L’ex capo del Pentagono ha rivelato i piani di psico-guerra degli Stati Uniti contro la Russia

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di Andrew Korybko

È il massimo della “scorrettezza politica” riconoscere che gli Stati Uniti conducono una guerra psicologica (psywar) contro gli altri, poiché il dogma legato alla screditata convinzione suprematista del proprio “eccezionalismo” sostiene che tutti gli abitanti del mondo sono già presumibilmente attratti dai loro modelli, rendendo così superflua qualsiasi operazione di gestione della percezione. La realtà, tuttavia, è che gli Stati Uniti hanno sempre condotto guerre psicologiche contro i loro avversari geopolitici e continueranno a farlo.

Questo vale soprattutto per la Russia, come ha sorprendentemente ammesso l’ex direttore della Defense Intelligence Agency (DIA) David R. Shedd in un articolo per Politico su “Waging Psychological War Against Russia”, di cui è coautore insieme alla consulente del Barish Center for Media Integrity della Foundation for Defense of Democracies Ivana Stradner. Invece di aggrapparsi alla tattica collaudata e fallita di vendere il sogno americano ai russi, suggeriscono di manipolare il “nazionalismo” dei loro obiettivi.

In poche parole, ritengono che gli obiettivi strategici dell’America possano essere più efficacemente perseguiti facendo tutto il possibile per screditare gli impressionanti risultati ottenuti dal Presidente Putin negli ultimi due decenni, che hanno portato la Russia a ripristinare il suo storico status di potenza mondiale. A tal fine, i due propongono di enfatizzare l’”isolamento” della Russia dall’Occidente, di enfatizzare le sue presunte perdite in Ucraina, di ossessionare la corruzione, di alimentare il sentimento etno-separatista e di impiegare agenti di influenza.

Gli ultimi due sono particolarmente significativi perché si riferiscono alla fantasia politica di “balcanizzare” la Russia e al reclutamento attivo di influencer sui social media. Queste proposte inavvertitamente rivendicano la valutazione del Presidente Putin della scorsa settimana, secondo cui l’Occidente rappresenta una minaccia esistenziale per la sua civiltà-stato storicamente diversificata, e dimostrano anche il motivo per cui il Cremlino ha promulgato una legislazione di vasta portata contro gli agenti stranieri. Di conseguenza, si può concludere che i piani rivelati pubblicamente dai due sono controproducenti.

Non solo confermano tutto ciò che la Russia sospettava sul Miliardo d’oro dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti, ma screditano anche ogni recente narrazione legata alle loro proposte, poiché chiunque sia a conoscenza del loro pezzo si chiederà se i dettagli siano veri o parte dei piani di psywar dell’ex capo della DIA. L’unico motivo per cui lui e il suo coautore si vantano di ciò che stanno facendo è perché pensano, arrogantemente, che nessuno, a parte gli esperti di politica occidentale, leggerà il loro articolo.

Il fatto è che hanno appena vuotato il sacco sui mezzi con cui il Miliardo d’oro sta conducendo la sua continua guerra psicologica contro la Russia, che va contro gli interessi strategici della loro parte e favorisce quelli di Mosca. Ricordando che “Tutti i sostenitori del Multipolarismo possono ancora aiutare la Russia anche senza unirsi alla sua mobilitazione parziale”, coloro che sono interessati a farlo dovrebbero condividere questo pezzo su tutti i social media che si allineano con questo complotto di psywar per smascherarlo.

Pubblicato in partnership su One World 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

29 settembre 2022

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Le donne quaquaraquà contro la Meloni

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“Ci sono uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraquà, oltre che rottinculo”, scriveva Leonardo Sciascia. Già, ma con la classificazione delle donne come la mettiamo?

Quando nel 1961 Sciascia fa dire al protagonista del romanzo Il giorno della civetta la famosa frase, era chiaro che si riferisse agli uomini in quanto uomini. Quelli in pantaloni per intenderci. Del resto, in quell’anno in quella Sicilia era impensabile che le donne potessero avere ruoli diversi da quello di cittadini di serie B. Ovviamente non ho mai conosciuto Sciascia, ma credo che oggi l’illustre pensatore avrebbe esteso lo stesso giudizio anche alle donne.

Già, vogliamo dirlo: ci sono donne, mezze donne, donnicchie e quaquaraquà…

Continua ascoltando il podcast di Alessandro Sallusti del 29 settembre 2022

https://www.nicolaporro.it/le-donne-quaquaraqua-contro-la-meloni/

Draghi “killer di Letta”, Bonino “vispa Teresa”: le pagelle di Bisignani

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QUINTA COLONNA

Riteniamo interessante, quanto sagace e condivisibile l’analisi di Bisignani, “l’uomo che sussurrava ai potenti”, espressa in pagelle, dopo le elezioni del 25 Settembre 2022 (N.d.R.)

di Alberto Maggi per Affaritaliani.it

Giorgia Meloni, voto 10 e lode. Per la paura, ora, non deve né dimagrire né ingrassare.

Mario Draghi, voto 8. Il killer di Letta, Salvini e Di Maio.

Sergio Mattarella, voto 5. Con Giorgia è finita la pacchia.

Giuseppe Conte, voto 10. Prendi i soldi del reddito di cittadinanza e scappa.

Silvio Berlusconi, voto 8. Il nuovo Lazzaro: alzati, cammina e fatti votare.

Enrico Letta, voto 3. Per lui meglio i bistrot di Montecitorio.

Matteo Salvini, voto 6. Messo in mutande da Fedriga e Zaia.

Carlo Calenda, voto 4. Finalmente si sgonfia.

Matteo Renzi, voto 8. Fra quattro mesi li farà ballare tutti.

Emma Bonino, voto 4. Come diceva Giulio Andreotti, la solita Vispa Teresa.

Luigi Di Maio, voto 5. È inciampato all’ultimo miglio. Mai fidarsi di Super-Mario.

Nicola Fratoianni-Angelo Bonelli, voto 4. La carta vincente di Giorgia.

Gianluigi Paragone, voto 4. Italexit, la sua exit.

Interventi trainanti: per i bonus risponde l’Agenzia delle Entrate

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L’Agenzia ha sempre un’ultima parola per noi, professionisti e non, che cerchiamo incessantemente di restare a galla nel grande mare dei bonus edilizi.

Un’interessante risposta ci arriva in merito all’accesso ai bonus in mancanza degli interventi trainanti.

Vediamo nel dettaglio cosa è accaduto.

CONDOMINIO TUTELATO

L’interpello di riferimento quest’oggi è il numero 462/2022 che ha ad oggetto un condominio particolare.

Abbiamo cioè a che fare con un fabbricato rientrante nella fattispecie coperta dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004).

In realtà ne abbiamo già parlato altre volte, ma l’interpello ci dà l’ispirazione per riparlarne nuovamente.

Per il fatto di rientrare in questa categoria,

non può effettuare interventi trainanti.

Tuttavia, vorrebbe ottenere la detrazione del superbonus avviando dei lavori trainati per compiere il salto di due classi energetiche: la sostituzione degli infissi, la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con una pompa di calore e via dicendo.

Date le circostanze, l’istante fa appello all’Agenzia per chiedere se è comunque possibile fruire del superbonus al 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023.

Vediamo se questa volta ci sono delle parole buone per l’istante.

CHE NE È DEL 110%?

Leggendo le prime righe sembrava quasi non possibile per il condominio tutelato rientrare nell’agevolazione:

il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese relative a taluni specifici interventi finalizzati alla riqualificazione energetica e all’adozione di misure antisismiche degli edifici (interventi “trainanti”) nonché ad ulteriori interventi, realizzati congiuntamente ai primi (interventi “trainati”)”.

Ma ecco che segue la nota positiva che permette una felice conclusione.

Si chiarisce infatti che vi sono dei casi eccezionali in cui tale obbligo non sussiste: il vincolo del Codice dei beni culturali oppure in presenza di regolamenti edilizi, urbanistici e ambientali particolari.

Dunque il condominio istante può ritenersi sollevato poiché ha diritto ad accedere alla detrazione fiscale del superbonus

“a condizione che tali interventi assicurino il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o delle unità immobiliari oggetto di intervento oppure, ove non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta”.

L’Agenzia ha anche qualcosa da dire riguardo i termini di scadenza dei lavori, indicando l’introduzione di una serie di proroghe, con diverse scadenze a seconda della tipologia del beneficiario.

Nel caso in questione la detrazione è pari al 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, scendendo poi al 70% per le spese sostenute nel 2024, percentuale che si riduce ulteriormente al 65% per le spese fino al 31 dicembre 2025.

Fabiola Pietrella, 28 settembre 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/accesso-ai-bonus-in-mancanza-degli-interventi-trainanti-la-risposta-dellagenzia-delle-entrate/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

Il Sonno della Ragione genera idioti

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di Alfio Krancic

“La morte incrociava già le sue mani ossute sopra i calici dai quali noi bevevamo, lieti e puerili…” Joseph Roth “La Cripta dei Cappuccini

Ci sono cose, frasi, immagini che riaffiorano alla mente improvvisamente per strani e misteriosi meccanismi, e per quando uno cerchi di localizzarle temporalmente e dargli un volto, sfuggono. Mi pare di ricordare (o ho sognato?) che tempo fa un politico o forse un militare aveva previsto per il 28 Settembre una sorpresa. Ebbene la sorpresa c’è stata: il sabotaggio del Nordstream. Un avvenimento che per molti potrebbe avere ricadute disastrose per il nostro continente. Questo episodio si intreccia con le elezioni italiane che hanno portato, guardacaso, alla vittoria il partito “americano” della Meloni. Nonostante la portata potenzialmente devastante e catastrofica, da noi si continua tranquillamente a parlare di tutto e del nulla. Nessuno, politico, giornalista o intellettuale del mainstream che abbia il coraggio di indicare la Tempesta che si affaccia all’orizzonte. Leggo su Repubblica: “Giornata mondiale per l’aborto libero, oggi le donne scendono in piazza contro la Destra.”

Queste povere mentecatte pensano all’aborto libero. Non mettono nemmeno in conto che potrebbero crepare incenerite o con gli uteri sanguinanti a causa dell’esposizione alle radiazioni per una possibile guerra nucleare. Diciamo che il 90% degli italiani non ha capito niente e seguita a trastullarsi e ad assistere alle trasmissioni trash quali gli approfondimenti politici dei vari Floris, Formigli, Gruber che parlano del Nulla. Sono come gli abitanti di Costantinopoli che assistevano rapiti alle discussioni dei teologi sul sesso degli angeli, mentre i turchi erano alle porte o come l’orchestra del Titanic che seguitava a suonare mentre la nave iniziava ad affondare.

+++Break News+++

Ore 11, 20 : RUSSIA, LAVROV: “ORA USA SONO PARTE DEL CONFLITTO”

Gazprom chiude il gasdotto che va in Ucraina e che arriva in Italia.

Buon sonno a tutti!

Cattolici, dalle elezioni emerge un richiamo: serve rilanciare la militanza politica

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di Redazione

Pubblichiamo con piacere questo articolo di Gian Piero Bonfanti perché coglie la sostanza, a nostro avviso, di uno dei problemi attuali. Il “non expedit” non ci appare la miglior soluzione per arginare il peggior male possibile, quanto un disimpegno che lascia “campo largo” ai portatori di esso. Per il maggior bene occorre un impegno realistico dei veri cattolici in politica. Soprattutto per tentare di frenare il peggior male sulle questioni etiche che ci vorrebbero imporre le agende dei globalisti. Sono stati eletti numerosi parlamentari d’area, sia in Fratelli d’Italia che nella Lega. Chi ha disperso il voto in partiti minori si è svegliato deluso, ma avrebbe dovuto comprendere che, soprattutto divisi, ma anche fossero stati uniti, i cosiddetti movimenti “antisistema” non sarebbero mai entrati in Parlamento, oppure, se avessero superato la soglia di sbarramento, due o tre deputati sarebbero stati totalmente ininfluenti. Vi siete resi conto di quanti odiosi parlamentari abbiamo lasciato a casa col voto? Dalla Bonino a Fiano, da Di Maio a molti altri nomi eccellenti del peggior globalismo progressista. Nel caso della Bonino, è rimasta fuori, grazie al voto a Lavinia Mennuni, storica combattente pro-life. La sfida è molto difficile per Giorgia Meloni e la maggioranza di Centrodestra, nell’attuale situazione. Avete letto come rosicano in Italia ed all’estero i soloni del politicamente corretto, i radical chic, i liberal e tutte le frattaglie post-comuniste? Non aspettiamoci dal nuovo governo nulla di particolarmente rilevante sul piano internazionale, perché le circostanze non lo consentono.  

LETTERA DEL LETTORE

di Gian Piero Bonfanti

L’ASTENSIONISMO INCIDERÀ SEMPRE IN MANIERA NEGATIVA SULLA PRESENZA E ATTIVITÀ DEI CRISTIANI IN POLITICA

Come previsto, tutte le voci che sono giunte durante la campagna elettorale in merito al fatto che non ci avrebbero fatto votare o che comunque qualcuno avrebbe ostacolato le operazioni di voto sono risultate false.

Siamo andati alle urne, chi ha voluto naturalmente, ed abbiamo espresso le nostre preferenze, constatando però la solita bassa affluenza ai seggi. Peccato, perché ancora una volta chi non ha votato ha in sintesi volutamente rinunciato al diritto di esprimere la propria preferenza.

È un po’ come qualcuno che fa parte di un gioco ma non vuole prendere una posizione, adducendo la solita motivazione che “tanto non sarebbe cambiato nulla“. Non prendere posizione non è mai una forma di protesta, piuttosto è una posizione di comodo, dalla quale si pensa di poter esprimere giudizi in ogni direzione, sempre contestando qualsiasi cosa possa accadere.

Ricordiamo che per noi cattolici è importante l’impegno in politica e rinunciare ad avere nostri rappresentanti all’interno dei partiti e movimenti farà sì che con il tempo non verremo più considerati come una forza propulsiva della società. I valori non negoziabili rischiano di essere sempre meno considerati e ricordiamo che la politica è fatta di consensi, chi crede nel contrario vive una dimensione non reale, ed è importante essere presenti e sul campo.

Oggi tuttavia il risultato non sarà quello definitivo, il Governo deve essere formato, il suo assetto dovrà rispecchiare gli equilibri del nostro Paese ed i programmi dei partiti coinvolti verranno modificati in funzione della forza degli stessi determinata dalla quantità di voti ricevuti. Qui incomincia il vero lavoro socio-culturale, perché se è vero che la politica determina le strategie del Paese, è altresì vero che la cultura incide sull’orientamento della politica stessa.

La Congregazione della fede è estremamente chiara circa l’impegno dei cattolici in politica. Nella Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, infatti, afferma fra l’altro: “sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa alcuni principi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno dei quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare – particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare – il loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese. Questa ovvia constatazione non può essere confusa però con un indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si fa riferimento. La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra la matrice da cui proviene l’impegno dei cattolici nella politica e questa si richiama direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi sempre per poter avere certezza che la propria partecipazione alla vita politica sia segnata da una coerente responsabilità per le realtà temporali“.

Un richiamo netto alla militanza politica, sia che si tratti di impegno diretto o che si tratti di partecipazione alla vita pubblica e sociale. Guardiamo da oggi con molta apprensione a quali saranno le prossime dinamiche del nuovo governo che verrà nominato, si spera a breve. Tutti coloro che erano insoddisfatti prima delle elezioni ed hanno fatto mancare la loro preferenza lo saranno anche dopo queste giornate convulsive. Auspichiamo solo che il male possa essere arginato e confidiamo affinché persista la visione verticale di quei politici cristiani impegnati ed esposti in prima persona. A loro andrà tutto il nostro supporto.

Ateismo e mondialismo sono dirette conseguenze di liberalismo, comunismo, illuminismo e massoneria

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/09/26/ateismo-e-mondialismo-sono-dirette-conseguenze-di-liberalismo-comunismo-illuminismo-e-massoneria/

GIUSTIZIA E PACE SONO DUE INTIME AMICHE

Il giornalista e scrittore cattolico francese Henri Lasserre (1828-1900) scrisse delle bellissime opere di filosofia politica, che andrebbero rilette e meditate, perché mantengono un’attualità formidabile, caratteristica tipica del pensiero cattolico tradizionale. “La giustizia e la pace sono due intime amiche” – scrisse Lasserre nell’esordio del suo Notre-Dame de Lourdes. Con entrambe, il nuovo governo dovrà confrontarsi, date le evidenti circostanze nazionali ed internazionali. L’assunto che, troppo spesso si dimentica, per interesse e/o mancanza di preparazione è che la giustizia sia la madre della pace. Dove regna la giustizia, la pace stabilisce la sua dimora. Allo stesso tempo, la pace fugge, quando è stata scacciata la giustizia.

Continua Lasserre: “La pace falsa e instabile dura talvolta per qualche tempo. L’abilità di una politica, la mano di ferro di un despota, le combinazioni ingegnose di una costituzione possono crearla. Resiste a questo o a quell’incidente, ma finisce sempre per accaderne uno che rovescia tutto. L’edificio era costruito sulla sabbia, sull’ intelligenza, sulla forza, vale a dire sull’uomo”.

Oggi, potremmo aggiungere che siffatto edificio sia costruito anche sull’ateismo di Stato, sul globalismo, sul mondialismo, che sono le dirette conseguenze del materialismo liberale e comunista, illuminista e massonico, nelle sue radici più profonde, giacobino nei metodi e soggettivista, ipocrita e buonista, intrinsecamente perverso nella morale e nell’ideologia che chiama bene il male e viceversa.

Il primato dell’economia sulla politica è figlio di queste idee malsane che erigono il loro Vitello d’Oro e vivono per adorarlo nelle loro stanze maledette da Dio, imponendo la tirannia dell’assolutismo del profitto come fine ultimo e principale della vita. Senza scrupoli. Col cinismo proprio dello psicopatico, alle volte. Sempre sulla pelle dei popoli. La tirannide dell’Alta Finanza globale è disumana o transumana, come scrive qualche intellettuale contemporaneo.

“La pace promessa alla giustizia è, al contrario, una pace stabile. Nulla la scuote nel suo interno, all’esterno nulla può rovesciarla. E’ edificata sulla roccia, sulla verità, su Dio […]” – scrive con lungimiranza, sempre Henri Lasserre, aggiungendo che “per averlo dimenticato ed avere confidato semplicemente nella loro abilità e nella loro forza, gli abili e i forti hanno perso il mondo. Sono i giusti che lo salveranno”.

Ecco perché il programma di governo “Dio, Patria e Famiglia” rischia di svuotare il loro sacro significato ideale e pratico se si sfuma su Dio e sul diritto naturale. Dai diritti di Dio discendono i doveri degli uomini. Non il contrario. Nel 1872 il filosofo cattolico Lasserre è turbato e preoccupato di fronte al suo popolo che doveva scegliere la Costituzione di cui dotarsi. Sappiamo come l’influsso delle idee sovversive dell’ordine naturale e divino fosse predominante, in quel tempo, e come si sia evoluto in forme sempre peggiori, fino ai giorni nostri. già allora, scrisse: “Il mondo sociale sarà rovesciato bruscamente e legalmente”.

Ma non finisce qui, enuncia parole drammatiche ma realistiche, che paiono scritte anche per questo secolo: “Quelli che hanno bisogno di essere governati, governeranno e governeranno soli. Quelli che avrebbero la capacità necessaria per governare non avranno più esistenza politica. Voteranno nelle elezioni; ma, essendo ovunque inferiori di numero, il loro voto non avrà alcun effetto da nessuna parte, non condurrà nessuno di loro nelle assemblee dirigenti. Saranno praticamente inesistenti. Scompariranno sotto le immense ondate dell’alta marea; saranno sommersi sotto le masse, come in fondo al mare i vascelli affondati”.

Quando si intraprende un’azione politica vedo solo due vie possibili: o ci si lascia trascinare dalla corrente dominante, cosa che garantisce grossi vantaggi personali, o, convinti dei pericoli verso i quali il politicamente corretto ed il Pensiero Unico progressista conducono la società, si decide di andare controcorrente e si tenta di invertire il corso. Ciò è sempre possibile. La Storia, infatti, cammina al passo degli uomini che la fanno. E inoltre, bisogna farlo.

Non basta, dunque, pensare la Storia, bisogna agire. D’accordo con la diplomazia. D’accordo con le enormi difficoltà che il Nemico di sempre pone di fronte all’umanità. Ma al governo che nascerà chiediamo coraggio per il bene comune. Noi, per quanto possibile, saremo sempre lì, vigili, propositivi ma inflessibili sui principi, perché è ora di invertire la rotta. O la barca affonda assieme all’inflazione economica, all’incapacità politica, all’immoralità dilagante, all’orrore del decadentismo post-moderno.

Gas, i piani di Putin sono nella sua tesi universitaria

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di Luigi Bisignani

Con la brutta stagione alle porte, siamo davvero alla canna del gas. Non è necessario essere dei novelli Barbero per capire che, fin dal principio, la strategia di Putin era impantanare l’Europa in una campagna d’inverno. Diversamente, a Mario Draghi, ai soloni che guidano l’Europa – litigando tra loro – e ai servizi di sicurezza di mezzo mondo, sarebbe bastato conoscere gli scritti di Vladimir Putin per sapere come sarebbe andata a finire.

Bisogna infatti tornare al 1996, quando, all’Università Mineraria di San Pietroburgo, un Putin in rampa di lancio discuteva la tesi del corso triennale per il suo PhD, completato in un solo anno e intitolata “Mineral raw materials in the strategy for development of Russian economy”. In tale dissertazione, che in seguito sollevò anche dubbi di autenticità, auspicava un sistema misto, pianificato dal potere politico, in cui Stato e corporazioni finanziarie e industriali russe avrebbero dovuto dare vita a colossi nazionali in grado di competere con le big corporations straniere. Il tutto con un preciso testuale obiettivo: “servire gli interessi geopolitici e mantenere la sicurezza nazionale della Russia”. Ed è per questo infatti che, una volta raggiunto il potere, il presidente russo ha voluto riportare a tutti i costi Gazprom sotto il controllo dello Stato.

Ed è proprio in Gazprom che Putin conobbe il suo pupillo Dmitrij Medvedev, il quale aveva l’ufficio personale nella sede moscovita della società in Ulitsa Nametkina al civico 16. O, all’Europa sarebbe bastato, più semplicemente, prendere sul serio almeno per una volta Donald Trump, quando ammoniva la Germania della Merkel e l’Italia di “Giuseppi” Conte sui rischi della dipendenza dal gas russo. E pare che proprio la tesi del futuro zar fosse tra i documenti portati via dalla Casa Bianca e che sono stati rinvenuti nel corso del maxi-blitz ad opera dell’FBI nella residenza di Mar-a-Lago. Davanti all’isteria dei leader europei Giorgia Meloni sta invece pragmaticamente pensando che, per salvare famiglie e imprese, occorra una forte iniziativa comune per recuperare le risorse dai Paesi e dalle imprese che stanno guadagnando a mani basse dall’aumento del prezzo del gas, redistribuendole efficacemente a chi ne ha davvero bisogno.

Servono pertanto iniziative di carattere strutturale, anche perché eventuali scostamenti di bilancio possono essere fatti solo entro certi limiti e in determinati periodi di tempo. Se la crisi energetica dovesse durare 5 anni, per dirla alla Lenin, che fare? Sono almeno due gli obiettivi prioritari da perseguire: difendere la competitività delle aziende Italiane e preservare la stabilità sociale. Per questo bisogna sin da subito mettere nei posti strategici persone capaci che però, come dice Guido Crosetto, non abbiano già troppi padrini che cercano di riciclarli.

Un paio di esempi eclatanti. Il primo è Dario Scannapieco, Ad di Cdp che ha paralizzato la Cassa collezionando flop, da Trevi (perdita di Cdp di almeno 110 milioni di euro rispetto all’investimento di 140 milioni) ad Ansaldo (continui aumenti di capitale in una società che ha un miliardo di euro di passivo), fino a Saipem (almeno 700 milioni di euro di perdite rispetto all’investimento, oltre all’aumento di capitale). Poi c’è il disastro sulla rete unica, che sta distruggendo valore per Open Fiber e Tim, sempre a firma Scannapieco il quale, dopo essere rimasto inchiavardato per mesi nella sua poltrona di via Goito, ora non risponde più nemmeno alle telefonate dei ministri di Draghi forse troppo occupato a girare per gli uffici di Roma “in odore di Fratelli d’Italia”.

Il secondo esempio è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, sponsorizzato prima da Grillo e ora da Claudio Descalzi, il quale al suo probabile quarto rinnovo ha ovviamente tutto l’interesse ad averlo come super ministro dell’Energia per rendergli ancora più agevoli le scorribande in Africa.

Alla Meloni bisognerebbe ricordare che Cingolani non ha rimosso neanche uno dei burocrati voluti dai Cinque Stelle e che molti dei provvedimenti che ha portato avanti sono stati poi sonoramente bocciati dal Tar oppure si sono salvati in corner solo grazie all’attivismo e alla preparazione della viceministra leghista Vannia Gava.

Quanto a Descalzi, evidentemente la leader di Fratelli d’Italia non ha ascoltato a sufficienza gli imprenditori a cui Eni ha tagliato i contratti di fornitura di gas per l’anno termico che inizia ad ottobre. I miliardi di metri cubi promessi dal duo Cingolani-Descalzi sono solo sulle slides espunte dal “piano gas”, ma nessuno li ha visti.

Se ne accorgerà presto Snam, guidata da tal Stefano Venier, un carneade nel mondo del gas, che ogni giorno dovrà comprare disperatamente metri cubi di gas sul mercato per non mandare la rete in default. Non confermare Marco Alverà, da parte della coppia che scoppia, Draghi-Giavazzi, un errore da matita blu.

Un disastro annunciato, coperto dalla propaganda che la butta tutta su presunti speculatori contro cui, però, il ministro dell’Energia non ha fatto nulla. Quest’anno l’inverno arriverà fuori stagione, sarà shakespearianamente “l’inverno del nostro scontento” e non basterà il fiato del bue e dell’asinello per scaldare le case degli italiani e la nostra industria come ripeterà con forza domani in Vaticano davanti a Papa Bergoglio il Presidente Carlo Bonomi.

Luigi Bisignani, Il Tempo 11 settembre 2022

L’invidia è la molla più potente delle rivoluzioni

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di Rino Cammilleri

Nicola Porro ha giustamente elogiato il fondamentale libro di Helmuth Schoeck L’invidia e la società, oggi riedito da Liberilibri ma anticipato negli anni Settanta da Rusconi per la regia del compianto Alfredo Cattabiani (l’editor che fece conoscere in Italia Il Signore degli Anelli, mentre Adelphi in sordina pubblicava Lo Hobbit). Eh, letteratura di nicchia, in quegli anni, «fascista» insomma. Ma l’extrasinistra era troppo ignorante per accorgersene.

Tanto per far capire ai più giovani il clima: il sottoscritto era uno studente a Scienze Politiche di fatto apolitico, nel senso che alla politica preferivo la chitarra e le ragazze. Ma l’università era quella di Pisa, e lì regnava Lotta Continua. Per la quale valeva il detto evangelico «chi non è con me è contro di me», perciò non potevi nemmeno fare il qualunquista. E non si scherzava, erano mazzate. Ovviamente, in tanti contro uno, perché quelli amavano il collettivo.

Così, ogni giorno mi recavo in Facoltà ma non entravo: da lontano, il bidello, che mi aveva in simpatia, mi faceva cenno, sì o no. Cioè, oggi non è cosa perché c’è l’ennesima assemblea o occupazione. Oppure, ok, oggi è tranquillo. I professori, data la situazione, fecero presto a trasformarsi da baroni in tribuni della plebe. Io, che senza riflettere avevo messo nel piano di studi «Storia del movimento operaio e sindacale», dovetti dare tre volte l’esame perché la mia esposizione non era abbastanza marxista. Tanto per dire. Da qui l’attrazione fatale verso i libri Rusconi.

Paradossalmente, quel che sono adesso lo devo a Lotta Continua. Ebbene, per il contenuto del libro di Schoeck andate a vedere quel che ne scrive Porro. Il fulcro è questo: l’invidia è la molla più potente delle rivoluzioni. In effetti, a ben pensarci, ogni rivoluzione si può sintetizzare così: togliti dal trono ché mi ci metto io. Ovviamente, le ideologie – a partire da quella giacobina, madre di tutte le altre che seguirono – sono solite avvolgersi con nuvole di parole. Pensiamo ai molti volumi di Marx. O allo stesso Robespierre, capace di concionare per sei ore di fila. Augustin Cochin descrisse benissimo il processo in Meccanica della rivoluzione, anche questo letto grazie al solito editore nei Seventies.

Altro fondamentalissimo libro, per capire bene di che cosa stiamo parlando, è il negletto Il socialismo come fenomeno storico mondiale di Igor Safarevic, riedito da Effedieffe e prefato non a caso da Aleksandr Solženicyn. Che era ingegnere. Safarevic era un matematico e scrisse il saggio perché quelli più qualificati di lui erano tutti nel Gulag. Il tema è lo stesso: perché il socialismo (o il comunismo, la differenza sta, appunto, nella anzidetta nuvola di parole) è inestirpabile? Perché dilaga così velocemente? Perché rispunta sempre? La spiegazione è proprio psicologica, anche se si nasconde dietro locuzioni come «giustizia sociale». Se ne rese conto proprio uno psichiatra, Viktor Frankl, che era ebreo e perciò finì nei lager nazisti. Fu qui che vide, tra gli sventurati di cui condivideva la sorte, gli odi furibondi nei confronti di chi aveva un pezzo di patata in più o la “fortuna” di avere un kapò un po’ più umano.

La sua esperienza ad Auschwitz gli ispirò Uno psicologo nei lager (Ares). A lui in fondo andò bene: viennese, padre della logoterapia, fu docente in mezzo mondo, Harvard compresa, i suoi libri sono tradotti pure in cinese, 27 lauree honoris causa. Lui, che sapeva a memoria i Salmi in latino, dissentiva in toto dal suo compaesano Freud: «In realtà, non è Dio un’immagine del padre, bensì il padre è un’immagine di Dio».

Rino Cammilleri, 12 settembre 2022 –

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