Sabato 5/12 il Prof. Sanfratello a Verona c/o “TRADITIO” su Medio Oriente e destino della Cristianità

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Associazione Culturale

“TRADITIO” (TRADIZIONE)

Via Galvani 31 – Verona

info.traditio@gmail.com – tel. 347/4230340

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SABATO 5 DICEMBRE 2015 ORE 16.30

Si terrà il convegno:

“MEDIO ORIENTE, EPICENTRO DI SISMI EPOCALI. QUALE FUTURO?”

 

Relatore:

 

Prof. Agostino SANFRATELLO

docente universitario

 

 

Al termine, è previsto un buffet

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Gli avvoltoi del Vicino Oriente

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VICINO ORIENTE

Segnalazione del Centro Studi Federici

Quali potrebbero essere le conseguenze delle guerre contro l’Iraq e la Siria? Il giornalista Maurizio Molinari (già corrispondete de “La Stampa” da New Jork e ora – direttamente – da Gerusalemme) presenta il progetto di ridisegnare la cartina del Vicino Oriente (area destabilizzata dal 1948 con la proclamazione dello stato d’Israele). Si ipotizza la creazione di quattro stati “etnici”: sciita, sunnita, curdo e alawita. Nessun accenno ai cristiani: evidentemente quelli sopravvissuti ai terroristi dell’Isis devono andarsene in Occidente a farsi scristianizzare, nel Vicino Oriente per loro non c’è più posto.

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Il ricatto di Erdogan: stop ai profughi in cambio dell’entrata in Ue

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ERDO CAN

Segnalazione Quelsi

by Pietro Torri

Alcuni commentatori politici hanno affermato che Erdogan è un ottimo tattico ma un pessimo stratega ed al momento, a guardare gli avvenimenti degli ultimi mesi, sembra proprio sia così.  L’abbattimento del cacciabombardiere russo non ha, almeno per adesso, sortito gli effetti sperati. Se l’idea del Presidente Turco era quella di scardinare la strana alleanza che si è creata tra Hollande e Putin si può dire che, per adesso, è fallita. La Turchia ha ricevuto una solidarietà poco più che rituale dagli alleati e la stessa NATO, convocata in riunione straordinaria, si è preoccupata più di lanciare appelli alla calma che di stigmatizzare la violazione dello spazio aereo turco da parte dei russi, violazione oltretutto avvenuta per una manciata di chilometri.

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“L’IS è in Libia, minaccia l’Italia”. Tutto vero, lo dice l’US

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La notizia-bomba l’ha data il Wal Street Journal (di Rupert Murdoch), quindi c’è da preoccuparsi davvero: “Lo Stato Islamico ha rafforzato la sua presa nella sua roccaforte di Sirte in Libia”. I guerriglieri del Califfo sono cresciuti “da 200 a circa 5 mila”, sono “volonterosi combattenti”, e lo hanno assicurato al giornale (di Murdoch) persone “dell’intelligence libica”. Anzi, il “capo dell’intelligence militare per la regione che include la Sirte. Il quale risponde al nome di Ismail Shoukry, e dichiara: “Loro hanno esplicitato le loro intenzioni. Vogliono portare la loro lotta a Roma”.

Ecco, ci siamo: l’ISIS minaccia direttamente Roma. Vedete com’è difficile la “lotta al terrorismo globale” o “lotta globale al terrorismo” annunciata ed iniziata nel 2001 da Bush jr.: appena l’ISIS viene schiacciato in Siria, ecco che riappare in Libia. Con la nuova filiale, ampliata e rinnovata. Un miracolo. E’ come un fungo, l’ISIS. Sempre più vicino all’Italia. Anzi, di più, dice il giornale di Murdoch: l’ISIS in Libia “ha cercato reclute che abbiano le conoscenze tecniche per far funzionare i vicini impianti estrattivi petroliferi”.

Quindi succhiano il petrolio anche da lì, e lo vendono (a chi? Le navi di Bilal Erdogan arriveranno?); diventano autosufficienti finanziariamente, e possono procurarsi armi (americane) e addestratori (Cia) per attaccare l’Italia. Essi infatti vogliono conquistare l’Italia, centro della cristianità.

Non è che scherziamo sopra questa minaccia. No, è da prendere sul serio. Soprattutto perché lo Stato Islamico ha postato questo tipo di mappe sui suoi siti.

isis-ital-3Se vedete, la mappa è stata firmata o distribuita dal MEMRI (Middle East Media Research Institute): un benemerito organo che scova gli articoli più luridi sui media islamici e li diffonde a noi giornalisti. Il MEMRI, come mi è capitato di ricordare recentemente, è diretto dal colonnello israeliano Yigal Carmon che l’ha fondato con Meyrav Wurmser, il quale dirige da par suo il Centre for Middle East policy ad Indianapolis: insomma due attivi dei servizi di Sion.

Quindi la minaccia è seria, quella è gente davvero pericolosa. E’ possibile che vogliano prendersi anche le installazioni che l’Eni ha ancora? O un vero e proprio attentato a Roma, per attrarre l’Italia in Libia con le armi? Chi lo sa. Tutto è possibile.

Se avverrà -e i media strilleranno – mega-attentato islamista nell’anno della misericordia, ricordiamo alcune realtà che i media, nella fretta e nell’angoscia, con gli occhi pieni di lacrime, potranno tralasciare.

“Daesh è una creazione degli Stati Uniti”: generale Vincent Desportes nell’audizione davanti al Senato francese 12 dicembre 2014.

Vincent Desportes
Vincent Desportes

http://www.senat.fr/compte-rendu-commissions/20141215/etr.html#toc7

“Ciò che chiamiamo ‘salafismo’ in arabo si dice ‘wahabismo’ . E noi siamo in contropiede sistematicamente e in tutte le situazioni di affrontamento militare, perché in Medio Oriente, nel Sahel, in Somalia, in Nigeria, noi siamo alleati con quelli che sponsorizzano il fenomeno terrorista da trent’anni”. Alain Chouet, già direttore della sezione anti-terrorismo del DGSE (i servizi francesi).

http://www.humanite.fr/alain-chouet-nous-sommes-allies-avec-ceux-qui-sponsorisent-depuis-trente-ans-le-phenomene-djihadiste

“I nostri alleati, Turchia, sauditi ed emirati, hanno finanziato ed armato i terroristi. Hanno versato centinaia di milioni di dollari, e decine, migliaia di tonnellate di armi a chiunque volesse combattere contro Assad”: Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti.

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Michael Flynn, DIA

“Nel 2012, quando la mia agenzia avvisò l’amministrazione Obama della possibile emergenza di uno Stato Islamico tra Irak e Siria , la Casa Bianca ha deliberatamente scelto si sostenere clandestinamente le reti jihadiste combattenti contro il regime di Bashar Assad”: generale Michael Flynn, ex capo della DIA, la Cia dei militari.

http://www.foreignpolicyjournal.com/2015/08/07/rise-of-islamic-state-was-a-willful-decision-former-dia-chief-michael-flynn/

Il Wall Street Journal racconta anche che “ad agosto lo Stato Islamico ha schiacciato una insurrezione armata di libici locali “arrabbiati dall’uccisione da parte del gruppo di un giovane clerico che si era opposto agli estremisti. I quali hanno crocifisso diversi di coloro che hanno partecipato alla rivolta e ne hanno confiscato le case. Diversamente che in Siria, il gruppo non riesce a fornire servizi di base. Le pompe di benzina sono a secco e i residenti devono procurarsi di straforo il loro carburante – quando non viene confiscato dallo Stato Islamico. Gli ospedali sono abbandonati dopo che lo Stato Islamico ha ordinato la segregazione del personale femminile e maschile.

“…Nonostante le difficoltà, lo Stato Islamico ha grandi progetti per Sirte. Un numero recente della loro rivista Dabiq portava una intervista di Abu Mughiral al Qahtani, indicato come il capo delegato dello Stato Islamico in Libia. Egli ha giurato di usare la posizione geografica della Libia, e le sue riserve di greggio per destabilizzare la sicurezza e l’economia dell’Europa. Circa l’85% della produzione di greggio libico nel 2014 è andato in Europa, e l’Italia ne è il massimo cliente. Circa metà della sua produzione di gas naturale

Piloti francesi che nel 2011 hallo liberato i libici da Gheddafi
Piloti francesi che nel 2011 hallo liberato i libici da Gheddafi

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Tra Qatar, Turchia e Stati Uniti connivenze per armare il jihad

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JIHAD

Una serie di voli militari dalla missione piuttosto incerta si aggiungono ai molti dubbi sui traffici degli alleati occidentali

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Il crac Lehman non insegna: 30 banche imbottite di derivati

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Lehman Brothers Put Their Artworks Up For Auction

 

 

Le 30 banche più grandi del mondo hanno in pancia prodotti per 60mila miliardi di dollari. Cosa succederebbe se una scommessa al rialzo su miliardi di opzioni e futures dovesse infrangersi o se il rialzo dei tassi dovesse deprezzare gli asset in portafoglio?

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Cipolla ci fa piangere davanti all’islam: “Pronto a fare marcia indietro sulle tradizioni”

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AIO

Monsignor Claudio Cipolla, vescovo di Padova, risponde alla domanda sui canti natalizi vietati nelle scuole: “Un passo indietro per mantenere la serenità”

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