I “Fratelli Maggiori” vogliono edificare il Terzo Tempio per incoronare il loro “Messia”
Segnalazione di Federico Prati
https://www.youtube.com/watch?v=9LqSLq_rr5k
L’incontro sul Terzo Tempio è stato cercato e voluto dall’architetto Sonia Hidalgo Zurita Helena per portare a me i piani per la costruzione del Terzo Tempio. È grazie alla sua grande fede in Dio Onnipotente ed al suo lungo e faticoso lavoro eseguito in umiltà che oggi tutti possiamo ammirare e godere della visione del Terzo Tempio, il Tempio della Pace Eterna.
Pace e Benedizione siano con te, Sonia.
HYACH MESHCRY EL ZERACHH
Relazione del Morè Carmine Davide Delle Donne
Desiderio preliminarmente ringraziare la Comunità Ebraica di Roma per l’
accoglienza concessaci e le gentili signore e i distinti signori intervenuti.
I nostri studi, che conduco da oramai più di trent’anni, si sono dall’inizio occupati del Terzo Tempio in Gerusalemme, la sua ricostruzione ed il contesto in cui questo deve avvenire.
Questo tipo di studi rivengono da una antichissima tradizione risalente agli ebrei Dardain, dello Yemen, cui apparteneva il Morè Haim Wenna.
Il nostro percorso di studi è differente da quelli comuni poiché si basa su conoscenze della Torà, del mondo e della natura che non sono né possono essere scritte sui libri, pur essendo compiutamente e perfettamente inscritte nell’alveo della Legge di Mosè nostro Maestro.
Questo incontro, fortemente voluto dall’architetto Sonia Helena e ben volentieri accettato e incoraggiato da noi, si situa nel nostro percorso in un momento in cui, terminata la pubblicazione del testo “IL TERZO TEMPIO” riveniente dagli studi fin qui condotti e basati sulle profezie del profeta Ezechiele al riguardo, ci accingiamo a intensificare i rapporti con alcune organizzazioni, tipo il Temple Institute di Gerusalemme di cui facciamo parte, per poter portare la consapevolezza della necessità del Terzo Tempio nel mondo, per Israele e per le Nazioni.
In questo, la signora Sonia ci ha posto dinnanzi l’intera struttura del Terzo Tempio.
A cosa serve il Terzo Tempio? Non è una domanda banale. E non si può ricevere una risposta banale. Il Terzo Tempio è ciò che Israele attende da oramai duemila anni. Questa attesa è dovuta alla centralità che il Tempio ha nella vita religiosa e nelle pratiche cultuali prescritte nella Torà. Come sarebbe infatti possibile il prescritto pellegrinaggio di Pesach a Gerusalemme, se non vi è un Tempio dove recarsi? Questa impossibilità di compiere un obbligo, come molte altre prescrizioni con lo stesso vulnus, hanno creato un vuoto tragico nella quotidianità della pratica religiosa per tutto il popolo ebraico. Ma questo non possiamo certo considerare sia il frutto di una guerra persa con un esercito o con un conquistatore, per quanto potente.
Il luogo dove Iddio Benedetto ha permesso si potesse ricordare il Suo Nome, non può certo essere stato distrutto da uomini. Il Disegno Divino si compie per vie che non sono immediatamente comprensibili, e quando dico immediatamente mi riferisco a periodi di secoli, millenni anche.
Ma si compie.
Il Terzo Tempio è, mi auguro, chiaro a tutti che deve essere il Tempio della Pace Eterna per tutta l’Umanità, altrimenti non può essere. Quando affermo che deve essere per tutta l’umanità non ci sono scorciatoie: realmente voglio dire per tutta l’umanità, ebrei, cristiani, islamici, e tutti le genti del mondo.
Solo così sarà possibile che la Shekhinah e la Benedizione del nostro Dio, il Dio di Abramo, padre di una moltitudine di nazioni, di Isacco, santificato nel mistero del sacrificio e di Giacobbe, da Iddio chiamato Israele, possa tornare ad abitare in mezzo agli uomini permanentemente.
Tutta l’umanità si troverà ad essere in pace e il Tempio sarà il suggello di Dio per la raggiunta pace finale fra tutte le genti: la meta del Disegno Divino che viene rivelato.
Carmine Davide Delle Donne
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CENTRO-DESTRA: REQUIEM PER L’UNIONE DEI MODERATI
Michele Rallo
Centro-destra: dove eravamo rimasti? Ah, si, ai risultati delle amministrative “col botto”; anche se l’eco dei ballottaggi italiani era rapidamente svanita sotto l’onda d’urto del Brexit e dell’orgia di commenti (spesso ridicoli) che ne era seguìta.
Eppure, a ben guardare, sia le amministrative italiane che il referendum inglese (per tacere delle presidenziali austriache, annullate per palesi irregolarità) hanno dato – per quanto attiene al nostro “fronte interno” – una duplice, precisa indicazione. Evidente il suo primo aspetto, quello che riguarda il bulletto fiorentino: un avviso di sfratto.
Ma – a ben guardare – è altrettanto chiaro anche il secondo segnale: un De profundis per la “unione dei moderati” vagheggiata da un Berlusconi rimasto politicamente al 1994. Quanto diversa sia la realtà italiana ed europea del 2016 è chiaro a tutti. E non tanto per le dinamiche nazionali (la “seconda repubblica” si è rivelata assai peggiore della prima), quanto per il quadro generale, segnato in modo irreversibile dalla degenerazione antipopolare delle istituzioni dell’UE e da un’invasione migratoria che, nei piani di chi l’ha progettata, dovrebbe condurre alla fine degli Stati nazionali ed al completo imbastardimento (etnico e culturale) delle popolazioni europee.
STAR TREK E LA FANTASCIENZA GAY
Segnalazione Redazione BastaBugie
Intanto dagli Usa arriva Chalice, il primo supereroe transessuale
da Osservatorio Gender
Nel nuovo film di Star Trek (“Star Trek Beyond”) uno dei personaggi principali farà un pubblico coming-out. Il primo personaggio apertamente e dichiaratamente gay della saga sci-fi sarà infatti Hikaru Sulu,interpretato dall’attore John Cho. Nella pellicola sì scoprirà che Sulu è impegnato in una relazione omosessuale con un altro uomo, e insieme stanno crescendo una bambina. John Cho ha spiegato: “Mi è piaciuto l’approccio, che non voleva rendere particolarmente importante il momento, normalità verso la quale spero che la specie umana si stia muovendo, e il fatto di non politicizzare l’orientamento sessuale delle persone”. Nella serie televisiva andata in onda dal 1966 al 1991 Sulu era eterosessuale mentre il suo interprete, George Takei, ha rivelato la propria omosessualità nel 2005. Il caso vuole… Il lungometraggio verrà distribuito nelle sale italiane a partire dal 21 luglio, trasportando nuovamente un personaggio gay nella cinematografia. Qui, i limiti della fantascienza di Star Trek, sono assolutamente superati dai limiti della follia di un mondo che va ormai totalmente alla rovescia. Nota di BastaBugie: l’articolo sottostante dal titolo “Dagli Stati Uniti arriva Chalice, il primo supereroe transgender” parla dell’ultima (squallida) trovata di Paul Jenkins, autore storico della Marvel, che darà così un bel contributo alla “normalizzazione” dei transgender. Ecco dunque l’articolo completo pubblicato su Osservatorio Gender il 7 luglio 2016: Negli Stati Uniti è in arrivo il primo supereroe transgender con un ruolo di primo piano. Sebbene, nel mondo dei fumetti, vi siano già stati, infatti, in passato personaggi transgender essi hanno sempre recitato un ruolo secondario. Chalice, il personaggio al centro della nuova serie Alters, per la prima volta rivestirà invece la parte di protagonista, dando così un bel contributo alla “normalizzazione” transgender. La storia sarà scritta da Paul Jenkins, autore storico della Marvel, azienda statunitense di proprietà di The Walt Disney Company, creatore di kolossal come Inhumans, L’incredibile Hulk, L’uomo ragno e Origin, la fortunata serie incentrata sul passato di Wolverine. Alters prevede che, in un futuro ormai prossimo, le persone con speciali abilità iniziano ad emergere e le loro mutazioni conferiranno a tali personaggi dei vantaggi analoghi a quegli degli X-Men della Marvel. Jenkins confida che la serie con al centro il personaggio transgender diverrà presto molto popolare: «Chalice resterà il personaggio centrale dell’intera serie. Credo che diventerà molto popolare». Secondo la trama, Chalice vive sotto le sembianze di Charlie Young, secondo di tre fratelli, preoccupato che la sua transizione possa avere delle conseguenze su tutta la famiglia già colpita dalla disgrazia di avere un figlio affetto da paralisi cerebrale. La storia prende le mosse dal momento in cui Chalice decide di intraprendere la terapia ormonale ed è in attesa di rivelare il tutto ai suoi genitori. L’autore di Alters sottolinea come, nella stesura della sua storia, sia stato scrupolosamente attento a contemplare anche altre tipologie di discriminazione oltre alla tematica LGBT: «Comunque, ho cercato di fare in modo che tutto il libro non fosse centrato solo sui temi LGBT. Abbiamo anche altri esempi di personaggi che si trovano in situazioni di svantaggio e che, per questo, sono soggetti a discriminazioni continue; un personaggio che cambia forma continuamente e che si rompe il collo; un altro affetto da stress post-traumatico, ad esempio». Di fatto, per la prima volta nel mondo dei fumetti, il protagonista al centro della storia non sarà maschio o femmina ma un po’ dell’uno e un po’ dell’altro in perfetto ed ossequioso stile gender fluid!
Verona Pulita: Caso “Ferroli”, Fondazione Arena, Agec
segnalazione di www.veronapulita.it
“Ferroli: un’ecatombe sociale e tante famiglie distrutte, boicotteremo i loro prodotti” |
“La Fondazione ha 29 milioni di buco. Disastro della coppia Tosi-Girondini, porteremo carte alla Guardia di Finanza”(bilancio consultabile suhttp://www.vvox.it/wp-content/uploads/2016/07/Bilancio-FAV-2015.pdf) Michele Croce, candidato sindaco del movimento Verona Pulita, rende noti i dati contenuti nel bilancio approvato dal commissario Fuortes lo scorso giugno Verona – 19 luglio 2016 – “Con quattro mesi di ritardo siamo finalmente riusciti a scoprire che la Fondazione Arena ha ben 28 milioni e 600mila euro di debiti complessivi, di cui otto con … |
“Bilancio Agec, attivo ridicolo e 7.000 euro per il nuovo logo. Hanno ridotto manutenzione ordinaria”Michele Croce, già presidente di Agec Verona, commenta l’approvazione da parte della Giunta del bilancio della partecipata dal Comune Verona – 16 luglio 2016 – “Provo imbarazzo per come hanno ridotto Agec: quella grande realtà che era un patrimonio per la città è ormai diventato un consulenzificio: oltre 380mila euro per incarichi affidati ad esterni rispetto all’azienda, rispetto ai 350mila … |
“Papa” Lutero II
Segnalazione di Gianni Toffali Questa nota è uscita su “L’Espresso” n. 30 del 2016, in edicola dal 22 luglio, nella pagina d’opinione dal titolo “Settimo cielo” affidata a Sandro Magister.
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351342?refresh_ce
Un papa che non s’era mai visto. Un po’ protestante
L’idillio tra Francesco e i seguaci di Lutero. L’allarme di cardinali e vescovi contro la “protestantizzazione” della Chiesa cattolica. Ma anche la diffidenza di autorevoli teologi luterani di Sandro Magister
ROMA, 22 luglio 2016 – Nell’allarmata lettera che tredici cardinali di cinque continenti si apprestavano a consegnare a papa Francesco all’inizio dell’ultimo sinodo, essi lo mettevano in guardia dal portare anche la Chiesa cattolica al “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna, accelerato dal loro abbandono di elementi chiave della fede e della pratica cristiana, in nome dell’adattamento pastorale”: > Tredici cardinali hanno scritto al papa. Ecco la lettera (12.10.2015) Poi in extremis i tredici cancellarono queste due righe dalla lettera effettivamente messa nelle mani del papa. Ma oggi le riscriverebbero pari pari, visto l’idillio sempre più marcato che si sta sviluppando tra Francesco e i seguaci di Lutero. Il 31 ottobre Jorge Mario Bergoglio volerà in Svezia, a Lund, accolto dalla locale vescovo donna, per festeggiare assieme alla Federazione luterana mondiale i cinquecento anni della Riforma protestante. E più s’avvicina quella data, più il papa manifesta simpatia per il grande eretico. Nell’ultima delle sue conferenze stampa volanti, di ritorno dall’Armenia, ha tessuto l’elogio di Lutero. Ha detto che era animato dalle migliori intenzioni e che la sua riforma fu “una medicina per la Chiesa”, sorvolando sulle divergenze dogmatiche essenziali che da cinque secoli contrappongono protestanti e cattolici, perché – sono sempre parole sue, questa volta dette nel tempio luterano di Roma – “la vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni”: > Conferenza stampa… L’ecumenismo di Francesco è fatto così. Il primato è ai gesti, agli abbracci, a qualche atto caritatevole fatto assieme. I contrasti di dottrina, anche abissali, li lascia alle discussioni dei teologi, che confinerebbe volentieri “su un’isola deserta”, come ama dire neanche troppo per scherzo. La prova finora insuperata di questo suo approccio è stata, lo scorso 15 novembre durante la visita ai luterani di Roma, la risposta che diede a una protestante che gli chiedeva se poteva fare la comunione a messa, assieme al marito cattolico. La risposta di Francesco fu una fantasmagorica girandola di sì, no, non so, fate voi. Ma non perché il papa non sapesse cosa dire. La “liquidità” espressiva era voluta. Era la sua maniera di rimettere tutto in discussione, rendendo tutto opinabile e quindi praticabile: > Risposte del Santo Padre… Puntualmente, è arrivata infatti “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti di Roma che è ormai la passaparola di Casa Santa Marta, a confermare che sì, Francesco voleva far capire proprio questo: che anche i protestanti possono fare la comunione nella messa cattolica: > Comunione per tutti, anche per i protestanti (1.7.2016) Ha un bel dire il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, che “noi cattolici non abbiamo alcun motivo per festeggiare il 31 ottobre 1517, cioè l’inizio della Riforma che portò alla rottura della cristianità occidentale”. Papa Francesco neanche lo ascolta e la festa la fa, incurante che Müller – che era appunto uno dei tredici cardinali della memorabile lettera – la veda come un altro passo verso la “protestantizzazione” della Chiesa cattolica: > Come il cardinale Müller rilegge il papa (29.3.2016) Un papa come Bergoglio, in realtà, a un moderno Lutero non dispiacerebbe. Niente più indulgenze né purgatorio, che cinque secoli fa furono la scintilla della rottura. E invece una superlativa esaltazione della divina misericordia, che lava via gratis i peccati di tutti: > Le indulgenze e il purgatorio? Francesco li ha messi in soffitta (19.12.2016) Non è detto, però, che l’idillio sia ricambiato da tutti i protestanti. In Italia, il loro ceppo storico è costituito dalla minuscola ma vivace Chiesa valdese. E i suoi due più insigni teologi, Giorgio Tourn e Paolo Ricca – entrambi della stessa generazione di Bergoglio ed entrambi formati alla scuola del maggior teologo protestante del Novecento, Karl Barth –, sono molto critici della deriva secolarizzante sia della loro Chiesa, sia della Chiesa di papa Francesco. “La malattia – ha detto Ricca in un recente dibattito a due su “Riforma” – è che siamo tutti volti al sociale, cosa sacrosanta, ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, e fuori da lì siamo muti”. E Tourn: “La politica di papa Bergoglio è un fare la carità. Ma è chiaro che la sola testimonianza dell’amore fraterno non porta automaticamente a conoscere Cristo. Non c’è oggi un silenzio di Dio, ma il silenzio nostro su Dio”: > Una Chiesa in torpore Francesco però va avanti imperterrito e pochi giorni fa ha perfino nominato un teologo protestante suo amico, Marcelo Figueroa, direttore della nuova edizione argentina de “L’Osservatore Romano”: > Pope Francis and His Unofficial Spokespeople
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Dossier: Il Grande Disordine
Vvox: Nizza, retroscena sul kamikaze che non voleva morire
di Matteo Castagna
Nizza, retroscena sul kamikaze che non voleva morire
Vari indizi farebbero pensare che «il killer non ha agito da martire». E che potrebbe non essere neppure Bouhlel
Nell’articolo sui fatti di Nizza del 15 luglio scorso avevo detto che avrei fornito un’analisi più completa, dopo alcune indagini. Le promesse si mantengono. La fonte che utilizzo è un noto giornalista libero e, per questo, più affidabile di altri, che conosco personalmente: Maurizio Blondet, che riporta sul suo maurizioblondet.it questi ed ulteriori contenuti.
La Repubblica, che non è certo un giornale “border-line”, ha inviato a Nizza Carlo Bonini, uno dei più sperimentati cronisti di nera in Italia. E lui scrive: «Il killer non ha agito da martire». Riporta «una testimonianza che rende faticoso credere che Mohamed si stesse preparando a morire». Quella del fratello Jabeur, che dalla Tunisia dice: «mi ha telefonato il pomeriggio di giovedì 14 luglio. Sembrava molto contento. Non faceva che ridere. Negli ultimi tempi non faceva che chiedermi dei nostri genitori. Mi aveva detto che sarebbe tornato presto a vivere a Msaken. E aveva anche cominciato a spedire telefoni cellulari e del denaro. Piccole somme. Trecento, quattrocento euro alla volta».
Era stranamente contento, euforico, dice il fratello. Infine, la corsa del camion. «Lenta, in principio. Poi, dopo una breve sosta, improvvisamente furiosa nel suo ultimo tratto, dove si concentrerà per altro il massimo numero di vittime. Come se a metà di quel tragitto fosse accaduto qualcosa. Un qualcosa che andrà compreso presto se si vuole arrivare alla verità sulla notte del 14 luglio».
Poi: per raggiungere il camion che ha noleggiato e parcheggiato in anticipo di giorni, ci arriva in bicicletta. «Una bicicletta – dice Bonini — che, curiosamente, non abbandona, ma carica diligentemente nel cassone del camion. Come se a un certo punto di quella notte gli dovesse servire. Come se ci debba essere un dopo», appunto. E poi: le armi. Una granata, un kalashnikov, un fucile e una pistola. Solo questa è vera, le altre sono repliche innocue. A che dovevano servire? A un “dopo” che non prevedeva la sua morte. L’ultimo sms che scrive ad uno dei suoi interlocutori, mentre già il camion è in moto, dice: «Manda altre armi».
Non certo a lui, che già è al volante e in marcia. Armi, poi, del tipo finto? «E lo scrive cinque minuti prima di forzare il blocco che immetterà il tir bianco sulla Promenade. Dunque, quelle “altre armi” vanno “mandate” in un punto di consegna che non può essere certo il camion già in movimento». La marcia dapprima lenta. Poi, la breve sosta. Da quel momento, la corsa assassina a 90 all’ora.
Bonini non lo dice chiaro, ma lascia che il dubbio affiori nella nostra mente: dopo la breve sosta, era ancora Mohamed Lahouaiej Bouhlel al volante? O un’altra persona, magari? Di Bouhlel sono rimasti sul cruscotto, accuratamente in vista, la carta d’identità e persino la carta di credito.
E’ il noto classico di queste stragi: anche gli assassini della redazione di Charlie Hebdo sono stati identificati come i fratelli Kouachi perché, nell’auto che avevano abbandonato nella fuga, c’era un documento di uno dei due. Dimenticato, s’è detto: come fosse logico. I Kouachi non li abbiamo mai visti davvero, e sono morti; anche Bouhlel è morto; sarà lui? O solo i suoi documenti?
Perché a Francois Molins, procuratore della repubblica di Parigi, è scappato detto il seguente particolare: il corpo dell’assassino è stato “trovato morto sul sedile passeggeri” del camion. Qualcun altro guidava? Una giornalista del Telegraph intervista un sopravvissuto, Damien Zamon, 25 anni, che era a Nizza quel giorno. Ci abita. «Mio padre, quando al telefono gli ho detto che sarei andato a vedere i fuochi artificiali, mi ha supplicato di non andarci, perché poteva avvenire un attentato».
Il padre si chiama Israel Zamon. Lo ha “supplicato”… Non è affatto insolito: fin dai tempi della Bibbia, ci sono profeti in Israele. E già che ci siamo, poniamo la domanda: come mai lo Stato Islamico è così feroce con la Francia? Tre attentati in 18 mesi, e uno più sterminatore dell’altro. Tutti sotto la presidenza Hollande: eppure Hollande è uno dei più accaniti nemici di Assad in Siria; vuole rovesciarlo da anni.
Era pronto a intervenire militarmente se l’avesse ordinato Obama. Eppure, lo Stato Islamico ce l’ha con Hollande. Precisamente, quello Stato Islamico o Daesh i cui comunicati vengono diffusi dal Site di Rita Katz, rivendica tutte le stragi che hanno costellato la presidenza del Beduino – il più sanguinoso abitante dell’Eliseo.
Come mai? C’è qualche vendetta da consumare fra Hollande e, diciamo, “Rita Katz”? Qualcosa di inconfessabile? Forse può aiutare una vecchia nota di Thierry Meyssan, di Voltairenet. E’ del 2014: «Nel gennaio 2014, Francia e Turchia hanno armato Al Qaeda per attaccare l’”Emirato Islamico in Iraq e Levante” (EEIL, Daesh). Si trattava allora di silurare il piano americano di creazione di un Kurdistan indipendente in Iraq e nel Nord della Siria. Ma a seguito di un accordo con gli USA, nel maggio 2014, la Francia cessava le ostilità contro lo EEIL».
Più che un piano americano, era una promessa israeliana: il governo israeliano ha promesso ai curdi di Mossul che nella risistemazione del Medio Oriente, sarebbe stato dato finalmente loro uno stato nazionale – ritagliandolo fra Irak, Siria e Turchi. Il che può spiegare anche come mai Erdogan sia impazzito e si sente tradito dagli “americani”.
Quanto all’accordo raggiunto da Hollande con “gli americani”, di non impedire più la formazione di uno stato curdo, va aggiunto che è avvenuto dopo alcuni ammazzamenti dalle due parti: un drone americano uccide il comandante di Al Nusra che rispondeva al nome di David Drugeon, militare francese; e un “terrorista islamico” professionale, di nome Mehdi Nemmouche al museo dell’Olocausto di Bruxelles, fulmina due coniugi lì abitanti, che i giornali israeliani diranno agenti del Mossad. Poi Nemmouche salì sul pulmann e si consegnò, con tutto il suo armamento e la telecamera che s’era appuntato sul petto per documentare la sua esecuzione, ai suoi superiori – volevo dire alla polizia francese – a Marsiglia, dopo 800 chilometri.
Lo stesso ‘giornalista’ che ha fatto il video a Nizza, era anche a Monaco. A filmare davanti al McDonald
La sera del 14 luglio, Richard Gutjahr è a Nizza, sulla promenade, e riprende in video la scena del camion che fa’ strage. Il 22 luglio, Richard Gutjahr si trova a Monaco di Baviera: incredibile fortuna/sfortuna, giusto davanti allo shopping center dove il diciottenne “assassino solitario” sta per fare una strage – o l’ha appena fatta.
E’ lui quello che riprende la prima scena, mandata in onda da tutti i media, probabilmente con lauto guadagno per l’autore. Un video le cui circostanze lasciano subito perplesso il giornalista Marcello Foa: “Chi filma è dall’altra parte di una strada molto trafficata e l’entrata di un Mc Donald è quanto di più banale ci sia. Ne converrete: è inverosimile che qualcuno decida di fare un filmino proprio lì e proprio mentre il killer esce, alza il braccio e inizia a sparare. Tanto più che quando l’assassino appare, l’inquadratura stringe subito sul folle tiratore.La circostanza è troppo straordinaria per essere casuale. E allora? E’ evidente che chi ha filmato sapeva quel che stava per accadere. Era lì apposta. Un complice. E dai nervi d’acciaio. Nelle immagini seguenti si vede la telecamera puntata a terra mente l’uomo si allontana velocemente. Poi si sente la sua voce, parla in Hoch Deutsch, il miglior tedesco. Dice ai passanti: “Sta venendo qui. Correte gente”, ma senza urlare, senza panico. Il tono è appena concitato, non è quello di un uomo sconvolto che ha appena assistito a un omicido. Appare controllato, straordinariamente padrone di sé. Chissà se la polizia lo ha già individuato. Chissà se lo identificherà mai. Speriamo”.

Eccolo identificato: Richard Gutjahr, che si definisce un po’ “attore” e un po’ “giornalista indipendente”, riempie you tube di proprie immagini, è sposato con Einat Wilf, ex deputata israeliana nel partito di Netanyahu, che viene dai ranghi della intelligence militare di Sion. C’è qualche polizia che abbia voglia non dico di interrogarlo (sarebbe antisemitismo e negazionismo dell’Oloké) ma intervistarlo su queste sua capacità paranormale?
Se non altro – come mi suggerisce una lettrice – per sapere dove il caro Richard intende fare il prossimo viaggio con strage annessa.
Il giovinotto dovrebbe gradire: dalle immagini che sparge di sé sui social media, gradisce la notorietà. Anche la mogliettina non esita a postare sé stessa su Wikipedia:
Israelizzazione degli europei
Sappiamo così che Einat Wilf, nata a Gerusalemme ma laureata ad Harvard, è tornata in patria per essere arruolata, da tenente, nella Unit 8200 : il corpo (Yehida Shmoneh-Matayim) che si dedica alla

intelligence “dei segnali” (SIGINT). La graziosa signora è stata anche consigliera di politica estera del primo ministro Shimon Peres, membro di un ente chiamato Jewish People Policy Planning Institute , ed editorialista del quotidiano israelian Israel HaYom, uno dei media più vicini a Netanyahu e all’ala estremista del Likud. Nel 2007, la Wilf – veramente ambiziosa! – ha concorso per la presidenza del World Jewish Congress, Congresso Ebraico Mondiale (la centrale delle centrali, si può dire), ritirandosi però prima del voto (sic). Nel parlamento israeliano è entrata nel 2009 – ma solo come sostituzione di un deputato che s’era ritirato. Ha perso il seggio nel 2013. Ha scritto un paio di saggi: My Israel, Our Generation, e Global actors and global politics : the case of the World Jewish Congress campaign against the Swiss Banks(2008).
Dunque nelle due stragi in Europa, sembra trattarsi di una stessa strategia della tensione volta a provocare paura nelle folle. Le stesse paure di uscire, andare al ristorante, sul lungomare; la stessa paura del “musulmano” accoltellatore e assassino …che provano coloro che hanno rubato ai palestinesi terra, case, aranceti.
E ci stanno riuscendo. In un prossimo articolo, converrà ricordare come è stata messa a punto la tecnica della diffusione di ‘états d’esprit‘ collettivi.
(PS – Qualche lettore non riesce a capire “a che gioco giocano”, perché lo fanno.
Il caos e la strage possono essere dei fini in sé, per creature che si sono date al MAle assoluto. Ricordo i suoi attributi: Padre di Menzogna e Omicida fin da Principio. Guardate come sono riusciti a ridurre paesi come Irtakm, Afghanistan, Siria, Libia: ancora non capite? Adesso tocca a noi.
D’altra parte, creare le paura nelle masse europee, bovine ed ovine, serve a renderle sempre più docili agli arbitri del potere, alla riduzione delle libertà politiche, ad accettare le durezze economiche e – forse – anche la guerra: dopotutto, il potere ci sta difendendo dal “terrorismo”, e ‘ci vuole più Europa”..)
La truffa del sistema bancario
La truffa del sistema bancario
Lo Stato Italiano (e gran parte degli altri Stati Sovrani nel Mondo) ha abdicato alla propria Sovranità Monetaria a favore della Banca Centrale (prima Banca d’Italia, ora Banca Centrale Europea).
Ora facciamo un esempio.
ecc…).
E se lo Stato stampasse i propri soldi? Stampare un mazzetto di banconote che valgano 1.400 euro costa 0,42 euro, ricordiamolo… 0,42 x 3.000.000 = 1.260.000 euro! Il Pubblico Impiego allo Stato costerebbe 1,6 milioni di euro al mese ! E’ assurdo?!?! 4,3 miliardi di euro contro 1,6 milioni di euro?
Quanti contribuenti ci sono in Italia ? Facciamo pagare anche i gatti? Diciamo 30 milioni? Trovate Voi i dati precisi. .. 4,3 miliardi di euro / 30 milioni di tassati = 143 euro! 1,6 milioni di euro / 30 milioni di tassati = 0,05 euro!
Il segreto del capitale
Ma la Borsa serve anche per fabbricare perdite, in modo da compensare profitti: sempre per consentire ai signori di sfuggire al fisco.
Fino a pochi anni fa, gli agenti di Borsa – mediatori necessari, se volete acquistare azioni – erano una casta chiusa, un monopolio. Questi sacerdoti del mercato e del rischio, stranamente, si erano protetti da ogni rischio, e dalla concorrenza sui prezzi. Si facevano pagare in commissioni fisse. Ancor oggi, che vincano o perdano (coi soldi vostri), ha poca importanza: loro incassano per ogni transazione che operano a vostro nome. A volte comprano e acquistano coi soldi vostri, solo per accrescere il loro onorario.
È il metodo del Gatto e della Volpe. Il vostro capitale, per loro, è un fastidioso passivo: perché devono pagarvi qualcosa, un interesse, un frutto, sborsandolo di tasca loro. L’attivo, per loro, non è il vostro capitale, sono i frutti che loro possono introitare, moltiplicati, dal vostro risparmio. Quelli, se li tengono loro quanti più possono. Ma allora che fare? Lasciare i soldi in banca, su conto corrente che non rende niente? Perché almeno sono liquidi, cioè li potete ritirare in ogni momento? Ah, poveri imperdonabili Pinocchi: voi ignorate tutto della banca, ignorate i trucchi del credito, ignorate gli impegni che avete assunto quando avete messo i soldi in banca.
Anche su Ezra Pound, come sappiamo, calò la vendetta degli usurai. Egli aveva cercato di proclamare al mondo il trucco del capitale: i soldati americani lo esposero in una gabbia nella Pisa liberata.
Fonte: http://antimassoneria.altervista.org/


















