I “Fratelli Maggiori” vogliono edificare il Terzo Tempio per incoronare il loro “Messia”

Condividi su:

hidalgo

Segnalazione di Federico Prati

 

https://www.youtube.com/watch?v=9LqSLq_rr5k

 

L’incontro sul Terzo Tempio è stato cercato e voluto dall’architetto Sonia Hidalgo Zurita Helena per portare a me i piani per la costruzione del Terzo Tempio. È grazie alla sua grande fede in Dio Onnipotente ed al suo lungo e faticoso lavoro eseguito in umiltà che oggi tutti possiamo ammirare e godere della visione del Terzo Tempio, il Tempio della Pace Eterna.

 

Pace e Benedizione siano con te, Sonia.

 

HYACH MESHCRY EL ZERACHH

 

Relazione del Morè Carmine Davide Delle Donne

 

Desiderio preliminarmente ringraziare la Comunità Ebraica di Roma per l’

accoglienza concessaci e le gentili signore e i distinti signori intervenuti.

I nostri studi, che conduco da oramai più di trent’anni, si sono dall’inizio occupati del Terzo Tempio in Gerusalemme, la sua ricostruzione ed il contesto in cui questo deve avvenire.

Questo tipo di studi rivengono da una antichissima tradizione risalente agli ebrei Dardain, dello Yemen, cui apparteneva il Morè Haim Wenna.

Il nostro percorso di studi è differente da quelli comuni poiché si basa su conoscenze della Torà, del mondo e della natura che non sono né possono essere scritte sui libri, pur essendo compiutamente e perfettamente inscritte nell’alveo della Legge di Mosè nostro Maestro.

Questo incontro, fortemente voluto dall’architetto Sonia Helena e ben volentieri accettato e incoraggiato da noi, si situa nel nostro percorso in un momento in cui, terminata la pubblicazione del testo “IL TERZO TEMPIO” riveniente dagli studi fin qui condotti e basati sulle profezie del profeta Ezechiele al riguardo, ci accingiamo a intensificare i rapporti con alcune organizzazioni, tipo il Temple Institute di Gerusalemme di cui facciamo parte, per poter portare la consapevolezza della necessità del Terzo Tempio nel mondo, per Israele e per le Nazioni.

In questo, la signora Sonia ci ha posto dinnanzi l’intera struttura del Terzo Tempio.

A cosa serve il Terzo Tempio? Non è una domanda banale. E non si può ricevere una risposta banale. Il Terzo Tempio è ciò che Israele attende da oramai duemila anni. Questa attesa è dovuta alla centralità che il Tempio ha nella vita religiosa e nelle pratiche cultuali prescritte nella Torà. Come sarebbe infatti possibile il prescritto pellegrinaggio di Pesach a Gerusalemme, se non vi è un Tempio dove recarsi? Questa impossibilità di compiere un obbligo, come molte altre prescrizioni con lo stesso vulnus, hanno creato un vuoto tragico nella quotidianità della pratica religiosa per tutto il popolo ebraico. Ma questo non possiamo certo considerare sia il frutto di una guerra persa con un esercito o con un conquistatore, per quanto potente.

Il luogo dove Iddio Benedetto ha permesso si potesse ricordare il Suo Nome, non può certo essere stato distrutto da uomini. Il Disegno Divino si compie per vie che non sono immediatamente comprensibili, e quando dico immediatamente mi riferisco a periodi di secoli, millenni anche.

Ma si compie.

Il Terzo Tempio è, mi auguro, chiaro a tutti che deve essere il Tempio della Pace Eterna per tutta l’Umanità, altrimenti non può essere. Quando affermo che deve essere per tutta l’umanità non ci sono scorciatoie: realmente voglio dire per tutta l’umanità, ebrei, cristiani, islamici, e tutti le genti del mondo.

Solo così sarà possibile che la Shekhinah e la Benedizione del nostro Dio, il Dio di Abramo, padre di una moltitudine di nazioni, di Isacco, santificato nel mistero del sacrificio e di Giacobbe, da Iddio chiamato Israele, possa tornare ad abitare in mezzo agli uomini permanentemente.

Tutta l’umanità si troverà ad essere in pace e il Tempio sarà il suggello di Dio per la raggiunta pace finale fra tutte le genti: la meta del Disegno Divino che viene rivelato.

 

Carmine Davide Delle Donne

 

Licenza YouTube standard

  Continua a leggere

CENTRO-DESTRA: REQUIEM PER L’UNIONE DEI MODERATI

Condividi su:

   

Michele Rallo

Centro-destra: dove eravamo rimasti? Ah, si, ai risultati delle amministrative “col botto”; anche se l’eco dei ballottaggi italiani era rapidamente svanita sotto l’onda d’urto del Brexit e dell’orgia di commenti (spesso ridicoli) che ne era seguìta.

Eppure, a ben guardare, sia le amministrative italiane che il referendum inglese (per tacere delle presidenziali austriache, annullate per palesi irregolarità) hanno dato – per quanto attiene al nostro “fronte interno” – una duplice, precisa indicazione. Evidente il suo primo aspetto, quello che riguarda il bulletto fiorentino: un avviso di sfratto.

Ma – a ben guardare – è altrettanto chiaro anche il secondo segnale: un De profundis per la “unione dei moderati” vagheggiata da un Berlusconi rimasto politicamente al 1994. Quanto diversa sia la realtà italiana ed europea del 2016 è chiaro a tutti. E non tanto per le dinamiche nazionali (la “seconda repubblica” si è rivelata assai peggiore della prima), quanto per il quadro generale, segnato in modo irreversibile dalla degenerazione antipopolare delle istituzioni dell’UE e da un’invasione migratoria che, nei piani di chi l’ha progettata, dovrebbe condurre alla fine degli Stati nazionali ed al completo imbastardimento (etnico e culturale) delle popolazioni europee.

 

Continua a leggere

STAR TREK E LA FANTASCIENZA GAY

Condividi su:

ENTERPRISESegnalazione Redazione BastaBugie

 

 

Intanto dagli Usa arriva Chalice, il primo supereroe transessuale

da Osservatorio Gender

Nel nuovo film di Star Trek (“Star Trek Beyond”) uno dei personaggi principali farà un pubblico coming-out. Il primo personaggio apertamente e dichiaratamente gay della saga sci-fi sarà infatti Hikaru Sulu,interpretato dall’attore John Cho. Nella pellicola sì scoprirà che Sulu è impegnato in una relazione omosessuale con un altro uomo, e insieme stanno crescendo una bambina. John Cho ha spiegato: “Mi è piaciuto l’approccio, che non voleva rendere particolarmente importante il momento, normalità verso la quale spero che la specie umana si stia muovendo, e il fatto di non politicizzare l’orientamento sessuale delle persone”. Nella serie televisiva andata in onda dal 1966 al 1991 Sulu era eterosessuale mentre il suo interprete, George Takei, ha rivelato la propria omosessualità nel 2005. Il caso vuole… Il lungometraggio verrà distribuito nelle sale italiane a partire dal 21 luglio, trasportando nuovamente un personaggio gay nella cinematografia. Qui, i limiti della fantascienza di Star Trek, sono assolutamente superati dai limiti della follia di un mondo che va ormai totalmente alla rovescia. Nota di BastaBugie: l’articolo sottostante dal titolo “Dagli Stati Uniti arriva Chalice, il primo supereroe transgender” parla dell’ultima (squallida) trovata di Paul Jenkins, autore storico della Marvel, che darà così un bel contributo alla “normalizzazione” dei transgender. Ecco dunque l’articolo completo pubblicato su Osservatorio Gender il 7 luglio 2016: Negli Stati Uniti è in arrivo il primo supereroe transgender con un ruolo di primo piano. Sebbene, nel mondo dei fumetti, vi siano già stati, infatti, in passato personaggi transgender essi hanno sempre recitato un ruolo secondario. Chalice, il personaggio al centro della nuova serie Alters, per la prima volta rivestirà invece la parte di protagonista, dando così un bel contributo alla “normalizzazione” transgender. La storia sarà scritta da Paul Jenkins, autore storico della Marvel, azienda statunitense di proprietà di The Walt Disney Company, creatore di kolossal come Inhumans, L’incredibile Hulk, L’uomo ragno e Origin, la fortunata serie incentrata sul passato di Wolverine. Alters prevede che, in un futuro ormai prossimo, le persone con speciali abilità iniziano ad emergere e le loro mutazioni conferiranno a tali personaggi dei vantaggi analoghi a quegli degli X-Men della Marvel. Jenkins confida che la serie con al centro il personaggio transgender diverrà presto molto popolare: «Chalice resterà il personaggio centrale dell’intera serie. Credo che diventerà molto popolare». Secondo la trama, Chalice vive sotto le sembianze di Charlie Young, secondo di tre fratelli, preoccupato che la sua transizione possa avere delle conseguenze su tutta la famiglia già colpita dalla disgrazia di avere un figlio affetto da paralisi cerebrale. La storia prende le mosse dal momento in cui Chalice decide di intraprendere la terapia ormonale ed è in attesa di rivelare il tutto ai suoi genitori. L’autore di Alters sottolinea come, nella stesura della sua storia, sia stato scrupolosamente attento a contemplare anche altre tipologie di discriminazione oltre alla tematica LGBT: «Comunque, ho cercato di fare in modo che tutto il libro non fosse centrato solo sui temi LGBT. Abbiamo anche altri esempi di personaggi che si trovano in situazioni di svantaggio e che, per questo, sono soggetti a discriminazioni continue; un personaggio che cambia forma continuamente e che si rompe il collo; un altro affetto da stress post-traumatico, ad esempio». Di fatto, per la prima volta nel mondo dei fumetti, il protagonista al centro della storia non sarà maschio o femmina ma un po’ dell’uno e un po’ dell’altro in perfetto ed ossequioso stile gender fluid!

Continua a leggere

Verona Pulita: Caso “Ferroli”, Fondazione Arena, Agec

Condividi su:

segnalazione di www.veronapulita.it

CROCE VR PULITA

“Ferroli: un’ecatombe sociale e tante famiglie distrutte, boicotteremo i loro prodotti”

Leggi tutto.

FONDAZIONE ARENA

“La Fondazione ha 29 milioni di buco. Disastro della coppia Tosi-Girondini, porteremo carte alla Guardia di Finanza”

(bilancio consultabile suhttp://www.vvox.it/wp-content/uploads/2016/07/Bilancio-FAV-2015.pdf) Michele Croce, candidato sindaco del movimento Verona Pulita, rende noti i dati contenuti nel bilancio approvato dal commissario Fuortes lo scorso giugno Verona – 19 luglio 2016 – “Con quattro mesi di ritardo siamo finalmente riusciti a scoprire che la Fondazione Arena ha ben 28 milioni e 600mila euro di debiti complessivi, di cui otto con …

Leggi tutto.

 

 

 BILANCIO AGEC

“Bilancio Agec, attivo ridicolo e 7.000 euro per il nuovo logo. Hanno ridotto manutenzione ordinaria”

Michele Croce, già presidente di Agec Verona, commenta l’approvazione da parte della Giunta del bilancio della partecipata dal Comune Verona – 16 luglio 2016 – “Provo imbarazzo per come hanno ridotto Agec: quella grande realtà che era un patrimonio per la città è ormai diventato un consulenzificio: oltre 380mila euro per incarichi affidati ad esterni rispetto all’azienda, rispetto ai 350mila …

Leggi tutto.

Continua a leggere

“Papa” Lutero II

Condividi su:

Segnalazione di Gianni Toffali Questa nota è uscita su “L’Espresso” n. 30 del 2016, in edicola dal 22 luglio, nella pagina d’opinione dal titolo “Settimo cielo” affidata a Sandro Magister.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351342?refresh_ce

Un papa che non s’era mai visto. Un po’ protestante

L’idillio tra Francesco e i seguaci di Lutero. L’allarme di cardinali e vescovi contro la “protestantizzazione” della Chiesa cattolica. Ma anche la diffidenza di autorevoli teologi luterani  di Sandro Magister

LUTEROGLIO

ROMA, 22 luglio 2016 – Nell’allarmata lettera che tredici cardinali di cinque continenti si apprestavano a consegnare a papa Francesco all’inizio dell’ultimo sinodo, essi lo mettevano in guardia dal portare anche la Chiesa cattolica al “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna, accelerato dal loro abbandono di elementi chiave della fede e della pratica cristiana, in nome dell’adattamento pastorale”: > Tredici cardinali hanno scritto al papa. Ecco la lettera (12.10.2015) Poi in extremis i tredici cancellarono queste due righe dalla lettera effettivamente messa nelle mani del papa. Ma oggi le riscriverebbero pari pari, visto l’idillio sempre più marcato che si sta sviluppando tra Francesco e i seguaci di Lutero. Il 31 ottobre Jorge Mario Bergoglio volerà in Svezia, a Lund, accolto dalla locale vescovo donna, per festeggiare assieme alla Federazione luterana mondiale i cinquecento anni della Riforma protestante. E più s’avvicina quella data, più il papa manifesta simpatia per il grande eretico. Nell’ultima delle sue conferenze stampa volanti, di ritorno dall’Armenia, ha tessuto l’elogio di Lutero. Ha detto che era animato dalle migliori intenzioni e che la sua riforma fu “una medicina per la Chiesa”, sorvolando sulle divergenze dogmatiche essenziali che da cinque secoli contrappongono protestanti e cattolici, perché – sono sempre parole sue, questa volta dette nel tempio luterano di Roma – “la vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni”: > Conferenza stampa… L’ecumenismo di Francesco è fatto così. Il primato è ai gesti, agli abbracci, a qualche atto caritatevole fatto assieme. I contrasti di dottrina, anche abissali, li lascia alle discussioni dei teologi, che confinerebbe volentieri “su un’isola deserta”, come ama dire neanche troppo per scherzo. La prova finora insuperata di questo suo approccio è stata, lo scorso 15 novembre durante la visita ai luterani di Roma, la risposta che diede a una protestante che gli chiedeva se poteva fare la comunione a messa, assieme al marito cattolico. La risposta di Francesco fu una fantasmagorica girandola di sì, no, non so, fate voi. Ma non perché il papa non sapesse cosa dire. La “liquidità” espressiva era voluta. Era la sua maniera di rimettere tutto in discussione, rendendo tutto opinabile e quindi praticabile: > Risposte del Santo Padre… Puntualmente, è arrivata infatti “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti di Roma che è ormai la passaparola di Casa Santa Marta, a confermare che sì, Francesco voleva far capire proprio questo: che anche i protestanti possono fare la comunione nella messa cattolica: > Comunione per tutti, anche per i protestanti (1.7.2016) Ha un bel dire il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, che “noi cattolici non abbiamo alcun motivo per festeggiare il 31 ottobre 1517, cioè l’inizio della Riforma che portò alla rottura della cristianità occidentale”. Papa Francesco neanche lo ascolta e la festa la fa, incurante che Müller – che era appunto uno dei tredici cardinali della memorabile lettera – la veda come un altro passo verso la “protestantizzazione” della Chiesa cattolica: > Come il cardinale Müller rilegge il papa (29.3.2016) Un papa come Bergoglio, in realtà, a un moderno Lutero non dispiacerebbe. Niente più indulgenze né purgatorio, che cinque secoli fa furono la scintilla della rottura. E invece una superlativa esaltazione della divina misericordia, che lava via gratis i peccati di tutti: > Le indulgenze e il purgatorio? Francesco li ha messi in soffitta (19.12.2016) Non è detto, però, che l’idillio sia ricambiato da tutti i protestanti. In Italia, il loro ceppo storico è costituito dalla minuscola ma vivace Chiesa valdese. E i suoi due più insigni teologi, Giorgio Tourn e Paolo Ricca – entrambi della stessa generazione di Bergoglio ed entrambi formati alla scuola del maggior teologo protestante del Novecento, Karl Barth –, sono molto critici della deriva secolarizzante sia della loro Chiesa, sia della Chiesa di papa Francesco. “La malattia – ha detto Ricca in un recente dibattito a due su “Riforma” – è che siamo tutti volti al sociale, cosa sacrosanta, ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, e fuori da lì siamo muti”. E Tourn: “La politica di papa Bergoglio è un fare la carità. Ma è chiaro che la sola testimonianza dell’amore fraterno non porta automaticamente a conoscere Cristo. Non c’è oggi un silenzio di Dio, ma il silenzio nostro su Dio”: > Una Chiesa in torpore Francesco però va avanti imperterrito e pochi giorni fa ha perfino nominato un teologo protestante suo amico, Marcelo Figueroa, direttore della nuova edizione argentina de “L’Osservatore Romano”: > Pope Francis and His Unofficial Spokespeople
Continua a leggere

Vvox: Nizza, retroscena sul kamikaze che non voleva morire

Condividi su:

 

di Matteo Castagna

Nizza, retroscena sul kamikaze che non voleva morire

Vari indizi farebbero pensare che «il killer non ha agito da martire». E che potrebbe non essere neppure Bouhlel

bouhlel

Nell’articolo sui fatti di Nizza del 15 luglio scorso avevo detto che avrei fornito un’analisi più completa, dopo alcune indagini. Le promesse si mantengono. La fonte che utilizzo è un noto giornalista libero e, per questo, più affidabile di altri, che conosco personalmente: Maurizio Blondet, che riporta sul suo maurizioblondet.it questi ed ulteriori contenuti.

La Repubblica, che non è certo un giornale “border-line”, ha inviato a Nizza Carlo Bonini, uno dei più sperimentati cronisti di nera in Italia. E lui scrive: «Il killer non ha agito da martire». Riporta «una testimonianza che rende faticoso credere che Mohamed si stesse preparando a morire». Quella del fratello Jabeur, che dalla Tunisia dice: «mi ha telefonato il pomeriggio di giovedì 14 luglio. Sembrava molto contento. Non faceva che ridere. Negli ultimi tempi non faceva che chiedermi dei nostri genitori. Mi aveva detto che sarebbe tornato presto a vivere a Msaken. E aveva anche cominciato a spedire telefoni cellulari e del denaro. Piccole somme. Trecento, quattrocento euro alla volta».

Era stranamente contento, euforico, dice il fratello. Infine, la corsa del camion. «Lenta, in principio. Poi, dopo una breve sosta, improvvisamente furiosa nel suo ultimo tratto, dove si concentrerà per altro il massimo numero di vittime. Come se a metà di quel tragitto fosse accaduto qualcosa. Un qualcosa che andrà compreso presto se si vuole arrivare alla verità sulla notte del 14 luglio».

Poi: per raggiungere il camion che ha noleggiato e parcheggiato in anticipo di giorni, ci arriva in bicicletta. «Una bicicletta – dice Bonini — che, curiosamente, non abbandona, ma carica diligentemente nel cassone del camion. Come se a un certo punto di quella notte gli dovesse servire. Come se ci debba essere un dopo», appunto. E poi: le armi. Una granata, un kalashnikov, un fucile e una pistola. Solo questa è vera, le altre sono repliche innocue. A che dovevano servire? A un “dopo” che non prevedeva la sua morte. L’ultimo sms che scrive ad uno dei suoi interlocutori, mentre già il camion è in moto, dice: «Manda altre armi».

Non certo a lui, che già è al volante e in marcia. Armi, poi, del tipo finto? «E lo scrive cinque minuti prima di forzare il blocco che immetterà il tir bianco sulla Promenade. Dunque, quelle “altre armi” vanno “mandate” in un punto di consegna che non può essere certo il camion già in movimento». La marcia dapprima lenta. Poi, la breve sosta. Da quel momento, la corsa assassina a 90 all’ora.

Bonini non lo dice chiaro, ma lascia che il dubbio affiori nella nostra mente: dopo la breve sosta, era ancora Mohamed Lahouaiej Bouhlel al volante? O un’altra persona, magari? Di Bouhlel sono rimasti sul cruscotto, accuratamente in vista, la carta d’identità e persino la carta di credito.

E’ il noto classico di queste stragi: anche gli assassini della redazione di Charlie Hebdo sono stati identificati come i fratelli Kouachi perché, nell’auto che avevano abbandonato nella fuga, c’era un documento di uno dei due. Dimenticato, s’è detto: come fosse logico. I Kouachi non li abbiamo mai visti davvero, e sono morti; anche Bouhlel è morto; sarà lui? O solo i suoi documenti?

Perché a Francois Molins, procuratore della repubblica di Parigi, è scappato detto il seguente particolare: il corpo dell’assassino è stato “trovato morto sul sedile passeggeri” del camion. Qualcun altro guidava? Una giornalista del Telegraph intervista un sopravvissuto, Damien Zamon, 25 anni, che era a Nizza quel giorno. Ci abita. «Mio padre, quando al telefono gli ho detto che sarei andato a vedere i fuochi artificiali, mi ha supplicato di non andarci, perché poteva avvenire un attentato».

Il padre si chiama Israel Zamon. Lo ha “supplicato”… Non è affatto insolito: fin dai tempi della Bibbia, ci sono profeti in Israele. E già che ci siamo, poniamo la domanda: come mai lo Stato Islamico è così feroce con la Francia? Tre attentati in 18 mesi, e uno più sterminatore dell’altro. Tutti sotto la presidenza Hollande: eppure Hollande è uno dei più accaniti nemici di Assad in Siria; vuole rovesciarlo da anni.

Era pronto a intervenire militarmente se l’avesse ordinato Obama. Eppure, lo Stato Islamico ce l’ha con Hollande. Precisamente, quello Stato Islamico o Daesh i cui comunicati vengono diffusi dal Site di Rita Katz, rivendica tutte le stragi che hanno costellato la presidenza del Beduino – il più sanguinoso abitante dell’Eliseo.

Come mai? C’è qualche vendetta da consumare fra Hollande e, diciamo, “Rita Katz”? Qualcosa di inconfessabile? Forse può aiutare una vecchia nota di Thierry Meyssan, di Voltairenet. E’ del 2014: «Nel gennaio 2014, Francia e Turchia hanno armato Al Qaeda per attaccare l’”Emirato Islamico in Iraq e Levante” (EEIL, Daesh). Si trattava allora di silurare il piano americano di creazione di un Kurdistan indipendente in Iraq e nel Nord della Siria. Ma a seguito di un accordo con gli USA, nel maggio 2014, la Francia cessava le ostilità contro lo EEIL».

Più che un piano americano, era una promessa israeliana: il governo israeliano ha promesso ai curdi di Mossul che nella risistemazione del Medio Oriente, sarebbe stato dato finalmente loro uno stato nazionale – ritagliandolo fra Irak, Siria e Turchi. Il che può spiegare anche come mai Erdogan sia impazzito e si sente tradito dagli “americani”.

Quanto all’accordo raggiunto da Hollande con “gli americani”, di non impedire più la formazione di uno stato curdo, va aggiunto che è avvenuto dopo alcuni ammazzamenti dalle due parti: un drone americano uccide il comandante di Al Nusra che rispondeva al nome di David Drugeon, militare francese; e un “terrorista islamico” professionale, di nome Mehdi Nemmouche al museo dell’Olocausto di Bruxelles, fulmina due coniugi lì abitanti, che i giornali israeliani diranno agenti del Mossad. Poi Nemmouche salì sul pulmann e si consegnò, con tutto il suo armamento e la telecamera che s’era appuntato sul petto per documentare la sua esecuzione, ai suoi superiori – volevo dire alla polizia francese – a Marsiglia, dopo 800 chilometri.

Continua a leggere

Lo stesso ‘giornalista’ che ha fatto il video a Nizza, era anche a Monaco. A filmare davanti al McDonald

Condividi su:

La sera del 14 luglio, Richard Gutjahr è  a Nizza, sulla promenade, e riprende in video la scena del camion che fa’ strage. Il 22 luglio, Richard Gutjahr   si trova a Monaco di Baviera: incredibile  fortuna/sfortuna,  giusto davanti allo shopping center  dove il diciottenne  “assassino solitario”   sta per fare una strage – o l’ha appena fatta.

E’ lui quello che riprende  la prima scena, mandata in onda da tutti i media, probabilmente con lauto guadagno per l’autore.  Un video   le  cui circostanze lasciano subito perplesso  il giornalista Marcello Foa: “Chi filma è dall’altra parte di una strada molto trafficata e l’entrata di un Mc Donald è quanto di più banale ci sia. Ne converrete: è inverosimile che qualcuno decida di fare un filmino proprio lì e proprio mentre il killer esce, alza il braccio e inizia a sparare. Tanto più che quando l’assassino appare, l’inquadratura stringe subito sul folle tiratore.La circostanza è troppo straordinaria per essere casuale. E allora? E’ evidente che chi ha filmato sapeva quel che stava per accadere. Era lì apposta. Un complice. E dai nervi d’acciaio. Nelle immagini seguenti si vede la telecamera puntata a terra mente l’uomo si allontana velocemente. Poi si sente la sua voce, parla in Hoch Deutsch, il miglior tedesco. Dice ai passanti: “Sta venendo qui. Correte gente”, ma senza urlare, senza panico.  Il tono è appena concitato, non è quello di un uomo sconvolto che ha appena assistito a un omicido. Appare controllato, straordinariamente padrone di sé. Chissà se la polizia lo ha già individuato. Chissà se lo identificherà mai. Speriamo”.

Lui: a Nizza (a sinistra) e a Monaco (a destra)
Lui a Nizza (sinistra) e Monaco (destra)

Eccolo identificato:  Richard Gutjahr, che si definisce un po’ “attore” e un po’ “giornalista indipendente”, riempie you tube di proprie immagini, è sposato con Einat Wilf, ex deputata israeliana nel partito di Netanyahu,   che viene dai ranghi della intelligence militare di Sion.  C’è qualche polizia che abbia voglia non dico di interrogarlo (sarebbe antisemitismo e negazionismo dell’Oloké)  ma intervistarlo su queste sua capacità paranormale?

Se  non altro – come mi suggerisce una lettrice – per sapere dove il caro Richard intende fare il prossimo viaggio con strage annessa.

Il giovinotto dovrebbe gradire:   dalle immagini che sparge di sé sui social media, gradisce la   notorietà. Anche la mogliettina non esita a  postare sé stessa su Wikipedia:

Israelizzazione degli europei

Sappiamo così che Einat Wilf, nata a Gerusalemme ma laureata ad Harvard, è tornata in patria per  essere arruolata, da tenente,  nella Unit 8200 :    il corpo (Yehida Shmoneh-Matayim) che si dedica alla

La moglie, tenente Einat Wilf
La moglie, tenente Einat Wilf

intelligence “dei segnali” (SIGINT).   La graziosa signora è stata anche consigliera di politica estera   del primo ministro Shimon Peres, membro di un ente chiamato  Jewish People Policy Planning Institute , ed editorialista del quotidiano israelian Israel HaYom, uno dei media più vicini a Netanyahu e all’ala estremista del Likud. Nel 2007,   la Wilf – veramente ambiziosa! – ha concorso per la presidenza del World Jewish Congress, Congresso Ebraico Mondiale (la centrale delle centrali, si può dire), ritirandosi però prima del voto (sic). Nel parlamento israeliano è entrata nel 2009 – ma solo  come sostituzione di  un deputato che s’era ritirato. Ha perso il seggio nel 2013. Ha scritto un paio di saggi:   My Israel, Our Generation, e Global actors and global politics : the case of the World Jewish Congress campaign against the Swiss Banks(2008). 

Dunque nelle due stragi in Europa, sembra trattarsi di una stessa strategia della tensione volta a provocare paura nelle folle. Le stesse paure di uscire, andare al ristorante, sul lungomare; la stessa paura del “musulmano”  accoltellatore e assassino  …che provano coloro che hanno rubato ai palestinesi terra, case, aranceti.

E ci stanno riuscendo. In un prossimo articolo,  converrà ricordare come è stata messa a punto la tecnica della diffusione di ‘états d’esprit‘  collettivi.

(PS – Qualche lettore non riesce a capire “a che gioco giocano”, perché lo fanno.

Il caos e la strage possono essere dei fini in sé, per creature che si sono date al MAle assoluto. Ricordo i suoi attributi: Padre di Menzogna e Omicida fin da Principio. Guardate come sono riusciti a ridurre paesi come Irtakm, Afghanistan, Siria, Libia: ancora non capite? Adesso tocca a noi.

D’altra parte, creare le paura nelle masse europee, bovine ed ovine, serve a renderle sempre più docili agli arbitri del potere, alla riduzione delle libertà politiche, ad accettare le durezze economiche e – forse – anche la guerra: dopotutto, il potere ci sta difendendo dal “terrorismo”, e ‘ci vuole più Europa”..)

La truffa del sistema bancario

Condividi su:

La truffa del sistema bancario


Lo Stato Italiano (e gran parte degli altri Stati Sovrani nel Mondo) ha abdicato alla propria Sovranità Monetaria a favore della Banca Centrale (prima Banca d’Italia, ora Banca Centrale Europea).

Questi “Fantasmi Giuridici” sono privati, appartengono a Banche Private di Banchieri Privati, e quindi rispetto al Cittadino (ignaro, ignorante, indifeso e spesso indifferente) adoperano la logica del ‘servirsi’ e non del ‘servire’, unico comportamento etico (v. Giacinto Auriti). Come tutte le Corporation, le Banche non sono orientate all’Etica ma al Profitto (v. Domenico De Simone).
I politici sono “camerieri dei banchieri” per quei personaggi che hanno saputo ‘vedere’ al di là della cortina di fumo e menzogna che cela la vera realtà del sistema bancario e finanziario dell’Italia e di tutto il Mondo e che si chiama Usurocrazia (v. Ezra Pound).
Se lo Stato stampasse la propria moneta, così come conia le proprie monetine, si estinguerebbe di colpo il mostruoso Debito Pubblico che grava su tutti Noi, i Nostri Figli e quindi il Nostro Futuro.
Si spezza così la catena della schiavitù della moneta-bancaria, catena forgiata dalla creazione dal nulla della moneta-debito (‘ex nihilo’ – v. Maurice Allais). Il Popolo, di nuovo padrone della propria Sovranità Monetaria, tornerebbe a Vivere.
La banconota da cinquecento lire “Mercurio” di proprietà dello Stato

Ora facciamo un esempio.

Lo Stato paga un Dipendente Pubblico 1.400 euro, che in contanti equivale ad un mazzetto di 14 banconote da 100 euro nominali (valore nominale = di facciata, quanto stampato sulla carta-moneta). Attualmente ogni banconota costa allo Stato 100 euro, più gli interessi (mettiamo che il Tasso di Sconto, che è il costo del denaro tra Banca Centrale e Banche Locali, è al 2,5% e che si applichi anche allo Stato). Al Banchiere la stessa Banconota costa 3 centesimi di euro (3 eurocent = 0,03 euro = valore intrinseco = costo di produzione = costo medio della carta, inchiostro, tecniche anticontraffazione
ecc…).
Il Banchiere ricava 1.435 euro (100 x 2,5% x 14). Il Banchiere spende 0,42 euro (14 x 0,03). Il Banchiere guadagna 1.434,58 euro (1.435 – 0,42) e questo è il signoraggio sullo stipendio di un singolo dipendente. Quanti sono i Dipendenti Pubblici? 3 milioni? Quant’è lo stipendio medio? Quello indicato? Un po’ meno, un po’ di più? Fate voi gli aggiustamenti… Uno stipendio di 1.400 euro ‘costa’ allo Stato 1.435 euro. Lo stesso meccanismo per una strada, un ospedale, un ponte, un carroarmato, un telefono… E queste spese dello Stato vanno saldate, con le Tasse. Calcoliamo, da Bar dello Sport, la Tassa che tutti i cittadini devono pagare per saldare 1.435 euro x 3 milioni di dipendenti pubblici.
Non facciamoci distrarre e lasciamo ai politici giocare sul fatto se i Dipendenti pubblici sono tanti o pochi o il giusto, e se i ponti servono o non servono, se gli Ospedali e le scuole vanno privatizzate o no. Noi ormai abbiamo capito che anche UN SOLO dipendente costerà sempre più di quanto il poverino intasca.

Mille Lire “Giuseppe Verdi”, di proprietà della Banca d’Italia
Facciamo due conti: 1.435 x 3.000.000 = 4.305.000.000 euro ! 4,3 miliardi di euro al mese ! e poi ci sono le strade, gli Ospedali ecc…
E se lo Stato stampasse i propri soldi? Stampare un mazzetto di banconote che valgano 1.400 euro costa 0,42 euro, ricordiamolo… 0,42 x 3.000.000 = 1.260.000 euro! Il Pubblico Impiego allo Stato costerebbe 1,6 milioni di euro al mese ! E’ assurdo?!?! 4,3 miliardi di euro contro 1,6 milioni di euro?
Quanti contribuenti ci sono in Italia ? Facciamo pagare anche i gatti? Diciamo 30 milioni? Trovate Voi i dati precisi. .. 4,3 miliardi di euro / 30 milioni di tassati = 143 euro! 1,6 milioni di euro / 30 milioni di tassati = 0,05 euro!
Con il signoraggio del Banchiere, il Pubblico Impiego costa al Contribuente (attualmente) 143 euro al mese, senza signoraggio invece, solo 0,05 euro al mese. E gli impiegati non perderebbero Potere d’Acquisto perché le banconote sarebbero garantite dallo Stato, quindi dalla comunità tutta, per semplice convenzione, perché la banconota avrebbe il valore che tale convenzione ‘induce’ nella carta. È il Popolo che accettando la carta-moneta (per convenzione tra i Cittadini stessi di una Società) ne crea il valore, con il principio dell’induzione, scoperto dal Prof. G. Auriti.

Non serve neanche la riserva aurea (in ogni caso e di fatto già assente dal 1971, con la fine degli accordi di Bretton Woods, per volere di Nixon e la chiusura della Gold Window).
Stesso discorso per le strade, pensionati, ospedali… Lo Stato pagherebbe le Ditte che fanno le Grandi Opere con moneta propria, non carica di Usura Bancaria. La realizzazione di Servizi e Lavori Pubblici saranno discussioni squisitamente politiche e non economiche. Sarà il consenso popolare a determinare investimenti, senza dipendere da Usurai.
Se il Popolo ritiene necessario un ponte, lo Stato stampa i soldi necessari per fare quel ponte. Così non si avrà inflazione perché, a costo zero (spese tipografiche), si crea il bene-moneta per realizzare il ponte, ossia il suo equivalente Bene Reale (concetto base del Credito Sociale. v. L’Isola dei Naufraghi, di Louis Even).
Da qui si può partire per creare il Reddito di Cittadinanza, perno concettuale e pratico per slegare il Popolo dalle angherie e ricatti dei Detentori del Potere di Emettere Moneta.

Il segreto del capitale

Avete accumulato un piccolo o grande risparmio: 50 mila euro, 100 mila. Anche 500 mila, se siete un dentista o un bottegaio. La propaganda del capitalismo terminale vi invita, anzi vi spinge, vi obbliga a farlo fruttare: nel futuro, vi dice la sirena seduttrice, vi ritroverete con una bella somma, ben accresciuta, che renderà serena la vostra vecchiaia. Voi, perciò, affidate i vostri risparmi a un fondo d’investimento, a un fondo pensione. Se i risparmi sono alti, a una società di gestione dei patrimoni. Ogni fondo ha un gestore: un esperto, uno che sa – diversamente da voi – come far fruttare i vostri soldi. Li impiega in azioni e obbligazioni, da esperto qual è: i titoli più lucrosi, nel mix più sapiente.
La realtà è un po’ diversa.
La prima cosa che fa’ il gestore, appena ricevuti i vostri soldi, è: comprarsi la Mercedes più grossa sul mercato, aggiungervi una Porsche per i suoi week-end, accaparrarsi un attico di lusso. Per vivere da ricco.
La Mercedes nuova del gestore dovrebbe suscitare qualche sospetto. Si sta occupando davvero di far diventare ricchi noi? La Mercedes l’ha comprata coi soldi nostri; fossero stati suoi, magari, avrebbe scelto un modello più economico. Speriamo almeno che accresca il nostro risparmio, il nostro modesto capitale.
In realtà, i gestori dei fondi, in media, non riescono quasi mai a battere l’indice.
Lo hanno provato studi seri: perdono soldi più o meno come avreste fatto voi, se aveste giocato in Borsa personalmente. Almeno vi sareste rovinati da soli, senza pagare commissioni. Perché questo è il punto: perda o vinca, per il gestore è lo stesso. Lui, guadagna sempre: si fa pagare per gestire i vostri risparmi. In anticipo. Grasse commissioni. Il capitale, del resto, mica è suo: è vostro. Suo è il lucro. Ancor peggio, se vi consigliano di mettere i soldi in azioni.
Dicono in America: sulla porta di Wall Street (la Borsa) c’è una scritta:Caveat Emptor, stia attento il compratore.
Ma questa scritta la vedono solo gli esperti, gli speculatori professionali. E, loro, non hanno nessun interesse ad aprirvi gli occhi, perché la vediate anche voi. Anzitutto, non vi avvertono che la Borsa è come la caccia alla volpe: un gioco per grandi abbienti. Anche negli Stati Uniti, dove tutti hanno qualcosa in azioni, il 10 per cento delle famiglie detiene l’86 per cento dei titoli. Uno degli scopi primari (e il meno confessato) della Borsa è di fabbricare capital gains (profitti sul capitale) per consentire ai miliardari di evitare le tasse: il prelievo fiscale sui redditi di lavoro è aggressivamente progressivo, sui capital gains o è zero, o è a percentuale piatta (non aumenta col reddito).



Ma la Borsa serve anche per fabbricare perdite, in modo da compensare profitti: sempre per consentire ai signori di sfuggire al fisco.

Tuttavia, la Borsa ha bisogno dei piccoli risparmiatori. Altrimenti, essendo un gioco a somma zero, chi potrebbero spogliare i professionisti dell’azzardo? Da qui l’invito generale, nei tempi del capitalismo ultimo, a diventare tutti azionisti. Lo chiamano capitalismo democratico: senza dire che esso presenta per il padronato alcuni vantaggi collaterali. Per esempio, se un’azienda paga i suoi lavoratori, in parte, con proprie azioni (come avviene in Usa, e si vorrebbe cominciare a fare in Europa), su quell’emolumento non deve sborsare i contributi previdenziali.
Cercano di stimolare persino il vostro patriottismo: “mettendo i risparmi in Borsa, finanziate le aziende italiane”
Mentre non è vero: le imprese si finanziano sul mercato dei titoli solo in percentuale marginale; per lo più s’indebitano con le banche, emettono bond oppure obbligazioni, o presso merchant bank.
Sempre più seducente, si ripete l’urgente invito a investire i risparmi nei fondi, anche per assicurarsi la pensione: tra vent’anni, il vostro pacchetto di azioni avrà preso un bel valore, e potrete cominciare a realizzarlo.
È una frode: le azioni, fra vent’anni, saranno quasi sicuramente ribassate.
Per il solo fatto che allora ci saranno meno italiani di oggi, e quindi la domanda di azioni sarà più debole. Negli anni ’70, un analista americano di nome Gelvin Stevenson provò a confrontare le performances borsistiche secondo le varie classi di reddito: scoprì che chi ha redditi alti vince, e chi ha redditi bassi, tendenzialmente, perde. E che perde tanto più, quanto più il suo reddito è basso.

Fino a pochi anni fa, gli agenti di Borsa – mediatori necessari, se volete acquistare azioni – erano una casta chiusa, un monopolio. Questi sacerdoti del mercato e del rischio, stranamente, si erano protetti da ogni rischio, e dalla concorrenza sui prezzi. Si facevano pagare in commissioni fisse. Ancor oggi, che vincano o perdano (coi soldi vostri), ha poca importanza: loro incassano per ogni transazione che operano a vostro nome. A volte comprano e acquistano coi soldi vostri, solo per accrescere il loro onorario.

Diversi anni fa, a New York, un povero risparmiatore di nome Guy R. Pierce affidò il suo modesto gruzzolo, 3 mila dollari, agli agenti Richard, Ellis & Co. Nel giro di un mese, Pierce ritrovò il proprio patrimonio ridotto a 110,98 dollari in liquidità e 50 dollari in azioni. Come scoprì il giudice a cui il malcapitato si rivolse, il suo agente era giunto ad operare sul conto del cliente, in un mese, “fino a 15 acquisti di un solo titolo per complessivi 31 mila dollari, e altrettante vendite di quel solo titolo per oltre 26 mila dollari. In un caso il broker vendette allo scoperto un titolo per ricomprarlo lo stesso giorno, perdendo in entrambe le transazioni”.
Per questa splendida performance, la Richard, Ellis & Co. addebitò a Pierce commissioni per 1022 dollari. Il capitalismo terminale, finanziario, come tende a retribuire il minimo possibile il lavoro, così tende a non retribuire il risparmio. In ogni caso, la sua vittima predestinata è il lavoratore-produttore, colpito da due parti: da salariato, e da risparmiatore. Il risparmio è una sciagura, di questi tempi. Come Pinocchio, incauto, mostra al Gatto e alla Volpe i suoi zecchini d’oro, così accade a voi risparmiatori quando mettete il denaro risparmiato in banca. In tal modo, il Gatto e la Volpe sono al corrente di quanto avete.
Da quel momento, hanno un solo pensiero: portarvi via i soldi. Già il bancario allo sportello, ben istruito, vi fa’ notare che tenete cifre troppo grosse sul conto corrente, che non rende niente (ma non è la banca a fare in modo che non renda niente?). Mettetelo nei nostri fondi, il vostro capitale. Che rendono il 3, il 5. Detratte, come ovvio, spese e commissioni. A Pinocchio, il Gatto e la Volpe parlarono di un favoloso orto, dove gli zecchini, seminati, avrebbero generato alberi di zecchini, con frutti d’oro.
Voi risparmiatori venite convinti, né più né meno di Pinocchio, che quel campo dei miracoli esiste. E dove sia, lo sa solo il gestore. Invece, se proprio le cose vanno bene – se la Borsa sale, una situazione in cui anche gli inesperti guadagnano – il gestore sì farà fruttare il vostro risparmio il 7, anche il 18%; ma a voi, fateci caso, sarà attribuito il 4, o il 14%. Il resto, arricchisce i gestori.
Se le cose vanno male in Borsa e il gestore (come sareste capace di fare anche voi) perde, il danno è tutto vostro.
Non rivedrete più il vostro capitale. Ve ne daranno due o tre motivi. Primo: “non le conviene uscire adesso”. Secondo: “il suo capitale, in questo momento, non è liquido” (i titoli non sono realmente liquidi, ossia vendibili in tempi di crisi, di calo rapido dei corsi: nessuno li compra). Fino al terminale argomento: “il suo capitale è perduto. Non sapeva di averlo impiegato in un investimento a rischio?”.

È il metodo del Gatto e della Volpe. Il vostro capitale, per loro, è un fastidioso passivo: perché devono pagarvi qualcosa, un interesse, un frutto, sborsandolo di tasca loro. L’attivo, per loro, non è il vostro capitale, sono i frutti che loro possono introitare, moltiplicati, dal vostro risparmio. Quelli, se li tengono loro quanti più possono. Ma allora che fare? Lasciare i soldi in banca, su conto corrente che non rende niente? Perché almeno sono liquidi, cioè li potete ritirare in ogni momento? Ah, poveri imperdonabili Pinocchi: voi ignorate tutto della banca, ignorate i trucchi del credito, ignorate gli impegni che avete assunto quando avete messo i soldi in banca.

È appunto sulla vostra ignoranza che ingrassano i finanzieri, gli speculatori, i banchieri. Il trucco comincia lì, proprio nella banca. La banca vi fa’ credere che presta il vostro denaro ad attività produttive. Se avete messo 100.000 euro in deposito, essa presta – vi fa’ credere – i 100.000 euro a un imprenditore che chiede un fido. Così spiega la forbice fra il tasso passivo che paga a voi – l’1 per cento d’interesse, che con l’addebito delle spese diventa lo 0 per cento, o addirittura un interesse negativo (e voi già ci perdete, per il solo fatto di aver affidato i soldi alla banca) – e il tasso attivo che fa’ pagare all’imprenditore, indebitandolo: il 7%, magari il 12 o più.
Voi credete che questo sia il lucro della banca: 7 meno 1, 12 meno uno. In percentuale su quei 100 mila euro, fa’ un guadagno di 7mila o 12mila. Un po’ eccessivo, ma insomma la banca corre dei rischi: l’imprenditore può diventare insolvente, la banca ha delle spese. Il lucro è legittimo. Così credete voi. Ma la banca, sul vostro deposito, in realtà lucra non il 7 ma il 28%, non il 12 ma il 48%. La banca ha davvero scoperto il campo moltiplicatore degli zecchini; solo, non ve ne fa partecipi. A voi, riconosce solo l’1 per cento. Come avviene? Dov’è il trucco?
Il trucco è: quando voi depositate in banca 100 euro, la banca può creare fra i 10 e i 20 prestiti da 100 euro ciascuno: ossia “crea” moneta per mille o duemila euro.
Nei paradisi fiscali, dove non si richiedono riserve obbligatorie, anche di più, fino a 10 mila euro. E su tutto quel denaro inventato e dato a prestito la banca lucra gli interessi.
Ma come fa’ la banca, obietta Pinocchio, a prestare denaro che non ha in cassa? Può perché sa che i depositanti non ritireranno tutti insieme la totalità dei loro depositi, né i debitori realizzeranno di colpo i loro fidi. Lo faranno a poco a poco, secondo necessità; lo faranno per lo più emettendo assegni, non ritirando contanti. Basterà il flusso di cassa (il debitore paga gli interessi con denaro vero) per consentire alla banca di pagare contanti ai depositanti, relativamente pochi, che chiedono soldi veri. Per mantenere il pubblico nell’illusione che la banca è solvente, che i soldi li ha. Ma quei soldi, non sono altro che scritture contabili.
Tra l’85 e il 95% del denaro circolante è creato dalle banche.
Attraverso l’apertura di credito. Moneta-credito. Moneta scritturale, come si dice nel gergo della banca. O anche, in America: moneta creata dall’aria, fiat money. O come dice Maurice Allais, l’unico economista Nobel affidabile: moneta creata ex nihilo. “Ex nihilo”: può essere più chiaro?
Ezra Pound, che aveva compreso il trucco, ne era diventato quasi pazzo nello sforzo di avvertirne il pubblico, di gridarlo in versi ruggenti, di svegliare Pinocchio, l’ingannato, dalla sua auto-illusione. Citava di continuo la definizione che l’Enciclopedia Britannica, monumento del pensiero politicamente corretto, dava della banca: “la banca lucra gli interessi dal denaro che crea dal nulla”. Ogni banca, avendo in cassa depositi per cento euro, paga per quel deposito l’1 per cento; poi ne presta almeno 400 al 7%, lucrando 28 euro di interessi.
Si può essere più chiari di così? Ma Pinocchio continua a dormire: noi, voi.
Pound sapeva anche questo, e citava una frase che il primo lord Rotschild avrebbe pronunciato nel 1861: “pochissimi capiranno il sistema, e quelli che lo capiranno saranno occupati a far soldi. Il pubblico probabilmente non capirà che è contro il suo interesse”. È così. Talora, in certi momenti roventi della storia economica, specie in Usa, le banche hanno creato denaro dal nulla in percentuali enormi, senza il più flebile rapporto coi depositi di cui avevano l’affidamento. In quei rari momenti, tragici crack che rovinavano milioni di uomini e donne, il loro bluff è stato rivelato: troppi depositanti si sono precipitati allo sportello per riprendersi i soldi, e si è visto che la banca, quei soldi, non li aveva. Ma da tempo hanno imparato la quota di espansione della moneta falsa che non inquieta i gabbati risparmiatori.
Nei paesi europei, questa quota è fra quattro e sei volte i depositi. Da noi per esempio, con una riserva obbligatoria del 15%, le banche possono, su depositi ammontanti a 2 milioni di euro, fare crediti per 11.333.333 milioni: quasi il sestuplo. E sulla differenza, 9.333.333, la banca estrae gli interessi.
È denaro falso.
È denaro vuoto.
Ma il denaro, anche falso, comanda il lavoro: l’imprenditore che ha ottenuto un fido fa’ sgobbare gli operai e funzionare i macchinari, per guadagnare tanto da restituire i ratei del capitale con gli interessi. Così il denaro vuoto si riempie con la vera fonte della ricchezza, che è il lavoro e il sudore degli uomini. Ma così, la banca preleva continuamente un tributo occulto su tutte le attività produttive dell’uomo. Ogni lavoratore, ogni imprenditore, è suo schiavo.
Basta che la banca espanda il credito (crei pseudo-capitale) e vedrete i lavoratori accelerare il ritmo, sudare e affannarsi come burattini impazziti per pagare gli interessi sul debito, su quel denaro falso; basta che restringa il credito, e i lavoratori saranno licenziati a migliaia.
Anche se noi, personalmente, non prendiamo a prestito denaro dalle banche, tuttavia paghiamo degli interessi, senza saperlo, come consumatori.
Infatti ogni prezzo che paghiamo, ogni merce o servizio che compriamo, contiene un certo ammontare di interessi.
Margrit Kennedy, una economista del centro-studi Hermann Institut Deutschland, ha provato a determinare la quota d’interessi che paghiamo (alle banche) per alcuni servizi pubblici in Germania. Per la raccolta dei rifiuti (un’attività che impiega poche macchine e molta manodopera), tale quota è il 12% del prezzo. Per l’acqua potabile, il 38%. Per l’edilizia popolare, il 77%. In media, su tutti i beni e i servizi, paghiamo il 50% di interessi. Nei tempi medievali, i sudditi pagavano al signore feudale, o alla Chiesa, “la decima”, ossia solo il 10% dei loro introiti. Oggi paghiamo cinque volte la decima ai prestatori di capitale. Il feudalesimo non è tramontato; s’é rafforzato, sotto altra forma.
La sola salvezza sarebbe non stare al gioco. Ridurre l’indebitamento delle famiglie e delle industrie, e degli Stati. Ma le banche non lo consentono: esse vogliono indebitare il mondo, perché il mondo lavori per esse. Ecco perché Ezra Pound scrisse quella frase strana, per avvertirci: “un popolo che non s’indebita fa’ rabbia agli usurai”. Perché sarebbe ben possibile allo Stato emettere moneta libera da interessi, moneta liberatrice dalla schiavitù delle banche e dalla necessità d lavorare per le banche.
Ma questa prerogativa è, in Europa, positivamente vietata dal Trattato di Maastricht, nell’articolo 104. Perché le banche indebitano, in modo primario ed essenziale, i governi. Gli Stati. Questi non possono stampare moneta; devono emettere Buoni del Tesoro, titoli in cui riconoscono il loro debito, e consegnarli alla Banca Centrale, che emette moneta per un valore pari ai titoli emessi. In tal modo, anche sulla moneta della nazione la banca – perché la Banca Centrale è dovunque proprietà privata delle banche – preleva un interesse, i frutti dei Buoni.
Solo pochi statisti hanno osato stampare moneta di Stato, non gravata da interessi. Quei pochi, pochissimi, hanno provato sul loro corpo la rabbia degli usurai. Nessuno di loro è morto tranquillo nel suo letto, tra questi ricordiamo in particolar modo Abramo Lincoln e JF Kennedy.
Alla fine del 1862 Abramo Lincoln ebbe bisogno di 449 milioni di dollari di allora per finanziare la guerra di secessione, in pieno corso. Le banche si offrirono di creare quella moneta con il solito metodo: ma chiesero il 30% d’interesse, per via dei rischi della guerra che rendevano lo Stato debitore a rischio d’insolvenza. Lincoln allora ricorse al potere che gli veniva dalla costituzione americana, articolo 1: sottopose al Congresso, che l’approvò, la proposte di emissione di banconote di Stato (greenback), prestito che il popolo può fare a se stesso, senza pagare gli interessi. In piena guerra, si videro l’agricoltura e l’industria nordiste tornare a fiorire.
Il lavoro umano, comandato da denaro abbondante, riempì quei biglietti di ricchezza reale. Nel 1864 Lincoln si ricandidò alla presidenza, dichiarando pubblicamente la sua intenzione di continuare ad emettere moneta di Stato, invece che acquistarla ai banchieri di Londra. Secondo una tradizione difficile da controllare, il superbanchiere londinese sir Goschen (ebreo) disse ai suoi pari: “se questa insana politica finanziaria perdurasse, quel governo fornirà la propria moneta a costo zero. Non avrà alcun debito. Avrà tutto il denaro necessario per i suoi commerci. Questo governo dev’essere distrutto, o distruggerà ogni monarchia del mondo”.
Era l’inizio del 1865. Il 14 aprile dello stesso anno, Lincoln cadeva sotto le revolverate di un sicario.
Era accaduto già ad Alexander Hamilton, il segretario al Tesoro di George Washington, fondatore della banca nazionale americana, emettitrice di banconote di Stato: fu ucciso in duello, non ancora cinquantenne, da uno spadaccino professionale. Sarebbe accaduto anche a Hitler, colpevole di aver ridotto al minimo le transazioni valutarie nei commerci internazionali, sostituendolo con un sistema di scambio di merci fisiche.
Anche su Ezra Pound, come sappiamo, calò la vendetta degli usurai. Egli aveva cercato di proclamare al mondo il trucco del capitale: i soldati americani lo esposero in una gabbia nella Pisa liberata.
Poi, per 13 anni, fu recluso in manicomio. Il più grande poeta americano.

Fonte: http://antimassoneria.altervista.org/

Continua a leggere

1 693 694 695 696 697 698 699 1.214