Siamo sicuri che il Centrodestra abbia la vittoria in tasca?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/09/12/siamo-sicuri-che-il-centrodestra-abbia-la-vittoria-in-tasca/

IL “DIVIDE ET IMPERA” DELLE SINISTRE APPARE, SEMPRE PIÙ, UNA TATTICA VOLTA A RIBALTARE IN PARLAMENTO LA VITTORIA EVENTUALMENTE CONFERITA DAGLI ITALIANI AL CENTRODESTRA

Il Governo Draghi è caduto in un momento particolarmente difficile per il Paese. Le conseguenze dirette sono state, in primis, un centrodestra che si è ritrovato unito e un centrosinistra che Letta, Calenda, Conte, di Maio, Renzi e Frantoianni avrebbero potuto trovare la quadra per competere alla pari, ma la sintesi non si è fatta, così gli euroinomani si sono spaccati. Carlo De Benedetti ha, pubblicamente, rimproverato Enrico Letta per queste mancate alleanze, ricordando che la legge elettorale premia soprattutto le coalizioni.

Ma il “divide et impera” delle sinistre appare, sempre più, una tattica volta a ribaltare in Parlamento la vittoria eventualmente conferita dagli italiani al centrodestra. Ha ragione Pasquale Napolitano, che su Il Giornale del 10/9/22 scrive: ” I «migliori» tifano per lo sfascio. Decreto Aiuti? Se ne riparla dopo le elezioni. Misure contro il caro energia? Rinviate. Pnrr? Guai a toccarlo. Stanno apparecchiando lo scherzetto al centrodestra (dato in vantaggio nei sondaggi). L’Italia deve precipitare nel caos dal 26 settembre: è la strategia adottata da Palazzo Chigi e appoggiata da sinistra e M5s”.

Piazze in fiamme e famiglie stremate. È questo lo scenario sognato dal fronte dei progressisti. I ministri del governo dei migliori si godono lo spettacolo senza muovere un dito: «Credo che il dl Aiuti sia a rischio. C’è il serio rischio di perdere 17 miliardi di aiuti per gli italiani. Quei soldi dovevano intervenire sulle accise della benzina e sulle bollette. La responsabilità ha un nome e cognome, Giuseppe Conte.

Parrebbe evidente che, essendo in Italia, ove i governi si cambiano molto facilmente, a prescindere dalla volontà popolare, da un lato non sia già scontata la vittoria del Centrodestra, che potrebbe ripetere lo scenario del 2018, ove a fare la parte della Lega, potrebbe essere Fratelli d’Italia. I numeri, a collegi ridotti, conteranno moltissimo. Gli equilibri europei e le alleanze con USA e NATO non permettono al nostro Paese, ampiamente indebitato e debole sul piano economico, militare ed in crisi sul piano antropologico-culturale per la costante sudditanza che le destre di governo dimostrano nei confronti della galassia progressista arcobaleno, di portare a compimento una seria politica di cambiamento sul piano internazionale e, per conseguenza, su quello nazionale.

Esemplificando, potremmo dire che, da un lato, abbiamo le sinistre gretine e gay friendly, saldamente ancorate al globalismo e dall’altra le destre, timidamente identitarie per non fare arrabbiare gli euroinomani dell’alta finanza di Bruxelles e le loro lobby.

Pochi, soprattutto tra i dirigenti regionali, ricordano che la Lega prendeva i suoi massimi storici alle politiche del 2018 con una linea marcatamente sovranista, autonomista, euroscettica, conservatrice e, a tratti, tradizionalista. Salvini, premendo sull’acceleratore di quella Lega, portò il partito al 34% delle Europee 2019. Poi, lentamente, iniziò il calo dei consensi, aumentarono le tante faide interne, e poi ricordiamo la mancanza di coraggio, che fu della Lega di Bossi del 1994, che fece cadere Berlusconi sulle pensioni.

Salvini sta pagando una linea opaca e ondivaga degli ultimi due anni, che ha concesso troppo all’ala liberal del partito, soprattutto perché non ha staccato la spina a Draghi almeno un anno fa, di fronte alla scellerata gestione della pandemia, che ha messo in ginocchio milioni di persone. Così, molti elettori, famiglie, il cosiddetto ceto medio e le imprese del Nord si sono sentiti abbandonati, e ora guardano con simpatia a Giorgia Meloni. Ma i voti, in ottica di coalizione, con il Rosatellum privo della possibilità di esprimere le preferenze, sono sempre quelli, che passano da un partito all’altro.

Servirebbe riuscire a convincere una parte di quella massa che il 25 Settembre è pronta ad andare al mare, della necessità di fermare i figliocci del male assoluto, intrinsecamente perverso, rappresentato dal progressismo globalista, erede del comunismo e, oggi, del “draghismo” più spinto. Il Centrodestra parli con una parola sola quanto alla situazione invernale del Paese. E, sulla guerra, ricordi che la Russia sa benissimo che tutti i leader europei devono essere liberali e atlantisti. Alexander Dugin lo scrive apertamente e aggiunge: “Questa non è una guerra con l’Ucraina. È un confronto con il globalismo come fenomeno planetario integrale. È un confronto a tutti i livelli – geopolitico e ideologico”. E conclude: “…quando vinciamo, tutti ne approfittano. È così che deve essere. Stiamo creando i presupposti per una vera multipolarità. E quelli che sono pronti ad ucciderci ora saranno i primi ad approfittare della nostra impresa domani. Scrivo quasi sempre cose che poi si avverano. Anche questo si avvererà”.

Soprattutto per un popolo divenuto famoso anche per l’8 Settembre…

Dio, Patria e Famiglia: è il programma di governo che ci attendiamo da chi si dichiara cristiano

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/09/05/dio-patria-e-famiglia-e-il-programma-di-governo-che-ci-attendiamo-da-chi-si-dichiara-cristiano/

QUANDO LA CHIESA INTERVIENE SU QUESTIONI POLITICHE, I GRANDI MEDIA GRIDANO ALL’INDEBITA INGERENZA, ORA CHE TACE VORREBBERO CHE PARLASSE…

Il 21 Agosto scorso, il quotidiano La Repubblica titolava in prima pagina: “Voto, il silenzio della Chiesa“. Dunque, il più importante media d’area progressista pare lamentarsi del fatto che la Chiesa non intervenga nella campagna elettorale. Generalmente, quando la Chiesa interviene su questioni politiche, i titoloni gridano all’indebita ingerenza. Insomma a ‘sti laicisti non va mai bene niente! Se la Chiesa tace vorrebbero che parlasse per poterla accusare di intromettersi e, se parla, la aggrediscono perché si è pronunciata.

Non fa meraviglia che i nemici della Chiesa abbiano, in ogni tempo, osteggiato la sua missione, negandole le Sue divine prerogative e i suoi poteri. San Luca (19,14) scrive, riferendosi a Gesù Cristo, che contro di Lui si gridò: “Nolumus hunc regnare super nos!” (Non vogliamo che quest’uomo regni su di noi). Dal canto suo, la Chiesa replica nell’Ufficio dell’Epifania: “Non eripit mortalia qui regna dat caelestia” (“non usurpa i regni mortali chi li dà celesti” ).

Col timore di essere accusati di voler tornare al Medioevo, alcuni politici, intellettuali, scrittori, giornalisti temono di mantenere vive le posizioni dottrinali che sono state costantemente affermate nelle encicliche, come appartenenti alla vita e al diritto della Chiesa di ogni tempo. Sopravviene la logica del compromesso o quella del silenzio per non urtare le altrui sensibilità. In tal modo, viene meno l’azione dei cattolici in politica ed il campo è lasciato largo per tutti gli anticristi della Terra.

Leone XIII raccomanda espressamente la concordia e l’unità nel combattere l’errore stando “bene in guardia di non lasciarsi andare ad essere conniventi nell’errore, o ad opporgli più debole resistenza, che la verità non comporti” (Enciclica Immortale Dei, 1° novembre 1885).

Si tratta di Magistero Ordinario infallibile, che implica l’obbedienza dei cattolici. Papa Pecci del resto continua precisando che “gli Stati non possono, senza empietà, condursi come se Dio non fosse o passarsi della Religione come di cosa estranea e di nessuna importanza“. Tutta la Dottrina Sociale della Chiesa si basa su tale principio, indicando con estrema chiarezza quali siano le regole, i principi, le posizioni che, sull’esempio evangelico, devono essere messe in pratica nel governo di una Nazione.

Contro l’agnosticismo morale e religioso dello Stato e delle sue leggi, Pio XII ribadì il concetto dello Stato cristiano nella sua lettera per la XIX Settimana Sociale dei cattolici italiani del 19 ottobre 1945: “ben riflettendo sulle conseguenze deleterie, che una costituzione la quale, abbandonando la “pietra angolare” della concezione cristiana della vita, tentasse di fondarsi sull’agnosticismo morale e religioso, porterebbe in seno alla società e alla sua labile storia, ogni cattolico comprenderà facilmente come ora la questione che, a preferenza di ogni altra, deve attirare la sua attenzione e spronare la sua attività, consiste nell’assicurare alla generazione presente e alle future il bene di una legge fondamentale dello Stato, che non si opponga a sani principi religiosi e morali, ma ne tragga piuttosto, vigorosa ispirazione, e ne proclami e ne persegua sapientemente le alte finalità“.

Papa Pacelli si appella alla giustizia e alla ragione, perché non è giusto attribuire gli stessi diritti al bene e al male, alla verità e all’errore. Il primo diritto di un popolo è quello alla Verità nella fermezza dei principi, così come, sempre Papa Pio XII, illustra nell’Enciclica Mystici Corporis del 29 giugno 1943.

Ecco che il motto “Dio, Patria, Famiglia” è cristiano prima che mazziniano e poi fascista. E’ il programma di governo che ci attendiamo da chi si dichiara cristiano.

Marcello Veneziani scrisse un libro con analogo titolo e, a ben vedere, il commento che fa è sempre più attuale: “mi sono spinto a vedere oltre, ho scrutato dove conduceva il pensiero critico di voi “aggiornati” e non ho trovato nulla: ho trovato il Nulla. Criticato ogni esito storico, non ha preso corpo nulla di nuovo, perché dallo zero non nasce qualcosa, e “non riuscite a congedarvi dal vostro congedo”. Così ho notato che le ultime tracce di vita risalivano a quelle giacenti tra le rovine. Allora, per stare alla realtà, meglio partire da ciò che viveva, piuttosto che da ciò che non è mai nato e non accenna a nascere. È un solido punto di partenza, almeno, un punto vero da cui salpare, anche se non è un approdo o un punto di arrivo“.

Il noto giornalista e scrittore aggiungeva quindi: “la religione addomestica la morte e la vecchiaia, il dolore e la solitudine. La modernità atea, tramite la tecnica, li addormenta, li alleva e li protrae; e, tramite lo svago, simula, eccita e distrae. Non muta il verdetto ma il tipo di consolazione. […] Patria non è solo cannoni, bandiere e monumenti ai caduti. E non è solo un valore politico o militare. E non attiene solo alla cittadinanza, non è solo Costituzione e virtù repubblicana. Patria è nostalgia delle origini, dell’infanzia, dei sapori nostrani. Patria è dove ti senti a casa, dove i cinque sensi percepiscono il mondo come familiare. […] Famiglia è la comunità originaria più devastata in Occidente ma è l’unica struttura portante intorno a cui ruota la vita pubblica e privata e la principale mediazione tra l’individuo e la società“.

Morte di Jack Marchal

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di Alfio Krancic

Jack Marchal è morto all’età di 75 anni.

Membro del movimento Occident dal 1966, nel 1968 entra a far parte del nucleo fondatore dell’Union Defense Group (GUD) ed entra alla guida politica dell’Ordre Nouveau, per il quale dirige la stampa e plasma l’estetica.
Ha partecipato alla creazione del Fronte Nazionale nel 1972 prima di unirsi al Partito delle Forze Nuove due anni dopo. Ritornò alla FN come tanti altri della PFN, dopo il fallimento di quest’ultima nel 1984.

Fu lui a inventare il “topo nero” come emblema di un militante di destra radicale (essenzialmente “gudard”), e da esso trasse alcune avventure.
Musicista, dopo aver intrapreso alcuni esperimenti alla fine degli anni ’70, ha sostenuto l’emergere dell’”identity rock francese” negli anni ’90 (ed è stato il chitarrista del gruppo Elendil).

Fu l’animatore, insieme a Gilberto Oneto e a vari altri collaboratori, della Voce della Fogna, il mensile underground della destra radicale/antagonista negli anni ’70-’80, diretto da Marco Tarchi. Lo sostituii, per un breve periodo, non riuscendo a colmare il vuoto che aveva lasciato. Certamente non avevo la sua capacità narrativa. Ero un vignettista, uno che fotografa un momento, lui invece sapeva raccontare storie incredibile navigando magistralmente fra satira e polemica dura . Lo conobbi ad un Campo Hobbit, se non ricordo male 1979. Personaggio eclettico: disegnatore satirico padre del celebre Rat Noire, icona della destra giovanile di quegli anni, musicista, giornalista e politico. Con lui se ne va un pezzo importante della mia giovinezza e della nostra storia.

Addio Jack!

Il laboratorio di Wuhan ha scoperto un nuovo virus

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Nell’imminenza di un autunno che si prospetta particolarmente caldo sul piano della bolletta energetica, il famigerato laboratorio di Wuhan si porta avanti col lavoro, se così vogliamo dire.  Sembra infatti che gli studiosi di questo più che controverso centro di ricerca abbiano scoperto un virus nuovo di zecca, così da allietare i prossimi mesi freddi di quella numerosa componente della popolazione affetta da paranoia virale, tanto da sentirsi ancora protetta dalle sempre più inutili mascherine.

L’agente patogeno in oggetto – nome in codice LsPyV KY187 – è stato rilevato in un topo. Esso, da quanto pubblicato dalla rivista cinese Virologica Sinica, appartiene a una famiglia di poliomavirus che infettano milioni di bambini ogni anno ma con conseguenze usualmente estremamente lievi. Gli stessi scienziati hanno fatto la scoperta dopo aver testato centinaia di roditori in Kenya nel 2016 e nel 2019. I campioni sono stati quindi inviati per l’analisi presso la struttura di ricerca biochimica di Wuhan, la città epicentro della pandemia di Covid.

Quindi, non si tratta di una ricerca molto recente, visto che l’ultimo test è stato realizzato prima della pandemia di Sars-Cov-2. Ma, come recita un vecchio detto del nostro Paese, impara l’arte e mettila da parte, c’è sempre tempo per usarla nel migliore dei modi. Hai visto mai che si riesca a duplicare il colpaccio di un panico diffuso in Occidente, con tutti i danni che ben conosciamo, per un virus banale, presentato come la peste del terzo millennio? Tanto è vero che nello studio si legge che, non essendo questo virus strettamente correlato a nessun patogeno noto, “il suo effetto sulle persone non è chiaro e deve essere ulteriormente valutato.”

Esattamente ciò che ci hanno ripetuto fino alle sfinimento i virologi del terrore a proposito del coronavirus, raccontando la favola nera di un agente patogeno dai poteri devastanti quasi illimitati. D’altro canto, sebbene il modello cinese è stato adottato come punto di riferimento dal nostro imbarazzante ministro della Salute, appoggiato a mo’ di falange dalle principali autorità sanitarie del Paese, dopo il caos che abbiamo vissuto, e di cui ancora non è stata fatta sufficiente chiarezza, tutto ciò che proviene dai laboratori scientifici del colosso asiatico direi che sia assolutamente da prendere con le pinze. Errare è umano, ma perseverare sarebbe veramente diabolico.

Claudio Romiti, 1° settembre 2022

https://www.nicolaporro.it/il-laboratorio-di-wuhan-ha-scoperto-un-nuovo-virus/

Price cap, detto fatto: la Russia non ci venderà più nulla

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Il vertice del G7, che si terrà venerdì, discuterà la fissazione del price cap al greggio russo. Ma Mosca ci avvisa

 

Prosegue il dibattito, del tutto atlantico, sulla fissazione di un tetto massimo al prezzo delle esportazioni di petrolio russo. Le ultime dichiarazioni, favorevoli al price cap, sono state quelle della segretaria del Tesoro Usa, Janet Yellen, seguita dal cancelliere dello Scacchiere britannico, Nadhim Zahawi, definendosi “ottimista” per il raggiungimento di un accordo con i partner dell’alleanza occidentale.

Ormai dall’inizio di queste estate, l’istituzione di un limite di prezzo, contro Mosca, è al centro del tavolo americano ed europeo, di cui il governo Draghi ne risulta essere tra i principali portatori, tant’è che l’Italia riuscì a far entrare la proposta all’interno del vertice G7, svoltosi lo scorso giugno.

La risposta di Mosca al price cap

Immediata la risposta del Cremlino: la Russia sospenderà le forniture di petrolio a tutti i Paesi che attueranno la misura in questione. La dichiarazione viene direttamente dal vice premier russo, Alexander Novak, il quale pare non essere spaventato dalle sanzioni europee, visto il grande aumento delle esportazioni russe nell’enorme mercato interno cinese.

Un avvertimento che rischia di gelare le stanze dei bottoni a Bruxelles. La stessa Italia pare trovarsi in condizioni ben più critiche, rispetto a molti altri Stati membri. Solo il mese scorso, infatti, Roma ha aumentato del 400 per cento gli acquisti di greggio da Mosca, soprattutto per via della raffineria russa in provincia di Siracusa. Insomma, anche in tema di esportazione, vige un doppiopesismo inspiegabile: il gas può essere sanzionato, mentre il petrolio rimane un infinito tabù.

Ma non finisce qui. Germania e Francia hanno già azzerato la propria dipendenza da alcuni mesi; la Polonia l’ha ridotta del 72 per cento, contro il 45 dei Paesi Bassi. Il governo Draghi, al contrario, non sembra ancora porsi la questione. Anzi, presenta, in sedi internazionali, proposte autolesioniste, capaci di danneggiare radicalmente il nostro tessuto economico.

Il cortocircuito europeo

Paradossalmente, il nostro Paese è tra i primi ad aiutare e sostenere la Russia di Putin, con una beffa ulteriore: il rischio, serio e concreto, di rimanere a secco anche sul lato di greggio. Al di fuori delle oggettive difficoltà che l’Ue sta trovando per porre riparo alla dipendenza dal gas russo, ecco che il mondo petrolifero pare essere il secondo ostacolo da affrontare, causa le sanzioni applicate a partire dallo scoppio del conflitto in Ucraina.

Il cortocircuito per eccellenza, però, riguarda il “caso indiano”. Nuova Delhi è, infatti, uno dei Paesi a cui Mosca ha applicato sconti in tema di acquisto di petrolio russo. Ed ecco che gli Stati membri dell’Ue sono tra i principali acquirenti indiani. Ciò vuol dire che Putin vende il proprio greggio all’India, la quale poi lo rivende all’Occidente, ottenendo così guadagni sui margini di raffinazione.

Insomma, è la solita tragicommedia bruxelliana. Da una parte, dichiara di combattere al fianco di Kiev; dall’altra, alimenta, in modo paradossale, il mercato russo e quello dei suoi partner più stretti. Questo venerdì, il G7 discuterà definitivamente la possibilità di introdurre un tetto al prezzo del petrolio russo. Ma pare che, in questa partita, l’Occidente si sia già scottato da tempo.

Matteo Milanesi, 2 settembre 2022

https://www.nicolaporro.it/price-cap-detto-fatto-la-russia-non-ci-vendera-piu-nulla/

“Draghi non ha la valigia pronta. Così tornerà premier”

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Luigi Marattin attacca la flat tax e sul Terzo Polo dice: “Non fisso obiettivi numerici”

 

Dopo aver ascoltato Mario Draghi al Meeting di Rimini, Luigi Marattin non ha dubbi: “Non mi è sembrato fare un discorso da chi ha la valigia pronta per trasferirsi in Costarica per aprire un ristorante”. Renziano, presidente della Commissione Finanze della Camera e candidato capolista in Piemonte con il Terzo Polo, Marattin spera più che mai di rivedere il premier uscente rientrare nuovamente a Palazzo Chigi dopo il 25 settembre. Un desiderio, più che una speranza. La flat tax? “Una proposta folle”. L’obiettivo percentuale del Terzo Polo? “Non sono così ingenuo da fissare obiettivi numerici”.

Onorevole, ieri Calenda se n’è uscito chiedendo la sospensione della campagna elettorale per l’emergenza sul gas. Cosa intende esattamente?

Quello che intendiamo è che c’è un governo in carica che lo sarà fino al passaggio della campanella con quello successivo. Quindi, se tutte le forze politiche sono d’accordo e anzi partecipano allo sforzo, può certamente prendere provvedimenti di urgenza legati a quanto sta avvenendo nel settore energetico. Già per l’Aiuti-bis siamo andati a Palazzo Chigi, un esponente per partito, per condividere col governo i contenuti del decreto. Lo possiamo fare ancora, nell’interesse non dei nostri partiti ma in quello “esclusivo della nazione”.

I provvedimenti di urgenza non possono essere comunque presi con la campagna elettorale in corso?

Certo che possono. Dal punto di vista giuridico-istituzionale, il governo è in carica per gli affari correnti e, quindi, anche per predisporre interventi dettati dalla reale necessità e urgenza. Dal punto di vista politico, i partiti possono “astrarre” dalla campagna elettorale per il tempo necessario a supportare il governo nella definizione degli interventi necessari a rispondere all’urgenza.

VERSO IL VOTO:
leggi lo speciale di nicolaporro.it sulle elezioni

Draghi, al Meeting di Rimini, ha detto che il futuro governo, qualunque esso sia, “riuscirà a superare le difficoltà”. Calenda è invece convinto che il prossimo esecutivo non durerà più di sei mesi. Sembra che il premier non sia affatto preoccupato dal possibile arrivo della Meloni al governo…

Draghi ha ricordato che noi italiani diamo il meglio di noi durante le fasi difficili, è stato sempre così nella nostra storia anche recente. E su quella base, ha formulato un auspicio sul prossimo futuro. Si trattava però di un auspicio e di un augurio, non certo di una premonizione. In tutta onestà, non mi è sembrato di cogliere nelle sue parole uno spirito da “comunque vada, sarà un successo”. Se dovesse prevalere una delle due coalizioni al momento avanti nei sondaggi, credo anch’io – come Calenda – che il governo che ne risulterebbe sarebbe assolutamente instabile e destinato a durare poco. A sinistra, perché al loro interno la pensano in modo opposto su tutto, dalle tasse all’ambiente, dalle riforme istituzionali a quelle economiche. A destra perché a parte gli slogan acchiappavoti non hanno la minima idea di come gestire la complessità del governo.

Il leader di Azione ha parlato di una maggioranza Ursula con Draghi premier. Escludendo chi?

Se gli italiani ci daranno un consenso sufficiente, e se nessuna coalizione sarà autonoma nel provare a governare, ci dichiareremo disponibili a far nascere un nuovo governo guidato da Mario Draghi che possa proseguire per cinque anni l’esperienza sciaguratamente interrotta un mese fa. Vedremo chi sarà disponibile a farlo, ma sulla base di un patto chiaro e di un’agenda riformista e europeista.

Ma siete davvero sicuri che Draghi sia disponibile a tornare a Palazzo Chigi dopo il 25 settembre?

Questo, nel caso le condizioni di cui parlo si realizzino, lo dirà Mario Draghi al Presidente della Repubblica durante la fase di consultazioni. A Rimini non mi è sembrato fare un discorso da chi ha la valigia pronta per trasferirsi in Costarica per aprire un ristorante “Dal banchiere centrale”, se mi consente una battuta.

VERSO IL VOTO, le interviste
Ruggieri: “Il centrodestra ora firmi un patto anti-lockdown”

Quindi escludete totalmente la possibilità di appoggiare un governo di centrodestra?

Si. Quello che si presenta il 25 settembre non è un “centrodestra”, ma una coalizione a guida sovranista e nazionalista con tanti slogan e poche idee, oltretutto confuse. In cui i liberali moderati si sono svenduti completamente alle fantasie dei Siri, dei Salvini, dei Borghi, dei Bagnai. Basti guardare la composizione delle liste. Non ci interessa, grazie.

Renzi dice che Letta sta regalando la vittoria alla Meloni. Non avendo trovato un accordo col Pd, non pensate di aver favorito anche voi il centrodestra? 

Ci rivolgiamo anche a quei milioni di elettori liberali e riformisti che hanno sempre votato centrodestra ma che ora proprio non ce la fanno a stare con chi, con le emergenze che abbiamo di fronte, ha buttato giù Draghi perché pensa sia meglio la Meloni. A chi vuole sostituire Daniele Franco con Armando Siri. Ecco perché non credo affatto che il Terzo Polo sia nato per favorire il centrodestra. Semmai per contribuire alla nascita di un quadro politico più trasparente, stabile, chiaro e ordinato.

Uno dei cavalli di battaglia del centrodestra è la flat tax. Lei è da sempre molto critico su questa misura. Perché?

“Flat tax” significa una cosa sola: l’applicazione di una sola aliquota sul reddito personale, al posto di un sistema a scaglioni. Non c’è nessun partito che avanzi una proposta del genere. Fratelli d’Italia propone una tassazione sostitutiva del 15% – e temporanea, dura solo 12 mesi – solo sugli incrementi di reddito da un anno all’altro. Una misura della cui rilevanza ed efficacia dubito fortemente, ma che comunque non è una flat tax, così come l’abbiamo definita prima. E la Lega propone una riforma dell’Irpef che dalle 4 aliquote attuali le porta a 18. Il primo scaglione ha un’aliquota del 15%, ma poi ne seguono altre 17. Ad esempio, una famiglia con 55 mila euro di reddito ha un’aliquota del 30%. Una proposta che considero folle perché sarebbe una complicazione incredibile, quando invece il nostro sistema fiscale ha bisogno di una radicale semplificazione.

Quali sono quindi le vostre proposte sul fisco?

Completare l’abolizione dell’Irap, che già quest’anno è sparita per le persone fisiche. Rifare daccapo l’Irpef, passando dall’attuale “manuale di istruzioni” di 341 pagine ad uno di non più di 10: minimo esente per tutti, unificare la detrazione per lavoro autonomo con quella per lavoro dipendente, spostare tutte le spese fiscali a rimborso diretto con carta di credito, e tre sole aliquote. L’Ires sarà semplificata – con l’unificazione tra bilancio civilistico e fiscale – e azzerata per chi trattiene gli utili in azienda e per le imprese che si fondono. E poi racchiudere tutta la normativa tributaria in tre codici: snelli, chiari, periodicamente aggiornati e tradotti in inglese.

Italia Viva aveva proposto una raccolta firme per l’abolizione del reddito di cittadinanza, che poi non è mai partita. Nel programma del Terzo Polo si legge però che volete solo modificarlo. Avete cambiato idea?

No, abbiamo sempre voluto abolire il reddito di cittadinanza e sostituirlo con qualcosa di profondamente diverso. Che è equivalente a fare direttamente qualcosa di diverso, senza passare formalmente per l’abolizione. Il sussidio sarà ritirato dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro e vedrà un ruolo maggiore per le agenzie private. E soprattutto, per i working poors un cambio radicale di prospettiva: al posto del sussidio, che ti incentiva a non lavorare o a lavorare in nero, l’imposta negativa, già applicata da decenni nel mondo anglosassone. Più ti impegni, più lo Stato ti copre la differenza tra il tuo reddito e quello base. L’esatto opposto, culturalmente, del reddito di cittadinanza.

VERSO IL VOTO, i ritratti:
Enrico Letta, il miglior alleato di Meloni (senza uno straccio di idee) 

Sembra che il prossimo ministro della Giustizia, in caso di vittoria del centrodestra, possa essere l’ex magistrato Carlo Nordio. Le piacerebbe questa scelta?

Si.

Gli ultimi sondaggi di Demopolis danno il Terzo Polo vicino al 6%. A che percentuale si riterrebbe soddisfatto?

Non sono così ingenuo da fissare obiettivi numerici. Lo scopo di quest’avventura, finalmente iniziata dopo tante false partenze, non termina il 25 settembre, ma se volete “inizia” il 25 settembre. E il traguardo è la formazione del partito liberal-democratico. Un partito in grado di riunire tutti i riformisti liberali di questo paese, che per troppi anni sono stati lontani, imprigionati nelle catene mentali di un finto e deleterio bipolarismo.

In queste ore è scoppiata una polemica su due vostri candidati, il primo accusato di posizioni filo-Putin, il secondo di aver detto, anni fa, “sono fiero di essere camorrista”. Come avete scelto i candidati? C’è un problema di classe dirigente?

Sono due casi molto diversi. Il primo è un oggettivo errore da parte di chi ha fatto le liste: non è stato svolto un controllo accurato come sempre si deve fare in questi casi. Mi pare comunque che la cosa si sia risolta, la candidata ha dichiarato che concentrerà la sua attività solo nella materia di sua competenza, senza più occuparsi di cose su cui – in tutta evidenza – ha una conoscenza così superficiale. Il secondo caso invece mi pare una volgare mistificazione: quel candidato stava protestando contro lo scioglimento di un comune, a suo avviso totalmente ingiustificato, e stava facendo un’iperbole del tipo: “Se lui è un camorrista allora lo sono anch’io”. È come se dicessi “se Salvini è un liberale allora io sono un elefante”, e lei mi accusasse di essermi vantato di essere un elefante.

Il 26 settembre Enrico Letta sarà ancora segretario del Pd?

Non mi occupo di cosa accade negli altri partiti. Faccio anzi a tutti l’in-bocca-al-lupo per la campagna elettorale e per i loro dibattiti interni. Da osservatore, ribadisco quello che ho detto in precedenza: finché il Pd non rinuncerà alla “mission impossible” di essere riformista ma anche mai in disaccordo con la Cgil, di essere europeista ma anche ospitando gli anti-americani, non troverà mai un’identità definita e una prospettiva politica convincente.

Marco Baronti, 26 agosto 2022

https://www.nicolaporro.it/draghi-non-ha-la-valigia-pronta-cosi-tornera-premier/

Solo Pirandello ci può spiegare

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

A nobilitare lo spettacolo della politica presente, a voler dare un riferimento alto, culturale, o addirittura un profilo letterario, diremo che siamo entrati nell’epoca pirandelliana della politica. A qualcuno scapperà subito da ridere per l’accostamento ardito tra cultura, letteratura, drammaturgia e la misera giostra politica del presente. Ma anche i periodi più bassi e confusi hanno una loro chiave di lettura, anche il caos e perfino la barbarie può avere letture colte. Il teatro di Pirandello è uscito dalle scene ed è entrato nella realtà politica corrente. A guardare la parabola di Di Maio e di Conte, le liste di Letta, col Pd oscillante fra Draghi, i grillini e Fratoianni, tra governi con la Lega e Berlusconi e poi crociate contro di loro; a vedere le prodigiose giravolte della Bonino e dei radicali, i miracolosi salti di Calenda, ora col suo odiato Renzi, la poligamia di Salvini, alleato coi grillini, coi dem, coi draghiani e con la Meloni, le giravolta delle madame berlusconiane Gelmini e Carfagna, l’ologramma di Berlusconi sulla scena tra maschera e cerone, il ballo delle candidature e le invettive degli esclusi, il ripescaggio grillino dei parenti degli esclusi, possiamo dire che siamo entrati nella fase pirandelliana della politica: il relativismo assoluto, la girandola delle identità, il gioco delle parti e delle combinazioni, la maschera e il volto intercambiabili (come la faccia e il deretano), il paradosso come criterio di scelta e di comprensione, il rovesciamento continuo dei ruoli e degli scopi. Tutti possono allearsi o guerreggiare con tutti e con nessuno, tutti recitano a soggetto, tutti mutano secondo convenienza e situazione, ciascuno a giorni alterni si accorda e si sottrae a ogni accordo, preferisce stare fuori, dentro, al lato, sopra o sotto le alleanze. Le variabili sono infinite e impazzite. E’ la babele allo stato puro, il caos prima della creazione.
Torna pure il detto di Longanesi, la democrazia si replica per assenza di dittatore… Perché il relativismo assoluto di solito evoca, e invoca, il suo contrario, un bel tiranno, o un dragone, che metta fine al chiacchiericcio e al caos, al ballo di san Vito delle alleanze, degli amici e dei nemici e ci riporti alla contabilità e ai suoi relativi incubi.
Solo Pirandello colse il prisma contemporaneo in tutte le sue sfaccettature, il gioco di luci e ombre, comparse e scomparse, recita e realtà, posizioni e fluttuazioni di quel grande palcoscenico che è la condizione umana moderna. Lui si rifugiò sotto le ali del fascismo, che non a caso il filosofo pirandelliano Adriano Tilgher, aveva definito l’assoluto relativismo trapiantato sul terreno della politica. Definizione gradita allo stesso Mussolini.
Ma da giorni il teatrino è esilarante, come il gas. E come il gas è letale. Saranno le esalazioni dall’immondizia e dello smog, sarà che non riusciamo a liberarci del negativo perché sono colme le discariche della politica, non c’è nessuna Malagrotta in cui scaricare i rifiuti accumulati. Ma c’è qualcosa di assurdo e malefico nell’aria che non riusciamo a decifrare. Solo Pirandello può spiegare.
A questo paesaggio pirandelliano corrisponde anche la veloce labilità dei consensi e dei dissensi, la giostra delle opinioni e delle intenzioni di voto. Cosa decide gli spostamenti d’opinione, i flussi e riflussi elettorali, i vasi e i travasi? Perché si passa da un momento all’altro da vincenti a perdenti, dal paradiso all’inferno e viceversa, senza una spiegazione ragionevole o una relazione di causa ed effetto? Pensate al trionfo di Renzi, oggi ridotto a un selfie permanente o l’apoteosi di Conte oggi considerato un penoso azzeccagarbugli. E la veloce parabola di tanti leader e leaderini. Non c’erano meriti speciali, legittimazioni conquistate sul campo, eccezionali curricula, risultati straordinari nelle tappe precedenti. C’era solo un friccichio, una Chiacchiera, un clima in tv che si fece passaparola. Consenso virale ma transitorio, senza un vero perché.
Poi, senza un vero perché comincia la caduta libera. Esagerato il successo, esagerata la caduta. Nessuno aveva meritato il ruolo di Miracolo Vivente; magari, nemmeno di diventare poi Vituperio della Genti. E’ solo questione di Fuffa, che Pirandello non contemplò nei destini dei suoi personaggi. Partiti e governi fondati da cabarettisti, carriere folgoranti fondate sull’abilità di giocolieri, maghi e maghette sulla scena che tirano conigli dal cilindro, numeri da circo. Classi dirigenti sorteggiate con criteri meno seri del gratta e vinci o dei pacchi; capriole acrobatiche, entrano escono, mutano…
Liderini che sono tra i massimi inesperti di ogni settore, e s’improvvisano statisti cambiandosi semplicemente d’abito… Chi affiderebbe al primo passante i suoi risparmi e la sua salute? Noi, popolo pirandelliano. Ha tanti proseliti il voto del “famolo strano”. Le trame, i personaggi e i testi di Pirandello sono una versione ancora prudente rispetto al pirandellismo autogestito dagli attori politici in corso. Un giorno bibitari, un altro statisti, un giorno rivoluzionari coi gilet gialli, un giorno euro-occidentali e draghiani, un giorno abolitori della povertà, un giorno democristiani, un altro pidini, grillini, destrorsi, sinistrorsi (Di Maio è un bozzetto di Pirandello che l’autore scartò perché troppo inversosimile).
L’Italia è mobile qual piuma al vento. E dire che da noi il voto era statico, c’era il voto ereditario e d’appartenenza; ora siamo al voto-farfalla. L’Italia cambia opinione ogni stagione. Vedremo come sarà la collezione autunno-inferno.

14 -16 ottobre 2022: Pellegrinaggio a Lourdes e attività estive dell’I.M.B.C.

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A cura dell’Istituto Matero Boni Consilii

Iscrivetevi senza tardare!
Scaricate il depliant contenente il tagliando d’iscrizione.


L’Istituto Mater Boni Consilii organizza un pellegrinaggio per ritrovarci tutti ai piedi della Madonna. Pellegrinaggio principalmente spirituale (Messa quotidiana, Rosario, via Crucis…), ma anche conviviale.

Il pellegrinaggio vi farà scoprire o ritrovare diversi luoghi attorno al santuario come la casa natale di santa Bernadetta, “le cachot” dov’è vissuta con la sua famiglia, etc.

Venite numerosi con la vostra famiglia o tra amici per ritrovare le forze spirituali e il fervore, e per deporre alla grotta di Lourdes le vostre preghiere!

Il pellegrinaggio comincerà venerdì 14 ottobre alle 17.00 (chi arriva in ritardo potrà raggiungere il gruppo per la Messa alle 18.00) e si concluderà domenica 16 ottobre alle 13.30 dopo pranzo.


Scarica il depliant del pellegrinaggio contenente il tagliando d’iscrizione da inviare entro il 31 agosto 2022.

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Per partecipare a questo pellegrinaggio, scarica il depliant contenente il tagliando d’iscrizione.
Attività estive 2022
Le attività per i ragazzi
Campi di giugno
(a Verrua Savoia, per ragazzi e ragazzine, in occasione del Corpus Domini)
Colonia San Luigi Gonzaga
(a Raveau in Francia, da lunedì 11 a lunedì 25 luglio)
Dall’11 al 25 luglio si è svolta, anche quest’anno e per la trentaduesima volta, a Raveau (in Francia) la Colonia della Crociata Eucaristica, organizzata dall’Istituto M.B.C. In questo 2022 erano una cinquantina i ragazzi presenti alla colonia, che hanno passato i quindici giorni del campo sotto l’occhio vigile dei seminaristi, monitori, frati e sacerdoti a giocare, pregare, e imparare la dottrina cristiana con le lezioni di catechismo nel piacevole parco del Castello di Raveau. Ogni giorno cominciava con l’assistenza alla s. Messa per continuare con le altre attività e finire la sera con il racconto di una bella storia a puntate che si dipana durante tutto il campo. Abbiamo visitato il castello medioevale di Ainay-le-Vieil con le sue alte mura e il fossato pieno d’acqua che ci ha ricordato le gesta dei crociati cristiani di un epoca che non c’è più. Un altro appuntamento fisso del campo è stata la “grand randonnèe” che è un percorso con una caccia al tesoro a squadre di circa 8 km nella vicina foresta delle Bertranges che dura tutto il giorno (e con il pic-nic a base di salsicce grigliate). Il campo, come sempre, si è chiuso con la veglia finale animata da canti e dal teatro (quest’anno il tema era la predicazione di s. Francesco durante la crociata) preparato dai bambini e con le premiazioni di tutti i partecipanti.

Appuntamento all’anno prossimo sempre a Raveau.

Colonia Beata Imelda Lambertini
(a Verrua Savoia, da lunedì 11 a lunedì 18 luglio)
Un’ottantina di ragazze dai 7 ai 14 anni, italiane e francesi, con grande concorso di animatrici dai 15 ai 22 anni, si sono ritrovate per trascorrere insieme una settimana di vacanza nel mese di giugno e di luglio a Verrua Savoia, sotto la guida delle Suore dell’IMBC. Le giornate sono trascorse allegramente, nonostante l’altissima temperatura nel mese di luglio, fra giochi, attività manuali, gite e molta intensa vita spirituale: Santa Messa, catechismo, visite al SS.mo e conferenze dottrinali e spirituali formative soprattutto per le più grandi. Ciò che ha colpito molto le ragazze non sono state tanto le attività – un pomeriggio di arrampicata negli alberi al Parco Avventura, la gita sulle montagne della Valle d’Aosta con la telecabina, lo scivolone gonfiabile… – quanto lo spirito di preghiera e il fervore che si respirano al campo. – Ci fate fare un ritiro spirituale senza che neppure ce ne accorgiamo! –, ci hanno detto le ragazze felici. Proprio questo vogliono essere questi campi: un rinnovamento spirituale nell’anima delle bambine e delle ragazze più grandi, affinchè, tornando a casa, tutte portino nel loro cuore, non solo bei ricordi e nuove amicizie, ma un forte e sincero amor di Dio!
Campo per ragazzi in montagna
(sulle Alpi, da lunedì 1° agosto al vederdì 12)
Anche quest’anno il campo in montagna è stato occasione di grandi grazie ricevute, sia per i ragazzi che per i Sacerdoti, i seminaristi e i frati dell’Istituto. Il campo si è svolto in Italia, a Bar Cenisio, dove si sono potute fare bellissime escursioni e gite, in cui i ragazzi hanno potuto manifestare coraggio e devozione. Alcune caratteristiche di questo campo sono state: il bivacco al rifugio Avanzà, con escursione di due giorni; la salita in pellegrinaggio alla Madonna di Rocciamelone; la visita in pellegrinaggio alla Basilica di Maria Ausiliatrice (To) e alla Sacra di S. Michele. Tramite le attività del campo, le lezioni dei Sacerdoti e seminaristi ai ragazzi, l’amministrazione quotidiana dei sacramenti, tutti hanno lavorato assieme anche quest’anno, grazie a Dio, nell’offrire delle sante vacanze per la maggior gloria di Dio e per la santificazione dei partecipanti.
Esercizi di S. Ignazio
I Sacerdoti dell’Istituto hanno predicato diversi turni di esercizi spirituali per i fedeli. Ad inizio luglio don Francesco Ricossa e don Giuseppe Murro hanno predicato un turno di esercizi spirituali in Francia nel Delfinato. Nelle prime settimane di agosto la nostra casa di Raveau (in Francia) ha accolto 19 esercitanti donne e 23 esercitanti uomini in due turni predicati da don Giuseppe Murro e don Jocelyn Le Gal: dal 1° agosto al 6 per le donne, e dall’8 agosto al 13 per gli uomini.
A Verrua Savoia sono in corso gli esercizi per i fedeli, predicati da don Francesco Ricossa e don Ugo Carandino. Il turno per le signore, con 15 partecipanti, si è concluso sabato 27 agosto.
Gli esercizi spirituali degli uomini avranno luogo dal 29 agosto al 3 settembre.

Seguiranno gli esercizi per le Religiose, predicati da don Francesco Ricossa in Delfinato, e vi saranno anche gli esercizi per i Sacerdoti, i seminaristi e i frati nella nostra casa di Verrua Savoia, prima di cominciare il nuovo anno di corso del Seminario San Pietro Martire.

Visita la pagina del nostro sito dedicata alle vocazioni sacerdotali ed al Seminario San Pietro Martire.
Desideri partecipare ad un turno di esercizi spirituali? Non esitare a contattarci per iscriverti o per chiedere informazioni.

Apostolato della Preghiera

Crociata Eucaristica

Intenzioni di preghiera:

Agosto 2022 : “La comunione frequente e fervente dei bambini e degli adolescenti”. (Decina del mese: la Risurrezione N.S.)

Settembre 2022 : “Affinché l’insegnamento del Magistero sia meglio conosciuto e rispettato”. (Decina del mese : la Pentecoste)

Crociata Eucaristica: periodico n° 55
Scarica il n° 55 del periodico della Crociata Eucaristica: “IL RIENTRO A SCUOLA: 9 consigli di Don Bosco per ricominciare santamente l’anno scolastico.”
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Crociata Eucaristica: tesori per il mese di settembre
Scarica i tesori della Crociata Eucaristica per il mese di settembre.
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Crociata Eucaristica: tesori per il mese di ottobre
Scarica i tesori della Crociata Eucaristica per il mese di ottobre.
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Crociata Eucaristica: periodico n° 54
Scarica il n° 54 del periodico della Crociata Eucaristica: “6a regola: Il crociato conserva nel suo cuore un vero spirito di preghiera… anche in vacanza!”
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Ecco come la Russia aggira le sanzioni sul gas

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Leopoldo Gasbarro

“Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Antonello Venditti in “Amici mai”Lo stesso vale per il gas e per Vladimir Putin, alludendo ai giri immensi del gas, che porta nelle casse del capo di stato russo una quantità indicibile di miliardi, nonostante le sanzioni. Ma vediamo i numeri e le considerazioni sul “raggiro” della Russia anche da parte del “Financial Times”.

Secondo i dati doganali cinesi, nei primi sei mesi del 2022 la Cina ha comprato dalla Russia 2,35 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl), per un valore di 2,16 miliardi di dollari. In questo modo, la Russia ha superato l’Indonesia e gli Stati Uniti ed è diventato il quarto fornitore cinese di Gnl per quest’anno.

A questo dato va aggiunto il gas che Gazprom fornisce giornalmente alla Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia, che aveva raggiunto un nuovo massimo storico, con un balzo del 63,4% nella prima metà del 2022.

Il vero motivo dietro l’impennata del Gnl dalla Russia

La Cina ha tranquillamente rivenduto il Gnl russo agli unici che ne hanno un disperato bisogno: i Paesi europei. A caro presso, ovviamente. Come dal “Financial Times”, “i timori dell’Europa di una carenza di gas verso l’inverno potrebbero essere stati aggirati, grazie a un inaspettato cavaliere bianco: la Cina”. Non si tratta di surplus di Gnl dalla Cina. Il Gnl che sta vendendo all’Europa è russo.

Secondo la società di ricerca Kepler, le importazioni europee di Gnl sono aumentate del 60% anno su anno nei primi sei mesi del 2022. Il gruppo cinese Jovo, un grande commerciante di Gnl, ha recentemente rivelato di aver rivenduto un carico di Gnl a un acquirente europeo. Un trader di future a Shanghai ha dichiarato che il profitto ottenuto da tale transazione potrebbe aggirarsi attorno a decine, se non centinaia, di milioni di dollari. La più grande raffineria di petrolio cinese, Sinopec Group, ha ammesso ad aprile di aver incanalato l’eccesso di Gnl nel mercato internazionale.

I media cinesi hanno affermato che la sola Sinopec ha venduto 45 carichi di Gnl, ovvero circa 3,15 milioni di tonnellate. La quantità totale di Gnl cinese che è stata rivenduta è probabilmente superiore a 4 milioni di tonnellate, equivalenti al 7% delle importazioni di gas dall’Europa nel semestre fino alla fine di giugno.

La buona notizia è che i 53 milioni di tonnellate hanno permesso all’Europa di arrivare fino al 77% di riserve. Se continua così, è probabile che il Vecchio Continente raggiunga l’obiettivo dichiarato di riempire l’80% dei i suoi impianti di stoccaggio del gas entro novembre. E a quel punto non ci saranno più rischi di blocco per l’inverno.

L’Europa ora diventando dipendente dalla Cina per il gas, solo che questa volta passa per le importazioni dalla Cina, che così diventa il centro di un percorso del gas che indebolisce un po’, tutti visto che l’Europa paga un prezzo anche 3 volte più alto di quello ufficiale. Ma anche la Russia si indebolisce perché, come sottolinea il “Financial Times”:

“Se la Russia finirà per esportare più gas in Cina come mezzo per punire l’Europa, la Cina avrà più capacità di rivendere il gas in eccesso al mercato, aiutando indirettamente l’Europa”.

Ironia della sorte, l’Europa che cerca di affrancarsi dalla sua dipendenza dalla Russia per l’energia, sta diventando sempre più dipendente dalla Cina.

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