ANCHE GLI UOMINI POSSONO RIMANERE INCINTI E PARTORIRE. L’ULTIMA FOLLIA DELLA MEDICINA PROGRESSISTA

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Segnalazione di Federico Prati

di Javier André Ziosi

Secondo una parte “deviata” della scienza, la gravidanza e il parto non sono più realtà femminili, riservate esclusivamente alle donne, ma rappresentano ormai una prerogativa anche per gli uomini, i quali – al pari delle donne – hanno il diritto di rimanere incinta e partorire

Potrebbe apparire innaturale, bizzarro o addirittura grottesco, ma la prestigiosa Napier University di Edimburgo, in Scozia, ha di recente pubblicato un opuscolo destinato agli studenti di ostetricia, nel quale si spiega nel dettaglio «come assistere i maschi biologici nel parto». Si, avete capito bene!

L’opuscolo, dal titolo ‘Quaderno delle abilità’ e pubblicato in parte sul sito di femministe Reduxx grazie ad alcuni studenti che l’hanno reso disponibile, dichiara esplicitamente che è possibile «far nascere bambini da persone che partoriscono con un pene» e, rivolgendosi allo studente che legge, asserisce: «È importante notare che, mentre la maggior parte delle volte la persona che partorisce avrà genitali femminili, potresti però prenderti cura anche di una persona incinta o in fase di parto che sta passando da maschio a femmina e che può ancora avere genitali maschili esterni».

L’opuscolo prosegue affermando che gli studenti di ostetricia dovrebbero avere «familiarità» con l’uso dei cateteri per «l’anatomia sia maschile che femminile» e, dato che entrambi i sessi oggi possono partorire, sarebbe più appropriato riferirsi a coloro che hanno il travaglio utilizzando parole non discriminanti e più neutre, come ad esempio «persona che partorisce».

Dello stesso parere è il governo inglese, che – poco dopo la pubblicazione dell’opuscolo – ha sponsorizzato tramite una fondazione LGBT un rapporto destinato alle ostetriche di tutta l’Inghilterra, il quale dichiara che è necessario «astenersi dall’usare un linguaggio di genere», comprese frasi come «allettamento al seno» e «parto vaginale» (sostituibili con «allattamento al petto» e «nascita frontale o inferiore»), al fine di «far sentire le persone transgender più a loro agio». In seguito, invece, è stato il National Health Service (NHS) degli ospedali universitari di Brighton e Sussex, a far presente che sarebbe più opportuno chiamare il latte materno «latte umano», poiché la «terminologia tradizionale può indurre disforia o disagio per i genitori transgender e non binari».

Ma non è tutto. L’opuscolo, oltre a far passare l’idea – riconducibile alla famigerata “teoria gender” – secondo la quale maschi e femmine non esistono, ma sono soltanto dei costrutti socio-culturali ormai datati e obsoleti, contiene inoltre una sezione in cui viene spiegato che «i pazienti transgender di sesso femminile o maschile potrebbero dover partorire attraverso un pene costruito artificialmente».


Critiche

Come previsto, l’opuscolo della Napier University ha suscitato incredulità e numerose critiche. La dottoressa Elaine Miller, ad esempio, della Chartered Society for Physiotherapy di Londra, ha fatto notare che le informazioni contenute nell’opuscolo sono «biologicamente incoerenti» e, oltre ad avvertire «dei potenziali effetti collaterali negativi per le persone transgender che tentano di partorire», ha messo in chiaro che «non è possibile che una persona di sesso maschile rimanga incinta».

«Una femmina con una differenza di genere può rimanere incinta, ma non avrà genitali maschili», ha inoltre dichiarato la dottoressa. «La maggior parte delle femmine che usano il testosterone, con le dosi usate per la “transizione”, svilupperanno atrofia vaginale. Il fragile tessuto di una vagina atrofizzata potrebbe dunque non essere in grado di allungarsi per accogliere la testa di un bambino. Per di più, nelle persone transgender femmine questo tessuto potrebbe strapparsi, subendo nuovi tipi di lesioni durante la nascita».

Altre critiche sono state espresse invece dalla dottoressa Susan Bewley, professoressa emerita di Ostetricia e Salute delle donne al King’s College di Londra, la quale ha osservato che «molte femmine che si sottopongono a un intervento chirurgico di transizione subiscono anche un’isterectomia e quindi fisicamente non possono partorire». Pertanto – conclude la dottoressa – l’opuscolo «potrebbe essere nato dalla compassione e dall’entusiasmo, ma è preoccupante che gli ideatori non sembrino conoscere, preoccuparsi o controllare i fatti».


Profezia accademica

L’idea che anche un uomo possa partorire, tuttavia, non è nuova. Già otto anni fa, nel 2015, il giornalista Claudio Cartaldo scriveva su Il Giornale che «la scienza fa passi da gigante e si avvicina sempre più il momento in cui anche gli uomini potranno mettere al mondo un figlio, provare le doglie del parto e la rottura delle acque», anche se «siamo quasi certi che ne farebbero volentieri a meno».

Il giornalista faceva riferimento ad una nuova sperimentazione di «trapianto uterino maschile» condotta su due volontari da un gruppo di medici della Cleveland Clinic (Ohio, Stati Uniti), e dichiarava: «Dal punto di vista tecnico, per assicurare la vascolarizzazione necessaria ad alimentare il feto con il sangue e i nutrimenti, gli scienziati stanno cercando di collegare il ramo di un grande vaso sanguigno dell’uomo all’utero trapiantato. Poi, con una terapia ormonale, si agisce sul testosterone, riducendolo al punto giusto e introducendo quel progesterone e quegli estrogeni necessari ad innescare la gravidanza e preparare l’utero».

A tal riguardo, la dottoressa Karine Chung, direttrice del ‘Programma di conservazione della fertilità’ presso la Keck School of Medicine dell’Università della California del Sud e nota esponente progressista, dichiarò che «non ci sono poi così tante differenze tra l’anatomia maschile e quella femminile». «La mia ipotesi», profetizzò nel 2015, «è che tra cinque o dieci anni o forse prima, anche per gli uomini sarà possibile portare a termine una gravidanza e partorire».

Tre anni dopo, nel 2018, il sito web di informazioni sulla salute Healthline, con sede a San Francisco (California), si chiedeva se gli uomini potessero rimanere incinta e concludeva: «Sì, è possibile che gli uomini rimangano incinta e partoriscano figli propri. In effetti, sarà probabilmente molto più comune di quanto si possa pensare».

 

Profezia teologica

Secondo l’ebreo Adam E. Berkowitz, reporter di Israel 365 News e leader religioso, «l’idea che gli uomini possono rimanere incinta ha infettato la cultura occidentale e si è manifestata in vari aspetti della tecnologia e dell’intrattenimento in tutta l’America». Più precisamente – spiega Berkowitz – «all’inizio di quest’anno, Apple ha rilasciato diverse nuove emoticon come parte dell’aggiornamento di iOS 15.4, una delle quali è quella di un uomo incinta. Netflix sta trasmettendo in streaming un programma giapponese chiamato ‘He’s Expecting‘, interpretato da un uomo incinta. Di recente, invece, la campagna pubblicitaria per la festa della mamma di Calvin Klein ha assecondato il politicamente corretto presentando un uomo transgender in stato di gravidanza».

Tutto ciò, secondo il rabbino Yosef Berger (noto per i suoi sentimenti messianici e per aver predetto la fine del mondo nel 2022), ha una valenza positiva, in quanto – oltre ad essere stato profetizzato dalla Torah – rappresenterebbe «l’ultimo stadio dell’idolatria che precede l’arrivo del Messia».

«L’idolatria è l’uomo che cerca di sostituire Dio», ha messo in chiaro il rabbino. «Dio determina il sesso di una persona prima che venga al mondo. Rifiutare questo aspetto di te stesso significa rifiutare la tua relazione con Dio. […] Ora, alcune persone stanno cercando di ricreare la realtà a loro immagine contorta, rifiutando Dio. Questo è stato previsto dai profeti».

Il rabbino si riferisce al profeta Geremia, nel cui libro (30:6-7) vi è scritto: «Informatevi e osservate se un maschio può partorire. Perché mai vedo tutti gli uomini con le mani sui fianchi come una partoriente? Perché ogni faccia è stravolta, impallidita? Ohimé! Perché grande è quel giorno, non ce n’è uno simile! Esso sarà un tempo di angoscia per Giacobbe, tuttavia egli ne uscirà salvato».

Berger conclude asserendo che «con ogni probabilità, le persone che hanno ascoltato questa profezia in prima persona hanno pensato che fosse assurda, che non ci fosse alcuna possibilità che una cosa del genere si avverasse. Ma proprio come la depravazione e l’idolatria sono aumentate in Egitto, scendendo al 49° livello di impurità prima della Redenzione, così anche questo accadrà alla fine dei giorni».


Degenerazione

Per concludere, al di là delle profezie e dei deliri ebraico-messianici, è necessario asserire che vi è sicuramente qualcosa di deviante e innaturale nella convinzione che anche un uomo possa rimanere incinta ed abbia il diritto di partorire. Nei meandri della medicina progressista, invece, dove scienziati pazzi e fanatici transgenderisti – spalleggiati dalle stesse istituzioni – tentano di soddisfare i capricci individuali delle minoranze di genere piuttosto che perseguire la scienza ed il progresso scientifico, anche la più malsana delle idee – come appunto quella di mettere incinta un uomo – può divenire “ricerca scientifica“, degna di lavoro sul campo e supporto finanziario. Stanno forse arrivando i tempi profetizzati dal sionista Marx Nardau nell’opera Degenerazione?

Dietro la “nuova” Schlein i padrini Soros e Prodi

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Segnalazione di Federico Prati

L‘anti Meloni non ha un padrino. Bensì due: Romano Prodi e George Soros. La rete di lobby che strizza l’occhio alla scalata politica della giovane Elly Schlein, la parlamentare indipendente dal volto pulito, va dalla Cina alla Francia. Passando per l’Emilia rossa, terra del professore Prodi e del movimento delle Sardine.

La novità rischia già di essere chiusa in una gabbia. Alle spalle di Elly, che promette aria fresca, si muovono, nell’ombra, gruppi di potere, circoli finanziari e organizzazioni politiche straniere che puntano tutte le fiches sulla «figura nuova» per imporre anche in Italia un modello politico alternativo a quello del premier Giorgia Meloni. Lo sponsor numero uno della candidatura di Elly Schlein alle primarie del Pd, che in Parlamento non ha votato l’emendamento per il ripristino di Italia Sicura, proprio come i grillini, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. L’endorsement di Prodi, avvenuto nelle settimane scorse – pare dopo il faccia a faccia con l’ex vicepresidente della Regione Emilia Romagna – avrebbe sbloccato la trattativa. Ma soprattutto l’intervento del professore sarebbe stato decisivo per spostare su Schlein pezzi di nomenclatura di sinistra, inizialmente orientati ad appoggiare Andrea Orlando. Due nomi su tutti: Enrico Letta e Nicola Zingaretti. Prodi si è portato dietro il movimento delle Sardine. Non è un mistero che l’ex fondatore dell’Ulivo sia il loro padre nobile. Con Prodi c’è un pezzo di Cina che guarda di buon occhio l’ascesa di Schlein a capo della sinistra italiana. L’ex premier di centro-sinistra negli anni ha costruito una rete di rapporti stabili con Pechino. I libri e le lezioni di Prodi spopolano nelle università cinesi. Ma non solo: negli anni l’ex leader dell’Unione è stato uno dei più convinti sostenitori dell’espansione commerciale e finanziaria della Cina in Italia e in Europa. Mentre nell’aprile scorso La Verità ha svelato la spinta di Prodi per la produzione in Emilia di auto di lusso made in China.

C’è un dettaglio da segnalare. Nel suo primo discorso, da candidata alla segreteria del Pd, Schlein ha fissato la priorità della sua agenda politica: le energie alternative. Un assist alla Cina che domina il mercato mondiale per la produzione dei pannelli solari fotovoltaici. L’altro grande padrino-sponsor della giovane candidata alla segreteria del Pd è il finanziere ungherese naturalizzato statunitense George Soros. Le idee di Soros su immigrazione e globalizzazione sono notoriamente in contrasto con il modello meloniano. Idee incarnate da Elly Schlein. Al punto da meritarsi tra il 2014 e il 2019 l’inserimento nella lista degli eurodeputati «amici» del finanziare. La lista fu compilata dall’organizzazione «filantropica» Open Society Foundations, che opera come lobby politica per conto del miliardario, ed è tuttora reperibile sul web.

Con l’endorsement di Letta a Schlein esultano Parigi e Pechino. Il segretario dimissionario del Pd, che ora si schiera al fianco della giovane deputata, ha avuto negli anni una fittissima rete di relazioni con gruppi finanziari cinesi e parigini. Per due anni Letta è stato in Publicis, colosso pubblicitario francese criticato per i rapporti con i sauditi. E poi è stato anche vicepresidente per l’Europa occidentale del veicolo di investimento cinese ToJoy. Tutte lobby e gruppi di interesse che cercano una sponda nei leader e partiti politici italiani. Sponda che sperano di trovare in Schlein grazie al ponte dei suoi padrini politici.

La lobby scende in campo in prima persona, perché ormai non si fida più dei fedeli sudditi e vuole accelerare i due obiettivi principali : da una parta la scomparsa del popolo italiano attraverso l’immigrazione incontrollata e la trasformazione del Paese in coacervo di minoranze in lotta tra di loro per una torta di welfare che si fa ogni anno più piccola, dall’altra assicurarsi una politica estera filo israeliana e filo americana. Senza dimenticare la svendita di quel che resta dell’industria nostrana alla Cina. Poteva qui mancare lo ‘svenditore’ Prodi? Notare, inoltre, gli agganci internazionali della Schlein e, sul piano interno, i possibili (diciamo certi) finanziamenti di Soros per le eventuali campagne elettorali. Per non parlare del pompaggio mediatico che già si annuncia tambureggiante.
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Dietro la “nuova” Schlein i padrini Soros e Prod

 

Sopravvivere alla volontà di annientamento del sistema statunitense

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di Maurizio Murelli

Fonte: Maurizio Murelli

Non serve sprecare energie per controbattere alle deliranti argomentazioni di chi sta dalla  parte della “causa ucraina”, argomentazioni portate avanti tanto da agitatori palesemente disturbati condizionati da aberranti contorcimenti ideologici o da individui intossicati dalla propaganda atlantista che sguazzano nell’ignoranza più assoluta: tanto gli uni che gli altri reagiscono istericamente con la bava alla bocca insultando, mostrificando e stravolgendo la realtà dei fatti. Lasciamoli perdere e che si consumino nel loro nefasto liquame in ebollizione e cerchiamo di mantenere freddo distacco rispetto alle loro performance.
Serve invece impegnarsi per chiarificare con dati oggettivi l’evolversi  della “meta-guerra planetaria” rispetto alla quale quanto accade in Ucraina è da considerarsi una battaglia e, estremizzando, così pure la Prima quanto e Seconda guerra mondiale, anch’esse da ritenersi gigantesche battaglie se si considera il fatto che hanno avuto il loro fondamentale epicentro nel perimetro Europeo e, soprattutto, sono state “tappe” per la realizzazione di un preciso ordine mondiale il cui disegno complessivo si evidenzia con quanto imposto nel Trattato di Versailles (1919). Poco importa stabilire se il progetto sia stato chiaro e definito nei dettagli fin dall’inizio e si deva risalire fin alla Rivoluzione Francese per rintracciarne i semi (tesi complottista) o se il progetto si è implementato (sviluppato) cammin facendo. Sta di fatto che la Prima Guerra Mondiale ha gettato le basi per la Seconda e consentito agli USA di impiantare le proprie malefiche radici in Europa; la SGM ha posto le basi per le battaglie successive fino a giungere a quella che ha attualmente epicentro in Ucraina. Ovviamente questa chiave di lettura avrebbe necessità di essere ben esposta e supportata co appropriate esposizioni, ma questa non è la sede adatta – necessiterebbe uno scritto chilometrico. Mi limiterò dunque a porre un paio di sintetici tasselli esplicativi.
La realizzazione dell’Ordine Mondiale variamente concepito dagli USA ha la necessità di disintegrare la Russia indipendentemente dal sistema politico che lo regge. La questione non è chi governa la Russia, se lo Zar, il comunista Stalin, il semiliberale Putin o anche Topolino: la questione è la Russia in quanto tale perché la sua esistenza come entità statale è posseditrice di gigantesche materie primarie è ostacolo alla realizzazione dell’Ordine Mondiale unipolare. Dal 24 febbraio ci si è concentrati a mettere in evidenza quanto fatto dagli atlantisti in Serbia, Kosovo, Iraq, Siria, Libia etc. dando l’idea che l’attuale fase sia stata innescata con l’implosione dell’URSS, ma se si vuole supportare la tesi sopra esposta, bisogna fare alcuni passi in dietro, andando ben oltre l’ingordigia imperialista palesatasi nel 1990. Il primo passo da farsi ci porta nella seconda metà degli anni Quaranta primi anni Cinquanta.
Nel 1949 la SGM era terminata da appena 4 anni e alla Russia, alleata con gli USA contro la Germania, era costata 20 milioni di morti e una imponente devastazione; senza la Russia gli angloamericani avrebbero avuto poche possibilità di vincere, almeno non prima del 1945, quando avrebbero potuto far conto sulla bomba atomica poi impiegata in Giappone e dunque desertificate l’Europa. In quell’anno, il 3 dicembre 1949, gli USA concepirono un piano per regolare i conti con quello che era stato il suo alleato. Si tratta del “Piano Trojan” per l’invasione dell’Unione Sovietica, insieme all’alleato britannico.
Il piano prevedeva il lancio di 300 bombe atomiche e 20.000 bombe ordinarie su 100 città dell’URSS. Pertanto furono programmati 6.000 voli. L’inizio dell’invasione era prevista per il 1 gennaio 1950, ma in seguito fu posticipata al 1 gennaio 1957, assieme a tutti i paesi della NATO. La NATO era stata fondata nell’aprile del 1949 ma aveva bisogno di essere rodata e ben organizzata per diventare operativa. GLI USA ritennero fosse meglio che l’operazione venisse targata NATO piuttosto che solo USA, questa la ragione del posticipo dell’operazione.
Nel 1952, il presidente degli Stati Uniti Harry Truman disse:« Rimuoveremo dalla faccia della terra tutti i porti e le città che devono essere distrutti per raggiungere i nostri obiettivi». Vi devo specificare quali erano e sono i loro obbiettivi?
La ragione per la quale il piano non prese corpo è semplice: nei primi anni Cinquanta la Russia era diventata a sua volta una potenza atomica in grado di colpire con i suoi missili il territorio USA. In attesa del ritorno alla “guerra calda” si aprì l’epoca della “guerra fredda” terminata nel 1990 con l’avvento della “guerra tiepida” per arrivare ad oggi con l’accensione del “fornello ucraino” che ha in prospettiva l’opzione “guerra surriscaldata”.
Allo stato dell’arte gli USA hanno conseguito un primo obiettivo: devastazione dell’Europa ancorata al gorgo ucraino che progressivamente la sta inghiottendo. Il secondo, la disintegrazione della Russia è l’allettante prospettiva.
Allora non si tratta di “stare con la Russia” perché irrazionalmente filorussi. Possiamo qui divagare su cosa è la Russia e divagare sui concetti di civiltà e sistemi politici, ma il punto principale è come posizionarsi da europei, quindi sottrarsi dall’abisso verso il quale gli USA stanno spingendo l’Europa. E per fare questo è imprescindibile schierarsi a fianco della Federazione russa contro lo schieramento atlantista impegnato in Ucraina dove, prima di tutto, è in corso una guerra civile tra la parte ovest occidentalizzata e la parte est che non accetta l’occidentalizzazione. La guerra civile è un fatto interno all’Ucraina, il mascherato posizionamento della NATO con tutto il suo supporto è una questione che riguarda noi europei, noi italiani. La disintegrazione della Russi pone irrimediabilmente una pietra tombale sull’Europa lasciandoci in balia della UE che è la marionetta USA. Tutto questo è quel che deve essere chiaro e opposto ai gioppini atlantici qualsiasi vestito ideologico calzino. Tutto questo dovrebbe portarci a dire che non è la una pace o tregua in Ucraina che risolverà la questione. Pace e tregua servono solo a permettere all’atlantismo di riorganizzarsi. Una volta per tutte il “Grande Conflitto”, la “Grande guerra planetaria” deve essere risolta con un vinto e un vincitore. E se come europei e italiani dobbiamo essere tra i vinti ce ne faremo una ragione ben sapendo che comunque prima o poi l’intero sistema imploderà… magari tra un secolo, perché questo sistema imperante è disumano e l’umano non lo può reggere: o lo disintegra o scompare. E per intanto, ognuno nella sua trincea di competenza, si continua a battersi cosicché, per quanto riguarda le armi, quelle italiane, quelle dei veri nazionalisti italiani, passi almeno l’idea che esse dovrebbero essere date al fronte dell’Est. Il vortice ucraino va chiuso.
Chiarito questo poi possiamo affrontare tutti gli altri argomenti a cominciare da quello teorico dell’multipolarismo da opporre all’unipolarismo, della contrapposizione tra concezioni di Civiltà e sistemi politici pere finire sui terreni dell’economia, della finanza, del liberisimo, della geoenergia e quant’altro. Prima di tutti sopravvivere alla volontà di annientamento del sistema USA.

 

In Italia chi tocca la magistratura muore

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QUINTA COLONNA

di Leonardo Lugaresi

Fonte: Leonardo Lugaresi

In Italia chi tocca la magistratura muore. È così da almento trent’anni, perché la magistratura italiana ha un potere illimitato, che esercita su tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, senza dovere, di fatto, rispondere a nessuno dei suoi atti. Un potere senza responsabilità e senza contrappesi, che non siano quelli, soggettivi, della personale correttezza morale dei singoli magistrati. Se si vuole una prova impressionante di tale assunto, che può sembrare a prima vista un po’ forte, basta guardare a che cosa è successo, nei mesi scorsi, dopo la dirompente e circostanziata denuncia di un “pentito”, quell’ex magistrato Luca Palamara, già segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, che sta al “sistema” – come lo chiama lui – esattamente come Buscetta stava alla mafia: un “pezzo grosso”, che sa tutto e che, per suoi interessi, rivela alcune cose importanti e gravissime, documentandole con precisi riferimenti a fatti, persone, luoghi e date. Che cosa è successo? Assolutamente niente. Palamara non è stato nemmeno querelato, mentre quasi ogni pagina del suo libro dovrebbe dare adito a querele, se le cose che dice sono campate in aria. Tamquam non esset, per stare al linguaggio dei legulei (di una volta, perché quelli di adesso il latino non lo sanno).
Una delle grandi colpe storiche di Berlusconi, che pure non era organico a quel sistema e da esso fu anzi ferocemente combattuto, è stata di aver sempre pensato esclusivamente alla tutela dei propri interessi privati, senza neanche mai neppure tentare di metter mano ad una riforma dell’ordinamento giudiziario italiano. Quando si farà il bilancio della sua opera nella storia italiana di questi decenni – bilancio che a mio avviso sarà pesantemente negativo proprio in ragione delle grandi potenzialità che la sua entrata in politica conteneva e che, in buona parte per colpa sua, non ha realizzato – tale scelta scellerata di impegnarsi solo in maldestre leggi ad personam peserà molto nel giudizio.
Ora, dopo l’incommentabile Bonafede e l’evanescente Cartabia, pare che il nuovo guardasigilli Carlo Nordio, che per quarant’anni è stato un magistrato stimatissimo, voglia accingersi all’impresa. Le reazioni scomposte dell’Associazione Nazionale Magistrati, che sarebbero grottesche se non fossimo in Italia dove suonano minacciose, fanno già capire che sarà guerra. Io non so se il ministro, e soprattutto il governo di cui fa parte, avrà la forza e la volontà politica di andare avanti, o se dopo un po’ si fermerà e farà marcia indietro. Ma se tenesse duro e portasse a casa almeno qualche risultato concreto nell’indispensabile opera di riforma del sistema della giustizia, riportando almeno in parte il potere della mogistratura entro i confini costituzionali, a garanzia dei cittadini e a ripristino della sovranità democratica, farebbe già moltissimo per il nostro paese. Solo per questo si sarebbero meritati il voto che gli ho dato. Sinceri auguri al ministro Nordio.

L’I.r.a. di Biden si abbatte sull’Europa

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di Luigi Tedeschi 

Fonte: Italicum

Nella tre giorni di Macron a Washington i temi di discussione nei colloqui con Biden erano due. La guerra in Ucraina e la legge anti – inflazione approvata in agosto da Biden, che prevede ampli sussidi all’industria americana per far fronte alla crisi economica e alla transizione ambientale.
Sulle prospettive di negoziato con la Russia, tale vertice non ha espresso risultati rilevanti. E’ infatti del tutto improbabile che la Russia accetti un ritiro entro confini del 2014, così come che si pervenga alla neutralità dell’Ucraina, che invece mira alla riconquista della Crimea e del Donbass. L’Occidente, sostenendo militarmente Kiev è parte in causa nella guerra contro la Russia e quindi non può assumere il ruolo di mediatore nel conflitto. Un tavolo per i negoziati era già stato peraltro istituito dalla Turchia di Erdogan, ma nei colloqui bilaterali è stato ignorato, a conferma del senso di superiorità che pervade l’Occidente e che costituisce l’ostacolo maggiore per una credibile trattativa di pace.
Maggiore interesse invero suscitano i timori europei riguardo al piano anti – inflazione americano. Gli USA hanno varato un pacchetto di aiuti per circa 400 miliardi di dollari a sostegno di famiglie ed imprese imperniato sulla transizione green. Trattasi dell’Inflation reduction act (Ira), che prevede crediti d’imposta di 7.500 dollari per l’acquisto di auto elettriche nuove di fabbricazione americana e di 4.000 dollari per auto usate. E’ evidente che la strategia protezionistica americana mira ad abbattere la concorrenza europea nel settore dell’auto elettrica.
In realtà l’Ira è un piano di investimenti di 738 miliardi di dollari, di cui 391 verranno destinati all’energia e alla transizione ambientale, 238 verranno utilizzati per il risanamento del deficit federale e la quota residua verrà impiegata nella sanità e nella riforma fiscale. Rilevanti finanziamenti verranno erogati per ridurre i costi energetici ed aumentare l’efficienza domestica, con crediti di imposta e sconti per i cittadini oltre che con agevolazioni nei confronti degli enti locali. Si prevede che entro il 2030 in America la riduzione del gas serra sarà del 50%. Si stima inoltre che l’Ira produrrà in America negli anni a venire un giro di affari di 15.000 miliardi di dollari dovuto agli investimenti nella green economy. Tale previsione è avvalorata dalle performance registrate nei mercati finanziari nel 2020, in cui gli attivi dei fondi sostenibili hanno raggiunto il livello record di 1,25 trilioni di dollari.
Le ragioni dell’allarme suscitato in Europa dalla politica di dumping industriale degli USA nel settore dell’energia green sono evidenti. Ma la UE si è dimostrata incapace ad affrontare la minaccia mortale americana per l’industria europea. Del resto, l’inefficienza della UE si era già resa evidente nella crisi energetica. E’ stato impossibile creare un fondo comune europeo per far fronte alla crisi energetica alla stregua del Recovery fund varato per la crisi pandemica. Le stesse misure adottate per la fissazione di un price cup al prezzo del gas si sono rivelate del tutto aleatorie. E’ nota infatti l’ostilità della Germania e dei paesi frugali riguardo alla implementazione di fondi costituiti a debito comune europeo. Di recente, la fissazione al prezzo a 60 euro al barile del greggio russo è stata rifiutata dalla Russia. Ulteriori sanzioni sono state varate per il commercio navale del petrolio russo, ma è ben noto che il traffico navale nel mondo è incontrollabile. Tali provvedimenti sortiranno l’effetto opposto a quello voluto, poiché si svilupperanno inevitabilmente mercati paralleli che comporteranno aumenti dei prezzi e incentiveranno la speculazione finanziaria.
Ma l’effetto più devastante che potrebbero produrre le misure contenute nel piano Ira di Biden è quello di dar luogo a delocalizzazioni negli Stati Uniti di grandi gruppi industriali europei. Infatti, la stessa Enel, che ha usufruito di un finanziamento UE di 600 milioni per la costruzione di un impianto fotovoltaico a Catania, che potrebbe generare nuova occupazione per circa 2.000 addetti, ha deciso di delocalizzare la produzione negli USA, dato che gli incentivi americani si sono rivelati maggiormente appetibili. Grandi gruppi europei hanno progettato piani di delocalizzazione industriale negli USA, quali la francese Solvay e la tedesca Basf (settore chimico), la francese Safran (freni al carbonio), la spagnola Iberdrola (energia) e la svedese Northvolt (batterie al litio).
La fuga di queste grandi imprese in America è un fenomeno che potrebbe dar luogo ad un processo di progressiva deindustrializzazione esteso a tutto il continente europeo. I fondi americani ammontano a circa il quadruplo rispetto a quelli disponibili in Europa. Si rileva inoltre che il prezzo del gas negli USA è di 5 volte inferiore a quello praticato in Europa. La delocalizzazione industriale europea negli USA potrebbe comportare un costo di 10 miliardi di investimenti e una perdita di posti di lavoro stimata in 10.000 unità nella sola Francia. Assai più gravi potrebbero essere le conseguenze per la Germania, che ha focalizzato la propria politica economica sull’export dell’innovazione green.
L’Europa è incapace di reagire dinanzi alla svolta aggressiva assunta dalla politica economica di Biden con il piano dell’Ira. Ulteriori penalizzazioni per l’economia europea sono emerse inoltre dalla crisi energetica scaturita dalla guerra russo – ucraina che ha determinato la fine dell’interdipendenza economica ed energetica tra la UE e la Russia. Si deve pertanto rilevare che l’importazione di gas americano in Europa per sostituire il gas russo ha comportato un notevole incremento dei costi energetici. L’Europa infatti è divenuta il maggiore mercato dell’export di gas statunitense, che dalla quota del 21% del 2021 è salito all’attuale 66%.
Gli USA dunque hanno tratto i maggiori profitti dalla guerra ucraina. Hanno incrementato vorticosamente sia nella quantità che nel prezzo le loro esportazioni di gas, hanno alimentato l’industria militare con le forniture di armamenti e soprattutto, mediante le loro politiche protezioniste nel campo dell’innovazione green, potrebbero determinare la destrutturazione industriale dell’Europa, che per gli USA è stata sempre una temibile potenza economica concorrente. Gli USA vogliono affermare il loro primato nel mondo come potenza industriale nella transizione ambientale, conseguito mediante il depotenziamento dell’Europa e il contenimento della Cina. Un primato, è evidente, affermato in nome della superiorità dei valori di libertà e democrazia dell’Occidente.
Un tragicomico paradosso è poi costituito dal fatto che gli USA intendono avvalersi della alleanza con l’Europa nella strategia di contenimento della Cina, ma nello stesso tempo stanno sabotando con provvedimenti quali l’Ira l’economia europea. La reazione europea si dimostra attualmente timida ed impotente, a causa della scelta filo – Nato effettuata dalla UE nella guerra russo – ucraina. Scelta che oggi preclude qualsiasi politica europea autonoma dagli USA. Macron ha invocato esenzioni simili a quelle concesse a Messico e Canada. Si verificherà dunque uno scontro tra USA ed Europa? A tal riguardo così si esprime Adriana Cerretelli sul “Sole 24Ore”: “l’Europa è disarmata: ha le ambizioni ma non si dà le risorse e nemmeno la coesione politica ed economica necessarie a realizzarle. Così rischia l’autolesionismo se scegliesse comunque lo scontro con l’America”. Infatti, data la interdipendenza economica tra USA e UE, dopo la rottura con la Russia, è impossibile che l’Europa sia in grado di sostenere una guerra commerciale con gli Stati Uniti. Infatti, prosegue la Cerretelli, “Oltraggio alla sovranità europea? Sì. Dovevamo però pensarci prima”. La Nato si è rivelata una gabbia d’acciaio per l’Europa.
La Francia ha proposto in sede UE la creazione del Buy European Act, onde contrastare l’aggressività protezionista americana. Ma la Germania e i paesi frugali sono ostili a programmi europei di aiuti statali alle imprese. L’egoismo economico della Germania e dei suoi alleati – satelliti si traduce come sempre in autolesionismo politico per l’Europa. Ne è testimonianza l’impegno generico al negoziato con gli USA del commissario europeo Dombrovskis, che per ora esclude anche un ricorso al WTO contro gli USA per violazione delle norme internazionali sulla concorrenza. Si tratterebbe comunque di una azione del tutto pletorica. Si rammenti infatti che gli accordi sull’acciaio tra USA e UE sono tuttora sospesi.
L’Europa paga il prezzo della sua sciagurata scelta atlantica. E la Nato è una alleanza che si identifica con il dominio americano. Non si vede il perché gli USA dovrebbero scendere a patti con l’Europa sulle energie rinnovabili, dato il loro ruolo di potenza dominante in Occidente. Del resto, la finalità perseguita dagli USA nella guerra russo – ucraina consiste nel controllo dell’Europa, non certo nella vittoria dell’Ucraina. Quindi, l’obiettivo è stato raggiunto. La subalternità geopolitica europea nella Nato si ripropone coerentemente nella sfera economica, con l’imposizione da parte statunitense di una politica protezionista nei confronti dell’Europa, che condurrà la UE alla recessione e ad suo drastico ridimensionamento nel contesto geopolitico mondiale. Il declino della UE rappresenta per l’Europa il suo definitivo esodo dalla fase di letargo della post – storia in cui si era confinata. Ed il risveglio si presenta traumatico.
La politica estera di Biden si identifica con quella dell’ “America first” trumpiana, perseguita con altri mezzi, mediante cioè un protezionismo economico ampliato e diversificato e l’indiretto interventismo militare nel mondo. Aggiungasi inoltre che la strategia di deglobalizzazione economica in funzione anti cinese, iniziata in epoca trumpiana con la rilocalizzazione negli USA della industria manifatturiera americana, è perseguita con maggiore efficacia da Biden che anzi, ha reso gli USA una meta appetibile per la delocalizzazione industriale europea.
La guerra ucraina ha comportato anche il ridimensionamento della potenza economica tedesca, con la fine del modello dell’economia dell’export dominante in Europa. La crisi ha determinato anche una ridefinizione del ruolo della Germania in seno alla UE. La Germania di Scholz ha infatti intrapreso una linea politica unilateralista. In campo energetico si è opposta a qualsiasi progetto di politica comune europea. Il governo tedesco ha investito 200 miliardi di euro a sostegno di imprese e famiglie per far fronte la caro energia, con una misura unilaterale cioè, che costituisce una distorsione della concorrenza a danno degli altri paesi membri della UE, al pari dell’Ira varata dagli USA a discapito dell’economia europea. La Germania ha inoltre approvato un programma che prevede uno stanziamento di 100 miliardi di euro per la difesa, con l’acquisto di aerei F35 americani, venendo meno alle precedenti intese con Francia e Italia per la costruzione congiunta di aerei militari e sistemi di difesa aerea. Con il riarmo della Germania nell’ambito della Nato, viene meno qualunque speranza di autonomia strategica europea. La Germania, con il sostegno dei paesi frugali, ha respinto qualsiasi proposta di costituzione di fondi comuni europei e si è opposta anche ad ogni progetto di riforma del patto di stabilità.
L’europeismo tedesco ha sempre contrastato il sovranismo degli altri paesi, per affermare il proprio nazionalismo e creare, con il declino della UE, una nuova Europa centralizzata sulla potenza continentale tedesca. In realtà, al venir meno della potenza economica tedesca nel mondo, fa riscontro un rafforzamento del dominio continentale della Germania in Europa, che si impone con le stesse modalità strategiche del primato americano in Occidente.
Tale predominio tedesco non rimarrà tuttavia incontrastato in Europa. Si renderà necessaria una alleanza tra Francia, Spagna e Italia, al fine di contrastare l’aggressività dell’unilateralismo tedesco. Ma, data l’interdipendenza economica della Germania con tali paesi (specie l’Italia, in cui l’industria del nord – est è parte integrante della filiera tedesca), renderà difficile una efficace politica di contrasto alla Germania. Né sarà possibile, data la politica di ostilità economica aggressiva degli USA nei confronti dell’Europa, far leva sull’antieuropeismo americano per affrancarsi dal dominio tedesco.
Certo è che l’Europa sarà soggetta nel prossimo futuro a tensioni disgregative interne nella UE. Così come è in crisi la globalizzazione occidentale, allo stesso modo è in stato di avanzata decomposizione la UE, quale entità sovranazionale europea. La sovranità degli stati potrebbe riaffermarsi in Europa sulle orme dell’avvento di una nuova geopolitica mondiale imperniata sul multilateralismo.
Allo stato attuale gli USA, anche se potenza mondiale in declino, risultano essere gli unici vincitori ne conflitto russo – ucraino. L’Europa sarà presto investita da una crisi economica e politica anche dai risvolti esistenziali: si diffonderà una conflittualità politica interna imperniata sulle minacce alla propria sussistenza, che non dipendono davvero dall’aggressione russa all’Ucraina, ma dall’aggressività imperialista americana. Verrà dunque messa in discussione la stessa identità dell’Europa, quale provincia dell’Occidente o continente eurasiatico. Questa crisi potrebbe condurre, oltre che alla disgregazione della Ue, anche allo sfaldamento della Nato. Potrebbe quindi dar luogo alla ridefinizione degli equilibri geopolitici interni dell’Europa. La partita è aperta.

Tempo d’Avvento: le profezie messianiche

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Testo tratto da: Gesauldo Nosengo, INCONTRO A CRISTO. Testo per l’insegnamento della Religione nella Scuola media inferiore. Volume primo per il primo anno, “Gesù Cristo Messia e Rivelatore, centro del tempo antico e della nostra fede, Felice Le Monnier, Firenze 1950, pagg. 84-90
 
GESU CRISTO CENTRO E TERMINE DELLE PROFEZIE 
 
SOMMARIO: Gesù sa e dice di adempiere le profezie. — I profeti: divinità delle profezie. — Il Cristo dei profeti. — I profeti hanno predetto del Messia: la stirpe; la nazione; la tribù; la famiglia; la Madre; il tempo della nascita; il luogo; la vita; la passione; la missione; la divinità; il sacerdozio; il trionfo; la regalità. 
 
GESU’ SA E DICE DI ADEMPIERE LE PROFEZIE. 
 
Gesù — dice il Vangelo — venne a Nazareth, dove era stato allevato, e, entrato, secondo l’usanza del sabato, nella Sinagoga, si alzò per fare la lettura. Gli venne dato il libro del profeta Isaia, ed Egli, apertolo, trovò quel passo dove è scritto : « Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo Egli mi ha unto per portare la buona novella ai poveri; mi ha mandato a guarire i contriti di cuore, ad annunciare la liberazione ai prigionieri e la vista ai ciechi, a rimettere in libertà gli oppressi, a predicare l’anno accettevole del Signore e il giorno del premio ». Poi, ripiegato il libro, lo restituì all’ inserviente, mentre tutti nella Sinagoga tenevano gli occhi fissi su di Lui. 
Allora Egli cominciò a dir loro : « Oggi le vostre orecchie hanno udito l’adempimento di questa profezia ». 
In questo caso — come in molti altri — Gesù applica a sè stesso i passi dei profeti e dimostra che si sono adempiuti nella Sua Persona e davanti agli occhi dei suoi contemporanei. 
Dunque le profezie avevano per termine Lui e trovavano in, Lui il loro compimenti. 
 
I PROFETI: DIVINITÀ DELLE PROFEZIE. 
 
Dio aveva preparato il popolo ebreo a ricevere il Salvatore colle promesse più volte rinnovate; aveva costellato la sua storia politica e religiosa di stupende figure messianiche, ma volle anche anticipatamente descrivere molti aspetti del Cristo venturo per mezzo delle profezie. 
Per un periodo di 400 anni Dio suscitò uomini straordinari chiamati profeti, affidando loro il compito di richiamare il popolo alla fede ed alla morale divina. La loro missione, per volere di Dio, fu confermata coi miracoli e colla predizione del futuro. 
I profeti, per risvegliare l’attesa messianica, parlarono spesso del Messia, e le loro profezie sul Cristo, unite ed ordinate, ne costituiscono quasi una biografia anticipata. Sono come le pietruzze di un mosaico che, sistemate secondo il piano dell’artista e vedute nel loro complesso, formano una meravigliosa composizione: la vita del Messia. 
Questo fu possibile perché una sola Mente ordinatrice ispirava i profeti e li dirigeva verso un unico fine ed un’unica persona : Gesù Cristo. Così il Messia, apparendo sulla terra, unificava e realizzava in sè tutto il passato e trovava nelle profezie un argomento invincibile della sua missione divina. 
 
IL CRISTO DEI PROFETI. 
 
Le profezie intorno a Gesù Cristo sono moltissime: tra esse scegliamo quelle che si riferiscono ai fatti più impor-tanti della sua vita. 
 
I PROFETI HANNO PREDETTO DEL MESSIA : 
 
1) La stirpe da cui sarebbe nato : quella di Sem. Infatti Noè benedicendo a Sem disse : « Benedici, o Signore, i padiglioni di Sem, e sia Canaan loro schiavo. Di-lati Iddio Iaphet e trovi dimora nei padiglioni di Sem » (Genesi, 9, 26). 
 
2) La nazione: quella discendente da Abramo. « Benedirò chi ti benedice — disse il Signore ad Abramo — e maledirò chi ti maledice e Per te saranno benedette tutte le nazioni » (Genesi, 22, 18). 
 
3) La tribù: quella di Giuda. « Giuda, a te daran lode i tuoi fratelli — disse Giacobbe benedicendo i suoi figli — e ti adoreranno i figlioli del padre tuo. Lo scettro non sarà tolto da Giuda e dal condottiero della stirpe di lui, fino a tanto che venga colui che deve essere mandato, Egli sarà l’aspettazione delle nazioni » (Genesi, 40, 8). 
 
4) La famiglia: quella di Davide. « Il Signore ha dato a Davide promessa giurata e davvero non la ritratterà: un tuo figlio collocherò sul trono » (Salino, 131, 11). « Il seme di lui durerà in eterno » (Salmo 88). 
 
5) La Madre: Maria Vergine. « Ecco che una Vergine concepirà e darà alla luce un figlio e il suo nome sarà Emanuele cioè: Dio con noi (Isaia. 7. 14). 
 
6) Il tempo della nascita. —« Sappi dunque e nota attentamente : da quando uscirà l’ editto per la riedificazione di Gerusalemme fino al Cristo principe vi saranno sette settimane e sessantadue settimane; e saran di nuovo edificate le piazze e le mura in tempo d’angustie…. il Cristo sarà ucciso e non sarà più suo popolo quello che lo rinnegherà. E la città e il santuario saranno distrutti da un popolo con condottiero che verrà e la sua fine sarà la devastazione » (Daniele, 9. 25). 
« Quando verrà meno lo scettro di Giuda » (Genesi, 40, 10). 
« Prima della distruzione di questo secondo tempio che sarà da lui visitato» (Aggeo, 2-8). 
« La sua venuta sarà preceduta da una pace universale » (Isaia, 2, 4). 
« Sarà annunciata e preparata da uno speciale inviato » (Malachia, 3, 1). 
 
7) Il luogo. « E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei certo la più piccola fra le terre di Giuda; perchè da te uscirà Colui che reggerà il mio popolo di Israele » (Michea, 5, 2). 
 
8) La vita. « Sarà adorato dai re d’Oriente che gli offriranno oro e incenso » (Isaia, 60, 6). 
« Soggiornerà in Egitto » (Osea, 11, 1). 
« Sarà povero ed attenderà al lavoro » (Salmo 87, 16). « Sarà obbediente )) (Salmo 39, 
« Andrà a cercare le pecorelle smarrite, solleverà quelle che son cadute, fascerà le piaghe di quelle che son ferite » (Ezechiele, 34). 
« Consolerà gli afflitti » (Isaia, 61). 
« Opererà miracoli a favore dei ciechi, dei sordi, dei muti, ecc. » (Isaia, 35, 6). 
« Sarà anche una pietra di scandalo ed un’occasione di rovina per un gran numero di giudei » (Isaia, 1, 6, 8). 
« Entrerà trionfalmente in Gerusalemme « cavalcando un’asina e un asinello » (Zaccaria, 9, 9). 
 
9) La passione. « Egli non ha vaghezza nè splendore; e noi l’abbiamo veduto e non era bello a vedersi…. Veramente Egli ha preso su di sè i nostri languori e ha portato i nostri dolori, e noi l’abbiamo reputato un lebbroso e come flagellato da Dio e umiliato. Ma egli è stato piagato a motivo delle nostre iniquità, è stato sprezzato per le nostre scelleratezze; il castigo, cagione di nostra pace, cade sopra di Lui e per le lividure di Lui siamo risanati. Tutti noi siamo stati. come pecore erranti : ciascheduna deviò per la sua strada e il Signore pose addosso a lui le iniquità di tutti noi. È stato offerto, perché Egli ha voluto e non ha aperta la sua bocca; come pecorella sarà condotto ad essere ucciso; e come agnello muto si sta dinanzi a colui che lo tosa, così Egli non aprirà la sua bocca » (Dalle Profezie di Isaia). 
« Mi pesarono per mia mercede trenta monete d’argento » (Zaccaria, 11, 12).
« Hanno forato le mie mani ed i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa ; si son divise le mie vesti e han gettato la sorte per avere le mie vesti… ; quanti mi videro si burlarono di me, mossero le labbra e scossero la testa. Confidò nel Signore : essi dicono : lo liberi, lo salvi, se è vero che lo ama » (Salmo 21). 
« Per cibo mi diedero fiele, e per calmare la mia sete mi offersero aceto » (Salmo 62, 68). 10) La missione. — « Sarà il Salvatore » (Isaia, 51, 5). « Sarà il giusto per eccellenza » (Geremia, 23, 5). « Sarà l’Ammirabile; il Consigliere; il Principe della pa-ce » (Isaia, 9, 6).
 
11) La divinità. — « Il Signore mi ha detto : tu sei mio figliuolo oggi io ti ho generato ». 
« Tra gli splendori della santità, avanti ad ogni altra cosa, dal mio seno io ti generai – dice Iddio » (Salmo 109, 4). 
« Egli sarà l’Emanuele, il Dio forte, il Padre del futuro secolo » (Isaia, 42, 16). 
 
12) Il sacerdozio. « Il Signore ha giurato ed egli non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedecco » (Salmo 109). 
 
13) Il trionfo. «L’Agnello sarà il Dominatore ». « Disse il Signore al mio Signore : siedi alla mia destra fino a tanto che io ponga i tuoi nemici sgabello dei tuoi piedi ); (Salmo 109). « Non permetterai che il tuo unto veda la corruzione » (risurrezione) (Salmo 15). 
 
14) La regalità. « Fiorirà ai suoi dì la giustizia e somma pace…. dominerà da un mare all’altro e dal fiume fino all’estremità della terra )) (Salmo 71). « Ci è nato un pargolo, ci fu dato un figlio, il suo nome sarà Principe ,di Pace e il principato è stato posto sulle sue spalle. Il suo impero crescerà. Sederà sul trono di Davide e sopra il suo regno » (Isaia, 9, 6). « Gli conferì la potestà, l’onore, il regno; tutti i popoli, le schiatte e le lingue serviranno a Lui; la sua potestà sarà una potestà eterna che non gli sarà mai tolta, e il suo regno un regno che non sarà mai distrutto » (Daniele, 7, 13). 
 
Tutte queste profezie si sono verificate alla lettera; basta leggere la Vita di Gesù, e specialmente il Vangelo di S. Matteo che, scrivendo per gli ebrei, diede un forte rilievo al parallelismo tra le profezie e la vita del Salvatore, offrendo la più forte dimostrazione che l’Aspettato delle genti era venuto, che era lui, Gesù di Nazaret. 
 

La Merkel ammette che Minsk era solo un espediente

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di Andrew Korybko

I critici potrebbero affermare che la nuova prospettiva del Presidente Putin è arrivata otto anni troppo tardi, ma tardi è sempre meglio che mai. La Merkel lo ha manipolato per anni prima di confessare il suo tradimento, che ha insegnato al leader russo la dolorosa lezione di non potersi più fidare di nessuno dei suoi pari occidentali. Invece, ora abbraccia con entusiasmo le sue grandi potenze del Sud globale, in particolare il Primo Ministro indiano Modi, che condivide la sua grande visione strategica di un futuro multipolare.

L’ex cancelliere finalmente esce allo scoperto

Nessuno può affermare con sicurezza di sapere come si concluderà l’ultima fase del conflitto ucraino, che ha avuto origine dall’operazione speciale che la Russia è stata costretta ad avviare per difendere l’integrità delle sue linee rosse di sicurezza nazionale dopo che la NATO le aveva oltrepassate. Dopotutto, i colpi di scena che si sono verificati finora hanno colto tutti di sorpresa, dalla riunificazione della Novorossia con la Russia ai due attacchi di droni di Kiev all’inizio di questa settimana nell’entroterra del suo vicino.

Detto questo, si può prevedere con sicurezza che il conflitto rimarrà quasi certamente prolungato negli anni a venire, sulla base della candida ammissione dell’ex cancelliere tedesco Merkel che il processo di pace di Minsk era solo un espediente per rafforzare le capacità militari offensive di Kiev. Le sue parole hanno fatto eco a quelle dell’ex presidente ucraino Poroshenko, che ha detto esattamente la stessa cosa all’inizio di quest’anno, con la differenza che lui non è mai stato considerato amico del presidente Putin, a differenza della Merkel.

L’operazione di manipolazione della percezione della Merkel contro Putin

I due parlano correntemente la lingua dell’altro, hanno trascorso gli anni della loro formazione professionale nell’ex Germania dell’Est, presiedono grandi potenze storiche e le loro rispettive economie sono chiaramente complementari, motivo per cui hanno collaborato strettamente su un’ampia gamma di questioni. Col tempo, il Presidente Putin ha iniziato a proiettare su di lei se stesso e la sua grande visione strategica di un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, che lei ha assecondato riflettendo retoricamente per alimentare i suoi pregiudizi di conferma.

In tutto questo tempo, però, si è scoperto che lei lo stava solo ingannando, dicendo al leader russo tutto ciò che voleva sentirsi dire, e il suo superficiale sostegno al processo di pace di Minsk è stato l’epitome del suo approccio manipolatorio al Presidente Putin. Ha valutato con precisione quanto lui desiderasse ardentemente che la pace prevalesse in Ucraina per sbloccare il promettente ruolo geostrategico di quel Paese come ponte tra la sua Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e la sua Unione Europea, secondo la sua già citata visione a lungo termine.

Tuttavia, non aveva alcun desiderio di realizzarlo, nonostante la sua proposta fosse vantaggiosa per entrambe le parti, poiché la grande visione strategica di Merkel consisteva nel portare a termine il progetto secolare della Germania di prendere il controllo dell’Europa senza sparare un colpo. A tal fine, ha dovuto placare la Russia manipolando la percezione del suo leader, in modo che questi la considerasse erroneamente come il leader di uno Stato amico e quindi non esercitasse pressioni sul blocco in modo da ostacolare il suo obiettivo di espandere l’influenza tedesca su di esso.

Psicanalisi di Putin

Dal momento che la Merkel ha giocato così magistralmente con le aspettative del Presidente Putin, presentandosi falsamente come la stessa visionaria pragmatica e orientata all’economia che era lui, anziché come l’ideologa a somma zero che è stata in realtà per tutto questo tempo, il Presidente Putin è stato indotto con successo a fidarsi di lei. Il risultato finale è stato che il leader russo ha pazientemente trattenuto la sua Grande Potenza per quasi otto anni, nonostante le innumerevoli provocazioni contro la sua etica nell’ex Ucraina orientale.

La sua mentalità era che “il fine giustifica i mezzi”, che in questo contesto si riferiva al suo calcolo costi-benefici secondo il quale i costi pagati dalla popolazione russa del Donbass sarebbero valsi alla fine se la sua pazienza avesse guadagnato abbastanza tempo da permettere alla Germania di convincere Kiev ad attuare con successo gli accordi di Minsk, costruendo così alla fine un’”Europa da Lisbona a Vladivostok” che avrebbe portato benefici a tutti. Con il senno di poi, il problema è che il Presidente Putin era l’unico leader a volerlo veramente.

È stato ingannato per quasi otto anni dalla Merkel, con la quale ha stretto un forte legame durante i molti anni di mandato a causa delle loro affinità personali e della sua manipolazione di successo delle sue percezioni, facendogli credere erroneamente che lei condividesse la sua grande visione strategica, come è stato spiegato in precedenza. Essendo un vero statista, egli dava per scontato che i suoi colleghi – soprattutto quelli che rappresentavano grandi potenze come la Merkel – fossero dello stesso calibro professionale, e quindi dava per scontato che fossero tutti attori razionali.

Il senno di poi è 20/20

La realtà era però completamente diversa, poiché il Presidente Putin si è rivelato essere l’ultimo vero uomo di Stato occidentale, il che significa che era l’unico a operare su basi razionali, mentre tutti gli altri perseguivano obiettivi ideologici. Se ne è reso conto solo anni dopo, essendo invece caduto nella falsa percezione che tutti fossero più o meno visionari pragmatici e guidati dall’economia come lui, grazie soprattutto al successo dell’operazione di gestione della percezione condotta dalla Merkel nei suoi confronti.

La sua prolungata farsa nel fingere di condividere la sua grande visione strategica è stata abbastanza convincente da indurre il Presidente Putin ad abbassare la guardia, a dare per scontate le sue parole e a supporre che avrebbe fatto in modo che la Germania alla fine convincesse Kiev ad attuare pienamente gli accordi di Minsk. Se avesse sospettato la sua disonestà, avrebbe certamente abbandonato questo approccio molto prima, ma è caduto completamente nella sua recita, poiché si è conformato al suo pregiudizio di conferma di leader razionale di una Grande Potenza.

Questo spiega perché abbia aspettato così a lungo prima di ordinare l’operazione speciale, dal momento che confidava sinceramente che lei condividesse la sua grande visione strategica di un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, che richiedeva una pace duratura in Ucraina per essere attuata. Invece, la Merkel cercava spietatamente di portare a termine il complotto secolare della Germania per prendere il controllo dell’Europa senza sparare un colpo, cosa che il suo successore Scholz ha quasi ammesso di voler fare nel manifesto appena pubblicato dalla rivista Foreign Affairs.

Non è una coincidenza che poco dopo la Merkel abbia confessato le sue vere intenzioni di assecondare il processo di pace di Minsk, dal momento che non c’era più motivo di rimanere riservata. Scholz ha vuotato il sacco vantandosi dell’agenda egemonica della Germania, che ha apertamente descritto come guidata dal desiderio di rispondere alle minacce che, secondo lui, provengono “più immediatamente” dalla Russia. Non avendo nulla da perdere, la Merkel si è tolta la maschera e ha finalmente mostrato al Presidente Putin il suo vero volto.

Non c’è dubbio che lui si sia reso conto, qualche tempo prima dell’inizio dell’operazione speciale del suo Paese, che lei lo aveva ingannato per anni, motivo per cui ha intrapreso quel passo fatidico alla fine di febbraio, ma ora è in bella mostra anche per il mondo intero. La Merkel era l’unico politico occidentale di cui il Presidente Putin si fidasse sinceramente, e questo è uno dei motivi per cui ha rimandato l’ordine della suddetta operazione per quasi otto anni, nella falsa speranza che la Merkel potesse contribuire a garantire la pace in Ucraina.

L’impatto psicologico del tradimento della Merkel

Dopo che la Merkel ha ammesso così sfacciatamente di aver tradito la sua fiducia vantandosi del fatto che “Putin avrebbe potuto facilmente invadere [l’Ucraina] all’epoca” se lei non fosse stata al fianco del processo di pace di Minsk, facendolo così desistere per quasi un decennio, è improbabile che il leader russo si fidi ancora di qualcuno in Occidente. Questa intuizione psicologica aggiunge un contesto cruciale alla coincidenza con cui ha dichiarato, lo stesso giorno in cui è caduta l’intervista, che il conflitto ucraino “potrebbe essere un processo lungo”.

È chiaro che ora ha capito che si tratta di una lotta prolungata per il futuro della transizione sistemica globale, anche se la Russia può ancora vincere strategicamente anche nello scenario di uno stallo militare in Ucraina. Questo perché tale esito porterebbe i processi multipolari a guida indiana a continuare a proliferare, cambiando così in modo irreversibile il corso delle relazioni internazionali. A questo punto della nuova guerra fredda, la Russia sta combattendo un conflitto difensivo, ma per una volta il tempo è dalla sua parte.

Il Presidente Putin ora sa che ogni pausa nei combattimenti sarà solo un’opportunità per entrambe le parti di riorganizzarsi, riarmarsi e inevitabilmente riprendere le operazioni offensive, il che significa che il campo di gioco strategico è ora livellato, poiché finalmente sta operando secondo la stessa mentalità dei suoi avversari già da anni. Ciò rafforzerà la sua determinazione a continuare a fare tutto il possibile per accelerare i processi multipolari, il che richiede innanzitutto il mantenimento della Linea di Controllo (LOC).

La nuova grande visione strategica di Putin

Per perseguire questo obiettivo più immediato, la Russia potrebbe effettivamente riprendere a partecipare al processo di pace, precedentemente sabotato, a patto che vengano soddisfatte almeno superficialmente alcune condizioni, ma nessuno dovrebbe interpretare questo potenziale sviluppo come un segnale di debolezza strategica da parte sua, a differenza di quanto avveniva in passato. La differenza tra allora e oggi è che il Presidente Putin ha imparato molte lezioni dolorose e non intende più approfittare dei suoi gesti di buona volontà.

Mentre il processo di pace di Minsk, col senno di poi, non è stato altro che un mezzo per manipolare le percezioni del Presidente Putin al fine di influenzarlo a esercitare moderazione e quindi a guadagnare tempo per Kiev per prepararsi a un’offensiva finale nel Donbass, qualsiasi processo gli succederà non sarà altro che un mezzo per il leader russo per guadagnare tempo affinché i processi multipolari continuino a proliferare a spese del Miliardo d’oro dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti e dei loro interessi egemonici unipolari.

Il grande obiettivo strategico del Presidente Putin non è più un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, ma riformare le relazioni internazionali in piena collaborazione con i Paesi del Sud globale guidato dai BRICS e dalla SCO, di cui la Russia fa parte, affinché l’ordine mondiale diventi più democratico, equo e giusto. Ciò è in linea con la visione esposta nel suo Manifesto Rivoluzionario Globale, su cui si è basato nelle ultime due stagioni e che oggi può essere descritto come l’ideologia non ufficiale della sua Grande Potenza.

Pensieri conclusivi

I critici potrebbero affermare che la nuova prospettiva del Presidente Putin è arrivata otto anni troppo tardi, ma tardi è sempre meglio che mai. La Merkel lo ha manipolato per anni prima di confessare il suo tradimento, che ha insegnato al leader russo la dolorosa lezione di non potersi più fidare di nessuno dei suoi pari occidentali. Invece, ora abbraccia con entusiasmo le sue grandi potenze del Sud globale, in particolare il Primo Ministro indiano Modi, che condivide la sua grande visione strategica di un futuro multipolare.

La transizione sistemica globale sta attualmente procedendo lungo questo percorso, ma ha ancora bisogno di tempo per diventare irreversibile, il che a sua volta richiede che la Russia mantenga la posizione di blocco. Che sia attraverso mezzi militari, politici o una combinazione di questi due mezzi, ci si aspetta che il Presidente Putin faccia tutto ciò che è in suo potere per guadagnare tempo affinché questi processi multipolari guidati dall’India continuino a proliferare a tal fine, il che garantisce che il conflitto ucraino rimarrà prolungato indipendentemente da qualsiasi cosa si dica.

Pubblicato in partnership su One World – Korybko Substack

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

9 dicembre 2022

Il nuovo sviluppo della Cina offre nuove opportunità al mondo

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di Redazione

Ospitiamo qui di seguito le riflessioni di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano

Alcuni giorni fa il Presidente Xi Jinping e il nuovo Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno tenuto un bilaterale ai margini del summit dei leader mondiali del G20 a Bali. Si tratta del primo incontro ufficiale tra i leader dei due Paesi dopo la conclusione del 20° Congresso del Partito Comunista Cinese e l’insediamento del nuovo governo italiano, ed è stato di grande importanza strategica nel quadro dello sviluppo delle relazioni sino-italiane. Tra le due parti è stato raggiunto ampio consenso circa la necessità di rafforzare il coordinamento e la cooperazione ed affrontare congiuntamente le principali sfide globali del momento.

Attualmente, la ripresa economica sta incontrando diverse difficoltà a causa di vari fattori di instabilità; quale corso prenderà e a cosa ci porterà lo sviluppo globale sono gli interrogativi di quest’epoca ai quali ogni Paese al mondo sta cercando di trovare risposta. Pace, progresso, cooperazione, reciproci vantaggi sono storicamente cose a cui tutti aspirano e tendono naturalmente. In tal senso la Cina ha preso l’iniziativa di assumersi le responsabilità in veste di più grande Paese in via di sviluppo, aderendo fermamente e con costanza ad una politica estera rivolta al mantenimento della pace mondiale e alla promozione di uno sviluppo condiviso. Al contempo, si impegna attivamente per lo sviluppo dell’economia e della società del Paese, guidando 1/5 della popolazione mondiale verso una modernizzazione in stile cinese, contribuendo con la propria forza e saggezza a dare un aiuto concreto per risolvere i problemi globali e promuovere il progresso della società umana.

Il nuovo corso di sviluppo della Cina si basa sulla costruzione di una “società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”, in modo tale da poter guidare i suoi 1.4 miliardi di abitanti (numero che supera la totalità della popolazione dei Paesi sviluppati) verso una società moderna condividendo col resto del mondo i frutti di questa modernizzazione. Inoltre, dopo anni di impegno e duro lavoro, quasi 100 milioni di persone indigenti situate nelle zone rurali sono tutte sollevate dallo stato di povertà, raggiungendo l’obiettivo di riduzione della povertà dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile con 10 anni di anticipo sulla tabella di marcia, dando a livello globale un contributo importante a questa causa.

Attualmente, la Cina sta accelerando sulla costruzione di un modello di sviluppo “a doppio ciclo” a livello nazionale e internazionale per promuovere uno sviluppo di alta qualità. La prossima fase si concentrerà sulla promozione di uno sviluppo regionale coordinato, di una maggiore integrazione tra zone urbane e rurali e sulla costruzione del più grande sistema sanitario, educativo e di sicurezza sociale a livello globale, in modo che i frutti di questo sviluppo nazionale siano equamente condivisi con l’intera popolazione, realizzando un progresso umano a 360 gradi.

Il nuovo sviluppo della Cina inoltre è anche uno sviluppo “verde”, ovvero la convivenza armoniosa tra uomo e natura. Uomo e natura rappresentano una comunità di vita condivisa: lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e, in alcuni casi, la vera e propria distruzione di esse, avrà inevitabilmente ripercussioni future. La Cina prosegue sulla via di uno sviluppo verde promuovendo un modello di progresso a basse emissioni di CO2,  ha dato vita al più grande mercato di carbone al mondo ed è divenuto il maggior produttore di energia pulita a livello globale; avanza altresì in maniera attiva e risoluta verso gli obiettivi di carbon peaking (raggiungere il picco di emissioni) entro il 2030 e di carbon neutrality entro il 2060, contribuendo con le proprie risorse e la propria forza alla lotta mondiale ai cambiamenti climatici.

Il nuovo sviluppo della Cina è anche uno sviluppo che prosegue sulla strada della pace. Storicamente essa ha sempre avuto a cuore ed amato la pace e ha sperimentato sulla propria pelle le sofferenze causate da guerre, colonizzazioni e saccheggi vari nel corso dei secoli. È di vitale importanza quindi stare della parte giusta della storia e promuovere il progresso della civiltà umana, tenendo alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e della strategia win-win, approfondire ed espandere relazioni di partenariato globale nel segno dell’uguaglianza, dell’apertura e dell’uguaglianza per costruire una comunità umana dal futuro condiviso; perseguire quindi un proprio modello di sviluppo inscritto in un quadro di salvaguardia dello sviluppo mondiale pacifico, e al contempo intraprendere questa via di sviluppo autonoma per poter ulteriormente preservare la pace a livello globale.

Il nuovo sviluppo della Cina la vedrà continuare ad aderire ad una politica estera aperta ed a una strategia di apertura che prevede vantaggi reciproci e risultati condivisi: assumere quindi un atteggiamento più aperto in modo tale da poter condividere i frutti dello sviluppo con le popolazioni di tutti i Paesi. Promuovere in tal senso la costruzione di un’economia globale all’insegna dell’apertura ed una maggiore liberalizzazione ed agevolazione degli investimenti: accelerare la costituzione di zone pilota di libero scambio e del porto di libero scambio di Hainan, continuare a lavorare per dar vita a un business environment di primo livello che sia internazionale, orientato al mercato e fondato sul diritto. Sfruttare il grandissimo potenziale di mercato e costruire in tal senso piattaforme di alta qualità come la China International Import Expo, la China International Consumer Products Expo, la China International Fair for Trade in Services (CIFTIS), la Canton Fair e così via. E ancora, a partire dall’adesione di 149 Paesi e 32 organizzazioni internazionali, continuare a lavorare per attirare sempre più nazioni ad entrare nel progetto “Nuova Via della Seta” (Belt and Road Initiative): a tal proposito, la Cina sta prendendo in considerazione la possibilità di organizzare il terzo “Belt and Road Forum for International Cooperation”.

La Cina e l’Italia sono partner strategici onnicomprensivi, con ampie prospettive di cooperazione. Ritengo che ambo le parti possano ulteriormente approfondire i punti di crescita di questa cooperazione, in particolare in settori come quello produttivo-manufatturiero di fascia alta, la conversione energetica, lo sviluppo verde, e più in generale le tecnologie, e concentrandosi sulla collaborazione nel settore degli sport su ghiaccio e neve in occasione dei prossimi Giochi Olimpici Invernali che si terranno a Milano-Cortina nel 2026. La Cina invita un sempre maggior numero di aziende italiane ad investire nel loro Paese e intende aumentare sensibilmente le importazioni di prodotti italiani di alta qualità. La Cina dà inoltre il benvenuto all’Italia come ospite d’onore della China International Consumer Products Expo 2023. Con il graduale aumento del numero di voli di linea tra i due Paesi, invita gli amici italiani di ogni estrazione sociale a visitare la Cina e intensificare gli scambi e la cooperazione; a tal proposito, noi, in qualità di Consolato Generale della Repubblica Popolare Cinese in Milano, saremmo lieti di fornire i nostri servizi e il nostro supporto.

Sono convinto che una Cina impegnata sulla strada di uno sviluppo di alta qualità e di un’apertura ad alto livello possa sicuramente fornire nuove opportunità a tutti i Paesi del mondo, Italia compresa. Lavoriamo assieme per affrontare le sfide globali, per promuovere la pace e lo sviluppo del mondo e per portare benefici all’umanità intera.

Pubblicato su Scenari Internazionali

Foto: Idee&Azione

9 dicembre 2022

La guerra delle sanzioni è in pieno svolgimento e Cipro è stranamente tranquilla

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di Valentin Katasonov

Secondo quanto riportato da Politico il 18 novembre, l’Unione europea (UE) ha congelato beni russi per un valore di 68 miliardi di euro. Senza contare le riserve valutarie della Federazione Russa congelate dai Paesi dell’UE. Si stima che sia di altri 33,8 miliardi di euro.

Per qualche motivo, gli elenchi pubblicati degli Stati membri dell’UE che hanno congelato i beni non includono mai Cipro. È possibile che non ci sia nulla da congelare? Niente affatto! Secondo le statistiche della Banca centrale russa, il valore degli investimenti diretti accumulati dai russi a Cipro è di 224,83 miliardi di dollari. Arrotondati, sono 225 miliardi di dollari. Il valore totale di tutti gli investimenti diretti di origine russa all’estero è di 487 miliardi di dollari. In altre parole, Cipro ha rappresentato più del 46%.

Gli investimenti diretti russi a Cipro sono raddoppiati tra il 2016 e il 2021. Nessun altro Paese si avvicina a Cipro in questo senso. Tra i Paesi europei, la cifra più alta è quella dell’Austria, con 27,0 miliardi di dollari. Le maggiori economie dell’UE sono la Germania e la Francia, con rispettivamente 10,0 e 3,3 miliardi di dollari. Disparità sorprendenti!

Va inoltre considerato l’importo piuttosto consistente degli investimenti di portafoglio di origine russa a Cipro – 6,78 miliardi di dollari. L’importo totale degli investimenti diretti e di portafoglio russi accumulati a Cipro all’inizio dell’anno era di 231,61 miliardi di dollari.

Numerose pubblicazioni sul congelamento e sulla prevista confisca dei beni russi non menzionano mai Cipro. Se ne parlano, di solito si concentrano sulle possibili perdite dello Stato insulare dovute alla cessazione dell’afflusso di turisti russi. Già all’inizio di marzo sono stati interrotti i voli che collegano l’isola alla Russia. Di conseguenza, non ci saranno più turisti dalla Russia.

Non ci saranno più i ricchi acquirenti russi di “passaporti d’oro” che ogni anno aggiungevano decine o centinaia di milioni di dollari al tesoro di Cipro. L’ottenimento di passaporti ciprioti non ha salvato gli oligarchi con cittadinanza cipriota, come Andrey Melnichenko, Dmitry Pumpyansky e la sua famiglia, Alexander Vinokurov, Mikhail Oseevsky e Alexander Ponoparenko dall’inserimento nelle liste delle sanzioni.

Nell’agosto 2018, il Ministero delle Finanze statunitense ha inserito Oleg Deripaska e Viktor Vekselberg in un elenco di sanzioni. E le autorità cipriote hanno immediatamente bloccato i loro conti.

Tuttavia, il fascino di aprire conti bancari a Cipro è scomparso tra i russi già nel 2013. Dieci anni fa, il sistema bancario cipriota si è trovato in una situazione molto difficile, con la minaccia di fallimenti di massa degli istituti di credito del Paese insulare. Nel marzo 2013 l’UE ha accettato di fornire a Cipro un salvataggio anti-crisi da 10 miliardi di euro a condizione che le autorità monetarie “taglino” i depositi nelle sue banche. Per ogni deposito superiore a 100.000 euro era prevista una detrazione del 9,9%. Cipro ha accettato e i clienti russi delle banche cipriote hanno subito un taglio di capelli. Secondo varie stime, i russi hanno perso da 800 milioni a 3,5 miliardi di euro. (Gli esperti stimano il valore dei depositi bancari russi a 10 miliardi di euro).

Sull’isola ci sono molti immobili di proprietà di ricchi russi. Ma gli oligarchi russi non comprano nulla qui da diversi anni. E si stanno lentamente liberando dei loro palazzi e delle loro ville.

E di certo a Cipro non ci sono grandi aziende che producono beni o raffinano petrolio (come ad esempio in Germania o in Italia), banche, società commerciali o altre strutture commerciali provenienti dalla Russia. Ciò pone la domanda: da dove provengono le attività russe sotto forma di investimenti diretti per un valore di quasi 225 miliardi di dollari?

Il punto è che fino a poco tempo fa (fino al 24 febbraio 2022) Cipro era interessante per i ricchi russi come giurisdizione offshore. Hanno registrato società, la maggior parte delle quali svolgeva le proprie attività sul territorio della Federazione Russa. E i miliardi di dollari di attività a Cipro che troviamo nelle statistiche della Banca di Russia rispecchiano le attività reali collocate nella Federazione Russa. Le società offshore a Cipro sono state create per “ottimizzare” la tassazione, per garantire la riservatezza delle transazioni e per proteggere i proprietari dei beni nei tribunali internazionali.

Le agenzie degli Stati Uniti e di altri Paesi occidentali che effettuano sequestri e confische sono alla ricerca di beni reali russi. Si tratta di imprese, infrastrutture, navi, aerei, palazzi, ville, ecc. La categoria delle attività reali comprende anche i fondi in conti bancari.

I miliardi ciprioti, invece, sono beni virtuali. Naturalmente, anche i tribunali occidentali possono congelarli e confiscarli, ma nessuno eseguirà tali decisioni in Russia. Questo ci riporta al tema degli anni precedenti: la deoffshorizzazione dell’economia russa. Oggi c’è una guerra non dichiarata tra la Russia e l’Occidente collettivo. E dove sono le garanzie che l’Occidente non utilizzerà società offshore per gestire beni reali a suo favore? Dopotutto, in Russia ci sono aziende le cui attività sono legate al complesso industriale della difesa (DIC) e che sono gestite dall’estero. Penso che l’Occidente collettivo non solo si rifiuterà di liquidare questi “beni offshore” russi ma, al contrario, li promuoverà come arma per minare la nostra economia.

È sorprendente che il tema della deoffshorizzazione dell’economia russa si sia ritirato alla periferia dell’attenzione non solo dei media, ma anche delle agenzie governative responsabili della sicurezza della Federazione Russa. Si pensi, ad esempio, al documento “Strategia di sicurezza nazionale della Federazione Russa”, promulgato con il decreto presidenziale n. 400 del 2 luglio 2021. Una delle sezioni della “Strategia…” si chiama “Sicurezza economica”. Non menziona nemmeno che l’economia russa rimane fortemente offshore (gestita da giurisdizioni offshore), che è la più grave minaccia alla sicurezza della Russia.

Per concludere: Cipro non è l’unica giurisdizione in cui i ricchi russi hanno creato società offshore. All’inizio del 2022, importanti attività russe sotto forma di investimenti diretti sono state collocate anche nelle seguenti giurisdizioni esotiche (miliardi di USD) Jersey, 20,5; Bahamas, 5,0; Isole Vergini Britanniche, 2,7; ecc. Tutte queste isole sono controllate dalle agenzie di intelligence britanniche e statunitensi. Oltre a quelle esotiche, esistono anche zone offshore “civilizzate”: i Paesi Bassi (investimenti diretti russi accumulati – 25,5 miliardi di dollari), il Lussemburgo (22,8 miliardi di dollari), l’Irlanda (10,4 miliardi di dollari), Monaco (1,6 miliardi di dollari) e altre ancora.

Non ricordo alcuna notizia di sequestri ed espropri da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati di questi giganteschi beni di origine russa. È comprensibile: le società offshore sono strumenti per la gestione dei beni russi, necessari all’Occidente.

Traduzione a cura della Redazione

Foto: Idee&Azione

8 dicembre 2022

 

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