Farinella, “prete” comunista: “non faccio il presepe in chiesa per dispetto a Salvini”

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Don Farinella, il pretonzolo che ammette la bestemmia in chiesa, ma non il presepe. Un prete comunista un po’ islamizzato che, l’anno scorso, ha salutato positivamente l’iniziativa di don Prospero Bonzani, che aveva inserito una moschea nel presepe della parrocchia di via Vesuvio. Don Farinella, il prete che si nutre di odio

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Come riporta Il Secolo XIX, quest’anno, don Farinella (Don Farinella: «In Chiesa si può anche bestemmiare, è un luogo libero»), pur di andar contro Salvini, ha deciso di non fare il presepe: “Io quest’anno il presepe non l’ho fatto. Per protesta. Contro chi sputa sopra una cosa sacra, un simbolo di amore e di unione. Io con Salvini (che dopo le stragi di Parigi ha detto: ‘Facciamo il presepe per non arrenderci’) non voglio avere niente a che spartire. Perciò, è deciso, nessun presepe nella mia chiesa”.

Questa iniziativa, però, non danneggia Salvini. Danneggia solamente i parrocchiani che non possono godere della bellezza delle tradizioni e della dolcezza del presepe e, in definitiva, rappresenta una scelta ideologica. Proprio quello che il prete rinfaccia a Salvini.

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Follia gender: cambia sesso a tre anni

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Roma, 8 dic – Operarsi e diventare transgender a tre anni. E’ la storia dello scozzese Daniel McFayden, il più giovane cambio di sesso d’Europa. Una storia risalente a circa tre anni fa ma che viene agli onori delle cronache solo in questi giorni, una storia con più di un particolare inquietante, a cominciare dalla motivazione che ha portato i genitori, in particolare la madre Kerry McFadyen, a prendere questa tormentata decisione, quando trovarono il figlio di tre anni intento a tagliarsi il pene con delle forbici. Questo accadeva tre anni fa a Strathspey in Scozia, quando Daniel non era ancora diventato Danni, ma già dimostrava di non trovarsi a suo agio in quel corpo maschile. I dottori gli diagnosticarono la “Disforia di genere” (una vera e propria patologia, che oggi gli alfieri della cultura gender vogliono far passare come una libera scelta, ndr) e i genitori decisero di farlo operare. Daniel, che ha altri quattro fratelli, non si era mai trovato a suo agio nel corpo di un bambino, sostenendo, nonostante la giovanissima età, di “avere la testa di una femmina“, fatto che lo portava a giocare con le sue sorelle piuttosto che con i suoi fratelli.

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Il Front National non è più di destra, per questo ora può vincere

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LE PEN

Domenica si è votato in Francia, per le elezioni regionali, a poche settimane dai fatti del tragico Tredici Novembre. Le due Le Pen, Marine e la nipote Marion ottengono un inequivocabile successo. Linkiesta ne parla con il politologo Marco Tarchi, studioso di populismo, appena rientrato dalla Francia per alcune ricerche sul campo.


Professore, il parricidio politico di Jean Marie dunque non porta via consensi al FN, che potrebbe vincere in quattro regioni?
A quanto pare, no. La lite familiare – che in realtà ha un sottofondo politico/ideologico consistente – ha sottratto al Front national un certo numero di quadri intermedi e militanti, proseguendo ed ampliando una diaspora che si era aperta al momento della successione alla presidenza della figlia al padre nel 2011. Molti, fra i vecchi dirigenti (ora quasi tutti fuoriusciti e confluiti in un piccolo partito testimoniale, il Parti de la France, che ha scarse ambizioni elettorali ed è più che altro un contenitore amicale), temevano infatti già allora che Marine, dotata di ottime doti comunicative ma del tutto indifferenti alle questioni di cultura politica, avrebbe progressivamente abbandonato alcuni dei fondamenti ideologici del partito, spostandolo decisamente dal retroterra di destra radicale con connotati populisti ad un populismo puro e dichiarato. Così è avvenuto, dispiacendo ciò che resta (ed è poco) dell’opinione pubblica cattolico-tradizionalista o nostalgica di Vichy e dell’Algérie Française ma attraendo le fasce dell’elettorato che ormai sono ovunque, in Europa, il bacino di consensi delle formazioni populiste: operai, disoccupati, piccoli commercianti, artigiani e altri gruppi sociali che vengono dipinti come i ‘perdenti della globalizzazione’. Costoro sono molto più numerosi e sono fortemente attratti dal discorso di un partito che, unico, si oppone da sempre ai flussi migratori di massa dai paesi extraeuropei e contesta le politiche dell’Unione europea, accusando quest’ultima di essere strutturalmente succube della volontà dei circoli finanziari e tecnocratici.
Quanto possono influire sul voto gli attacchi terroristici del 13 novembre?


Stando ai sondaggi, non molto (il FN era già molto in alto nelle rilevazioni demoscopiche), ma abbastanza per consentire, forse, al partito di Marine Le Pen di aggiudicarsi il governo di un paio di regioni e di fare da ago della bilancia in un altro paio, costringendo fra l’altro i sarkozysti – che non mi sembra il caso di continuare a chiamare gollisti, perché da un pezzo si sono distaccati, nei fatti, da molte delle idee dell’uomo cui continuano formalmente ad ispirarsi – e i socialisti ad innaturali (ma probabili) alleanze, desistenze incrociate o addirittura fusioni di lista fra il primo e il secondo turno nelle regioni in cui si troveranno dietro le liste frontiste. Ciò non potrà che portare acqua al mulino della propaganda del Front national, che da anni denuncia la connivenza nell’Umps (cioè Ump, nome precedente degli attuali Républicains, e Ps) di un ceto politico autoreferenziale, pronto a tutto pur di mantenere il potere e i connessi vantaggi. Questa critica tipicamente populista a ‘quelli che stanno in alto’ in nome di ‘quelli che stanno in basso’ sta trovando riscontri importanti nella pubblica opinione. Tornando all’effetto degli attentati, era inevitabile che favorissero una forza politica che da sempre si è distinta per i suoi accenti allarmistici sui temi dell’insicurezza e del pericolo costituito dalla crescita dell’estremismo islamico all’interno delle comunità di immigrati.
Questa critica tipicamente populista a ‘quelli che stanno in alto’ in nome di ‘quelli che stanno in basso’ sta trovando riscontri importanti nella pubblica opinione.
La Francia sta diventando di destra, condividendo gli ideali del FN, o è colpa di Hollande, apprezzato dai francesi per come ha gestito la fase post-attentati ma non per il suo governo?
Se accettiamo convenzionalmente la distinzione sinistra/destra e si colloca il Front national sul secondo versante (operazione oggi più che mai discutibile, perché Marine Le Pen ha accentuato l’autodefinizione ‘ni droite ni gauche’ del partito di cui è a capo), si può dire che da un pezzo la Francia è spostata verso destra. Già negli anni Ottanta, se si fossero sommati i voti del FN a quelli delle liste golliste, giscardiane e dei cosidetti ‘divers droite’, non ci sarebbe stata partita con socialisti, comunisti, trotzkysti e via dicendo. Il rapporto sarebbe stato – ed era, anche se i voti non erano cumulabili, per le differenze reciproche e per la demonizzazione del Front da parte degli altri partiti – 60 a 40, come minimo. Non credo che quel rapporto sia sostanzialmente cambiato. Anzi: i guadagni del FN oggi sono più ascrivibili alla netta virata a sinistra del suo programma e del suo discorso pubblico sui temi economico-sociali (ma anche di politica estera ed internazionali) che a una diretta concorrenza ai Républicains sui temi tipicamente conservatori. Certo, l’insuccesso della presidenza Hollande ha giovato al Front, ma anche i suoi avversari: al di là dello scatto d’orgoglio del post-13 novembre, la sua azione e/o inazione di questi tre abbondanti anni ha scontentato gran parte dei francesi, facendogli toccare quote di impopolarità record per un presidente.
Che cosa significherebbe la vittoria del FN a queste regionali? E vede in Marion Le Pen il futuro di quel partito in Francia?
Sarebbe un fatto molto importante, perché indurrebbe i suoi attuali sostenitori, ma anche altri potenziali simpatizzanti sin qui timorosi di abbandonare le vecchie scelte nell’urna, a non considerare più persa in partenza la competizione uninominale a doppio turno al momento delle elezioni legislative. Sin qui il Front national, pur riscuotendo a livello nazionale una percentuale di voti attorno al 15%, non è quasi mai riuscito ad inviare in Parlamento propri deputati (attualmente ne ha solo due, fra cui Marion), perché la formula voluta dal generale de Gaulle lo schiacciava tra due poli, di sinistra e di destra, in grado di sopravanzare i suoi candidati. Se le elezioni regionali lo consacrassero primo partito di Francia e lo portassero attorno al 30%, questa barriera psicologica si frantumerebbe e la stessa Marine Le Pen acquisterebbe una maggiore caratura di presidenziabile (anche se continuo a credere che sarà ben difficile, per lei, farcela nel 2017). Quanto a Marion Maréchal-Le Pen, i dati anagrafici – ha 21 anni meno della zia – e le qualità personali, sia di comunicazione che di preparazione – paiono giocare a suo favore. È considerata più a destra di Marine e non disdegna di vezzeggiare l’elettorato cattolico-conservatore, ma fin qui ha evitato di farsi strumentalizzare da chi vorrebbe contrapporla frontalmente all’attuale leader del partito. Se diventerà presidente della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, ampliata dal recente ridisegno amministrativo voluto da Hollande, la sua visibilità crescerà ancora. Già ora ha aperture di credito da altri esponenti della destra tradizionale (di recente Philippe de Villiers, che alcuni vorrebbero mettere sulla strada di Marine nelle prossime presidenziali, per rosicchiarle un importante 2-3%, ha dichiarato che, se fosse un elettore della sua circoscrizione, voterebbe volentieri per lei) su cui la zia non può contare. Bisogna vedere se saprà tenere a freno le sue ambizioni per il tempo necessario a renderle credibili.
Sin qui il Front national, pur riscuotendo a livello nazionale una percentuale di voti attorno al 15%, non è quasi mai riuscito ad inviare in Parlamento propri deputati (attualmente ne ha solo due, fra cui Marion), perché la formula voluta dal generale de Gaulle lo schiacciava tra due poli, di sinistra e di destra, in grado di sopravanzare i suoi candidati.
In Spagna, invece, a breve ci saranno le elezioni politiche. La stella di Podemos sembra essersi appannata. Troppo populismo logora chi ce l’ha?
Forse sì, soprattutto se è un populismo incompiuto o ambiguo. Sebbene Pablo Iglesias, assurto a figura mediatica di riferimento di Podemos, abbia dichiarato ripetutamente che oggi il vero spartiacque politico non è tra sinistra e destra ma tra chi sta in basso e chi sta in alto, il suo partito non si è sbarazzato di quell’immagine di sbilanciamento a sinistra che gli deriva dal retroterra di quasi tutti i suoi esponenti (perlopiù comunisti o transfughi da Izquierda Unida) e dal richiamo al movimento degli Indignados. E, per questo, non si è inserito in quello che il politologo francese Dominique Reynié (fra l’altro candidato a una presidenza di regione per Les Républicains e fervido avversario del Front national) ha descritto come il filone vincente del populismo europeo, definendolo ‘populismo patrimoniale’. Quel modello esige di accoppiare la difesa del livello di vita economico-sociale della popolazione alla difesa del suo modo di vita, ovvero delle sue tradizioni e dei suoi connotati etno-culturali. Non potendo né volendo scendere su questo terreno, perché la formazione dei suoi dirigenti gli rende impossibile scendere sul terreno della polemica anti-immigrati e del richiamo identitario, Podemos si è tagliato fuori da una platea importante di potenziali sostenitori, che è poi quella in cui attinge consensi il suo contraltare ‘di destra’, ovvero Ciudadanos.
A proposito di populismo. Secondo lei sarà questa la chiave di lettura dello scontro politico italiano dei prossimi mesi, fino alle elezioni politiche (quando ci saranno), cioè un duello permanente fra lo stile populista di Renzi e il populismo tout-court di Beppe Grillo?
Finché la classe politica italiana farà di tutti per continuare a meritarsi gli strali di ampi strati della pubblica opinione, non vedo alternative, anche se la Lega è un notevole terzo incomodo in questa gara a chi sfrutta meglio le risorse, oggi molto apprezzate, del populismo. Il centrodestra, per il momento, non mi pare si possa reinserire nel gioco, aggrappato com’è alla stella quantomai calante di Berlusconi e nell’incapacità di produrre proposte e programmi che non siano una rimasticatura di ritornelli del passato, ormai logori. Senza una nuova classe dirigente, una nuova immagine e contenuti più chiari e convincenti, l’aggregato alquanto eterogeneo che i sondaggisti suppongono possa coagularsi in un listone ad uso dell’Italicum avrebbe poche chances di successo. Per non parlare di Sinistra italiana e simili, che pagano l’incapacità di opporsi efficacemente a Renzi da due anni a questa parte e rischiano di trasformarsi nell’ennesimo partitino-simulacro a vocazione poco più che testimoniale. Infine, non va trascurata la trasmutazione del Movimento Cinque Stelle, che sta liberandosi dell’identificazione con il ‘grillismo’ ma deve ancora trovare una rotta di azione politica univoca. Ci riuscirà? E che strada prenderà? Emanciparsi dal discorso politico di Grillo può piacere ad un elettorato progressista ormai deluso dal Pd e dai suoi sfidanti di sinistra, ma comporta il rischio di deludere l’elettorato che nel discorso puramente e pienamente populista del fondatore e portavoce del movimento si rispecchiava volentieri. Staremo a vedere come questo non facile processo evolverà.
Emanciparsi dal discorso politico di Grillo può piacere ad un elettorato progressista ormai deluso dal Pd e dai suoi sfidanti di sinistra, ma comporta il rischio di deludere l’elettorato che nel discorso puramente e pienamente populista del fondatore e portavoce del movimento si rispecchiava volentieri.
E Salvini? Che fine rischia di fare? Era partito bene, ma adesso sembra che abbia smarrito la rotta. Può ancora avere chance di sfidare Renzi alle Politiche?
Non sarei così scettico. I sondaggi, specie dopo gli eventi parigini, accreditano la Lega di intenzioni di voto attorno al 16%, che la pongono in posizione di forza nei confronti degli interlocutori di centrodestra. Certo, a Salvini si pongono ora di fronte varie sfide. C’è da vedere se la sua evidente svolta ‘nazionale’ porterà a un vero new look, con l’abbandono dell’articolo dello statuto che ancora pone come obiettivo l’indipendenza della Padania, e se questa eventuale innovazione riuscirà a non scontentare troppi vecchi sostenitori e ad aprire una breccia oltre la Linea Gotica. E c’è il problema di come non risultare penalizzati dall’abbraccio elettorale con quel centrodestra che prima ho descritto, la cui immagine certamente non risulta attraente per gran parte degli attuali sostenitori del Carroccio. Insistere su una linea propria, specifica, senza troppo concedere ai partnerspiù o meno occasionali sarebbe, a mio avviso, opportuno per Salvini e i suoi.
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Eurodispotismo. Una dittatura dell’idiozia

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Fra gli starnazzamenti del pollaio mediatico per la vittoria al primo turno delle Le Pen, è spuntato qualche dato e grafico molto istruttivo. Che dicono: nell’euro, il popolo francese muore. Figurarsi l’italiano. Punto primo:

Il francese è più produttivo del tedesco.

Produttività comparata
Produttività comparata

A riconoscerlo è nientemeno che Heiner Flassbeck, già segretario di Stato nel ministero delle Finanze tedesco e poi economista dell’UNCTAD (UnitedNations Conference on Trade & Development), in un’intervista al Deutsche Wirtschaft Nachrichten.

Come mai allora la Francia è meno competitiva? “A causa dei bassi salari in Germania: un vero dumping salariale insieme con l’unione monetaria ha fatto diminuire massicciamente la competitività francese. Berlino ha fatto coincidere l’entrata nell’euro con la politica di tagli dei proprio salari, operando, con l’accordo dei disciplinatissimi sindacati, una svalutazione interna. Laddove, è vero, la “sinistra” francese ha mantenuto le 35 ore (lo sciagurato ‘lavorare meno per lavorare tutti’), e l’Italia è rimasta sotto il tallone dei sindacati, che hanno protetto soprattutto i parassiti pubblici, a cui hanno fatto avere aumenti di stipendi del 15% superiori ai privati.

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Meditazione Sull’Immacolata

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Risultati immagini per Immacolata concezionedi Fra Leone da Bagnoregio

Questo dogma promulgato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854 è la una delle perle che la Chiesa con il suo magistero solenne ha voluto donare ai suoi figli; questo dogma è stato proclamato in un momento storico in cui le dottrine liberali minavano le fondamenta della dottrina cattolica, insegnando la perversa dottrina che l’uomo è libero in quanto è intrinsecamente buono e non vi è bisogno della Chiesa e sei suoi sacramenti e dei suoi ministri.
L’Immacolata Concezione di Maria Santissima è la proclamazione che tutto il genere umano è stato colpito con Adamo del peccato originale che si trasmette di generazione in generazione e che soltanto la Beata Vergine Maria è stata esente dal primo istante del suo concepimento per il grande privilegio previsto eternamente da Dio di essere madre del suo Unigenito Figlio.
Tutto l’ufficio divino è secondo quanto esposto magistralmente dal grande Pontefice Pio IX nella Bolla di proclamazione “Ineffabilis Deus” permeato dal principi del dogma stesso e dalle figure bibliche della Vergine Maria.
L’Introito è ripreso dal Profeta Isaia (LXI – 10) e dal Salmo 29 (versetto 2) che a nome di Israele esulta nel Signore perché l’ha ricoperto di salvezza e da una veste di santità come sposa adorna dei suoi monili.
Questo canto trionfale è applicabile più di ogni mortale all’Immacolata Vergine Maria, la quale in nessun istante della sua vita fu mai priva del manto splendido di cui qui parla il Profeta ed è confortato dal Salmo in cui si presagisce che il nemico ovvero il peccato non ha mai avuto possesso in Lei: Continua a leggere

La coalizione guidata dagli Usa bombarda un campo dell’esercito siriano: 4 morti

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isis_usa (1)Segnalazione del Centro Studi Federici

Il campo si trova a due km a ovest di Deir ez-Zor, nelle mani dello Stato islamico. Nei giorni scorsi Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti avevano suggerito un’alleanza con l’esercito siriano per sconfiggere i miliziani del Califfato.
 
Damasco (AsiaNews) – La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha bombardato un campo militare dell’esercito siriano facendo quattro morti e 13 feriti. La notizia è stata diffusa dall’Osservatorio siriano per i diritti umani e si riferisce a un bombardamento effettuato ieri contro un accampamento situato a due km a ovest di Deir ez-Zor, una città sotto il controllo dello Stato islamico (SI).
 
Secondo l’Osservatorio si tratta di un raid senza precedenti. In effetti la coalizione – che raduna diversi Paesi occidentali e arabi – si sarebbe attribuita il compito di combattere i miliziani dello Stato islamico, anche se molti osservatori ne criticano l’efficacia e la legalità, intervenendo nei cieli siriani senza alcun permesso da parte del governo di Damasco.

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Washington ci manda il castigatore: “Mosca resta il nemico principale”

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Adam Szubin, dallo "Stato Profondo" americano di Maurizio Blondet

La vittoria del Front National? Lasciamo che ne parlino fino allo sfinimento i media, nel panico, per metà finto (lo spiego poi). Per ora una notizia è più urgente:

Adam Szubin, sottosegretario al Tesoro Usa per il Terrorismo e l’Intelligence Finanziaria viene in Italia, Germania e Regno Unito per discutere le sanzioni contro la Russia”. Nella visita, dal 7 al 10 dicembre, l’americano si concentrerà con i governanti di quei paesi – dice il comunicato ufficiale del Tesoro Usa – “sulle correnti sanzioni contro la Russia per le sue attività di destabilizzazione in Ucraina”.

Mai sentito parlare, immagino, di Szubin. Segno che è uno di quelli che davvero comandano, incistati nello “stato profondo americano”. La sua strana funzione di Segretario al Tesoro per il Terrorismo gli dà la carica di poliziotto con poteri finanziari punitivi sugli stati satelliti insubordinati. La funzione di gestore della Intelligence Finanziaria significa che è quello che ha le leve su tutte le centrali europee come SWIFT, la camere di compensazione dove si registrano tutte le transazioni bancarie, transazioni magari segrete ma che invece le eurocrazie hanno aperto agli organi spionistici Usa, dalla Cia all’Fbi alla NSA – perché perbacco, occorre “combattere il Terrorismo”, e noi siamo alleati delle Superpotenza. Se ficca il naso nei pagamenti delle nostre imprese, se apprende segreti economici ed industriali, che importa? Gli Stati Uniti sono la potenza del Bene, lo fa’ per proteggerci – dal terrorismo globale che ha creato lei stessa. Continua a leggere

Verona: ennesimo scandalo ecumenico “conciliar-islamista” in Gran Guardia

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Dialogo aperto tra musulmani e cristiani stasera in Gran Guardiadi Matteo Castagna e Maurizio-G. Ruggiero*

Il Comitato contro il relativismo religioso denuncia l’ennesimo scempio relativista che si terrà questa sera presso la Gran Guardia di Verona con l’immancabile patrocinio dell’attuale amministrazione comunale e con la Curia diocesana benedicente un dialogo impossibile con l’Islam.

Questa assemblea sincretista, condannata duramente da tutti i Papi pre-conciliari, è l’evidente pretesto per parlare ipocritamente di una presunta “pace” terrena, di una presunta fratellanza di matrice massonico-liberale, che il Magistero Perenne della Chiesa Cattolica (in particolare l’Enciclica Mortalium Animos di S.S. Pio XI, 1928) dichiara come inutile, effimera e sacrilega. Pax Christi, in Regno Christi! Non può esservi vera Pace se non nel Regno di Cristo, che gli islamici, così come tutte le false religioni, non riconoscono come Figlio di Dio o addirittura Lo bestemmiano.

I calabraghe buonisti conciliari sono complici dell’invasione attuale, spacciando la vera carità (aiuto a casa loro!) con l’accoglienza indiscriminata, spesso in nome di un business sulla pelle delle persone, che grida vendetta al cospetto di Dio!

E’ evidente che in uno Stato tradizionale cattolico non sarebbe mai potuta nascere una scuola per imam (la più grande d’Italia, a San Giovanni Lupatoto VR), poiché non vi sarebbe mai potuto essere spazio per la propaganda dell’errore anti-cristiano. Oggi, invece, a causa delle leggi della moderna democrazia, tutti possono diffondere l’eresia ed è a causa di questo che l’Occidente è malato e destinato a soccombere, se non ritrova la forza della propria identità cristiano-cattolica di sempre, rigettando le false gerarchie figlie del Conciliabolo Vaticano II e estirpando il cancro liberale che ammorba l’Europa. I cattolici tradizionalisti non mancheranno di levare forte la loro voce contro questo relativismo religioso foriero di castighi dal Cielo.

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8 dicembre: Festività dell’Immacolata

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8 Dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine Santissima, Santa Messa tradizionale alle ore 10.30 a Rovereto

Che cosa vuol dire Immacolata Concezione?

Vuol dire che la Vergine Maria, pur essendo stata concepita dai suoi genitori (sant’Anna e san Gioacchino) così come vengono concepite tutte le creature umane, non è mai stata toccata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Perché  la Vergine Maria è stata concepita immacolatamente?

La risposta sta nel fatto che la Vergine Maria non solo avrebbe dovuto concepire il Verbo incarnato e quindi portare con sé, nel Suo Grembo, il Dio fattosi uomo; ma anche perché avrebbe dovuto dare al Verbo incarnato la natura umana. Il catechismo afferma che Gesù Cristo è vero Dio ma anche vero uomo, nell’unico soggetto che è divino. Si tratta dell’unione ipostatica.
Ebbene, non si può pensare che Dio, somma perfezione e somma purezza, possa aver ricevuto la natura umana da una creatura toccata –anche se brevemente – dal peccato e, quindi, in quanto tale, soggetta in qualche modo all’azione del Maligno.

In che parte del Vangelo si può facilmente dedurre che la Vergine Maria è Immacolata?

Nell’Annunciazione l’Angelo saluta Maria con l’appellativo “Piena di Grazia”. Tali parole fanno chiaramente capire che non si tratta semplicemente di un saluto rivolto a chi è nello stato di Grazia, ma a chi è totalmente pieno della Vita di Dio, totalmente pieno di questa Vita perché costitutivamente immacolato.

Chi ha promulgato il dogma dell’Immacolata Concezione?

Il dogma fu promulgato nella Cappella Sistina dal beato Pio IX l’8 dicembre 1854. Il Pontefice, durante il suo esilio in Gaeta (1849-1851) – dovuto alla Rivoluzione mazziniana che nel 1848-1849 aveva portato alla costituzione della Seconda Repubblica Romana, per sua natura massonica e anticristiana – aveva fatto voto in una cappella dedicata all’Immacolata che, qualora avesse ricevuto la grazia del ritorno a Roma e del ripristino dell’ordine cristiano nell’Europa allora sconvolta dalla Rivoluzione, avrebbe appunto impegnato tutto se stesso nell’attuazione della proclamazione del gran dogma mariano. Come Pio IX ebbe poi a dire, sentì tale esigenza come una chiamata interiore, che ricevette mentre era assorto in preghiera dinanzi all’immagine dell’Immacolata.

Perché si attese il XIX secolo per promulgare tale dogma?

Primo: perché il dogma dell’Immacolata Concezione è un dogma di approfondimento della Rivelazione (approfondimento vuol dire che è comunque contenuto implicitamente nella Rivelazione) per cui era naturale che tale approfondimento avvenisse nel corso della storia.
Secondo: perché tale dogma fu una risposta all’influenza illuminista (prima) e positivista (poi) che affermavano una sorta di “immacolata concezione” dell’uomo. Si tratta del mito del buon selvaggio secondo cui l’uomo sarebbe in natura buono ma poi verrebbe rovinato dalle strutture sociali. La conseguenza di questa errata antropologia era il ritenere che la soluzione di ogni male non stesse prima di tutto nella conversione del cuore dell’uomo ma solo nella teorizzazione di ideologie rivoluzionarie e utopiche atte a realizzare una sorta di “paradiso sulla terra”.
Ebbene, il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854 e la sua conferma venuta dall’Alto che si avrà quattro anni dopo a Lourdes (La Vergine si presentò a Bernadette con queste testuali parole: “Io sono l’Immacolata Concezione”), furono una risposta cattolica a questo errore. Se la Vergine Maria è stata concepita immacolatamente vuol dire che tutti gli altri uomini nascono macchiati dal peccato. E la salvezza non ci viene dalla scienza o dal progresso, ma solo dalla grazia divina e dalla nostra adesione – di fede e di opere – alla Redenzione di Cristo.
Occorre aggiungere anche che il fatto che si sia atteso tanto tempo prima di promulgare il dogma, è fattore ulteriormente accertativo della validità della decisione di Pio IX, in quanto fu frutto di secolari discussioni teologiche, che, pur basate su iniziali posizioni distanti, portarono però alla scoperta della verità sulla materia del dogma.
Inoltre, un altro fattore decisivo, era costituito dal fatto che ormai già da secoli, ovunque nella cattolicità, si venerava Maria anche sotto il titolo di Immacolata, e centinaia erano le cappelle già consacrate al suo immenso privilegio. Proprio in una di queste, come detto, il beato Pio IX ebbe la suggestione di giungere alla grande epocale decisione del dogma. Continua a leggere

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