Bergoglio. C’è un solo modo per vincere una guerra: non farla. Cosa ci dice la Chiesa?

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Scritto e segnalato da Carlo di Pietro

di CdP Ricciotti.

Partiamo con alcune riflessioni di Bergoglio:

«La guerra è proprio la scelta per le ricchezze: “Facciamo armi, così l’economia si bilancia un po’, e andiamo avanti con il nostro interesse”. […] C’è una parola brutta del Signore: “Maledetti!”. Perché Lui ha detto: “Benedetti gli operatori di pace!”. Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti» (RAI News).

«C’è un solo modo per vincere una guerra: non farla […] Dobbiamo camminare insieme, è sempre meglio l’amicizia che la lotta, la pace che la guerra […] Camminare uniti ci aiuta a essere solidali» (TgCom24).

«La guerra porta distruzione e moltiplica le sofferenze delle popolazioni. Speranza e progresso vengono solo da scelte di pace» (Il Giornale).

«In questi casi, dove c’è un’aggressione ingiusta, posso soltanto dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo (??? come, con i fiori ???, NdA). I mezzi con i quali si possono fermare, dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo anche avere memoria! Quante volte, con questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata l’idea delle Nazioni Unite: là si deve discutere, dire: “E’ un aggressore ingiusto? Sembra di sì. Come lo fermiamo?”. Soltanto questo, niente di più» (Vatican.va).

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“Traditio” propone 8 libri non conformi

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La libreria di “Traditio” di Via Galvani 31 a Verona (37138) propone 8 testi non conformi. E’ possibile ordinarli direttamente presso l’Associazione Traditio oppure scrivendo a info.traditio@gmail.com indicando il titolo, la quantità ed i recapiti. Si potranno così ottenere le modalità di pagamento.

  • De Benoist A., Dugin A. – Eurasia. Vladimir Putin e la grande politica. Il progetto culturale e politico dell’Eurasia si pone come spazio geopolitico di civiltà, tradizioni, religioni, che convivono e si realizzano a difesa delle identità e del comune destino in opposizione al processo totalitario dell’occidentalizzazione. La sfida americana è una sfida globale. Dunque, anche la risposta deve essere globale. La Russia si è sempre considerata portatrice di una missione che va al di là delle sue frontiere. Per Aleksandr Dugin, il liberalismo e l’atlantismo sono completamente incompatibili con la identità russa. Il suo pensiero affonda le radici nell’insegnamento di filosofi e intellettuali che vanno da Oswald Spengler a Carl Schmitt, da Ernst Jünger a Martin Heidegger, da Julius Evola a René Guénon, da Nicolai Alexeiev a Piotr Savitsky, da Nicolas Trubetskoy a George Vernadsky, ai grandi teorici della geopolitica Rudolf Kjellen e Friedrich Ratzel. Pp. 144. Controcorrente, 2014. Euro 10,00

 

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Ancora su Putin da Costabissara (Vi)

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Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

MOSCA – Vladimir Putin, ex spia del Kgb salita sul trono degli zar, custodisce un segreto: viene da Costa Bissara, provincia di Vicenza. Il presidente russo non l’ avrebbe confessato nemmeno alla moglie Ljudmila, convinta di aver sposato uno di San Pietroburgo. Ma proprio da questo buco nel passato, dal richiamo della foresta nascosto, nascerebbe l’ attrazione fatale di Vladimir Vladimirovic per l’ Italia e per Silvio Berlusconi in particolare. A scoprire l’ esplosivo “mistero del Cremlino” è stato il popolare quotidiano Moskovskij Komsomolets, che l’ ha sparato ieri in prima pagina. Titolo: «Il segreto di famiglia». All’ interno, una pagina con le prove. Nel vicentino ci sono almeno 50 famiglie con il cognome Putin. Altre abitano a Venezia. Una piccola differenza: in Veneto il cognome si pronuncia con l’ accento sulla «i», e in dialetto significa bambino piccolo. Ma il giornale moscovita non si è perso d’ animo e ha spedito un inviato a scarpinare sui colli Euganei. Altra rivelazione clamorosa: a fine Ottocento un gruppo di Putìn si trasferì in Russia per costruire la Transiberiana. E ai primi del Novecento altri incontenibili Putìn raggiunsero l’ antica capitale russa girovagando per l’ Europa come ambulanti. Vendeva paioli da polenta e apprezzava le donne baltiche, il trisnonno del presidente? I discendenti dei Putìn non hanno dubbi. «Io e Vladimir – ha giurato al Moskovskij tale Franco Putìn, produttore di caminetti – siamo due gocce d’ acqua. Stessi occhi, medesima espressione, identica andatura. Gemelli: solo che lui scia e fa judo, io niente. Lui è asciutto, io sovrappeso: ma è l’ unica differenza». L’ imprenditore vicentino, indifferente all’ impietosa smentita fotografica, segue il “cugino dell’ ex Urss” da anni. Lo scruta alla tivù, cerca di imitarlo, ha scoperto di avere gli stessi due nei sulla guancia sinistra. è talmente convinto di aver un albero genealogico in comune che ha commissionato a un centro di ricerche parigino la storia del suo cognome. Parziale doccia fredda: un Putìn, anche in Francia con l’ accento alla vicentina, discende nel Settecento dal capostipite Dominique Putiniér, suddito della prima repubblica. Ma una cosa è certa: il signore del Cremlino non ha un cognome russo, i suoi avi sono occidentali. «Pensi che da anni – ha raccontato una certa Maria Putin – a Costa Bissara mi chiamano “la zarina”. I vicini sospettano una parentela, mi trattano con un certo riguardo. Io gli faccio coraggio: mi chiamo Putìn, dico, mica Rasputìn». Un tasto delicato, quello politico. La tesi del giornale di Mosca è che il punto debole del presidente, l’ amore per l’ Italia, abbia origine genetica. «Avete mai riflettuto – si chiede il giornalista – perché passi le ferie in Sardegna, perché mandi le figlie in una villa famosa a Porto Cervo, perché invii la moglie sul lago di Como, perché i rapporti con il premier Berlusconi vadano ben oltre il protocollo?» Questione di sangue e di carattere. «Per questo Silvio e Vladimir – la conclusione – quando si incontrano sembrano due vecchi compagni di scuola che l’ hanno fatta grossa». «Imprenditori italiani e del Nord – è la sentenza di Silvio Putìn, figlio del cugino di Franco, proprietario di una cava di mattoni -. Anche in Russia comanda uno dei nostri: pensi che a me mi chiamano Vladimir Berlusconi». Per coerenza ha assunto una domestica ucraina. Si chiama Galina, e a Vicenza genera equivoci. Così il Putìn la chiama Lina.

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La fede del contadino contro l¹eresia del filosofo modernista

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Segnalazione del Centro Studi Federici

ROSSI PIETRO (1) – Risposta ad Ernesto Renan, di Pietro Rossi, rustico contadino sanmarinese, Bertinoro 1863, tip. G. C. Capelli. Un opusc. in 16.° di pag. 26.

Fu già un buon falegname che volle con uno scritto confutare le bestemmie di Renan; ora ci vien nelle mani la risposta di un contadino, e per giunta una risposta fatta in versi. Il valor loro letterario è tutto nella qualità dello scrittore: roba cioè da contadino. Ma li abbiamo notati perché si vegga come davvero ogni lingua si sciolse a venerare la divinità di Gesù Cristo per protestarsi in nome di tutti i fedeli contro l’ingiuria fatta al nostro divin Redentore.

(La Civiltà Cattolica, Anno Decimottavo, Vol. XII della serie sesta, 20 settembre 1867)

(1) Il poeta contadino sammarinese Pietro Rossi, Casole 14/5/1804 – Domagnano 21/2/1879.

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Fini sbugiardato: ecco tutti gli hotel che ospitano profughi

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TORTELLINI FINI

Dopo la sfilza di alberghi che la scorsa estate si sono strasformati in centri d’accoglienza, ecco che la storia si ripete anche in inverno. A Roma, per volontà del prefetto, l’hotel Roma Point da hub diventerà centro d’accoglienza permanente

Lun, 30/11/2015

Gianfranco Fini sbugiardato dai fatti. Solo pochi giorni fa, nel corso di un convegno all’Università Guglielmo Marconi di Roma, parlando di immigrazione, aveva avuto parole poco tenere nei confronti di un ragazzo che sosteneva che i profughi alloggiassero negli hotel. L’ex leader di AN, dopo avergli detto di non rompergli i c…, domanda: “Ma quali hotel, hai mai visto un centro d’accoglienza?”.

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Russia-Turchia, le foto del figlio di Erdogan con i miliziani dell’Isis

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Verrà presentata oggi al primo ministro russo Dimitri Medvedev una prima serie di sanzioni alla Turchia studiate dai funzionari del Cremlino. Pur permanendo qualche spiraglio, ormai sembra quasi una guerra fredda fra Mosca e Ankara dopo l’abbattimento dell’aereo russo da parte dei turchi martedì. Se il grosso delle sanzioni deve arrivare, già ieri il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha annunciato che dal 1° gennaio verrà sospesa la libera circolazione senza passaporto fra i due paesi, anche perché «le possibili minacce dalla Turchia non sono inventate, ma reali». Fonti del Cremlino ritengono che questa ritorsione non avrà effetti sull’economia russa: «In un anno, 69.000 turchi hanno dichiarato di entrare nel paese per turismo e 31.000 per lavoro e affari. Un flusso così esiguo da essere ininfluente».

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Due settimane di decisioni delle oligarchie mondiali

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Le prossime due settimane cambieranno il mondo, annuncia il Telegraph. Non solo perché i “leader mondiali” sono riuniti a Parigi per piegare il clima alla finanza speculativa, onde farlo rendere. Ci sono tre eventi decisivi che avranno luogo. A porte chiuse, naturalmente.

Draghi riprende il bazooka. L’enorme stampa di moneta che ha fatto finora, che ha ridotto il costo di indebitarsi sotto il tasso d’interesse zero, avrà portato “nove mesi di calma finanziaria” come dice il giornale dell’Establishment (uno dei tanti); ma non è servito assolutamente a frenare la deflazione nella zona euro, che s’avvita su se stessa anche per il crollo dei prezzi petroliferi. Il circolo è vizioso e si auto-alimenta: più la deflazione si rafforza e meno ci s’indebita e si spende. Le banche non prestano, si tengono i denaro che la BCE produce a manetta, le imprese non chiedono prestiti, le famiglie nemmeno. La BCE ha fallito il suo compito – doveva mantenere un’inflazione del 2 per cento – e farlo molto, molto prima, quando la deflazione si manifestò: i tedeschi l’hanno vietato, per loro non c’era alcuna deflazione – e lo negano ancor oggi. Quindi, nuovo quantitative easing, ossia più dei 60 miliardi al mese che aveva annunciato all’inizio dell’anno. Questo, se i tedeschi saranno d’accordo. Il che non è detto.

BN-JY183_PCEInd_G_20150820142311L’Opec decide sul greggio

L’Opec, il gruppo dei paesi produttori di greggio, si riunisce venerdì 4 dicembre per decidere se continuare la sua guerra dei prezzi. In pratica devono decidere i livelli di produzione di ciascuno. La guerra è stata sferrata dal produttore massimo e coi costi minori, l’Arabia Saudita, per stroncare i concorrenti (Usa, quelli del gas di scisti, con alti costi di estrazione); la guerra è continuata per togliere alla Russia i mezzi finanziari per la sua politica internazionale. Il Brent, che nel giugno 2014 era ancora a 115 dollari a barile, è a 45.

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La Russia mette fuorilegge le fondazioni del massone Soros e ne congela i conti

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L’Ufficio del Procuratore Generale russo ha riconosciuto il famigerato Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come gruppi indesiderabili, vietando a cittadini e organizzazioni russe di partecipare a qualsiasi loro attività. Hanno aggiunto che il Ministero della Giustizia sarà debitamente informato di queste conclusioni e potrà così aggiungere i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate. I pubblici ministeri hanno lanciato l’inchiesta sulle attività delle due organizzazioni del noto speculatore senza patria George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano incluse le organizzazioni di Soros nei 12 gruppi che richiedevano un intervento immediato per le loro attività anti-russe. Altri gruppi nella lista sono il National Endowment for Democracy; l’International Republican Institute; il National Democratic Institute; la Fondazione MacArthur e Freedom House. Alla fine di luglio, il Ministero della Giustizia russo ha riconosciuto il National Endowment for Democracy come un gruppo indesiderabile dopo che i magistrati avevano scoperto la ONG degli Stati Uniti stava spendendo milioni in tentativi di mettere in discussione la legittimità delle elezioni russe. La legge sulle organizzazioni ‘indesiderate’ straniere è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Richiede che l’Ufficio del Procuratore generale e il ministero degli Esteri redigano un elenco ufficiale delle organizzazioni straniere indesiderate. Una volta che un gruppo è riconosciuto come indesiderabile, il suo patrimonio in Russia deve essere congelato, i suoi uffici chiusi e la distribuzione della propaganda proibita. La Fondazione Soros ha iniziato a lavorare in Russia a metà degli anni 1990.

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ProVita: Céline Dion salvata da un sacerdote; il post-gender; Omofobia, dati OSCE smentiscono …

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Segnalazione di Antonio Brandi

 

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Aborto – Céline Dion deve la vita a un sacerdote

La celebre cantante è l’ultima di quattordici figli ed è viva grazie ad un sacerdote. Quando infatti, nel 1967, sua madre Teresa si accorse di essere nuovamente incinta dopo ben 13 gravidanze, pensò di abortire …

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Omofobia: dati OSCE smentiscono chi parla di “emergenza”

I dati recentemente pubblicati dall’OSCE sugli Hate Crimes in 46 Stati, contribuiscono a smentire ciò che molte associazioni LGBT e organi di stampa continuano a ripetere rispetto a una presunta “emergenza omofobia” nel nostro paese …

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4 SALTI

ProVita e Generazione Famiglia contro il gender : unisciti a noi!

Per affermare il diritto prioritario della Famiglia nell’educazione dei figli contro l’ideologia gender nelle scuole, Generazione Famiglia, con ProVita onlus, i Giuristi per la Vita e Voglio la Mamma, presentano due importanti iniziative … Leggi tutto

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