Aborto – “Streghe pro Planned Parenthood”

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Lo scandalo di Planned Parenthood che lucra dalla vendita delle vittime dell’aborto, ha provocato l’intensificazione delle proteste dei prolife americani.

Lo scorso weekend, durante una di queste manifestazioni davanti a una clinica del Michigan c’è stata in contemporanea una contro manifestazione di circa duecento sostenitori dell’aborto.

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Proteste e scontri all’Aquila: Renzi fugge dai contestatori

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RENZI A L AQUILA

I comitati dell’Aquila “respingono” Renzi: proteste e contestazioni. Tensioni con le forze dell’ordine: ferita una poliziotta. E salta l’appuntamento in Comune.

Renzi: “Contestatori? Tifosi del Teramo in serie D…”

Matteo Renzi si fa lo spot in giro per l’Italia. Ma gli italiani lo respingono. Dopo essere stato al Meeting di Comunione e Liberazione e al Teatro Rossini di Pesaro, il premier è stato “respinto” all’Aquila. Prima del suo arrivo alla nuova sede del Comune sono esplosi momenti di tensione tra forze di polizia e manifestanti. Tanto che lo staff del premier ha deciso di annullare la prima tappa del tour nel capoluogo abruzzese.

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Arena di Verona: Girondini muto, Tosi stecca

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Il sindaco di Verona, presidente del Consiglio di indirizzo della Fondazione, parla da sovrintendente (che se in autunno potrebbe andarsene). La ricetta anti-crisi appare rinunciataria e approssimativa

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La notizia non è che il sindaco di Verona vuole accelerare sull’ipotesi di copertura dell’Arena, tutta da verificare al di là dei “concorsi d’idee” internazionali e della disponibilità di finanziatori per ora misteriosi. Quella è una storia vecchia di almeno vent’anni, uno specchietto per le allodole che torna ciclicamente e non per caso quando la gestione della Fondazione lirica scricchiola. La notizia – alla luce delle dichiarazioni raccolte da L’Arena, che già hanno creato varie perplessità e molte altre ne provocheranno – è che in questo momento Flavio Tosi, presidente del Consiglio di indirizzo, ha di fatto messo sotto tutela il sovrintendente Francesco Girondini, comparsa muta di una recita che dovrebbe vederlo protagonista assoluto. E questo porta a considerare con più attenzione una voce recente ma già diffusa negli ambienti veronesi più vicini alla Fondazione, secondo la quale Girondini sarebbe intenzionato a lasciare, probabilmente già nel prossimo autunno. Dopo neanche dieci mesi, quindi, dalla sua conferma a sorpresa per il terzo mandato.

Attendibile o meno che sia il “si dice”, Tosi è evidentemente lanciato in una campagna mediatica che gestisce in prima persona, senza intermediari (sarà questa la vagheggiata nouvelle vague del marketing?), nell’ambito della quale parla della Fondazione come se ne fosse il sovrintendente. E accenna a progetti radicalmente innovativi, che spingerebbero il suo azzardo ben oltre il già complicato contenzioso con l’Accademia Filarmonica per il Teatro Filarmonico (la precedente puntata si può leggere qui). Disegnando uno scenario che se non porta allo smantellamento della Fondazione ci va vicino, e rivoluziona tutto il panorama musicale veronese. Girondini, fino a questo momento, è stato zitto: forse è d’accordo, da fedelissimo storico del sindaco. Ma allora perché Tosi non gli ha concesso la ribalta, come dovrebbe essere? Forse non è d’accordo e per questo si è defilato; la sua uscita sarebbe in tal caso la logica conseguenza di questa assenza nel cuore dell’estate su temi tanto cruciali.

Intanto, parlando da sovrintendente Tosi annuncia che l’anno prossimo le rappresentazioni operistiche nell’anfiteatro diminuiranno, perché «il numero dei melomani si è ridotto». Sicuramente si è notevolmente ridotto negli ultimi anni il numero degli spettatori che decidono di assistere all’opera in Arena: dagli oltre 600 mila di fine anni Novanta, siamo ormai a poco più di 400 mila. Ma i dati nazionali della SIAE per l’opera, dopo il netto calo registrato fra 2008 e 2009, dal 2011 al 2013 sono rimasti sostanzialmente fermi (alcune decine di migliaia sopra i 2 milioni di spettatori) e solo l’anno scorso sono scesi fino a fermarsi a 2.001.092 ingressi (tutti i numeri nel sito della SIAE). Prima di celebrare il funerale di un genere di spettacolo, quindi, e pur considerando la variabile meteorologica (particolarmente influente solo nel 2014) Tosi dovrebbe chiedersi perché l’Arena sia meno frequentata di altri luoghi dove s’inscena la lirica, anche di gran lunga meno affascinanti dell’anfiteatro romano. E come mai a poca distanza da Verona, la Fenice di Venezia riesca ad essere “virtuosa” al punto di aumentare le rappresentazioni (raddoppiate nel quinquennio 2008-2013) e gli spettatori (+ 23 mila).

Se le serate in anfiteatro diminuiranno, sarà per provare a frenare l’emorragia di bilancio che ha ormai portato il debito della Fondazione a una trentina di milioni, in costante crescita. Ma è molto dubbio che il rilancio dell’Arena passi per una programmazione ancora più esangue di quella delle ultime estati, che hanno visto nuove produzioni con il contagocce e una totale assenza di coraggio nella scelta dei titoli. La spending review di Tosi, insomma, non prevede investimenti sul piano artistico. Il che la rende rinunciataria e tendenzialmente involutiva, oltre che fumosa e approssimativa quando il sindaco in veste di sovrintendente parla di «contaminazione di generi, accostando la lirica a qualcosa di innovativo». Più sensato puntare sul musical e portare Arena Extra a un ruolo più concreto nella produzione di eventi pop. Ma la ricetta “accostare classico a moderno”, supponendo così di attirare i giovani, a proposito dell’opera sembra del tutto velleitaria, oltre che generica.

Tant’è: sotto la spinta del sindaco di Verona, che cerca il colpaccio d’immagine realizzando la copertura dell’anfiteatro (ma quale sarebbe l’utilità pratica: salvare le pochissime serate annullate causa pioggia nelle estati normali? Evitare le interruzioni, che non sono poi così frequenti?), la nave della Fondazione sta entrando in acque molto agitate anche per quanto riguarda i dipendenti (un po’ meno di 300 quelli fissi, circa 700 gli stagionali). Nell’invitare inizialmente i lavoratori a “fare la loro parte”, Tosi ha utilizzato un eufemismo oggi molto frequente fra i politici, che sottintende sacrifici e problemi in arrivo e inevitabilmente tocca nervi scoperti e fa scattare reazioni sindacali. Quarantott’ore più tardi, lo stesso sindaco ha chiarito a cosa pensava: i dipendenti della Fondazione “costano troppo”, molto più dei comunali (in media, dice, 52 mila euro annui contro 36 mila). Ormai è sempre più evidente che il punto di arrivo dei tagli è un drastico ridimensionamento complessivo: nella produzione artistica e nella dimensione occupazionale. O perlomeno negli stipendi. La rinuncia al teatro Filarmonico, non senza un implicito “j’accuse” all’Accademia, rea di non avere finora dato prova di sensibilità culturale rifiutando di abbassare il canone d’affitto, è funzionale all’uno e all’altro obiettivo. Riparando al piccolo teatro Ristori, la Fondazione non solo dovrà “minimizzare” i suoi programmi artistici, ma in conseguenza del trasloco potrebbe trovarsi a dover “rinunciare” a non pochi dipendenti. A Verona si annuncia un autunno ancora più caldo di questa estate sahariana.

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La Turchia finanzia la più’ grande moschea in Romania

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Segnalazione di Federico Prati

Di Lupo Glori

La Turchia si appresta a finanziare la costruzione della più grande moschea finora eretta in una capitale europea. L’enorme centro culturale islamico, che potrà ospitare fino a 1.500 fedeli, sorgerà a Bucarest, capitale della Romania, paese di profonda fede cristiana ortodossa. Nelle scorse settimane il governo rumeno, guidato dal primo ministro socialdemocratico Victor Ponta, ha infatti firmato un accordo con il Mufti della Comunità Islamica Rumena, Murat Yusuf, per la cessione di un’area di 11 mila metri quadrati del valore di circa 4 milioni di dollari sulla quale erigere l’enorme moschea. La Turchia ha annunciato che sosterrà economicamente il progetto che i promotori sperano di portare a termine entro il 2018.

Alle dure proteste suscitate dall’annuncio, in un paese per cinque secoli, fino alla fine del 1800, vassallo dell’Impero Ottomano, dove i circa 70.000 musulmani, rappresentano appena l’1% della popolazione, il premier rumeno Ponta ha replicato, sottolineando come la moschea sia un simbolo di accettazione della Romania nei confronti della comunità musulmana: “Mi dispiace che nel nostro paese ci siano ancora persone irresponsabili che giocano con cose così delicate e importanti come la pace, il rispetto e la solidarietà interreligiosa “.

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Ecumenismo politico. Bergoglio si schiera con i tecnocrati mondialisti e con i no global

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Segnalazione di Federico Prati

di Sandro Magister

Bergoglio s’è messo alla testa dei “movimenti popolari” anticapitale. Ma intanto ha consegnato lo IOR alla multinazionale Promontory, messa al bando nei giorni scorsi dallo Stato di New York

compagno bergoglio

 ROMA, 21 agosto 2015 – Con i superpoteri mondiali della finanza papa Francesco si sdoppia. Da un lato li bastona implacabile, come ha fatto anche nell’enciclica “Laudato si'”, sempre però in forma generica, senza che mai si riesca a capire se sotto la sua scure cadono anche Mario Draghi e la Banca europea, Christine Lagarde e il Fondo monetario, Janet Yellen e la Federal Reserve.

Dall’altro lato chiama in Vaticano proprio il Gotha della tecnocrazia mondiale a fare ordine nelle sue disastrate finanze, a cominciare dallo IOR, Istituto per le Opere di Religione, ormai consegnato di fatto al Promontory Financial Group, sede centrale a Washington.

Era di Promontory Rodolfo Marranci, oggi direttore generale della similbanca vaticana. Sono di Promontory Elizabeth McCaul e Raffaele Cosimo, capi rispettivamente delle sedi di New York e per l’Europa, nominati “senior adviser”. Da oltre Atlantico è venuto anche Antonio Montaresi, a dirigere l’ufficio rischi. E lavora in Promontory, dopo un tirocinio in Goldman Sachs, Louis-Victor Douville de Franssu, il cui padre, Jean-Baptiste, è l’attuale presidente dello IOR.

Promontory ha una posizione unica al mondo. Opera sul confine tra pubblico e privato, come un controllore e regolatore ombra che le autorità americane utilizzano per penetrare, tramite le sue consulenze, nelle operazioni più opache delle banche di tutti i paesi. Il suo fondatore e capo, Eugene A. Ludwig, sovrintendeva all’ufficio dei corsi monetari durante la presidenza di Bill Clinton e l’hanno seguito altri ex dirigenti della U.S. Securities and Exchange Commission.

Ma questa fama d’impeccabile braccio della legge che Promontory si è guadagnata negli anni, anche in Vaticano, si è infranta lo scorso 3 agosto, quando il dipartimento dei servizi finanziari dello Stato di New York ha sospeso la società dall’operare da lì in avanti in quello Stato, per non aver bloccato dei trasferimenti di capitali in Dubai fatti dalla banca inglese Standard Chartered a favore di beneficiari dell’Iran, nonostante questo paese fosse colpito da sanzioni.

La sospensione non tocca l’attività che gli uomini di Promontory continuano a svolgere in Vaticano, ma è in ogni caso un micidiale colpo all’immagine. La società ha annunciato un ricorso alla corte suprema dello Stato di New York. Nessun commento da parte della Santa Sede, ma è facile immaginare l’irritazione di Jorge Mario Bergoglio.

L’incidente rafforzerà ancor di più in papa Francesco la convinzione che il mondo sia preda di un impero transnazionale del denaro che ha nel profitto l’unico suo obiettivo e nello “scarto” delle crescenti moltitudini dei poveri il suo strumento.

Bergoglio non ha letto Thomas Piketty e il suo libro di culto “Il capitalismo nel XXI secolo”, ma ne sottoscrive la tesi di fondo, cioè lo strutturale aumento delle disuguaglianze.

Lo scorso 12 luglio, interrogato a bruciapelo da un giornalista tedesco sul volo di ritorno dal Paraguay, Francesco ha sì ammesso lo “sbaglio” di trascurare nelle sue analisi la classe media, ma ha aggiunto che questa “diventa sempre più piccola”, schiacciata com’è dalla polarizzazione fra i ricchi e i poveri.

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Russia, il ministro dell’agricoltura: “Entro dieci anni raggiungeremo l’autarchia alimentare”

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ZAR PUTIN

Putin fa sul serio e la Russia si avvicina sempre più a una forma di autosostentamento, di autarchia alimentare. Addio al cibo di provenienza occidentale, e quella che inizialmente era una forma di protesta nei confronti delle sanzioni imposte alla Russia per la questione Ucraina, si sta trasformando in una vera e propria politica, che riscuote consensi fra i russi e terrorizza Europa e Stati Uniti. Il ministro dell’agricoltura russo Aleksand Tkachev ha dichiarato: “Se continuiamo allo stesso ritmo di crescita in termini di volume di produzione, calcolando la crisi sia in Russia che nel mondo, allora in dieci anni raggiungeremo questo obiettivo. Se si troveranno ulteriori mezzi di finanziamento al settore, allora il compito sarà portato a termine al massimo in sette anni”. E l’obiettivo è appunto l’autarchia alimentare, con tanto di gesto dell’ombrello all’Occidente e alle sue sanzioni.

I provvedimenti – Già da qualche mese sono state chiuse le frontiere ai prodotti alimentari provenienti da Ue e Usa, e i prodotti che, entrati di contrabbando, sono stati scoperti, sono stati distrutti senza alcuno scrupolo. Entro i prossimi dieci anni verrà tutto prodotto nella patria del Cremlino, tranne -per cause di forza maggiore- i prodotti alimentari che in Russia non crescono, come banane, datteri e agrumi. E la produzione interna si sta sempre più perfezionando, riuscendo a raggiungere degli standard più che soddisfacenti per il mercato interno, standard che sempre meno hanno da invidiare a quelli degli alimenti occidentali (almeno per i palati russi). E molto severe sono le punizioni per chi si ostina a introdurre in Russia latticini, carni e verdure di contrabbando: si sta mettendo a punto una legge che renderà un reato penalmente perseguibile il contrabbando di beni alimentari dentro i confini firmati Putin. E nel frattempo i governi europei hanno denunciato alcuni produttori italiani che, danneggiati dalle conseguenze delle sanzioni, hanno fatto entrare in Russia alcuni alimenti, per porre un argine alle voragini di introiti lasciate dal tirarsi indietro degli acquirenti di Mosca. “Un buon presidente dovrebbe promuovere i prodotti italiani, non ostacolarli. Ma Renzi non lo sta facendo” ha dichiarato Barbara Gambaro, imprenditrice veneta. La posizione dei produttori è chiara, con l’autarchia della Russia hanno tutto da perdere. Ed è anche cominciato il conto alla rovescia: dieci anni al massimo e il mercato di Mosca sarà solo un ricordo.

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Vaticano respinge profugo e lo consegna alle autorità italiane…

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Si, Bergoglio e Galantino predicano accoglienza, ma a casa vostra. Non nelle loro lussuose residenze. Se ne è accorto un nigeriano, che ha tentato di essere accolto nella basilica di Santa Maria Maggiore, area extraterritoriale a favore della Santa Sede.

Ieri mattina verso le nove, il nigeriano si è presentato per essere accolto, secondo i predicozzi bergogliani, ma è stato bloccato da un agente della gendarmeria vaticana.

Tutto è cominciato nei bagni ai quali si accede dall’interno della basilica, il gendarme ha notato il viavai del nigeriano, l’ha bloccato e invitato ad uscire: perché sì, Bergoglio invita ad ‘accogliere il forestiero’, ma a casa vostra.

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CASAMONICA, ARRIVA LA CONFERMA: LA FALLA IN QUESTURA: I CARABINIERI AVEVANO AVVISATO DEL FUNERALE

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@Corriere-Web-Roma

(di Giuseppe De Lorenzo) – Evidentemente da qualche parte c’è stata una falla. La legge parla chiaro: nel caso in cui un assemblamento di persone, anche casuale, diventa corteo o qualcosa di simile ad una manifestazione, il questore può intervenire.

A dirlo è l’articolo 27 del Tulps, il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. E’ successo altre volte, e sarebbe potuto accadere anche per il funerale da re di Vittorio Casamonica, il boss della mafia dei rom di Roma.

Qualcosa non ha funzionato. Partiamo dal principio. Durante la funzione religiosa e il successivo corteo, ben 12 volanti della polizia municipale hanno scortato il feretro del boss mafioso. Sarebbe stato loro compito, viste le persone che si erano radunate dietr la carrozza trainata dai cavalli, chiamare il 113 e informare la polizia (che in materia è competente). A quel punto sarebbe dovuto intervenire il Questore per dirimere la vicenda. Non è successo. Perché? Possibile che la questura non sapesse nulla?

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