“Traditio”: una novità libraria e altre segnalazioni

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TRADITIO

In collaborazione con le Edizioni di Ar, “Traditio” propone (per prenotazioni o acquisti scrivere a info.traditio@gmail.com):

NOVITA’. -Roberto Mieville Fasists’ Criminal Camp, La storia nascosta del Campo di punizione per prigionieri di guerra italiani in texas (1943-1946). PP. 96. IL cerchio 2016. euo 12,00

Brasillach. – I poemi di Fresnes. Pp. 114. Settimo Sigillo, 1998. Euro 10,00 Mircea Eliade – IL mito delle reintegrazione. Pp. 92. Jaca bOOk. 1992. Euro 12,00

Calamti, MCkeown, O’hearn, IL diario di Bobby Sands. Pp. 284, CAstelvecchi, 2015. Euro 16,50 Massimo Fini. – IL vizio oscuro dell’Occidente. Sudditi (Manifesto contro la democrazia) PP. 218. MArsilio, 2012. Euro 12,00

Rallo M. – L’epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa (1919-1945). Albanie e Kosovo  (1919, 1945). Pp. 160. Settmo Sigillo, 2002. Euro 14,00

Léon Degrelle. – Militia. A cura di Franco Freda. Edizioni di Ar, 2014. Euro 12,00…

Emmanuel Malynski.  Fedeltà feudale. A cura di Marco Tarchi. Introduzione di Marco Tarchi: “Emmanuel Malynski: Storia e/o Tradizione”. Appunto di Giorgio Freda. Indice: Il Parlamentarismo; l’Egualitarismo; i Nazionalismi; il Democratismo; la Fedeltà e la Solidarietà; il Patriottismo; il Capitalismo; le contraddizioni del mondo moderno; i Nazionalismi difensori del capitalismo; incompatibilità tra il Nazionalismo e il Capitalismo; gli Imperialismi; lo Statalismo socialista; i Militarismi; i pretesi odi storici; possibilità di pacificazione universale; la geniale creazione di un bisogno; le ‘Logge’ e le ‘cellule’; il valore della Fedeltà e la ‘dignità umana’; la famiglia feudale; il sistema feudale;  la vita pubblica ed economica nel Medioevo; i Giudei nel Medioevo. Pp. 176. Edizioni di Ar, 2014. Euro 19,00

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“Gonfiavano i prezzi dei viaggi ad Auschwitz” L’accusa-choc a nove tour operator israeliani

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Avrebbero creato un cartello per speculare sulle visite degli studenti ai luoghi della Shoah…

 lidia catalano

 VILLAGGIO VACANZE

Un accordo sottobanco tra operatori turistici israeliani per gonfiare i prezzi delle visite scolastiche nei campi di sterminio di Auschwitz. È quanto ha portato alla luce un’indagine della polizia, conclusasi con l’arresto di nove manager di agenzie viaggio, sospettati di aver speculato sulla pagina più drammatica della storia moderna ebraica. Gli investigatori hanno perquisito le abitazioni dei manager e congelato i loro conti bancari. In almeno sei casi sono state accertate aperte violazioni delle regole sulla corretta concorrenza tra gli operatori del settore.

«Se le accuse dovessero essere confermate – scrive Kevin Connolly, corrispondente della Bbc da Gerusalemme – la notizia susciterebbe un’enorme ondata di sdegno del Paese. È inaccettabile che si speculi sulle visite ai luoghi simbolo dell’Olocausto, considerato dai giovani israeliani un rito di passaggio, carico di significato e solennità» .

Ogni anno migliaia di studenti vanno in visita ai memoriali della Seconda guerra mondiale e ai campi di concentramento nel sud della Polonia. Un viaggio che arriva a costare diverse migliaia di shekel (1000 shekel corrispondono a circa 230 euro, ndr). Circa sei milioni di ebrei furono sterminati dai nazisti, almeno un milione nella sola Auschwitz. Sulla tragedia è tornato anche Papa Francesco, che nella sua recente visita alla sinagoga di Roma l’ha definita «una disumana barbarie perpetrata in nome di una ideologia che voleva sostituire l’uomo a Dio». «Il 16 ottobre 1943 – ha ricordato Bergoglio- oltre mille uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate».

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Israele getta la maschera: per noi l’ISIS non è un nemico

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ISIS-milizianii

Nel corso di una conferenza tenutasi presso l’”Istituto di Studi per la Sicurezza Nazionale” a Tel Aviv, il ministo della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha dichiarato di “preferire l’ISIS rispetto al pericolo costituito dall’Iran e che Israele non considera che l’ISIS (Stato Islamico) costituisca una minaccia per Israele. L’esponente del Governo israeliano ha inoltre aggiunto che ” bisognerà sempre considerare l’Iran quale il principale nemico di Israele”.

Yaalon ha affermato di ritenere che l’ISIS finirà con l’essere sbaragliato, tuttavia ha dichiarato che preferirebbe vedere questo gruppo (l’ISIS) a governare la Siria che non tenere “un governo pro iraniano ” al potere a Damasco (quale il Governo di Bashar al-Assad).

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Nuovi milioni di disoccupati in vista: siamo pronti?

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I media hanno finalmente scoperto che 62 ricchi hanno la ricchezza della metà dell’altra popolazione del mondo. Grazie ad Oxfam, la ong inglese, possono pubblicare dati come se fossero una sorpresa. 7 milioni di italiani, l’11,5% della popolazione, vivono in “grave deprivazione materiale”, e nel 2004 erano solo, si fa per dire, il 6,4 per cento: è stato quasi un raddoppio. Il numero di quelli che, pur avendo un lavoro, sono poveri, è parimenti cresciuti: dall’8,9 all’11per cento. Nel complesso 22 italiani su cento sono miseri, e il loro numero è aumentato- Nello stesso periodo, è triplicato il numero dei miliardari in Italia: erano 13 nel 2004, sono 39 oggi a possedere almeno mille milioni di euro. Ciò mentre il paese ha perso il 25 % delle attività economiche a cominciare dall’entrata nell’euro e poi nella grande depressione dal 2008.

La politica dei governi ha solo aggravato le disuguaglianze. Se questi sono stati l’effetto generale del capitalismo globalizzato in tutto il mondo, la particolarità italiana sta nel fatto che è il paese peggio governato dalla UE. E non date la colpa (solo) ai governi; è la Casta multiforme e parassitaria, esemplificata da direttori generali di ministeri con stipendi pari a quello del presidente Usa, o apparati regionali criminosi, che si sono pagate profumatamente per la mancata distribuzione, l’incompetenza, il saccheggio dei produttori.

Fra le cose che non si sottolineano abbastanza, c’è la rivelazione che questa disparità estrema della ricchezza costa 7 punti di Pil: la celebrata “efficienza” del capitalismo senza freni è una reale e concreta palla al piede dell’economia.

Il punto che noi siamo arrivati con questa condizione sociale nel secondo avvitamento della recessione innescata nel 2008 coi subprime americani. Il crollo delle banche italiane, che fa’ stupidamente godere quelli che “il papà della Boschi si è fatto consigliare da Carboni” ( la Massoneria governa le banche toscane dai tempi in cui i Savoia cacciarono il Granduca; mazziniani come Augusto Duchoqué furono al centro del cosiddetto “trasformismo creditizio” a capo della Banca Nazionale Toscana, e al patriota Giacomo Alvisi, con le sue Banche del Popolo social-mazziniane, dobbiamo la prima bolla in cui lasciarono le penne i lavoratori toscani rossi, che ci avevano creduto: niente di nuovo sotto il sole), dicevo la fuga degli “investitori” dalle banche toscane e dai loro titoli a interessi quasi zero, che ha messo a nudo i 200 miliardi di crediti marci del sistema bancario italiano, sono solo la risacca locale del crollo globale in corso.

Nelle prime due settimane del 2016 sono collassate le azioni di Wall Street, collassati i mercati cinesi; si inabissano gli emergenti, precipitano le borse dei petrolieri arabi, cade la Russia in un attimo. Cadono anche i mercati dove le banche centrali pompano liquidità a perdifiato, o dove impongono interessi negativi per i depositi; misure del tutto inefficaci nella colossale tempesta perfetta innescata.

In Usa, la menzogna della ripresa non regge più, e i titoli crollano. “La menzogna consensuale è svanita, qualcosa di grosso è cambiato”; avverte l’analista Wolf Richter. “E’ arrivato il mostro della deflazione, è davvero arrabbiato”, annuncia Chris Martenson, un altro.

Svanita la menzogna “consensuale”, gli operatori Usa scoprono per esempio che le azioni Intel (i microchip)son cadute di oltre il 9% in un colpo; ma come, anche la grande sofisticata industria avanzatissima? La realtà è che il business del digitale è nel pantano. -16% le vendite di PC. Basta dire che a Taiwan – la centrale dell’industria, dove si fabbricano e progettano semiconduttori del mondo intero – ha oggi una disoccupazione al 12 per cento, pari a quella italiana.

Cosa è successo? Quello che il capitalismo fa’ succedere in modo ricorrente, se lasciato agire liberamente: il 1929. La grande depressione, a deflazione maligna. Il motivo è spiegato da una tabella. Riguarda gli Stati Uniti? No, il mondo intero:

Il debito è cresciuto il doppio del Pil
Il debito è cresciuto il doppio del Pil

La finanza, mentre toglieva potere d’acquisto ai salari, ha finanziato la “crescita” indebitando i salariati, gli imprenditori, gli stati, il mondo. Risultato: il debito è salito del doppio rispetto alla crescita del Pil. E’ facile capire che se tu prendi prestiti per il doppio dei tuoi guadagni, finisci presto a far la fila alle mense Caritas.

E’ la grande ricaduta, come nel ‘37

I segnali c’erano, e da anni: il calo tremendo dei traffici marittimi segnalati da Baltic Dry Index. Da molto temo la Cina ha preso a “esportare deflazione” nel mondo, svendendo la sua sovrapproduzione, poniamo, di alluminio e acciaio che le sue industrie non assorbono più, e cessando di comprare rame come prima,facendone calare il prezzo. Ma non basta: un giorno gli storici del futuro (se ci sarà un futuro) si domanderanno per quale malvagia idiozia le grandi potenze, tutte insieme – in un clima mondiale di per sé deflattivo da fine del ciclo del debito- si sono messe ad applicare attive politiche per aggravare la deflazione. La monarchia saudita guidando con la sovrapproduzione follemente volontaria,

il calo storico del prezzo del greggio, da 100 a 28 dollari, per distruggere lo shale americano, mettere in difficoltà i russi e contrastare il concorrente-nemico Iran. Washington che sceglie proprio questo momento per far tornare l’Iran all’onore del mondo, in cui gli ayatollah non vedono l’ora di rovesciare milioni di barili del loro greggio, deprimendone i prezzi a livelli che un giorno saranno considerati suicidi. Non bastasse, gli Usa hanno provocato il caos in una parte notevole del mondo, che ha cessato di essere un “mercato” di consumo o luogo di attrazione del turismo; hanno imposto (all’Europa) sanzioni alla Russia che provocano recessione a questa e a quella, con riduzione di consumi. La Unione Europea a guida germanica ha dato il suo decisivo contributo alla deflazione imponendo austerità, il pareggio di bilancio degli stati, il rientro dai debiti, taglio dei salari come unica via per riacquistare competitività mondiale. La cancelliera Merkel passerà alla storia (se ci sarà una storia) come quella che ricalcò le orme del cancelliere Heinrich Bruening, che nel 1930 “curò” la crisi economica (nata dall’America, 1929) e la disoccupazione galoppante con fori riduzioni delle spese dello stato, aumento dei dazi doganali, tagli ai sussidi di disoccupazione (“così quei fannulloni si metteranno a lavorare”) e, nel ’31, “decretò una riduzione generale dei salari, che furono tagliati del 15%” per rendere più competitivi i lavoratori. A quel punto, non-lavoratori: sette milioni di salariati, un terzo della forza produttiva di allora, aveva perso il lavoro, perché le loro industrie, aggravate da costi incomprimibili (leggi: gli interessi sui debiti contratti con la finanza, tasse, ammortamenti ed affitti) cessarono di pagare i debiti, e anche le banche fallirono con loro.

Poi, venne Hitler e il risanamento dell’economia con i metodi creativi del banchiere Schacht, ariano d’onore. Per gli americani, la politica di Roosevelt fallì nel 1937, quando –come oggi – un piccolo tentativo della Fed di alzare i tassi (l’occupazione era un poco migliorata) provocò un nuovo collasso più tragico del ’29 dei mercati azionari (il Dow Jones crollò del 46%!), una nuova recessione, fallimenti a catena di imprese, e i disoccupati aumentarono dal 14 a quasi 20%.

Nel 1937 il Dow Jones crollò, come oggi
Nel 1937 il Dow Jones crollò, come oggi

La crisi che si apre è molto più grave (allora la Cina non esisteva come mercato né produttore ed esportatore di disordine finanziario), e di lunga durata, perché stavolta nessun dittatore “populista” potrà prendere il potere ad imbavagliare la finanza speculativa e il Bruening del nostro tempo; sicché anche noi avremo altri milioni di disoccupati. Che si andranno ad aggiungere a quelli rimasti sul lastrico dalla crisi del 2008 debitamente aggravata dalle ricette di austerità diligentemente applicate da Monti e Bersani per conto di Bruxelles e di Draghi, e mai riassorbiti – in un paese che ha il tasso di inattività più alto d’Europa. Quanti saranno, anzi saremo? Da 3,5 milioni a 6? Dal 12,4 al 22 per cento della Spagna, al 25% della Grecia? Difficile dirlo.

Teniamo, nel delineare il nostro scenario, che vivono qui 5 milioni di stranieri – che si sentono stranieri, se non estranei e nemici – che finiranno in disoccupazione, ed occuperanno le strade ed i centri di aiuto e provvidenze. Teniamo conto che la depressione globale aggraverà anche le zone del mondod a cui già provengono a milioni i clandestini e i profughi: quanti milioni in più scenderanno nelle nostre coste, si presenteranno ai confini, premeranno per entrare? Saranno disarmati o no? Chi darà l’ordine alla nostre forze armate di sparare? (e quali forze armate?)

Intravvedo uno scenario in cui bisognerà andare a far la spesa al supermercato in convoglio e scorta armata, perché altrimenti centinaia di affamati per le strade ci rapineranno il cibo dal carrello. Le vecchiette che si avventurano da sole dal panettiere si vedranno portar via il borsellino da grossi senegalesi o cosiddetti siriani, o anche da italiani troppo a lungo senza lavoro né speranza di averne mai uno; ai semafori le portiere delle auto verranno aperte da mendicanti minacciosi di tutti i colori.

Esagero?

E’ lo scenario che ha in mente il capo dell’esercito elvetico, generale Andé Blattmann, quando qualche giorno fa ha confidato: “…Le prospettive economiche sono cupe, si assiste a sbarchi imprevisti di flussi migratori di massa. Impossibile non stupirsene. Così, da una parte, alla crisi si aggiunge maggiore concorrenza sul mercato del lavoro, dall’altra dobbiamo sobbarcarci i costi degli aiuti. Inoltre, non si possono escludere disordini sociali; il vocabolario si fa pericolosamente aggressivo». Per concludere: «Dobbiamo prepararci a conflitti, crisi e catastrofi». Per questo, la Svizzera ha pensato bene di riattrezzare il proprio esercito, «pronto a combattere per il Paese e per la nostra gente”. Gli svizzeri si difenderanno. E noi?

 

 

 

 

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/nuovi-milioni-di-disoccupati-in-vista-siamo-pronti/

 

“Il mondo va’ verso epiche bancarotte”

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“La situazione d’oggi è peggio che nel 2007. Le nostre munizioni macro-economiche per contrastare la caduta sono state tutte sparate”: così al Telegraph William White, presidente della commissione revisioni dell’OCSE e già capo economista della Banca dei Regolamenti internazionali”

Lettura consigliata a tutti quelli che credono sia in corso una crisi delle banche italiane, strapiene di crediti marci, e godono perché ce l’hanno con Renzi.

“I debiti han continuato ad accumularsi negli ultimi otto anni – dice White – ed hanno raggiunto un livello tale in tutte le parti del mondo da esser divenute una potente causa di zizzania criminale”.

“la sola domanda è se saremo capaci di guardare in faccia la realtà e affrontare que che sta avvenendo in modo ordinato, o disordinato”.

Quale sarebbe il modo ordinato? “I giubilei del debito avvengono da 5 mila anni, dal tempo dei Sumeri”. Dedicato a quelli che “ i debiti vanno pagati”.

Commenta Evans Pritchard, il più limpido giornalista economico nel mazzo: il compito che aspetta autorità globali sarà come gestire cancellazioni del debito, e di conseguenza un grande riordino dei vincenti e perdenti nella società – senza scatenare una tempesta politica.

Dunque è una questione di potere: i vincenti (non so se ho detto Germania) devono subire un ridimensionamento a favore dei perdenti? Ovvio che resistano: gli attacchi di Juncker a Renzi sono uno dei fenomeni della resistenza dei vincitori, che non vogliono fare la loro parte, e continuare a vincere fino al default generale dei perdenti. Secondo mr. White, i creditori europei sono quelli che probabilmente subiranno un più grosso taglio da un giubileo. Le banche europee hanno ammesso di avere un trilione di prestiti non funzionanti; sono pesantemente esposte ai mercati emergenti e stanno certamente prolungando debiti marciti che non hanno mai rivelato (viene a mente Deutsche Bank, il buco con un paese attorno? Non solo…).

Il sistema bancario europeo dovrà essere ricapitalizzato su scala mai immaginata prima, e le nuove regole di bail-in significano che ogni depositante sopra i garantiti 100 euro dovrà contribuire al pagamento. (Si capisce perché Berlino ha salvato le sue banche con quasi 300 miliardi di soldi pubblici, poi ha fatto votare al parlamento italiano le norme sul bail-in?)

White è uno dei pochissimi che ha detto ad alta voce, dal 2008, che la finanza occidentale stava andando a sbattere provocando una violente crisi finale. Il solo a dire che stimolare l’economia a forza di stampaggio e tassi zero da parte delle banche centrali dopo la crisi Lehman (2007) alimentava “stimoli” dell’Asia e nei mercati emergenti, gonfiando bolle di credito, e un aumento dell’indebitamento in dollari che era difficile da controllare in un mondo di libera circolazione di capitali. La globalizzazione capitalistica ha sempre prodotto lo stesso danno finale: chi lo ha negato per tutti questi anni, è solo perché ci guadagnava: faceva vincere la sete del potere invece della verità.

Il risultato? che anche gli emergenti sono oggi nel gorgo del debito. I debiti privati e pubblici sommati sono saliti in questi mercati al 185% del Pil, e nei paesi OCSE del 265 per cento: “il 5 per cento in più rispetto all’altro ciclo del 2007” che ha portato al disastro Lehman e alla crisi recessiva mondiale in corso.

Con questa complicazione: “I mercati emergenti, allora, furono parte della soluzione. Adesso anch’essi sono parte dl problema”: Traduzione: il capitalismo si salvò indebitando (pardon, “facendo giungere capitali per lo sviluppo dei”) paesi emergenti, fino a renderli come sono ora, insolventi. Ora anche loro anno bisogno di un giubileo.

Che cosa produrrà il crollo del sistema dando il via alle epiche bancarotte mondiali? Impossibile dirlo: “il sistema ha perso la sua ancora ed è prono alle rotture in modo inerente”. Una svalutazione cinese può metastatizzare. “Ogni paese grande s’è lanciato in una guerra valutaria, anche se si ostina a dire che il quantitative easing non ha nulla a che fare con la svalutazione competitiva. Hanno giocato, tranne la Cina – fino ad ora”. L’effetto dello stampaggio è uno spendere in anticipo sul futuro; ciò provoca una tossicodipendenza e, alla fine, non riesce più a “fare trazione” Alla fine, il futuro arriva nel presente, e non puoi più spenderlo.

E il gioco mica l’han cominciato dal 2007. Già nel 1987 la Fed ha iniettato troppo stimolo per prevenire una “purga” (dei creditori) dopo il crash che avvenne allora. Dopodiché le “autorità”, banche centrali e governi, hanno lasciato che ogni boom facesse la sua corsa, pensando che avrebbero avviato la pulizia più tardi, e rispondendo ad ogni shock con altra stampa, alacremente. Ciò ha portato, secondo l’esperto della BRI, la finanza a una convinzione della facilitazione perpetua, fino alla caduta degli interessi al disotto del loro “tasso naturale”, cessando di essere un segnale del rischio di credito.

“L’errore fu peggiorato negli anni ’90, quando Cina ed Europa dell’Est sono state unite improvvisamente all’economia, inondando il mondo con esportazioni a basso prezzo. I prezzi calanti dei beni industriali hanno mascherato l’inflazione degli attivi (finanziari) che stava avvenendo. I politici sono stati indotti all’inazione da una serie di credenze consolanti, che ora si rivela false. Sono stati indotti a credere che finché l’inflazione è sotto controllo, tutto va’ bene”.

Ecco in poche limpide parole perché gli americani hanno accelerato la globalizzazione, fatto entrare il gigante cinese nel mercato mondiale nonostante la sua economia statalista, ed aperto all’Est europeo: per gonfiare la loro bolla, e andare avanti ancora un po’. Adesso la Cina, dopo uno sviluppo eccessivamente rapido artificialmente montato dai capitali, si è trasformata da locomotiva in valanga. Una valanga immane.

La Fed ha prodotto bolle su bolle, fino a provocare quella in cui siamo oggi: la “debt deflation” preconizzata da Irving Fisher, il grande economista della Grande Depressione. Oggi la Fed è in “un terribile dilemma”, e tenta di raddrizzare la nave sottraendosi a ulteriori quantitative easing.

“Se alzano i tassi, sarà brutta. Se non li alzano, non si fa’ che peggiorare la cosa. La situazione è così maligna, che non esistono risposte giuste per risolverla. E’ la trappola del debito, non c’è uscita facile”. Secondo mr. White, un inizio sarebbe che i governi smettano di dipendere dalle banche centrali per non essere loro a fare il lavoro sporco. Le banche centrali non possono risolvere un problema di insolvenza, possono solo risolvere problemi di liquidità. I politici “Devono ritornare al fondamentale attività di bilancio, chiamatela keynesiana se volete, e lanciare un mai visto e potente programma di investimenti sulle infrastrutture, che si paghi grazie alla crescita maggiore”.

E’ il momento delle soluzioni alternative, del “quantitative easing per il popolo”? la speranza è che al Forum di Davos i potenti del mondo affrontino in questo problema così limpidamente posto da White e da Telegraph. Ecco uno dei motivi per cui la cancelliera Merkel ha annullato la sua partecipazione a Davos?

Se è così, sarà un crollo disordinato, una guerra europea. I tedesch e Bruxelles sanno che posson perdere tutto,e fanno i duri….E noi, o metà dei media e del popolo italiota, a “prendere le distanze da Renzi”.

Lo so anch’io che Renzi è un peso minimo. Ma è lui a questo passo cruciale della storia, ed è la carta con cui dobbiamo giocare. Se aspettiamo- come sempre facciamo noi italiani – l’arcangelo Michele che prenda il governo italiota, per finalmente sentirci ben guidati e pronti alla lotta, abbiamo da aspettare…la possibilità reale è che ci mettano di nuovo Monti, Letta, o Giuliano Amato, o Napolitano.

O la Mogherini: vi ho fatto paura, vero?

http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/davos/12108569/World-faces-wave-of-epic-debt-defaults-fears-central-bank-veter

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Quello che Federica Mogherini non ha capito di Colonia

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GIMME FIVE

«La violenza contro le donne non è stata portata in Europa dai migranti e anche tra loro vi sono persone buone e persone cattive, non importa di quale nazionalità siano. Purtroppo la violenza contro le donne è qualcosa che esisteva prima degli eventi del 31 dicembre»: questa è stata la dichiarazione di Federica Mogherini, unica italiana presente nella Commissione Europea, messa lì da Matteo Renzi, in merito agli stupri di capodanno a Colonia. É evidente che non ha capito nulla di quel che è successo: ha provato a spiegarglielo Giorgio Mulè nel suo editoriale su Panorama.

di Giorgio Mulè

Qui non ce ne importa nulla del politically correct, del buonismo peloso che rimane tale finché il lupo non bussa a casa tua, del femminismo à la page che si ritrova al calduccio nei teatri. Per dirla ancora più chiaramente: non ce ne importa un fico secco.

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La Cina inizia ufficialmente a frenare: crescita più bassa degli ultimi 25 anni

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CHINA SHIPPING

Segnalazione Quelsi

Da quando Deng Xiaoping aprì la Cina al libero mercato, la sua crescita era stata inarrestabile, quasi sempre a doppia cifra. quest’anno la crescità economica del gigante cinese è stata molto inferiore rispetto al solito: +5,9%: il dragone inizia a frenare? Il sospetto pare confermato dal recente crollo delle borse di Hong Kong e Shangai, quando è scoppiata la bolla speculativa. I dettagli sono riportati da Elena del Maso suMilano Finanza.

di Elena del Maso

Shanghai festeggia i dati sul pil cinese, con acquisti sostenuti dal team di società pubbliche che hanno l’obbligo di comprare titoli in borsa quando quest’ultima mostra segni di cedimento (l’effetto di vede perché l’andamento degli scambi si apppiatisce per ore). Alle8 ora italiana, Shanghai saliva del 3,2% a 3.0006, l’Hang Seng era in rialzo dell’1,5%. A Tokyo il Nikkei ha chiuso in rialzo dello 0,6%, a 17.048 punti.

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WhatsApp torna gratuito: sicuri sia un vantaggio?

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WHATSUP

WhatsApp, l’app di messaggistica più usata al mondo, ha deciso di tornare gratuita come lo era alle origini: la società, acquistata da Facebook nel 2014, ha deciso di abolire il canone di 89 centesimi. Siamo sicuri che questo per gli utenti sia un vantaggio? Ne ha parlato Roberto Catania su Panorama.

di Roberto Catania

Lì per lì verrebbe da esultare. O quantomeno da alzare il pollice verso l’alto come ci ha insegnato a fare Facebook coi suoi Like. WhatsApp diventa gratuito, e anche se questo non ci renderà più ricchi – in fondo non saranno 89 centesimi l’anno a stravolgere le nostre finanze – se non altro ci fa sentire più liberi. Perché, diciamolo pure, questa cosa che bisogna pagare per utilizzare un’app è una scocciatura, soprattutto in un mondo nel quale tutto o quasi è gratuito: notizie, servizi di email, navigatori satellitari e applicazioni di ogni genere.

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The Pope Speaks. YOU Decide! New Fr Cekada Video

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Segnalazione di don Anthony Cekada

The Pope Speaks! YOU Decide!

YOU DECIDETraditionalists Who Destroy the Papacy

Video by Fr. Anthony Cekada

THE YEAR 2016 will be a banner year for traditionalists to argue over the question of the Pope.

First, there will be the ongoing antics of Bergoglio, aka Francis, the “People’s Pope.”

Second, there will be a lot of back-and-forth over True or False Pope? a 700-page anti-sedevacantist tract written by John Salza and Robert Siscoe, and bankrolled by the Society of St. Pius X. Messrs. Salza and Siscoe, and SSPX, adhere to the “R&R” position – that trads must “recognize the post-Vatican II popes” but “resist” them.

This new video is a little analysis of the R&R position.

click here

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VERONA, 23/01 “TRADITIO” OSPITA RADIO SPADA

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23 gennaio 2016
ore 16.30
Via Galvani, 31 – Verona

Traditio” ospita una duplice presentazione
di libri editi da Radio Spada:

Non possumus (Pietro Ferrari, postfazione di Piergiorgio Seveso)
Nella profezia di Fatima… il segreto dell’altra Roma (Arai Daniele, postfazione di Matteo Castagna)

relatori
Pietro Ferrari e Matteo Castagna

a seguire dibattito & rinfresco

 

NOS POSSUMUS FATIMA

 

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