L’ipocrisia occidentale di fronte ai lager libici per migranti

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L’ipocrisia occidentale di fronte ai lager libici per migranti

di Alessio Mannino

Fonte: oltre la linea

Perché l’Occidente difensore del “Bene e dell’Umanità” non invade la Libia, diventata un carnaio di schiavi? Nel 1999 la NATO bombardò la Serbia per fermare la pulizia etnica contro il Kosovo ribelle, chiudendo gli occhi sulle atrocità dell’altra parte e riconosciute solo molti anni dopo all’Unione Europea (Rapporto Sift, 2011).

Nel 2001 l’Afghanistan fu aggredito, ONU benedicente, sull’inconsistente accusa di aver fatto da base ad al-Qaeda per l’attentato alle Torri Gemelle. Nel 2003 l’Iraq fu occupato con una “guerra preventiva” da Bush grazie all’invenzione di armi di distruzione di massa che invece Saddam Hussein non aveva. Continua a leggere

Disponibile il numero 87 di Sursum Corda del 19 novembre 2017

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Dio sia lodato!
Sul sito è disponibile il numero 87 (del giorno 19 novembre 2017) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati.
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– Comunicato numero 87. Il Vangelo secondo San Marco;

– Preghiera a San Gregorio Taumaturgo;

– Gli anatemi del Concilio di Trento, numeri 85, 86 e 87;

– Preghiera di Santa Gertrude, Vergine;

– Vita e detti dei Padri del deserto: Padre Epifanio, parte 1;

– Preghiera a Sant’Alberto Magno;

– Dizionario di teologia dommatica. L’intenzione del ministro dei Sacramenti;

– Preghiera a San Giosafat, Vescovo e Martire;

– Dizionario di teologia dommatica. La definizione di legge;

– Quando il Papa è infallibile? Quinta parte;

– Comunicazione nelle cose sacre o communicatio in sacris;

– Teologia Politica n° 79. Le cinque principali premesse di un programma politico cattolico;

– Racconti miracolosi n° 34. San Martiniano e la tentazione dell’astuta Zoe;

– Racconti miracolosi n° 35. Un peccatore risuscitato che diventa penitente e santo;

– Chi è Maria? Catechismo mariano.

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi/e, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla protezione di san Giovanni di Dio.

Ossequi, Carlo Di Pietro.


Associazione ONLUS
C.da Piancardillo, snc – 85010 Pignola
Provincia di Potenza (ITALIA)
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Bologna, “prete” su Facebook: “Ha fatto più vittime innocenti Totò Riina o l’abortista Emma Bonino?”

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Segnalazione di Christus Rex – Roma

http://www.riscattonazionale.net/wp-content/uploads/2017/11/Bonino.jpg

“Ha fatto più vittime innocenti Totò Riina o l’abortista Emma Bonino?”: è la provocazione (ma non troppo) di un “sacerdote” del bolognese che ha scatenato le…

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http://www.riscattonazionale.net/2017/11/19/bologna-sacerdote-su-facebook-ha-fatto-piu-vittime-innocenti-toto-riina-o-labortista-emma-bonino/ Continua a leggere

Servizi popolari…

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Scoop de 'Il Sole 24 Ore': ecco chi finanzia le fake news in Italia

COS’E’ IL SISTEMA?

di Marco Milioni

Alla luce delle recenti rivelazioni de La Verità e de Il Sole 24 ore sull’affaire BpVi-servizi segreti e alla luce di alcune considerazioni che ho espresso al riguardo in una intervista a Vicenzatoday.it, ci sarebbe ancora qualcosina, anzi molto da aggiungere al riguardo. Se da una parte è giornalisticamente interessante come fa La Verità, evidenziare il fil rouge che da BpVi porta sino alla Bnl, credo che sia anche utile ricordare che proprio la Bnl sui media italiani, erano i primi anni ’90, fu protagonista di uno scandalo di portata mondiale.
Scandalo che interessò il finanziamento qualche anno precedente di una colossale partita di armi a favore dell’allora regime di Saddam Hussein, all’epoca dittatore iracheno assai vicino agli Usa. Alle spalle della maxi commessa militare c’erano appunto gli Stati uniti, che avrebbero architettato quel traffico per foraggiare i rifornimenti bellici di Saddam in chiave anti iraniana.

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Il fascismo “male assoluto” o le rivelazioni della Santissima Vergine (VII e ultima parte)

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suor-elena-aiello-immagine-ufficialeRUBRICA REX

(A lato la Beata Elena Aiello)

La Contro-Rivoluzione del ‘900: Benito Mussolini e Antonio Salazar

di Cristiano T. Gomes

Gianfranco Fini: “Il fascismo come male assoluto o parte del male assoluto” (novembre 2003).

Emanuele Fiano: “Fascismo male assoluto…” (24 gennaio 2013).

Laura Boldrini: “I palazzi di ispirazione fascista offendono i partigiani…Ci sono persone che si sentono a disagio quando passano sotto i monumenti fascisti” (“Il Giornale”, 11/07/2017). Dunque, abbatterli è la conseguenza logica.

Dei tre grandi fenomeni storici e politici del nostro tempo: Massoneria modernista, da cui derivano liberalismo e pseudo-democrazia oligarchica odierna, Comunismo, Fascismo, cosa pensa l’Autorità suprema? Su quali elementi sovrannaturali possiamo basarci per cercare di non cadere in errore?

La Madonna del Buon Successo il 2 febbraio 1594 apparve nella città di Quito a Madre Mariana de Jesus Torres,giovane badessa del Convento dell’Immacolata Concezione. La S. Vergine condannò la Massoneria e il Modernismo in tutte le sue forme, quale flagello dell’intera epoca contemporanea.

La Massoneria con la rivoluzione francese lanciò l’espansionismo anti-cristiano in Francia, poi in Europa e nel mondo; ordinò quindi l’esecuzione del Governante cristiano Garcìa Moreno, in Ecuador (1875), per aver consacrato il suo Paese al sacro Cuore di Gesù; ha sterminato milioni di cristiani in Messico; ha promosso, in combutta con il Comunismo, la lotta senza quartiere al cattolicesimo spagnolo (violenze ingiustificate a sacerdoti e suore, Chiese distrutte e vilipese); ordinò dunque (e partecipò attivamente) all’omicidio di Benito Mussolini e Clara Petacci (perché anche Lei?) per disgregare infine, mediante omicidio rituale, la ritrovata concordia tra Italia e Cristianesimo; ha infine scientificamente decristianizzato la vita sociale in tutto l’Occidente.

La Madonna di Fatima ha condannato il Comunismo in tutte le sue forme e manifestazioni.

Manuel Goncalves Cerejeira (1888-1977), Patriarca di Lisbona durante la reggenza estadista Salazariana, vide anzi nell’arrivo del fascismo portoghese al Governo, con il Salazar, il segno della benedizione celeste verso il Portogallo.

Le uniche rivelazioni private riconosciute in materia di fascismo italiano sono quelle della Beata Madre Elena Aiello (1895-1961), fondatrice della Congregazione delle Suore Minime della Passione che dai primi anni ’20 sino al giorno della morte ha rivissuto la Passione di Gesù Cristo ed ha ricevuto delle rivelazioni private, che chiariscono e integrano il segreto di Fatima. Mons. Francesco Spadafora fu suo direttore spirituale. Elena Aiello ricevette rivelazioni e precisazioni sul significato del fascismo nella storia italiana, ed in particolare sulla missione di Benito Mussolini. Tale rivelazioni, ricevute direttamente dal Redentore del genere umano, che toccano il periodo che precede immediatamente l’ingresso italiano nel conflitto bellico, hanno il fine di scongiurare, fallendo in tal senso lo scopo – pare, secondo la testimonianza di Edvige Mussolini, che fu impossibile alla Beata Elena vedere direttamente il Duce – proprio l’ingresso italiano. Queste risultano comunque, oggettivamente antitetiche alla versione del “male assoluto”.

“……All’Italia, perché Sede del mio Vicario, ho mandato Benito Mussolini per salvarla dall’abisso….”. (Cosenza, 23 aprile 1940).

L’americanismo contro il fascismo portoghese (1945-1974)

Non si sa sin dove possono ripercuotersi gli echi di una parola, anche quando si ha l’impressione di parlare nel deserto.

SALAZAR

Nel 1949 il Portogallo, nonostante le fortissime proteste e riserve dei capitalisti occidentali e dei comunisti sovietici, riesce ad entrare nella NATO grazie alla posizione geopolitica strategica. Il Portogallo entra nella NATO da Stato sovrano, non da stato semicoloniale. Per il Dottor Salazar si tratta di una vittoria a metà; i liberals americani impedirono infatti l’ingresso della Spagna franchista nella NATO, ingresso richiesto a gran voce dal Salazar.

Il leader lusitano pensava strategicamente: puntava alla costituzione di un blocco cattolico Contro-Rivoluzionario, il quale, con l’eventuale appoggio di Pio XII, potesse bilanciare il peso angloamericano e protestante interno alla NATO. Il reggente dell’Estado Novo, d’altra parte, non si faceva soverchie illusioni né sugli Inglesi, né sugli Americani, né sui tedeschi (per quanto con il cattolico Adenuaer pare vi fosse una reciproca stima); tra i paesi occidentali, coltivò una accentuata amicizia con il Brasile di Getulio Vargas (1950-1954), che sarà costretto al suicidio dalle oligarchie plutocratiche statunitensi a causa della sua politica nazionalista ed economicamente protezionista. Prescindendo dagli ambienti politico-militari di orientamento maccartista, ben capaci di scovare l’alto grado di infiltrazione del sovietico KGB all’interno delle strutture operative del Progetto Venona(http://www.johnearlhaynes.org/page62.html), al punto da denunciare una sorta di connubio tattico tra supercapitalismo e comunismo, l’oligarchia economica e politica americana era molto ostile verso il Salazarismo e verso il Falangismo cristiano spagnolo, sia per le connessioni con il fascismo, sia per il Cattolicesimo intransigente che contraddistingueva i due Regimi.

Ed infatti l’Americanismo, che non aveva alcun interesse immediato nell’attaccare direttamente Lisbona, peraltro strategicamente legata alla Santa Sede, sino a quando almeno vi fu il Pontificato pacelliano, finirà per accerchiarla lentamente e metodicamente dall’Oltremare, montando il ribellismo sovversivo. Ciò che irritava particolarmente le varie amministrazioni americane, ma evidentemente anche l’imperialismo sovietico, fu il fatto che il Salazar non si rivelò affatto quel docile burattino dell’americanismo, che ci si attendeva, a differenza dell’anglosassone Eden e dell’intera classe dirigente politica della Francia del dopoguerra, essendo ormai sia la Gran Bretagna sia la Francia quasi totalmente sottomesse alla politica strategica americanista (come si vide a Suez 1956).

Lisbona in pratica non cedette l’Impero, se non al prezzo del sacrificio di un’intera generazione di portoghesi. Lisbona non arretrò di un passo laddove anglosassoni,francesi ed anche israeliani arretrarono. A conti fatti, si potrebbe dire che questa fu una testardaggine del Salazar e di un’intera generazioni di soldati e contadini; ma in tal caso non possono che assisterci le eccelse parole della cosiddetta “Vergine guerriera”, S. Giovanna d’Arco:

Ogni uomo dà la sua vita per ciò in cui crede. Spesso le persone credono in poco o in niente e tuttavia danno la propria vita a quel poco o niente. Una vita è tutto ciò che abbiamo e noi viviamo come crediamo di viverla. E poi è finita. Ma sacrificare ciò che sei e vivere senza credere: ciò è più terribile della morte.

Per cui, osservando la realtà dai differenti lati, si potrebbe anzi dire che il Portogallo Salazariano seppe dare l’esempio storico di una pratica fondata sulla vittoria della vita cristiana contro l’illusione della morte. L’Euroamerica, immenso spazio dominato dal materialismo e dal supercapitalismo, si rattrappiva in spasmi agonici che indicavano una eclisse del Sacro. Il Portogallo custodiva invece la posizione catecontica dell’Occidente cristiano. Salazar, quale reggente dell’ autentico Spirito d’Occidente, orientava così il popolo verso i due ideali-forza contro-nichilisti: il Corporativismo e l’Impero cristiano. L’estadismo indicava la direttrice dell’Eurafrica, che è stata definita la dottrina di Monroe del fascismo(http://www.limesonline.com/cartaceo/eurafrica-dottrina-monroe-del-fascismo?prv=true), in opposizione all’euro-americanismo. Salazar parlava di una “stanchezza spirituale” dell’uomo europeo e voleva opporre al tramonto del Sacro e alla furia del dileguare di stampo massonico e nichilista una nuova aurora occidentale fondata sulla missione civilizzatrice di sostanza cristiana e cattolica. Il Portogallo fu del resto il primo Stato europeo a conquistarsi delle colonie transoceaniche, sarà l’ultimo a perderle. Laddove arrivava l’uomo portoghese, giungeva con lui anzitutto la Croce cristiana, non i dollari, né le sterline né lo yuan.

L’Oltremare non poteva così che divenire la bandiera simbolica, di civiltà, del fascismo portoghese dopo il ’45. Salazar notava come, mentre il Colonialismo storico classico cattolico lusitano, ma anche spagnolo, offriva sul piatto della bilancia dati empirici e culturali positivi rispetto ad altri (numericamente inferiori) negativi, il neo-imperialismo finanziario sovietico e americanistico si basava un metodo di rapina, di sequestro e di scientifica spoliazione della vita e dei beni primari dei popoli africani. Il Nostro prevedeva dai primi anni sessanta anche che la Cina marxista, con il suo materialismo ed il suo economicismo ossessivo, avrebbe gareggiato in futuro con l’imperialismo americano nello sfruttamento totale del continente africano. La costante espansione cinese in Africa, dei nostri giorni, si fonda infatti sull’eliminazione dell’elemento indigeno africano, che viene “deportato” così in Europa.

Le opere di Cleon Skousen (“The Naked Communist”, “The Naked Capitalist”) e quelle di Hoover (“Masters of Deceit”), mostravano tra l’altro nei lontani anni sessanta dello scorso secolo come non vi fosse nessuna “guerra ideologica” in corso tra capitalismo e comunismo; principale obiettivo della grande finanza statunitense era quello di abbattere il prestigio dell’Esercito americano, sino a delegittimarlo ed allo scopo le oligarchie del capitale operavano: per il trionfo maoista in Cina (1949), in quanto i maoisti risultavano alla lunga più manovrabili, addomesticabili dei nazionalisti cinesi di Chiang Kai-shek; per la sconfitta dei militari americani in Corea (1950-1953), come mostrò la famosa lettera dell’onesto Mc Arthur, vero e proprio atto d’accusa all’Amministrazione e alle oligarchie, ed in Vietnam (1955-1975). Già negli anni precedenti, esponenti di spicco dello Zarismo russo in esilio avevano accusato le potenze occidentali di aver “cospirato” per la vittoria del bolscevismo in Russia (Cfr. ad esempio, R. Lange, “La bianca Russia”, Bemporad 1935).

Ciò non voleva naturalmente dire, come con precisione minuziosa mostrava lo Skousen, che l’intero capitalismo americano operasse per il trionfo dei “rossi” nel mondo; no, di certo. Ma le elite finanziarie quasi al completo (Pugwash Conferences, Fondazione Rockfeller, Fondazioni Carnegie), sì. La Fondazione Ford, probabilmente unica, no.

In un contesto strategico in cui le elite plutocratiche statunitensi, ben lo mostra Skousen, riescono a far pervenire ai Viet Cong armi preziose e di ultima generazione per la loro resistenza, allo stesso tempo verranno forniti decisivi supporti e coadiuvati i ribelli africani anti-portoghesi.

E così vediamo l’attacco dell’americanismo al Portogallo del Dottor Salazar: nel 1958, tutta la sfera liberal e democratica degli Strati Uniti sostiene Humberto Delgado contro il regime, nella sua scalata politica; nel 1961 sostiene l’India socialista di Nehru (filosovietica) sulla questione di Goa, contro la volontà degli abitanti di Goa, che, da cristiani quali sono, considerano Goa la Roma dell’Estremo Oriente ed oppongono una fiera resistenza alle truppe indiane; il Professor Salazar accusa il blocco angloamericano di aver appoggiato l’aggressione indiana anti-lusitana ed afferma:

Il mondo attuale ha perduto l’attaccamento ai principi essenziali. Il mondo occidentale progredisce nel campo della tecnica e diminuisce in quello della coscienza. Nehru ha aggredito Goa poiché spinto e rassicurato da certe lobby statunitensi.

Dalla fine degli anni cinquanta, fazioni della CIA rispondenti direttamente ai suddetti ambienti dell’alta finanza mettono in piedi, armano, coordinano il primo movimento nazionalista angolano (UPA), scagliandolo contro il pacifico e laborioso popolo portoghese, accendendo una miccia che poi mai più si spegnerà. L’UPA dette così avvio ad un massacro ininterrotto di innocenti, coloni bianchi ma anche meticci, lavoratori neri e “neri assimilati”, ai quali si rimprovera solamente di esser favorevoli al Regime di Lisbona. Non a caso, nel corso degli anni sessanta, durante le manifestazioni nazionaliste filosalazariane, nelle città lusitane venivano sistematicamente incendiate le bandiere americane, come ben testimonia lo storico lusitano A. Cesar (“ANGOLA – Terra de coragem”, Livraria Cruz 1964) ed agli slogan dei soldati (“Para Angola e em forca!”, “Verso l’Angola e con forza!”) si univano i cori antiamericani della popolazione. I missili della contraerea che in Guinea-Bissau creano enormi problemi ai portoghesi sono di fabbricazione USA e sono stati, come è noto a Lisbona, forniti dalla CIA ai ribelli del PAIGC (Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde). Nel 1961, le truppe portoghesi, aiutate dalle milizie coloniali e da un contingente estremamente numeroso e significativo di africani che militano nelle organizzazioni militari del Regime di Lisbona, realizzano una veloce riconquista dell’intero territorio controllato dall’UPA, portando la guerriglia nelle zone di frontiera con il Congo. Nel Congo, si consideri, anche gli agenti sovietici lì operativi supportano i nazionalisti angolani, che possono avvalersi dunque di specialisti statunitensi e sovietici. Il fatto importante è però che la gran parte della popolazione angolana è in realtà favorevole al Salazarismo. L’Angola negli anni sessanta cresce a un ritmo impressionante, si parla tuttora di “miracolo angolano” riferendosi a quel periodo. Il ritmo di crescita è probabilmente il più notevole mai sperimentato in Africa, così come cresce il Mozambico, anche se su scala  inferiore. Tra il 1963 ed il 1973, il tasso di crescita del PIL in Angola raggiunge valori medi dell’8% annuo e nel 1969 la percentuale della produzione industriale nel PIL raggiunge il valore record del 42,4%. Viene abolito lo Statuto dell’Indigenato (settembre 1961) e si ha la concomitante attribuzione della cittadinanza portoghese a tutti i nativi delle colonie. Vengono aboliti il lavoro obbligatorio e la coltivazione forzata di molteplici prodotti e la vita della maggioranza nera migliora in modo assai rilevante, con notevole superiorità rispetto alla media africana.

Del resto il nazionalismo salazariano non è razzismo; la propaganda celebra nella zona oltremarina la prassi dell’integrazione, ossia la realizzazione sempre più avanzata di un Impero cattolico multirazziale e multiconfessionale. Non è un caso che il calciatore mozambicano Eusebio è uno dei più noti protagonisti del Portogallo nazionalista, imperiale e multirazziale di Antonio Salazar.

Più volte premiato e ricevuto dal Dottor Salazar, l’atleta mozambicano ha sempre riservato parole di calda ammirazione al leader dell’Estado Novo. Salazar, come nota giustamente J.P. D’Assac (Ivi, pp. 316-317), è consapevole che è proprio l’americanismo il principale nemico autentico della Nazione portoghese integrata e multicontinentale. In questo contesto di Dottrina politica Salazariana, per americanismo si intende il sostanziale spirito caratterizzato dal fondamentalismo biblico vetero-testamentario e calvinista, che si da una forma politica e geopolitica mondialista wilsoniana, per de-cattolicizzare e, in definitiva, de-cristianizzare l’universo.

L’americanismo e due casi ignorati o volutamente trascurati: Ngò Dinh Diem e il Generale Pinochet

Di fronte al pericolo di uno Stato orientato verso principi cattolico-integrali o cristiani costantiniani,  l’americanismo ha sempre appoggiato o appoggerà, sicuramente, se vi è competizione strategica, anche il fondamentalismo islamico o il più radicale marxismo. Il mondo e la storiografia hanno dimenticato il caso, fondamentale e paradigmatico, dell’illuminato Presidente vietnamita (1955 1963) Ngò Dình Diem, fratello del caro e nobile Arcivescovo Thuc, ucciso in un colpo di stato di marca CIA in quanto governante cristiano, sebbene fosse l’unico baluardo realmente anticomunista del Paese.

Il Regime di Diem durò quasi dieci anni(1954-1963). Il Nostro venne chiamato dall’imperatore ammanita Bao Dai a formare il governo di Saigon (Sud Vietnam che si contrapponeva allora al Governo marxista di Hanoi), per mantenerlo libero dall’influenza e dalla tentata occupazione dell’invasione comunista avanzante. Diem salvò Saigon, che si trovava in una situazione disperata, rafforzando lo Stato ed il nazionalismo anti-comunista. Libero da una eccessiva tutela americana, fiero cultore delle tradizioni vietnamite, acquistò una grande popolarità tra il popolo ed i contadini. Inizialmente, gli avversari più radicali con cui Diem dovette confrontarsi furono l’esercito nazionale (manovrato dall’imperatore e ancora capo di stato, Bo Dai, che viveva nel comodo e dorato esilio di Cannes e premeva per l’accordo con i comunisti nord-vietnamiti), i francesi, ancora potenti nel Vietnam del Sud, favorevoli all’accordo strategico con i marxisti ed ostili ai cattolici vietnamiti, le sette feudali. Diem riuscì a vincere questi ostacoli grazie all’appoggio fortissimo della popolazione. Proprio grazie all’appoggio popolare, espresso mediante referendum, che confermò un consenso plebiscitario al Nostro, Diem dichiarò decaduto Bo Dai (26 ottobre 1955), istituì la repubblica, rispedì in patria il corpo di spedizione francese, regolò i conti con gli eserciti delle sette in varie battaglie campali. La dottrina diemista si fondava su un nazionalismo puntiglioso, che respingeva dogmaticamente ogni interferenza americana o occidentale, e sul principio del “personalismo spirituale comunitario”, Corporativista, anti-comunista ed anticapitalista, che si ispirava esplicitamente alle Encicliche sociali di Leone XIII, Pio XI, Pio XII (R. Scigliano, “South Vietnam, Nation under stress”, Houghton Mifflin Co., Boston 1964, pp. 75-76). La dottrina sociale diemista si definì “ideologia della dignità dell’uomo”, impostata come difesa nazionale culturale dal materialismo occidentale e sovietico, dall’aggressione comunista e dalla sottomissione al capitalismo.  Sul piano sociale queste furono le realizzazioni del diemismo: emancipazione della donna vietnamita, che viveva in stato di estrema soggezione; campagne ben riuscite contro l’oppio, il gioco d’azzardo, la prostituzione, la poligamia; impegno scolastico e lotta contro l’analfabetismo; formazione di maggior numero di ingegneri e ricercatori rispetto al Comunista Nord, dove l’industria era tradizionalmente ben più sviluppata, da decenni; campagne sanitarie anti-tracoma e antimalaria, grandioso incremento degli ospedali, dispensari, maternità, stazioni mediche in 3.300 villaggi contadini. In campo agricolo, il giudizio degli osservatori non fu concorde. Mentre nel Nord marxista la produzione decrebbe, al Sud, almeno sino al 1960, anno in cui scoppiò la guerriglia, la produzione aumentò in modo notevole, come notano gli specialisti Lacouture e Buttinger. Le critiche riguardarono però la riforma agraria attuata da Diem, in diverse tappe, a partire dal 1955. Il giudizio su questa riforma, la quale rimise nonostante tutto in coltura circa un milione di ettari e ne distribuì altri 540 mila a 200 mila famiglie di nullatenenti, varia da autore e autore. Premesso che a Diem mancò il tempo di portare a compimento la riforma, in quanto, come specificato, nel 1960 scoppiava la guerriglia, secondo Scigliano la riforma agraria fu uno dei più grandi successi del Regime diemista; secondo Buttinger, invece, la riforma era semplicemente strumentale alla strategia nazionalista e anticomunista del Nostro. Gli unici nemici interni del Regime diemista furono comunque le elites intellettuali borghesi cittadine, filo-occidentali; il popolo fu sempre al suo fianco, solo un golpe di palazzo manovrato da potenze esterne poteva farlo fuori.  I buddisti giocarono senza dubbio un ruolo molto oscuro nel golpe, anche se il bonzo buddista Tri Qang ci tenne a dichiarare pubblicamente che, per quanto avesse contrastato la strategia cattolica-integrale diemista, “Diem fu abbattuto da un colpo di stato dei militari sostenuti dagli americani, non dai buddisti” (P. Gheddo, “Cattolici e buddisti in Vietnam”, Vallecchi editore 1968, pag. 148). Il colpo di stato anti-vietnamita e oggettivamente filo marxista fu preparato nei minimi particolari dall’ambasciatore USA, massone e democratico, Cabot Lodge, che avrà poi un ruolo nella strategia della “distensione” e negli abbracci tattici tra Usa e URSS una volta divenuto ambasciatore in DDR. Come detto,  il buddismo ufficiale vietnamita prese apparentemente le distanze dallo sciagurato colpo di stato; ma il “Comitato inter-sette”, buddista, dopo la caduta del Regime nazionalista, invierà calorosi ringraziamenti a Paolo VI e a vari Gesuiti presenti in Indocina per il ruolo antidiemista svolto di concerto con americani e marxisti.

Abbattuto Diem, il Sud Vietnam non troverà più un capo e uno Statista all’altezza della situazione, capace di resistere a Francia ed USA  e di trattare alla pari con i marxisti del Nord. Il Gheddo parla di “errore americano” (Ivi, pp. 144-150). In realtà l’americanismo non tollerava questo leader popolare, Cattolico e Nazionalista. Dopo la morte del Nostro ad opera dell’imperialismo statunitense, migliaia di contadini sostennero ripetutamente che Diem non era morto, si era rifugiato con i più fedeli dei suoi fra le montagne e sarebbe tornato a salvare il Vietnam. Il suo  cattolicesimo integrale e corporativista non poteva essere tollerato dall’americanismo mondialista, che gli preferì il Comunismo di Ho Chi Min e Giap.

Abbattuto Diem, unica autentica barriera al Comunismo, l’americanismo supercapitalista e plutocratico mandò al massacro nella fornace vietnamita l’esercito USA, per concludere l’opera di delegittimazione dello stesso, iniziata in Corea (1950-1953).

Infine, una brevissima “panoramica” sulla relazione tra Stato e cattolicesimo. Diem si oppose con tutte le forze al disegno di una “clericalizzazione” del Regime, fronteggiando da autentico Patriota vietnamita il tentativo anti-storico di taluni membri del clero nel 1954 di clericalizzare il patriottismo vietnamita. Durante la rivolta buddista del 1963, la gerarchia ecclesiastica filo-montininiana, su posizioni progressiste, fece proprie le posizioni dell’arcivescovo Binh di Saigon, che segnarono una significativa presa di distanza dal Regime. Diem si dichiarò di continuo il Presidente di tutti i vietnamiti, non solo dei cattolici, che rimanevano comunque una minoranza all’interno del Paese.

Viceversa, tra i dieci arcivescovi vietnamiti del tempo, si caratterizzò in senso di totale sostegno al diemismo e al suo tentativo di “democrazia guidata” e corporativista quello di Mons. Ngo Dinh Thuc, arcivescovo di Huè, come detto fratello del Presidente Diem. Un sacerdote così descrisse Thuc:

Diem aveva un fratello prete e poi vescovo, di intelligenza superiore, che univa allo spirito mandarinale della sua famiglia lo spirito dei vescovi del Medioevo, battagliero, da Crociato Monsignor Thuc identificò spesso la Chiesa con il Regime del fratello ed in questo ebbe molti contrasti con gli altri vescovi vietnamiti che si rifiutarono di seguirlo su quella strada, sebbene egli fosse il più anziano e il più autorevole di tutti……Monsignor Thuc è stato …un ottimo Vescovo: sul piano della pratica religiosa personale, della pastorale, delle nuove iniziative, dell’organizzazione diocesana, è stato un ottime pastore (P. Gheddo, Ivi, pp. 156-157).

La grandezza storica e morale del Regime nazionalista emerse sulla vicenda delle conversioni.  I media americani denunciavano quotidianamente, in quegli anni, presunte conversioni forzate a danno di confuciani e buddisti, operate dal “Regime cattolico integrista” del Diem;  si pensi invece che nell’archidiocesi di Huè (l’unica effettivamente, come visto, cattolica integrale), si passò dai 78.417 cattolici del 1957 ai 100.225 del 1963: un aumento di soli 22 mila cattolici. La massa dei nuovi cristiani venuti alla Chiesa durante il Regime diemista ci giunse dunque, generalmente, per motivazioni fortemente spirituali e nobili. Non c’è traccia di conversioni violente o forzate. Durante la parentesi storica diemista, circa 700 mila profughi fuggì dalle persecuzioni, dal Nord Comunista  al Sud, negli anni 1954-1956, raddoppiando la consistenza numerica dei fedeli. Saigon divenne in quegli anni la diocesi con il maggior numero di fedeli praticanti: il 90% fra questi frequentava la Messa. Abbattuto Diem, ripresero, seppur a fasi alterne, le violenze e le persecuzioni anticristiane ad opera dei Comunisti e delle altre religioni.

Così come, riguardo il Cile di Pinochet, si ricorda in continuazione il ruolo della CIA nel golpe del settembre 1973. E si mente al riguardo, poiché non si precisa che la corrente conservatrice nixoniana, che dette il semaforo verde al golpe (settembre 1973), senza parteciparvi peraltro con i suoi elementi militari, dato che il referente americano era il movimento “Patria e Libertà” e non il Pinochet, verrà a breve sconfitta dall’Establishment USA (agosto 1974) e poiché si sorvola sul fatto che dalla fine del 1975 circa, quando la strategia politica cattolica anti-modernista (seppur moderata, non sul modello Salazariano o Mussoliniano) del Generale Pinochet divenne chiara, si concretizzò una campagna mondiale che, partita dagli Stati Uniti, portò al boicottaggio e al sabotaggio mondiale contro il Regime di salvezza nazionale. Un Regime protezionista, dato che l’industria strategica del rame fu sempre proprietà dello Stato, a differenza del regime Allende che era sul punto di cederla alle multinazionali, e nel quale il liberismo friedmaniano entrò solamente a livello propagandistico, ma non politico economico effettivo, come ben mostrano Drèze ed Amartya Sen nel saggio “Hunger and Public Action” (Clarendon Press 1991).

Un Regime cattolico, quello “pinochetista”, sostenuto peraltro da tutte le correnti “gremialiste” e corporativistiche-sociali terzaforziste  cilene(antiamericane ed antisovietiche), per questo più volte direttamente attaccato dalle correnti della sinistra liberal presenti nella CIA.  Non è questo il contesto per affrontare nel dettaglio Dottrina e vicende politiche del Regime di salvezza nazionale del Generale Augusto Pinochet, ma vanno in sintesi ribaditi tre punti: 1) La “democrazia protetta” (così viene definita nei manuali storici cileni odierni in uso nelle scuole) di Pinochet salvò il Paese dall’anarchia e dal semicolonialismo verso le multinazionali in cui lo aveva gettato il marxismo riformista di Allende, sostenuto dal potente Cardinale Silva Henriquez con l’avallo di Paolo VI, dall’URSS, da Fidel Castro, che riempì il Paese di agenti cubani, e dalla Trilaterale di Rockfeller, restituendo al Cile una sostanziale indipendenza economica e politica; 2) Il Governo di Salvezza nazionale, di fronte al sabotaggio mondiale, poté dal 1975 ai primi anni ’80, sopravvivere solo grazie al sostegno economico di Cina, Jugoslavia e Romania, Paesi come si vede estranei alla logica di Jalta, dell’Argentina neo-peronista (con la dittatura militare argentina – 1976-1983 – invece, i rapporti non saranno affatto buoni) e dell’Iran imperiale di Reza Pahlavi, al quale i medesimi ambienti della grande finanza (Trilaterale) daranno la spallata definitiva costringendo l’Imperatore all’esilio (16 gennaio 1979).

Non si tollerava, in quest’ultimo caso, che l’Iran imperiale, conquistando la supremazia militare e commerciale, stava rimettendo tutto in discussione nel Vicino Oriente, dando un ruolo centrale e prioritario ad un popolo, di origine indo-europea, come quello Persiano sugli israeliani e sui sauditi. La carta dell’integralismo islamico fu giocata in quel contesto sia dalla Trilaterale (Afghanistan), sia da Israele (sostegno all’Iran khomeinista durante la guerra Iran Iraq, poi ad Hamas ed Al Qaida). Quello anti-iraniano ed anti-monarchico fu probabilmente l’unico fronte in cui gli interessi strategici della Trilaterale coincisero con quelli israeliani poiché occorre notare che Israele in generale in tutte le sue varie frazioni, quella Begin in particolare, furono sempre avversari militanti della logica mondialista come declinata dalla Trilaterale. Ad esempio verso il Cile di Pinochet: mentre Begin non vedeva il Cile nazionale come il fumo negli occhi, anche per il fatto che il Governo Allende fu sempre legato strategicamente all’estremismo palestinese, per la Trilaterale l’esperimento nazionalista cileno del Generale Pinochet era  potenzialmente ben più pericoloso del castrismo cubano e del Comunismo internazionale.

Anche sul caso Reza Pahlavi la storiografia comune è macchiata da tesi fantasiose o faziose e, more solito, il Mossadeq, che fu sostenuto dal 1951 al 1953 dai soliti progressisti USA (ed anche dai progressisti cattolici antifascisti italiani: es. Mattei) in funzione antimonarchica sul piano interno ed anti-britannico su quello internazionale, ci viene comunemente rappresentato come un “nazionalista” anti-americano. E’ arrivato fortunatamente il buono studio di S. Beltrame, “Mossadeq. L’Iran, il petrolio, gli Stati Uniti e le radici della rivoluzione islamica” (Rubbettino 2009), a ridimensionare molte faziose inesattezze e a ben rilevare come l’elemento decisivo della sommossa anti-Mossadeq (agosto 1953) fu il clero sciita, allora filo-monarchico e filo-Pahlavi, non la CIA. Riguardo la figura dell’Imperatore persiano, il quale, tagliando con il vago kemalismo modernizzatore ed occidentalistico che aveva contraddistinto la reggenza del padre Reza Shah (1878-1944), sviluppò un piano di modernizzazione basato sulla Tradizione persiana, va ricordato che lanciando la “Rivoluzione Bianca” (1963) Egli intese ispirarsi esplicitamente al Regime fascista italiano, invitando a Tehran i corporativisti ancora viventi (Ugo Spirito, “La Rivoluzione dell’Iran”, Dino Editore 1992), e più volte avanzò l’invito ufficiale presso l’Iran imperiale di Donna Rachele, quale omaggio alla sua ammirazione verso il Duce d’Italia. Purtroppo la ormai anziana donna romagnola non poté mai contraccambiare la cortesia Reale.

Tornando al Cile Nazionale del Pinochet, in almeno tre casi, agenti CIA di stanza in Cile furono espulsi dal Paese o uccisi, ma questo non è mai stato detto per non contraddire il dogma mondiale catto-comunista di “Pinochet uomo degli USA”, che vale ormai come mantra per coloro che accettano i pregiudizi della cultura ufficiale; 3) Il Generale Pinochet fu un cattolico pre-conciliare, che non si volle adattare alle riforme neo-protestanti del Vaticano II. Frequentava ogni giorno la Santa Messa Tridentina. Per quanto si trovò ad operare in un paese cattolico, ma “demoralizzato” anche questo dalla “Rivoluzione nella Chiesa” del Vaticano II, appoggiò in ogni caso la tendenza cattolica-integrale. Hector Riesle, uomo di punta degli integrali cattolici cileni, partecipò attivamente alla stesura del “documento fondamentale” del Regime di salvezza nazionale. Divenne poi Ambasciatore del Regime Pinochet presso la S.Sede. Nei giorni della sollevazione popolare anticomunista del settembre ’73, poiché di questo si trattò, invocò in questi termini la Vergine: “Che la nostra Signora del Carmine, Regina e Patrona del Cile, Generalessa delle Forze Armate, impetri per le nostre nuove autorità del paese la fermezza e la decisione che queste gravi circostanze comportano” (“El Mercurio”, 19 settembre 1973). Il Generale Pinochet disincentivò le pratiche massoniche (le quali peraltro in Cile non hanno un significato ideologico anticristiano, ma sono semplici riunioni di conoscenza e pubbliche relazioni), dichiarò il liberalismo il più grande nemico dottrinario del Nazionalismo cileno ed il Comunismo il nemico immediato operativo, incentivò la corrente interna del cattolicesimo integrale che si riconosceva allora nella Dottrina e nell’Azione di Monsignor Lefebvre, che il Nostro invitò più volte in Cile e che peraltro fu suo confessore.

Il “pinochetismo”, sebbene il Generale avesse molta stima verso il Salazarismo, non fu un esperimento di fascismo in quanto fu essenzialmente un regime di Difesa nazionale dalla Sovversione senza altra dottrina che il culto del Dio cristiano e della Patria; fu quindi un regime molto simile al tardo franchismo, non puntando mai alla strategia della civiltà corporativista; nonostante ciò, pare oggi una “benedizione del Cielo” un simile regime rispetto ai Governi attuali, totalmente basati sui presupposti nichilisti e massonici del liberalismo (americanismo) o basati sull’ideologia capital-comunista (Cina), per i quali Governi, nessuno escluso, la Scienza e l’Evoluzione progressista scientifica-tecnica sono gli unici orizzonti  assolutisticamente concepiti.

In definitiva, se fu grazie all’amministrazione Nixon che il sollevamento dei militari cileni non venne osteggiato, va anche riconosciuto, allo stesso modo, che le amministrazioni più leali alla Trilaterale di Rockfeller (Johnson, Ford, Carter), furono assolutamente anti-cilene e tentarono con vari mezzi di far cadere Pinochet. Ciò portò all’oscuro gioco americano concernente la morte misteriosa di Orlando Letelier (1976), poi ad una sorta di guerra spionistica interna al Paese cileno tra militari della DINA e del CNI leali a Pinochet e “cittadini” statunitensi filocastristi leali all’ala progressista della CIA, che vennero trovati morti in Cile (Cfr., M. Spataro, “Pinochet. Le Scomode verità”, Edizioni Settimo Sigillo 2003, p. 223 nota 76).

Il consenso del popolo cileno verso il Governo Pinochet, che lo tirò fuori dal semicolonialismo e dal caòs, realizzando un “miracolo cileno” riconosciuto anche dalle voci ostili al Regime, era però molto alto e tuttora il ricordo della maggior parte dei cileni esprime gratitudine e riconoscenza al Generale per il suo sacrificio patriottico. Sacrificio patriottico che si concluderà non a caso, anni dopo,  con l’assurda  persecuzione giudiziaria da parte della sinistra mondialista post-marxista spagnola ed anglosassone (con l’avallo di Tony Blair).

L’africanismo cristiano di Salazar e della OAS, l’africanismo “arcobaleno” di Mandela e quello islamista

Per concretizzare il concetto metafisico di Occidente cristiano sull’americanismo nichilista e tecnocratico, il Dottor Salazar, così riservato, così solitario e malinconico, dai primi anni sessanta, con la sconfitta dell’OAS in terra d’Algeria, scende in campo con ripetuti appelli all’Occidente. L’Africa è l’ultima chance dell’Europa, dice il Professor Salazar; crisi europea ovvero crisi dello spirito; il Portogallo fornisce un esempio morale e politico, agendo per la Tradizione occidentale, contro il sovvertitore spirito del tempo. Già il 9 ottobre 1939, il leader del fascismo lusitano aveva detto riguardo la missione africana del popolo portoghese che, “il sangue dei soldati al tempo delle lotte per l’occupazione è come il sigillo materiale del possesso. Ma quel che noi abbiamo fatto è anche di più: la fusione della razza e della terra, l’allargamento sino ai confini della savana delle strette frontiere della penisola, la stessa patria ricreata laggiù in Africa, con la sua anima e il suo sangue, come la madre si riproduce nei suoi figli. Più che il ferro e la spada, l’aratro penetra il suolo: il sudore feconda la terra più che il sangue delle vene; lo spirito modella e trasforma gli uomini e la natura più profondamente di quel che possa la forza materiale dei dominatori. ….La nostra è l’opera di quelli che, portando nel cuore l’immagine della patria, hanno tenuto a imprimerla profondamente, con amore, là dove la vita li ha condotti, mentre il sentimento della loro missione civilizzatrice si apriva spontaneamente nella loro anima. Non è contrada da esplorare, è il Portogallo che rivive”.  Ora, negli anni ’60, torna a lanciare il concetto di “Colonialismo metafisico e cristiano”; la salvezza dell’Occidente cristiano è la salvezza dell’Africa nera. Questo l’asse storico e politico del pensiero Salazariano. Abbiamo sopra parlato del “miracolo angolano” attuato dal Regime di Lisbona e del sostanziale consenso delle popolazioni africane, gravitanti entro la sfera di competenza giuridica del Portogallo fascista-corporativo. Dal ’61 in avanti, USA e URSS voteranno allineati nel Consiglio di sicurezza dell’ONU tutte le mozioni di condanna del Portogallo.

A cosa ha condotto il trionfo dell’americanismo e delle multinazionali in Africa? La grande finanza fece conoscere, al di fuori delle proprie cerchie, i suoi piani specifici riguardo l’Africa con tre documenti: quello della Fondazione Rockfeller (1981); il rapporto di Chester Crocker (1979); la conferenza del Professor Samuel Huntingdom nel settembre 1981, svolta davanti a un gruppo di personalità assai influenti.

L’idea lanciata fu quella della “terzomondializzazione” dell’intero continente africano. Ciò significava emigrazione di massa dei tecnici e degli scienziati, fallimento provocato dalle banche di aziende indigene, desertificazione e promozione della politica di migrazione. Per arrivare a questo sarebbe stato necessario annientare e disgregare le tradizioni storiche africane, quelle tradizioni con cui si poteva eventualmente accogliere con equilibrio e parsimonia una modernizzazione occidentale, come la dirigenza estadista portoghese stava facendo.

Nelson Mandela, attivista marxista sudafricano, che rivendicò continuamente gravi azioni terroristiche nelle quali persero la vita anche bambini innocenti, tradì l’originario “nazionalismo cristiano” dell’African National Congress, impresso al movimento dallo storico leader Albert Luthuli. Dopo una lunga detenzione, una volta uscito dal carcere, Mandela diventò massone (

http://giacintobutindaro.org/2013/12/13/ufficiale-nelson-mandela-era-massone/). Oggi Mandela è  considerato il padre morale di questo nuovo africanismo. L’africanismo “arcobaleno”, il modello di Mandella, sta tentando di realizzare, giorno dopo giorno, la politica di annientamento delle tradizioni cristiane africane e dunque la strategia nichilista di Sovversione sociale (aborto, omosessualismo, gender), richiesta dalla Fondazione Rockfeller e dagli Oppenheimer, i veri padroni del Sudafrica.

In materia di gender e omosessualismo, la Costituzione arcobaleno del Sudafrica di Mandela è considerata la più “avanzata” e progressista del mondo. Se si considera che tale Costituzione è l’unica orientata in tal senso in tutto il continente africano, non può non risaltare il fatto che la nobilitazione post-mortem e la mitizzazione astratta e “ideologica” del Mandela pensiero siano state attivate da oligarchie massoniche con il suddetto fine sopra evidenziato: annientare le tradizioni cristiane africane.

Il Sudafrica è stato descritto sino a pochi anni fa come il paradiso degli omosessuali e la frontiera obbligatoria dei viaggi LGTB. Ma una volta giunti a Città del Capo o a Johannesburg, i paladini del dirittismo senza confini sono costretti a cambiare immediatamente idea: nel Sudafrica mandeliano di tollerante non c’è nulla: disuguaglianze sociali spaventose, povertà, guerre etniche tribali che divampano e, ultimo ma non ultimo, collera popolare “omofobica” (gli omosessuali non vengono accettati dalla morale tradizionale) sono all’ordine del giorno.

Dato che nella realtà abbiamo tre concrete ipotesi di africanismo: 1) l’africanismo cristiano Salazariano o della OAS; 2) l’africanismo “arcobaleno” del Mandela; 3) l’islamismo radicale africano delle varie frazioni tribali; giudichi il lettore quale sia o sia stato quello realmente antitetico al supercapitalismo mondialista sfruttatore dei popoli.

25 aprile 1974

Occorre infine interrogarsi sulle motivazioni della caduta del fascismo portoghese. In primo luogo, va considerato che, per difendere l’Oltremare e tenere testa al costo delle spedizioni militari che dagli anni sessanta in avanti l’Estado Novo dovette affrontare, il Portogallo declinò tatticamente dal protezionismo e dall’autarchia, aprendo al capitale internazionale. Gli investimenti stranieri entrarono anche nell’Oltremare. Sino al 1968, quando Salazar fu ancora alla guida dell’Estado Novo, le aziende strategiche, come ad esempio l’industria metallica Oliva o la società Ferrominas operante nel settore dello sfruttamento di miniere di ferro o come le società specializzate nella produzione di wolframio, oltre alle varie compagnie di diamanti, rimasero di totale proprietà portoghese (o con maggioranza giuridica lusitana); dopo il ’68, con Caetano al Governo, si puntò all’investimento straniero multinazionale nei settori strategici. Il calcolo politico della nuova dirigenza post-salazariana, che poi si rivelerà non solo sbagliata ma addirittura suicida, si basava sulla rappresentazione che i grossi interessi multinazionali mondiali, di fronte ad una apertura liberista e semi-liberale, avrebbero tollerato l’estadismo portoghese. In realtà, solo continuando sulla linea del Corporativismo e dell’integrazionismo strategico fondato sulla centralità dell’Esercito, il Portogallo avrebbe potuto resistere; l’ “aperturismo” del Caetano, confondendo e declassando politicamente poi la “casta” militare, si rivelò di contro quel suicidio annunciato che i poteri del mondo attendevano. Il più accreditato sostituito del Dottor Salazar doveva peraltro essere il Generale Kaùlza de Arriaga che avrebbe sicuramente continuato la Tradizione cattolico-integrale dello Stato Salazariano, senza cedere al liberalismo oligarchico ed capitalismo americano. Kaùlza de Arriaga vinse la guerra in Angola e Mozambico, avendo ragione dei ribelli sostenuti dai due imperialismi (USA e URSS).

La situazione generale portoghese nel 1973 non era, inoltre, affatto delle peggiori. Il sostegno popolare verso il Regime era solido ed elementi della Destra controrivoluzionaria, politica e militare, in particolare quelli della Marina, non avevano intenzione di cedere all’americanismo o ad una tra le varie fazioni liberali, massonico-europeiste.

Il Generale Kaùlza godeva peraltro del sostegno del Presidente della Repubblica, l’Ammiraglio Amèrico Thomaz, ma non tentò quel golpe anticaetanista ed anti-liberale che moltissimi patrioti in Portogallo e nell’Oltremare auspicavano.

Caetano fu anzi abile a inscenare uno pseudo-golpe, incriminando l’ala fascista controrivoluzionaria dell’Esercito e aprendo così scioccamente la strada al vero golpe, quello della sinistra del 25 aprile.

La penetrazione del capitale internazionale mostrò velocemente i caratteri dell’aggressione politica, di civiltà e la dirigenza post-salazariana non fu in grado di fronteggiarla.

I capitalisti internazionalisti puntarono direttamente alla spartizione del “bottino” africano. Per il Dottor Salazar l’Africa, come visto, era una idea da colonizzare e cristianizzare; per i capitalisti, di contro, è solo materia da rapinare e sfruttare. Il capitale mondialista fece così leva sul Caetano e su parte degli ufficiali del “Movimento Forze Armate” (MFA), per farla finita con l’Impero Portoghese. Il fronte militare si spaccò perché una parte significativa sostenne il generale Kaùlza (che sarà in stato di detenzione dal settembre 1974 sino al marzo 1976) e continuerà la guerra controrivoluzionaria nel Nord ed in altre zone del Portogallo sino al 1977, riportando un gran numero di morti e feriti (nel 1979 queste correnti anticomuniste, anticapitaliste ed antimassoniche si coalizzarono nel segno del “Movimento Indipendente para a Reconstrucao Nacional”); un’altra frazione, numericamente più cospicua in quanto delusa e sentitasi tradita dall’ “aperturismo” di Caetano, sostenne e militò nell’ELP (Exèrcito de Libertacao de Portugal), che comprendeva nazionalisti, cattolici di sinistra e maoisti filocinesi, ma sarà definitivamente sconfitta nel 1976 da Antonio Eanes.

Elemento fondamentale nella vittoria della cosiddetta rivoluzione, in realtà un golpe militare supportato da ambienti liberaldemocratici angloamericani, fu il ruolo della fregata “Almirante Gago Coutinho”, proprio il 25 aprile 74 impegnata in manovre NATO di sostegno al golpe.

Nel marzo ’74 agenti CIA furono d’altra parte  presenti in veste di osservatori cooperatori alla riunione preparatoria del golpe, in cui venne per la prima volta delineata la piattaforma politica del già citato MFA.

Un militante italiano, probabilmente distante dal Cattolicesimo integrale Salazariano, ma con vasta esperienza internazionale, che ebbe modo di conoscere direttamente i militari e i volontari lusitani che combatterono sino alla fine per l’estadismo, ha lasciato questa descrizione:

Quando incontrai i sopravvissuti che avevano superato l’accerchiamento che si era stretto attorno a loro, mi apparvero come personaggi di una tragedia apocalittica: ognuno di loro mostrava sul corpo le tracce del combattimento. Furono la testimonianza di un’Europa diversa, di un’Europa di volontari(S. Delle Chiaie, “L’aquila e il condor”, Sperling 2012, p. 175).

Un ruolo sovvertitore, come già detto, lo esercitò in particolare il clero di tendenza modernista, assolutamente ostile al regime, almeno da fine anni ’50. Per molti fedeli, la presenza al potere di Salazar era il segno più evidente, in continuità con il Messaggio di Fatima, della benedizione divina sul loro Paese. Il clero modernista sottilmente puntò ad oscurare e marginalizzare il significato sovrannaturale del Messaggio.

Il popolo fu, di contro, nella stragrande maggioranza dei casi con Salazar, sino a quando il Nostro poté esercitare la Reggenza cristiana (1968)

Dal 1948 al 1960 furono enormemente superiori i morti ammazzati in manifestazioni di piazza od in eventi politici nell’Italia della DC  che nel Portogallo fascista. Lo stesso si può dire della Francia gollista rispetto al Portogallo. Già questo dato, può rendere bene l’idea del quadro generale della situazione e del consenso di cui godeva il Governo Salazar.

Dal 4 febbraio ’61, data di inizio delle guerre coloniali, il Presidente Salazar scelse di continuare nella via del Corporativismo e del Colonialismo cattolico, anche se ciò significò avere contro tutto il mondo; ciò, a parte le rarissime eccezioni della OAS francese, della Spagna di Franco e dell’Indonesia del Presidente Sukarno, almeno sino a quando anche quest’ultimo non venne rovesciato dagli Stati Uniti (12 marzo 1967).

Salazar nel cuore del popolo portoghese

Tra l’autunno 2006 e la primavera 2007, è andato in onda un programma della televisione di Stato (RTP) dal titolo Os Grandes de Portugal. Il pubblico portoghese votò il più grande portoghese di tutti i tempi: Antonio Salazar fu consacrato tale dal suo popolo con il 43% delle preferenze staccando di gran lunga gli altri eletti dal voto popolare.

Lo Statista Salazar consacrò il culto di Nuno Alvares Pereira, autentica icona del Cattolicesimo contro-rivoluzionario, soldato del Trecento, eroe portoghese, beatificato nel 1918 e santificato da Ratzinger nel 2009, ma nel cuore del Portogallo la stella di Antonio Salazar brilla addirittura più luminosa di quella di Nuno Alvares Pereira.

Salazar muore il 27 luglio 1970. Passa gli ultimi due anni della vita, successivi alla malattia, a riposo, sempre attento alle vicende portoghesi. Charles d’Ydewalle lo ha definito “il Saggio più grande dell’epoca attuale” (1948); Pio XII ha considerato la sua opera “una alta restaurazione spirituale” (1952); Maurras diceva di provare tenerezza per l’opera titanica del piccolo ma eroico Portogallo (1952); il filosofo Thibon lascia invece questo ritratto del Professor Salazar, il contadino estadista di Vimieiro: “Il suo sguardo colpisce per la sua espressione di calma tristezza e fatica dominata…”.

Conclusione. La Contro-Rivoluzione oggi

In riferimento a Mons. Benigni, ed all’azione del Sodalitium Pianum, legittimata dal Santo e Beato Pontefice Pio X, si è dunque compreso che per quanto protestantesimo, calvinismo, giudaismo talmudico o post-biblico, abbiano strategicamente puntato al cuore del Cattolicesimo romano, l’elemento decisivo che ha determinato  la “Rivoluzione nella Chiesa” (1965-1966) è rappresentato dall’evento, propiziato dal modernismo e dal liberalismo, in base al quale i cristiani non hanno più vissuto da cristiani, sono stati scientificamente scristianizzati – dalla setta Neo-modernista e Neo-pagana.

Si è anche tentato di avanzare l’ipotesi che senza la dottrina dell’Enciclica “Pascendi Dominici Gregis” (8 settembre 1907), “Sugli errori dei modernisti”, non ci sarebbe stato quel particolare tipo di Regime fascista, come forte e determinata Contro-Rivoluzione corporativista rispetto a nichilismo, materialismo, modernismo ed evoluzionismo tecno scientifico. Abbiamo ricordato in proposito l’Enciclica di Papa Pacelli, “Summi Pontificatus” (20 ottobre 1939), con la sua nuova affermazione teologica del concetto di “Pace di Cristo restituita all’Italia”, riferentesi all’Italia di Mussolini.  Non vi sarebbe stato nemmeno fascismo portoghese, almeno in quella forma storica conosciuta e di conseguenza non avremmo avuto fenomeni assai simili ai due “fascismi storici novecenteschi”, ossia il Governo di Vichy prima, la OAS poi. Renzo De Felice, se da un lato ha compiuto una meritoria opera storica di sana ed oggettiva analisi, dall’altro ha confuso il quadro e condizionato dalla sua originaria formazione di storico del giacobinismo, ha astrattamente diviso il movimento dal Regime –  ma senza il Regime storico, il movimento sarebbe rimasto uno dei tantissimi movimenti nati e macinati dalla Storia – ed ha quindi assegnato una importanza non centrale al momento Contro-Rivoluzionario del fascismo, rimanendo il “movimento” il suo presupposto originario. A differenza del De Felice, storici come Sternhell e Delio Cantimori ed analisti come Fisichella hanno ben analizzato la formazione dottrinaria Contro-Rivoluzionaria del Mussolini (per l’influsso importante di Sorél e in parte minore di Maurras), anzitutto e soprattutto anti-borghese ed anti-giacobina, e non quindi rivoluzionaria borghese, come sostiene inopinatamente De Felice.

Tali Regimi o movimenti, anti-borghesi e Contro-Rivoluzionari, hanno perso indubbiamente la sfida storica, come il cattolicesimo integrale è stato schiacciato dal conciliarismo liberale e filocomunista. Oggi l’Occidente, chiaramente, non è più cristiano, se non come forma ad substantiam; l’orizzonte tecno-scientifico, elevato a unica dimensione del reale, promosso secolarmente dalle elaborazioni razionaliste e ateiste della massoneria, aggredisce ogni giorno di più le coscienze allato di una totalitaria meccanizzazione della vita e di un nichilismo abissale, la cui strategia è risucchiare verso il fondo ciò che partecipa e può partecipare della essenza (“quidditas”).

Ciò fu chiaramente previsto. Vi furono ripetuti avvertimenti celesti al riguardo. Per dare al lettore gli adeguati strumenti ermeneutici, non possiamo che rimandare a quattro preziosissimi volumi: A. Socci, “Non è Francesco”, Mondadori 2014 (volume nell’insieme prezioso e importante ma di cui non si può condividere l’eccessiva infatuazione verso il conciliarista liberale Ratzinger); Mons. Spadafora, “Fatima e la peste del socialismo”, Edizioni Volpe 1980; “Da Fatima a Garabandal”, pref. di Mons. Spadafora, Edizioni Volpe 1965, particolarmente rilevante poiché emerge il parallelismo tra le apparizioni di Garabandal e il Vaticano II; ed un quarto su cui ora ci soffermeremo brevemente. Il saggio in questione: S. Gaeta, “Il veggente. Il segreto delle Tre fontane”, Salani Editore 2016, riguarda la testimonianza di Bruno Cornacchiola, ex protestante e ex comunista, convertito in seguito all’apparizione della Vergine (12 aprile 1947) presso la località delle Tre fontane a Roma, laddove S. Paolo fu martire. Si tratta di rivelazioni private ma approvate da Pio XII. Papa Pacelli, nel 1956, consentì il culto pubblico, affidando ai francescani minori conventuali la custodia della grotta nelle Tre fontane e della cappella adiacente.  Dal contenuto dei Diari del Cornacchiola, frutto di apparizioni e ispirazioni, emerge il mortale smarrimento della Chiesa nel corso della “Rivoluzione” conciliarista e successivamente, al punto che il Gaeta si sente costretto a precisare che, dando voce ai Diari del Cornacchiola, le pagine del libro potrebbero portare ad accuse di “preconciliarismo”, ma, precisa  (Ivi, p. 229), “se le ispirazioni a Cornacchiola provenivano direttamente dal Cielo…è certamente opportuno che vengano rese note al grande pubblico…”.  I cristiani sono, dal 1966, completamente alla mercé del Nemico dell’Uomo: “hanno colpito il Pastore e il gregge si è disperso…”. Scrive il Cornacchiola (4 gennaio 1992):

Signore, tu mi hai fatto vedere una volta, ai primi tempi della grazia ricevuta, sacerdoti in fila che entravano nella Chiesa di San Marcellino in via Merulana e ne uscivano in borghese. Ora me li mostri in talare, ma sono gli uni contro gli altri. Cristiani che si combattono perché non hanno più un capo che li guidi (Ivi, pp. 218-219).

Ma nel 1958 la S. Vergine aveva detto: “Non spogliatevi dell’abito sacerdotale, ubbidite tutti: l’abito richiama, è un segno celeste” (Ivi, p. 172). E nel 1982 invita il Cornacchiola a dire ai sacerdoti neo-modernisti che “lo Spirito santo – che aiuta a spianare i monti e i colli, a raddrizzare i sentieri storti – lo hanno messo nelle soffitte delle loro stoltezze e nelle cantine della loro ignoranza! Ecco cosa significa che sono pieni di vino dolce: si sono ubriacati del mondo e del falso modernismo mondano dilagante nei loro spiriti deformati!” (Ivi, pp. 172).

Si ritorna così al capolavoro teologico e dottrinario dell’epoca contemporanea. Quello del Beato S. Pio X, “Sugli errori del Modernismo”. Quello stesso in cui con saggezza si ammonivano coloro che ritenevano possibile, senza cadere nel nichilismo e nell’agnosticismo, andare avanti nei postulati dell’immanentismo vitale panteistico del tutto slegato dall’ispirazione sovrannaturale e in quelli della “permanenza divina”. Per quanto sia auto-consolatorio leggere la storia del XX Secolo come una storia di assalti e “complotti” di frazioni avversarie giudaico-massoniche contro la Tradizione romana cattolica, il che è comunque parte decisiva del problema, è però ben più realistico leggerla tenendo anzitutto presente il ruolo rivoluzionario e sovversivo della corrente sotterranea interna, già ben denunciata in tutte le sue ramificazioni (dal Gesuitismo democristiano al modernismo)  da Mons. Benigni. Il Beato S. Pio X sottolineava non a caso che i fautori dell’errore e dell’Avversione non erano tanto da ricercarsi tra i nemici dichiarati, ma si celavano “nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista”: tutti penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si davano di contro, senza ritegno di sorta, “per riformatori della Chiesa medesima”, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono sino alla condizione di puro e semplice uomo (Pio X, “Pascendi Dominici Gregis. Sugli errori del Modernismo”).

La guerra occulta contro il Cristianesimo vide dunque nella prima linea non tanto il Giudaismo-Massoneria o il Comunismo, ma la “setta modernista”, definita da Pio X (1 settembre 1910)  anche “setta segreta” o “foedus clandestinum”, compendio di tutte le eresie. Se modernisti o neo-modernisti non fossero stati contrastati con determinazione e fermezza, avrebbero annichilito la Tradizione cattolica, sostituendola materialmente con una pseudo-religione di altra sostanza che avrebbe disgregato e frammentato lo Spirito romano-italiano, Spirito universale equilibratore. Pio X, Santo e Beato, fu purtroppo anche buon profeta in patria.

Marcel Lefebvre riassume in perfetta sintesi di pensiero e immagine il processo ed il fine della tragedia conciliare: la de-tronizzazione del Cristo. E visto che in metafisica il vuoto non può esistere, se non c’è lo Spirito del Signore, sul Trono si insidia ben altro spirito! A questo ci ha portato il neo-modernismo e il democristianismo più o meno Gesuitico (Mons. Benigni docet!), per i quali i nemici strategici sono stati la Dottrina fascista di Mussolini e la Tradizione cattolica romana così ben incarnata dal Santo Pio X. Se Monsignor Lefebvre avesse seguito l’esempio di Mons. Thuc, concentrandosi più sulla Dottrina, meno sulla prammatica politica, oggi il Cattolicesimo integrale sarebbe stato ben più vivo e presente, con benefiche conseguenze per l’intera Comunità cattolica.

Vi sono comunque Stati, Nazioni, Popoli che rifiutano il dogma profano e eretico del nostro tempo, secondo cui la Scienza possa avere una vita indipendente dal soggetto che la concepisce e sia destinata perciò ad un dominio assoluto ed irreversibile. La Scienza è oggi una vera e propria Ideologia totalitaria, di certo la peggiore mai apparsa nella storia umana. Anche il dominio assolutista della Scienza lo dobbiamo al neo-modernismo pagano più o meno Gesuitico e al “democristianismo”, che infransero il nesso dottrinario  e sociale cristiano come nessuna altra forza è stato in grado di fare.

Secondo la via totalitaria-scientifica dei nostri tempi, ben legittimata dal neo-modernismo pagano, al posto del Cristo, al centro dell’organismo sociale, va messa l’onnipotenza della Scienza, ben rafforzata anche dal fondamentalismo vetero-testamentario e calvinista di derivazione americanistica, che è arrivato in soccorso da oltre-oceano.

Ottimismo ingiustificato e deleterio suscita ogni nuova “conquista” tecnologica. Ma non si tratta di altro, in fondo, che di continuità con il liberalismo “scientifico”. Il risultato effettivo di questo liberalismo “scientifico” sono stati i milioni di cristiani uccisi in Messico e una invasiva aggressione laicista  alla vita sociale cristiana consolidata da secoli di sane tradizioni e di conquiste morali. O con il comunismo “scientifico” teorizzato da Marx: milioni e milioni di martiri cristiani sparsi in ogni angolo del mondo.

Americanismo, Bergoglismo, “Europeismo”: catastrofismo

Bergoglismo ed “europeismo” sono attualmente il fronte avanzato della Sovversione. Sono ben più americanisti dell’originario americanismo, dove si stanno manifestando forti resistenze interne (per quanto confuse, manipolate e niente affatto risolutrici) alla strategia Oligarchica di mera distruzione nichilista. La nuova identità europea teorizza il gender, l’abortismo di massa, l’ecumenismo massonico,  la digitalizzazione ipercapitalista quale fine sociale, l’islamizzazione della cultura europea, la profanazione pubblica del SS.Crocifisso, la persecuzione di pagani, eretici, ebrei, protestanti, buddisti, curdi, comunisti, omosessuali e chiunque altro come dogma profano fondativo dell’ “europeismo tollerante e inclusivo”, ma impone il silenzio assoluto sul più grande sterminio del XX secolo (quello dei cristiani in Messico). La nuova identità europea, elaborata da una ideologia scientifica di taglio fanaticamente Neo-Modernista e Neo-Pagano, è intollerante solo verso la vera e originaria identità europea: quella Cattolica e Romana. Nei primissimi anni ’60 la S. Vergine rivelò alla Beata Elena Aiello che questa politica modernista era precisamente la Strategia di Satana.

Pochissimi Stati o movimenti si oppongono a tale deriva catastrofica. Segnaliamo i casi a noi più vicini e concludiamo.

POLONIA

La Polonia è oggi Cattolica e Nazionale, ma rimane una nazione spaccata.  Diritto e Giustizia (PIS) dei fratelli Kaczinski continua la linea nazionalista e tradizionalista del movimento Solidarnosc. Fu grazie a questa linea devota e patriottica che l’URSS fu messa seriamente in crisi. Gli europeisti ed i mondialisti (i “neo-modernisti”) sono invece rappresentati da Piattaforma Civica, il cui più noto esponente è il fanatico europeista Donald Tusk. Piattaforma Civica, come il mondialismo massonico europeistico, sembra non aver altro scopo che imporre al popolo polacco l’ideologia gender e l’islamizzazione. Chiunque si oppone a tale ipotesi di catastrofe sociale è un fascista o un neofalangista. Il falangismo cristiano è la forma fascista polacca degli anni Trenta. Piattaforma Civica e i mondialisti polacchi raccolgono nei vertici gli agenti KGB di ieri, che erano presenti strumentalmente in Solidarnosc per controllare e deviare l’ala nazionalista-cattolica; la famosa quinta colonna il cui esponente più noto è Walesa, europeista, antifascista e mondialista. Si distingue nel fronte mondialista anticattolico  Ryszard Petru. Proveniente da famiglia di collaboratori del KGB, è oggi l’uomo della massoneria mondialista, del FMI e della BCE incaricato di infiammare Varsavia con una rivoluzione colorata. Sino ad oggi, tutti i suoi tentativi sono falliti. Non ha il consenso del popolo, che preferisce il Patriottismo tradizionalista del Kaczinski.

L’odierna Polonia Cattolica e Nazionale di Jaroslav Kaczynski esercita una chiara e coraggiosa opposizione alla BCE e all’Unione Europa. Il Nostro ha più volte condannato la strategia monetarista, bancocratica e ultracapitalista del massone Mario Draghi. Ha inoltre condannato il neo-pangermanismo capitalista, secolarista, “neo-luterano” ed ateistico di Merkel. Non è questa l’Europa che vuole Diritto e Giustizia, al cui interno troviamo tesi sociali che rimandano al Corporativismo degli anni ’30 o alle Encicliche Sociali della Chiesa romana.

Kaczynski chiede oggi con coraggio e alto senso Patriottico le dovute riparazioni di guerra che l’imperialismo pangermanista dovrebbe alla Polonia; son stati rimborsati francesi, ebrei, in parte gli anglosassoni; perché i polacchi no? Forse perché son gli unici che vogliono rimanere integralmente cattolici? Dunque l’essenza dell’UE e dell’attuale imperialismo supercapitalistico di Berlino e Parigi, per il Nostro, altro non è  che identità anticattolica ed anticristiana. Anzi, più precisamente, odio anticristiano.

Nonostante l’attentato di Stato (10 aprile 2010, Smolensk Russia) che decapitò la classe dirigente nazionale cattolica (tra cui Lech Kaczinski), rimasta tuttora senza mandante (sebbene tra i nazionalisti circolino varie tesi interessanti, che non si possono qui discutere, ma che scagionano completamente, anche per un minimo di logica, la Russia di Putin), la Polonia non cede. Non ha ceduto né al luteranesimo ateistico tedesco, né al giudaismo americanistico, né al putinismo russo. Lo Stato polacco attuale, grazie al Kaczynski in larga parte ispirato ad una concezione Contro-Rivoluzionaria, dovrebbe oggi essere l’esempio morale e politico di ogni popolo cattolico. La Falange nazional-radicale odierna, che si ispira al movimento filofascista degli anni ’30, che si oppose sia allo stalinismo invasore, sial Terzo Reich, ha sempre propugnato la visione mitica e storica della Polonia come antemurale della cristianità. Occorre considerare che nella Polonia odierna, il modello falangista è considerato nella famiglia dei precursori storici e teorici della Polonia Nazionale di Visegrad, con la sua quintessenza solidarista e corporativista, anticapitalista e anticomunista.

La Falange è in grado di mobilitare decine e decine di migliaia di persone: non teppisti e delinquenti, come strombazza la propaganda nichilista della UE, ma in gran parte famiglie polacche con bambini al seguito e giovani che rifiutano la cultura della droga, la corruzione materialista dilagante e l’ateismo di massa. Durante l’ultima marcia dell’Indipendenza (11.11.2017), il Ministro degli Interni, M. Blaszczak, ha elogiato lo spirito di disciplina e ha definito il corteo di famiglie polacche con bimbi e adolescenti “una splendida cartolina” dell’attuale situazione polacca, rispetto alle marce omosessiste, di attacco al principio della Vita, che sarebbero la cartolina dell’ “Europa” di Bergoglio, Merkel, Draghi, Macron.

Diritto e Giustizia ha iniziato ad operare in un tessuto sociale e economico, sfasciato da decenni di Comunismo e dalle terapie ultraliberiste della “shock economy” di Balzerowicz, terapie partorite dall’economista Jeffrey Sachs, peraltro consigliere di Bergoglio. L’economia polacca, dopo la cura Solidarista di Diritto e Giustizia, è attualmente basata su un dirigismo temperato che ha affossato il precedente liberismo sfrenato, che condusse a disuguaglianze spaventose, ancora visibili, soprattutto a Varsavia. I dati attuali indicano bassissima disoccupazione e prodotto interno lordo in continua crescita. In antitesi alle differenti culture della morte anti-cattoliche, la Polonia, con altre nazioni orientate in tal senso, indica la vera dimensione Europea ed Europeista. Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, stanno rafforzando i principi nazionali autenticamente Europei del Gruppo di Visegrad. Economicamente propongono un modello di protezionismo moderato e di Solidarismo sociale non lontano dal Corporativismo classico degli anni ’30.

I fronti sono aperti, lo scontro è in corso e la frazione massonica filo-Ue è in Polonia comunque presente. Vogliamo però ricordare che la Chiesa polacca è radicalmente anti-bergoglista e annovera ai suoi margini notevoli e determinate componenti cattoliche-integrali. La strategia di de-cattolicizzazione promossa dai liberisti e mondialisti dagli anni ’90, per quanto tuttora ben agguerrita, non ha sfondato in Polonia come purtroppo è avvenuto in Italia. I mondialisti hanno i mezzi finanziari, giornali, propaganda. Il Paese rimane spaccato e diviso, ma la maggioranza del popolo polacco è con Gesù e Maria.

Al riguardo, significativo il silenzio del clan gesuitico di Bergoglio sulla iniziativa per l’Europa cristiana svoltasi in Polonia il giorno della festa della Madonna del Rosario e dell’anniversario della battaglia di Lepanto (7 ottobre 2017). Più di un milione di polacchi hanno formato una catena umana per la salvezza del mondo e del Cristianesimo.  La Polonia, nell’aprile 2017, come aveva peraltro già fatto l’Ungheria, si è definitivamente ritirata dal contingente europeo di difesa comune (Eurocorps) e ha aderito all’Alleanza Atlantica. La Polonia aderisce come membro dell’Europa di Visegrad, dunque come Stato indipendente e partner esterno, non come vassallo degli Stati Uniti. E’ una alleanza tattica militare, non politica.

Quasi tutti i patrioti polacchi, anche i più Contro-Rivoluzionari, considerano oggi Lech Kaczynski un martire “polacco e cristiano” alla testa delle loro fila; molti tra loro lo paragonano all’eroe Jerzy Volodyjowski (1620-1672).

La politica per la famiglia e per la natalità di Diritto e Giustizia pone la Polonia in netta contro-tendenza rispetto all’andazzo generale. Se i dati saranno confermati, il 2017 si chiuderà con circa 500 mila nascite, il numero più alto dal 2010. Questo grazie all’azione sociale del Governo patriottico, che scoraggia l’aborto ed incentiva socialmente la pratica natalista.

RUSSIA

Vladimir Putin, ottimo mediatore tra Esercito, Chiesa Ortodossa e Patriottismo popolare russo, ha però il grave limite politico e storico (su cui non si può sorvolare) di non aver aggredito il liberismo oligarchico capitalistico e l’americanismo culturale che sopravvivono in Russia dal bolscevismo e dall’era El’cin. Per quanto oltre i confini Putin sia descritto come il nuovo Zar, in realtà i gruppi cristiano-ortodossi neo-zaristi o tradizionalisti sono su posizioni di pura opposizione o collaborazione fortemente critica con il Cremlino. Putin non è dunque un contro-rivoluzionario russo, ma un mediatore che pone comunque al centro un nazionalismo russo di sostanza imperiale, euroasiatica. I suoi meriti di Statista non possono di certo essere cancellati, così come la sua riconoscenza verso il pensiero di Solzenicyn, da taluni considerato un maestro di Putin, e verso il fascista russo Ivan Il’yn (1883-1954); allo stesso modo, la sua teoria organica della relazione sinfonica tra Stato e Chiesa rispecchia la Dottrina sociale della “Chiesa Ortodossa Russa”. Se la Russia putinista non è dunque, in assoluto, un modello Contro-Rivoluzionario integrale, a causa dell’arrendevolezza verso il liberismo capitalismo oligarchico, è nel contesto attuale, un importante e positivo modello socio-politico. Unica speranza, è che con le prossime presidenziali (18 marzo 2018), la Russia possa giungere, con Putin o oltre Putin, ancora più a Destra di quanto già vi sia. Oltre ad aver rimesso in sesto la situazione, il più grande merito storico di Putin è aver proposto a livello universale l’ “ideologia” della Russia come Terzo Occidente. In base a questa visione, dopo il tramonto e la decadenza dei due Occidenti storici (dunque si danno ormai per caduti nella decadenza di civiltà anche gli USA), l’unico polo che incarnerebbe gli autentici valori cristiani, occidentali sarebbe “Mosca Terza Roma”.

Il putinismo ha continuato purtroppo con il solito atteggiamento tradizionale russo, sciovinista antipolacco, ma ha trovato una solida barriera, se non altro, nella parte di Polonia cattolica, tradizionale e dichiaratamente filofalangista.

FRANCIA

Come già affermato, la Francia, “la prediletta figlia”, è sempre, da qualche secolo a questa parte, la stella oscura della storia occidentale. Nessuno aveva particolare speranze verso il Front National di Mpl (Marine Le Pen) e del suo Rasputin gollista Philippot. Il punto fondamentale, da ben considerare, è però che la Francia che vuole morire “francese e cattolica” si riconosce ancora quasi totalmente nel FN. Tralasciando la campagna elettorale suicida condotta dal duo Marine-Philippot nel maggio 2017, va anche stigmatizzato il nuovo FN marinista: laicista, di sinistra, gollista. Una componente ben più di destra e probabilmente Contro-Rivoluzionaria è quella rappresentata – almeno sino a pochi mesi fa – da Marion Marechal Le Pen, eletta più giovane deputata all’Assemblèe Nationale nel 2012. Marion ha preso parte alle manifestazioni contro la legge Taubira, frequenta gli ambienti del Cattolicesimo tradizionale francese e conservava sino al maggio 2017 un ottimo rapporto con i “vecchi” quadri storici del FN e con l’entourage del nonno Jmlp, cacciato dal partito su ispirazione del gollista e gay dichiarato Philippot (“Les faux semblants du Front national” a cura di S. Crepon, P.F.N.S.P. 2015).

Dopo l’uscita unilaterale dal FN da parte di Marion, anche i suoi rapporti con il nonno paiono diventati burrascosi. La sua linea dottrinaria ricalcava comunque, abbastanza fedelmente, pur con dubbi aggiornamenti, quella tradizionalista ed antimodernista del FN del Presidente Jean Marie Le Pen. Particolarmente equivoci i continui riferimenti idealizzati alla figura del Napoleone Bonaparte, che Marion aveva ripreso dalla monografia sul Corso del teorico maurrasiano J. Bainville. Al tempo stesso, l’intenso omaggio alla Vandea Contro-Rivoluzionaria, concepita come perenne cuore di Francia, pare essere un cardine della visione del mondo di Marion. La Nostra ha più volte detto che il simbolo francese per eccellenza è il Sacro Cuore di Gesù vandeano.

Per quanto Jean Marie avesse compiuto, nel corso degli anni, necessarie svolte tattiche, talvolta anche ben ispirate, l’identità originaria del FN non era mai stata tradita né abbandonata. Essa rimandava chiaramente alla visione cattolica contro-Rivoluzionaria e continuava, pur in un contesto completamente differente, la tradizione nazionalista francese che, partendo dall’Action Francaise, comprendeva la parabola storica di Vichy e dell’Algèrie francaise. Il FN di Jmpl fu probabilmente l’unico movimento politico, ortodossamente e tatticamente, contro-rivoluzionario dell’Europa occidentale degli ultimi decenni. Suo dichiarato punto di riferimento, come ha sottolineato lo storico francese P. Milza, fu il Fascismo nella forma storica del Salazarismo portoghese, verso il quale si mostrava gratitudine anche per aver soccorso i reduci in esilio della OAS negli anni ‘60 e i “collabos” di Vichy negli anni precedenti.

Dal maggio 2017, con l’auto-esclusione di Marion dai vertici, la componente della Destra interna si trova nel FN senza un punto di riferimento forte.

Occorre sperare e pregare che la Francia, la Nazione dei martiri, la figlia primigenia e mai dimenticata, possa risorgere e essere consacrata al Cuore di Gesù.

ITALIA

Con la fine della Segreteria MSI Arturo Michelini (15 giugno 1969), non vi fu più probabilmente spazio nemmeno per l’ipotesi di formazione di un fronte Contro-Rivoluzionario in Italia. Il suo stesso successore si sbrigò a definirsi “ghibellino” in omaggio all’ala laicista e pagana del movimento, che lo aveva condotto alla Segreteria.

Lo spirito “infernale”, massonico, rivoluzionario si impossessò, dopo il Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), vorticosamente, di tutti gli animi ed i fronti, dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per il centro. L’Italia, cattolica e romana, per secoli e secoli il Centro culturale e spirituale del mondo, dopo l’assalto fatale del massonico e protestante “Risorgimento” prima, dell’americanismo e della “Resistenza” poi, non volle più essere romana e cattolica. Cedeva lo scettro catecontico. Non vi fu spazio, nel mondo sociale italiano, che per rovine, raggiri, responsabilità eluse.

Pio XII nel 1941 disse:

“O Roma cristiana, il Sangue di Cristo è la tua vita: per quel Sangue tu sei grande e illumini della tua grandezza anche i ruderi e le rovine della tua grandezza pagana, e purifichi e consacri i Codici della sapienza giuridica dei Pretori e dei Cesari. Tu sei la Madre di una Giustizia più alta. Tu sei faro di civiltà, e la civile Europa e il mondo ti devono quanto di più sacro e di più santo, quanto di più saggio e di più onesto esalta i popoli e fa bella la loro storia” (Pio XII, “Messaggio radiofonico al mondo. Natale 1941”).

Dagli anni ’60, invece, i ruderi e le rovine neo-pagane, grazie all’azione ormai vittoriosa della setta neo- modernista riunita in una filosofia sociale neogesuitica (estranea al puro spirito originario dell’Ordine) e politica “democristiana”, seppellirono la luce di Roma cristiana.

Attualmente, se è dunque impossibile parlare di una preferenza cattolica-controrivoluzionaria, in un Paese dove, per evidenti ragioni, la vendetta massonica e nichilista è stata la più poderosa e infida, va comunque segnalato che la preferenza cattolica-conservatrice sembra andare negli ultimi tempi verso il progetto Nazionale di Matteo Salvini. Quest’ultimo alterna posizioni politicamente ben declinate a cadute demagogiche, poco credibili e “populistiche”, che hanno chiaramente il fiato corto. Certamente, almeno sino ad oggi, Matteo Salvini non è, purtroppo, il Jean Marie Le Pen italiano. Non è però nemmeno il politico della massoneria europeista o mondialista; solo i deputati leghisti, in Italia, hanno difeso nel parlamento italiano ed europeo, ripetutamente e ostinatamente,  la pedagogia pubblica del SS. Crocifisso e del Presepe – in continuità con il concetto che fu della disciolta “Padania cristiana” (1998-2009) – e hanno bollato come niente altro che anticristiana la strategia complessiva e finale dell’Unione Europea, pur mantenendo nel contempo ottimi rapporti con i gruppi sionisti o filo-sionisti. Detto questo, ci sembra che al momento, sia necessario muoversi in maniera pragmatica e valutare a seconda delle situazioni, senza schierarci come organici ad alcun partito. Lasciando comunque ai nostri militanti e simpatizzanti la facoltà di militare ove vogliano, nell’area, qualora lo desiderino. Fatti salvi determinati principi che, ad oggi, sono ufficialmente e apertamente anticattolici solo da parte di Casa Pound.

Diceva il Cardinale Ottaviani: “Guai a confidare negli uomini!”. Quindi, non occorre mai perdere la bussola.

“E’ tutto un mondo, che occorre rifare dalle fondamenta, che bisogna trasformare da selvatico in umano, da umano in divino: vale a dire secondo il cuore di Dio” (Pio XII, Roma Domenica 10 febbraio 1952).

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Milano, polemiche per il coro gospel lgbt in chiesa

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Polemiche a Corsico, in provincia di Milano, per l’esibizione di un coro Lgbt in chiesa, impegnato nella lotta contro le discriminazioni e la violenza sulle donne

di Franco Grande

Polemiche a Corsico, in provincia di Milano, per l’esibizione di un coro Lgbt in chiesa.

“Siamo donne lesbiche, eterosessuali e bisessuali unite nel canto”, dicono orgogliosamente le donne del The Good News Female Gospel Choir, nato nel 2012 e impegnato nella lotta alle discriminazioni.

Questo coro gosphel è stato invitato a cantare nella chiesa di Sant’Antonio, in occasione della Settimana della gentilezza ma subito è scoppiata la polemica politica. Antonio Saccinto, esponente locale del Movimento Nazionale per la Sovranità ed ex assessore corsichese, attacca: “Sono state “vendute” come coro gospel, in realtà sono famosissime per altro: fanno parte del mondo Lgbt, quindi con il mezzo del canto temo che si applichi lateoria gender e sarebbe scandaloso. Allo spettacolo ci sono anche bambini. Lo scandalo è che l’iniziativa arriva dal comitato genitori e che si faccia ciò utilizzando la scuola pubblica, di tutti. Vigileremo, in difesa dei nostri valori”. L’iniziativa è nata da un’idea del preside dell’istituto Copernico e il prete della chiesa se ne lava le mani: “Non c’entro niente, la chiesa non c’entra nulla, lasciate fuori la chiesa, sentite il preside, non noi”. Continua a leggere

Darwinismo? Sempre meno accoliti

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di Harun Yahya

Darwinismo? Sempre meno accoliti

Fonte: Il Talebano

Dal giorno in cui fu presentata per la prima volta da Darwin, la teoria dell’evoluzione è sempre stata forse l’argomento maggiormente discusso al mondo. La teoria infatti viene discussa non solo nel campo della biologia, ma anche nei programmi di filosofia, politica, sociologia e arte. Nessuna teoria scientifica è mai stata oggetto di tali controversie e polemiche legate a campi diversi, correlati tra loro e non.

Come è risaputo, l’emergere col passare del tempo di nuove prove a sostegno di una teoria la rafforza e la rende più concreta. Al contrario, quando delle prove vengono rifiutate, la teoria in questione viene accantonata e classificata come “non valida e inconsistente”.

Tuttavia, questa procedura standard non è mai stata applicata alla teoria dell’evoluzione, un insieme di falsità senza alcuna prova scientifica a sostegno, e basate su ipotesi illogiche. Nonostante questo, il darwinismo è sempre stato favoreggiato e difeso dai circoli accademici, ideologici e politici, nei quali la visione del mondo ateista e materialista regna suprema. Mantenere viva la teoria dell’evoluzione è sempre stato fondamentale per la sopravvivenza della visione del mondo ateista e materialista e, per questo, coloro che rifiutavano la teoria venivano ritenuti contrari alla scienza, ignoranti, fanatici e retrogradi. Continua a leggere

Novità dalla NATO, che non vi raccontano

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di Maurizio Blondet

Novità dalla NATO, che non vi raccontano

Fonte: Maurizio Blondet

Mentre Di Maio vola a Washington (“Siamo  fedeli agli USA, non a Mosca”) accadono novità nello schieramento armato occidentale.

La Gran Bretagna sta  formando un battaglione di commandos (600 uomini) “per  risposte operative nei Balcani occidentali”.

Nei Balcani occidentali.  “Dall’anno  prossimo il nostro reparto sarà all’erta e  pronto ad agire nella regione”, ha promesso il ministro difesa:

Balcani occidentali. La porta di casa nostra.

Forse  per equipaggiare una delle due basi che, secondo l’opposizione  locale, la NATO vuole costruire  in Montenegro. Stoltenberg è andato là a giurare che non ci saranno basi NATO senza il consenso dei montenegrini. Il fatto  è che a capo del paese,il premier DUskho Markovich, che è atlantico ed antirusso, e per il quale delle basi NATO garantirebbero la sua sopravvivenza politica personale. Già a febbraio, in una intervista al Time, aveva  offerto:  “il porto della città di Bar è strategico per i nemici della NATO, specialmente dopo l’inizio del conflitto in Siria, quando la Russia ha iniziato a cercare un porto militare in acque più calde”.

Altri oppositori indicano  come oggetto delle voglie americane la baia di Vladanos,  vicina al confine con l’Albania, il cui sviluppo  turistico è stato impedito in passato  da oscure manovre di una ONG   locale poi premiata dal governo Usa.

https://it.sputniknews.com/amp/mondo/201711135274069-NATO-Montenegro-base-militare/

Causa “crescente fiducia in sé della Russia”,  il Pentagono riceve più soldi

In Usa, le Commissioni Difesa di Senato e camera bassa hanno incluso nel bilancio del Pentagono (700 miliardi di dollari)   altri 4,6 miliardi per “confrontare la Russia in Europa”,  al fine di “aumentare  il potenziale militare statunitense in Europa”  e  “rafforzare il senso di sicurezza degli alleati”; specialmente i baltici: 100 milioni di dollari andrebbero ad aumentare le capacità di difesa di Estonia, Lettonia e Lituania.  Le camere hanno dato al Pentagono altri 350 milioni  di dollari da spendere in “aiuti militari all’Ucraina”, con la clausola che a Kiev siano consegnati armamenti “difensivi”.

Si noti che i  legislatori hanno dato al Pentagono 26 miliardi di dollari più di quanto il Pentagono stesso – la nota insaziabile voragine mangia-trilioni –   aveva chiesto. Ciò, non solo  per provare   il loro indefettibile servaggio agli interessi del sistema industrial-militare, ma per mostrare- in odio a Trump, che accusano di essere amico di Putin – che il loro anti-russismo totale è lì per rendere irreversibile l’ostilità del  blocco occidentale verso Mosca.

Contrariamente a quel che si poteva pensare,  dopo due decenni di dissanguamento nelle guerre dei Bush,   Londra segue. Può uscire dalla UE, ma non dal  delirio bellicista neocon. Il ministro della Difesa Gavin Williamson, oltre i 600 commandos  per i Balcani occidentali – ha annunciato che  stanzierà quattro caccia Typhoon  in Romania : essi “pattuglieranno  il Mar Nero” causa “la crescente fiducia in sé della Russia”; inoltre rimanderà la sua nave Ocean  ad aggiungersi alla flotta che tiene permanentemente nel Mediterraneo.  Si tratta della principale nave anfibia d’assalto porta-elicotteri della Royal Marine, concepita per  l’aggressione, non la difesa.

Inutile dire che anche il governo inglese sta scoprendo “le prove” che  la Russia ha influenzato anche la Brexit, attraverso suoi “troll di professione” che (secondo “le  indagini statunitensi avevano sostenuto la causa dell’indipendenza britannica, diffondendo i loro pensieri razzisti, nazionalisti e islamofobi strumentalizzando gli attacchi terroristici occorsi in Europa in quel periodo”.

Pensate l’efficacia dei trolls: hanno  postato “139 tweet da 29 account diversi, con cui hanno sedotto “poco meno di 270.000 follower”.  Bastanti  sicuramente per piegare il referendum britannico in favore della Brexit, ossia – come ora si capisce –  della Russia.  Ciò ci permette di prevedere che Londra possa tornare, pentita,  nell’ovile europeista.  Nell’ombra e con fondi neocon,  opera in questo senso  l’indimenticabile Toni Blair,   che  ha coinvolto il paese in tutte le guerre dei Bush.

L’Esercito europeo per via burocratica

Il che porta a parlare della  nuova forza armata  europea autonoma,  fortemente voluta d Angela Merkel e da Macron,  che nella neolingua eurocratica si chiama Permanent Structured Cooperation” (PESCO).  . “E’ ora che l’Europa prenda la  propria  difesa nelle proprie mani”;aveva proclamato la Cancelliera dopo il primo incontro-scontro con Trump:  e fu il PESCO. Il quale PESCO, nel quadro  del quale “i paesi membri possono formare tra loro coalizioni lasche  per darsi capacità militari speciali”, è apparentemente meno di un esercito europeo, a cui alcuni paesi resistono. Ma  appunto, secondo la ben nota tradizione burocratica, punta a farlo di nascosto. Si  ricordi che l’Europa  burocratica  nacque come  semplice “Comunità Europea del Carbone  e dell’Acciaio” , ed oggi abbiamo  Berlino che dà i voti ai bilanci dei  paesi mediterranei.  Ugualmente, il PESCO comincia a formare un “comando medico” comune,  poi centralizzerà la logistica (e chi ha il coraggio di opporsi?), ma gli stati membri dovranno conferire tutte le loro “capacities and capabilities” (?) militari alla  European Defense Agency (EDA),  la   quale diventa – senza dirlo e senza in  fondo essere che un organo burocratico – il comando centrale dell’armata europea “nuova”. Da quel che si intuisce, il principale vantaggio de PESCO per Berlino è  un  quasi-esercito europeo il cui costo – aumentato –resta  a carico dei paesi membri,  quindi senza far spendere i soldi  alla Germania. E’ in qualche modo come  l’euro,  la  semi-moneta che Berlino gestisce da padrona senza dover pagare il prezzo di una vera moneta, ossia i trasferimenti da Germania al Sud.

Naturalmente –  ça  va sans dire – il PESCO  “non è competitivo, ma  complementare” alla NATO, ai cui comandi si mette in tutto e per tutto. In più  è “simile al NATO’s Framework Nations Concept”,  oscuro  termine che  significa una cosa chiara: come il Pentagono integra  nella sua  azione offensiva paesi non NATO, così Berlino integra nella Bundeswehr, sotto il suo comando, reparti di paesi più piccoli. Lo sta già facendo con l’Ungheria,. Lo fa con la Romania…..

http://foreignpolicy.com/2017/05/22/germany-is-quietly-building-a-european-army

Ancora una volta: aumenta la  sua forza facendone pagare il  conto agli altri.

Germania sceglie l’F-35. Povero Macron.

Quanto all’illusione chela Germania possa davvero mettersi alla  guida di qualcosa di autonomo da Washington   insieme alla Francia (dopotutto è quella che ha la maggiore e più  comprovata forza armata)  essa è caduta il 10 novembre, data dell’uscita sulla rivista specializzata Defense Industry Daily (ovvio strumento del complesso militare-industriale USA)  che annuncia trionfante: “La scelta preferita per  Berlino è l’F-35”. Dovendo scegliere  con quale  “piattaforma” sostituire il centinaio di Tornado  tra il 20025 e il 2030, la Luftwaffe “preferirà”   il costosissimo invisibile della Lochkeed Martin  – un grossissimo affare – perché “esiste già” ed è   già adottata da molti paesi (fra cui l’Italia),  mentre è “altamente improbabile che l’industria aeronautica  europea possa sviluppare”  in così pochi anni  “un aereo interamente nuovo del tipo che adempie alle funzionalità che  noi richiediamo”.

Si noti  che non c’è nemmeno la più vaga allusione ad una “piattaforma già esistente”  in Europa, già operante anzi “combat proven”, che  è il francese Rafale. Indicato come uno dei migliori aerei  del mondo in un articolo importante di The Saker dedicato al declino della potenza militare USA, dove si legge: “Per esempio i sistemi francesi sono spesso migliori e meno cari dei loro equivalenti statunitensi, da cui la necessità – per Lockheed & Co. – di distribuire tangenti importanti e grandi compensazioni”. Per compensazioni (Offset agreements) si intende i favori che il sistema militare industriale deve fare al governo importatore per convincerlo a scegliere le sue macchine:   dal consentire a fabbricare nel paese importatore parti minori dell’aereo venduto (tipo le ali), fino all’importazione di wurstel tedeschi  o formaggi francesi in Usa per bilanciare il costo  spropositato  dell’aereo fantasma.

Ma volete che Berlino dipenda per i suoi aerei da Parigi? La storia non è acqua..Molto meglio dipendere dagli americani. Del resto c’è  l’abitudine.  Addio al sogno di Macron di una “difesa comune”  con l’industria spaziale francese in posizione di dominio.

Per Bundeswehr  possibile  il collasso  UE

Tutto ciò, si badi, nei giorni in cui i media germanici stanno battendo la grancassa attorno a uno studio “segreto” emanato dal Ministero Difesa  (Strategischen Vorausschau 2040 , ossia Prospettiva Strategica 2040),  dove le forze armate germaniche esaminano  sei “scenari” di conflitto che possono essere chiamate  ad affrontare  da qui al 20409)(. Ebbene, tre di questi scenari prevedono il collasso o sgretolamento dell’Unione Europea e persino guerre intra—europee.

Dello studio, i media sottolineano le seguenti frasi: «”L’allargamento dell’UE è stato largamente abbandonato e altri stati hanno lasciato la comunità. L’Europa ha perso la sua competitività mondiale, “scrivono strateghi di Bundeswehr. “Il mondo è sempre più disordinato, talvolta caotico e soggetto a conflitti che hanno cambiato drasticamente l’ambiente di sicurezza della Germania e dell’Europa”. Nel quinto scenario (“Ovest ad est”), alcuni paesi dell’Europa orientale stanno bloccando lo stato dell’integrazione europea mentre altri si sono “uniti al blocco orientale”. Nel quarto (“Concorrenza multipolare”), l’estremismo è in aumento e ci sono partner dell’UE che “anche a volte sembrano cercare un approccio specifico al modello capitalista statale della Russia”»

Sui  motivi di questo documento e soprattutto  perché sia stato divulgato, riporto le ipotesi degli amici Alessia e Paul:

Su blog tedeschi alcuni commentatori scrivono che è una forma di pressione forte da parte dell’esercito tedesco, già avvenuta 10 anni fa e repressa dalla politica tedesca. Il documento della Bundeswehr sottolinea che il lavoro non rappresenta una prognosi ma solo uno scenario che non va escluso. Quindi va configurato come un tentativo da parte della Germania di ricostituire un esercito “vero e proprio” ben strutturato.

Sostanzialmente  si tratta di un messaggio politico “filtrato ad arte” per introdurre un pubblico dibattito in riferimento a un concetto che i politici tedeschi NON possono affrontare: è un concetto tabù in Germania parlare di esercito e risoluzione UE. Portato alla luce e pompato da tutti i media, questo obbliga la popolazione a parlarne apertamente. Quindi a livello locale e nazionale i tedeschi devono decidere sul futuro. Non è lo studio in sé che conta, la cosa importante è che hanno reso noto un argomento imbarazzante. Devono convincere l’intera nazione a discuterne: Mission Accomplished!

 Eric Bonse (giornalista freelance a Bruxelles) commenta che lo scenario di crisi previsto per il 2040 è da tempo una realtà. Per lui  lo studio va letto come una critica nascosta in riferimento allo stato attuale dell’UE.  Della stessa idea  David Engels (storico belga della Libera Università di Bruxelles)   che spiega: “In 20-30 anni l’Europa sarà diventata uno stato autoritario o imperiale dopo un periodo di decadenza civile. In ogni caso si possono prevedere le analogie tra l’attuale crisi dell’Europa e la trasformazione della   tarda Repubblica tarda Romana   nello stato del princeps Augusto. Chiaramente spiega uno scenario che comprende: periferie fuori controllo, aree dominate da gruppi paramilitari, etnici o religiosi e immobilità politica completa”.

E’ in questo sfondo  che  va messo il viaggio  di Di Maio a Washington  con la rettifica di linea politica  estera grillina: «Basta con questa storia della Russia e che siamo alla mercé di Putin – ha detto Di Maio nelle riunioni preliminari al viaggio – È una storia che non sta in piedi e che ci fa solo del male».

«Siamo occidentali e il nostro più grande alleato in Occidente sono gli Stati Uniti», se c’è un interesse della Russia «è da parte loro verso di noi». «Il M5S vuole solo fare gli interessi commerciali dell’Italia. Ecco perché siamo per togliere le sanzioni a Mosca».  Sarà ricevuto al Dipartimento di Stato.  I candidati premier in Italia devono andare a baciare la solita pantofola. Lo fece anche Occhetto, facendosi presentare da Edgar Bronfman  (allora capo del World Jewish Congress)  e da Giorgio Napolitano ben conosciuto là)  per assicurare “Il grande alleato”  che il PCi non era più il partito comunista di ieri.  La differenza, forse, è che oggi Washington è in totale delirio anti-russo, aggravato dalla sensazione del proprio declino, e fremente in tutti i settori – democratici come repubblicani – dal desiderio di far pagare a Mosca i suoi successi, e i fallimenti  neocon in Medio Oriente.

“Putin must go”

Molte di queste iniziative provocatorie, infatti si spiegano con la volontà di un “cambio di regime” a Mosca. Dopo aver proclamato per la Siria “Assad NmustGo”, il National Endowment for Democracy ha lanciato”Putin must  go”. Il capo del NED, Carl Gershman,, ha posto l’obiettivo in un articolo del Washington Post: Rovesciare Putin. “Gli Stati Uniti hanno il potere di controllare e vincere questo pericolo”.

Non a caso, Putin sia aspetta   colpi ritorti americani  per sabotare con ogni mezzo la sua  rielezione nel 2018, attentati “islamici” e simili.  Ricordiamo le gravissime colpe di cui Putin e il suo ministro degli Esteri Lavrov si sono macchiati per i neocon.

Ha  scongiurato  l’invasione Usa  e NATO contro la Siria nel 2013, facendo cedere a Damasco il suo arsenale di armi chimiche (il casus belli inventato dagli occidentali); ha aiutato  il presidente Obama a concludere la moratoria nucleare con l’Iran nel 2014-15, cosa che la lobby non gli perdonerà mai;   rispetto al colpo di Stato organizzato dalla Nuland in Ucraina,ha mandato a monte il progetto americano di installarsi nella base russa in Crimea, annettendo la penisola con un fulmineo referendum; ha fornito la forza aerea che ha incenerito prima le autobotti con cui Daesh vendeva il petrolio a Erdogan, e infine a distrutto i jihadisti che gli Usa avevano travestito  da “opposizione democratica” , e adesso Israele – che contava di guadagnare da tutto il ventennio di destabilizzazioni, si trova con truppe iraniane in Siria – troppo vicine al suo confine per non delirare di lanciare gli Usa nella terza guerra mondiale. E noi dietro.

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Quelli che… E’ una legge di civiltà

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di Roberto Pecchioli

Quelli che… E’ una legge di civiltà

Fonte: Ereticamente

Nel quartiere in cui viviamo non manca quasi nulla. Un numero sterminato di bar, e supermercati, commerci, parrucchieri cinesi, ortolani nordafricani, una biblioteca all’interno di un elegante palazzo nobiliare. Librerie no, le due che ci provarono hanno chiuso. In compenso possiamo vantare una sede dell’ANPI – ospitata negli uffici del PD (ex PCI, PDS, DS) – specializzata nella presentazione di testi e documenti sulla guerra civile. L’ultimo tratta di una Spoon River partigiana, tanto per far capire come la “kultura” sia il pane quotidiano di lorcompagni. Pochi metri a monte possiamo contare anche su un circolo ARCI. Intitolato allo Zenzero, giusto un pizzico di trasgressione casalinga per attirare gli appassionati dei corsi di danza, da qualche tempo esibisce un variopinto lenzuolo su cui una mano malferma ha scritto con lo spray “Ius soli, una legge di civiltà”.

Non vogliamo qui impancarci in giudizi sulle norme relative alla cittadinanza, saranno gli elettori, speriamo, a fare giustizia degli spropositi sinistrorsi e clericali, bensì riflettere sullo slogan utilizzato. Legge di civiltà, proclamano all’Arci, musicanti di fila di un’orchestra stonata e sinistra organizzata, eterodiretta dai chierici del progressisticamente corretto. Eviteremo anzitutto di distinguere tra civiltà (kultur) e semplice civilizzazione (zivilisation), che è ciò di cui parliamo, troppo difficile da capire per i cervelli depositati gioiosamente all’ammasso del conformismo, delle parole d’ordine, della condizione ovina del “perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto” (Dio è morto, testo di Francesco Guccini).

Il compito che ci assumiamo è di riflettere su un tema che potremmo definire “essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà”, per citare di nuovo la celebre canzone resa più bella dalla voce suggestiva di Augusto Daolio. La prima impressione rimanda ad una frase di un’icona progressista, Barack Obama, il quale parlò una volta della “parte sbagliata della storia”, a proposito dei nemici degli Usa. Ovviamente, egli, insieme con l’America e il carro di Tespi libertario, liberale, democratico, progressista eccetera eccetera è schierato dalla parte giusta. Come se la storia avesse una direzione definita, la tessera di un partito o di una associazione culturale. Tutto è già scritto, l’astuzia della storia (Hegel) è nota solo a lorsignori, tutto è già determinato, inserito in un cloud informatico di cui essi soli conoscono la crittografia, talché il compito dell’umanità è unicamente quello di attenersi al copione, alla recita programmata. Applausi del pubblico, civiltà è fatta.

Passiamo gioiosamente dal meno al più, dal vecchio – orrore – al nuovo, dal prima (oscuro) al dopo (illuminato dalla luce della “civiltà”). Fu Leibniz, con ben altra maestria ad affermare che viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma non si riferiva ai segni dei tempi. Gli occidentali abbagliati dalla narrazione liberale e progressista predisposta dai superiori (i padroni del denaro e di tutto il resto) si sono persuasi di vivere in una sorta di luccicante mondo di Narnia. Nella saga fantasy di Clive Staples Lewis Narnia è “la felice terra con le montagne coperte di erica e le colline coperte di timo. Narnia dai molti fiumi e dalle splendide valli, con le foreste muschiose che risuonano del lavoro dei nani (probabilmente extracomunitari sfruttati, N.d.R.). Come è dolce l’aria. Una sola ora trascorsa laggiù vale più di mille giorni passati in qualsiasi altro luogo”. Come non condividere tanta felicità, dunque, attribuendo la cittadinanza a chiunque nasca qui, anche per caso, persino a chi non la volesse, e comunque a qualunque essere umano in grado di apprezzare la meraviglia e sorte di essere capitato, per scelta, necessità o fortuna, nel mondo incantato di Italnarnia.

Un musicista straordinario e sfortunato, Rino Gaetano, cantava a squarciagola “Il cielo è sempre più blu”. Intendeva il contrario, ovviamente, giacché l’incipit è chiarissimo “Chi vive in baracca, chi suda il salario chi ama l’amore e i sogni di gloria, chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria chi mangia una volta, chi tira al bersaglio chi vuole l’aumento, chi gioca a Sanremo chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno, chi ama la zia, chi va a Porta Pia, chi trova scontato, chi come ha trovato.” Che importa, il cielo è sempre più blu, o soldatini in marcia trionfale verso la civiltà.

Per la milionesima volta, hanno sequestrato il linguaggio ed impongono al significante (la parola) il significato opposto a quello vero. Quale sarebbe, dunque, questa magnifica civiltà che abbiamo conquistato e verso cui continuiamo ad avanzare con moto accelerato, nonostante l’opposizione dei retrivi, dei retrogradi e perciò incivili?

La prima cosa che ci viene in mente è una notizia apparsa nelle ultime pagine dei giornali ed in coda ai notiziari. Il giovinastro pugliese di 17 anni che per puro divertimento gettò in mare dalla scogliera due anziani del luogo, uno dei quali annegò, è stato condannato ad anni tre “di scuola.” Avete letto bene, tre anni, non di carcere né di riformatorio, ma di scuola. E’ giovane, poverino, non roviniamolo, la galera è brutta e certamente non lo rifarà quel brutto gesto. Strano davvero: si è giovani, ragazzi, fanciulli quando conviene per non pagare il conto, ma maturi, maturissimi in tutte le altre situazioni, compreso il tentativo imbarazzante di abbassare a 16 anni la maggiore età. La parola giusta nella fattispecie è omicidio; la vita umana, specie di un vecchio di Monopoli a carico dell’INPS, vale tre anni di scuola del suo assassino. Questa si è civiltà, ma certamente è scritto in qualche codicillo, in qualche piega nascosta di una delle norme – civilissime– che reggono la nostra convivenza. Ragazzi stranieri, rifiutatela la cittadinanza italiana, finché siete in tempo!

Gli appassionati di arte conoscono le opere di Francisco Goya, il massimo pittore tra il Settecento e l’Ottocento, tempo di rivoluzioni, rivolgimenti, grandi cambiamenti. Ne ricordiamo alcune del periodo in cui l’artista aragonese era preda dei suoi incubi peggiori: Crono divora i suoi figli, Il sonno (o il sogno) della ragione genera mostri, che ci sembrano assai adatti alla presente overdose di “civiltà”. Un altro quadro, enigmatico ed inquietante, suscita emozioni opposte da duecento anni: è “Il cane interrato nell’arena”, universalmente noto come il cane di Goya. Il muso di un povero cane fa capolino dalle tenebre, costituite da una superficie scabra che sa di terra e ocra. Cerca di emergere o sta per essere sopraffatto dal buio? Le orecchie sembrano abbassate (paura) o alzate (attenzione) a seconda di come lo si guardi. A questo assomiglia la civiltà tanto orgogliosa di sé da scavalcare ogni logica, cancellare ogni traccia, gigante dinanzi ai nani che sono tutti coloro che vi si oppongono. Anche l’eccesso di ragione ha generato mostri.

Credere che tutto si equivalga, che non si debba prendere posizione, affidarsi agli “esperti”, non pensare più con la propria testa, credere solo in ciò che può essere dimostrato e, per converso, a tutto quello che ci vomita addosso la civiltà dell’immagine, del consumo, della tecnica elevata a criterio di verità. Dicevamo del diritto che si trasforma in rovescio fatto di norme, sentenze, provvedimenti. No, non sono episodi di malagiustizia o disfunzioni, ma un sistema ideologico che parte da lontano. Lo chiamano civiltà, ma è “lenta, metodica corrosione dell’etica della responsabilità [che] ha portato ad una vittimizzazione generalizzata, per cui gli autori di atti anche gravi non entrano più nel circuito di colpa ed espiazione, ma in quello di disagio e di cura. Il libero arbitrio, la decisione sul controllo dei propri atti vengono ormai considerati parametri superati da una concezione terapeutica della società e delle relazioni tra i suoi membri” (Adriano Segatori, psichiatra e scrittore).

La psicologizzazione della giustizia è definita civiltà, le leggi che l’hanno permessa monumenti del nuovo diritto. Iniziò Michel Foucault negli anni 70, e la sinistra al caviale, intellettuale e “civile” ha fatto il resto, da salotti, cattedre e scrivanie di giornali, diffondendo lo stato di spirito che ha permesso la produzione di un apparato giuridico, nonché di un orizzonte di senso del tutto nuovo. E’ facile ricordare la tolleranza (un altro intangibile mantra del nostro tempo) nei confronti di ogni deriva, la perdita di pudore civile, la banalizzazione e la giustificazione nei confronti dei consumatori di sostanze tossiche (droghe, pasticche chimiche e simili), le retoriche sulle devianze, di cui è invariabilmente imputata una non meglio identificata “società”, l’indifferenza verso chi devasta, imbratta, sporca la convivenza quotidiana.

La civiltà di cui cianciano non è altro che la maschera della penetrazione scellerata del pensiero relativista e della sua amoralità distruttiva. Lo scopo è la disintegrazione di un ordine, per quanto imperfetto, con un caos diffuso e praticato, un’anestesia generalizzata intervallata dallo scatenamento delle pulsioni elementari, a cui va data una risposta innanzitutto spirituale e personale prima di attivare una resistenza morale ed il necessario contrattacco politico e civile. Per la mentalità corrente, costruita, manipolata e inclinata verso il basso con ferrea determinazione, civiltà significa, ad esempio, che la legge dell’uomo può tutto, trasformando in diritto qualsiasi idea, sproposito o capriccio. Il soggetto è l’unico sovrano, Io è Dio e si fa la sua legge, quella che lo gratifica più e meglio delle “proibizioni” di cui sarebbe fatta la vecchia (in)civiltà di cui ci siamo felicemente liberati. Un giorno aboliranno per legge la morte, già nascosta, tabuizzata, relegata in igieniche morgues affidate a personale specializzato, e la gente finirà per crederci.

Oggi la civiltà è tanto banalizzata da essere confusa con la moda, i bei vestiti, financo l’igiene personale (il nonno è incivile anche perché ignorava il deodorante), la capacità nell’ uso degli strumenti tecnici – di cui peraltro si ignorano i fondamenti – e naturalmente con il relativismo morale, la (falsa) mitezza comportamentale, la propensione ossessiva al dialogo, l’accettazione supina e avalutativa di ogni comportamento, l’abolizione del criterio di giudizio.

Nel caso dello Ius Soli, al di là di ogni considerazione di merito, la verità celata è un devastante miscuglio di buonismo e di impotenza. In un quadro nel quale si ha orrore delle decisioni quanto delle conseguenze dei propri atti, l’illusione drammatica, che diventa un crimine storico, è quella di risolvere il problema dell’immigrazione e quello dell’integrazione con un bollo sopra un documento. Siamo tutti cittadini, gli stranieri non esistono più, il mondo è uno solo, l’integrazione è cosa fatta: tutti italiani per legge. Questa è la modalità di soluzione dei problemi: negarli – pensiamo al messaggio mediatico e governativo secondo cui non vi è violenza o insicurezza, ma “percezione” della violenza e dell’insicurezza- o inserirli in un giudizioso disegno di legge che scaricherà la coscienza ma caricherà la società di problemi e drammi sempre nuovi. Se derubrichiamo il furto a semplice illecito amministrativo, non scompariranno certo i ladri, ma si smaltirà il lavoro dei tribunali e le statistiche si incaricheranno di dimostrare che la società è divenuta più onesta, ergo più civile. Il cielo è sempre più blu…

Anche il matrimonio omosessuale, spacciato come unione civile per non turbare troppo i parrocchiani, è una legge di civiltà. E’ davvero irritante, per il civilissimo uomo postmoderno, dover ammettere che la natura prevede per la riproduzione l’intervento di ambo i sessi, tanto più che i generi (sesso significa ormai attività sessuale!) non sono due, ma molti di più, sensazionale scoperta della nostra civiltà; ciascuno può scegliere per sé liberamente il genere che vuole assumere, anche più volte nella vita, come la marca delle scarpe e i gusti del gelato. Inoltre, per quale ridicolo motivo legato ad un buio passato ci vogliono un genitore maschio, detto anticamente padre, ed uno femmina, l’antiquata madre per l’educazione dei nuovi membri della società, una volta chiamati figli? Che siano due o anche più, tanto che lo Stato civile, riadattato attraverso altrettante leggi di civiltà, può parlare di genitore 1, 2, 3, a piacere e scelta individuale. Un supermercato dell’amore, della riproduzione e delle inclinazioni sessuali (chi siamo noi per giudicare l’attrazione?) da cui è proibito per legge dissentire.

E’ la civiltà, bellezza, e chi si oppone, oltre ad essere arretrato, ignorante ed incivile, è anche reazionario, populista e, ça va sans dire, fascista. Nessuno vuole essere dalla parte sbagliata della Storia, questa esigente signora che tutto sa e avanza imperiosa verso il regno del Bene, anzi del Meglio. Tuttavia, anche se tutti… noi no. Siamo ancora seduti dalla parte del torto, e proseguiamo con una breve meditazione sul concetto di civiltà.

Civile, da civis, è la persona che si riconosce membro di una comunità, ci sta dentro, prende posizione, decide entro un sistema di valori tendenzialmente stabile ma non cristallizzato. Sta diventando al contrario un’ossessione di massa la necessità compulsiva di negare le leggi di natura, fare a pezzi tutto quanto elaborato nel passato, costruire un universo totalmente altro, trasgredire per obbligo. Assurdità, ossimori, come il partito di potere in Messico, che si chiama Rivoluzionario Istituzionale.

Non è nuova, naturalmente, la tensione prometeica, palingenetica, ma è forse la prima volta che il fuoco viene attizzato e continuamente rilanciato da chi detiene il potere, ovvero da chi dovrebbe essere piuttosto interessato a conservare, mantenere l’ordine vigente, o, come il Conte Zio manzoniano, “troncare, sopire”. L’anomalia è tale che dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per i civilissimi adoratori del progresso, magari far sorgere qualche sospetto, alimentare il dubbio, destare allarme. No, l’oligarchia al comando ha lavorato benissimo, cancellando con un perfetto lavoro di deculturazione i sensori intellettuali, il pensiero critico, la capacità volitiva della maggioranza. Scambiata l’istruzione con la cultura e l’informazione con la conoscenza, il gioco è fatto.

Siamo tanto civili che consideriamo arte il Taglio di Lucio Fontana, i barattoli della Merda d’artista di Piero Manzoni, geniali creazioni l’espressionismo astratto alla Jackson Pollock – sostenuto dalla Cia in opposizione al realismo socialista – ignorando, o peggio, non sapendo più riconoscere per chiusura mentale Leonardo, Dante, Shakespeare, un violento, antisemita e maschilista, dicono all’Università di Cambridge! Anticaglie, simboli estetici di un passato segnato dalle preferenze dei “maschi defunti europei bianchi”, come recitano le litanie dei necrofori della nostra civiltà, quella vera. Questo tempo innalza rapper e musicisti drogati, ignora Bach e considera scienza la tecnologia.

Sono leggi di civiltà anche quelle che hanno fatto della scuola ciò che è, non solo in Italia. Un distributore a gettone di lauree e diplomi che non educa e neppure insegna, impartisce stancamente un sapere basso, disincarnato, strumentale, impermeabile al ragionamento critico, che sostanzialmente impedisce la circolazione delle élite, i cui rampolli studiano all’estero o negli istituti di eccellenza, spreca il capitale umano della nazione e abbandona i figli dei ceti meno abbienti al punto di partenza. Ciò che viene diffuso è l’acquiescenza alla nuova dogmatica del declino spacciato per crescita, della cancellazione di ogni traccia di decoro, decenza, educazione al bello. Tutte impronte dell’evo oscuro da cui ci ha liberato la trionfante civiltà, la Nuova Atlantide capovolta di Bacone che ha fatto dell’Occidente la sua decadente Bensalem.

La civiltà di cui allo Zenzero sono vassalli, anzi servi della gleba è la stessa di chi si guarda nell’acqua inquinata dello stagno come Narciso e si trova bellissimo, tanto da immortalare l’evento con un “selfie”. E quando non si piace più, si maltratta sino all’autodistruzione, come le modelle anoressiche, i dipendenti da droghe, sostanze e paradisi artificiali. Al pari del personaggio di Oscar Wilde, il ritratto di Dorian Gray resta eternamente bello e giovane, mentre il corpo mostrerà rapidamente i segni del decadimento fisico e della corruzione morale del protagonista. Nella società dello spettacolo, la realtà è la sua immagine, ma alla verità non si sfugge, come fa capire lo stesso Lord Wotton, il cattivo maestro di Dorian Gray: “Ora, ovunque andiate, voi incantate il mondo. Sarà sempre come oggi?”.

Diventiamo ogni giorno più simili alla debosciata nobiltà di Versailles del XVIII secolo: una continua vacanza esotica tra i giardini, feste, emozioni sempre più forti, vestiti eleganti e bizzarri, parrucche, belletto, trucco, profumo a coprire il cattivo odore della sporcizia materiale, spia di quella interiore. Oppure, somigliamo alle zucche vuote con i buchi di Halloween, la ricorrenza che ha sostituito senza colpo ferire Ognissanti senza neppure che i più ne conoscano origini e significati; esattamente come per tutto il resto, ci si lascia vivere in un lindo, civilissimo vuoto.

Una corruzione morale favorita anche dalla diffusione delle droghe. E’ ampiamente dimostrato che l’acido lisergico (LSD), beniamino della generazione del 68 fu sintetizzato, reso popolare e distribuito attraverso i canali dei servizi segreti americani. Lo ammise esplicitamente il suo stesso guru, Timothy Leary. Le responsabilità di costoro sono immense, nella destrutturazione di intere generazioni, nel degrado e nella morte di un numero incalcolabile di giovani europei ed occidentali. In nome della civiltà, l’uso di diverse droghe è stato depenalizzato, le conseguenze sulla salute – fisica, morale e psichica – banalizzate e minimizzate dai più vari ambienti, il cosiddetto proibizionismo è stato screditato o schernito. La cocaina è di uso comune tra i ceti dirigenti – renderebbe, dicono, più sicuri, attivi, performanti – le mille droghe chimiche sono pressoché generalizzate nel santuario per eccellenza dei più giovani, la discoteca, vietare non sarebbe in linea con l’orientamento libertario dominante e, manco a dirlo, con la civiltà.

Altra legge di civiltà è sicuramente quella che ha legalizzato l’aborto, ribattezzato interruzione volontaria di gravidanza, un eufemismo che farebbe sorridere se non si trattasse della vita. Non siamo tra i talebani dell’anti abortismo, sappiamo come in talune circostanze esso sia una triste necessità, ma non accetteremo mai che sopprimere una vita nel suo nascere sia un diritto soggettivo ed indisponibile della madre (genitore 1), senza diritti per il padre (genitore 2, o incerto, o eventuale), senza alcuna possibilità per la società di dire la propria. Poiché, in fin dei conti, la riproduzione sociale si basa sulla nascita dei nuovi membri.

Ormai rassegnati i cattolici, restiamo sempre stupiti del silenzio dei laici e degli atei. L’aborto espelle un grumo di cellule, un feto che è in potenza un essere umano e loro tacciono, negando a quel soggetto l’unica possibilità a disposizione, nascere alla vita materiale. Immaginiamo tuttavia che riconoscere come sovrano ed inviolabile il diritto soggettivo della madre sia un gesto di civiltà. E sì che in un tempo tanto istruito, informato, colto, sapiente e riflessivo non dovrebbe essere difficile evitare con mezzi diversi le gravidanze indesiderate. Ma astenersi da fornire qualsiasi criterio di giudizio, prospettare, non diciamo imporre o divulgare, valori o principi generali, norme di comportamento è considerato l’atto di suprema civiltà. A questo siamo.

Infine, leggi di civiltà devono essere pure quelle che costringono al precariato, alla sotto occupazione o all’emigrazione le generazioni presenti, e, se ci saranno, quelle future. E’ civilissimo costringere al lavoro sino ad età avanzata e fornire un’assistenza sociale e sanitaria in rapido declino. Attese di mesi per visite ed esami che rendono un inferno la vita quotidiana di milioni di persone, le più anziane, le più deboli, le più povere. Intanto, dovunque si diffonde l’ipocrita, bugiarda preoccupazione per gli “ultimi”, una categoria assai dubbia e flessibile. Ma ai penultimi, ovvero alla gran massa delle persone normali, quelle che non rubano, pagano il dovuto, fanno il biglietto sull’autobus della vita e pagano tutti i loro conti esistenziali a piè di lista e con gli interessi nessuno pensa. Devono essere loro, gli incivili evocati dal lenzuolo del circolo Arci. Viviamo nella più civile, perfetta ed organizzata delle società umane: chissà perché si avverte dovunque il senso della fine imminente, della caduta finale. Stiamo morendo di civiltà.

E’ come nella malattia fatale di Ettore Petrolini, il grande attore romano deceduto a soli 50 anni. Era ormai allo stremo e la famiglia chiamò a consulto i migliori medici dell’epoca. Petrolini, al termine della visita, chiese loro il responso. Pietosi, i familiari risposero che l’avevano trovato in buone condizioni. “Meno male, almeno muoio sano!” replicò lui con l’ultima fulminante battuta di una gloriosa carriera.

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