Banche, Tosi: voteremo per salvare Renzi

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«Domani voteremo contro la sfiducia al governo». Lo annuncia Flavio Tosi, dopo un incontro a Palazzo Chigi con il premier Matteo Renzi. I tre senatori di Fare si opporranno alla mozione di sfiducia contro il governo sulla questione banche perché, spiega Tosi, «anziché attaccare Bankitalia, Consob e chi ha gestito quelle banche, rischia di far passare per colpevole il governo, che in questa vicenda non ha colpe, e non far pagare nessuno. Ma non entriamo in maggioranza, restiamo minoranza e ci confrontiamo sui provvedimenti».

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Beato Lorenzino da Marostica, ucciso dai giudei

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BEATO LORENZINO

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

In onore del Beato Lorenzino da marostica martire, ucciso da alcuni Ebrei in odio alla fede cristiana

La miracolosa storia del Beato Lorenzino. Il Beato Lorenzino Sossio (o Fossa o Fosser o De Lorenzoni) nacque nella contrada di Valrovina (frazione di bassano del grappa) nel 1480. Il padre, milite della Serenissima, dopo una sola notte di matrimonio, fu costretto a partire per la guerra; tornato dopo nove mesi trovò la moglie con in braccio il neonato di dieci giorni appena. Credendosi tradito e colto da improvvisa gelosia, sguainò la spada e minacciò di uccidere la sposa, che, devota della Santissima Vergine, ne invocò la protezione nel pericolo. Ed ecco il primo miracolo: l’infante di soli dieci giorni s’interpose, afferrò con le mani la spada del padre, e gli disse: ”Fermati, padre mio, ch’io sono tuo figlio”.

Cinque anni dopo, il 5 aprile 1485, questo fanciullo di grazie preclare, venne attirato in una località isolata (Caluga) da alcuni individui, che lo trafissero con lunghi chiodi di ferro per stillarne il sangue e lo circoncisero; compiuto lo scellerato crimine furono scorti da un eremita mentre si allontanavano dal luogo dopo aver tentato di occultare il cadavere sotto un mucchio di pietre; nonostante ogni loro sforzo, sempre restava tuttavia scoperto qualche lembo del corpicino insanguinato. Dato l’allarme, fra lo strazio dei genitori, gli venne data una prima sepoltura nella nuda terra, segno che, prudentemente, non si dava ancora per scontato trattarsi di martirio. Ma, nella notte, il corpo del piccolo Beato emanava raggi di luce e profumo di fiori fragranti, mentre dalla terra sporgeva il braccino con la mano destra rivolta verso il cielo; questi eventi meravigliarono la popolazione e le autorità. Si decise quindi di dargli sepoltura in chiesa. Ma essendo sorta disputa fra bassanesi e marosticensi, che se ne contendevano le spoglie, ci si accordò di collocare la piccola salma sopra un carro, trainato da due giovenche e di lasciare che fosse la Provvidenza a indicare con qualche suo segno speciale la città prescelta. All’altezza del bivio tra Bassano e Marostica le giovenche spontaneamente si diressero verso Marostica, fermandosi soltanto all’altezza della scalinata che oggi conduce al convento di San Sebastiano e dove un capitello ricorda il Beato innocente. Continua a leggere

Danimarca: beni confiscati agli immigrati per pagare il loro mantenimento

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 GOVERNO DANESE

Segnalazione Quelsi

La Danimarca ha trovato un metodo alternativo per scoraggiare gli immigrati ad arrivare nel paese scandinavo per chiedere asilo politico. Ieri il Parlamento di Copenaghen ha approvato un discusso disegno di legge che prevede la confisca agli immigrati di denaro e oggetti di valore per pagare le spese per il loro mantenimento nel Paese. Ce lo racconta La Stampa.

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Unioni civili, ma quali diritti mancano?

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Ecco i diritti di cui godono in Italia i conviventi (senza distinzione di sesso). Luciano Moia, su Avvenire, ne ha fornito il preciso inventario:

ANAGRAFE – Il regolamento anagrafico in vigore dal 30 maggio 1989 stabilisce che “l’anagrafe è costituita di schede individuali, di famiglia e di convivenza”, senza bisogno in quest’ultimo caso di ulteriori registri.

ASSISTENZA SANITARIA – La legge n. 91 del 1 aprile 1999 prescrive che i medici devono fornire informazioni sulle cure tanto “al coniuge non separato” quanto “al convivente more uxorio“(nel 2012 la Corte d’Appello di Milano ha sancito che nella nozione legale di ‘conviventi more uxorio‘ rientrano anche le coppie omosessuali, per le quali vale “il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”).

PERMESSI RETRIBUITI – La legge n. 8 del 2000 riconosce il permesso retribuito di tre giorni all’anno al lavoratore e alla lavoratrice anche in caso di documentata grave infermità del convivente.

CONSULTORI FAMILIARI – La legge n. 405 del 1975 assicura assistenza psicologica e sociale per i problemi della coppia e della famiglia anche ai componenti di una convivenza.

ASSISTENZA AI DETENUTI – Le norme sull’ordinamento penitenziario in applicazione della legge n. 354 del 1975 prevedono possibilità di colloqui e corrispondenza telefonica al “convivente detenuto” alle stesse condizioni stabilite per il coniuge.

FIGLI – Nessuna differenza sul piano legislativo tra genitori regolarmente sposati e conviventi. Addirittura la legge n. 6 del 2004, nell’elencare chi dev’essere preferito come amministratore di sostegno di una persona priva di autonomia, colloca “la persona stabilmente convivente” subito dopo il coniuge e prima del padre, della madre, dei figli, dei fratelli.

LOCAZIONI – La corte costituzionale, con la sentenza n. 404 del 1988, ha riconosciuto al convivente more uxorio il diritto di succedere nel contratto di locazione in caso di morte del partner, anche quando sono presenti eredi legittimi.

VITTIME DI MAFIA O TERRORISMO – La legge n. 302 del 1990 ha esteso anche ai conviventi more uxorio le provvidenze che lo Stato accorda alle vittime.

VITTIME DI ESTORSIONE E USURA – La legge n. 44 del 1999 comprende tra i beneficiari delle provvidenze anche i conviventi delle vittime.

ALTRE TUTELE – Oltre ai benefici fin qui elencati, vi sono garanzie per i conviventi anche per quanto riguarda l’assegnazione degli alloggi popolari, l’impresa a carattere familiare, il risarcimento dei danni patrimoniali, la protezione dei collaboratori e testimoni di giustizia.

Che cosa vorrebbero allora in più i fautori della nuova legge? I due benefici che finora spettano soltanto alle coppie sposate: la reversibilità della pensione e la possibilità di adottare dei figli.

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Smemorati

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Nun

Segnalazione del Centro Studi Federici

La presenza dei cristiani in intere regioni della Siria e dell’Iraq è cancellata irrimediabilmente nell’indifferenza generale di chi sa piangere solo in una direzione.

Come esempio del genocidio in corso segnaliamo la situazione di Qaraqosh, in Iraq. Qui viveva pacificamente una florida comunità cristiana, come dimostrano i due video, risalenti al 2007, relativi alla domenica delle Palme:

https://www.youtube.com/watch?v=qoAIPGjf5BA

https://www.youtube.com/watch?v=mApo27QtMko

Oggi a Qaraqosh non ci sono più cristiani: tutte le persone che sfilavano nei video o sono state massacrate dall’Isis o sono fuggite, donne, anziani, bambini, “senza portare via niente, solo con gli abiti che avevano indosso, alcuni di loro a piedi” (mons. Louis Sako, “patriarca di Babilonia dei caldei”).

Vittime dell’odio anticristiano dimenticate dai professionisti della memoria.

Li ricordiamo insieme a tutti i discepoli di Cristo martirizzati dai giudei, dai pagani, dai musulmani, dagli eretici e dai seguaci delle sette e delle ideologie moderne (massoneria, liberalismo, comunismo, nazionalsocialismo, ecc.) nel corso dei secoli.

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Libia nel caos, l’Occidente pronto all’ennesimo saccheggio

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Segnalazione Il Faro sul Mondo

di Salvo Ardizzone

Come facilmente prevedibile viste le premesse, il cosiddetto parlamento di Tobruk ha rigettato l’accordo siglato in Marocco il 17 dicembre, ponendo condizioni irricevibili per la sua approvazione.

In sintesi, dà 10 giorni a Fayez Serraj, il Premier incaricato dalla comunità internazionale, per presentare una nuova lista dei ministri, e rigetta una delle condizioni fondamentali, quella che prevedeva l’azzeramento di tutte le cariche militari, inclusa quella del generale Haftar.

Il voto conferma ciò che era arcinoto: che il sedicente Haftar, già gheddafiano, poi agente della Cia ed ora protetto di Al-Sisi, tiene in pugno quella ridicola assemblea eletta dal 10% scarso di elettori e per giunta largamente incompleta, perché molti suoi membri la disertano in dissidio con gli altri.

Adesso tutto torna in alto mare, mentre il Pentagono ha già dichiarato che la Libia è il nuovo fronte della cosiddetta “guerra al Terrore”, e Francia, Gran Bretagna e anche il Marocco scalpitano per scendere sul campo. In questo quadro scellerato, all’Italia non rimarrà che accodarsi come ha già fatto nel 2011, impantanandosi nell’ennesimo pasticcio sanguinoso e senza uscita. Continua a leggere

Grande attesa a Roma per l’arrivo del presidente Rouhani

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Segnalazione Discover Iran

Arriva oggi a Roma il presidente iraniano Hassan Rouhani per una visita di tre giorni, la prima compiuta all’estero dopo il ritiro delle sanzioni internazionali; con lui c’è una delegazione di Ministri ed esponenti di spicco dell’economia iraniana.

Il viaggio era previsto già a novembre, ma gli attacchi terroristici di Parigi avevano suggerito di rinviarlo; troppa la tensione per quei massacri perché potesse svolgersi serenamente, perché potesse essere data la giusta attenzione ai tanti dossier rimasti congelati per troppo tempo. E in fondo, forse, è stato anche meglio: allora il traguardo dell’implementazione degli accordi di Vienna era un probabile futuro, adesso è cosa fatta.

Il programma del viaggio prevede un fitto calendario di incontri con le più alte cariche dello Stato italiano, con il Papa e con i rappresentanti dell’economia italiana, interessati a rilanciare i rapporti bloccati dalle sanzioni. Esponenti dei due Paesi nei settori di petrolio e gas, agricoltura e alimentare, gestione delle acque e opere ingegneristiche, s’incontreranno per intessere relazioni e sviluppare quanto già esaminato nelle precedenti missioni economiche e commerciali, che hanno visto centinaia di aziende italiane in Iran. Continua a leggere

Siamo i più corrotti d’Europa, peggio di noi solo la Bulgaria

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Segnalazione Quelsi

corruzioneSecondo Trasparency International, l’Italia è il sessantunesimo paese al mondo per corruzione percepita: in Europa solo la Bulgaria fa peggio di noi. Grecia e Romania ci sono davanti, al cinquantottesimo posto. Ne ha parlato Il Tempo.

Diminuisce, sia pur di poco, la percezione della corruzione in Italia, che risulta però il secondo membro Ue più corrotto dopo la Bulgaria. Nel rapporto 2015 di Transparency International, il Paese risulta sessantunesimo per corruzione percepita in una lista che vede al vertice le nazioni considerate più sane, con un punteggio di 44 punti, in miglioramento rispetto ai 43 punti del 2014. Nel 2014 la penisola si era piazzata al sessantanovesimo posto su 175. Non c’è comunque molto di cui rallegrarsi. In una scala da zero (“molto corrotto”) a cento (“molto pulito”), con 44 punti l’Italia si trova comunque nella parte sinistra della classifica per punteggio, ovvero tra quei paesi dove “la corruzione tra istituzioni pubblici e dipendenti è ancora comune”. E nella classifica dal paese meno corrotto al più corrotto, ci piazziamo significativamente dietro la maggior parte dei membri dell’Ocse, condividendo la sessantunesima posizione con Lesotho, Montenegro, Senegal e Sud Africa. Nella Ue fa peggio solo la Bulgaria (che l’anno scorso condivideva la stessa posizione dell’Italia), mentre Grecia e Romania ci superano al cinquantottesimo posto, salendo entrambe di ben undici posizioni. E tra le nazioni che ci battono in trasparenza figurano Botswana (ventottesima), Ruanda (quarantaquattresima) e Ghana (cinquantaseiesima).

Danimarca più trasparente I paesi del Nord Europa sono i più trasparenti del mondo mentre tra i paesi più corrotti continuano a figurare nazioni attanagliate da conflitti e violenza, a dimostrazione di quanto i fenomeni siano strettamente correlati. È quanto risulta dall’edizione 2015 del ‘Corruption Perception Index’ di Transparency International. “Le proporzioni del fenomeno sono enormi”, sottolinea l’organizzazione”, il 68% dei paesi del mondo ha seri problemi di corruzione e metà del G20 è tra loro”. Classifica alla mano, i dieci paesi meno corrotti sono Danimarca, Finlandia, Svezia, Nuova Zelanda, Olanda, Norvegia, Svizzera, Singapore, Canada e Germania, decima a pari merito con la Gran Bretagna. La nazione più corrotta, secondo il rapporto, è invece la Somalia, a pari merito con la Corea del Nord. Seguono, risalendo dal penultimo posto, Afghanistan, Sudan, Sud Sudan, Angola, Libia, Iraq, Venezuela a Guinea-Bissau. Tra le grandi economie del G20, dopo Canada, Germania e Regno Unito) troviamo gli Usa (sedicesimi), il Giappone (diciottesimo), la Francia (ventitreesima) e la Corea del Sud (trentasettesima). L’Italia, da parte sua, si trova a condividere il sessantunesimo posto con il Sud Africa. Ancora più in basso Brasile e India (settantaseiesimi) e Russia (alla posizione numero 119). Guadagna posizioni la Cina, che l’anno scorso era centesima e oggi è ottantatreesima
“Cinque dei paesi con il punteggio più basso figurano inoltre tra i dieci mosti meno pacifici del mondo”, si legge ancora nel rapporto, “in Afghanistan, milioni di dollari destinati alla ricostruzione sono stati, scrivono, sprecati o rubati”. “Anche quando non sussistono conflitti aperti, i livelli di ineguaglianza e povertà in questi paesi sono devastanti”, prosegue lo studio, “in Angola il 70% della popolazione vive con due dollari al giorno o meno e un bambino su sei muore prima di compiere cinque anni”. Complessivamente i paesi poveri, sottolinea Transparency International, perdono mille miliardi di dollari all’anno a causa della corruzione. Il primato del Nord Europa non deve però ingannare: “Solo perchè un paese abbia una pubblica amministrazione onesta non significa che non sia coinvolto in episodi di corruzione altrove”. “Prendete la Svezia, ad esempio”, sottolinea l’organizzazione, “è terza in classifica ma la compagnia finno-svedese TeliaSonera, controllata al 37% dallo Stato svedese, sta subendo l’accusa di aver pagato milioni di dollari in tangenti per assicurarsi affari in Uzbekistan, che occupa la posizione numero 153”. Tra le nazioni che hanno guadagnato posizioni in termini di trasparenza, l’organizzazione cita Grecia, Senegal e Regno Unito tra i paesi che hanno registrato i maggiori miglioramenti negli ultimi tre anni. Il deterioramento più grave, prosegue lo studio, si e’ registrato invece in Australia, Brasile, Libia, Spagna e Turchia. Ragionando in termini di macro aree, Transparency International ha notato “due tendenze notevoli nelle Americhe: la scoperta di grandi reti di corruzione e la mobilitazione di massa dei cittadini contro la corruzione”, mentre la regione del Pacifico asiatico sembra in “stallo”. Si parla invece di “stagnazione” per l’Europa e l’Asia centrale, sebbene “un pugno di paesi sia migliorato”. Le regioni più problematiche si confermano, poi, Medio Oriente e Nord Africa (“i devastanti conflitti in corso fanno si’ che il rafforzamento delle istituzioni e dello Stato sia passato in secondo piano”) e l’Africa subsahariana, dove quaranta paesi su quarantasei denotano un “grave problema di corruzione”.

Nigeria e Sud Africa non migliorano L’Africa Subsahariana continua a presentare una diffusione della corruzione “preoccupante”, con le maggiori economie, quali la Nigeria e il Sud Africa, che non danno segnali di miglioramento. E’ quanto emerge dall’edizione 2015 del “Corruption Perceptions Index” elaborato da Transparency International. “L’Africa subsahariana ha affrontato innumerevoli minacce nel 2015, dall’epidemia di ebola alla crescita del terrorismo”, si legge nello studio”, vediamo sempre più la corruzione esacerbare le cause delle crisi e minare la capacità di risposta”. Il rapporto di quest’anno “presenta un quadro preoccupante, con 40 paesi su 46 che mostrano un serio problema di corruzione e nessun miglioramento per i pesi massimi economici Nigeria e Sud Africa”. In particolare Abuja mantiene la posizione numero 136 con un punteggio che scende di un grado a quota 26, mentre Città del Capo, pur salendo dalla sessantasettesima alla sessantunesima posizione, resta inchiodata a 44 punti (stesso punteggio e stessa posizione dell’Italia, va sottolineato).
“Il progresso è possibile”, avverte lo studio, che sottolinea il miglioramento “significativo” del Senegal, che sale dalla sessantanovesima alla sessantunesima posizione, al pari con Italia e Sud Africa, e del Botswana, nazione meno corrotta di tutta l’Africa, che sale dal trentunesimo al ventottesimo posto, ai pari del Portogallo e meglio di Polonia (trentesima) e Spagna (trentaseiesima). “La corruzione, però, continua a negare ai cittadini giustizia e sicurezza”, scrive ancora l’organizzazione, “mentre una Somalia devastata dai conflitti finisce di nuovo in fondo alla classifica, molti paesi sono piagati dalla mancata applicazione della legge”, ospitando la polizia e i tribunali “maggiormente interessati da tangenti”. “In molti paesi, tra i quali Angola, Burundi e Uganda, assistiamo a una mancata persecuzione degli ufficiali pubblici da una parte e l’intimidazione dei cittadini che si ergono contro la corruzione dall’altra”, si legge nello studio. L’Angola, in particolare, segnala un notevole deterioramento, scendendo dalla centosessantunesima alla centosessantatreesima posizione (su 167 posti; nel 2014 erano 175) e un punteggio sceso a 15 punti dai 22 del 2012 in una scala da uno a cento. Migliora invece notevolmente la performance del Mozambico, che sale a 31 punti alla posizione 112 (nel 2014 era a 21 punti alla posizione 156). Avanzano in classifica, pur mantenendo un punteggio grossomodo invariato rispetto al 2014, anche Ghana (dalla sessantunesima alla cinquantaseiesima posizione), Congo Brazzaville (dalla posizione 152 alla 146) e Kenya (dalla 145 alla 139). Arretra invece il Gabon, che scende dal novantaquattresimo al novantesimo posto. “Se la corruzione e l’impunità devono diventare ‘una cosa del passato’, come affermato dall’Unione Africana nell’agenda al 2063, i governi devono prendere iniziative coraggiose per assicurare che il rispetto della legge sia una realtà per tutti”, conclude Transparency International, “perseguire la corruzione ripristinerà la fiducia tra le persone che non credono più nelle istituzioni che dovrebbero proteggerle”

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Putin attacca Lenin: ”Piazzò una bomba ad orologeria sotto lo Stato”

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Segnalazione Quelsi

Russian President Vladimir Putin speaks during the meeting of the Presidential Council for Science and Education at the Kremlin in Moscow, on January 21, 2016. / AFP / POOL / SERGEI ILNITSKY

Vladimir Putin torna a criticare Lenin. Lo ha fatto ieri, intervenendo a un forum a Stavropol. Il leader del Cremlino ha accusato il padre della rivoluzione d’ottobre di aver piazzato “una bomba a orologeria sotto l’edificio dello Stato”, delineando i confini delle repubbliche sovietiche “in maniera assolutamente arbitraria”, non tenendo conto della diversità dei diversi gruppi etnici.

Putin ha criticato anche le repressioni perpetrate dal governo bolscevico, compresa l’uccisione dell’ultimo zar Nicola II e dei suoi familiari. Il presidente russo ha confessato di aver conservato la sua tessera del partito comunista sovietico e di nutrire ancora una forte ammirazione per gli ideali socialista. “Non ho buttato la mia tessera del partito, né l’ho bruciata, sta ancora lì da qualche parte”, ha detto, aggiungendo: “Non ero membro del partito per necessità, anche se non posso dire di essere stato totalmente un comunista ideologico. Mi piacciono ancora gli ideali comunisti e socialisti, sono un po’ come la Bibbia: sono ideali positivi – uguaglianza, fratellanza, felicità, ma l’applicazione pratica di questi ideali nel nostro Paese è stata ben lontana da quanto pensavano i socialisti utopici.

Putin ha evitato poi di pronunciarsi sul possibile destino della salma di Lenin: “Credo che dovremmo affrontare una questione di questo tipo con prudenza, evitando iniziative che possano portare a delle divisioni nella nostra società, che anzi ha bisogno di essere più unita”.

Redazione | gennaio 26, 2016 alle 4:41 pm | Categorie: Mondo, Politica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-aXo

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Venezia, Tamborini chiede l’immediato sgombero dei centri sociali Morion e Rivolta

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Grand Canal and Basilica Santa Maria della Salute, Venice, Italy

IL PROF. TAMBORINI – CON DENUNCIA – CHIEDE AL PREFETTO L’IMMEDIATO SGOMBERO DEI CENTRI SOCIALI MORION E RIVOLTA

A seguito dei gravissimi fatti avvenuti a Venezia-mestre in data 24 gennaio 2016 qui sotto evidenziati,
considerate altresì le minacce e le intimidazioni contro la mia persona perpetrate a mezzo stampa da Tommaso Cacciari e dai responsabili del centro sociale Morion e parimenti qui evidenziate a fine testo, informo la stampa che lo scrivente si è recato in prefettura a Venezia in data odierna per sporgere denuncia e per richiedere al Prefetto l’immediato sgombero dei centri sociali Morion e Rivolta.

In difetto, come già comunicato alla prefettura, procederò denunciando il Prefetto e le autorità dello Stato che tollerano e giustificano i centri sociali e i loro sostenitori.
E’ inammissibile in uno stato di diritto che lo Stato permetta e financo giustifichi isole di illegalità che diventano luogo di aggregazione violenta e costituiscono gravissimo problema di ordine pubblico.

La denuncia termina con codeste parole che ricordano altro mio intervento nel giugno 2015

Sua Eccellenza il Prefetto gode della mia stima, per la sensibilità con la quale ha immediatamente sostenuto l’azione e denuncia dello scrivente del giugno u.s. 2015, che ha portato alla chiusura della Moschea abusiva a Venezia e del padiglione islandese della biennale d’arte. Lo stesso Tar con ben due sentenze, ha rigettato i ricorsi degli islamici ed organizzatori, confermando le mie ragioni.

Per altre informazioni e/o necessità potete contattare lo scrivente ; cordiali saluti. Alessandro prof. dott. Tamborini

Alessandro prof. dott. Tamborini
cattedratico di Scienze Religiose, plenipotenziario per la storia e simbolismo dell’arte antica e medievale,
San Marco, 30124, Venezia.

Parte dei testo della denuncia che vi potrà essere trasmesso interamente su vostra richiesta

DENUNCIA

la vile e brutale aggressione di persone inermi, tra cui diverse donne, avvenuta nella serata di domenica 24 gennaio 2016, verso le ore 19.00 alla stazione di Mestre, azione inaudita ed ancora più grave perché svoltasi in pieno centro della città, perpetrata da oltre 40 giovani dei centri sociali di Mestre e Venezia che si sono scagliati contro un piccolo gruppo di cittadini rappresentanti di Comitati ed associazioni a difesa della città e di militanti di Forza Nuova, che intendevano ritrovarsi per affermare l’impegno civile contro violenze di abusivi, clandestini e strupri avvenuti scandalosamente in città e sottaciuti dalle autorità per evitare scontri tra cittadini e clandestini.

Le dinamiche, che hanno visto un vero e proprio assalto di un commando consistente di giovani delinquenti incappucciati e con spranghe, è vergognoso ed inammissibile per la sicurezza dei cittadini. Allo stesso modo si deplora come non via siano stati interventi immediati da parte delle forze dell’ordine, non presenti in una zona così sensibile, centrale e problematica come la stazione di Mestre e la successiva identificazione degli assaliti e non la ricerca ed il fermo degli assalitori.

Diverse persone sono ancora oggi, 25 gennaio 2016, trattenute al pronto soccorso per le percosse e l’aggressione subita.

NOTIFICA E DENUNCIA

alla S.V.I. il Prefetto di Venezia dott. D. Cuttaia

altresì le gravi offese, accuse a sfondo religioso e razziale, indirizzate alla mia persona tramite articolo diffamatorio dal signor Tommaso Cacciari apparso sul Gazzettino di Venezia il giorno 24 dicembre 2016, ed altri scritti diffamatori contro la mia persona e ad altri cittadini, divulgati dai responsabili del centro sociale illegale Morion attraverso la pagina facebook “Laboratorioccupato Morion “ contro le attività culturali dello scrivente, e nella quale sono stati deplorevolmente schedati i partecipanti ad un corso culturale, attraverso una foto di gruppo, postando i nomi dei partecipanti e denigrandoli e umiliandoli con diffamazione aggravata tramite social network e violando la stessa privacy dei cittadini.

Lo scrivente, dopo vari interventi sui social atti a favorire un dialogo e una conoscenza reciproca, si recava il giorno 19 gennaio 2016 al centro sociale Morion al fine di parlare coi responsabili del centro li radunati, per un confronto e un dialogo e per comprendere le ragioni del loro attacco alla mia persona. Venivo minacciato da una persona con le seguenti parole: “minimo che ti faccio è prenderti a schiaffi e spaccarti la testa”. Un video da me stesso girato conferma quanto ivi riportato. Il tentativo di violenza è stato evitato perché chi scrive è stato costretto, contro ogni regola istituzionale, del diritto e democratica, ad allontanarsi allorchè codesta persona chiamava forsennatamente a sostegno gli oltre 15 suoi compagni all’interno, manifestando la precipua volontà di agire con una aggressione e pestaggio. In venti contro uno: si evidenza la vigliaccheria di codesti individui e la loro intrinseca violenza.

E’ attestato ed emerso purtroppo che anche in questa occasione gli occupanti dei centri sociali impongono atti di violenza inaudita in totale deroga e senza alcun intervento dello Stato che Lei illustre Prefetto rappresenta.

Per le aggressioni subite, le intimidazioni, minacce, diffamazioni plurime e aggravate anche a mezzo stampa da parte dei centri sociali e del signor Tommaso Cacciari alla mia persona e ad altri cittadini,

lo scrivente Alessandro prof. dott. Tamborini

CHIEDE

a sua Eccellenza il signor Prefetto di Venezia

di tutelare la sicurezza, i dritti costituzionali violati, l’onore e il prestigio gravemente leso dello scrivente e di altri cittadini/e e procedere con

L’IMMEDIATO SGOMBERO DEI CENTRI SOCIALI MORION E RIVOLTA

perché luoghi di ispirazione violenta, proprietà pubbliche e private illegalmente occupate da anni con attività illegittime che sfociano in atti di violenza gratuita ed ingiustificata.

In difetto procederò con ogni azione contro le stesse autorità che, ben a conoscenza della grave situazione di ordine pubblico, violenze, occupazione di proprietà pubbliche e private, e di ogni attività illegittima operata nei centri sociali quali spaccio ed uso di sostanze stupefacenti, attività abusive quali concerti, disturbo delle quiete pubblica, affissioni abusive e danni al patrimonio pubblico e privato, attività di ristorazione, bar, con relativa evasione di imposte a danno e discapito di onesti cittadini e residenti, tollerano e giustificano i centri sociali e i loro sostenitori.

Della denuncia di codeste attività abusive la S.V.I. viene in ogni caso informata con il presente esposto-denuncia, e per codeste attività illecite chi scrive chiede parimenti l’intervento immediato per il ripristino della legalità anche alle autorità comunali di Venezia e al Sindaco.

E’ inammissibile in uno stato di diritto che lo Stato permetta e financo giustifichi isole di illegalità che diventano luogo di aggregazione violenta e costituiscono gravissimo problema di ordine pubblico.

Auspica chi scrive un Suo pronto intervento ed ogni azione che Ella vorrà valutare atta ad accertare quanto ivi esposto e ripristinare le leggi, l’ordine costituzionale e il diritto.

Seguirà ogni azione legale e denuncia formale atta a salvaguardare i diritti lesi. Per conoscenza inoltrati alle seguenti autorità:

– Ministro dell’Interno – Presidente del Consiglio – Procura della Repubblica

– Sindaco di Venezia – Organi Costituzionali Preposti.

 

 

 

 

Fonte: http://www.imolaoggi.it/2016/01/25/venezia-tamborini-chiede-limmediato-sgombero-dei-centri-sociali-morion-e-rivolta/

 

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