Maroni: “Nel 2018 mi ritiro. Non mi ricandido governatore”

Condividi su:

Roberto Maroni ha rivelato che intende lasciare la politica nel 2018, al termine del suo primo mandato da governatore lombardo: “Voglio fare altro nella mia vita”

“Non ho niente da aggiungere a quanto e’ stato detto e scritto”. Cosi’ Roberto Maroni ha risposto, in conferenza stampa a Palazzo Lombardia, alle domande di spiegare il senso del suo annunciato ritiro dalla politica nel 2018. “Non ci sono retroscena, io sono trasparente e limpido come l’acqua”, ha continuato il governatore lombardo. “Questo rende piu’ impegnativo il lavoro che deve concentrarsi in pochi anni”, ha aggiunto. “Il futuro riposa sulle ginocchia di Giove”, ha poi scherzato, con i cronisti.

Roberto Maroni ha rivelato che intende lasciare la politica nel 2018, al termine del suo primo mandato da governatore lombardo. L’ex segretario federale della Lega Nord ed ex ministro dell’Interno lo ha detto pubblicamente venerdi’ sera a Trento e confermato in un colloquio con ‘Repubblica’. “L’avevo gia’ detto che non mi sarei ricandidato” per un secondo mandato, ha sostenuto, “del resto avevo gia’ deciso di chiudere con il Parlamento quando mi sono candidato a governare la Lombardia, fare il presidente ha solo allungato di cinque anni il mio impegno nella cosa pubblica: ma dopo il 2018 basta, ho chiuso. La mia e’ una scelta di vita”.

Nell’intervista a ‘Repubblica’, il governatore lombardo ha spiegato che il suo obiettivo e’ di “far crescere un gruppo di persone che dovranno essere pronte a prendere il testimone”. “Largo ai giovani, io nella vita voglio fare altro – ha affermato Maroni, che, nel 2018, avra’ 63 anni – l’esperienza in Regione e’ molto impegnativa, e penso che ci sara’ l’occasione per dedicarmi a qualcosa di utile e interessante, non necessariamente collegato all’attivita’ politica”. “Il mio sogno – ha concluso – e’ consegnare a chi verra’ dopo di me una Lombardia a statuto speciale”.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/milano/maroni-nel-2018-070414.html

Manovra, umiliati i terremotati: più soldi agli immigrati che a loro

Condividi su:

Le spese per gli immigrati ci costano più della manovra. E nel Def vengono stanziati più fondi che ai terremotati e ai poveri

 La levata di scudi del centrodestra contro il governo Gentiloni è durissima. Perché, come fa notare il capogruppo di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, queste diventano “un vero e proprio scandalo se rapportate con quanto previsto per i terremotati e i poveri”. Nel 2017 agli oltre 12 milioni di terremotati sarà riservato meno della metà di quanto finirà nelle tasche di poche centinaia di migliaia di immigrati.

Avete temuto il Brexit? Vedrete come vi spaventerà Erdoxit…

Condividi su:

Altro che Brexit, l’Erdoxit. La Turchia diventa un  gigantesco frammento dislocato e va per la sua rotta pericolosa e avventurista, e l’Unione Europea,  la classe (cosiddetta) dirigente resta senza parole. Angela Merkel, quella che comanda su tutti noi, quella che ci ha fatto sborsare a tutti i 3 miliardi l’anno ad Erdogan per rimediare ad una sua ignobile follia, che fa? Auspica che il sultano  apra “un dialogo rispettoso  con le altre forze politiche e la società”; invoca Erdogan di “non  mettere fine al sogno europeo”, cioè all’aspirazione di farsi ammettere nella oligarchia di burocrazie  omologanti e stati de-sovranizzati e castrati:  patetico, come se   quell’ente che  usurpa il nome di “Europa”, oggi prigione dei popoli, avesse ancora chissà quale capacità di attrarre, invece che di suscitare repulsione.

“La Turchia si allontana  dall’Europa e si allinea al modo medio-orientale di far politica,  a forma di  governo autoritario”, riconosce Le Monde: è ancora ottimista,  l’ex calciatore punta dritto al despotismo orientale,  con in più l’arricchimento sfondato per sé e la sua famiglia. Ma almeno il popolo turco  è tornato alla storia che è sua;   ha riconquistato  la sua identità, radicalmente anti-europea;   s’è liberato dalle mascherature del carnevale UE, voterà   la pena di morte (finalmente!), darà all’ex calciatore i poteri e prepotenze della Sublime Porta, e farà la sola cosa che sa  fare, quella che fa meglio  nella storia: distruggere, devastare  dove passa.

L’eurocrazia mai così insignificante..

Continua a leggere

Due interrogativi pubblici all’organizzatrice della marcia per la vita (CHE NON RISPONDERA’)

Condividi su:

Segnalazione di Carlo Di Risultati immagini per no 194Pietro

Si svolgerà il mese prossimo la Marcia per la Vita , evento la cui stessa definizione si presta ad evidenti perplessità per la sua profonda genericità, in quanto nessuno marcerebbe per la morte , il che non sarebbe grave se gli organizzatori dell’evento non avessero pubblicamente ed esplicitamente criticato la nostra iniziativa referendaria (diretta ad abrogare per quella via la 194) definendola velleitaria .

Rivolgo per l’ennesima volta a costoro , nella persona dell’organizzatrice ufficiale , la dott.ssa Virginia Coda Nunziante , due interrogativi .

1 ) Siete favorevoli all’abrogazione della legge 194 e , in caso affermativo , come la volete abrogare , marciando marciando o per via parlamentare ( con il parlamento iper-laicizzato che abbiamo da decenni , in linea con tutte le assemblee analoghe europee , con l’eccezione della Polonia ) , essendo la via referendaria che il mio Comitato intende percorrere a vostro parere velleitaria ?

2 ) In caso di grave pericolo di Vita della donna che porti a termine la gravidanza , grave pericolo attuale , rigorosamente accertato e non altrimenti evitabile se non con l’interruzione della gravidanza stessa , dando per scontato che occorre cercare se possibile di difendere entrambe le Vite , siete favorevoli a che la donna venga costretta a morire per legge ( nonostante sia essa stessa una persona , per giunta in quel caso innocente e vittima di una tragica situazione , quella di dover scegliere tra la propria Vita e quella del proprio figlio ) o ritenete che , in quell’estrema ipotesi , le debba essere riconosciuto il diritto di scelta se abortire o meno , in linea peraltro con la stessa normativa penale italiana anteriore alla 194 e vaticana sullo stato di necessità ( stato che, del resto, se non ricorre in caso di grave pericolo di Vita non può ricorrere mai ) ?

Continua a leggere

7 obbedienze massoniche unite: “NON VOTATE MARINE!”

Condividi su:
(Sfilarono al “Je suis Charlie”)

 

Hanno firmato un “appello repubblicano”  perché i francesi non votino Marine Le Pen. Nessuna sorpresa, in fondo … Le cose diventano ogni giorno più chiare. Non ci sarà più bisogno di noi complottisti.

L’appello repubblicano è firmato da: Grand Orient de France (GODF), la Fédération française du Droit humain (FFDH), la Grande Loge féminine de France (GLFF), la Grande Loge féminine de Memphis Misraïm (GLFMM), la Grande Loge mixte universelle (GLMU), la Grande Loge mixte de France (GLMF) et la Grande Loge des cultures et de la spiritualité (GLCS).

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/7-obbedienze-massoniche-unite-non-votate-marine/

Bergoglio e Massoneria

Condividi su:

Pubblichiamo un testo diffuso da Marco Tosatti, da lui ricevuto in anonimo, e che è già stato pubblicato in inglese sul sito OnePeterFive.Il contenuto di questo testo non coglie certo di sorpresa, dato l’andazzo complessivo dei diversi papi conciliari, accentuatosi con l’arrivo di papa Bergoglio. Tuttavia, occorre tenere presente che lo zampino massonico, sia esso reale o virtuale, operativo o ideale, è solo una componente della forma mentis e del modus operandi di una gran parte della moderna gerarchia cattolica, manifestatisi apertamente a partire dal Vaticano II.
In tal senso vanno tenuti presenti diversi  altri fattori, come ad esempio l’Umanesimo e il Rinascimento insieme alla sovversione luterana e ai suoi frutti nefasti. Bisogna partire da qui per cogliere la matrice più prossima della rivoluzione omocentrica che è esplosa con l’illuminismo e che continua a produrre guasti sempre maggiori, tutti contrassegnati da una cifra inequivoca: la rivolta contro Dio, in vista dell’avvento dell’Anticristo.
In questo contesto, l’azione svolta strumentalmente dagli ambienti massonici ha la sua logica e la sua funzione inequivocabile, ma poco avrebbe potuto incidere se non avesse operato su un substrato già predisposto ad accettare l’inversione di ogni valore. Continua a leggere

Se Assad è un “diavolo”, che cosa dire del curriculum dell’America?

Condividi su:

Se Assad è un “diavolo”, che cosa dire del curriculum dell’America?

Va bene che le dichiarazioni lasciano il tempo che trovano e che ciò che conta sono la diplomazia più o meno segreta e, ovviamente, i fatti.

Ma quando uno che non è un signore qualsiasi, bensì il presidente dello Stato più potente della terra, rinfaccia al suo omologo della superpotenza avversaria (la Russia) di “sostenere una persona diabolica molto negativa per il genere umano” non sta facendo solo del teatro o dando prova d’incapacità a tenere a freno la lingua, ma sta allegramente glissando su tutti i “diavoli” che la propria parte (l’America) ha appoggiato interessatamente appena ha cominciato ad espandersi oltre il proprio nucleo originario.

Continua a leggere

Washington ritorna al linguaggio della guerra come ai tempi dell’Iraq (2003)

Condividi su:

di Luciano Lago

Washington ritorna al linguaggio della guerra come ai tempi dell’Iraq (2003)

La implacabile logica della guerra è tornata ad essere prevalente nelle decisioni dei responsabili del Governo di Washington:  tra  i pronunciamenti di “ultimatum” alla Russia da parte del segretario di Stato USA ,  Rex  Tillerson,  e le invettive di Donald Trump contro Assad, definito “animale” dal Presidente statunitense, si possono facilmente riscontrare  molte similitudini tra la fase attuale ed il clima  prebellico che aveva preceduto l’inizio dell’invasione  dell’Iraq nel Marzo del 2003.   Tutto lascia intendere che gli USA sono  tornati agli stessi discorsi ed alle stesse avvertenze minacciose che precedettero la guerra anglo USA contro l’Iraq ed il bagno di sangue (1, 2 milioni di morti), di rovine e di caos che produsse quel conflitto.

La scorsa Domenica il senatore repubblicano Lindsey Graham ha richiesto l’invio di “cinquemila o seimila effettivi di truppe USA in Siria, oltre all’inasprimento delle sanzioni economiche contro la Russia” ed ha affermato inoltre che “Assad ha commesso un gravissimo errore perchè, se uno è un avversario degli USA e non sta preoccupato per quello che può fare Trump in un giorno determinato, deve essere un pazzo”.

Continua a leggere

Europa serva degli Stati Uniti: in Siria come altrove

Condividi su:

Europa serva degli Stati Uniti: in Siria come altrove

Assad ha davvero bombardato, con gas venefici, i civili siriani? Non ci sono certezze. Gli americani che si dicono sicuri del fatto loro non tirano fuori la pistola fumante. Nessuna indagine internazionale ha potuto verificare le accuse di Trump, eppure i missili statunitensi sono stati ugualmente lanciati contro un Paese sovrano, nel compiacimento di tutto l’Occidente. I russi, alleati di Damasco, sono gli unici che la pensano diversamente sugli eventi ma non godono delle simpatie della Comunità Internazionale. Il loro rapporto, che parla di esplosione in un deposito di armi chimiche dei ribelli, i quali usano la popolazione come scudo umano, non è stato nemmeno preso in considerazione. Ad ogni modo, siamo uomini di mondo e comprendiamo che certi attacchi a tradimento, come quello statunitense contro la Siria, non necessitano mai di prove quanto di espedienti, più o meno credibili, per essere attuati. I prepotenti non hanno bisogno di dimostrare nulla, la forza militare di cui dispongono è la dimostrazione stessa della giustezza delle loro posizioni e della superiorità morale delle loro azioni. Tuttavia, pur afferrando la logica delle cose, non ci rassegniamo a farci prendere per i fondelli dalla stampa asservita a Washington. Di questa fa parte a pieno titolo il Corriere della Sera.

Continua a leggere

La politica torna nelle mani dei giudici

Condividi su:

Mentre il quadro internazionale è d’improvviso cambiato e venti di guerra si fanno sempre più forti dopo che Trump si è rivelato essere, come scrive Alexander Dugin, una Hillary mascherata, da noi la politica è di nuovo nelle mani di magistrati e giornalisti. Torna un incubo, insomma, da cui sembra non riusciremo mai a liberarci.

Passati, infatti, in secondo piano i processi per i «peccatucci» di Berlusconi, l’attenzione è ora quasi tutta puntata su Renzi e lo«scandalo » Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, una intricata vicenda di accuse di corruzione che ha visto, tra gli accusati di «traffico di influenze», anche Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier. Al conflitto politico si è sostituito il conflitto tra procure: i pm di Roma, che sostengono il falso ideologico del capitano del Noe Scalfato, e quelli di Napoli che gli ribadiscono piena fiducia. In ciò si innesta la battaglia, tutta personale, tra Travaglio, per il quale il renzismo è diventato il rimedio alla malattia terminale del berlusconismo, e la famiglia Renzi, la quale per mesi ha occupato e continua ad occupare la prima pagina del Fatto Quotidiano. Che le cose si siano, per Renzi, messe male, lo si capisce dal fatto che Luciano Violante si è preso la briga di denunciare, in un’intervista al Corriere Fiorentino, presunte «manipolazioni» e «indagini pilotate» al solo scopo di colpire Renzi. L’intervista è finita sulle pagine della cronaca locale: il direttore del giornale non ha ritenuto di metterlo sul Corriere della Sera nell’edizione nazionale. Molto più importante parlare di Grillo e delle varie Associazioni Casaleggio.

Continua a leggere

1 555 556 557 558 559 560 561 1.214