Il matrimonio gay è legale in tutti gli USA

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Lo ha deciso la Corte Suprema con una sentenza storica: i divieti sono incostituzionali, ora il diritto a sposarsi è esteso a tutti e ovunque nel paese

Supreme Court Gay Marriage

(AP Photo/Jose Luis Magana)

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso incostituzionali le leggi statali che vietano il matrimonio gay, rendendolo di fatto legale in tutto il paese. La decisione è stata presa con cinque giudici favorevoli e quattro contrari: è stato stabilito che in base al Quattordicesimo emendamento della Costituzione americana – quello sull’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge – gli stati devono permettere a tutti i cittadini di sposarsi con chi vogliono e riconoscere i matrimoni gay celebrati fuori dai loro confini, mentre i divieti dei matrimoni gay sono incostituzionali. Alcuni stati che fino a poco fa proibivano il matrimonio omosessuale hanno iniziato ad avviare le pratiche per celebrarne i primi.

È una sentenza storica: nonostante già 37 stati americani avessero legalizzato il matrimonio gay negli ultimi anni, e grazie a un’altra famosa sentenza della Corte Suprema il matrimonio gay sia già riconosciuto dal governo federale, ora è possibile celebrare i matrimoni gay e vederne riconosciuti i diritti anche a livello statale, in tutti gli Stati Uniti. Prima di questa sentenza il matrimonio gay era esplicitamente vietato in 13 dei 50 stati americani.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commentato la sentenza spiegando che si tratta di «una vittoria per l’America». Obama ha aggiunto che «quando tutti gli americani sono trattati in maniera uguale, siamo tutti più liberi».

Secondo un sondaggio di Gallup, dal 1996 al 2014 i cittadini americani favorevoli alla legalizzazione dei matrimoni gay sono passati dal 27 al 55 per cento. L’amministrazione di Barack Obama è favorevole all’equiparazione fra matrimonio omosessuale ed eterosessuale già dal 2011.

Come ci siamo arrivati
Il “Defense of Marriage Act”, una legge approvata nel 1996 ma già allora apparsa di dubbia costituzionalità, conteneva una definizione di matrimonio limitata a quello eterosessuale: riguardo il matrimonio gay, inoltre, sospendeva il tradizionale vincolo di reciprocità fra i vari stati. Prima del giugno 2013, infatti, a una coppia omosessuale che si era sposata in Massachusetts (dove il matrimonio gay è legale dal 2004) non potevano essere riconosciuti i molti benefit fiscali e pensionistici federali – qui la lista di tutti i 1049 benefit – nel caso si fosse trasferita in uno stato in cui il matrimonio gay era illegale. La Corte Suprema è intervenuta a favore del riconoscimento federale dei matrimoni gay nel 2013: ma fino a oggi alcuni stati potevano rifiutarsi di celebrare i matrimoni gay e anche di riconoscere un matrimonio gay celebrato in un altro stato, e di conseguenza negare vari diritti e servizi.

In seguito alla sentenza del giugno 2013 moltissime corti federali minori avevano legalizzato il matrimonio gay in diversi stati, argomentando che la ratio della sentenza legittimava l’introduzione del matrimonio gay anche a livello statale. Un anno dopo, nell’ottobre del 2014, la Corte Suprema aveva rifiutato di esaminare gli appelli avanzati contro i matrimoni gay da parte di cinque stati in cui le proprie corti federali minori li avevano legalizzati, esprimendosi di fatto per una loro legittimazione anche a livello statale.

Il 6 novembre del 2014, però, la Corte d’Appello federale del sesto circuito, che ha giurisdizione in Kentucky, Michigan, Tennessee e Ohio, decise di confermare il diritto di vietare il matrimonio gay nei quattro stati, al contrario di quanto deciso da alcune corti minori in ciascuno stato. Si era creata quindi una discrepanza fra quanto deciso da tutte le altre corti federali, cosa che poteva essere risolta solo da un intervento della Corte Suprema.

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Nozze gay, il grande business

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 businness

Altro che «love is love», come dice Barack Obama. La decisione della Suprema Corte americana, che come sappiamo ha bocciato il clintoniano Doma – acronimo che sta per Defense of Marriage Act [1] –, a pensarci bene fa venire in mente uno slogan ben diverso: «Money is money». Senza voler minimamente discutere i sentimenti delle persone omosessuali – alle quali va, anzi, assicurato il massimo rispetto -, sarebbe infatti ingenuo sottrarsi aprioristicamente al dubbio che, se certamente non a determinarla, quanto meno a concorrere alla storica (e risicatissima: 5 voti contro 4) svolta dei giudici possa esservi stata anche una dimensione, per così dire, più concreta e meno ideale.

Del resto, non diciamo nulla di nuovo dato che da tempo l’omosessualità è ritenuta un «middle-class phenomenon» [2] in grado di mobilitare ingenti risorse anche economiche [3], e che proprio alla Suprema Corte, quest’anno, è giunto un documento a suffragio dell’incostituzionalità del citato Doma sottoscritto – combinazione – da ben 278 grandi aziende fra le quali, per brevità, ricordiamo soltanto le più note: Amazon, Apple, Facebook, Twitter, Moody’s Morgan Stanley, Goldman Sachs e Starbucks [4]. Ora, che si tratti di 278 realtà – incluse potenti banche – mosse tutte e solo da interessi filantropici? Non si direbbe dato che è stato proprio Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs, a chiarire che «è una questione di diritti civili, ma anche di business» [5].

A conferma della fondatezza di questa dichiarazione si può ricordare l’elenco dei potenti sostenitori – fra imprenditori, manager e banchieri – delle nozze gay coi rispettivi quantitativi versati o raccolti in questi anni per la causa: Cliff Asness (1,5 milioni di dollari), Jeff Bezos (2,5 milioni di dollari), Bill e Melinda Gates (500 mila dollari), Daniel Loeb (1,5 milioni di dollari), Jon Stryker (1,85 milioni di dollari), solo per citarne alcuni [6]. La domanda a questo punto potrebbe essere: come mai tanti pezzi da novanta si prodigano per le nozze gay? Cosa c’è davvero sotto? Di che «business» si tratta? E, soprattutto, di quali dimensioni?

Ora, in ovvia mancanza di dati che possano fornirci un quadro più preciso, per ora non possiamo che ragionare in termini di stime. Ebbene, se circa dieci anni fa il CBO – acronimo che sta per Congressional Budget Office – al pari di altre valutazioni [7], stimava l’indotto delle nozze gay, una volta che queste saranno effettive in tutti e 50 Stati Usa, di un miliardo di dollari l’anno [8], secondo un più recente contributo di Forbes del 2009, l’indotto complessivo sarebbe decisamente più sostanzioso: circa 9,5 miliardi di dollari [9]. Una somma che, benché alta, non pare esagerata – solo a New York, dopo un anno, le nozze gay hanno generato guadagni per 259 milioni di dollari [10] – e che spiega fin troppo bene l’interesse di Moody’s, Morgan Stanley e Goldman Sachs per l’abolizione del Doma.

Ma al di là del dato economico, qui richiamato solo in sintesi rispetto alla sua ben più articolata realtà, non possiamo che concludere riflettendo su un aspetto curioso, vale a dire la convergenza di interessi, quando si parla dei diritti delle “nuove famiglie”, fra i colossi della finanza e dell’industria e le forze politiche socialiste, fieramente di sinistra o cosiddette antisistema, due mondi divisi su molto eccetto che sull’anticattolicesimo, l’«ultimo pregiudizio accettabile» [11]. Forse che la lotta contro la famiglia cosiddetta tradizionale e, di conseguenza, contro il diritto naturale, la ragione e la Chiesa sia il vero obbiettivo di certe battaglie? E’ un sospetto forse indimostrabile certo, ma che viene. E proprio non se ne va.

Note: [1] Cfr. Defense of Marriage Act, «Public Law» 104-199, 1996; [2] Cfr. Niada M. A Londra il business gay vale 100 miliardi di euro, «Il Sole 24 Ore», n. 160, 13/6/2006, p. 8; [3] Cfr. Zald M. – McCarthy J. (1977) Resource Mobilization and Social Movements: A Partial Theory. «American Journal of Sociology»; 82(6): 1212-1241; [4] Cfr. AA.VV. Brief of 278 employers and organizations representing employers as amici curiae in support of respondent edith schlain windsor (merits brief). 27/2/2013; «The Supreme Court of the United States» – No. 12-307:1-95; [5] Blankfein L. cit. in Ford Z. Goldman Sachs CEO: Marriage Equality Is Good For Business. «thinkprogress.org», 11/3/2013; [6] Cfr. Biles A. The Top 23 Gay Marriage Supporters in Business Today. «bezinga.com», 26/3/2013; [7] Cfr. Guaracino J. Gay and Lesbian Tourism. The Essential Guide for Marketing. Elsevier Ltd., Jordan Hill, Oxford 2007, p. 43; [8] Cfr. Holtz-Eakin D. (2004) The Potential Budgetary Impact of Recognizing Same-Sex Marriages. «The Congressional Budget Office»; 1-10: 1; [9] Cfr. Marcus M.The $9.5 Billion Gay Marriage Windfall. «Forbes.com», 16/6/2009; [10] Cfr. Goldman H. Gay Marriage Produced $259 Million for New York City Economy. «bloomberg.com», 24/7/2012; [11] Jenkins P. The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003.

 

 

 

Fonte: http://giulianoguzzo.com/2013/06/28/nozze-gay-il-grande-business/

 

Precious Blood Devotions for July

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 CUORE

Segnalazione di don Anthony Cekada

Precious Blood Devotions for July

  • Walz’s Devotion to the Precious Blood
  • Devotional sacramentals.
  • Send in your intention to be placed on altar.
  • For more info, click here.

Of all the devotions in the Church, that of the Precious Blood stands out as particularly anti-revolutionary. It was promoted in the nineteenth century by Blessed Gaspar del Bufalo, who was known as “the Hammer of Freemasons” and who suffered persecution and exile rather than be one with the French Revolution.

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Tosin trasferito dal Comune per Mussolini?

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NECROLOGO DI SUA ECCELLENZA

Il Circolo Christus Rex esprime massima solidarieta’ all’amico Gigi Tosin.

Lugi Tosin, 62 anni e una fede “nera” nel cuore è il dipendente comunale che sta per essere spostato all’ufficio protocollo a due anni dalla pensione. Nei corridoi di Palazzo Trissino si dice che gli annunci sui necrologi della stampa locale e le messe in commemorazione di Benito Mussolini non siano affatto piaciute ai vertici del Comune, il quale avrebbe deciso il trasferimento come “punizione” verso quella sua attitudine.

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ACEFALIA VOLONTARIA OVVERO EUTANASIA «CATTOLICA»!

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ACEFALIA

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Nella semplice e pratica saggezza di tutti i popoli in tutti i tempi c’è la certezza della necessità sociale di un capo.

Nel corso della storia si sa come questa necessità ha assunto tante forme sacrali anche mitiche, anche involte in simbolismi di tutti i generi.

Fatto sta che tale necessità d’ordine sociale è suscitata divinamente poiché intrinseca alla natura del corpo sociale che richiede una testa.

Per soddisfarla il Creatore suscita nell’ordine umano, a immagine del padre – capo famiglia, condottieri e re per la più larga famiglia dei popoli e nazioni. Niente più naturale, niente più imprescindibile nell’ordine sociale!

Ed ecco che per la Sua Chiesa, società perfetta, il Signore ha scelto e formato Simone, pescatore dotato del dono di comando, come Suo Pietro. Egli doveva rimanere e perpetuare la carica come rappresentante dei Suoi poteri nella santa Chiesa della salvezza umana; supremo potere per una suprema missione riguardante la vita di ogni essere umano; mistero della Fede, poiché si trattava del potere infallibile di Dio in terra, concesso a uomini fallibili. Ma era potere divino in vista della salvezza degli uomini.

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Ncd partito senza identità Vota pure l’ok al “gender”

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MI ARRENDO SORRIDENDO

Dura poco l’indignazione per l’emendamento che apre alla teoria nelle scuole. Gli alfaniani si piegano a Renzi anche sui temi etici

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La Russia e il Nuovo Ordine Mondiale

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Segnalazione di Federico Prati

giugno 23, 2015

G7

Andrej Fursov Russie Sujet Geopolitique 22 Giugno 2015

Nel giugno 2015 il sito di Svobodnaja Pressa ha pubblicato un articolo riportato sui siti del Club d’Izborsk e dell‘autore, con il titolo “Il G7 può abbandonare i piani”, contenente un’intervista allo storico e politologo Andrej Fursov. Partendo dall’ultimo vertice del G7 e da premesse storiche, Fursov traccia le prospettive dell’attuazione del nuovo ordine mondiale, come possono ragionevolmente essere viste oggi.L’ultimo vertice del G7 in Baviera ha dimostrato l’ampliarsi del divario tra Russia e occidente. Mentre alcuni si agitano, altri vi vedono delle opportunità.

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L’invasione di massa di clandestini e profughi brucia i tempi per l’africanizzazione dell’Italia pianificata dalle centrali mondialiste

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AFRICA

Segnalazione di Federico Prati

L’invasione di massa di clandestini e profughi brucia i tempi per l’ africanizzazione dell’Italia pianificata dalle centrali mondialiste

di Luciano Lago

Fino a poco tempo addietro pensavamo che il piano predisposto dalle centrali mondialiste per l’ingresso in Italia di masse di immigrati africani destinate a modificare l’assetto sociale e l’identità culturale del paese necessitava di tempo, qualche decennio almeno per essere portato a termine, in modo graduale.

La situazione invece sta rapidamente precipitando: sulle coste libiche sono in attesa di imbarcarsi, soltanto in questi giorni, circa 500.000 persone, secondo il rapporto dei servizi.

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La Corte Suprema rinvia al 14 luglio l’esame del ricorso dei Marò. Che sia la volta buona?

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VILLA ROSA

Segnalazione Quelsi

by Rosengarten

Secondo quanto si è potuto rilevare nel portale della Corte Suprema dell’India, circoscrizione di New Delhi, giusto prima che smettesse di funzionare, l’udienza fissata (si fa per dire) al 1° luglio p.v. per decidere in merito al ricorso dei Marò si terrà il 14 luglio prossimo. Che ci sarebbe stato un rinvio l’avevamo anticipato ai nostri lettori, non tanto perchè è ormai consolidata consuetudine della CS quella di convocare le udienze non per discutere le istanze dei nostri fucilieri, quanto per stabilire la data di quella successiva cui tutto viene rinviato, ed è la 36ma volta che succede. Noi pensavamo che l’udienza si svolgesse il 15 di luglio perchè quello è il giorno di scadenza del permesso per convalescenza concesso a Max Latorre che era stato colpito da un ictus operato in Italia. Invece la CS ha deciso di fissare l’udienza il giorno prima, quando l’assenza di Latorre sarebbe ancora formalmente giustificata.

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