di Thierry Meyssan

Fonte: Voltairnet
Il coinvolgimento statunitense in Siria è sempre molto confuso. Benché il 22 febbraio John Kerry abbia patteggiato una cessazione delle ostilità e la Russia abbia ritirato i suoi bombardieri, la Turchia – membro della NATO – ha continuato a sostenere Daesh.
L’8 marzo la Russia ha presentato al Consiglio di sicurezza dell’ONU un rapporto che accusa Ankara di controllare un traffico di reperti archeologici a favore di Daesh [1].
Il 18 marzo ne ha presentato un altro con l’accusa di fornire armi e munizioni a Daesh [2].
In entrambi i casi, la Turchia ha «completamente smentito» queste asserzioni e ha accusato a sua volta la Russia di organizzare una manovra diversiva per «distogliere l’attenzione della comunità internazionale dalle vittime civili, dal caos e dalle enormi distruzioni causate dal regime siriano e dalle operazioni militari russe in Siria». Lo stato maggiore russo ha continuato rivelando che Ankara aveva appena lasciato entrare in Siria 9.000 nuovi jihadisti. Tuttavia, allora si sarebbe potuto pensare che la Turchia agisse da sola, senza render conto agli Stati Uniti.
Invece, il 7 aprile, il Dipartimento della Difesa statunitense ha fornito 2.000 tonnellate di armi a «gruppi armati moderati», delle quali circa 500 sono state immediatamente ridistribuite ad Al-Nusra (Al-Qa’ida) e altre 500 a Daesh [3].
In ogni caso, negli ultimi giorni il supporto della Turchia a Daesh sembra essersi improvvisamente ridotto.
Pare che Mosca, lontano da occhi indiscreti, abbia duramente protestato, tanto che John Kerry e Sergei Lavrov il 9 maggio hanno rilasciato una dichiarazione congiunta [4] nella quale esortano «tutti gli Stati ad attuare la risoluzione 2253 del 2015 del Consiglio di sicurezza, impedendo ogni sostegno materiale o finanziario all’ISIS (Daesh), al Fronte Al-Nusra o a qualsiasi altro gruppo qualificato come terrorista da parte dello stesso Consiglio di sicurezza, e di reprimere eventuali tentativi di questi gruppi di attraversare il confine della Siria».
Si sarebbe soprattutto convenuto che Washington stabilisca per i propri alleati una scadenza ai primi di luglio per raggiungere un accordo negoziato a Ginevra e che inoltre ritiri tutte le proprie forze armate, mentre la Russia porterebbe la portaerei Admiral Kuznecov al largo della Siria per riprendere, su scala ridotta, la sua campagna di bombardamenti delle organizzazioni terroristiche (ormai nuovamente armate) [5].
Tuttavia l’incertezza non è stata ancora definitivamente chiarita. Uno spiacevole episodio ha infatti contrapposto russi e americani alle Nazioni Unite riguardo all’Esercito dell’Islam (Jaysh al-Islam) e il Movimento Islamico uomini liberi di Sham (Ahrar al-Sham): mentre Mosca intendeva inserirli nella lista delle «organizzazioni terroristiche», Washington avrebbe voluto ancora considerarli come «gruppo armato moderato».
L’Esercito dell’Islam è una formazione finanziata dall’Arabia Saudita e inquadrata dai Servizi Aerei Speciali britannici (SAS). Inizialmente guidato da Zahran Alloush, ha seminato il terrore nei sobborghi di Damasco e ha minacciato la capitale per tre anni. Il suo leader, votato al culto di Osama bin Laden, si contraddistingueva per la sua crudeltà, facendo decapitare molti abitanti e usandone altri, chiusi in gabbie, come scudi umani. Alla fine le bombe penetranti dell’Aeronautica russa hanno avuto ragione del bunker sotterraneo costruito per ospitare il suo stato maggiore. Dopo un periodo di incertezza, uno dei diciassette collaboratori di Alloush, Essam Al-Boudani, ha preso temporaneamente il suo posto ma è stato subito estromesso a favore di un religioso wahhabita, lo sceicco Abu Abdarrahman Kaake. Questi ha favorito la nomina di un cugino di Zahran Alloush, Mohamed Alloush, alla guida della delegazione dell’opposizione saudita nei colloqui di pace intrasiriani a Ginevra. Quest’ultimo si è distinto facendo buttare giù dai tetti i siriani accusati di essere gay, laddove la Siria è l’unico stato arabo a rispettare la privacy e a non penalizzare gli omosessuali. Continua a leggere