La manipolazione della masse nelle democrazie occidentali

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di German Gorraiz Lopez

Fonte: controinformazione

Edward L. Bernays, nipote di Sigmund Freud ed uno dei pionieri nello studio della psicologia delle masse, scrisse a suo tempo nel suo libro “Propaganda” del 1928, “La manipolazione deliberata ed intelligente delle abitudini consolidate e delle opinioni delle masse è un elemento importante nelle società democratriche. Coloro che riescono a manipolare questo meccanismo occulto della società costituiscono un governo invisibile che risulta essere il vero potere che dirige il nostro paese.

Siamo governati, le nostre menti sono conformate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee suggerite, in grande misura per mezzo di uomini dei quali non abbiamo mai sentito parlare”.  Allo stesso modo, le fondamenta ed il sostegno di tutti i sistemi di governo si trovano nella “manipolazione dell’opinione pubblica”, nell’affermare che “i Governi, che siano monarchici, costituzionali, democratici o comunisti, dipendono dall’acquiescenza dell’opinione pubblica per portare a compimento i loro sforzi e, di fatto, il Governo è un Governo soltanto in virtù di queta acquiescenza pubblica”.

In un altro dei suoi libri, “Cristallizzando l’opinione pubblica”, l’autore interpreta i meccanismi cerebrali del gruppo e l’influenza della propaganda come metodo per unificare il suo pensiero e portare gradualmentele le masse verso un “pensiero unico”. Così, secondo le sue parole “la mente del gruppo non pensa, nel senso stretto della parola. Invece dei pensieri manifesta impulsi, abitudini ed emozioni” . Nel momento di decidere, il suo primo impulso è normalmente quello di seguire l’esempio di un leader in cui confida. Questo è uno dei principi più fermamente stabiliti per la psicologia delle masse”, per cui la propaganda dell’establishment sarà diretta non al soggetto individuale ma al Gruppo in cui la personalità dell’individuo unidimensionale si diluisce e rimane avvolta nei ritagli delle false aspettative create ed nelle ansie comuni che la alimentano.

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Spagna: Sindaco toglie Via Crucis: «Offende islam»

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Natalia Nuñez, socialista, è appena stata eletta alla guida di Cenicientos, piccola città della provincia di Madrid. Tra i primi provvedimenti presi, in qualità di sindaco, c’è stato quello di smantellare la Via crucis che univa il paese al santuario Nuestra Señora del Roble, patrona della città.

«MANCANZA DI RISPETTO». Che cosa ha giustificato tanta furia iconoclasta? La Via crucis – a cui Nuñez si è riferita nelle interviste chiamandola «queste pietre» – rappresentava per il sindaco una «mancanza di rispetto» nei confronti dei non credenti e di coloro che «professano la religione e la cultura musulmane». Ma distruggerla non è forse una mancanza di rispetto verso i cattolici? Per il sindaco, no.

DISCRETE E GRATUITE. L’intervento è tanto più incredibile se si considera che la Via crucis era composta da piccole stele di pietra, neanche munite di croce, con sopra indicate le stazioni in numeri romani. Inoltre, la loro costruzione era appena stata finanziata dal piano culturale “Prisma” della provincia per un totale di 3.000 euro. Non erano costate niente al Comune, che però le ha distrutte a soli tre mesi dalla posa. Un comitato di cittadini ha organizzato una raccolta firme, che sono state consegnate oggi al Consiglio comunale: chiedono che la Via crucis venga rimessa al suo posto.

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E’ disponibile il numero 10 (29 maggio 2016) di Sursum Corda

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 SURSUM CORDA

Dio sia lodato!

Sul nostro sito è disponibile il numero 10 del 29 maggio 2016 di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata agli Associati, oppure si può acquistare sul nostro MiniShop in cartaceo o PDF.

Preghiamo per le nostre famiglie e per le intenzioni della nostra Associazione, affidandoci alla protezione di san Giovanni di Dio. Ossequi, Carlo Di Pietro.

Associazione di volontariato No Profit  C.da Piancardillo, snc – 85010 Pignola  Provincia di Potenza (ITALIA) Redazione: editoria@sursumcorda.cloud 

L’Asia rischia la guerra per l’acqua – La Stampa

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ASIA

Segnalaizone di Maurizio-G. Ruggiero

maurizio molinari

La siccità record che affligge il delta del Mekong è all’origine di tensioni tali fra Pechino e le nazioni dell’Indocina da suggerire il rischio di possibili conflitti per l’acqua dolce in Estremo Oriente.

Il delta del Mekong è alla prese con la peggiore siccità degli ultimi cento anni, causata secondo l’Ente federale americano per gli Oceani (Noaa) dal fenomeno meteorologico «El Nino» ovvero un insolito aumento delle temperature oceaniche nel Pacifico Equatoriale. In aprile si è registrata la più intensa ondata di calore degli ultimi 137 anni ed il governo del Vietnam afferma che le acque del Mekong sono scese ai livelli più bassi dal 1926. La siccità investe l’intero corso del grande fiume che si snoda lungo oltre 4300 km dal Tibet fino alla Thailandia ed al Mare della Cina Meridionale, causando gravi danni soprattutto all’agricoltura in Cambogia, Laos, Thailandia e Myanmar oltre al Vietnam, che sta soffrendo le conseguenze peggiori. Nel primo trimestre dell’anno il Pil di Hanoi si è ritratto – dal 6,17% precedente al 5,6% – per effetto dell’impatto della carenza di acque sull’agricoltura, maggior fonte di sostentamento per i suoi circa 90 milioni di abitanti. Il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti ritiene che la produzione di riso dell’Indocina – pari al 13 per cento del totale globale – ne risentirà, portando a un aumento dei prezzi ai danni in gran parte dell’alimentazione dei Paesi poveri.

La Cina ha risposto a tale emergenza annunciando il rilascio di maggiori quantità d’acqua dalla diga di Jinghong, ma ciò ha prodotto un effetto negativo perché il Vietnam ritiene che la carenza d’acqua sia aggravata proprio dalla presenza di sei grandi dighe che Pechino ha costruito nell’alto corso del Mekong, sull’altopiano del Tibet che controlla. Per Niwat Roykaew, presidente del gruppo ambientalista Chiang Khong, «la Cina trattiene con le dighe le acque raccolte nella stagione dei monsoni dai ghiacciai impedendo al livello del fiume di salire come il suo ciclo naturale prevede» con il risultato di far diminuire le acque esercitando quella che il geostratega indiano Brahma Chellaney definisce «una forte pressione sulle nazioni asiatiche attraversate dal Mekong e da una miriade di fiumi minori che ne discendono». Poiché l’Asia è il Continente con il maggior numero di dighe – solo in Cina ve ne sono 90 mila – la minor quantità di acqua dolce pro capite e alcuni dei livelli più alti di inquinamento idrico, quanto sta avvenendo lungo il corso del Mekong suggerisce il rischio, secondo un recente studio dell’«Australian National University», di «conflitti fra nazioni innescati da dispute sulle acque dolci a causa del sistema di dighe costruite da Pechino alle sorgente dei grandi fiumi asiatici che si trovano nella regione dell’Himalaya». Per avere idea del domino di conseguenze basti pensare alla forte ostilità con cui il Vietnam ha accolto il progetto del Laos di costruire in tempi brevi ben 11 dighe sul tratto del Mekong che attraversa il proprio territorio. La Cina da parte sua è anch’essa alle prese con un’emergenza-acqua che, secondo uno studio del ministero delle Risorse idriche di Pechino, è testimoniata dalla scomparsa di circa il 55 per cento degli oltre 50 mila fiumi che la attraversavano negli Anni Novanta. La Banca Mondiale ritiene che la carenza d’acqua in Cina sia una conseguenza della brusca accelerazione della crescita attraversata negli ultimi anni e l’Unicef conferma tale lettura attestando che dal 1990 circa 593 milioni di cinesi hanno avuto accesso a maggiori quantità di acqua nelle loro case e città. Il contenzioso sulle risorse idriche in Estremo Oriente diventa così il risultato della sovrapposizione fra crescita cinese, surriscaldamento del clima e rivalità nazionali trasformando l’Asia nel palcoscenico di una nuova tipologia di crisi.

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Islam, figlia convertita di Barbato: “Ispirata da video col nome Allah sulle angurie”

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https://www.youtube.com/watch?v=L1ae3MIVmso&feature=player_embedded

“Come è nata la mia conversione all’Islam? Su youtube vedevo il nome di Allah sugli animali, sulla frutta, sulle angurie. Queste cose mi intrigavano. Erano tutti segnali e ho capito che quella era la vera religione“. Così Manuela Barbato, figlia dell’ex deputato Idv Franco, spiega ai microfoni de La Zanzara, su Radio24, la genesi della sua conversione all’Islam. La giovane, che ora si fa chiamare Aysha, viene introdotta proprio dal suo noto papà, ora impegnato nella corsa per diventare sindaco a Camposano (Napoli). “Per chi come me ha fatto l’asilo e le scuole elementari nelle suore, il liceo coi preti al seminario” – rivela l’ex parlamentare Idv – “accettare la conversione di mia figlia all’Islam non è stato facile. E’ una musulmana integralista, non dà, per esempio, la mano agli uomini. Neanche a me, come è successo in Chiesa, in occasione dei funerali della nonna: per lo scambio del segno di pace non ha dato la mano a me e ai suoi fratelli, Arcangelo e Amedeo (ex tronista di “Uomini e donne”, ndr)“.

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Le grandi contraddizioni della Lega

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Poche idee e parecchio confuse, dalle parti della Lega spira una brezza carica di umori di fogna. Speravamo di meglio. Sul serio

(Giorgio Nigra) – Matteo Salvini è sempre più costretto a improbabili salti mortali per tenere insieme un discorso anti-sistema e una prassi politica che più sistemica non si può. Perché parlare come Le Pen e allearsi con Sarkozy, usare gli argomenti di Hofer e poi andare a braccetto con Van der Bellen, comporta un bel po’ di problemi di linea politica.

Il caso di Milano è emblematico: la Lega, qui, è intruppata insieme a tutto il centrodestra nel sostegno al più anonimo, moderato, conformista candidato che possa esistere: Stefano Parisi. Uno che si distingue dal suo avversario, Beppe Sala, solo se c’è un sottopancia a ricordarne il nome, altrimenti aspetto e argomenti sono esattamente identici. Ecco, allora, che Salvini, per salvare la faccia, è costretto a provocare: “Vediamo se sul referendum vorrà stare con l’Italia libera o quella schiava”. Questo modo di porre gli esponenti politici di fronte alle loro contraddizioni, con piglio incalzante e anche un po’ spazientito, è però di solito riservato agli avversari, non agli alleati. Insomma, se Salvini temeva che Parisi fosse un fan della “Italia schiava”, perché ha deciso di sostenerlo?

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Siria: “terroristi Œmoderati” e vittime cristiane

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Missile jihadista colpisce casa di riposo per anziani nel Collegio di Terra Santa ad Aleppo

22/5/2016 – Riceviamo: “Verso le ore sei di sera di sabato 21 maggio un missile ha colpito il collegio di Terra Santa dei frati francescani ad Aleppo, convento tanto caro ed amato da tutti gli aleppini, in particolare dalle famiglie che si recano qui numerose ogni giorno per prendere un’aria pulita e recuperare le energie che la guerra in atto ha sciupato… Una donna anziana e malata è stata uccisa.. Altre due ferite gravemente! Un panico e terrore ha colpito le altre venti donne che il convento aveva ospitato dopo che la loro casa di ricovero è stata bombardata un anno fa… ora non sappiamo nè come nè dove sistemarle!!!

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Scoperta la tomba di Aristotele: “Si trova a Stagira”

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Qualora si trattasse davvero della tomba di Aristotele, come sembra, ci appare una scoperta di grande valore archeologico:

L’archeologo che l’ha ritrovata dirige la campagna di scavi a Stagira fin dal 1996 che l’ha ritrovata dirige la campagna di scavi a Stagira fin dal 1996

L’annuncio è stato dato nel corso di un convegno a Salonicco dallo stesso autore della scoperta, l’archeologo greco Kostas Sismanides.

La tomba è situata negli scavi archeologici dell’antica città di Stagira, nella parte orientale della penisola Calcidica vicino a Olympia, ed è un edificio a forma di ferro di cavallo.

Ci sono forti indizi che indicano che abbiamo trovato la tomba del grande filosofo“, ha dichiarato Sismanides alla tv greca.

Secondo l’archeologo, il popolo di Stagira avrebbe riportato le ceneri di Aristotele, morto a Calcide nel 322 a.C., nella sua città natale, seppellendole proprio nell’edificio che è stato ritrovato.

L’archeologo che l’ha ritrovata dirige la campagna di scavi a Stagira fin dal 1996

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PDF di “Chiesa viva” 494, giugno 2016

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chiesa viva giugno 2016

Non tutto quello che riporta la rivista, come spesso è accaduto negli anni,  ci vede concordi. noi manteniamo una posizione sedevacantista simpliciter con tutte le conseguenze ed implicazioni. Inoltre, non ci sbilanciamo su questioni che non contengano prove certe. Segnalazione dell’ Ing. Franco Adessa

Chiesa viva 494 G

Il PDF si può scaricare anche sul nostro sito: www.chiesaviva.com

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