«RIVOLUZIONE CULTURALE» DI ERDOGAN PER LA RIVINCITA DI UNA GRANDE TURCHIA ISLAMICA … «DEMOCRATICA»!

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erdogan+francescoL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Farsa o no, il golpe in Turchia è stato così maledettamente ben riuscito da svelare una sua natura preternaturale per il flagello di un mondo che da mo’ si è venduto l’anima. Poiché scrivo sempre da cattolico, avendo in mente la Parola del Signore, e nel Suo segno quella del senso cristiano della Storia, ricordo ora l’Apostolo Paolo, nella lezione sulla natura dei grandi conflitti mondiali, come questo golpe: «Non lottiamo contro una natura umana mortale, ma contro i prìncipi, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo oscuro, contro spiriti maligni delle regioni celesti.» (Ef 6, 12)

Si tratta del colpo straordinariamente favorevole al futuro sultanato di Erdogan per compiere la rivincita storica sull’Europa vittoriosa a Lepanto. E dico compimento perché da tempo è in atto un’invasione islamica dell’Europa, che ora segue a ritmo accelerato. Manca solo l’erezione della potenza mondiale di marchio «otomano». Perciò la repressione «rivoluzionaria», che, incidendo sui professore, magistrati, università,.. mira a una «nuova cultura» statale.

Il «gran sultanato di Erdogan», fondato sull’ideale di uno stato islamico «democratico», non è nessun miraggio per chi segue la politica di quella regione. Lo sanno bene i turchi dell’opposizione, che lo temono diretto da questo apprendista gran dittatore. Perciò il colpo militare andato a male, anzi malissimo, perché ha travolto in modo drastico un antico mondo turco che voleva modellarsi nella politica laica si Kemal Ataturk. L’esercito era il garante «democratico», che avvicinava il mondo turco all’europeo. Tutto questo ora sembra andare a monte, salvo quanto è preservato della politica fin’ora in atto a favore dei piani di Erdogan.  Continua a leggere

Fermo, le bombe alle chiese contro l’affarismo sui migranti?

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di Ugo Maria Tassinari

Due anarchici, noti anche come ultras della Fermana, sono stati arrestati dai carabinieri di Ascoli Piceno in collaborazione con i Ros di Ancona perché ritenute responsabili degli attentati con esplosivo contro quattro chiese di Fermo tra febbraio e maggio scorsi.  Gli arresti sono scattati per il pericolo di fuga. Tra febbraio e marzo due bombe rudimentali sono scoppiate davanti al Duomo e davanti all’ingresso della chiesa di San Tommaso, nel quartiere di Lido Tre Archi. Nella notte tra il 12 e il 13 aprile, un altro ordigno ha danneggiato l’ingresso della chiesa di San Marco alle Paludi, parrocchia retta da mons. Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. A fine maggio, un ordigno inesploso era stato trovato davanti alla Chiesa di San Gabriele dell’Addolorata. Proprio mons. Albanesi,  commettendo un clamoroso errore di valutazione, ha parlato di “uno stesso giro” dietro questi episodi e l’omicidio del nigeriano Emmanuel Chidi Nmadi, colpito con un pugno dall’ultrà Amedeo Mancini e morto poco dopo. Per don Vinicio gli attentati erano un attacco alla chiesa della solidarietà e dell’accoglienza dei migranti:

“E’ stata una provocazione gratuita e a freddo, ritengo che si tratti dello stesso giro delle bombe davanti alle chiese”. Così mons. Vinicio Albanesi a proposito dell’aggressione ad un migrante nigeriano, di 36 anni, richiedente asilo, morto a Fermo dopo essere stato preso a pugni da un ultrà della locale squadra di calcio, che aveva rivolto offese razziste alla moglie. Il presidente della Comunità di Capodarco si riferisce agli ordigni piazzati nei mesi scorsi di fronte a edifici di culto di Fermo e annuncia che si costituirà parte civile in quanto presidente della Fondazione Caritas in veritate.

Per gli inquirenti, che hanno tenuto stamattina una conferenza stampa, è meglio parlare di “soggetti legati al tifo organizzato, che frequentano lo stadio in modo continuo e fanno parte dell’area ultrà. Questo è il solo legame con il Mancini, ma nulla da un punto di vista di indagine che colleghi i due episodi che hanno scosso Fermo. E per quanto riguarda il movente, escludo la natura politica. Perché dovremmo parlare di destra e anarchia, ma non parliamo di soggetti con cultura politica”. Di certo la coincidenza temporale dei fatti “porterà a ulteriori approfondimenti di indagine”. Indagine chiusa, hanno chiesto i giornalisti? “Noi continueremo fino a quando la legge ci consentirà di farlo. Allo stato non ci sono altri soggetti interessati di indagine”. Come non ci sarebbe alcun legame che colleghi le bombe all’attività dei preti di strada, alla Caritas e all’immigrazione.

Ma emerge una realtà diversa, a sfogliare la pagina facebook del “leader”, Martino Panicone, 44 anni.  si nota una forte polemica proprio contro don Vinicio e la attività “affaristiche” connesse al dramma dell’immigrazione. Così come va segnalato che le tematiche della solidarietà ultrà sembrano prevalere sulle motivazioni più propriamente ideologiche, come già sottolineato da Procura e carabinieri. Ma già con Amedeo Mancini Fermo ci ha abituato a un radicalismo a basso tasso ideologico…

don viniciodon vinicio

Fonte: http://www.ugomariatassinari.it/fermo-don-vinicio-affarismo/#st_refDomain=m.facebook.com&st_refQuery=/ Continua a leggere

Cambio di sesso a 16 anni? Grazie a Lady Oscar!

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Risultati immagini per Lady OscarLa Presa della Bastiglia e l’identità di genere. La Pace perduta

(a cura della redazione di AT. com)

Cosa lega la sentenza del Tribunale di Roma che qualche giorno fa ha autorizzato un sedicenne ad ottenere il trattamento medico-chirurgico per il cambiamento di sesso da maschile a femminile (e ha contestualmente ordinato la rettifica del suo stato civile) e il giorno dell’anniversario della presa della Bastiglia? Facile. Lady Oscar. A cogliere il sottile filo rosso-bianco-blu che lega le due vicende è – ovviamente in positivo! – la stampa italiana. Lady Oscar, morta nel racconto del famoso cartone giapponese proprio il 14 luglio del 1789, mentre sanguinante sprona i compagni ad assaltare le truppe reali, combatteva per la liberté della Nazione e l’identità di genere.

Nota Valeria Palumbo sul Corriere della Sera (15 luglio 2016): quando nel ’72 Riyoko Ikeda pubblicava in Giappone “La Rosa di Versailles” – che nel 1982 sbarcherà in Italia con il noto nome di “Lady Oscar” – bisognava scardinare “lo stereotipo del maschio giapponese, il samurai che disprezza le donne”. Continua a leggere

ISRAELE E QUEL DRONE IN GRADO DI SCHIVARE TRE MISSILI

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Segnalazione di Federico Prati

ISRAELE E QUEL DRONE IN GRADO DI SCHIVARE TRE MISSILI: QUALCUNO HA DECODIFICATO LA TECNOLOGIA USA, MA CHI?

di Franco Iacch
20/07/16

L’unico dato certo è che domenica pomeriggio, un drone di qualche tipo ha violato uno degli spazi aerei più protetti al mondo, quello di Israele. Con un certo imbarazzo, gli israeliani hanno affermato che il drone non è stato intercettato nonostante contro di esso fossero stati lanciati tre missili. Il drone proveniva dalla Siria.

Pochi secondi dopo aver rilevato l’UAV sulle alture del Golan, gli israeliani lanciano due missili intercettori Patriot PAC-2 in rapida sequenza: entrambi mancano il bersaglio. Lo Stato Maggiore decide allora di inviare un F-16 per abbattere la minaccia, mentre tutte le postazioni di difesa missilistiche nel nord di Israele vengono messe in allarme e pronte al combattimento. Il caccia inquadra il drone, gli lancia un missile, ma non riesce a colpirlo. Il drone non sarà mai abbattuto e ritornerà in Siria senza subire alcun danno.

I servizi segreti americani ed israeliani, restano cauti nel diramare altre notizie per evitare spiacevoli contraccolpi. Lo scudo missilistico statunitense, infatti, è venduto come uno dei migliori al mondo: tale episodio potrebbe confermare che contro le minacce moderne, come gli UAV, tale asset sarebbe impotente.

Secondo l’IDF, il drone potrebbe essere di fabbricazione russa. Israele teme che il drone possa essere stato inviato da Hezbollah, che sta attualmente combattendo al fianco delle forze del presidente siriano Bashar Assad, per fotografare le manovre militari nel Golan. Speculazioni al riguardo, sebbene non vi sia alcuna rivendicazione.

In precedenti occasioni, Israele ha già abbattuto dei droni nemici sul Golan, ma quanto avvenuto dimostra l’efficacia della minaccia UAV, in grado di superare anche uno dei migliori schermi difensivi del mondo come quello di Israele. Sebbene avanzate, le difese aeree di Israele sono state incapaci di intercettare una sola minaccia UAV. Se fosse stato un attacco a sciame, la direzione in tale senso è ormai presa, i sistemi Iron Domee David’s Sling potrebbero non essere in grado di intercettare una minaccia stratificata. O, forse, abbiamo assistito al primo episodio noto che confermerebbe un programma di reverse engineering ai danni della segreta tecnologia statunitense.

Andiamo con ordine. Nel maggio del 2014, la televisione di Stato iraniana mostrò le immagini di una replica del drone statunitense RQ-170 Sentinel. Fin dal 2011, l’Iran sostiene di essere riuscito a decodificare i segreti del Sentinel, abbattuto nel dicembre dello stesso anno dopo essere entrato nello spazio aereo iraniano dal confine orientale con l’Afghanistan. Gli Stati Uniti hanno inizialmente dichiarato di aver perso un drone vicino al confine afghano, per poi confermare l’abbattimento del Sentinel durante una missione di spionaggio sopra un impianto nucleare iraniano. Secondo gli Stati Uniti, l’Iran non sarebbe “mai” stato in grado di svelare la tecnologia del Sentinel, a causa dei protocolli di sicurezza inseriti nei droni che operano sul territorio ostile.

Il 27 ottobre del 2013, le Guardie Rivoluzionarie iraniane presentano in Russia un aereo spia senza pilota che – secondo Teheran – deriverebbe da un processo di reingegnerizzazione di un drone statunitense catturato nel 2012.

Nel dicembre del 2012 Teheran afferma di aver catturato almeno tre velivoli senza pilota ScanEagle. Il processo di reingegnerizzazione sarebbe avvenuto proprio dagli UAV catturati. L’esercito americano ha sempre negato di aver perso ScanEagle sull’Iran, tuttavia i media canadesi, citando documenti ufficiali, hanno confermato la perdita di uno ScanEagle nel Mar Arabico nel 2012. Sempre dalla Marina canadese però, smentirono categoricamente che il drone perso fosse stato recuperato dall’Iran.

Lo ScanEagle è un UAV a basso costo, prodotto da una società controllata dalla Boeing. Pesa venti chilogrammi, ha un’apertura alare di 3,1 metri e può restare in volo per 22 ore ed otto minuti. L’Iran ha maturato una notevole esperienza nel campo della reingegnerizzazione, gran parte della quale fornita proprio dagli Usa nel periodo in cui i rapporti tra Teheran e Washington erano ottimi. Da allora, l’Iran è stato in grado di acquistare pezzi di ricambio per gran parte del suo hardware americano e ha dovuto ricorrere alla reingegnerizzazione per tenerlo in funzione. Sappiamo, però, che l’Iran riceve sostegno tecnologico dalla Corea del Nord, Russia e Cina. Speculazioni, in realtà, ma poche ore fa quel drone è riuscito a sfuggire a tre missili.

E’ possibile che i segreti del Sentinel, ammesso che sia stato abbattuto dagli iraniani, siano stati decodificati? Sarebbe fin troppo presuntuoso pensare che alcuni dei paesi più tecnologicamente avanzati al mondo, non possano essere in grado di farlo. Tra gli addetti ai lavori, si favoleggia da tempo di un drone dotato di una manovrabilità eccezionale sviluppato in Medio Oriente. I suoi sistemi di controllo uniti al disegno ottimizzato, gli concederebbero una manovrabilità senza eguali, la medesima che avrebbe consentito al drone di sfuggire ai tre missili israeliani di produzione americana.

Nel settembre del 2013, Teheran affermò di aver completato il processo di reingegnerizzazione del Sentinel, annunciando la vendita a terzi della tecnologia acquisita. Quanto ci sia di vero nelle esternazioni iraniane, non lo sapremo mai, così come resta ignoto il paese che ha lanciato il drone sulle alture del Golan.

Infine, sarebbe opportuno riportare un altro dato che se confermato (e non lo sarà) potrebbe confermare l’esistenza del nuovo UAV: il drone avrebbe volato per quasi un’ora nello spazio aereo israeliano, varcando lo spazio aereo controllato anche dai russi. Per questo ultimi, il drone non esiste.

(foto: IAF / U.S. DoD / Lockheed Martin)

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Imperialismo Usa e crisi del sistema militare

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Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Salvo Ardizzone

Il sistema di dominio instaurato dall’imperialismo Usa si basa essenzialmente su tre poteri: quello della finanza, che attraverso il dollaro dissangua le economie del mondo per mantenersi; quello dei media, che rappresentano la realtà secondo le esigenze di Washington (celebre il detto: “ Se non è apparso sulla Cnn non è accaduto”); quello della forza, che attraverso un’asserita superiorità tecnologico-militare, e una cinica volontà di usarla per conseguire i propri scopi anche se manifestamente ingiusti (leggi: criminali), minaccia chiunque voglia opporsi al predominio Usa.

È un sistema che ha permesso ai centri di potere che regnano fra Washington e Wall Street di spadroneggiare sul mondo più o meno indisturbati, realizzando utili incalcolabili. Tuttavia è un sistema tutt’altro che perfetto, perché basato non su principi di qualsiasi sorta ma sull’esclusiva base del profitto immediato, realizzato con la massima rapacità.

I limiti sono stati evidenti nella crisi della finanza che ha minacciato di travolgere l’economia globale, e le cui conseguenze sono tutt’altro che superate. Una crisi, beninteso, che il sistema finanziario Usa ha scaricato sul resto del mondo tramite lo strapotere del dollaro, facendosi finanziare il suo enorme debito.

Ma se le storture del sistema finanziario dello Zio Sam sono finite sotto i riflettori grazie ai suoi disastri, sono assai meno pubblicizzate quelle che stanno permettendo al blocco industriale-militare di dilapidare somme immense, mettendo a grave rischio quell’asserita superiorità che dovrebbe permettere a Washington d’imporre la sua legge ovunque, e d’altra parte la pace e la sicurezza globali.

Intendiamoci: dal Vietnam in poi lo Zio Sam ha ricevute molte dolorose lezioni, ma non è mai stata messa in discussione la sua superiorità militare; la stessa Urss, ai tempi della sua massima potenza, è andata in rovina nel tentativo di reggere il confronto.

Da anni, però, le cose sono cambiate: lo strumento militare, invece che mezzo per garantire il predominio Usa, è divenuto esso stesso occasione di colossali arricchimenti. Lo si è visto con le guerre di Bush, quando l’esternalizzazione dei servizi per i contingenti all’estero, e tutte le attività collegate con i loro costi stupefacenti, è servita a far realizzare utili immensi alle aziende collegate col Pentagono. Ma ormai è lo stesso blocco industriale-militare che ha imparato a drenare una valanga di denaro dalla stessa Amministrazione americana, al di là d’ogni logica e d’ogni scelta di tipo strategico, anzi, finendo per piegarle ai propri fini. Continua a leggere

Israele condanna bambino palestinese a sei anni e mezzo di carcere

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Segnalazione Il Faro sul Mondo

di Redazione

Israele ha condannato un ragazzo palestinese a sei anni e mezzo di carcere con l’accusa di presunto coinvolgimento in un attacco contro soldati a Gerusalemme Est.

Un giudice in Israele ha inflitto una condanna a sei a mezzo di reclusione a Muawiya Alqam di 14 anni. La pena comprende tre anni di libertà vigilata con un dieci mesi di reclusione aggiunta sulla violazione della libertà vigilata. La famiglia del ragazzo è stata condannata a pagare anche una multa in denaro di 26mila shekel (circa 6.720 dollari).

I funzionari del regime di Israele avevano incriminato Muawiya nel novembre 2015 con l’accusa di un presunto tentativo di omicidio e possesso di un coltello. E’ stato detenuto in tre diverse prigioni.

I soldati israeliani hanno sparato e ferito anche il cugino di 12 anni di Muawiya, Ali, dopo che i due avrebbero accoltellato e ferito una guardia israeliana su un treno vicino alla colonia illegale di Pisgat Ze’ev, nella zona est di Gerusalemme. Ali è stato colpito almeno tre volte ed ha dovuto subire un intervento chirurgico. Egli è detenuto in un centro di detenzione minorile da quando i funzionari israeliani hanno confermato la sentenza di detenzione di un anno contro di lui nel mese di aprile.

Secondo l’associazione per i diritti dei palestinesi Addameer, 414 minori palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Si stima che circa 104 di loro sono sotto l’età di 16 anni.

Human Rights Watch ha espresso preoccupazione sul numero crescente di minori palestinesi arrestati, riferendo che le forze israeliane effettuano abusi sui bambini palestinesi nelle varie prigioni e centri di detenzione.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/israele-bambino-palestinese-carcere/ Continua a leggere

I pokemon, l’Isis e il “rincoglionisci te stesso”

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di Alessio Mannino

Elogio del passato. Quando la realtà era reale

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Una volta c’era la realtà, fraintesa, limitata, assurda, povera, angusta, pallosa, ma anche interessante, sorprendente, terrorizzante, entusiasmante, travolgente, e tuttavia in ogni caso – quando ancora non c’era la ragnatela vischiosa della Rete – reale. Ora c’é la realtà mediatica,“aumentata” (di boiate).

Una volta c’erano le “vasche” in centro per fare i bulli e rimorchiare, ora ci son da cercare i pokemon dietro il cespuglio.
Una volta c’era l’inamovibile telefono di casa, a cui parlavi sottovoce per non farti sentire dai tuoi vecchi, ora c’é Whatsup dove invii la foto di quando sei al cesso.
Una volta c’era la compagnia di strada, ci si trovava in quel posto a quell’ora, adesso puoi chiamare chiunque in qualsiasi momento, non esiste più luogo e orario abituali, nessun posto “sacro”.

Una volta c’era l’incanto dell’ozio, ora sei sempre connesso, devi seguire Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram, l’email, gli sms, le applicazioni “social”, cosa ha scritto l’amico, il nemico, il simpatico, l’antipatico, quel gran pezzo di tipa dietro cui sbavi, l’influencer di cui sei follower, in un’aritmia cardiopatica di messaggi, inviti, post, comunicazioni più o meno inutili, confessioni online, cazzate per ridere e narcisismi da piangere.

Una volta c’era la curiosità di vedere dal vivo e toccare con mano, per esempio andare al concerto di una band ancora sconosciuta o scoprire angoli nascosti di un paese sperduto, dimenticato da Dio e dagli uomini; adesso puoi già sapere tutto o quasi su internet, saziando subito e troppo facilmente la fame su Youtube e sui siti. E così, il pretesto per scollare il sedere e uscire, e correre il rischio di farti una sola di serata non ce l’hai più, e ti si spegne l’istinto curioso.

Una volta al massimo c’erano i giornaletti, ora c’é talmente tanto porno sul web che rischi di avere problemi alla vista non per eccesso di fatica manuale, ma visuale.
Una volta la televisione già ti sedentarizzava e ipnotizzava, ma almeno quei programmi li vedevano un po’ tutti, potevi ancora guardarli in famiglia, e un qualche minimo legame umano lo creavano, seppur a distanza e massificato. Ora il palinsesto della tua video-ingordigia lo fai tu, ed é un altro passo verso il solipsismo – di massa sì, ma sempresolipsismo. Che vuol dire che ognuno vive imbozzolato nel suo guscio, e tanti saluti all’animale sociale che eravamo.

Una volta c’era l’umiltà di non sapere e di pazientare per andare a riguardarsi una cosa che non ti ricordavi su qualche libro che hai a casa, ora Google soddisfa la qualsiasi domanda, e alla lunga, potendo apprendere tutto e all’istante, ti lascia con la memoria handicappata.
Una volta potevi farti gli affari tuoi irreperibile agli umani, questa razza di irrecuperabili rompicoglioni, scegliendoti il tuo buen retiro personale in qualche buco di mondo; e invece mo’, con quello strumento di tortura che ha nome telefonino cellulare, sei all’implacabile mercé di fidanzate, fidanzati, mamme, parenti, colleghi, clienti, creditori, impiccioni, addetti di compagnie che vogliono rifilarti l’ennesima imperdibile novità e, immancabili, quei pervertiti dei tuoi amici che hanno sempre questa malsana e indispensabile voglia di scherzare.

Una volta godevi e te la godevi in santa pace, coi tuoi trastulli e le fisse solo tue. Ora devi stare al passo, devi tenerti aggiornato sui divertimenti che tirano, quasi tutti tradotti e traducibili in una app, e insomma andrà a finire che, come prediceva Woody Allen inventandosi l’Orgasmatron, arriveremo all’amplesso virtuale.

Un tempo, ai bei tempi, sul frontone del tempio di Delfi, il divino Apollo intimava:conosci te stesso. Ora, nella civiltà del pokemon, il comune pollo da batteria segue l’aurea massimarincoglionisci te stesso. Ma sì, facciamo gli scemi. Meritiamoci l’Isis.

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St. Christopher for Your Car!

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Segnalazione di don Anthony Cekada

St. Christopher for Your Car!

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Or a child or a friend’s!

The Feast of St. Christopher, Patron of Travelers, is July 25.

Here at St. Gertrude, we offer the Blessing of Cars on the preceding Sunday, and invite parishioners to equip their cars, trucks or motorcycles with an image of St. Christopher to invoke his protection on their journeys.

We are pleased to offer a St. Christopher visor clip, together with a St. Christopher holy card and traveller’s prayer for a nominal donation of $15.

If your own car is already equipped with one, consider ordering one for a young friend or relative.

St. Christopher, pray for us.

Click for info Continua a leggere

L’ORO DELLA BANCA D’ITALIA. IL FURTO DEL MILLENNIO, PROBABILMENTE

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Risultati immagini per sovranità monetariaMolti dei tradizionalisti che scrivono o collaborano qui su Agerecontra.it conducono la pubblica battaglia per la sovranità monetaria dai primi anni ’90. E perseverano…

di Roberto Pecchioli

Il tema delle sovranità è la questione centrale dell’epoca in cui viviamo, anche se la percezione che ne hanno i nostri connazionali è confusa e alterata dalle menzogne del sistema politico, economico e mediatico .  Una questione da troppi ignorata, ma dalle dimensioni immense, è quella delle riserve d’oro italiane, che ammontano a 2.452 tonnellate e sono al terzo posto nel mondo.. Alle quotazioni correnti del metallo giallo, il controvalore in euro è di almeno 75/80 miliardi. Le domande fondamentali sono almeno tre: dove sia custodito l’oro, chi ne abbia la proprietà, a che cosa può servire.

Le risposte sono drammaticamente negative per il nostro popolo. Negli ultimi mesi, alcuni deputati  sono riusciti a visitare i santuari-caveaux della Banca d’Italia . I fatti sono i seguenti: solo circa 1.200 tonnellate si trovano a Palazzo Koch, storica sede di Bankitalia ,meno della metà. La proprietà, giuridicamente, è in capo alla stessa Banca, che, repetita iuvant, è un organismo privato, sia pure investito di funzioni pubbliche, partecipante della Banca Centrale Europea, ed i suoi azionisti sono le maggiori banche “italiane”, tranne uno striminzito 5 per cento in mano all’INPS  . Le virgolette poste sull’aggettivo italiane riguarda il fatto che tutte, diciamo tutte, le banche interessate  hanno importanti azionisti esteri, in alcuni casi sono controllate da istituti stranieri, a partire dai due giganti Unicredit e Intesa San Paolo.  Anche la Banca detta d’Italia, che alcuni ancora chiamano banca “nazionale” è quindi eterodiretta, ed i suoi domines sono il gotha della finanza mondiale. Continua a leggere

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