Fake News, la libertà di internet sarà solo un triste ricordo

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di Jonathan Cook 

Fake News, la libertà di internet sarà solo un triste ricordo

Fonte: oltre la linea

Qualcuno ha dubbi sul fatto che l’accesso a un internet relativamente libero e aperto stia rapidamente finendo in Occidente? In Cina e altri regimi autocratici, i leader hanno piegato internet alla propria volontà, censurando contenuti che minacciano il loro operato. Ma nell’Occidente “democratico”, le cose funzionano diversamente: lo stato non interferisce direttamente, ma delega il lavoro sporco alle corporations.

Il mese prossimo, internet potrebbe diventare il giocattolo di queste grosse aziende, determinate a usarlo per spremere profitti. Nel frattempo, gli strumenti che ci servono per sviluppare un pensiero critico, il dissenso e la mobilitazione sociale ci vengono tolti, e la “net neutrality” diventerà un triste ricordo.

A dicembre la US Federal Communications Commission (FCC) progetterà di cancellare le già blande leggi che permettono di mantenere una facciata di “neutralità”. Il suo direttore, Ajit Pai, e le industrie che gestiscono i providers di internet vogliono cancellare queste leggi, proprio come il settore bancario si è liberato di quei regolamenti che gli impedivano di trasformare il sistema economico in un gigantesco schema di Ponzi. Continua a leggere

Fake news, un’ottima ragione per avere torto

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di Alessandro Montanari

Fake news, un'ottima ragione per avere torto

Fonte: Interesse Nazionale

Diffido del potere, disobbedisco alle mode, non venero il pantheon che ha trasformato Scienza e Tecnica in neo-divinità e a quelli che vengono  elevati a campioni della “ragione” preferisco d’istinto le pecore nere del “torto”. Non si nasce così, lo si diventa. Per disillusione e legittima difesa.

Da qualche tempo, infatti, “torto” e “ragione” non sembrano più categorie relative, definite dall’esito, costantemente provvisorio, di una sfida tra argomentazioni logiche e morali, ma categorie assolute che un arbitro invisibile ha decretato una volta per tutte in base alla regola, paradossalmente democratica, della maggioranza. Pensateci. L’idea più popolare è l’idea giusta. Lo stile di vita più comune è lo stile di vita giusto. Il cantante che vende più dischi è il cantante migliore. Il personaggio che ottiene più click sul web è il modello al quale assomigliare. Altrimenti? Altrimenti si è sbagliati.

Tutto discende dall’alto in un infernale meccanismo di suggestione, imposizione e imitazione che avrebbe come unico argine la coscienza critica dell’individuo indocile al richiamo del gregge. Qualunque ragioni lo animino – dall’anticonformismo al credo religioso alla laica fede nella libertà – costui è il pericoloso Prometeo che nei secoli è stato combattuto da ogni regime e ogni ideologia. Ecco perché spaventa, ma non sorprende, l’ultima trovata del Leviatano globale che da qualche mese ha introdotto nella lingua della nuova Babele virtuale nella quale viviamo una locuzione di chiaro sapore orwelliano: fake news. Continua a leggere

Aprite gli occhi sulle fake news! Sono solo un pretesto per censurare

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di Marcello Foa

Aprite gli occhi sulle fake news! Sono solo un pretesto per censurare

Fonte: Marcello Foa

Non è un caso. E’ un metodo. Con un pretesto, le fake news, e uno scopo finale: mettere a tacere le voci davvero libere. Attenzione, non si tratta di una questione meramente italiana bensì di quella che definirei una “corale internazionale”. Il là lo hanno dato gli Stati Uniti, dove, dopo la vittoria di Trump, è partita una massiccia campagna ispirata dagli ambienti legati al partito democratico con l’entusiastico consenso di quello repubblicano, nella consapevolezza che la prima grande e inaspettata sconfitta dell’establishment che governa gli Usa da decenni non sarebbe avvenuta senza la spinta decisiva dell’informazione non mainstream. A seguire si sono mobilitati diversi Paesi europei, la Germania in primis, ma anche la Gran Bretagna del post Brexit e, ovviamente, l’Italia, del post referendum.

Sia chiaro: il problema delle fake news esiste; soprattutto quando a diffonderle sono società o singoli a fini di lucro. Gli esempi, anche recenti, abbondano. O quando vengono usate dagli haters, gli odiatori, ovviamente senza mai esporsi in prima persona. Ma le soluzioni vanno trovate nel rispetto della libertà d’opinione e nell’ambito del sistema giudiziario del singolo Paese. La diffusione sistematica di notizie false al solo fine di generare visualizzazioni è semplicemente una truffa e in quanto tale va trattata. Il problema degli haters è più complesso. Io da sempre sostengo che bisogna avere il coraggio di mettere la faccia e che l’anonimato assoluto per chi si esprime pubblicamente non sia salutare in una vera democrazia. Anche in questo ambito si possono trovare soluzioni intelligenti ad hoc. Continua a leggere

Il catechismo non muta neanche se gay è lo scout Agesci

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani 

Agesci è la sigla delle guide e degli scouts cattolici italiani. (conciliari, n.d.r.)

Ed i cattolici, si sa, considerano le relazioni omosessuali «come gravi depravazioni», «atti intrinsecamente disordinati», «contrari alla legge naturale», tali quindi da non poter essere «in nessun caso approvati»: piaccia o non piaccia, al di qua e al di là del Tevere, questo è il n. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica, mai riformato, né modificato. (ammorbidito ma non sostanzialmente mutato da quello della “Chiesa conciliare”, n.d.r.)

Né potrebbe esserlo. Non è pertanto compatibile col Catechismo, né con la Dottrina e la morale cattolica la cosiddetta “unione civile” celebrata lo scorso 3 giugno tra il capo-scuot dell’Agesci, Marco Di Just, ed il consigliere comunale del PD, Luca Bortolotto, improvvidamente “benedetta” da don Eugenio Biasol, assistente degli scout a Staranzano, arcidiocesi di Gorizia. Continua a leggere

Sede di SOS Leben devastata da un gruppo di femministe

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Segnalazione Corrispondenza Romana

I fatti. Attorno alle 2.30 del mattino dello scorso 16 novembre un gruppo di femministe, orbitanti nella galassia dell’autonomia e della sinistra radicale, hanno assaltato a Francoforte la sede di Aktion SOS Leben, organizzazione pro-life estremamente attiva in Germania. L’edificio è stato imbrattato a colpi di vernice rosa, nonché ricoperto di frasi blasfeme e di slogan intimidatori.

La sigla, che ha rivendicato l’attentato, ha anche pubblicato un farneticante comunicato, in cui da una parte accusa SOS Leben di minacciare le donne in stato di gravidanza, dall’altra preannuncia nuovi blitz e nuove aggressioni contro chiunque si opponga all’aborto. Le indagini sono in corso, la Polizia sta cercando di individuare nomi e responsabilità in merito all’accaduto, prima che abbiano a verificarsi nuovi episodi di violenza. Continua a leggere

Santorale del mese di Dicembre

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Risultati immagini per Santorale di dicembre

 

 

Segnalazione di Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

Ecco l’ultimo santoriale illustrato, quello del mese di dicembre. Che questi grandi e affascinanti santi, spesso così poco conosciuti (e dunque con pochi “clienti” … e che dunque coccolano molto bene!) vi siano grandi e delicati amici dal Cielo. Affidatevi a loro. Non invecchiano mai e sono così potenti lassù. Che la S.S. Vergine vi guidi e custodisca. Non disperate mai. 

CLICCA SU: it dic image text

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All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

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di Thierry Meyssan

All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

Fonte: Voltairenet

Nell’illustrazione in apertura: Adottando lo stesso atteggiamento del suo lontano predecessore, Adlai Stevenson, durante la crisi dei missili cubani, Nikki Haley ha denunciato l’incidente di Khan Shaykhun mostrando come prova fotografie raccapriccianti. “Prove” la cui autenticità il Meccanismo d’inchiesta congiunto Onu-OPAC [Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, ndt] si è tuttavia rifiutato di certificare. Si noti che il falco Jeffrey Feltman è seduto accanto all’ambasciatrice.

Indubbiamente poche cose sono cambiate dall’11 settembre 2001. Gli Stati Uniti continuano a manipolare l’opinione pubblica internazionale e gli organismi delle Nazioni Unite, sicuramente per ragioni diverse, mostrando però il medesimo disprezzo per la verità.

Nel 2001 i rappresentanti di Stati Uniti e Regno Unito, John Negroponte e Stewart Eldon, garantivano che i rispettivi Paesi avevano attaccato l’Afghanistan per legittima difesa, in seguito agli attentati di New York e Washinton [1].

Il segretario di Stato, Colin Powell, prometteva che avrebbe fatto avere al Consiglio di Sicurezza un dossier completo contenente le prove delle responsabilità afghane. Dopo sedici anni siamo ancora in attesa del documento. Continua a leggere

La scuola alleva dementi

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di Marcello Veneziani

La scuola alleva dementi

Fonte: Marcello Veneziani

Non c’è giorno che qualcuno non mi racconti – tramite e-mail, telefono, a voce – un assurdo episodio capitato a scuola a suo figlio, sua figlia, suo nipote.

Episodi diversi ma il filo conduttore potrebbe avere il seguente titolo: molestie mentali. Ovvero se non accetti di compilare nella tua testa il modulo prestampato di pensieri forzati, vieni escluso, umiliato, accusato.

Il tema è sempre dentro quell’ossessivo perimetro in cui si muovono mass media, istituzioni, operatori della scuola (ho difficoltà a chiamarli docenti, perché ho troppo rispetto della figura storica dell’insegnante): sul piano sociale la parola obbligata è accoglienza, sul piano storico la memoria unica è il nazi-fascismo, sul piano sessuale la chiave è tutto ciò che sconfina, contrasta, sfascia la famiglia, la nascita, la differenza dei sessi e dei ruoli in un intreccio di femminismo, sessolibero e omofilia.

Chi non si riconosce in questa nuova scuola dell’obbligo ideologico ha un menu fisso di attributi a disposizione: razzista, xenofobo, omofobo, sessista, femminicida, fascista. Non è uno che la pensa diversamente, ma uno che pensa scorrettamente, e dunque finisce diritto nella palestra correttiva; e se non accetta la rieducazione, la riabilitazione coatta, viene emarginato. Continua a leggere

Crimini d’odio o follia del Politically Correct? Un caso esemplare

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di Daniele Scalea

Crimini d'odio o follia del Politically Correct? Un caso esemplare

Fonte: Daniele Scalea

Lindsay Shepherd, studentessa ventiduenne alla Wilfrid Laurier University in Canada, è incaricata dal suo supervisore di tenere alcune lezioni di comunicazione.
Uno dei temi toccati è la recente legge di Justin Trudeau in base alla quale si potrebbe essere puniti se non si adopera, rivolgendosi o riferendosi a una persona, il pronome da essa preferito (quindi se un uomo vuole essere definito “lei”, una donna “lui” e un trans “essi”, tutti sono chiamati a farlo o rischiano di essere accusati di “crimini d’odio”).
La Shepherd, che non è ostile alla normativa, decide tuttavia di mostrare alla classe, come base di discussione, un dibattito televisivo cui ha partecipato anche Jordan Peterson – un professore universitario che è stato ascoltato pure in audizione al Senato. Peterson porta argomentazioni contrarie allo spirito della legge.
Qualche studente sdegnato dal fatto di essere stato esposto a idee contrarie alle proprie fa il delatore con le autorità accademiche.

Il supervisore e altri due professori convocano la Shepherd e, in un dialogo surreale, la accusano di transfobia. Alla sua difesa, che ha semplicemente cercato di presentare le due opinioni contrapposte, essi rispondono che proprio là è il problema: gli studenti devono conoscere una sola opinione, quella che il clero accademico di sinistra radicale reputa corretta.
La Shepherd sarebbe finita, se non fosse per una scaltra iniziativa: registra l’incontro e lo divulga. Il senso comune dell’opinione pubblica si solleva contro il furore ideologico dei professori engagé. Gli studenti manifestano solidarietà alla loro collega accusata di blasfemia postmoderna.
Le sorti si ribaltano e sul banco degli imputati finiscono gli accusatori. L’università è costretta a scusarsi, idem per i docenti coinvolti. Il supervisore, addirittura, ammette in pubblico che forse non è giusto insegnare da una prospettiva partigiana, ammettendo solo un’ideologia ed escludendo tutte le altre opinioni. Continua a leggere

L’inganno di Israele contro Assad: soldi e supporto a Isis e al Qaeda

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golanSegnalazione del Centro Studi Federici

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è irritato per la crescente presenza di iraniana in Siria. Perciò si riserva il diritto di “effettuare bombardamenti nel sud della Siria per costringere a osservare gli interessi israeliani”. La richiesta israeliana — comunicata la settimana scorsa dal ministro della Difesa Avigdor Lieberman — è la creazione di una zona cuscinetto di 50 km di larghezza, dove le truppe iraniane e i loro alleati non possano accedere. Ciò però confligge con l’accordo sottoscritto tra Stati Uniti, Russia e Giordania che prevede una zona cuscinetto di soli 30 km a ridosso dei confini. 
Detto così — come del resto è riportato dalla maggior parte dei media — il dissidio sembrerebbe solo di natura tecnica, quindi superabile, magari dietro reciproche concessioni. Ma così non è. La questione nasconde un comportamento assai ambiguo e contorto: da una parte Israele reclama la propria sicurezza, ma dall’altra mantiene a ridosso del confine del Golan forze irregolari ostili a Damasco. Le varie forze ivi presenti sono quelle appartenenti al Free Syrian Army (Fsa), ma soprattutto al gruppo Hay’at Tahrir al-Sham (Hts, affiliato ad al Qaeda e inserito nelle lista delle formazioni terroristiche) e infine al gruppo “Jaish Khalid Ibn Walid”, affiliato ad Isis. 

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