Nella battaglia di Amburgo l’Italia cercherà di strappare i Marò dalle grinfie dell’India

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Segnalazione Quelsi

unnamed (1)Come annunciato ad Amburgo dalla cancelleria dell’Itlos (International Tribunal for the Law Of the Sea), nella due giorni del 10 ed 11 agosto si svolgerà un’udienza di fondamentale importanza, perchè il giudice Vladimir Vladimirovich Golitsyn ed i suoi assistenti a latere dovranno stabilire se l’India ha legittimamente esercitato la sua giurisdizione sui Marò. A tale riguardo, la posizione dell’Italia è ovviamente che l’India ha arbitrariamente ed illegalmente trattenuto, indagato, arrestato i Marò senza avere il diritto di farlo. Per questo si è presentata istanza perchè, nelle more di una decisione finale circa l’attribuzione della giurisdizione del caso della morte di due pescatori indiani ad Italia od India, decisione che è poi l’oggetto dell’arbitrato richiesto dall’Italia, per Latorre e Girone venga annullato l’ordine di restrizione della libertà individuale, con restituzione dei passaporti. Altresì, si chiede l’annullamento delle disposizioni della Corte Suprema dell’India in ordine al regime di custodia cautelare dei Marò, per la quale l’Italia sollecita una decisione dell’Itlos alla quale le due parti si dovranno necessariamente rimettere, perchè entrambe firmatarie della Convenzione Unclos III, fatta ratificare dai rispettivi Parlamenti.

A lume di ragione le richieste italiane dovrebbero essere completamente accolte, con i Marò rimessi in libertà dall’India e sottoposti al tipo di custodia cautelare che l’Itlos disporrà per loro. Logica vuole, infatti, che non essendosi sinora stabilito a quale tra le due parti verrà riconosciuta la giurisdizione sul loro caso, è assolutamente inaccettabile che una delle due parti, cioè l’India si sia arrogata il diritto di giudicarli. Pertanto, tutte le decisioni prese nei loro confronti sono inficiate alla base da evidente carenza di giurisdizione, e quindi risultano di nessuna rilevanza giuridica e da dichiarare legalmente inefficaci. E’ chiaro che le decisioni della Corte amburghese rivestono enorme rilevanza anche in funzione della soluzione del conflitto giuridico esistente tra Italia ed India. Il pieno accoglimento delle richieste dell’istanza di parte italiana sarebbe un primo significativo passo verso il riconoscimento delle ragioni dei Marò e dell’arbitrarietà dell’azione giudiziaria attuata dall’India.

Il 18 gennaio del 2013, in merito ad un ricorso dei due fucilieri con la partecipazione del governo italiano schierato al loro fianco, la Corte Suprema dell’India emise una sentenza di cui diamo i riferimenti per gli addetti ai lavori, esperti di diritto internazionale e penalisti interessati all’inedito caso dei Marò. Si tratta della sentenza sulla richiesta di Writ Petition (Civil) No. 135/2012 – Republic of Italy and others vs Union of India ed others – corredata da Special Leave Petition (Civil) No. 20370/2012, Massimiliano Latorre and others versus Union of India and others. Il documento di 160 pagine si compone di tre parti. La prima consta di 53 pagine ed è la petizione propriamente detta che rappresenta tutte le deduzioni italiane con tanto di elencazione delle motivazioni che fanno ritenere del tutto illegali le misure prese contro i Marò. La petizione, che è stata curata dall’avv. Harish N. Salve ed appare molto consistente e ben documentata, si conclude con una nota dell’Ambasciata italiana a New Delhi con la quale il governo italiano invoca per Latorre e Girone il riconoscimento dell’immunità funzionale, ovvero che le eventuali responsabilità degli atti commessi dai Marò, militari in regolare servizio ed ufficialmente impegnati in una missione di difesa antipirateria di una nave civile italiana, vadano attribuite al governo italiano stesso, ed il contenzioso sorto con l’Unione dell’India risolto a livello politico-diplomatico.

Tra le argomentazioni della petizione ce ne sono alcune di cui s’è parlato poco, o non s’è parlato affatto, perchè rappresentano delle intriganti speculazioni di carattere prettamente giuridico. Ne segnaliamo un paio. L’arresto dei Marò venne deciso dagli inquirenti del Kerala e le susseguenti indagini preliminari vennero condotte dalla Capitaneria di Porto e dalla polizia di quello Stato. Ora, siccome anche l’India accetta che il reato, se c’è stato, è avvenuto a 20,5 miglia dalla costa del Kerala, le indagini, le testimonianze, gli elementi probatori, le perizie ed ogni altro elemento raccolto dagli inquirenti keralesi non ha alcuna rilevanza legale e forense al fine di istruire un processo contro i Marò. Questo per ragioni inoppugnabili: il limite delle acque territoriali indiane, che giuridicamente fanno parte integrale del territorio indiano, si stende a 12 miglia. Quindi l’incidente con la Enrica Lexie si è verificato fuori dalle acque territoriali, ma all’interno della Contiguous Zone che si estende sino a 24 miglia, e che a sua volta è situata all’interno della Exclusive Economic Zone con limite delle 200 miglia.

Ora, il punto sollevato dall’avv. Salve è questo: nell’azione penale esercitata contro i Marò, il Kerala ha presunto di potere applicare la propria giurisdizione anche al di fuori delle acque territoriali indiane, anche nella Contiguous Zone. Questa decisione è stata opposta dall’Italia facendo nascere una disputa. Trattandosi di un contenzioso su scala internazionale, è ovvio che la contesa non può avvenire tra l’Italia ed il Kerala che non hanno relazioni diplomatiche tra loro, con il Kerala che non ha alcuna titolarità di sovranità secondo il Diritto Internazionale, ma può avvenire solo tra Stati sovrani e riconosciuti come tali secondo il Diritto Internazionale, ovvero tra governi centrali o federali. La stessa Corte Suprema di Delhi ha dovuto riconoscere che il Kerala si è indebitamente arrogato diritti che non aveva. Il fatto che la Corte fosse a conoscenza di questa palese violazione di tutti i principi stabiliti dalla Risoluzione delle Nazioni Unite dal titolo “Declaration on Principles of International Law Concerning Friendly Relations and Cooperation between States in accordance with the Charter of United Nations” avrebbe dovuto invalidare ogni atto giudiziario del Kerala, incluso l’arresto e la detenzione dei Marò. Di conseguenza, la questione loro riguardante avrebbe dovuto divenire un contenzioso da risolversi tra la Repubblica Italiana e l’Unione Indiana, senza coinvolgere sul piano delle responsabilità Latorre e Girone che avrebbero dovuto essere lasciati liberi, sebbene con lo status di indagati.

Un altro punto clamorosamente a favore della posizione italiana e dei Marò è questo. Secondo informativa resa dal Ministero della Marina Mercantile indiano, il St Antony, cioè il peschereccio che ha lamentato l’uccisione di due suoi pescatori da parte di militari sulla Enrica Lexie, di proprietà di Freidy Bosco, non era iscritto nel registro di cui all’Indian Merchant Shipping Act (Legge di navigazione mercantile dell’India) e che al momento dell’incidente navigava SENZA ALCUNA BANDIERA ISSATA, per cui sarebbe stato impossibile per chiunque escludere a priori che si trattasse di pirati. Il St Antony risultava invece registrato a Colachel, distretto di Kayakumari, nello Stato del Tamil Nadu, India orientale. Le licenze di imbarco dell’equipaggio erano state rilasciate dal Matsyathozhilali Forum di Trivandrum, nel Kerala, ma si trattava di documenti personali che non riguardavano la navigabilità del peschereccio. Tra l’altro si è scoperto (dopo) che il St Antony navigava inusitatamente lontano dalla costa perchè c’era un avviso di presenza di pirati. In ogni caso, questa è una seconda ragione per dichiarare inammissibili le prove raccolte dal Kerala, perchè persino secondo il codice penale indiano il caso non era di competenza del Kerala, ma del Tamil Nadu, parte lesa nell’incidente perchè si trattava di battello registrato in quello Stato.

Di seguito alla petizione italiana, la sentenza propone in un sessantina di pagine le controdeduzioni di Goulab Banerji, l’Additional Solicitor General, uno dei sostituti dell’avvocato generale dello Stato, che rappresentava l’Unione Indiana chiamata in causa dal nostro governo e dai Marò. Molte delle sue argomentazioni appaiono pretestuose, spesso infondate, e nelle quali si confonde spesso l’applicazione delle leggi locali ed internazionali. Quando non gli fa comodo, o nulla può opporre alle argomentazioni di Salve, Banerji non entra mai nel merito dei punti sollevati. Ad esempio, per quanto concerne l’immunità funzionale invocata dai Marò, risponde in modo arrogante che “non rientra tra i compiti del governo indiano quello di rilasciare dichiarazioni di immunità per chicchessia”. Speriamo che quando sarà il momento, a Banerji rinfaccino che quando si trattò di salvare da una certa condanna a morte 47 tra ufficiali e soldati dell’India impegnati in missione di pace in Congo, ma che invece di fare i peacekeepers trafficavano in armi, oro e diamanti, derubavano ed assalivano gli indigeni, stupravano donne e bambine spesso sopprimendo le loro vittime, pretesero che magistrati congolesi e l’Onu riconoscessero l’immunità funzionale dei caschi blu indiani e che questi fossero restituiti liberi, sani e salvi al loro Paese.

Alla fine, la posizione indiana ruoterà attorno ad un punto, l’unico sul quale possono sperare i costruire qualche tesi attendibile e degna di profonda ed attenta discussione, questo. Posto che la legge che definisce le Zone Marittime (Maritime Zones Act, 1976) ammette in casi ben precisati la possibilità per uno Stato di estendere la propria sovranità oltre le acque territoriali e sino al limite della Exclusive Economic Zone di 200 miglia, può il caso dei Marò rientrare tra quelli previsti dalla legge per cui il perseguire il reato di omicidio con l’applicazione del Codice Penale Indiano diviene del tutto legittimo?
Noi crediamo di no, e speriamo che ad Amburgo condividano il nostro convincimento. L’art 97 dell’Unclos, Penal Jurisdiction, non lascerebbe adito a dubbi di sorta. Esso si articola in tre commi e, tradotto dall’inglese, recita:

Comma 1. “Nel caso di collisione, o di qualsivoglia altro incidente che coinvolga una nave in navigazione in alto mare, che implichi la responsabilità del capitano o di di qualsiasi altra persona in servizio sulla nave, nessuna azione penale o disciplinare potrà essere intrapresa contro tale persona, fatta eccezione per le autorità giudiziarie od amministrative dello Stato di Bandiera della nave, o dello Stato di cui la persona ha la nazionalità” (quindi solo l’Italia nel caso Marò, ndr).

Comma 3. “NESSUN ARRESTO, nè il SEQUESTRO DELLA NAVE, neppure al solo fine di svolgere indagini, potranno essere disposti da alcuna autorità che non siano quelle dello Stato di Bandiera”.

Ricapitolando, il Kerala si è arrogato il diritto di richiamare in porto la Lexie che stava in alto mare (38 miglia dalla costa) per inquisire i Marò e sequestrare la Enrica Lexie, ciò in aperta violazione di questo articolo, che stabilisce in modo chiaro e senza ambiguità che, trattandosi di incidente avvenuto in acque extra-territoriali, le uniche autorità che avrebbero avuto la giurisdizione sui Marò e l’Enrica Lexie erano magistratura ed inquirenti italiani. Ma questo articolo dice anche molto di più, perchè quando la Corte Suprema ha tolto il fascicolo al Kerala per portarlo a New Delhi, è stata l’Unione Indiana a proseguire nelle violazioni inizialmente commesse dai keralesi continuando a tenere prigionieri Latorre e Girone. In nessun caso l’India può quindi rivendicare la giurisdizione per giudicare i Marò. Ma c’è un ma. L’art. 97 parla di collisione e più generalmente di incidente. Ora, chiederanno gli indiani ad Amburgo, un omicidio a bordo di una nave può essere considerato un incidente in mare? L’obbiettivo degli indiani è evidente: se un omicidio non rientra nella casistica degli incidenti l’art. 97 non si applica, ma se ne può applicare un altro, quello che contempla casi di omicidio.

Per fare questo gli indiani cambiano legislazione e si arrampicano sugli specchi. Intanto aprono una interminabile discussione di lana caprina su una terminologia che può apparire banale, ma che in effetti jon lo è: qual è la differenza tra Sovereign rights e right of Sovereignty? Nel primo caso si tratta di diritti che derivano dall’esercizio della sovranità di un Stato sul proprio territorio. Nel secondo caso si tratta del diritto di imporre la propria sovranità. In altri termini, la legislazione delle Zone Marittime prevede la possibilità per uno Stato di estendere dei diritti di Sovranità, cioè alcuni di essi, non tutti, al di là delle acque territoriali e sino al limite delle 200 miglia. Il caso di right of sovereignty è la possibilità di applicare qualsiasi disposto della propria legislazione, dal fisco al penale entro le 200 miglia. Ma non è così, perchè il Maritime Zone Act non contempla casi penali, perchè la questione non si pone.

Infatti, in linea generale il principio informatore cui ci si attiene deriva da un principio anglosassone dell’800, che tutti hanno sempre rispettato, secondo il quale “un reato va giudicato là dove è stato commesso”. Ora nel caso di reati penali, tipo Marò e simili, il problema si risolve da sè: se il delitto o il reato è commesso in acque territoriali, la giurisdizione è dello Stato cui appartengono quelle acque, l’India nel caso di Latorre e Girone. Se il delitto o reato viene commesso al di fuori delle acque territoriali, anche se si tratta di acque sulle quali in alcuni casi uno Stato può estendere alcuni diritti di sovranità, poichè questi non riguardano mai aspetti penali, ma solo di prevenzione e salvaguardia di interessi economico-ambientali, ecco che si deve applicare il disposto del’art. 97 dell’Unclos, che fa prevalere la giurisdizione dello Stato di bandiera della nave su cui è commesso il reato, o di nazionalità dell’indagato.
Quindi, in nessun caso l’India nella vicenda dei nostri due fucilieri.

Quello che invece vorrebbe fare l’India è sostenere questo sviluppo logico: l’omicidio non è un incidente (ma incidente, non essendo definito, include tutto, qualsiasi accadimento diverso da una collisione, ndr) per cui bisogna applicare una legislazione che contempli esplicitamente l’omicidio. Questa legislazione esiste, è la famosa “Suppression of Unlawfull Acts Against Safety of Maritime Navigation and Fixed Platforms on Continental Shelf Act, 2002”, la quale all’art.3 comma 1 prevede che : “Chiunque commetta deliberatamente atti di violenza contro una persona situata a bordo di una piattaforma fissa o di una nave che può mettere a rischio la sicurezza della piattaforma, o a seconda dei casi, la navigazione di una nave, sarà punito con il carcere sino a 10 anni e passibile di sanzione amministrativa”. Ora di cose se ne possono dire tante, ma qui gli indiani si incartano da soli.

La legge qui invocata, il Sua Act 2002, è la legge promossa dall’Italia in ambito Onu e firmata a Roma nel 1988 dopo i tragici fatti che coinvolsero la nave da crociera Achille Lauro. E’ una legge mirata esclusivamente al contrasto della pirateria e di atti di terrorismo consumati in mare e la cui applicazione è estesa entro il limite delle 200 miglia. Cosa c’entrano i Marò con i terroristi? Peraltro, il loro caso non rientra per definizione tra quelli contemplati dall’art, 3 sopra riportato e che s’inizia con le parole : “Chiunque commetta DELIBERATAMENTE….”. Il St Antony viaggiava in anonimato senza esporre alcuna bandiera, viaggiava in altomare (per dichiarato timore dei pirati) essendo sì e no attrezzato al massimo per la navigazione di piccolo cabotaggio, si è messo su rotta di collisione della Lexie, non ha risposto a nessun richiamo radio, sonoro e visivo, è chiaro che sia stato ritenuto una barca di pirati, per cui come si potrebbe sostenere che è stato deliberatamente attaccato? Del resto la stessa Corte Suprema ha definito il fatto come “omicidio di due pescatori indiani erroneamente scambiati per pirati”.

Tra l’altro, nella sentenza della Corte suprema, che occupa le ultime 40 pagine del dispositivo del 18 gennaio del 2013, si è richiamato il comma relativo all’aggressione in mare. In effetti, la NIA aveva tentato di applicare un altro comma, quello che riguarda il caso dell’uccisione di una persona con conseguente rischio della sicurezza di navi o piattaforme, caso in cui il carcere sino a 10 anni più la multa sono sostituiti dall’impiccagione. Una interpretazione del caso Marò affondata dalla Corte Suprema, dal primo ministro indiano, all’epoca Singh, e da tre ministri, Esteri, Interni e Giustizia. La parola ora passa alle parti, agli avvocati ed ai giudici di Amburgo, dei quali abbiamo grande stima e nei quali riponiamo piena fiducia. Ci siamo letti e riletti le carte un sacco di volte e ci siamo convinti che gli indiani non hanno nulla in mano. Speriamo sia veramente così e di rivedere presto anche Girone sulle spiagge di Puglia.

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Segnalazione libraria: GRANDE GUERRA: LE RADICI E GLI SCONFITTI

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Segnalazione Edizioni Il Cerchio

GRANDE GUERRA: LE RADICI E GLI SCONFITTI
Europei, Cattolici, Operatori di pace.

Autori: Cardini F.; Agnoli F.M.; Dal Grande N.; Pedrone L.F.  Edizione: Il Cerchio,
Collana: Gli Archi, pagine 152,
€ 16,00.

Link diretto per l’acquisto on-line:
http://www.ilcerchio.it/grande-guerra-le-radici-e-gli-sconfitti-europei-cattolici-operatori-di-pace.html

A cent’anni di distanza dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, questo volume pone l’attenzione sui temi di più recente indagine, in passato eclissati dagli aspetti militari e politici dell’evento. Magistralmente introdotto con una brillante analisi sulle cause del conflitto da Franco Cardini, l’opera spazia dal dramma dei profughi e rifugiati alle prime forme di assistenza del diritto internazionale sino alla trascurata figura di Benedetto XV e al suo impegno per la pace. Lontano dalla retorica trionfante, il vero volto della Grande Guerra.

INDICE: CARDINI F., “Tramonto dell’occidente”, finis Europae o uccisione della pace? – PEDRONE L.F., L’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario dei conflitti armati nella guerra 1914-18 – DAL GRANDE N., I vincitori che persero tutto: profughi, internati e occupati – AGNOLI F.M., Benedetto XV: un italiano in guerra per la pace.

AUTORI:

FRANCO CARDINI, Directeur de recherches nell’École des Hautes Études Sociales di Parigi e professore emerito di Storia Medievale presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane/Scuola Normale Superiore. Per Il Cerchio ha pubblicato, tra gli altri,L’apogeo del medioevo. I secoli XII-XIII (2001), Le crociate in Terrasanta nel medioevo (2003), L’invenzione dell’Occidente(2004), La globalizzazione. Tra nuovo ordine e caos (2005) e Testimone del tempo. Ritorno a Coblenza (2009).

FRANCESCO MARIO AGNOLI è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1986 al 1990 e Presidente della II sezione della Corte d’Appello di Bologna; collabora con diverse riviste e per Il Cerchio ha pubblicato, fra gli altri, Le insorgenze antigiacobine in Italia 1796-1815 (2003); Il giacobino pentito. Vita, morte e battaglie del generale Giuseppe La Hoz(2009); Scristianizzare l’Italia (2011).

NICOLÒ DAL GRANDE (Montecchio Maggiore – Vi – 9 maggio 1983), storico e saggista. Dal 2012 segretario nazionale dell’Associazione Culturale Identità Europea e collaboratore dal 2015 della rivista online Domus Europa (www.domus-europa.eu). Per Il Cerchio ha pubblicato Il Risorgimento italiano (2013).

LUIGI FRANCESCO PEDRONE, ufficiale a riposo della Croce Rossa Italiana, saggista. Ricopre l’incarico di responsabile regionale Lombardia dell’Associazione Culturale Identità Europea.

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Francia, profanate tombe cristiane Crocifissi divelti e lapidi distrutte

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Segnalazione di Mattia Piras

 

L’episodio a Labry. La zona a Est di Parigi tra le più colpite. Gli attacchi non sono necessariamente legati a motivi religiosi. Fermati tre minorenni

di Elisabetta Rosaspina, inviata a Parigi

Crocifissi divelti o spaccati, lapidi vandalizzate: una quarantina di tombe cristiane nel cimitero di Labry, nel dipartimento della Meurthe-et-Moselle, a est di Parigi, sono state profanate probabilmente nella notte tra domenica e lunedì. Tre minorenni sono stati fermati. CONTINUA LA LETTURA SU:

http://www.corriere.it/esteri/15_agosto_03/francia-profanate-tombe-cristiane-crocifissi-divelti-lapidi-distrutte-871b17f8-3a27-11e5-b49b-ae37d5ff3efe.shtml?cmpid=PA178012501DCOR Continua a leggere

Aborto, prova schiacciante: PP è una macelleria di bambini; Stereotipi di genere tra gli omini del lego; Transgenderismo; Le prove del gender a scuola

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Segnalazione di Antonio Brandi

[VIDEO] ABORTO – QUINTA PROVA SCHIACCIANTE: PP E’ UNA MACELLERIA DI BAMBINI
Ecco il quinto video del Center for Medical Progress che testimonia l’orrendo traffico che si consuma dietro l’aborto (che è già orrendo di per sé). Dura circa 15 minuti, ma LifeNews avvisa che gli ultimi 5 sono davvero tremendi …

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/video-aborto-quinta-prova-schiacciante-pp-e-una-macelleria-di-bambini/
GIOVANI: SESSO, DROGA E ROCK ‘N ROLL? … FINO A UN CERTO PUNTO
Il mito del “sesso libero” (insieme a droga e rock ‘n roll) che ci portiamo dietro dal ’68 non è certo tramontato. Nonostante, però, il continuo bombardamento ipersessualista che i ragazzi subiscono quotidianamente, di cui parleremo nel prossimo numero di settembre sulla nostra rivista mensile, Notizie ProVita, negli Usa – secondo il Rapporto del governativo Center for Desease Control – è calata sensibilmente, rispetto a 25 anni fa, la percentuale degli adolescenti (fascia 15-19 anni) che ha avuto rapporti sessuali …

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/giovani-sesso-droga-e-rock-n-roll-fino-a-un-certo-punto/

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Gender as simbolic glue: un documento per rilanciare l’offensiva

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

genderdi Lupo Glori

La mobilitazione internazionale contro il gender inizia a dare i suoi frutti e sembra preoccupare, non poco, i suoi promotori, al punto da spingerli a redigere un’approfondita ed allarmata analisi della situazione, per individuare le falle della propria strategia e passare al contrattacco. [ leggi tutto ]

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E’ iniziata la resistenza: cittadini devastano palazzina destinata ai “profughi”

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20150804_241438695921207FRASSINELLE (Rovigo) – Atto di resistenza all’invasione, stanotte, a Frassinelle, paese in provincia di Rovigo, dove una palazzina composta da 14 appartamenti in via Romana a Chiesa, frazione del Comune polesano, destinata all’accoglienza di una sessantina di clandestini, è stata ‘colpita preventivamente’

Nella notte, ‘ignoti’ hanno rotto le tubature dell’acqua, provocando un allagamento generalizzato ai 14 appartamenti e danni per circa 50.000 euro all’affarista che avrebbe incassato quasi 50 mila euro al mese con l’accoglienza.

La palazzina presa di mira, in origine destinata ai manager dell’Ikea che avrebbe dovuto insediarsi nella vicina macroarea di Arquà e Villamarzana e che poi ha abbandonato il progetto, ha a fianco uno stabile gemello.

Ma attenzione, perché anche il secondo stabile sarebbe pronto ad ospitare altre decine di clandestini: un vero e proprio business per l’affarista e imprenditore edile vicentino.

Sull’accaduto il sindaco di Frassinelle Ennio Pasqualin (Pd): «Escludo sia qualcuno dei miei 1.450 concittadini. Questo atto vandalico è di matrice politica, ed è riconducibile a sigle eversive di destra».

Si si, come no.

E’ inevitabile che i cittadini reagiscano in modo sempre più disperato, quando imponi loro presenza di ‘ospiti’ indesiderati. Alla dittatura, si risponde con la resistenza.

Non sarebbe più semplice chiedere ai cittadini se non sono d’accordo? Ah no, questa è democrazia.

Fonte: http://voxnews.info/2015/08/04/e-iniziata-la-resistenza-cittadini-devastano-palazzina-destinata-ai-profughi/ Continua a leggere

Gli affari milionari di “don” Mazzi con i “profughi”

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Risultati immagini per don Mazzi“Accoglienza-Business”: Christus Rex e Forza Nuova lo denunciano pubblicamente da anni… Leggete qui:

GLI AFFARI CON I PROFUGHI: SCUSA, MA QUANTI NE OSPITI?

Grazie ad un articoletto di gossip su Corona del ‘giornale’ CHI, abbiamo finalmente capito il perché delle simpatie politiche di Don Mazzi, il presunto prete, non poteva che ospitare presunti profughi.

Il settimanale “Chi” pubblica le immagini della nuova vita di Fabrizio Corona, affidato alla comunità Exodus di don Mazzi, quella che non paga gli affitti.

Il settimanale mostra le immagini – evidentemente concordate (e pagate) con il’prete’ – di una giornata di Corona impegnato nella sede staccata della comunità a Gallarate, dove sono ospitati, veniamo a sapere, una trentina di sedicenti profughi nigeriani.

«Ammetto che Fabrizio si sta comportando bene», dice Don Mazzi a “Chi”. «Rispetta gli orari e gli obblighi previsti dal suo protocollo all’interno della comunità. Non si lamenta (e ci mancherebbe!) quando deve pulire i bagni o cucinare per tutti. Soprattutto mi stupisce la sua ubbidienza. Quando parlo, quando mi arrabbio, lui ubbidisce. Comunque oggi Corona è felice. Credo che gli manchi l’amore, una donna, una ragazza».

A parte Corona, che serve a Don Mazzi per farsi pubblicità, si spiegano meglio le parole del ‘prete’: ogni ‘profugo’, alle coop e alle cosiddette associazioni, genera 35 euro al giorno. Lui ne ospita 30 in una delle sue tante sedi. Se viene pagato, sono oltre mille euro al giorno. Oltre 365 mila euro l’anno per una sola sede.

Non male.

Quindi la domanda a Don Mazzi: quanto guadagni coi profughi? Quanti ne ‘ospiti’ nelle tue comunità a spese nostre?

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Ius Soli, l’ultima follia di Renzi che ci imporrà di mantenere milioni di immigrati

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Segnalazione Quelsi

unnamed (1)Qualche giorno fa, Renzi è andato a fare un viaggio di piacere in Giappone con moglie e figlia al seguito. Cosa è andato a fare? Nulla, l’hanno ricevuto per pura cortesia perchè in pratica si è auto-invitato. La scusa ufficiale era di sollecitare gli imprenditori giapponesi ad investire in Italia, ora che “maremma maiala, s’è dato il fritto per fare le riforme” che secondo lui ci rendono affidabili ed appetibili al punto da potere attrarre fiumi di investimenti e capitali dall’estero, roba che neanche nella Svizzera degli anni ’70 s’è mai vista. Addirittura, in un breve ed inutile colloquio con il premier giapponese Shinzo Abe, Renzi ha segnalato al suo annoiato interlocutore che “è scoccata l’ora per cui lo sviluppo venga promosso con politiche economiche di crescita, non più con il rigore”.

Bene, il nostro premier va a raccontare queste cose al keynesiano per antonomasia Shinzo Abe che le ha già fatte tre anni fa, quando Renzi ancora scucchiava ribollite alla Leopolda e sognava di poter essere lui un giorno a poter rovinare l’Italia. Il nostro premier semi-abusivo non sa, e probabilmente non lo sa neanche la tuttologa del PD Serracchiani che altrimenti glielo avrebbe detto, che il mondo della finanza anglo-americana ha coniato un neologismo, cioè “abenomics”, crasi di Abe ed Economics, per indicare il combinato di politiche monetarie, riforme ed economia reale posto coraggiosamente in atto nel 2012 da Abe, tra lo scetticismo generale, per rianimare un Giappone pressochè esanime. Altro che sviluppo dettato dalla crescita, invece che dal rigore dei conti in ordine, come velleitariamente auspicato da Renzi.

Senza fare nè annunci, nè chiacchiere, nel 2012 Abe ha sforato il 10 % del rapporto annuale deficit/Pil che a noi l’Europa impone di tenere sotto il 3 % e di azzerare nel 2018, s’è messo a stampare yen per deprezzare la moneta del Sol Levante rispetto alle altre divise del 30 %, col che il Giappone ha rilanciato alla grande le esportazioni ed ha potuto indirizzare l’equivalente di 170 miliardi di euro tutti sulla spesa pubblica produttiva. Di questi, 85 miliardi a carico dello Stato, il rimanente derivante dal coinvolgimento di enti locali e privati su progetti credibili ed affidabili, per lo sviluppo tecnologico (in Giappone!!!), incentivi alle imprese che investono in tecnologie innovative, il sostegno sociale dei meno abbienti, lo sviluppo di fonti energetiche alternative, interventi di preservazione dell’ambiente, infrastrutture anti-sismiche. Un programma che in un anno ha alzato il Pil del 2,2% ed ha creato 600mila posti veri in un Paese che ha un tasso di disoccupazione che ci sogniamo, cioè del 4,5 %, un terzo di quello che ci affligge.

Di fronte a tutto questo, il massimo che un Renzi millantatore ha potuto trasferire ad Abe è che farà di tutto per accelerare l’iter dell’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone. Come se dipendesse da lui e non dalla Merkel, Hollande, Juncker. Poi ha sviolinato e smandolinato che in Italia c’è tanta cultura che non deve rappresentare solo il nostro passato, ma anche il nostro futuro (Ercolano e Pompei a parte, visto che si stanno sgretolando senza che nessuno se ne curi). L’ultima raccomandazione al premier giapponese Renzi l’ha rivolta prima della partenza alla volta dell’Italia: “Mi raccomando Shinzo, se vuoi assaggiare la pizza buona devi venire che ti porto a Napoli”. Ora, se voi foste degli imprenditori giapponesi, ci verreste ad investire in Italia, dove c’è un premier così, che non dà assicurazioni sull’equità del prelievo fiscale, non garantisce sull’erogazione del credito e sulla rapidità dei pagamenti, non spiega come pensa di risolvere le complessità burocratiche e l’incertezza del diritto per i contenziosi economico-commerciali per facilitare l’avvio di “intraprese”, nè come tutelare gli imprenditori da mafiosi ed assassini, che però dà l’indirizzo delle pizzerie?

Riferiamo del viaggio di Renzi perchè avevamo coltivato la timida speranza che almeno quei due-tre giorni lontano da casa la smettesse di combinarci solo guai, che la sua gita fosse inutile, ma con il merito di darci la contropartita della sua temporanea innocuità, almeno per qualche giorno. Invece no, pure nel mettersi in viaggio è riuscito a lasciarsi alle spalle un casino che promette di essere una insostenibile devastazione del tessuto economico-sociale e culturale della nazione. Nel pacchetto dei nuovi servizi depositato dal premier alla Camera venerdì scorso, il quale raccoglie le 24 proposte di modifica della legge 91/92, con l’obbiettivo di ridefinire il concetto di cittadinanza, cioè chi sono i cittadini italiani. In questa modifica voluta da Renzi spuntano lo Ius Soli cosiddetto “temperato” e lo “Ius Culturae”.

Tutto questo accade nel momento in cui persino Cameron ed Hollande si sono finalmente spaventati e preoccupati dallo tsunami dei clandestini in Europa, tanto da richiedere l’aiuto dell’Ue per un problema che non è di questo o quel Paese, ma che coinvolge tutto il continente. L’Ungheria blinda con cavalli di frisia di filo spinato il proprio confine con la Bulgaria in funzione anti-immigrati, la Tunisia realizza un muro di 160 km per non essere coinvolta dal traffico di clandestini e terroristi che transita in Libia con destinazione Italia, gli Usa progettano un muro per rendere a tenuta stagna il confine col Messico ed il resto del Sud America, la Francia chiude i confini, in Austria non entra più nessuno e quei pochi che riescono a passare vengono rispediti indietro con tanto di accompagnamento, Cameron minaccia di sbattere tutti i clandestini in galera prima di espellerli e coperture sociali e sanitarie zero per i rifugiati che non ottengono il permesso di asilo. Renzi, invece che fa?

Invece di ripristinare il reato di immigrazione clandestina e far trainare indietro barconi e gommoni da dove sono arrivati, introduce lo Ius Soli, per il momento definito temperato, ma come al solito destinato ad essere tranquillamente aggirato in base alla consolidata tradizione tutta italiana del “fatta la legge, trovato l’inganno”. Se passerà la proposta del premier, sarà riconosciuto come cittadino italiano “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui uno sia legalmente residente in Italia senza soluzione di continuità per almeno i 5 anni precedenti la nascita. Oppure, chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia. Però, chi non ha questi requisiti, ma ha meno di 12 anni, non si deve preoccupare, Renzi ha pensato pure a lui con lo Ius Culturae : gli basterà frequentare la scuola elementare per ottenere la cittadinanza italiana.

Oltre al danno pure la beffa, e qui viene il bello, perchè per far scattare queste clausole per ottenere la cittadinanza basterà esibire un’autocertificazione. In un mondo dorato di privilegiati e milionari come quello del calcio professionistico, spesso per i calciatori africani è assolutamente impossibile conoscerà la vera data di nascita, perchè nei loro Paesi d’origine l’iscrizione anagrafica è volontaria ed aleatoria, per cui spesso si accettano generalità dichiarate, ma non verificabili. Pure quando ce l’hanno, gli immigrati arrivano volutamente senza documenti per non essere identificati e divenire rintracciabili, si muovono in clandestinità, non si sa mai cosa realmente facciano. A persone come queste noi andiamo a chiedere, senza pretendere valide certificazioni, se hanno i requisiti per ottenere la cittadinanza. La quale, si badi bene, non ti rende solo un italiano, ma cittadino di una comunità di 28 Paesi, tra molti dei quali c’è un accordo di libera circolazione dei cittadini comunitari. Quindi quello che accadrà è che si rilascerà la cittadinanza in pratica solo sulla base di una semplice richiesta, senza verifiche e controlli. Cioè a tutti.

Ma forse neanche serve mettere in atto tutto questo: siamo in Italia, signori. Visto con i gay? Prima erano schifati da tutti e ci dicevano che non era giusto che fossero perseguitati e discriminati. Ok, hanno ragione. Poi il gay pride, una vera miserabile ed ostentata provocazione, poi il riconoscimento delle unioni omosessuali, poi che non li puoi criticare se no vai in galera per omofobia, ma loro in galera per eterofobia non ce li mettono, poi vabbeh tutti i diritti civili, siamo tutti figli di Dio, ma le adozioni no. Son passati sei mesi, per arrivare al “ma perchè no?”, nì, so, sì. Mo addirittura la Cassazione ci dice che non sta scritto da nessuna parte che i genitori devono essere di sesso diverso, e l’Europa ci minaccia se non ci sbrighiamo ad introdurre la legislazione che renderà gli omosessuali dei privilegiati della società (in)civile. Con lo Ius Soli soft succederà la stessa cosa. Si derogherà dapprima in qualche occasione, poi la deroga si allarga, si diffonde, volete che non troveranno uno straccio di tribunale e giudici moralmente depravati e compiacenti da dare sempre ragione ai clandestini? La norma verrà giudicata discriminatoria ed anticostituzionale e la concessione a tutti della nazionalità italiana ed europea verrà deregolamentata.

Come faranno tecnicamente ad aggirare la legge noi ancora non l’abbiamo ben chiaro, ma i clandestini invece lo sanno già benissimo. Quelli che si arricchiscono sul business dell’immigrazione hanno costituito lobbies i cui tentacoli arrivano dappertutto, ed hanno già previsto tutto. Però noi sappiamo bene quello che succederà una volta che chiunque nato in Italia da chiunque sarà dichiarato cittadino italiano per default. L’Italia diverrà la più grande sala da parto del mondo. Arriveranno gestanti ad uno stadio avanzato da tutto il mondo. Al business degli immigrati verrà affiancato quello della tratta delle puerpere che partoriscono in Italia per avere figli “italiani”, con il corredo di tutta l’assistenza logistica ed ospedaliera necessaria, il tutto a spese dei contribuenti, pure dei pensionati a 600 euro al mese.

unnamed (2)Poi scatterà la legge sui ricongiungimenti. Vi pare che la Cassazione o la Consulta, od anche dei normali tribunali e rigorosi rossotogati non troveranno il modo di autorizzare il ricongiungimento automatico di figli “italiani” con i propri genitori, anche se stranieri? Sarà un fatto di umana solidarietà, un ovvio atto di tolleranza e civiltà. Tutta gente alla quale, una volta avuta la cittadinanza, dovremo assicurare quello che non si riesce ad assicurare agli indigeni autoctoni, agli italiani veri, cioè copertura sanitaria, istruzione, lavoro, casa, ordine e giustizia. Ed un assegno mensile, perchè volete che da qui ad un paio d’anni Renzi non introdurrà non il reddito minimo garantito, che sarebbe una vera e giusta conquista sociale, ma il reddito di cittadinanza.

Pensate un po’: milioni di cittadini taroccati, che non sanno chi era Garibaldi e neanche parlano l’italiano, che spesso una volta presa la cittadinanza se ne vanno all’estero sfruttando Schengen, ai quali dovremo passare assegni di mantenimento per miliardi di euro, pure a quelli che se ne saranno andati in Belgio senza dircelo, mentre la metà dei giovani italiani, quella dei disoccupati senza speranza, dovranno rassegnarsi a continuare a campare sulle spalle di genitori o nonni, senza prospettive di futuro. Quando i nostri avi si sono sacrificati, spesso a prezzo della vita, per lasciarci un Paese unito, solidale e civile, sperando che il nostro tenore di vita fosse migliore del loro, non crediamo che avessero in mente che i giovani italiani fossero discriminati rispetto ad immigrati sconosciuti e che il Paese divenisse il ricettacolo di qualsiasi etnia con il completo annientamento della nostra cultura, della nostra religione, della nostra civiltà.

Rosengarten | agosto 5, 2015 alle 3:02 pm | Categorie: Politica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-9Ob

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Dopo i Video-Choc, Obama e i democratici difendono ancora Planned Parenthood

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

La multinazionale dell’aborto gestisce un traffico di organi di bambini abortiti eppure i politici americani la difendono ed anzi invocano la censura sui tre video che hanno smascherato il vile commercio (noi ve li mostriamo sottotitolati in italiano)
da No Cristianofobia

Incredibile! Il Partito Democratico americano, guidato dal Presidente Barack Obama,ha espresso «solidarietà» a Planned Parenthood, accusata di un traffico degli organi dei bambini abortiti presso le proprie strutture, ed ha anzi chiesto l’avvio di un’indagine nei confronti del Cmp-Center for Medical Progress, l’organizzazione pro-life che ha scoperto e reso pubblico lo scandalo, grazie a due video registrati con una telecamera nascosta da propri attivisti, fintisi compratori d’organi. Nei filmati si vedono e si sentono chiaramente alti funzionari della multinazionale dell’aborto vendere parti dei feti umani ad un costo compreso tra i 35 ed i 100 dollari, trattando anche sul prezzo.

SANZIONI CONTRO I PRO-LIFE CHE HANNO PRODOTTO IL VIDEO CHOC
Con una lettera, inviata al Procuratore Generale degli Stati Uniti, Loretta Lynch, ed al Procuratore Generale della California, Kamala Harris, gli esponenti democratici del Congresso Jan Schakowsky, Zoe Lofgren, Jerry Nadler e Yvette Clarke, pretendono sanzioni esemplari nei confronti della meritoria sigla pro-life, “rea”, a loro dire, «da diversi anni di macchinazioni», nonché d’aver pubblicizzato le immagini ed i dialoghi senza il consenso degli interessati: un pretesto formale viene cioè contrapposto all’indegna e terrificante macelleria smascherata.
Secondo il Center for Responsive Politics, nel 2014, 153 parlamentari democratici hanno ricevuto oltre 676 mila dollari da Planned Parenthood. Lo stesso Presidente Usa, Barack Obama, per la sua campagna elettorale del 2012, ha ricevuto dalla multinazionale dell’aborto ben 1,7 milioni di dollari. Del partito repubblicano, invece, solo il deputato Richard Hanna ha ricevuto 2.823 dollari.
Secondo Lofgren, anzi, Planned Parenthood sarebbe «un’istituzione assai rispettata ed importante per la comunità», mentre Schakowsky critica il Cmp, imputandolo di un’indicibile bassezza ed accusando tutti gli attivisti per la Vita di non fermarsi «di fronte a nulla nei propri sforzi tesi a minare il diritto di scelta della donna». Parole indegne di un esponente del Congresso americano.

NESSUNO CI FERMERA’
Il Cmp, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di fermarsi: anzi, ha annunciato la diffusione di altri video che inchiodino alle proprie responsabilità gli autori di questo mercato disumano, video realizzati grazie ad un’indagine durata tre anni e denominata «Capitale umano».
Ad oggi, sono ben otto gli Stati federali, che hanno avviato indagini contro le cliniche di Planned Parenthood, dopo la diffusione dei video contestati: si tratta del Kansas, della Georgia, della Louisiana, del Texas, dell’Ohio, dell’Indiana e dell’Arizona.
Il governatore del Kansas, Sam Brownback, ha anzi assicurato che il proprio Stato «mantiene l’impegno di promuovere una cultura rispettosa della dignità della vita a qualsiasi età».
Dal canto suo, la Commissione per l’Energia ed il Commercio della Camera dei Deputati americana ha inviato una lettera al presidente di Planned Parenthood, Cecile Richards, con cui le si chiede ufficialmente di presentarsi il prossimo 31 luglio, per difendersi e chiarire le accuse mosse all’istituzione che rappresenta.

Nota di BastaBugie: per i dettagli su ciò che è riportato nell’articolo basta andare al link sottostante
PLANNED PARENTHOOD E IL TRAFFICO DI RESTI DI BAMBINI ABORTITI
Con una telecamera nascosta, la ABC News svela gli orrori della più grande catena di cliniche abortiste d’America (sconsigliamo la lettura a persone facilmente impressionabili)
di Federica Paparelli Thistle
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3843

Ed ecco i tre video-choc che Obama vuole censurare:
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DA UN’OMELIA DI SAN GIOVANNI VIANNEY – Curato d’Ars – 1820 –

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Risultati immagini per Santo curato d'Arsdi Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

San Giovanni Maria Vianney era un contadino. Con molta difficoltà, riuscì a diventare sacerdote. Confessava 22 ore al giorno, con penitenze e digiuni terribili; leggeva nelle anime, faceva tanti miracoli, e la gente veniva dal mondo intero per confessarsi con lui. Egli predicava ai suoi contadini in maniera molto semplice, ma chiara e essenziale.

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Molti sono i cristiani, figli miei, che non sanno assolutamente perché sono al mondo…

“Mio Dio, perché mi avete messo al mondo?” – “Per salvarti”.

“E perché mi volete salvare?” – “Perché ti amo”.

Com’è bello conoscere, amare e servire Dio ! non abbiamo nient’altro da fare in questa vita. Tutto ciò che facciamo al di fuori di questo è tempo perso! Bisogna agire solo per Dio, mettere le nostre opere nelle Sue mani… Svegliandosi al mattino, bisogna dire: “Oggi voglio lavorare per Voi, mio Dio! Accetterò tutto quello che vorrete mandarmi come Vostro dono. Offro me stesso in sacrificio. Tuttavia, mio Dio, io non posso nulla senza di Voi: aiutatemi!” Continua a leggere

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