandi ai quali il ministero dell’Istruzione ha cercato di rifilare non uno ma ben due temi sulla Resistenza se ne sono infischiati, alla faccia del politically correct, ed hanno preferito parlare e scrivere di altro. Si direbbe: non c’è più religione. Si dirà: ci sono temi più allettanti, come lo sviluppo tecnologico, il tema scelto dalla maggioranza degli studenti che ha preferito Microsoft, di cui ricorrono i 40 anni, a Pertini, Youtube, che oggi compie 10 anni, a “Bella Ciao” e perfino Ebay, che quest’anno spegne 20 candeline, è stato più apprezzato della sedicente Guerra di Liberazione e dei partigiani. O, molto più probabilmente, le nuove generazioni non ne possono più del pippone sulla Resistenza rifilato a ogni piè sospinto agli studenti ingozzati a pane e Resistenza come oche di Strasburgo. E pensare che l’Anpi si è data da fare in ogni modo per inzeppare nelle teste degli studenti la storia, oramai sempre più dubbia, della Resistenza. Nel luglio 2014 aveva perfino stretto un accordo con il Miur per poter entrare nelle scuole (e nelle teste degli studenti) e raccontare la Resistenza. Fiato sprecato perché, a quanto pare, agli studenti non interessa. Almeno non più di Microsoft, Internet, Youtube ed Ebay.

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