Il progetto dei falchi liberali

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di Thierry Meyssan

Il progetto dei falchi liberali

Fonte: controinformazione

I sostenitori di Hillary Clinton hanno lanciato una campagna in favore di una guerra aperta degli Stati Uniti contro la Siria. L’amministrazione Obama ha risposto loro con un educato silenzio. Qualsiasi cosa succeda, questo episodio permette di comprendere meglio la posizione del partito della guerra.
I «falchi liberali», cioè i democratici favorevoli a interventi militari a tutto spiano per affermare la supremazia degli Stati Uniti sul resto del mondo, hanno iniziato una vasta operazione in seno all’amministrazione Obama. Sperano di sfruttare la campagna elettorale in corso per costringere il futuro presidente a rovesciare la Repubblica Araba Siriana.

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“Brexit”: i lamenti dell’élite democratica

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BREXITX

di Antonio Serena 

 

Fonte: Liberaopinione

Il voto sull’uscita dei britannici dall’ Unione Europea, oltre che una risoluzione politica, ha rappresentato anche una verifica dello stato di salute culturale (e mentale) del vecchio continente e di chi attualmente lo gestisce in maniera illegale. I poteri forti della Finanza, quelli che hanno piazzato i loro tirapiedi (nominati) nei governi degli Stati, ma anche in giornali, Tv, istituti demoscopici e altri strumenti di distrazione di massa, dopo aver fallito in maniera eclatante le loro previsioni di voto, o, peggio, dopo aver scientemente influenzato con le loro bugie il voto dei cittadini (il giorno precedente il referendum i voti del “remain” erano dati in vantaggio di 8 punti ), si sono detti meravigliati del responso delle urne. La faccia di Enrico Mentana che commentava su “La 7” lo spoglio in notturna e l’arrivo dei voti dai vari distretti inglesi è stata una sintesi di comicità da far invidia ai Fratelli Marx. In quella e in altre trasmissioni televisive successive si è sentito di tutto:  che il voto rappresentava una catastrofe, che i laburisti non avevano saputo controllare i loro elettori, che  la domanda più cliccata in internet in Inghilterra nei giorni precedenti il voto era: “Che cos’è la UE?” e che quindi gli inglesi erano a dir poco degli sprovveduti, che gli anziani col loro voto avevano ipotecato il domani dei giovani, che le proiezioni degli exit-pool erano state falsate dalle bugie degli elettori (quindi ignoranti e bugiardi), che già all’indomani delle elezioni molti si erano pentiti di aver votato per “Brexit” e che quindi bisognava ripetere le elezioni.

In casi come questi certe “teste d’uovo” che quotidianamente dagli schermi ci impartiscono lezioni di democrazia dovrebbero, specie se giornalisti o inviati speciali, provare ad abbandonare la loro abituale saccenza cercando, sempre se sono in buona fede, di capire e interpretare i fenomeni ed evitando di fare, come si suol dire, la figura del pinguino.

E’ infatti ridicolo affermare che l’elettore inglese che ha votato “brexit” è un ignorante che non sapeva quel che faceva e un minuto dopo ribadire che, se si votasse oggi, nella maggior parte dei paesi della UE si avrebbero risultati analoghi. E’ dunque il nostro un continente abitato da ignoranti? O non è forse che la gente, specie i ceti popolari (quelli che hanno votato in massa la Brexit), non ne possa più di sacrifici per salvare le banche, di giovani disoccupati, di pensioni rapinate, di conti correnti azzerati da volgari ladri camuffati da banchieri, di invasioni incontrollate da parte di migranti fuggenti (nella migliore delle ipotesi) da guerre create dai signori della grossa finanza?

Sentite cosa ha scritto il bocconiano rampante Stefano Feltri, ex collaboratore di Lilli Gruber e vicedirettore de “Il Fatto quotidiano”: “Gli elettori inglesi hanno votato contro gli immigrati, contro la globalizzazione, contro le élite, contro i burocrati, per l’impero e per la sicurezza perduta. Si possono trovare mille ragioni per criticare l’Unione europea, nessuna razionale per sostenere che dopo la Brexit l’economia della Gran Bretagna sarà più prospera, la sua società più coesa, le frontiere più sicure…Si può chiedere un maggiore ricorso al voto popolare soltanto se gli elettori prendono sul serio il proprio compito, se danno un voto consapevole, faticoso. In caso contrario la democrazia diretta diventa circonvenzione di incapace”. E quindi – ovvio no – va abolita o limitata ai soli capaci, all’ élite.

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Bergoglio: “la Chiesa: deve chiedere scusa ai gay” e loda Lutero

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LUTEROGLIO

Segnalazione di Raimondo Gatto

 

…E di ritorno dall’Armenia: “Martin Lutero? Era un riformatore”.

 

Il Giornale.it, 26/06/2016 – 23:35

 

Nessun passo indietro. Nel giorno dell’attacco frontale di Ankara, Bergoglio ribadisce che quello perpetrato contro gli armeni dai turchi è stato un genocidio.

“Mi dicono che è offensivo parlare di genocidio. Ma io sempre ho parlato dei tre genocidi: quello armeno, quello nazista e l’ultimo, quello di Stalin”. Sul volo di ritorno da Yerevan, capitale dell’Armenia, Bergoglio ha affrontato con i giornalisti i problemi e le emergenze di stringente attualità.

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I robot: “persone elettroniche”?

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wall-e

Segnalazione di Raimondo Gatto

 

Una mozione in corso d’esame al Parlamento Europeo

 

di Anne Dolhein

 

Il sito francese reinformation.tv ha pubblicato,il 22 giugno 2016, l’articolo che riportiamo.

 

Se la recente decisione degli Inglesi di “uscire dall’Europa Unita” avesse bisogno di essere giustificata, basterebbe una notizia come questa per avere la certezza che questa Europa è meglio perderla che guadagnarla.

Senza dubbio per la prima volta al mondo ecco una proposta di atto parlamentare che prende in considerazione la possibilità di dotare i robot di una forma di “personalità”.

 

Si tratta di una proposta che è stata presentata al Parlamento Europeo e che intende ottenere che ai robot più evoluti, la Commissione Europea possa riconoscere la «personalità elettronica», dotata di diritti e di doveri.

Tale proposta, si dice, non ha alcuna possibilità di giungere in porto e se anche dovesse essere adottata dal Parlamento Europeo, non avrebbe alcun potere reale, né forza di legge. Questo però non impedisce che il “principio” sia stato già posto: assimilazione del robot all’uomo con la scusa di regolare i problemi legati alla crescente robotizzazione dell’industria e di tanti altri settori dell’attività umana.

La proposta infatti risponde ad un duplice bisogno, molto reale: compensare le perdite subite dai sistemi di sicurezza sociale nei paesi dove i lavoratori vengono rimpiazzati dai robot, in un contesto di crescente disoccupazione, e insieme regolare la questione della responsabilità civile relativa alla loro attività. Si guarda in particolare alle vetture senza conducente: di chi la responsabilità in caso di incidente, soprattutto in caso di manovra errata?

 

I robot: cose o persone?

 

La proposta presentata al Parlamento Europeo il 31 maggio dalla Commissione per gli affari giuridici, prende in considerazione il fatto che i proprietari dei robot possano pagare gli oneri sociali per le dette macchine e che, visto la loro crescente “intelligenza”, «almeno i più sofisticati di tali robot autonomi possano essere dotati dello statuto di persone elettroniche con i diritti e i doveri relativi».

La proposta prevede anche la creazione di un registro dei robot intelligenti autonomi che permetta di collegare ciascuno di essi ad un fondo che copra la sua responsabilità giuridica. In tal modo, collegando direttamente il robot all’assicurazione che lo garantisce si realizza una situazione di responsabilità personale. Il rapporto della Commissione considera in particolare che le società che impiegano dei robot al posto degli uomini, dichiarino i conseguenti risparmi realizzati, allo scopo di permettere l’

applicazione di una tassazione specifica.

 

In realtà, considerato che un nuovo carico fiscale sulle imprese non è altro che un’ulteriore manifestazione della quotidiana e diversificata realtà della creatività fiscale, era possibile ricorrere a due soluzioni semplici, senza bisogno di attuare la minima

innovazione: poiché i robot “tolgono” il lavoro agli esseri umani, bastava inventarsi un’imposta più elevata sulle industrie o le imprese che li usano, oppure degli oneri versati direttamente ai sistemi di sicurezza sociale, senza bisogno di assimilare i robot alle persone. D’altra parte, almeno nei paesi di diritto romano, si conosce perfettamente il principio della responsabilità di fatto delle cose che si hanno in consegna. Dopo tutto è questione di regolamentazione e assicurazione…

 

Al Parlamento Europeo si pensa di dotare i robot di personalità

 

Ma no. Il documento si riferisce chiaramente alle nuove capacità dei robot, che peraltro vanno sempre crescendo, e alla loro “intelligenza”: ragionamento che equivale col dire che bisogna trattare i robot sempre più come fossero uomini. Cosa che lascia prevedere, col tempo, la possibilità di un vero «rimpiazzo totale» che renderà sempre più obsoleti e inutili gli uomini in carne e ossa; nonostante questi non siano solo delle belle meccaniche animali, ma degli esseri creati a immagine e somiglianza di Dio.

Si tratta della logica conclusione della negazione dell’anima spirituale e della stessa natura umana, elemento ormai acquisito negli ambienti scientifici e politici dominanti.

 

Si assiste già alla proliferazione dei robot nelle fabbriche e nel settore della sanità: dei robot in grado di realizzare delle delicate operazioni chirurgiche e che svolgono il ruolo di aiutanti, si presentano sempre più sotto forma umanoide.

Si dimentica che alla radice di tali “prodezze” vi è sempre l’intelligenza umana. I grandi servizi che essi possono rendere si finisce con l’attribuirli a loro e non a caso si parla della loro «autonomia”, che è invece solo il frutto di una programmazione. Ed è per questo che li si vuole qualificare come “persone”, sia pure ‘elettroniche”.

 

«Persone elettroniche»: la mozione che annuncia l’avvenire

 

Nelle esposizioni professionali specializzate, i fabbricanti presentano dei robot a forma umana.

La cosa è dovuta evidentemente ad una scelta, poiché nulla obbliga a renderli in una qualsivoglia maniera apparentemente simili agli esseri umani.

 

 

 

 

Report Verona, rispuntano i Giardino: misure cautelari per estorsione e riciclaggio

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TOSI RINVIATO A GIUDIZIO PER CALUNNIA E DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI SIGFRIDO RANUCCI (REPORT) CON PROCESSO CHE INIZIERA’ IL 23 NOVEMBRE. DUE CONOSCENZE DELLA FAMOSA TRASMISSIONE, TORNANO ALLE CRONACHE, MENTRE L’AVVOCATO MICHELE CROCE PARLA DI SCOTTANTI RIVELAZIONI PER I PROSSIMI GIORNI…

Verona, rispuntano i Giardino: misure cautelari per estorsione e riciclaggio

 

Verona, rispuntano i Giardino: misure cautelari per estorsione e riciclaggio

Stagioni: 2016

Una brutta storia di estorsione nei confronti di un imprenditore, iniziata un anno fa con un terreno a Sommacampagna (Vr) pagato ma mai ceduto e finita con minacce ai familiari e con l’incendio del suo ufficio. Le indagini dei magistrati scaligeri, che riguardano anche il riciclaggio dei proventi, coinvolgono 25 persone, per 7 di loro sono scattate oggi le misure cautelari.

Due sono vecchie conoscenze di Report: si tratta di Alfonso e Francesco Giardino, componenti di una numerosa famiglia di costruttori, di origine crotonese ma da tempo residenti a Verona. Alcuni dei Giardino hanno sulle spalle reati di riciclaggio, rapina detenzione di stupefacenti, truffa e ricettazione. Alfonso, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, risulta latitante. Per Francesco è stato disposto il solo obbligo di dimora nella città di residenza. Secondo quanto emerse dall’inchiesta “L’arena” di Sigfrido Ranucci del 7 aprile 2014 (qui sopra una clip), i Giardino avrebbero preso parte alle cene organizzate per la campagna elettorale di Flavio Tosi e del suo assessore di origine calabrese Marco Giorlo, e poi ai festeggiamenti per la vittoria.

Successivamente, nel febbraio 2015, nuovi elementi erano venuti alla luce da alcune intercettazioni dei Carabinieri, effettuate per un filone dell’inchiesta Aemilia e divulgate su organi di stampa, attorno all’ipotesi che i Giardino contassero sui rapporti con ambienti istituzionali veronesi per accaparrarsi diversi appalti.

Nella foto in questa pagina, tratta dall’inchiesta del 2014: ai festeggiamenti dell’assessore Giorlo (di spalle) per la vittoria elettorale si intravede un componente della famiglia Giardino (di profilo, a destra)

(24 giugno 2016) 

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Spunta la pista che da Etruria porta alla Fondazione di Renzi

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La banca era socio privato di un’azienda aretina che finanzia la «Open», il braccio economico del premier a sostegno delle sue campagne elettorali e di tutte le Leopolde

Tra le altre cose la Fondazione è quella che ha organizzato (e pagato) le Leopolde. Questi soldi sono arrivati alla Fondazione attraverso una società, fondata dagli azionisti della fallita Banca Etruria, l’Intesa Aretina Scarl, di cui la banca è uno dei soci privati insieme a Mps. L’azienda fondata nel 1999 gestisce il servizio idrico integrato di 31 comuni nell’Alto Valdarno e il suo nome compare sul sito della Fondazione Open, tra i finanziatori: un bonifico da 15mila euro. «È gravissimo che Renzi abbia varato il salva-banche dopo aver ricevuto quei soldi da Banca Etruria che maggiormente ne ha beneficiato – commenta il consigliere regionale della Toscana, Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) – Il conflitto d’interessi non coinvolge soltanto Maria Elena Boschi, ma lo stesso Matteo Renzi».Renzi ha sostenuto quattro campagne elettorali (in cinque anni): due nel 2009 (primarie e amministrative a Firenze), una nel 2012 e un’altra nel 2013. Il tutto senza sostegno economico da parte del Pd, rimborsi elettorali, né fondi pubblici. Dunque, Renzi dove li ha trovati i soldi? Il deus ex machina di tutto il sistema di reperimento fondi, è il solito Marco Carrai al quale Renzi vorrebbe affidare la cybersecurity del governo. Da sempre fundraiser del premier, ha fondato insieme ad Alberto Bianchi, avvocato di Renzi, la Fondazione Big Bang. Dal 2007 la premiata ditta Carrai&Bianchi ha messo in piedi una galassia di associazioni, società, imprese e contatti che ruotano attorno a Renzi. Insieme hanno racimolato oltre quattro milioni di euro per coprire le spese della corsa alla guida del Paese del loro amico. Lo dimostra l’elenco dei finanziatori della Fondazione Big Bang, fondata dallo stesso Carrai il 2 febbraio del 2012. Nel 2013 (anno della conquista della segreteria del Pd) la Fondazione ha raccolto 980mila euro. Nel 2015 era a due milioni e 800mila.Il consiglio direttivo della Fondazione era composto oltre che da Bianchi (presidente) e da Carrai (segretario generale), dai consiglieri Giuliano da Empoli, Federico Berruti, Ernesto Carbone e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. L’11 novembre 2013 la Fondazione Big Bang si trasforma in Open sempre con Bianchi e Carrai ai vertici, ma con una diversa composizione del consiglio direttivo che, oltre a Lotti, vede spuntare come segretario generale, la ministra Maria Elena Boschi che ha portato Banca Etruria dentro la Fondazione. Carrai in quegli anni ha organizzato diverse cene di raccolta fondi (Milano, Firenze, Roma) con la finanza che conta, alle quali partecipavano anche i vertici di Banca Etruria e di Banca Federico Del Vecchio (acquista nel 2006 da Etruria).Scorrendo la lista dei finanziatori si scoprono nomi e numeri interessanti: il finanziere di Algebris Davide Serra insieme alla moglie Anna Barassi ha dato a Renzi la bellezza di 225mila euro. Paolo Fresco, ex presidente Fiat con la moglie ha donato 50mila euro e Jacopo Mazzei, ex presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, 10mila euro. Alberto Bianchi (30.400 euro), Maria Elena Boschi (8.800), Luca Lotti (9.600), il segretario Pd toscano Dario Parrini (12.600), il direttore dell’Unità Erasmo D’Angelis (6.400), Simona Bonafè 4mila euro come Ermete Realacci, Francesco Bonifazi (12.800), Ernesto Carbone (20mila), Davide Faraone (1.600), il sindaco di Firenze Dario Nardella (6.600), 7.800 euro per Ivan Scalfarotto e 4.800 per Yoram Gutgeld. Spicca per taccagneria il neo nominato direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto che ha ringraziato Renzi con sole 250 euro. Ogni favore ha un prezzo.

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Il “vescovo” di Treviso incassa 6 milioni e mezzo di Euro con il BUSINESS DEI PROFUGHI!

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I seminari non sono vuoti. E la diocesi è stata l’unica istituzione a fare appieno la sua parte in tema di accoglienza dei migranti

Treviso
06:40 del 25/04/2016
Scritto da Carmine

Vescovo Treviso incassa 6.387.500 euro con i profughi

I seminari non sono vuoti. E la diocesi è stata l’unica istituzione a fare appieno la sua parte in tema di accoglienza dei migranti. È la ridicola reazione del mullah vescovo di Treviso, tal Gianfranco Agostino Gardin, contro la Lega e il M5S.

Ne ha per tutti: per i sindaci che non collaborano con l’invasione e il suo business, per le forze politiche che non assecondano gli affari della Curia, per il governatore Luca Zaia che accusa la Chiesa di non voler mettere a disposizione il seminario “vuoto”. Ma ovviamente, intendeva ‘gratis’: sappiamo tutti che la Chiesa di Bergoglio fornisce volentieri i suoi immobili esenti da Imu a 35 euro a ‘profugo’ in pensione completa.

Il Vescovo affida la sua replica a un’intervista trasmessa dal telegiornale di Tv2000, la tv della Conferenza episcopale italiana. Che si mantiene con l8 per mille.

E dopo aver ricordato che il 2014 e il 2015 la Caritas trevigiana ha accolto oltre 500 persone – «nessuna istituzione in Provincia di Treviso ha fatto questo, non certo i Comuni che hanno opposto una grande resistenza» – dice: «I nostri seminari non sono affatto vuoti. Certo non ci sono i seminaristi come un tempo, però sono ambienti utilizzati dalle diocesi in tanti modi. Suona un po’ strano puntare il dito contro le diocesi. Gran parte dei profughi arrivati a Treviso sono stati accolti in situazione d’emergenza e urgenza dalla Caritas».

Specifica poi che i seminari vengono utilizzati per ospitare scuole di teologia, biblioteche, musei diocesani: «Non è vero che i seminari sono vuoti. Se si dice questo bisognerebbe dire “Perché non ospitarli nelle scuole?”».

In realtà, caro Gardin, il tuo amichetto Renzi li ospita già, nelle nostre scuole. Forse la notizia non è arrivata nelle lussuose stanze della Curia trevigiana.

Poi si scaglia contro Stefano Marcon, primo cittadino di Castelfranco: «La nostra diocesi ha una scuola che è stata chiusa. Abbiamo proposto di collocare in questo edificio un certo numero di profughi. Da parte del Comune c’è stata una resistenza totale: con i controlli delle Usl e le verifiche sulle norme». Ma pensa, un sindaco che rovina il business al signor vescovo, che pretende di fare rispettare le norme: ma siamo pazzi?

«Ci fanno soffrire queste reazioni che imputano alla Chiesa una latitanza perché noi in realtà, senza fare molto chiasso, cerchiamo di stimolare una solidarietà. Stiamo portando avanti un progetto di presenze diffuse, non di gruppi numericamente troppo consistenti perché ci rendiamo conto che la gestione diventa difficile».

Fate business. Solo uno sporco business sulle spalle dei cittadini. Fate schifo.

Chissà come mai, i giornali solitamente anti-cattolici come Repubblica non evidenziano queste marchette. Perché sono azioni non cattoliche.

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BREXIT SI’: VOCI DI GUERRA E INGANNI INAUDITI… «REMAIN»

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Manca pocoL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Come si sa, i governi delle nazioni, o meglio, quelli che governano i governi, sapevano che per scatenare una guerra dovevano coinvolgere le genti; motivarle con ragioni forti poiché guerre causano morti e perdite d’ogni genere.  Perciò ricorrevano al martellamento della propaganda e questa, se necessario, alle «false flag» per costruire la motivazione che non c’era o non era abbastanza forte. La storia di queste false provocazioni del «nemico» designato è la più truce e maledettamente ingannevole; le più recenti evocano arsenali di armi per la distruzione di massa, magari dello stesso popolo che tale governo nemico dice di difendere, ma che altri poteri – detti democratici – dicono che andranno difesi da loro. Insomma, una guerra per il diritto di liberare e difendere popoli che poi devono scappare dai liberatori!

Ci voleva ora un motivo molto più reale e serio per chiamare alla guerra. Perché uso il verbo nel passato? Come si presentava ieri e si presenta oggi questo stato conflittuale che provoca guerre senza fine? Nel così detto Medio Oriente non devono sventolare motivi molto forti per scatenare una guerra, esse lì sono di casa dal tempo dell’Impero ottomano e quando questo è scemato è subentrata la questione palestinese; lì le guerre seguono una specie di «generazione spontanea». Sì, ma ora le conseguenze di esse arrivano in Europa, dove si respira di nuovo arie di guerra, ed è inutile fingere che non ci siamo e che non ci riguardi. Oggi, se non siamo alla vigilia di quella che, come spesso si dice, sarà la terza guerra mondiale, siamo alla vigilia di quella peggiore che, come lasciò sfuggire la regina Elisabetta, farà ricordare la IIª GG come un semplice buco nella strada. La prossima, che si può dire sarà la quarta, per non escludere la terza, la nominata Guerra fredda, che sembra vinta dal così detto Occidente, ma che fece comunque i suoi milioni (45?) di morti fra la fine della IIª GG e la caduta del muro di Berlino, potrebbe superarle tutte per quanto riguarda devastazione e numero di vittime. Continua a leggere

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