Era prevedibile: brogli pazzeschi sul ballottaggio in Austria, lo denuncia Strache (FpÖ)

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Heinz-Christian-Strache-Austria-

Il capo del FpÖ Strache, del cui partito Hofer era candidato, sta denunciando brogli elettorali pazzeschi sulla sua pagina Facebook. Il responsabile del dipartimento elettorale ha dichiarato di aver contato 700.000 voti postali validi, ma attualmente ne risultano 766.000!

La situazione diventa particolare, oltre alle informazioni date dalle reti televisive che davano i due candidati a pari voti a differenza di quanto affermato dal Ministero degli Interni austriaco, si è aggiunta anche questa nuova pesante dichiarazione. A Waidhofen/Ybbs risulterebbe un’affluenza al voto pari al 149%, un dato anomalo che può essere frutto di un errore da parte del computer dell’Ufficio elettorale così come no. Certamente dati che fanno pensare e lanciano nuove ombre su una corsa alle presidenziali molto sofferta.

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EUROPA PIÙ RUSSIA PRIMA POTENZA. Ecco perché cercano di dividerci.

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EURUSSIA

George Friedman, direttore dell’agenzia di intelligence Stratfor lo ha detto chiramente: “Noi americani non temiamo la Russia e neppure la Cina. Temiamo solo che Russia ed Europa si uniscano, perché verrebbe fuori una potenza che non potrebbe essere eguagliata”. Massimiliano Greco ci spiega nei dettagli quali siano le potenzialità di una Euro-Russia e il motivo evidente per cui si cerca di contrapporre le due parti.

 La UE è un meccanismo farraginoso che tiene assieme gran parte dell’Europa, comprimendone libertà e imponendo regolamenti assurdi. Ha, purtuttavia, un grande merito: quello di mettere assieme il secondo PIL mondiale: 16,2 bilioni di dollari, contro i 17,5 degli USA e i quasi 11 della Cina. La Russia “solo” 1,3 bilioni (ma a ciò andrebbe aggiunto il PIL della Crimea e quello di Sevastopoli i cui dati ci mancano che, in ogni caso, non cambiano di moltissimo il discorso).

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Strage di Capaci, si rinnovano le ipocrite parate istituzionali

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FALCONE

Palermo 23 maggio

di Giuseppe Provenzale “Vicesegretario nazionale Forza Nuova”

Ventitré anni fa la strage di Capaci, subito seguita da quella di via D’Amelio. Si rinnovano le squallide e ipocrite parate istituzionali nella mia e, quest’anno, in altre città; si rinnova il disgustoso rituale dei due fronti opposti: lo Stato da una parte, l’invincibile armata di cosa nostra dall’altra. Si alzano le voci dell’antimafia di professione, tese a dimostrare che le trattative furono occasionali e che gli equilibri saltarono con la stagione delle stragi; si rinnova il gioco delle parti. Il tutto, in un contesto storico in cui poco o nulla è realmente cambiato, con magistrati consegnati alla politica e “pentiti” più o meno attendibili che cantano ad orologeria su testi addomesticati, spesso forniti da parolieri che abitano quel “nido di vipere” – parole di Paolo Borsellino – che la Procura di Palermo non ha cessato di essere. L’accordo tra i due finti antagonisti, tra buoni e cattivi, tra pupari e pupi, risale allo sbarco americano del ’43, con esso sbarcò in Sicilia anche quella massoneria che già con il cosiddetto risorgimento aveva utilizzato il braccio armato costituito da quelle cosche che, insieme ad essa, il Fascismo aveva costretto alla marginalità. Le stragi in Italia hanno ancora colpevoli di comodo e nessun mandante, le stragi stabilizzano con il sangue dei martiri quel cancro che gli eroi tentarono di estirpare; il solve et coagula non si interrompe: l’esistenza stessa di cosa nostra è funzionale alla garanzia di indegni patti politico-affaristici e criminali che si rinnovano nei palazzi della borghesia siciliana, dai tempi del delitto Notarbartolo (1893). Onore a Giovanni Falcone!

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I tre assi di Donald

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donald duck

Commentando il trionfo di Trump alle primarie repubblicane, l’anima nera del GOP, il sempre minoritario ed isolatissimo Pat Buchanan, l’eretico del Partito Repubblicano, il teorico di una destra americana antitetica a quella mainstream fino ad oggi in auge, isolazionista e sovranista, libera dagli interessi sionisti e contestataria del perverso matrimonio tra conservatorismo e liberismo economico schiavo del grande business, ha sottolineato che sono tre le cause del successo di Trump.

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L’Ungheria ce l’ha fatta. La banca centrale è nuovamente di proprietà degli ungheresi

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orban

L’UNGHERIA HA CACCIATO L’FMI E ADESSO CONTROLLA E STAMPA MONETA SENZA GENERARE DEBITO PUBBLICO.

L’Ungheria si libera dei vincoli dei banchieri. Dopo che è stato ordinato  all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso stampa moneta senza debito. L’Ungheria sta facendo la storia.

Mai più dagli anni ’30 con il caso della Germania, un paese europeo aveva osato sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla dittatura finanziaria.

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ANCHE ELISABETTA “VEDE” LA GUERRA MONDIALE

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“Sta arrivando una tempesta, che la Gran Bretagna non ne ha mai viste di eguali.  La seconda guerra mondiale sembrerà una buca sulla strada in confronto a questa”, sussurrò la  regina.

Un sensazionale, inquietante  fuori-onda  ha colto di sorpresa la troupe della BBC intenta a posizionare telecamere e microfoni per riprendere il rituale discorso di Elisabetta al parlamento, il 18 maggio.

Come da obbligo costituzionale (“il re regna ma non governa”)  l’annuale discorso di apertura del parlamento è scritto  dal primo ministro –  oggi Cameron –  ed esprime le valutazioni del governo, non del monarca. Ma la vecchissima sovrana è apparsa   subito irritata  – così ha raccontato un membro  della BBC presente – di  dover fare un discorso  neutro.  “Ha detto  che concrete informazioni  dai massimi livello militari dicono che se noi non  ‘Brexit’, si  entra in uno scenario inevitabile di terza guerra mondiale”.

La regina parlava coi suoi maggiordomi che l’aiutavano ad indossare  l’abito cerimoniale (Robe of State) e la corona (Imperial State Crown) nell’apposto guardaroba regale (Robing Chamber).  Ma, siccome già aveva un microfono appuntato, tutta la sala l’ha sentita mentre sussurrava: “La seconda guerra mondiale sembrerà una gobba sulla strada al confronto. Ho il dovere di avvertire i miei sudditi”.

Che la regina sia a favore del Brexit  è  quasi certo:  l’ha strillato il Sun nel marzo scorso (“Queen Backs Brexit!”),  raccontando che la sovrana ha avuto persino un litigio sul tema con Nick Clegg il vice-primo ministro: “La Ue va’ sulla strada sbagliata”, avrebbe detto.  La smentita di Buckingham Palace criticava soprattutto il titolo, strillato, come sono quelli del tabloid super-popolare.

"God save the Queen"...
“God save the Queen”...

Nella Robing Chamber,  Elisabetta sembra aver persino alluso ad una sua fuga, o  all’abdicazione: “Si fanno i necessari preparativi per abbandonare la nave. Arriva una tempesta tanto violenta, che l’Inghilterra non ne  ha mai viste di eguali”.

A quel punto l’audio è stato interrotto. Al personale della BBC, stupefatto di quel che aveva sentito, si è rivolto il  direttore, John Kirby, il quale avrebbe detto che “il capo dello Stato dà  molto fiato alla bocca negli ultimi tempi”, e che “noi tutti dobbiamo ignorare, dimenticare, cancellare dalla memoria qualunque cosa abbiamo ascoltato”.

 

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Usa. Dopo 40 anni in Oklahoma aborto torna reato

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E’ la prima volta dal 1973 che uno Stato americano riesce a tornare indietro rispetto alla sentenza Roe v. Wade. Il governatore ha cinque giorni di tempo per ratificare la norma o mettere il veto

Per la prima volta da quando l’aborto è diventato legge in America, nel 1973, uno Stato è tornato indietro, rendendolo un reato penalmente perseguibile. La «misura senza precedenti», come l’hanno definita i suoi oppositori, è stata approvata il 19 maggio dal Parlamento dell’Oklahoma e già c’è chi invoca l’intervento della Corte Suprema affinché la dichiari incostituzionale sulla base della famosa sentenza del 1973 Roe v. Wade. Il Bill 1552 prevede una pena fino a tre anni di carcere per gli operatori sanitari che praticheranno interruzioni di gravidanza, eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo.

L’APPROVAZIONE. A votare a favore del ddl il mese scorso, con una maggioranza di 59 contro 9, era stata la Camera, mentre giovedì è passato al Senato con 33 voti contro 12. La legge entrerà in vigore se verrà controfirmata entro cinque giorni dal governatore dello Stato, Mary Fallin, conservatrice e fra i favoriti alla vicepresidenza nel caso di vittoria di Donald Trump alle presidenziali. Da quando è stata eletta nel 2011, Fallin ha accolto favorevolmente diversi provvedimenti restrittivi in materia di aborto.

PRO E CONTRO. Alla notizia dell’approvazione si è scatenata una bagarre politica. La candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, ha commentato: «Non possiamo stare a guardare mentre i politici estremisti attaccano i diritti fondamentali delle donne. Non solo è incostituzionale: è sbagliato». Anche Planned Parenthood è intervenuta insieme alla lobby abortista Naral Pro Choice America, che per voce del suo presidente, Ilyse Hogue, ha descritto la misura come «imprudente e pericolosa». Il presidente dell’Associazione nazionale dei medici, Sherri Backer, ha invece definito il voto «un’intimidazione ai dottori di tutto lo Stato». Nathan Dahm, il senatore repubblicano che ha combattuto per rendere l’aborto illegale in Oklahoma presentando la legge, ha invece affermato che «dal momento che la vita comincia fin dal concepimento deve essere protetta e credo che sia un compito fondamentale dello Stato difenderla».

«GOVERNATORE NON COMMENTA». La tempesta mediatica non ha prodotto alcuna reazione da parte di Fallin. Uno dei suoi portavoce, Michael McNutt, si è limitato a dire che «il governatore non farà commenti sulla legge, finché insieme al suo staff non l’avrà analizzata». Se Fallin non firmerà, ma non apporrà neanche il veto, la norma entrerà comunque in vigore. La legge dimostra in ogni caso che in Occidente, nel XXI secolo, è ancora possibile per un Parlamento legiferare e proibire l’uccisione di un bambino nel grembo della madre.

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E’ disponibile il numero 9 (22 maggio 2016) di Sursum Corda

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SURSUM CORDA

 

Newsletter del 22 maggio 2016

Sul nostro sito è disponibile il nuovo numero di Sursum Corda

Dio sia lodato!

Sul nostro sito è disponibile il numero 9 del 22 maggio 2016 di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata agli Associati, oppure si può acquistare sul nostro MiniShop in cartaceo o PDF.

Preghiamo per le nostre famiglie e per le intenzioni della nostra Associazione, affidandoci alla protezione di san Giovanni di Dio. Ossequi, Carlo Di Pietro.

  Associazione di volontariato No Profit  C.da Piancardillo, snc – 85010 Pignola  Provincia di Potenza (ITALIA) Redazione: editoria@sursumcorda.cloud 

SURSUMCORDA 23MAI

 

PERCHE’ PANNELLA “SANTO” DEI MEDIA

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di Paolo Borgognone

Perché  era il  politico più conformista d’Italia

La scomparsa, giovedì 19 maggio 2016, dell’ultraottuagenario “guru” radicale Marco Pannella fu l’occasione politica propizia, da parte del “circo mediatico” ultraliberale, trasformista e nichilista italiota (un gruppo sociale dominato dalle classi dominanti e da esse allo stesso modo cooptato, pertanto impossibilitato a esprimere qualsivoglia pensiero critico in quanto costretto a vendere il proprio, in verità modesto, capitale intellettuale sul mercato dell’integrazione mediatica neoliberale), per celebrare la cosiddetta “santità laica” del citato “sciamano” della “modernizzazione ultracapitalistica” della italica società. Marco Pannella, insieme ai suoi “compagni radicali”, fu infatti il protagonista di almeno 50 anni di battaglie politiche volte a normalizzare e ad americanizzare l’Italietta sconfitta e colonia dell’«alleato» (leggasi, del padrone) liberal-capitalista d’Oltreoceano. Marco Pannella e il Partito radicale hanno rappresentato e inverato, dal punto di vista politico, economico e culturale, il processo di transizione italiota ai lidi e alle sponde del capitalismo avanzato, terminale, assoluto, puro, ossia svincolato da qualsivoglia precedente dialettica. Grazie all’azione politica del liberal-nichilista Pannella, scrive il giornalista Maurizio Blondet, «divorzio, aborto, droga libera, nozze omosessuali sono ormai solida parte del costume di tutti: tutti i partiti, di “destra” e di “sinistra”, tutti i media, Confindustria, Unione europea, persino il Vaticano ormai le considera “battaglie liberali e di civiltà”»[1]. Il Partito radicale è stato, ed è tuttora, con e senza Pannella (che lascia, dietro di sé, “degni” eredi politici in ambo gli schieramenti del bipolarismo solidale all’italiana), il motore propulsore di una società “avanzata”, ossia «ormai del tutto “occidentale”»[2], priva di scrupoli, disinibita ed egemonizzata, nei comportamenti, nelle mode, negli stili di vita e nello stereotipato immaginario dei singoli, dai modelli di consumo e di desiderio della nuova classe media globale con elevata capacità di spesa (e pertanto in grado, attraverso il proprio potere di fuoco multimediale, di dettare le tendenze culturali e pubblicitarie fautrici della ulteriore radicalizzazione delle dinamiche di adattamento iperborghese in corso).

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