“don” Franco Barbero “benedice” un’unione tra ex suore lesbiche

Condividi su:

Ordinato con rito riformato, il sig. Franco Barbero non era vero sacerdote di Santa Madre Chiesa prima, né lo era al momento della “riduzione allo stato laicale” da parte di altri conciliari. Rimane, comunque, il gesto scandaloso e il tentativo di sacralizzarlo:

L’unione civile tra due ex suore francescane, una italiana l’altra sudamericana, verrà celebrata in municipio dal sindaco di Pinerolo, Luca Salvai, del Movimento 5 Stelle , la seconda da quando è entrata in vigore la legge. Ma alla fine ci sarà anche una funzione religiosa, “celebrata” da don Franco Barbero, sacerdote “per sempre” ma ridotto allo stato laicale dalla Santa Sede e noto anche per le sue celebrazioni delle nozze gay: questa è la ventesima. «Continuo a sentirmi un prete fino alla punta dei capelli – dice alla Stampa di Torino – amo la mia chiesa, faccio il prete tutto il giorno a tempo pieno. Scrivo dei libri, curo un blog, sono in contatto con tantissimi sacerdoti che la pensano come me. Ed è proprio attraverso la rete che ho conosciuto anche Isabel e Federica». Come è nato il loro amore? «Come tutte le storie d’amore del mondo» risponde don Barbero. «Lentamente. Conoscendosi. Capendo, infine, di provare un sentimento profondo. Sarà bello averle qui nella nostra comunità di ascolto e preghiera».

Le “spose” sono coetanee: hanno 44 anni. Una, Federica, è italiana, l’altra è sudamericana e si chiama Isabel: qui in Italia ha solo un visto turistico e questo ha reso necessario accelerare le pratiche per la cerimonia. Federica ha una laurea in Filosofia e la vita intera passata nelle missioni del mondo. Anche Isabel si è sempre dedicata ai poveri ed ai tossicodipendenti, a Roma e in Africa.

«Sono due persone belle, con due lauree importanti. Persone di fede intensissima. Si sono conosciute tre anni fa. La loro è stata una decisione pregata. Hanno riflettuto a lungo, è stato un cammino tormentato. Hanno preso la loro decisione con coraggio, sapendo che non sarebbe stata molto condivisa», racconta don Barbero. «Posso assicurare – aggiunge l’ex parroco –  che non tutti sono stati contrari. Sono state criticate, ma anche capite da alcune consorelle. Così come ci sono tantissimi preti buoni che non condannano questo genere di scelte. E devo aggiungere, per la cronaca, che non è neppure la prima volta che mi capita di sposare due suore».

Il rito consiste nella benedizione della coppia. Una messa lunga e partecipata, con liberi interventi e ricordi. Le spose hanno chiesto l’anonimato. Vorrebbero che questo loro sogno coraggioso rimanesse riservato. «Non è pudore, ma paura dei pregiudizi. Non vogliamo diventare delle celebrità, ma vivere serenamente insieme e trovare presto un nuovo lavoro. Usciamo dal convento, ma non lasciamo la Chiesa e non dimentichiamo la fede». «Dio vuole le persone felici, che vivano l’amore alla luce del sole», dice Isabel. «Chiediamo alla nostra chiesa di accogliere tutte le persone che si amano», afferma Federica che confida: «Non solo dovrò dire a mio padre che non sono più suora, ma anche che sono felice di sposarmi con Isabel».

Un aiuto importante, in vista di una sistemazione definitiva, è arrivato a Federica e Isabeldalla Cgil di Pinerolo. «Ma qui non si tratta soltanto di trovare un lavoro e uno stipendio, ma di un progetto di inclusione.  Le due donne hanno una grande esperienza nell’insegnamento, vedremo… », dice alla Stampa il segretario, Fedele Mandarano. Che poi aggiunge: «Grazie alla legge Cirinnà si aprono scenari che non eravamo abituati a vedere. Ben venga questa apertura mentale!».

Continua a leggere

Morto Shimon Peres, il “macellaio di Qana”

Condividi su:

È morto Shimon Peres, il macellaio di Qana

L’ex presidente israeliano, Shimon Peres, è morto, questa notte, colpito da un ictus. I media occidentali tutti concordi nel celebrarlo come l'”uomo della pace.” Da Kissinger a Obama fino Peres, la storia insegna come molti Premio Nobel siano stati consegnati a mani sporche di sangue. Proprio come quelle di Shimon Peres.

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it

Come riferisce il portale di notizie libanese, Al Manar, Shimon Peres è nato nel 1923, da genitori emigrati nel 1932 in Palestina. Nel 1947, entra a far parte, come responsabile per l’acquisizione di armi, dell’Haganah, l’organizzazione terroristica sionista che aveva come missione quella di compiere attacchi armati contri  i palestinesi. Haganah ha anche promosso l’immigrazione sionista illegale in Palestina.

Peres ha tenuto negli anni successivi numerose posizioni nella gerarchia militare. È diventato il capo della forza navale israeliana, della delegazione per promuovere i rapporti militari tra l’entità sionista e gli Stati Uniti all’interno del Ministero della Difesa, Segretario generale di questo ministero e il responsabile del progetto per la costruzione della centrale nucleare di Dimona. Da questa posizione, ha promosso l’acquisizione di armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa da parte dell’entità sionista.

Inoltre, Peres ha giocato un ruolo importante e che non va dimenticato nei massacri di palestinesi, di cui è stato uno dei suoi autori principali.

Peres è stato uno dei primi a reprimere nel 1987 la Prima Intifada palestinese, mostrando il suo sostegno alle politiche criminali di Ariel Sharon, all’epoca primo ministro israeliano, che hanno fatto ricorso alla violenza sistematica contro i palestinesi uccidendo migliaia di persone.

Peres ha difeso con ardore la creazione illegale delle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati ed è stato, quindi, uno dei più responsabile della creazione del regime di apartheid israeliano.

Nel 1982, Peres è stato uno dei principali promotori dell’aggressione militare contro il Libano, che ha provocato la morte di più di 20.000 morti, tutti civili.

Nel 1996, quando era primo ministro, Peres ha lanciato l’operazione “Grapes of Wrath” contro il Libano, al fine di attaccare le forze della  Resistenza libanese.

Il massacro di Qana è il risultato di tale operazione. È stato un crimine di guerra orribile che coinvolse le unità di artiglieria dell’esercito israeliano. Le vittime erano civili libanesi nel villaggio di Qana.

I continui lanci di razzi, nel bel mezzo della notte, quando le vittime erano addormentate, bruciò un edificio di quattro piani e le case vicine, uccidendo più di 200 persone, tra cui molti bambini.

Per milioni di persone in tutto il mondo, questa atrocità incarna l’essenza stessa della guerra contro il Libano condotta da Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, ed ha illustrato perfettamente la brutalità e la disumanità del regime sionista e dei suoi dirigenti.

In un primo momento, Israele ha affermato che era stato un “errore”. Tuttavia, le indagini delle Nazioni Unite hanno mostrato qualche mese più tardi che si trattava di una operazione israeliana premeditato e i droni avevano filmato il campo prima dell’inizio dell’aggressione.

Continua a leggere

VERONA: INAUGURAZIONE NUOVA SEDE “CHRISTUS REX-TRADITIO”

Condividi su:

01-ottobre-01

È sempre nella storica “capitale” della Tradizione, cioè Verona, che dopo un anno di duro lavoro di MILITANZA e APOSTOLATO, si trasferisce il nostro Circolo Christus Rex, capitalizzando quanto fatto con “Traditio”. Ospiti illustri del mondo Cattolico, dell’associazionismo, del volontariato, del sociale, della cultura, della stampa, saranno presenti accanto ai militanti, ai sostenitori e simpatizzanti. Al termine, verra’ offerto un lauto rinfresco. La sede sarà benedetta martedì 4 Ottobre. La sala riunioni sarà dedicata a San Pietro Martire da Verona.

 

 

 

 

Continua a leggere

Educazione di genere e sistema scolastico

Condividi su:

 

 

di Alessandro Fiore

Educazione di genere e sistema scolastico

Fonte: Italia Sociale

D: Dott. Fiore, ProVita il 15 settembre è stata sentita presso la Commissione Cultura della Camera dei deputati riguardo le varie proposte di Legge relative all’introduzione nel sistema scolastico italiano della cosiddetta «Educazione di Genere», ci vuole spiegare in che consiste questa «educazione»?

R: In realtà è abbastanza difficile saperlo, in quanto – come abbiamo notato durante la nostra audizione alla Camera – la concezione di “genere” è intrinsecamente ambigua. In ogni caso, è certo che la cosiddetta “educazione di genere” introduca nel sistema scolastico una nuova prospettiva basata su temi estremamente controversi e su presupposti ideologici che annullano la rilevanza del sesso biologico su ogni comportamento e ruolo sociale, e sanciscono il primato della percezione soggettiva per quanto riguarda la profonda identità sessuale della persona.

D: Il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone ha postato quest’estate su Facebook il seguente commento: «Educazione di genere significa educare al rispetto delle differenze per prevenire violenza e discrimine. Non altro». Lei concorda con questa affermazione che poi è la linea di questo governo?

 

R: Trovo che molti membri del Governo, e persino alcuni proponenti delle proposte di legge sull’educazione di genere, siano poco informati sulla questione. La dichiarazione di Faraone è a questo proposito emblematica. Non so se sia in buona fede oppure sia semplicemente una mossa per tranquillizzare l’opinione pubblica (del resto, ciò ha poca rilevanza): in ogni caso la dichiarazione confonde le finalità educative con la prospettiva educativa. Le finalità – o forse i pretesti – dell’educazione di genere potrebbero ben coincidere, in parte, con la prevenzione della violenza e della discriminazione, e con il rispetto delle differenze. Il problema è: quali mezzi e quale prospettiva si adottano nell’intento di perseguire quelle finalità? Non possiamo indottrinare gli studenti all’ideologia solo perché speriamo di ottenere qualche effetto positivo. La prospettiva non è neutrale e condiziona persino il modo di intendere le finalità. Qualche esempio: secondo la prospettiva di genere, la concezione del matrimonio come unione tra un uomo e una donna – riconosciuta dalla Costituzione – può essere considerata “discriminatoria” verso le persone omosessuali; il riconoscimento del sesso di una persona secondo quello che manifesta la sua biologia, potrebbe essere considerato “discriminatorio” verso una persona che si “percepisce” soggettivamente come appartenente al genere opposto (“transgender”). In altre parole, l’educazione di genere cambia persino il modo di intendere la “discriminazione” e il “rispetto”: quello che, secondo un’impostazione ragionevole, è semplicemente il riconoscimento di un ordine naturale, assolutamente compatibile con il rispetto verso tutte le persone, viene ideologicamente trasformato in “discriminatorio” ed “irrispettoso”.

 

D: A livello europeo quale è la posizione dell’UE al riguardo? Anche in questo caso potremmo dire “ce lo chiede l’Europa”?

 

A prescindere dal fatto che – di questi tempi – l’argomento “ce lo chiede l’Europa” potrebbe ben rivelarsi un argomento “boomerang”, nei Trattati si parla di uguaglianza tra uomini e donne, e l’Unione è intervenuta diverse volte per realizzare questa uguaglianza in diversi settori, tuttavia nel diritto UE non esiste un vincolo giuridico per gli Stati membri di introdurre nel sistema scolastico la prospettiva di genere. Quando parliamo della prospettiva di genere, è necessario allargare lo sguardo oltre l’UE in quanto hanno grande peso le posizioni del Consiglio d’Europa: questo organismo internazionale ha sposato in alcune sue recenti Risoluzioni (non vincolanti) una prospettiva di genere abbastanza radicale. E tuttavia, anche in questo caso, dalla Convenzione di Istanbul fino ad oggi, non si può dire che ci sia un obbligo internazionale di adottare la prospettiva di genere nelle scuole, viste le riserve degli Stati membri in materia anche in sede di firma della predetta Convenzione, e visto – soprattutto – che l’introduzione della teoria di genere contrasta semplicemente con il senso più alto, naturale ed universale di giustizia.

 

D: In quale nazioni europee e anche extra Ue si sta maggiormente diffondendo questa “politica di genere” nelle scuole?

 

Tra le nazioni europee ricordiamo la Svezia, la Gran Bretagna e – più di recente – anche la Spagna. Mentre fuori dall’Europa grandi contrasti a questo proposito sorgono in alcune nazioni del Sud America e negli Stati Uniti. Ricordiamo pure che in alcuni paesi meno sviluppati sta avvenendo una vera e propria “colonizzazione ideologica” che vede ricche organizzazioni occidentali, e persino ambasciate di potenti paesi industrializzate, promuovere un’ideologia di genere in forte contrasto con le convinzioni e le tradizioni delle popolazioni locali.

 

D: Dove c’è maggior resistenza? Cos’è quello che voi definite il cosiddetto “paradosso norvegese” ?

 

Difficile dire dove c’è maggior resistenza. In molti paesi – pensiamo ad alcuni latinoamericani – ci sono state grande mobilitazioni popolari; un dibattito molto acceso c’è anche negli Stati Uniti. L’Europa non è da meno: in Francia la resistenza è stata molto forte ed ha costretto il Governo a fare talvolta qualche passo indietro; l’Italia poi ha mostrato nei tempi recenti una reattività che non si era vista forse per decenni. Le grandi manifestazioni di piazza sul tema del gender, della libertà educative e della famiglia, e il numero di associazioni e iniziative nate nell’ultimo triennio, stanno lì a dimostrarlo.

Tutto questo è indice che il popolo spontaneamente rifiuta imposizioni innaturali venute dall’alto. La gente, generalmente, sa che la complementarietà dei sessi è importate, che il sesso biologico è fondamento dell’identità sessuale, e che esistono differenti tendenze comportamentali in uomini e donne. A quest’ultimo proposito è molto istruttivo il “paradosso norvegese”: la Norvegia è uno dei paesi con maggiore “uguaglianza di genere” e “pari opportunità”. Eppure, è proprio uno dei paesi dove le scelte – ad esempio in termini lavorativi – tra uomini e donne sono più diverse. Ricerche molto solide hanno mostrato che, a livello mondiale, la tendenziale diversità comportamentale tra maschi e femmine non è tanto condizionata da stereotipi culturali quanto da naturali differenze sessuali: ciò smentisce clamorosamente le teorie di genere.

  Continua a leggere

Simulacro di pace

Condividi su:

di Thierry Meyssan 

Simulacro di pace

Fonte: Voltairenet

Mentre il cessate il fuoco in Siria, sembrava tenere – tranne il tentativo israeliano del primo giorno – il Pentagono ha attaccato per la seconda volta l’Esercito arabo siriano. Esso assicura che si sia trattato di un errore, ma la reazione dell’ambasciatore alle Nazioni Unite all’ONU lascia invece pensare alla realizzazione di un piano. A che gioco gioca Washington?

Nel negoziare un cessate il fuoco con gli Stati Uniti, la Russia sapeva che non lo avrebbero rispettato più dei precedente. Ma Mosca sperava di avanzare verso il riconoscimento di un mondo multipolare.Washington, da parte sua, metteva davanti la fine della presidenza di Obama per giustificare la sottoscrizione di un accordo da ultima possibilità. Lasciamo da parte il tentativo israeliano di approfittare della tregua per attaccare Damasco e il Golan. Tel Aviv ha dovuto subire lanci di missili di nuova generazione, ha perso un aereo e ne deve riparare un secondo. Sembra che la Siria sia ora in grado di contestare il predominio aereo regionale di Israele. Lasciamo ugualmente da parte anche i capi di Stato e di governo europei che hanno applaudito a questo accordo senza conoscerne il contenuto e si sono quindi coperti di ridicolo.

Continua a leggere

Banche: multe miliardarie ma mancano le regole

Condividi su:

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi 

Banche: multe miliardarie ma mancano le regole

Fonte: Arianna editrice

La recente richiesta del Dipartimento di Giustizia americano alla Deutsche Bank di pagare una multa di 14 miliardi di dollari per chiudere il contenzioso negli Usa sulla ‘frode’ dei mutui subprime, e dei relativi derivati finanziari, ha una rilevanza che va ben oltre la cifra stessa.

Nel frattempo, sempre sulla stessa questione, quasi tutte le banche internazionali too big to fail sono state chiamate a pagare altrettante multe miliardarie: nel 2013 la JP Morgan per 13 miliardi di dollari, nel 2014 la Citi Bank per 7 miliardi e la Bank of America per circa 17 miliardi, e poi la Goldman Sachs per 5,1 miliardi, la Morgan Stanley per 3,2 miliardi….

Continua a leggere

Continua la campagna di disinformazione sulla Siria

Condividi su:

di Luciano Lago 

Continua la campagna di disinformazione sulla Siria

Fonte: controinformazione

Mentre continua la campagna di disinformazione e di menzogne dei media occidentali sulla Siria, campagna mirata a muovere l’opinione pubblica nella condanna delle “atrocità” commesse dalle forze siriane e russe in Siria, le tre potenze occidentali sponsor dei gruppi terroristi in Siria, USA, Regno Unito e Francia, hanno richiesto la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per discutere circa la situazione di Aleppo assediata.

Sembra chuaro che Stati Uniti ed Arabia Saudita temono che, con la caduta di Aleppo, la partita sia definitivamente chiusa con la vittoria delle forze siriane e russe e con il rischio che gli elementi delle forze speciali di USA, GB e Arabia Saudita, che notoriamente si trovano all’interno dei quartieri orientali di Aleppo (quelli controllati dai miliziani jihadisti) vengano catturati o eliminati dalle forze dellEsercito siriano.

Questo spiega l’intensificarsi della massiccia campagna di disinformazione e menzogne portata avanti dalle TV e dai media occidentali per lanciare accuse di atrocità contro le forze siriane e russe per i bombardamenti che avvengono contro le posizioni dei terroristi. “Bisogna fermare Assad”, è il coro conforme di tutti i media e degli opinionisti a comando del fronte atlantista.

Naturalmente gli stessi media che mostrano civili feriti e rovine, non hanno mai fatto parola delle perdite civili causate dal fuoco di artiglieria che i gruppi terroristi hanno diretto in modo indiscriminato sulle zone occidentali che sono sotto il controllo delle forze siriane, dove vive la stragrande maggioranza della popolazione di Aleppo. I media occidentali non hanno menzionato la strage dei 40 civili, fra cui vari ragazzini adolescenti, i quali, volendo fuggire dalla zona est di Aleppo, sono stati trucidati dai miliziani di Frente Fatah al Sham (già Al Nusra) , gruppo appoggiato da americani e sauditi.   Vedi: Sputnik Mundo: Terroristas ejecutan a radicales y sus familiares por intentar abandonar Alepo

Tanto meno i media occidentali informano circa il fatto che i miliziani, protetti dall’Occidente come “ribelli moderati”, hanno preso  la popolazione   in ostaggio come scudi umani , impedendo loro di uscire dalle zone controllate dai terroristi.

Continua a leggere

Codacons, ricorso al Tar per il quesito referendario: “Inganna”

Condividi su:

Il testo del referendum costituzionale finisce al Tar del Lazio e in Cassazione: il Codacons annuncia infatti oggi la preparazione di un ricorso

Lun, 26/09/2016

Il testo del referendum costituzionale finisce al Tar del Lazio e in Cassazione: il Codacons annuncia infatti oggi la preparazione di un ricorso agli organi di giustizia per ottenere la modifica urgente del quesito referendario che, allo stato attuale, appare ingannevole e rischia di indurre in errore i cittadini al momento del voto.

L’associazione precisa di non schierarsi nè per il “sì”, nè per il “no”, ma di intervenire “solo perchè sia assicurata totale e piena consapevolezza ai cittadini che intendano votare in un senso o nell’altro”. Secondo il Codacons “la formulazione della domanda posta agli elettori potrebbe violare l’articolo 16 della legge n. 352 del 1970, secondo cui, in caso di referendum costituzionale, è necessario indicare gli articoli interessati e specificare i contenuti degli stessi – sostiene il presidente Carlo Rienzi – La costruzione della domanda oggetto del prossimo referendum non solo non risponde a tali criteri, ma induce in errore i cittadini, poichè mira a sbilanciare la risposta verso il ‘sì’, utilizzando formule quali ’la riduzione del numero dei parlamentarì, ’il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzionì, ’la soppressione del Cnel’. Pur trattandosi del titolo della riforma Boschi, si tratta di domande alle quali chiunque, in assenza di ulteriori specifiche, risponderebbe sì, ma che non sono sufficienti a far comprendere agli elettori il senso stesso della riforma”. In sostanza per il Codacons il quesito referendario, legato solo al titolo della legge Boschi, “non è atto a rappresentare il contenuto delle norme che si vogliono modificare o conservare, e non garantisce trasparenza nè ai cittadini che intendano votare sì, nè a quelli propensi per il no”.

Continua a leggere

“Verona ai Veronesi” porta in piazza centinaia di No all’immigrazione

Condividi su:

articolo

Centinaia di persone, soprattutto del luogo, hanno sfilato in corteo ieri sera con il Comitato “Verona ai Veronesi”. Anche i militanti di Christus Rex-Traditio. Attimi di tensione davanti a casa di un noto comunista. Il Portavoce Alessandro Rancani ha illustrato i motivi della protesta di un movimento civico in costante crescita, in ogni paese della Provincia. Foto de L’Arena di oggi e di Marco B.

 foto-2 foto-2x

Continua a leggere

1 655 656 657 658 659 660 661 1.214