L’Istat ha pubblicato un report sullo stato di salute dell’istituto del matrimonio e della famiglia. Qualche dato riferibile all’anno 2014. Si sono celebrati quasi 190mila matrimoni, 4.300 in meno rispetto all’anno precedente. Nel periodo 2009-2013 il calo è stato in media di 10mila matrimoni all’anno.
Dal 2008 al 2014 i matrimoni sono diminuiti di 57mila unità. Uno dei motivi è anche anagrafico: ci sono meno giovani di una volta e quindi meno persone che si sposano. Se però andiamo a vedere quanti uomini e donne su 1.000 si sposano ci rendiamo conto che l’inverno demografico conta relativamente: dal 2008 al 2014 il calo è del 19%. Ci si sposa poi sempre più in età matura: 34 anni per gli uomini, 31 per le donne (un anno in più per entrambi i sessi dal 2008). Quindi diminuiscono i matrimoni, ma nella diminuzione crescono i matrimoni con solo rito civile: siamo al 43% sul totale.
L’avvocato Mario Serio ci spiega come la candidatura di Nino Di Matteo alla Procura nazionale antimafia sia stata bocciata dal Csm per un solo punto. Di Matteo ha fatto parte di una Direzione distrettuale antimafia per ben 17 anni, prima a Caltanissetta e poi a Palermo. Dal 95 è sotto scorta e da due anni è sottoposto a speciali misure di prevenzione, da quando Totò Riina intercettato nel carcere di Opera ha detto che vorrebbe Di Matteo morto ammazzato.
Lo sapete già. A San Donà di Piave un insegnante di fisica, Fabio Bianco, si presenta in classe travestito da donna, parrucca bionda, minigonna. “Erano cinque anni che pensavo di farlo”. I media sono dalla sua parte, povero trans su cui una assessora retriva ha invocato provvedimenti disciplinari. Provvedimenti che comunque non arriveranno: né dall’istituto tecnico dove insegna il trans pubblico, né dall’Ufficio scolastico provinciale: dove si proclama, fanno sapere ai giornali, “il della professoressa (è subito “professoressa”, ndr.) di indossare i vestiti che desidera e manifestare la propria identità di genere”.
Può travestirsi come vuole: ha il Potere.
Vorrei esaminare la questione da un altro lato: quello del potere. Voi che lavorate nel settore privato, avete questo potere? Voglio dire: un giorno vi viene voglia di esibire la vostra natura di trans e vi presentate di punto in bianco in minigonna e parrucca bionda all’ufficio, che so, nell’officina meccanica dove lavorate ad aggiustare le auto, nella banca dove lavorate allo sportello, alla concessionaria Fiat dove cercate di vendere la nuova Punto…che ne dite, lo fareste? Senza temere conseguenze? Non avreste paura di essere licenziati, messi da parte, boicottati dai colleghi stessi?
Insomma: credete che nel privato possiate farlo? No. Nel “privato” dove galoppa la disoccupazione perchè c’è la crisi dal 2008, dove bisogna sfiancarsi per salvare voi e l’azienda dal fallimento, dove siete esposti alla competizione globale, non avete questo potere. Non potete vestirvi come cavolo vi salta l’uzzolo. Non volete rischiare di essere messi alla porta o comunque emarginati dai colleghi che si affannano sgobbare perché c’è il rischio che la fabbrica, la ditta, il negozio chiudano come è avvenuto al 25% delle attività economiche private italiane. Che non torneranno più.
E’ questo il punto: gli statali hanno il potere e lo esercitano senza alcun limite, a loro totale arbitrio, come gli salta; e come al solito, nel più totale ed aperto disprezzo per “gli utenti”, che poi siamo noi che gli paghiamo lo stipendio. Il culattone di San Donà ha sbattuto in faccia il suo gender ad alunni e famiglie senza alcun riguardo, infischiandosene del “servizio educativo” per il quale è pagato, perché come statale può fare quel che vuole. Ha il potere. Anzi adesso due: il potere di cui gode come statale, e quello di cui gode come transessuale,, potente lobby intoccabile – se la toccate urla alla discriminazione, e tutti i media la difendono.
La divisa dei nostri dittatori
Statali licenziabili? No, tranquilli.
Contrariamente a voi, essi hanno il potere.
Difatti hanno preteso di non essere licenziabili, e l’hanno imposto ai politici tremebondi o complici. Fino al punto che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il mostro sacro dei sindacati, è stato modificato sì in modo da rendere più facili i licenziamenti: ma esclusivamente ai privati. Nel settore pubblico – si sono affrettati ad assicurare i politici – non si applica la “riforma Fornero”. Ora, questa è lesione di un principio basilare del diritto: l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Gli statali hanno questo potere: di non essere eguali ai miserabili che gli pagano lo stipendio. Se lo sono preso, ce l’hanno e se lo tengono con gli artigli adunchi, protetti dai sindacati e dal governo stesso.
Adesso è accaduto un fatto. La Cassazione, in una sentenza contro un licenziamento di un fancazzista pubblico (di Agrigento: reintegrato, e ti pareva, per vizio di forma), ha tuttavia ammesso che “è innegabile” che l’articolo 18, che facilita i licenziamenti, si applica anche alla pubblica amministrazione.
Quale migliore occasione, per un governo che vuole “fare le riforme”, per cominciare davvero a licenziare il buon terzo di fankazzisti che rubano il posto e lo stipendio all’Italia impoverita? Perché nemmeno quelli del comune di Sanremo che timbravano il cartellino per i colleghi, anche in mutande, sono stati licenziati…Invece:
“No, no, stiano tranquilli!”, s’è precipitata a dichiarare la ministra competente: “No. Riformuleremo la norma in modo che non si applichi ai pubblici dipendenti”.
Cioè, la lesione del diritto a loro vantaggio deve restare. Questo è potere, signori. E che potere. I politici stessi, che hanno ricevuto istruzioni dall’estero per essere “riformisti” ossia tagliare le inefficienze pubbliche, ne hanno paura: è il potere, tanto da essere temibili..
Voi siete temibili, nel settore privato? Potete esigere che a voi una legge – che si applica agli altri – non venga applicata? Voi potete far paura ai politici?
Voi non avete potere. Voi pagate, con le tasse, non solo gli stipendi, ma anche gli sprechi e le corruzioni di cui questi si rimpinzano, e dovete tacere e subire. Loro vi sbattono in faccia il loro potere. Sono la Casta.
La prova ultima è che tre milioni di dipendenti pubblici “sono in agitazione”: da tre anni senza rinnovo contrattuale! Che scandalo! Poverini!, urla la Cigl-Cisl-Uil! Vogliono gli aumenti!
Il lavoro all’ANAS
“Volemo l’aumento!”
Dite voi, nel privato, se avete avuto aumenti negli ultimi non dico tre, ma cinque – anzi sette anni.
Nel privato, ringraziate Dio se dopo tutti questi anni avete ancora un posto. I giornali sono pieni di titoli tipo: “Frena la crescita, frena il lavoro”, la crisi morde. La disoccupazione è altissima – nel privato. Nel pubblico, però, se ne fregano se il paese intero (quello che li paga) scende nella miseria: loro vogliono l’aumento, son già tre anni che non glielo diamo.
Loro hanno stipendi medi del 15% superiori ai nostri; i loro dirigenti sono pagati come il presidente degli Stati Uniti, anzi di più. Invece, milioni di dipendenti privati l’hanno perso e campano scendendo nella fossa della miseria, mese dopo mese, affossati dalla burocrazia pubblica più costosa, spoliatrice ed ostile del mondo. Ostile, anzitutto, al lavoro onesto; non ci credono che lavorate onestamente – non possono crederci, giudicando da se stessi. Sicuramente state nascondendo dei soldi al Fisco, ossia a loro, che “vonno l’aumento”!
Senza contropartita. Questo è Potere, ragazzi. Potere assoluto, totale, dispotico. M’è già capitato di riferire che se le ASL delle altre regioni adottassero i costi standard della Lombardia, lo stato avrebbe 80 miliardi di euro in più. Forse che Renzi non vuole avere 80 miliardi extra da spendere in qualche bonus a pioggia? o per rispettare il Patto di Stabilità (e Crescita!) come gli ordinano gli euro-oligarchi? Non gli farebbe comodo? Eccome se gli farebbe comodo. In teoria, basta che ordini per legge o decreto: da domani,, tutte le Regioni adottino gli stessi costi standard della Lombardia – la Lombardia dove si ruba, stiano tranquilli, non si fanno mancare nessun lusso di sardanapali regionali –
ma almeno mostrano che si può, rubacchiando, offrire un servizio decente ai malati.
Niente. Impossibile. Le altre Regioni nemmeno hanno preso atto . I loro fancazzisti della locale Sanità continuano a rubare e malversare sugli acquisti delle siringhe e delle lavanderie, come se niente fosse, intascando e dilapidando 80 miliiardi. Ogni anno. E questo solo nella Sanità. Pensate solo quanto rubano negli altri settori, e sono almeno il doppio. Vogliamo azzardare? I fancazzisti come ente collettivo si intascano in malversazioni, sprechi inefficienze, 150 miliardi di euro. E non si può farli smettere.
Questo è Potere. Potere totalitario. Potere maligno e insieme stupido.
Perché se fossero in grado, se volessero,se si degnassero di tagliare i costi- diciamo la metà – che sono i costi delle loro inefficienze, disonestà e incompetenze, l’Italia sarebbe una potenza economica. Avrebbe i soldi anche per pagare quei “precari” che aumentano nel settore pubblico, anche nella Sanità e nella scuola – e sono assunti perchè? Per fare il lavoro che i fissi stipendiatissimi non fanno, che lavorano per un boccone di pane e che in certe Regioni nemmeno ricevono lo stipendio – perché tutto il denaro va a pagare
gli stipendi ai fancazzisti fissi e privilegiati. Avremmo i soldi per pagare aumenti ed addestramenti ai poliziotti, che sono i più sacrificati nel settore pubblico. Potremmo pagare un’integrazione ai milioni di pensionati con 500 euro mensili, che potrebbero pagare le bollette – potrebbero aumentare i famosi consumi da cui, ormai, dipende la “crescita”…niente, non si può. Il Corpo collettivo dei parassiti inadempienti s’incamera 150 miliardi annui, o li spreca e li malversa, e non ci si può fare niente: invece, il tizio che Renzi ha messo all’INPS sta ingegnandosi e spremendosi per inventare un modo di tagliare le pensioni. Private, ovvio.
Questo è il potere. Potere Totale.
Loro chiudono i musei, e vanno a discutere “l’agitazione”. Si presentano agli studenti travestiti da troie. All’ATAC stampano biglietti falsi. A Roma, i tecnici addetti alle concessioni edilizie: “Si presentano e spaventano con ipotesi di abuso”, per farsi pagare mazzette: come quelli della Ndrangheta.- A Sanremo vanno a timbrare in mutande e poi scappano a fare shopping. Vigili urbani, al 60 per cento si dichiarano inabili al servizio in strada, con tanto di certificato medico, e sono pagati per far niente (Napoli): potrebbero morire, hanno contratto malattie tremende. I loro dirigenti comunali inseriscono apposta errori nei bandi di gara, per lucrare e far lucrare con il successivo contenzioso. Fanno quello che vogliono, hanno l’avanzamento automatico, sono del tutto insindacabili, inamovibili, illicenziabili. E si lamentano.
Sento ad una radio una telefonata: è uno del Corpo Forestale dello Stato. “Ci vogliono militarizzare! E nessuno ci difende!”. Che tragedia, li vogliono trattare come trattano i Carabinieri. E loro soffrono. Si ribellano. Scenderanno in agitazione. Bruceranno i boschi…
Questo è Potere. Siamo sotto un regime totalitario, malvagio e distruttivo. E stupido. Che ci sta facendo scendere nella fossa.
Isis, Putin mostra le prove: Erdogan e la sua famiglia in affari col Califfato
Il ministero della Difesa russo ha accusato senza mezzi termini il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua famiglia di essere coinvolti nel traffico di petrolio organizzato dall’Isis. “Il principale consumatore del petrolio rubato dal legittimi proprietari, Siria e Iraq, è la Turchia, il presidente Erdogan e la sua famiglia sono coinvolti in questa attività criminale” ha detto il vice ministro Anatoly Antonov. Il premier turco Erdogan: “Nessuno può lanciare calunnie”
A Selva di Cadore, nella scuola di Santa Fosca, l’annuale recita natalizia non si farà. Come riporta Il Gazzettino, “le maestre hanno dalla loro motivazioni organizzative, e cioè la carenza di personale. Ma la ragione è anche un’altra: non creare disagio a due scolari di religione non cattolica“.
Il papà che ha portato alla luce questo fatto ha mosso dure critiche alla scuola: “È vero che le maestre, per assenza di un supplente, hanno potuto iniziare fattivamente il corso di insegnamento solo due mesi fa. Così come è vero che la priorità sono le materie scolastiche e non il tempo dedicato alla preparazione di una recita. Ma affossare del tutto questa tradizione che i bambini attendono con ansia, dopo che anche lo scorso anno non era stata fatta, spiace. Con tutto il rispetto possibile per chi non appartiene alla nostra religione“.
„Per contrastare le infiltrazioni mafiose, il prefetto Mulas ha emanato 2 provvedimenti, di cui uno per il gestore dell’hotel Sporting di Malga San Giorgio. Ora parlano i suoi soci“
Interdittive Antimafia per un imprenditore in Lessinia: soci raccontano un’altra versione dei fatti
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Dopo la notizia della firma di due interdittive antimafia da parte del prefetto di Verona, uno degli imprenditori colpiti dai provvedimenti si è subito difeso, sostenendo di essere pulito. Tuttavia, i legali difensori dei soci in affari di Francesco Piserà, gestore dell’Hotel Sporting di Malga San Giorgio, hanno presentato un documento con la propria versione dei fatti. Infatti, a carico dell’imprenditore calabrese era già scattata una denuncia da parte dei soci di Bintar Snea Srl, la società che ha gestito gli impianti di risalita della malga per due anni. Il presidente del Consiglio d’Amministrazione era Francesco Piserà. Sollecitato dai soci di Bintar Snea, l’imprenditore Alessandro Bellamoli, con i suoi avvocati, aveva portato il socio calabrese davanti al Tribunale di Venezia.
L’Arena riporta le motivazioni di tale azione, spinta dai presunti gravi fatti inerenti la gestione della società stessa “nella quale figurano soci imprenditori veronesi ma anche persone di specchiata onestà, tutti interessati al risanamento dell’impresa e al rilancio delle attività turistiche e sportive dell’area, più che a un tornaconto personale. Fin dal suo insediamento nel gennaio del 2014, Piserà ha manifestato comportamenti che nulla hanno a che vedere con l’interesse societario, ma finalizzati piuttosto a interesse personale: tra i più gravi, il tentativo di farsi eleggere amministratore unico e la firma su contratti mai decisi dall’assemblea”. Già nel marzo del 2014, dopo il presunto rifiuto da parte di Piserà di rispettare il codice societario, i consiglieri di amministrazione e Bellamoli decisero di rivolgersi al tribunale per revocare la carica di presidente all’imprenditore e per escluderlo come socio. A settembre 2015, la richiesta è stata parzialmente accolta; infatti, Piserà ha dovuto lasciare il ruolo di presidente, ma non quello di socio; inoltre, è stato condannato a pagare le spese legalo.
In questo modo, però, il consiglio non poteva più deliberare perchè era venuta a mancare la maggioranza, perciò i membri del cda di Bintar Snea sono dovuti ricorrere alla nomina di un liquidatore giudiziale, nonostante il bilancio della società fosse solido. A tal proposito, gli avvocati di Bellamoli su L’Arena controbattono all’imprenditore calabrese: “È falso pertanto quanto dichiarato da Piserà, che la società fosse già in liquidazione prima dell’ordinanza cautelare di revoca verso la quale, è bene ricordarlo. Piserà non ha presentato impugnazione entro i termini previsti.
In tutto questo, il comune di Bosco Chiesanuova aveva già provveduto a far chiudere l’hotel Sporting. Su L’Arena ne spiega la motivazione il sindaco Claudio Melotti: “Avevamo chiesto, come si fa con ogni impresa che apre, la presentazione del certificato antimafia e ci ha sorpreso molto il ritardo con cui la prefettura rispondeva. Ma appena abbiamo avuto la documentazione in mano, non abbiamo potuto far altro che chiudere l’albergo, perché conteneva dei rilievi su Francesco Piserà che comportavano per legge tale obbligo”.
Uno studio scientifico pubblicato un anno fa, che ha subito fatto il giro dei quotidiani internazionali, ha sostenuto che per far approvare il matrimonio omosessuale basterebbe una conversazione con un attivista omosessuale, la cui esperienza sarebbe in grado di influenzare positivamente le opinioni, rendendole durature anche oltre un anno. La tesi di fondo è che le obiezioni alle istanze Lgbt sono ideologiche e istintive, tanto che basta poco per cambiarle.
I quotidiani lo hanno promosso come il più grande studio “pro-gay”, ed effettivamente gli studiosi lo hanno presentato tramite la nota retorica Lgbt. Tuttavia, qualche mese dopo la pubblicazione sulla rivista Science, uno dei due autori, Donald Green, ha ritrattato le conclusioni accusando l’altro autore, Michael LaCour, di aver falsificato i dati: «Sono profondamente imbarazzato da questo stato di cose e mi scuso con gli editori, revisori e lettori di Science», ha detto. Nonostante il rilevamento di numerose inesattezze da parte di altri scienziati, l’articolo è stato comunque pubblicato sulla nota rivista scientifica. LaCour rischia ora di essere perseguito per frode scientifica.
Non è certo una novità, già nel 1994 una ricerca sul Journal of Divorce & Remarriageha analizzato i dati di letteratura pubblicati sulla genitorialità omosessuale e dei suoi effetti sui bambini. I ricercatori hanno concluso: «Ogni studio è stato valutato secondo gli standard accettati della ricerca scientifica, la scoperta più impressionante è stata che tutti gli studi mancavano di validità esterna e non un singolo studio rappresentava la sub-popolazione di genitori omosessuali. Solo tre studi hanno soddisfatto gli standard minimi di validità interna mentre gli undici restanti hanno mostrato minacce mortali alla validità interna. La conclusione che non vi sono differenze significative nei bambini allevati da madri lesbiche rispetto a madri eterosessuali non è dunque supportata dalla ricerca scientifica». Hanno inoltre aggiunto: «Un altro limite reciproco di molti degli studi è stato quello già identificato da Rees (1979), vale a dire, il desiderio politico e giuridico “di presentare una felice e ben regolata famiglia lesbica al mondo”» (p. 116).
Per non parlare del fatto che la maggior parte degli studi a favore della genitorialità omosessuale sono stati realizzati dalla principale ricercatrice dell’American Psychological Association, Charlotte Patterson, lesbica, convivente e attivista LGBT, già condannata da un tribunale della Florida di falsificazione dei dati: «l’imparzialità della Dr. Patterson», ha sentenziato la Corte, «è venuta in discussione quando prima del processo si è rifiutata di consegnare ai suoi legali le copie della documentazione da lei utilizzata negli studi. Questa corte le aveva ordinato di farlo ma lei ha unilateralmente rifiutato, nonostante i continui sforzi da parte dei suoi avvocati di raggiungere tale scopo. Entrambe le parti hanno stabilito che il comportamento della dott.essa Patterson è una chiara violazione dell’ordine di questa Corte. La dott.ssa Patterson ha testimoniato la propria condizione lesbica e l’imputata ha sostenuto che la sua ricerca era probabilmente viziata dall’utilizzo di amici come soggetti per per la sua ricerca. Tale ipotesi ha acquisito ancora più credito in virtù della sua riluttanza a fornire i documenti ordinati» (1997, JUNEER, Petitioner v Floyd P. Johnson, p. 11).
Il «Cupolone», simbolo del Vaticano e di Roma, non è illuminato. In piazza San Pietro restano accesi solo i lampioni del Colonnato. Ignoti i motivi del black out. Con l’allerta anti-terrorismo ai massimi livelli, il buio del «Cupolone» non è passato inosservato
di Redazione Online
Sorpresa per quanti sono passati mercoledì sera da via della Conciliazione, a Roma, completamente illuminata. Sullo sfondo romani e turisti hanno trovato una (insolita) piazza San Pietro quasi totalmente al buio. O meglio: la Cupola di San Pietro, il noto «Cupolone, è rimasto senza luce per oltre due ore. Procedendo lungo il viale si nota la facciata della Basilica completamente al buio mentre la piazza è illuminata soltanto dai lampioni che illuminano il Colonnato. Particolare di non poco conto che – con l’allerta anti-terrorismo ai massimi livelli – non è passato inosservato. Perché? Non sono arrivate note ufficiali dal Vaticano, ma pare che si sia trattato di una operazione «di sostituzione dei led dell’illuminazione della Basilica».
Intanto su San Pietro continuano i lavori per il Giubileo con gli operai che stanno allestendo le impalcature che serviranno per ospitare le tv di tutto il mondo che l’8 dicembre si ritroveranno a raccontare l’apertura della Porta Santa. Al centro l’albero di Natale mentre sui gradini del colonnato hanno trovato un giaciglio per la notte alcuni clochard.
Ma prima, questa notizia. Al COP 21, oltre a “salvare il pianeta”, i grandi della Terra si tolgono qualche soddisfazione. Francois Hollande ha invitato i più grandi fra i grandi a una “cena intima” di 30 persone circa al ristorante Ambroise, a Place des Vosges, forse il più caro di Parigi. Dove un pasto costa secondo alcuni da 160 a 360 euro, ma secondo Tripadvisor, 500, vini esclusi. Il posto molto raccolto dove Bill Clinton andava volentieri , quando lo invitava Chirac (i contribuenti Usa non gli avrebbero perdonato di pagare lui). Anche
Obama ha benignamente accettato; s’è fatto accompagnare da un modesto convoglio di auto nere, provocando un ingorgo memorabile anche per Parigi, e sedendosi a tavola con John Kerry e Susan Rice.
Putin è rimasto il solo a ricordare i morti
Il presidente russo Vladimir Putin invece non c’era. Secondo voci insistenti, ha rifiutato l’invito. Secondo il blog « La Russie d’aujourd’hui« , con questa breve motivazione:
“Per rispetto alle vittime degli attentati del 13 novembre 2015, considerando che sarebbe malsano festeggiare in questo periodo di lutto, il Presidente Putin si duole di declinare l’invito”.
Già. Dopotutto sono passate solo un paio di settimane delle stragi.
Sembra che Putin sia rimasto il solo ad avere rispetto per le vittime. Beh, per forza poi lo odiano e vogliono farlo fuori: disprezza i Nostri Valori.
A dire il vero, nella Rete alcuni dubitano delle veridicità della risposta: Putin sarebbe troppo diplomatico per rinfacciare così agli altri convitati il loro comportamento. Ma lo si conosce anche come un tipo ruvido, e poi dipende da come questi qui l’hanno irritato o al vertice sul Clima. Dove sostanzialmente lo considerano e trattano da nemico. Putin aveva già disertato la gran foto-opportunity dell’inizio del COP21 , dove c’erano tutti i 127 capi di stato e di governo, per non stare dove sta Erdogan. Insomma la risposta è nel suo stile. Se non è vera è ben trovata.
In ogni caso la defezione non ha tolto il buonumore all’allegra compagnia; figurarsi poi ad Hollande, che è l’esponente della sinistra europea che deride i poveri chiamandoli “Senza Denti” (sans dents), che s’era fatto accompagnare anche dall’ex compagna Segoléne Royal. Commenti dei blogger francoidi: “Tornano insieme?”. Sono i nostri valori: la vita è un rotocalco.
DECRETI D’EMERGENZA ADOTTATI PRIMA DEL BATACLAN
”E’ stata la legge più veloce della V Repubblica”, ha raccontato l’alto funzionario del Ministero dell’Interno Thomas Andrieu in una intervista all’agenzia AEF. “Sono stato colpito della decisione del presidente di dichiarare lo stato di emergenza alle 22.30 del 13 novembre”, ha detto. Hollande era stato appena evacuato dallo Stade de France dove assisteva alla partita Francia Germania, prima ancora che si sapesse della sparatoria al Bataclan e nei ristoranti. “La nostra prima decisione è stata di redigere i decreti, i quali sono stati adottati dal Consiglio dei ministri a mezzanotte”. Senza nemmeno attendere la conclusione dell’assalto degli agenti al Bataclan, che si sarebbe completato venti minuti dopo.
“Fin dai primi minuti degli attentati l’insieme dei prefetti e delle forze di sicurezza interna sono stati mobilitati. Il ministero degli Interni ha redatto le istruzioni per i prefetti già alle sette del mattino del 14 novembre, firmate da Bernard Cazeneuve. In 48 ore anche il parlamento aveva votato e promulgato la legge speciale. “La mobilitazione dei parlamentari è stata totale ed unanime”.
Una tale rapidità che, quasi quasi, ha preceduto gli atti di terrorismo.
Grazie alle leggi speciali, sono state eseguite più di 2 mila perquisizioni, 220 arresti e trovate 320 armi.
“L’urgenza sembra ormai la regola dell’esecutivo”, commenta France Info. Hollande ha voluto una revisione della Costituzione, articoli 16 e 36 (pieni poteri e stato d’assedio); pronta, la Direzione Libertà Pubbliche (quella diretta dal dottor Andrieu) esegue: “La redazione dei testi è molto avanzata”.
Il jihadista Salah? Era gay friendly
Salah Abdeslam, l’organizzatore delle stragi per conto del Califfato, il nemico pubblico numero uno, la primula nera che “ha beffato gli 007” e, ricercato per ogni dove, è riparato in Siria- ebbene, a Bruxelles, dov’è nato e cresciuto, era noto come frequentatore regolare di bar per omosessuali. “ Ci è parso un giovane prostituto, attaccava discorso con quel genere di persone”, ricorda Julien, barman in uno di questi locali per gay, intervistato dal Sunday Times.Il particolare è stato riportato anche da Paris Match e La Libre, giornale belga. Ora, è il caso di ricordare che nei territori che Daesh controlla, i colpevoli di omosessualità subiscono la pena capitale, di preferenza eseguita facendoli precipitare dal tetto di un edificio, o lapidati.
Amici che lo conoscono bene e sono cresciuti con lui nel sobborgo belga sono rimasti basiti all’idea che fosse un jihadista. “Ne combinava di belle”, ammicca un suo amico. In che senso? “Il suo campo erano le sbronze e le donne”.
E’ una costante, i veri jihadisti trincano e vanno a donne, specialmente la notte prima di uccidersi come kamikaze. Mohamed Atta, il capo e la mente dei dirottatori arabi dell’11 Settembre- Il già citato Atta con i complici Al-Shehhi, Nawaq Alhamzi, Ziad Jarrah, e – Hani Hanjour, nell’agosto 2001, un mese prima di morire schiantandosi contro le Towers, fecero parecchie visite al Pink Pony Nude Theater di Las Vegas, dove palparono a volontà le ballerine di lap dance, quelle a seno nudo che si attorcigliano a un palo: pagavano, erano pieni di soldi. La notte prima si produssero in bevute di vodka e Coke al rum al Red Eye Jack Sports Bar di Daytona Beach; minacciando: “Vedrete domani, l’America avrà il bagno di sangue”.
Un altro terrorista ha imparato a sparare nel club della polizia
Sami Amimour, indicato come uno degli sparatori del Bataclan (sicuramente è stato in Siria a combattere contro Assad nel 2013) aveva una licenza della Federazione Francese di Tiro per la stagione 2011-2012, e una tessera dell’Association Nationale de Tir de la Police. In pratica ha imparato a sparare in un’associazione gestita dalla polizia parigina.
Una coincidenza insignificante: l’associazione ha oltre 2300 soci. Resta solo da ricordare che anche le armi con cui Amedi Coulibaly fece irruzione nell’Hipercasher il 9 gennaio, ammazzando quattro avventori, erano state comprate da tal Claude Hermant, un uomo con strettissime relazioni con la polizia, specificamente con la squadra anti-terrorismo (SDAT). Per impedire ulteriori indagini, sulla vicenda è stato posto il segreto militare.
A proposito, forse qualche attento lettore ricorderà che la polizia tedesca arrestò in Baviera, il 5 novembre, un uomo che portava nella sua vettura vari tipi di armi, ed esplosivo, veniva dall’Austria ed era diretto a Parigi. Dopo gli attentati del 13, il corrispondente del Figaro da Berlino ha riferito la cosa. Il 15, la polizia bavarese ha comunicato che il sospetto “manteneva il silenzio sugli attentati, affermava che aveva avuto intenzione di andare a Parigi per visitare la Tour Eiffel, e che delle armi che trasportava non sapeva nulla.. Senza dare il nome del turista, né la sua nazionalità. Il 17, la Radio Deutsche Welle ha finalmente detto che si trattava di un montenegrino, cristiano e non musulmano, di nome Vlatko V. Perché questa laconicità della polizia tedesca? Nemmeno il cognome del montenegrino? “Forse non è collegato con gli attentati di Parigi”. Eh già, la privacy.
L’Esercitazione simulava “una sparatoria in più luoghi”.
Venerdì mattina 12 novembre, ossia 11 ore prima dell’attentato jihadista, era effettivamente stata indetta una esercitazione delle organizzazioni di pronto soccorso, che simulava il seguente scenario: “Attentat multisite par fusillade”, ossia attentato con sparatorie simultanee in più siti. Ne hanno parlato le tv e i tg francesi. I responsabili della esercitazione si stupiscono per la fortunata coincidenza. Fra essi, Martin Hirsch, capintesta della Assistenza Pubblica—Ospedali di Parigi.
Forse è lui che ha avvertito “!la comunità ebraica di un imminente attacco terroristico di massa”, come riportato da alcuni media israeliani. I quali media precisavano che ad avvertire erano stati “i responsabili della socirezza nella comunità ebraica”. E’ interessante sapere che il principale repsponabile è Eric de Rotschild, 75 anni, banchiere, miliardario – che è anche il presidente del Service de protection del la Communauté Juive de France (SPDCJ).
Eric de Rotschild e Hollande
Il Bataclan venduto in settembre…
La famiglia ebraica che era proprietaria del teatro di concerti Bataclan, i fratelli Pascal e Joel Laloux, l’hanno venduto l’11 settembre e se ne sono partiti per sempre in Israele. Sionisti sfegatati. Il teatro lo possedeva già il loro padre dal 1976. Dopo 40 anni lo vendono al gruppo Lagardère: una bella fortuna per i due fratelli, e una sfortuna per la società nuova proprietaria – che ha visto il teattro, comprato da due mesi, precipitato nella tragedia con un centinaio di morti in sala. La coincidenza ricorda molto quella del proprietario del negozio HiperCacher, Michel Emsalem, che il 9 gennaio – quando Coulibaly vi fece irruzione ammazzando quattro ebrei – aveva venduto il negozio appena appena. Per emigrare in Israele. Anche lui.
Gli attentati di Parigi erano appena finiti che già il SITE aveva scoperto, sui siti jihadisti che solo questa benemerita ditta sa scovare, le esultanti rivendicazioni che asseveravano: sì, siamo stati noi, noi dell’ISIS. Per la precisione alle 0.53, ossia una mezz’ora dopo l’aggressione al Bataclan, la direttrice, diretta mente lei, la Rita, rendeva conto delle numerosissime grida di gioia e congratulazioni sui social media islamici. Una velocità quasi uguale a quella con cui Hollande ha decretato lo stato d’emergenza quando l’attentato era ancora in corso.