Corruzione: arrestato Luca Claudio, appena rieletto sindaco di Abano

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ABANO

Giovedì 23 giugno, ore 8.15: il sindaco di Abano Terme Luca Claudio viene prelevato dalla sua abitazione dalla Guardia di Finanza (video Piran/Livieri)

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Immigrati all’udienza in San Pietro. Bergoglio: “Il cristiano dia posto a tutti”

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CONSUETA FARNETICAZIONE BERGOGLIONA PRO ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA, IN LINEA CON IL MONDIALISMO IMPOSTO DAI POTERI FORTI SOVRANAZIONALI

 

 

All’udienza generale papa Francesco porta un gruppo di immigrati sull’altare. E bacchetta i fedeli: “I rifugiati sono nostri fratelli d accogliere”

“Qualcuno avrebbe voluto che fossero rimasti nella loro terra…”. Questa mattina papa Francesco ha portato un gruppo di immigrati sull’altare allestito in San Pietro per celebrare l’udienza generale.

Papa Francesco con gli immigrati in San Pietro

Il Santo Padre è stato accolto da un gruppo di extraomunitari che ha esposto in piazza uno striscione con la scritta “I rifugiati, per un futuro insieme”.

Poco prima di iniziare l’udienza generale, Bergoglio è andato incontro agli immigrati portati a Roma dalla Caritas di Firenze e li ha accompagnati sull’altare (guarda la gallery) dove hanno ascoltato la catechesi. “Oggi mi accompagnano questi ragazzi – ha spiegato agli altri fedeli presenti in piazza San Pietro – tanti pensano che sarebbe stato meglio se fossero rimasti nella loro terra. Lì soffrivano tanto”. Da qui l’appello pressante del Pontefice: “Per favore, sono i nostri fratelli. Il cristiano dà posto a tutti”. Bergoglio ha, quindi, invitato i fedeli a riflettere: “Pensiamo alle nostre miserie. Ognuno ha la propria. E quante volte le copriamo con l’ipocrisia delle buone maniere”.

 

 

“Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. Questo il tema scelto dal Papa per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si terrà il 15 giugno 2017. “La migrazione è un fenomeno mondiale, non solo europeo o mediterraneo – ha spiegato – tutti i Continenti sono toccati da questa realtà che non riguarda esclusivamente persone in cerca di lavoro o di migliori condizioni di vita, ma anche adulti e minorenni che fuggono da vere tragedie”. Per il Santo Padre è necessario garantire che “in ogni Paese i migranti in arrivo” e che “le loro famiglie godano del pieno riconoscimento dei propri diritti. Ciò che preoccupa maggiormente è la condizione dei minori nel contesto della migrazione internazionale”.

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Ancora forte lo sconcerto per il tunnel del San Gottardo

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SANATA

(di Mauro Faverzani) Qualcuno era sconcertato, qualcun altro angosciato: tra i presenti lo scorso 1 giugno all’inaugurazione del nuovo tunnel ferroviario ad alta velocità del San Gottardo, il disagio era palpabile.

Al taglio del nastro c’erano il presidente della Confederazione svizzera, Johann Schneider-Amman, a Rynaecht, all’ingresso nord del tunnel, ed il ministro Doris Leuthard a Pollegio, Canton Ticino, all’ingresso sud. A bordo del primo treno hanno viaggiato invece, tra gli altri, il premier italiano Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese François Hollande ed il premier austriaco Christian Kern.

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La Cassazione dice sì all’adozione per coppie gay

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La Corte d’appello di Roma dà l’ok all’adozione di una bimba chiesta dalla partner della madre

La prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del procuratore generale e ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Roma con la quale è stata accolta la domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre, con lei convivente in modo stabile.

Lo rende noto un comunicato della Cassazione. Con la sentenza 12962/16, pubblicata oggi, la Corte Suprema si è pronunciata sull’adozione “in casi particolari” prevista dalla legge 184 del 1983.

Gli ermellini, nel confermare l’adozione della coppia di donne omosessuali, hanno affermato che questa “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice”. Secondo la Cassazione, inoltre, questa adozione “prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa semprechè, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminete interesse del minore”.

La sentenza della Cassazione

Il caso trattato dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione, il primo in Italia da parte di una coppia omosessuale, fa riferimento alla domanda di adozione di O.A., una minore (che oggi ha sette anni), da parte di una partner stabilmente convivente con la madre. Un primo via libera era stato dato dal tribunale dei minorenni di Roma nell’estate del 2014, poi l’anno dopo c’era stato la conferma della pronuncia da parte della Corte d’appello. Le due donne, entrambe romane, vivono assieme dal 2003 e la piccola, nata in Spagna con la procreazione assistita eterologa nel 2009, grazie a questo provvedimento poteva essere adottata dalla mamma non biologica e avere il doppio cognome. Contro la sentenza aveva fatto ricorso in Cassazione la Procura Generale di Roma: era stata lo stesso Pg Giovanni Salvi, con una nota del 24 febbraio scorso, a spiegare la decisione del suo ufficio di ricorrere contro la sentenza d’appello del 20 ottobre 2015. Il magistrato aveva giustificato l’iniziativa chiarendo che “in assenza di una espressa disciplina normativa è infatti necessario raggiungere un’interpretazione univoca della norma, che superi gli attuali contrasti di giurisprudenza e assicuri a tutti eguale trattamento”. Nel caso specifico, l’impugnazione riguardava principalmente la necessità di nomina di un curatore speciale della minore ai sensi dell’articolo 78 cpc per la possibilità di conflitto di interessi del minore con il genitore. Una possibilità che i giudici di primo grado, e poi quelli di secondo, avevano escluso senza alcun dubbio ritenendo superflua la presenza di un curatore in un contesto familiare che esaltava il benessere psico-fisico della minorenne con la madre biologica e la compagna.

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Arabia Saudita, Usa, Isis

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il patto con il diavolo. Come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis

Terrorismo wahabita, guerre, flussi finanziari, colossali compravendite di armi: in un libro di Fulvio Scaglione storia, dati e numeri su ciò che per ragioni di business le democrazie occidentali fingono di non vedere

«La conclusione, inevitabile, è una sola: sappiamo, ma facciamo finta di non sapere. Continuiamo a parlare di lotta al terrorismo islamico, ai jihadisti, ma non interveniamo abbastanza sul denaro, cioè sul motore che tiene in vita e promuove quello stesso terrorismo. Ci teniamo stretti come amici proprio coloro che sostengono chi anima quella che molti di noi considerano addirittura una minaccia alla sopravvivenza della nostra civiltà. E li armiamo, li rendiamo sempre più potenti e, all’occorrenza, devastanti». È l’amara ma realistica conclusione a cui arriva il giornalista Fulvio Scaglione, inviato di guerra e conoscitore del Medio Oriente, nel suo ultimo libro: «Il patto con il diavolo» (BUR, pp. 208, 15 euro), un saggio a metà tra storia e cronaca che spiega «come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis». (..)

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Tosi contro la diffamazione. Ma ha querelato 69 volte e domani va a processo coatto per calunnia nei confronti di Report

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Mentre la legge per depenalizzare il reato langue, si fa notare il curioso caso del sindaco di Verona

Libertà di stampa

di Marco Milioni

Quando ieri i media hanno rilanciato la notizia della giovane donna denunciata da un parroco salentino che era stato ingiuriato per non avere ceduto alle lusinghe sessuali d’una 36enne, la stampa ha nuovamente dovuto fronteggiare la querelle, non ancora sopita, sulla depenalizzazione proprio del reato di ingiuria. La sua trasformazione in illecito civile, anche se può costare cara (come ricorda il Sole 24 Ore), ha scatenato un polverone. Da una parte ci sono coloro, anche fra la maggioranza parlamentare, ai quali la legge approvata da Palazzo Madama e da Montecitorio è andata di traverso. Dall’altra si è schierato chi invece sostiene che si debba depenalizzare anche il reato “cugino”, ovvero la diffamazione. La quale altro non è che una ingiuria verso un terzo non presente nel momento in cui l’offesa, pur di fronte a due o più testimoni, viene proferita.

Il dibattito si è poi arroventato quando il 3 maggio la commissione giustizia in Senato ha varato una norma, poi abortita, che prevedeva fino a nove anni di carcere per i la diffamazione a mezzo stampa, colpendo i giornalisti che diffamano amministratori pubblici, magistrati e parlamentari. L’iniziativa, bollata come «bavaglio voluto dalla casta», aveva scatenato reazioni così dure da obbligare Palazzo Madama ad una clamorosa marcia in dietro. Tra coloro che avevano criticato la legge allo studio delle Camere c’è pure il sindaco di Verona Flavio Tosi che sul portale farecontosi.it ha pubblicato una sua lettera indirizzata al quotidiano Libero: «Anche il solo pensare di varare una legge che punisca con nove anni chiunque diffami un parlamentare, mentre in Italia veri delinquenti e pure criminali pericolosi la fanno quasi sempre franca, è pura follia. Anzi: è delirio etilico».

E se non é parlamentare, Tosi di querele ai giornalisti se ne intende. Il caso Report insegna. Stando infatti ai dati in possesso dell’amministrazione comunale scaligera, le querele sporte dal sindaco Tosi sono 69 (nel 2014 erano 74, almeno secondo il Corriere del Veneto). 34 procedimenti sono all’esame della magistratura. Undici si sono sono conclusi con la remissione della querela, 22 procedimenti sono stati archiviati, uno è stato definito con l’assoluzione dell’imputato ed uno solo con la condanna degli imputati. In alcuni casi è stato necessario conferire incarichi esterni in quanto alcuni procedimenti non erano di competenza del Tribunale penale di Verona: il costo di questi ultimi ammonterebbe quindi a 29mila euro.

La nuova legge sulla diffamazione, quella che dovrebbe abolire il carcere per i giornalisti e diminuire le sanzioni pecuniarie accessorie, come viene sollecitato per esempio da diversi organi internazionali come l’Ocse, langue in Commissione Giustizia. E viste le continue modifiche, tra le altre, dovrà passare per una nuova lettura alla Camera. Questo racconta nel dettaglio il portale Ossigeno.it: «Il messaggio è chiaro: si preferisce lasciar pendere una spada di Damocle sul giornalismo. Il cronista che tratta notizie delicate e controverse deve sapere che se sbaglia rischia l’incriminazione per un reato punito con estrema severità».

Ma c’è un aspetto ancor più grave del quale nessuno sembra voler parlare. Il legislatore, come denunciato da Vvox.it nel gennaio dello scorso anno, si è ben guardato dall’introdurre nel disegno al vaglio delle Camere la non punibilità per chiunque riferisca, documentandolo, il pensiero di terzi. È la base del diritto di cronaca giornalistica, ma è un diritto che pertiene anche al semplice cittadino. Sono ben sette i senatori veneti che fanno parte della commissione giustizia, e da loro poco o nulla si è sentito al riguardo. Per non parlare dei giornalisti di caratura che siedono nella medesima commissione, come i democratici Rosaria Capacchione, Luigi Manconi e l’ex Pd Corradino Mineo. Verrebbe da dire che i giornalisti sono proprio una lobby da quattro soldi. Tranne quando sono chiamati a risarcire tizio piuttosto che caio. Allora, specie se si tratta di uno che conta, il tassametro sale.

Fonte: www.vvox.it

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Presentazione di “Islam and International Relations”

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La S.V. è invitata alla presentazione di Islam and International Relations: contributions to theory and practice, volume collettaneo a cura di Deina Abdelkader, Nassef Manabilang Adiong e Raffaele Mauriello, che si terrà presso l’Istituto per l’Oriente “C.A. Nallino”, in Via Alberto Caroncini 19 (2o piano), Roma, il giorno venerdì 24 giugno 2016, alle ore 17.

Interverranno alla presentazione Biancamaria Scarcia Amoretti (Università Sapienza), Matteo Marconi (IsAG), Luciana Borsatti (ANSA) e il curatore Raffaele Mauriello (Università di Teheran).

L’ingresso è libero.

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Bergoglio: Spesso la mia fede è in crisi e rimprovero Gesù

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NON E’ CHE NON SI FOSSE CAPITO…

Le parole di Papa Bergoglio riportate da Avvenire: “Tante volte mi trovo in crisi con la fede, a volte ho avuto l’audacia di rimproverare Gesù e anche di dubitare”.

Può, il capo della Chiesa Cattolica, vivere una crisi di fede? Sì, e ad ammetterlo è stato proprio papa Francesco ieri in una dichiarazione riportata da Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. A uno dei ragazzi che gli ha chiesto se ha mai avuto una crisi il pontefice ha replicato: “Tante volte mi trovo in crisi con la fede, a volte ho avuto l’audacia di rimproverare Gesù e anche di dubitare. Questo sarà la verità? Ma sarà un sogno?”. Bergoglio ha spiegato ai giovani che ciò gli è accaduto “da ragazzo, da seminarista, da religioso, da prete, da vescovo e anche da Papa”.

Papa Francesco ha anche commentato due giorni fa la persecuzione dei cristiani in medio oriente, spiegando – con molta nestà intellettuale – che di certo l’espressione “genocidio” è inopportuna. Secondo Bergoglio, spiega Avvenire, si tratta di un'”espressione riduttiva, che focalizza la questione da un ottica sociologica e ciò riduce una realtà articolata e complessa a categorie di pura dinamica sociale. In realtà, ha aggiunto, in Medio Oriente si tratta di persecuzione, di martirio, e dunque di sacrificio della propria vita per ragioni di fede”. Papa Francesco: “Meglio fare figli che avere cani e gatti in casa” Nei giorni scorsi aveva fatto molto discutere, soprattutto tra gli animalisti, una dichiarazione del Papa: “Oggi l’Italia ha un tremendo calo delle nascite, credo che l’indice demografico sia sotto zero. Tutto è cominciato con la cultura del benessere vent’anni fa. Ho conosciuto tante famiglie che preferivano avere dei gatti o un cane a casa piuttosto che fare un figlio, perché fare un figlio non è facile e poi bisogna portarlo avanti…”. Quindi Bergoglio ha aggiunto: “E’ una sfida, perché si crea una persona che diventerà libera. I cani o i gatti, non mi accusino gli animalisti, ci daranno affetto ma è un affetto ‘programmato’, non libero. I figli saranno liberi e dovranno andare nella vita con i rischi che comporta: questa è la sfida che fa paura perché la libertà fa paura. E invece bisogna rischiare, senza avere paura”.

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Siamo stati a un pelo. Nei cieli siriani

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“Caccia Usa e russi si sono affrontati sui cieli della Siria. I F-18  si sono levati perché Putin stava facendo bombardare i ribelli protetti dal Pentagono!”. Così il Daily Mail. Il 17 giugno siamo arrivati a un pelo dalla guerra mondiale. Secondo la versione occidentale, quando gli F18 statunitensi sono arrivati, hanno intimato ai russi di andarsene, e i Sukoy se ne sono andati. Ma quando gli F-18  sono andati via per  rifornirsi, i russi sono tornati – ed hanno finito il lavoro.

“E’ un atto oltraggioso che deve essere spiegato, ha detto furioso un alto ufficiale americano al Los Angeles  Times: “o i russi non controllano le proprie forze, o è stato  un atto deliberato, provocatorio. Aspettiamo risposte”.  Ed hanno convocato i russi per una teleconferenza di “spiegazione”. Il generale Igor Konashenkov,  portavoce  del ministero russo della Difesa, ha spiegato:  la località colpita (At-Tanf) si trova a oltre 300 chilometri dalle località prima designate degli Usa come controllate dalle forze legittime d’opposizione; secondo, i  comandi russi hanno chiesto da mesi agli americani  di condividere informazioni sulle  varie forze in azione in Siria, senza mai ottenere risposta.

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